Profondo rosso (film 1975)

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Profondo rosso
Profondo rosso.jpg
Una foto di scena
Titolo originale Profondo rosso
Paese Italia
Anno 1975
Durata 127 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere Giallo, Thriller, Horror
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dario Argento, Bernardino Zapponi
Produttore Salvatore Argento, Angelo Jacono
Produttore esecutivo Claudio Argento
Casa di produzione Rizzoli Film, Seda Spettacoli
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Franco Fraticelli
Effetti speciali Germano Natali, Carlo Rambaldi
Musiche Giorgio Gaslini (eseguite dai Goblin)
Scenografia Giuseppe Bassan
Costumi Elena Mannini
Trucco Giuliano Laurenti, Giovanni Morosi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Tu credi di dire la verità, e invece dici soltanto la tua versione della verità. A me accade spesso... »
(Carlo a Mark)

Profondo rosso è un film del 1975 diretto da Dario Argento.

Le riprese si sono svolte dal 9 settembre 1974 al 19 dicembre dello stesso anno.[1]

Il film è uscito in Italia il 7 marzo 1975.[2]

Indice

[modifica] Introduzione

Si tratta, secondo molti critici cinematografici e molti appassionati, di uno dei migliori film di Argento. L'opera segna, all'interno del percorso artistico del regista, il passaggio fondamentale fra la fase thriller, alla quale appartengono L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio (il film doveva infatti intitolarsi La tigre dai denti a sciabola per continuare la saga animalier), e quella horror cominciata con Suspiria.
Fin dalla sua uscita nelle sale, la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico e, col passare degli anni, divenne un film di culto, grazie anche ai terrificanti effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e alla musica, composta dal pianista jazz Giorgio Gaslini con l'ausilio del gruppo rock progressive dei Goblin. Il film fu girato tra Torino, Perugia e Roma, ma nella finzione le vicende sono ambientate a Roma.

[modifica] Trama

Durante la sigla iniziale del film si assiste a una breve, macabra scena: l'ombra di due persone, una delle quali sta pugnalando l'altra, si proietta sul muro di un salotto addobbato per le festività natalizie; il grido di una donna sovrasta la musica festosa, poi, in primo piano, il pugnale insanguinato viene scaraventato a terra, e ad esso si accostano le gambe di un bambino.

La storia ha inizio in un teatro di Roma, dove si svolge un congresso di parapsicologia presieduto da una sensitiva tedesca, Helga Ulmann. Dopo aver dato dimostrazione delle sue facoltà medianiche rivelando il nome di un signore seduto in platea, senza averlo mai conosciuto prima, la medium lancia un urlo. Una volta calmatasi, la Ulmann dichiara di aver avuto la sensazione che una lama invisibile attraversasse il suo corpo, ma tranquillizza subito i suoi assistenti e decide di continuare con il congresso. Dopo pochi secondi, quella terribile sensazione la raggiunge nuovamente, ma questa volta in maniera estremamente violenta e molto più chiara. La Ulmann afferma di essere entrata in contatto - senza volerlo - con una mente perversa, probabilmente è un individuo seduto tra il pubblico. Aggiunge che questa persona ha già ucciso una volta e che ucciderà ancora. Infine parla di una villa e di una strana nenia infantile, contemporaneamente dal pubblico una persona si alza per andare in bagno. Quando il congresso è finito ed il teatro si è svuotato, la medium rivela al suo collega, lo psichiatra Giordani, che ora sa anche l'identità dell'assassino; i due però non si accorgono che il killer è ancora nel teatro e li sta osservando. Infatti il terribile pensiero malvagio raggiunge di nuovo Helga, che però crede che sia solo rimasto stagnante nella sala.

Tornata a casa, mentre parla al telefono, la sensitiva comincia a sentire una strana musica, molto simile ad una canzoncina per bambini. Poco dopo sente il suono del campanello della porta e, mentre sta per andare ad aprire, la terribile sensazione avuta in teatro si ripresenta. La porta viene sfondata e una mano che impugna una mannaia da macellaio sferra violenti colpi sul corpo della sensitiva, che cade al suolo. Helga si rialza e cerca di fuggire, raggiunge una finestra per gridare aiuto, ma prima che possa aprirla l'assassino la colpisce facendola sbattere contro il vetro che, rompendosi, le taglia la gola a morte.

