Liberty a Torino

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Il Liberty a Torino è riconducibile alla stagione artistica della Belle Époque compresa tra la fine dell'Ottocento e le prime due decadi del Novecento.
Essa ha interessato il capoluogo piemontese, coinvolgendo varie discipline artistiche tra cui le arti applicate e, prevalentemente, l'architettura: quest'ultima ha risentito, nelle sue maggiori opere, dell'influenza della scuola parigina, di quella belga e di incursioni eclettiche e neogotiche.
Il crescente successo di questa corrente stilistica ha valso al capoluogo piemontese il titolo di capitale italiana del Liberty,[1] tanto da far percepire ancora oggi cospicue testimonianze architettoniche di quest'epoca.

Indice

Cenni storici e contesto storico-artistico [modifica]

Le evoluzioni dell'avanguardia artistica di fine Ottocento coinvolgerà dapprima le arti applicate, assumendo denominazioni differenti a seconda delle aree geografiche: nell'area francofona prenderà il nome di Art Nouveau, in Germania Jugenstil, in Austria Sezessionstil, Modern Style in Gran Bretagna e Modernismo in Spagna. In Italia sarà inizialmente noto come Stile Floreale (o Arte Nuova) ma altresi come Liberty, dal nome dei magazzini londinesi di Arthur Lasenby Liberty, tra i primi ad esporre e diffondere oggetti e stampe di gusto esotico che ostentavano le forme tipiche di questo nuovo stile. Il Liberty, comunque, trovò nell'architettura il suo maggior successo, lasciando ai posteri una delle testimonianze più durature. Il suo grande aspetto innovativo non fu tanto nella contrapposizione al Neogotico e all'eclettismo ottocentesco, quanto in una maggiore considerazione delle arti applicate come suo punto di forza, poiché confidò, grazie anche al crescente sviluppo industriale, in una produzione su vasta scala di un'arte che nella sua emblematica bellezza fosse accessibile alla maggior parte del tessuto sociale dell'epoca. Tuttavia, quest'iniziale vocazione populistica del Liberty andò sempre più scemando, evolvendosi in un crescente trionfo di motivi floreali, nervature filiformi e ardite decorazioni metalliche di chiara ispirazione vegetale, divenendo presto privilegio delle più alte classi sociali.
In questo Torino, come le principali città europee, seppe accogliere le lusinghe di questo nuovo stile e farne vero e proprio status della nuova borghesia industriale locale e straniera, che nel capoluogo piemontese insediò numerosi stabilimenti.

Torino tra Ottocento e Novecento: da capitale del regno a capitale del Liberty [modifica]

Torino, pur vantando un panorama architettonico noto prevalentemente per la connotazione barocca dei numerosi palazzi nobiliari e delle sontuose residenze sabaude, nel ventennio a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, si lasciò piacevolmente travolgere da questa nuova corrente stilistica. Già a partire dagli anni settanta dell'Ottocento Torino, recentemente depredata del lustro di capitale, si impegnò a ritrovare presto un ruolo che la vide porsi al centro di un rinnovamento, che favorì anche una crescente sensibilità a recepire gli stimoli provenienti dalle maggiori capitali europee, divenendo fulcro di cultura internazionale e di avanguardia artistica. Un decisivo contributo venne anche dall'industria che, coinvolta in primo piano nel processo di rinnovamento del capoluogo piemontese, fu in grado di offrire un solido supporto a beneficio di quelle maestranze necessarie per la piena affermazione di questa nuova corrente stilistica in Italia e che valsero a Torino il titolo di capitale italiana del Liberty.
A seguito delle edizioni dell'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna, Torino vide il crescente proliferare di questo nuovo stile in ambito prevalentemente architettonico, con contributi dei maggiori autori dell'epoca come Raimondo D'Aronco e il torinese Pietro Fenoglio.

Le esposizioni universali e l'avvento del 1902 [modifica]

La locandina dell'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna del 1902 realizzata da Leonardo Bistolfi.

In questa compagine di vivace fermento culturale, Torino vide nascere dal 1887 la prima edizione dell'Esposizione Universale che portò, sull'onda del tardo Romanticismo, alla contestuale realizzazione del Borgo Medievale, dando seguito agli impulsi del contemporaneo stile Neogotico. Dapprima tali eventi raccolsero un tiepido entusiasmo, tuttavia, le edizioni successive ebbero un crescente successo e videro la graduale affermazione del Liberty, a cui contribuì anche lo slancio di riviste come Emporium e Arte Decorativa Moderna,[2] culminando nel traguardo più ambizioso del 1902: con l'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna.
Sull'onda del successo dell'evento, nello stesso anno Torino vide anche la fondazione della testata giornalistica L’arte decorativa moderna, su iniziativa del pittore torinese Enrico Reycend, avvalendosi dei più illustri colleghi come: Davide Calandra, Leonardo Bistolfi, Giorgio Ceragioli e lo scrittore Enrico Thovez.[3]

Torino visse dunque intensamente questa stagione tanto da divenire importante punto di riferimento, capace di accogliere contributi di personaggi di rilievo internazionale, come l'architetto friulano Raimondo D'Aronco che, reduce delle recenti realizzazioni ad Istanbul, per l'esposizione torinese del 1902 progettò il padiglione principale (la Rotonda d'Onore). A partire dal grande successo di quest'edizione Torino fu quindi destinata a divenire presto terreno fertile di riuscite sperimentazioni di numerosi architetti quali: Giovanni Battista Benazzo, Pietro Betta, Eugenio Bonelli, Carlo Ceppi, Michele Frapolli, Giovanni Gribodo, Gottardo Gussoni, Alfredo Premoli, Annibale Rigotti, Antonio Vandone di Cortemilia ma il personaggio più prolifico, nonché protagonista indiscusso del Liberty piemontese fu, indubbiamente, Pietro Fenoglio.

L'impronta di Fenoglio [modifica]

Il maggiore protagonista del Liberty torinese fu indubbiamente Pietro Fenoglio, che si dedicò per circa tredici anni alla realizzazione di oltre duecento progetti tra ville, palazzi ed edifici industriali, molti dei quali concentrati nell'area di corso Francia e vie adiacenti. L'opera di Fenoglio è caratterizzata dai colori pastello, dalle decorazioni che alternano soggetti floreali a elementi geometrici circolari e dal largo uso di cornici in litocemento, accostato all'eleganza decorativa, talvolta ardita, del ferro e del vetro, facendone materiali privilegiati.
Tra le sue opere più note si possono citare: il Villino Raby (1901),[4] la celebre Villa Scott (1902),[5] trionfo di logge, torrette, vetrate, bovindi e, soprattutto, la sua opera più nota e apprezzata: Casa Fenoglio-Lafleur (1902),[6] considerata il più significativo esempio di Liberty in Italia.[7][8]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casa Fenoglio-Lafleur, Villino Raby e Villa Scott.

Altri edifici degni di nota che riportano elementi decorativi derivanti dal successo di Casa Fenoglio-Lafleur sono Casa Florio, riconoscibile per il notevole bow-window affacciato sull'incrocio di via San Francesco d'Assisi e via Bertola e la non meno apprezzabile Casa Rossi-Galateri di via Passalacqua.
L'opera di Fenoglio risultò relativamente breve ma proficua e si possono citare ancora numerosi edifici ad uso abitativo: Casa Rossi Galateri (1903), Casa Rey (1904), Casa Boffa/Costa (1904), Casa Macciotta (1904), Casa Balbis (1905), Casa Ina[9] (1906), Casa Guelpa (1907). L'opera di Fenoglio fu anche apprezzata dal mondo dell'industria che trovava a Torino un luogo favorevole per attirare i nuovi insediamenti. Tra i più noti si possono citare: la Conceria Fiorio (1900), lo Stabilimento Boero (1905), le ex Fonderie Ballada (1906) e lo stabilimento automobilistico delle Officine Diatto (1907).