In quel momento il pianista inglese Marc Daly, che si trova a Roma per insegnare jazz al conservatorio, sta rincasando dal locale dove ha appena suonato. Il suo appartamento è nello stesso stabile in cui si è svolto l'assassinio. Con lui c'è Carlo, pianista anch'egli e suo amico con il problema dell'alcolismo: infatti in quel momento Carlo è completamente ubriaco; Marc cerca di convincerlo a smettere di bere così tanto dicendogli che gli alcolisti hanno tutti vita breve ma l'amico gli risponde sprezzante che non ha alcuna intenzione di vivere a lungo. I due si salutano, Marc cammina verso casa quando assiste involontariamente dalla strada all'epilogo del delitto. Sale subito nell'abitazione della medium e dalla finestra vede allontanarsi furtivamente una figura con un impermeabile nero. Poco dopo viene raggiunto dalla polizia, guidata dall'irruente commissario Calcabrini. Appare sulla scena anche una giovane giornalista, Gianna Brezzi. Gianna, intrigata dal possibile scoop e attratta da Marc, decide di non lasciarlo più solo nelle indagini. Marc viene tormentato dal ricordo di uno strano quadro all'interno dell'appartamento della vittima, apparentemente rimosso o spostato, ed è convinto che questa sua sensazione abbia un'importanza cruciale per la risoluzione del delitto di Helga.

In giornata, Marc si reca anche a casa di Carlo, per sincerarsi sulle sue condizioni dopo l'ubriacatura della sera precedente. Conosce la madre, Marta, ex attrice a riposo un po' svampita, la quale lo informa che Carlo è a casa di un suo amico, un certo Massimo Ricci, e gli dà l'indirizzo. Giunto sul posto, Marc scopre che l'amico di Carlo è un omosessuale e che Carlo è dunque gay e gli piace stare in sua compagnia; l'omosessualità di Carlo non importa a Marc che però lo mette di nuovo in guardia sui rischi dell'abuso di alcol ma Carlo di nuovo non da retta all'amico. La sera dello stesso giorno, Marc sta suonando il pianoforte nel suo appartamento quando avverte, sentendo dei rumori, che l'assassino è entrato in casa. La stessa nenia infantile che la medium ha ascoltato prima di morire viene riproposta a Marc. L'uomo chiede aiuto a Gianna tramite telefono e chiude la porta a chiave. Quando l'intruso se ne va, non prima di aver minacciato di ucciderlo, il pianista si affaccia alla finestra e vede la stessa figura con l'impermeabile scuro che aveva notato la notte dell'omicidio di Helga.

Il giorno seguente lo psichiatra Giordani e il parapsicologo Manni, che erano stati presenti alla conferenza, dichiarano che la nenia infantile, che secondo loro serve al killer per ricreare il climax di una certa situazione in cui aveva già ucciso, è contenuta in un vecchio libro chiamato Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna. Dopo un'accurata ricerca, Marc riesce a rintracciare il volume in una biblioteca. Il libro contiene la fotografia di una villa, chiamata "Villa del bambino urlante". L'unico elemento interessante è la presenza nel giardino di una grande pianta, una "dracaena indivisa", molto rara per la zona di Roma. Marc si pone l'obiettivo di localizzare la villa. Come prima mossa, decide di rintracciare l'autrice dell'opera, Amanda Righetti. Ma lo stesso pomeriggio, Amanda Righetti viene assassinata dal killer. Prima di ucciderla, l'assassino le ha fatto ascoltare la nenia, poi l'ha affogata nell'acqua bollente della vasca da bagno. In punto di morte Amanda ha scritto sulla parete, piena di vapore acqueo, il nome dell'assassino. Però, con il freddo della finestra aperta, il vapore lo asciuga. Il cadavere viene scoperto la sera stessa da Marc, che nota la strana posizione della donna con il dito rivolto verso il muro.

Il giorno seguente, Marc fa presente a Giordani della morte di Amanda. Giordani si dirige personalmente a casa di Amanda e capisce il perché della strana posizione della donna. Aprendo l'acqua calda, infatti, legge il nome dell'assassino sulle maioliche del bagno di casa nel punto in cui era stato ritrovato il corpo della scrittrice. Intanto Marc sta girando per Roma con una foto della misteriosa villa. Puntando sul fatto che la pianta raffigurata sulla foto non è tipica del clima di Roma, mostra la foto a diversi vivaisti; finalmente uno di questi riconosce la pianta, da lui venduta anni prima, e gli fornisce l'indirizzo della villa. Trovata la villa, scopre che è disabitata da molti anni, ma custodita; rintraccia dunque il custode, Rodi, che ha una figlia in età scolare, Olga, si fa prestare le chiavi e accompagnato da Olga si dirige alla villa. Quando entra, scopre subito qualcosa d'interessante: sotto l'intonaco di una parete c'è un affresco raccapricciante che raffigura un bambino con un lungo coltello in mano e un uomo gigantesco con il petto inondato di sangue con un albero di Natale sullo sfondo. Tale disegno insospettisce il pianista che sente di aver quasi risolto il mistero.