Infine, grazie all'acquisita esperienza in ambito di progettazione di stabilimenti industriali, non si può non ricordare che l'architetto Fenoglio si occupò del vasto progetto del Villaggio Leumann, il quartiere operaio nella vicina Collegno dove realizzò, oltre al Cotonificio Leumann, alle abitazioni e alla scuola, anche la chiesa di Santa Elisabetta: una delle pochissime al mondo realizzate in stile Liberty.[10]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villaggio Leumann.

Gli altri personaggi del Liberty torinese [modifica]

La vecchia capitale sabauda conserva intatte ancora oggi importanti testimonianze di quest'epoca e la presenza di architetture Liberty è ancora percepibile in alcune zone centrali del capoluogo come i quartieri del centro storico, la Crocetta, San Salvario, la collina ma con un'assoluta predominanza nell'area circostante il primo tratto di corso Francia, comprendente i quartieri Cit Turin e San Donato.
Sull'onda del successo del prolifico Fenoglio lo stile Liberty a Torino si diffuse rapidamente. L'influenza stilistica contagiò quindi numerosi altri architetti, alimentando una crescente e fruttuosa competizione, che rese grande la stagione del Liberty torinese.

La Casa Tasca, nel quartiere San Donato.
La sede del primo stabilimento Fiat in corso Dante Alighieri 100 (1904-1906).
Particolare ritraente i decori dell'insegna bronzea del Caffè Baratti & Milano.

Anche il mondo dell'industria, come già detto, non rimase indifferente alle sinuosità del Liberty. La stessa Fiat, nata a Torino proprio nel 1899, commissionò il suo primo stabilimento all'architetto Alfredo Premoli che, tra il 1904 e il 1906, in corso Dante Alighieri realizzò il complesso comprendente la Scuola Allievi e il primo stabilimento, dove l'acronimo della casa automobilistica torinese è vistosamente incorniciato da motivi floreali stilizzati sugli angoli delle cornici in litocemento poste sulla sommità. Sempre in questa zona sono da menzionare anche le vicine officine meccaniche di corso Raffaello, caratterizzate dalle ampie volute circolari che ben incorniciano i varchi d'accesso e poi Villa Javelli,[11] opera del già noto Raimondo D'Aronco. Altri gradevoli esempi di Liberty sono inoltre riscontrabili anche nelle vicine via P. Giuria, via Saluzzo e via Madama Cristina.

Degne di nota, in via Piffetti[12] due esempi databili 1908, opera di Giovanni Gribodo. Sempre nel quartiere San Donato, vi sono altri esemplari di edifici Liberty in via Durandi, via Cibrario e ancora in via Piffetti, al civico 35; mentre di Giovan Battista Benazzo sono Casa Tasca (1903), che ostenta decori floreali, motivi geometrici circolari e ricche decorazioni in ferro battuto per ringhiere e finestre.

Nel quartiere Crocetta si può invece ammirare la notevole Casa Maffei (1905), con ringhiere e ferri battuti di Alessandro Mazzucotelli, su progetto di Antonio Vandone di Cortemilia. Altri esempi da menzionare sono alcuni palazzi di Corso Galileo Ferraris e Corso Re Umberto caratteristici per i decori fitomorfi e l'ampio uso di vetri colorati e ferro battuto. Ma l'architetto Vandone di Cortemilia si dedicò anche a locali commerciali. Da citare doverosamente troviamo il Caffè Mulassano nella centralissima piazza Castello, le cui dimensioni ridotte non fanno tuttavia sfigurare le eleganti pareti di boiseries e specchi, il soffitto a cassettoni in legno e cuoio e le numerose decorazioni in bronzo. Altre opere di Vandone di Cortemilia sono presenti anche presso il Cimitero Monumentale, insieme ad altre opere di L. Bistolfi,[13] D. Calandra, G. Casanova, E. Rubino e A. Mazzucotelli. Significativa è anche la Galleria Subalpina, ispirata ai tipici passages parigini ma ancora reduce di un gusto eclettico, dove si affaccia l'elegante Caffè Baratti & Milano, ristrutturato nel 1909. Il suo ingresso dai portici di piazza Castello esibisce una ricca cornice in marmo impreziosita da bassorilievi bronzei e interni riccamente lavorati, con ampio utilizzo di tarsìe marmoree e stucchi.
A pochi passi dalla piazza non si può non citare Palazzo Bellia (1898), di Carlo Ceppi, forse l'emblema di una prima sperimentazione che, da un'impostazione ancora evidentemente eclettica, lascia trasparire primi stilemi Liberty e l'ampio uso dei bovindi, facendone uno degli edifici più caratteristici di via Pietro Micca.

Nel quartiere Cit Turin, all'angolo di via Vassalli Eandi con via Principi d'Acaja, vicino alla Casa Ina di Fenoglio, si può notare un degno esempio dell'architetto Annibale Rigotti: Casa Baravalle (1902). Riconoscibile per le pareti azzurre, è caratterizzata da decorazioni geometriche e da forme estremamente sobrie, quasi a voler anticipare il rigore che prevarrà nel successivo stile Déco.
Di Gottardo Gussoni sono invece i due palazzi di via Duchessa Jolanda, chiari esempi di tardo Liberty databili 1914, nonché gli edifici nella retrostante via Susa, che ripropongono la medesima impostazione: il cortile centrale e il basso fabbricato al fondo, sormontato da una torretta merlata. Il Liberty di Gussoni fu però sempre più caratterizzato da un eclettismo che poi sfocerà in un Neogotico vero e proprio, tanto da diventare uno degli architetti preferiti dal Cav. Carrera.

Neogotico e tardo Liberty [modifica]

Portone d'ingresso della Casa della Vittoria, in corso Francia.

Parallelamente al naturalismo esasperato del Liberty si sviluppò la corrente del Neogotico che fu stile prediletto per la realizzazione di edifici religiosi, avvalendosi del forte richiamo allegorico di ispirazione medievale. Tuttavia il suo eclettismo influenzò anche l'architettura civile e anche a Torino vi sono esempi di tale contaminazione.

Oltre al ben noto Borgo Medievale del Parco del Valentino, nel quartiere residenziale Cit Turin si possono notare degli ottimi esempi nelle opere commissionate dal Cav. Carrera: la Casa della Vittoria[14] (1918-20) di Gottardo Gussoni, insieme all'abitazione dello stesso Carrera,[15] ne sono l'esempio di maggior rilevanza. Sempre nel medesimo quartiere è degno di nota anche l'operato dell'architetto Giuseppe Gallo, a cui si deve il progetto della chiesa dedicata a Gesù Nazareno affacciata su piazza Martini.[16] Ulteriori esempi di edifici in stile Neogotico sono evidenziabili nel vicino quartiere San Donato con il gruppo di case di via Piffetti,[17] famose per i ferri battuti, le caratteristiche sfingi e le decorazioni a coda di pavone.

Altri isolati esempi di edifici in stile Neogotico sono altresi presenti nella zona di San Salvario (via Nizza) e nel quartiere Crocetta dove svetta la Casa Lattes (1911), imponente esempio presso l'incrocio di via Sacchi e corso Sommelier.

Art Déco [modifica]

Le Torri Rivella, (1929).

Anche per l'architettura, la rapida evoluzione del Liberty porterà ad una inevitabile mutazione nel corso del secondo e terzo decennio del Novecento, lasciando posto all'Art Déco, uno stile caratterizzato da un maggior rigore, una sorta di sintesi delle sinuose audacità esuberanti tipiche del Liberty.
A Torino sono presenti alcuni degni esempi anche di questo stile successivo, che esprime uno dei più significativi nelle realizzazioni dell'architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana, tra cui è doveroso citare le Torri Rivella, poste nell'omonimo slargo all'incrocio di corso Regina Margherita[18] e corso Regio Parco e l'Istituto Elettrotecnico "Galileo Ferraris", di corso Massimo D'Azeglio.[19] Altro degno esempio di Déco è riscontrabile in piazza Solferino,[20] dove è presente un palazzo dalle forme sobrie ma eleganti realizzato nel 1928 su progetto di Giuseppe Momo, come sede della Società Anonima Edile Torinese.[21]
Ulteriori esempi di architettura Déco sono individuabili a ridosso di piazza Bernini.

I maggiori edifici di interesse [modifica]

Zona Centro [modifica]

Palazzo Bellia, in via Pietro Micca.
La Casa Florio in via Monte di Pietà angolo via Milano di P. Fenoglio, (1907).
  • Palazzo Bellia (1898), via Pietro Micca 4-6 - C. Ceppi
  • Casa Reda (1902), via San Francesco d’Assisi 15 - G. Reycand
  • Casa Florio (1902), via San Francesco d'Assisi 17, angolo via Bertola - G. Velati Bellini
  • Palazzina Rossi-Galateri (1903), via Passalacqua 14 - P. Fenoglio
  • Palazzo della Zoppa (1906), via Viotti 4 - C. A. Ceresa
  • Casa Florio (1907), via Monte di Pietà 26 - P. Fenoglio
  • Casa Florio (1910), corso Matteotti 5 (e isolato formato da via San Quintino, via Arsenale e via M. Gioia)
  • Casa Giraudi (o Casa Besozzi) (1906), via Papacino 4, angolo via Revel - E. Bonelli
  • Casa Bonelli (1906), via Papacino 8 - E. Bonelli
  • Terrazza Solferino, via Bertolotti 7 - Vetreria Albano&Macario
  • Rimesse e uffici delle tramvie municipali (1899 e 1909), corso Regina Margherita 14.

Altri edifici:

  • Via G. Rossini 12, (1902)
  • Via G. Rossini 30

Zona Francia (Cit Turin e San Donato) [modifica]

Il Villino Raby.
Una palazzina Liberty nel quartiere San Donato.
Un dettaglio di un edificio di via Piffetti, nel quartiere San Donato.
  • Istituto Faà di Bruno (1891), via San Donato 31 - P. Fenoglio
  • Nuovo padiglione Ospedale "Maria Vittoria" (1897), via Vidua / via San Donato - P. Fenoglio
  • Casa Padrini (1898), via Cibrario 39, angolo via Palmieri - P. Fenoglio
  • Conceria Fiorio (1900), via Durandi, angolo via San Donato - P. Fenoglio
  • Casa Padrini (1900), via Cibrario 9 - P. Fenoglio
  • Villino Raby (1901), corso Francia 8 - P. Fenoglio / G. Gussoni
  • Casa Fenoglio-Lafleur (1902), via Principi d'Acaja 11, angolo corso Francia 12 - P. Fenoglio
  • Casa Pecco (1902), via Cibrario 12 e 14, angolo via Le Chiuse - P. Fenoglio
  • Casa Florio (1902), via Cibrario 15 - G. Velati Bellini
  • Casa Tasca (1903), via Beaumont 3 - G. B. Benazzo
  • Ex Birrificio Metzger[22] (1903), via San Donato 68, angolo via Bogetto - P. Fenoglio
  • Casa Maciotta (1904), corso Francia 32 - P. Fenoglio
  • Casa Balbis (1905), via Balbis 1 - P. Fenoglio
  • Casa Ina (1906), via Principi d'Acaja 20 - P. Fenoglio
  • Casa Girardi (1906), via Cibrario 54, angolo via Durandi - P. Fenoglio
  • Casa Zorzi (1905-1909), corso Francia 19 - A. Vandone di Cortemilia
  • Casa Masino (1906), via Piffetti 7 bis - P. Fenoglio / G. Gribodo
  • Casa Baravalle (1906), via Vassalli Eandi 18, angolo via Principi d'Acaja - A. Rigotti
  • Casa Florio (1908), via San Francesco d'Assisi, angolo via Monte di Pietà - P. Fenoglio
  • Casa Florio (1908), via Mercanti, angolo via Monte di Pietà - P. Fenoglio
  • Via Piffetti 10 (1908) - G. Gribodo
  • Via Piffetti 12 (1908) - G. Gribodo
  • Casa Rama (1909), via Cibrario, angolo via Peyron - P. Fenoglio
  • Casa Marchisio (1914), via Piffetti 42 - A. Tioli
  • Via Duchessa Jolanda 19/21 (1912) - A. Vandone di Cortemilia
  • Via Duchessa Jolanda 17 (1914) - G. Gussoni / A. Vivarelli
  • Casa della Vittoria (1918-1920), corso Francia 23 - G. Gussoni (stile Neogotico)
Società Editrice Internazionale, particolare della facciata della sede in corso Regina Margherita.

Altri edifici:

  • Via Beaumont 2, angolo via Cibrario
  • Via M. Schina 3, angolo via Talucchi[23]
  • Via Principi d'Acaja 12
  • Via Principi d'Acaja 44, angolo via Le Chiuse
  • Via Cibrario 22, angolo via G. Saccarelli
  • Via Cibrario 32
  • Via Cibrario 33 bis
  • Via Cibrario 34
  • Via Cibrario 36
  • Via G. Saccarelli 5
  • Via G. Saccarelli 13
  • Via A. Peyron 7
  • Via Piffetti 35
  • Via Le Chiuse 85
  • Via Bossi 6
  • Via Saffi 2
  • Via A. Vagnone 7
  • Piazza A. Peyron 22 e 24
  • Corso Ferrucci 2
  • Corso Ferrucci 23
  • Ex stabilimento Pastiglie Leone, corso Regina Margherita 242
  • Corso Regina Margherita 167
  • Corso Regina Margherita 171
  • Corso Regina Margherita 176
  • Corso Regina Margherita 179
  • Corso Regina Margherita 195
  • Corso Umbria 1

Zona Crocetta [modifica]

  • Palazzo Ceriana Mayneri (1884), corso Stati Uniti 27 - C. Ceppi[24]
  • Casa Besozzi (1896), via Papacino, angolo via Revel - P. Fenoglio
  • Casa Buzzani (1897), via Pastrengo 26 - P. Fenoglio
  • Istitito Magistrale "V. Monti" (1900), corso Galileo Ferraris 11 - C. Dolza / G. Scanagatta
  • Casa Boffa-Costa (1901), via Sacchi 28, angolo via Legnano - P. Fenoglio
  • Casa Guelpa (1903), via Colli 2 - P. Fenoglio
  • Casa Debernardi (1903), via Colli 12, angolo via Vela - P. Fenoglio
  • Casa Boffa-Costa (1903), via Papacino 6, angolo via Revel - P. Fenoglio
  • Casa Bellia (1904), via Papacino 2, angolo corso Matteotti - P. Fenoglio
  • Casa Debernardi (1904), via Magenta 55, angolo via Morosini - P. Fenoglio
  • Casa Perino (1904), via San Secondo 70 - P. Fenoglio
  • Casa Boffa-Costa (1905), via De Sonnaz 16, angolo via Papacino - P. Fenoglio
  • Casa Gamna (1905), corso G. Ferraris 78 - M. A. Frapolli
  • Casa Rey (1906), corso G. Ferraris, 16/18 - P. Fenoglio
  • Casa Giraudi (1906), via Papacino 8 - E. Bonelli
  • Case popolari di via Marco Polo (1907) - P. Fenoglio
  • Casa Maffei (1909), corso Montevecchio 50 - A. Vandone di Cortemilia
  • Casa a Crescent (1911), corso Re Umberto, 65/67 - G. Vivarelli
  • Casa Lattes (1911), corso Sommelier, angolo via Sacchi - G. Gallo (stile Neogotico)
  • Casa Avezzano (1912), via Vico 2, angolo via Massena - P. Betta
  • Casa Bologna (1913), via Massena 81, angolo via Filangieri - L. Peracchio
  • Via F. Cassini 21, (1900) - V. E. Ballatore di Rosana
  • Via Sacchi 40 e 42, (1904) - P. Fenoglio
  • Corso Galileo Ferraris 22, (1904) - G. Gatti
  • Corso De Gasperi 40, (1908-1911) - G. Hendel
  • Via Pastrengo 6 - P. Fenoglio

Altri edifici:

  • Via Morosini 14, angolo via Vela, (1900)
  • Via F. Cassini 65, (1900)
  • Via A. Vespucci 39, (1901)
  • Via C. Colombo 3, (1901)
  • Corso Galileo Ferraris 86, (1905)
  • Corso Castelfidardo 11
  • Corso Castelfidardo 13
  • Corso Castelfidardo 17
  • Via San Secondo, 11

Zona Parco del Valentino (San Salvario) [modifica]

La Palazzina Menzio, ora Hotel Eden.
  • Casa Bioletti (1899), via Valperga Caluso, angolo via Belfiore - P. Fenoglio
  • Casa Marangoni (1901), via Tiziano 17, angolo via Nizza - D. Donghi / L. Parocchia
  • Villino Kind (1904), via V. Monti 48 - M. A. Frapolli
  • Villa Javelli (1904), via F. Petrarca 44 - R. D'Aronco
  • Casa Audino-Rinaldi (1905), via Madama Cristina 78, angolo via G. Donizetti - P. Fenoglio
  • Ex stabilimento Fiat (1904-1906), corso Dante Alighieri 100, angolo via Marocchetti e via Chiabrera - A. Premoli
  • Sede Ex-Allievi Fiat (1906), corso Dante Alighieri 102, angolo via Chiabrera - A. Premoli
  • Palazzina Menzio (ora Hotel Eden) (1900), via G. Donizetti 22 - A. Premoli
  • Casa Sigismondi (1912), via Madama Cristina 5 - G. Momo

Altri edifici:

  • Bagni Pubblici, via O. Morgari 10, (1900)
  • Officine di corso Raffaello 18, (1907)
  • Via Valperga Caluso 9, (1910)
  • Via Nizza 43, (1910) - G. Gallo (stile Neogotico)
  • Via Valperga Caluso 4 e 6
  • Via G. Bidone 5
  • Via Belfiore 66
  • Via Belfiore 67
  • Via P. Giuria 25
  • Via P. Giuria 38
  • Via P. Giuria 40, angolo via V. Monti
  • Via G. Donizetti 26[25]
  • Via Saluzzo 83, angolo via G. Donizetti
  • Via Saluzzo 85
  • Via Saluzzo 87, angolo via G. Donizetti
  • Via Saluzzo 115
  • Via Madama Cristina 65, angolo via Valperga Caluso
  • Via Madama Cristina 74
  • Via Madama Cristina 119
  • Via U. Foscolo 7

Zona San Paolo [modifica]

  • Scuola "Santorre di Santarosa" (1901) - C. Dolza
  • Ex stabilimento Società Anonima Diatto - A. Clément (1905), via Moretta 55 - P. Fenoglio
  • Ex stabilimento Lancia (1919), corso Racconigi, angolo corso Peschiera - M. A. Frapolli

Zona Santa Rita [modifica]

  • Corso Orbassano 108, angolo via Caprera

Zona Aurora [modifica]

  • Ex sferisterio Giuoco Bocce (1906), via Cigna, angolo via del Fortino - De Vecchi
  • Ex stabilimento Fonderie Ballada (1906), via Foggia 21 - P. Fenoglio

Altri edifici:

  • Corso Emilia angolo via A. Cecchi (1865)

Zona Nord (Barriera di Milano) [modifica]

  • Casa Colongo (1904), via Catania 35 - A. Vandone di Cortemilia
  • Ex Conceria Boero (1905), via del Ridotto 5 - P. Fenoglio
  • Ex Lanificio Colongo (1908), via Cagliari 42 - G. Momo (Attuale sede della Film Commission Torino Piemonte)

Zona collinare (Borgo Po) [modifica]

  • Villino Giuliano (1901), via Gatti 17 - G. Gribodo
  • Villa Scott (1902), corso G. Lanza, 57 - P. Fenoglio
  • Villino Foa-Levi (1904), via Bezzecca 11 - G. Velati Bellini
  • Casa Pasquetti (1905), via Bezzecca 12 - Q. Grupallo

Altri edifici:

  • Via Asti 41, (1900) - G. Gribodo
  • Via Asti 36, (1905) - E. Mollino
  • Via Mancini 22, (1909) - P. Betta

Immagini [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Tratto a da: Rossana Bossaglia, Il Liberty in Italia, Charta, 1997.
  2. ^ Stampata proprio nel capoluogo piemontese.
  3. ^ AA.VV. La Nuova enciclopedia dell'arte, Garzanti, 1997
  4. ^ Sito in corso Francia 8. Realizzata in collaborazione con l'architetto Gottardo Gussoni.
  5. ^ Sita in zona collinare, è stata scelta dal regista Dario Argento come set per il celebre film Profondo Rosso.
  6. ^ È stata realizzata come dimora stessa dell'ingegner Fenoglio e della sua famiglia. Successivamente venduta ad un agiato francese di nome Lafleur.
  7. ^ Mila Leva Pistoi, 1969, op. cit., pp. 176-180
  8. ^ Riccardo Nelva, Bruno Signorelli, 1979, op. cit., pp. 19-26
  9. ^ Realizzata per la compagnia assicurativa Ina Assitalia.
  10. ^ Il Liberty non era considerato uno stile consono alla realizzazione di architettura sacra poiché ostentava forme troppo frivole, talvolta sensuali e spesso evocative di uno stereotipo di femminilità considerato decadente e lascivo.
  11. ^ Fu l'abitazione torinese che D'Aronco fece costruire per sua moglie.
  12. ^ Al civico 10 e 12.
  13. ^ Tra i suoi committenti particolare importanza ebbe la famiglia reale, ed alcune delle sue opere furono acquistate da Umberto I e da Vittorio Emanuele III.
  14. ^ Popolarmente nota anche come casa dei draghi.
  15. ^ Sita in via Giacinto Collegno 44.
  16. ^ Comunemente nota come piazza Benefica.
  17. ^ Al civico 3 e al 5.
  18. ^ Civico 100.
  19. ^ Civico 42.
  20. ^ Al civico 1.
  21. ^ "L'Architettura Italiana", 1931, n. 9; L. RE, in AA.VV., Torino città viva, Torino, 1980, p. 320. Tavola: 41.
  22. ^ Recentemente restaurato, ha cessato la sua pluriennale attività nel 1975. Ora è sede di un supermercato.
  23. ^ La sobrietà esterna del grande edificio nasconde tuttavia uno dei più suggestivi esempi di scala ellittica, visionabile solo all'interno.
  24. ^ Il Palazzo Ceriana Mayneri di corso Stati Uniti 27 è sede del celebre Circolo della Stampa e non è da confondere con l'omonimo palazzo, sempre opera del Ceppi, ubicato in piazza Solferino.
  25. ^ Di particolare gusto la tettoia pensile in vetro e ferro battuto. Per quanto riguarda l'edificio, possiamo definirlo in stile prevalentemente eclettico, tuttavia sono di notevole evidenza i massicci decori floreali del bow-window e le formelle della facciata.


Bibliografia [modifica]

  • AA. VV., La Nuova enciclopedia dell'arte, Milano, Garzanti, 1997. (ISBN non disponibile)
  • AA. VV., Torino, 1902: le Arti Decorative Internazionali nel Nuovo Secolo, Milano, Fabbri Editori, 1994. (ISBN non disponibile)
  • Gabriele Fahr-Becker, Art Nouveau, Milano, Könemann, 1999. (ISBN non disponibile)
  • Charlotte e Peter Fiell, Design del XX secolo, Köln, Taschen, 2000. (ISBN non disponibile)
  • Mila Leva Pistoi, Mezzo secolo di architettura 1865-1915. Dalle suggestioni post-risorgimentali ai fermenti del nuovo secolo, Torino, Tipografia torinese, 1969. (ISBN non disponibile)
  • Riccardo Nelva, Bruno Signorelli, Le opere di Pietro Fenoglio nel clima dell’Art Nouveau internazionale, Bari, Dedalo, 1979. (ISBN non disponibile)
  • AA.VV., Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Torino, Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, 1984. (ISBN non disponibile)
  • Rossana Bossaglia, Il Liberty in Italia, Charta, 1997. ISBN 8881581469

Voci correlate [modifica]