La sera, Giordani tenta di chiamare Marc, il quale, però, è fuori. Lo psichiatra vuole svelargli l'identità del killer, ma mentre sta prendendo un tè entra in camera un pupazzo meccanico. Giordani lo fracassa con un coltello, ma l'assassino da dietro la tenda lo colpisce alla testa, poi lo prende e gli sbatte ripetutamente il viso sugli spigoli del tavolo e dei mobili per poi finirlo infilzandogli un coltello nel collo.

Tornato a casa, Daly decide però di abbandonare le sue ricerche e di lasciare Roma: chiede pertanto a Gianna se vuole partire con lui per la Spagna. La giornalista accetta entusiasta e i due si danno appuntamento per la sera stessa. Ma Marc, rivedendo la foto della villa, si accorge di un particolare: la villa che ha appena visitato ha quattro finestre, mentre nella foto ce ne sono cinque: dunque una finestra è stata murata. Cerca di contattare Carlo al telefono, ma a rispondergli è solo la sua vecchia e svampita madre. Scrive allora un biglietto a Gianna per dirle che sta ritornando nella villa. Vi arriva che è notte fonda, con una piccozza si accerta che effettivamente esiste una finestra murata e scopre che questa nasconde una stanza a sua volta murata; dall'interno della villa abbatte il muro divisorio ed entra nella stanza segreta. È una camera da pranzo, in un angolo c'è un albero di Natale. Lo spettatore riconosce il locale teatro della scena proposta durante la sigla iniziale del film. Poi, con sua grande sorpresa, trova un corpo mummificato. Subito dopo riceve un colpo sulla testa e sviene.

Quando si sveglia vede il volto di Gianna: la giornalista ha letto il biglietto, lo ha raggiunto e lo ha trascinato fuori dalla villa, a cui qualcuno ha appiccato il fuoco, distruggendo il cadavere. Poco dopo Marc e Gianna raggiungono la casa del custode e il musicista ha un sussulto quando - nella cameretta della bambina - scopre un disegno che è uguale a quello che ha trovato dentro la villa, scavando sotto l'intonaco. Marc interroga la bimba, la quale confessa di aver copiato il disegno a scuola: l'ha trovato nella cartella dei disegni dell'anno scolastico 1950, mentre era stata messa in punizione in archivio. Marc e Gianna si recano subito nella scuola di Olga e si mettono a cercare insieme il disegno. Gianna sente un rumore e si allontana per controllare da dove provenga. Insospettita, prende il telefono per chiamare la polizia ma viene aggredita dall'assassino che le conficca un coltello nella milza. Il killer, dunque, è già dentro la scuola. Nello stesso momento, Marc legge il nome dietro al disegno e capisce l'identità dell'assassino. Marc dichiara al killer, ancora nascosto, di aver riconosciuto la sua identità. Alle sue spalle appare l'amico e collega Carlo che gli punta contro la pistola. Ma prima che prema il grilletto, Carlo viene messo in fuga dalla polizia, guidata dal commissario Calcabrini. Non fa però molta strada, poiché viene prima investito e poi trascinato da un camion. Riesce a liberarsi ma, ferito ad una gamba, rimane sulla sede stradale. Una macchina lo investe e gli sfonda il cranio.

La stessa notte Gianna viene portata all'ospedale e riesce a salvarsi. Nel frattempo, Marc torna verso il suo appartamento e ripercorre gli eventi che gli sono accaduti. Resosi conto che Carlo non può essere il killer della Ulmann, perché si trovava con lui nella piazza mentre veniva compiuto il primo delitto, decide di ritornare nell'appartamento della medium per controllare una volta per tutte i quadri, convinto che essi nascondano la soluzione. Si avvicina a quello che lo aveva colpito, in una diramazione del corridoio principale, ma scopre che è uno specchio e che riflette il quadro appeso sulla parete opposta, costituito da una composizione di volti grotteschi: tra questi con un flash-back Marc realizza che il volto che vide quando entrò per la prima volta nella casa non era quello del quadro riflesso ma bensì dell'assassino, ovvero la madre di Carlo, Marta.

Capito l'accaduto Marc sta per uscire, ma voltandosi si trova davanti a Marta in persona, che scopre il suo volto togliendosi un ampio cappello. Lei accoltellò il marito, che voleva ricoverarla in clinica perché malata di mente, la sera di Natale di tanti anni prima nella villa, sotto gli occhi atterriti del piccolo Carlo che da allora rimase traumatizzato (era probabilmente questa la causa della sua depressione e del suo alcolismo). La scena era rimasta impressa nella memoria del figlio: infatti l'aveva dipinta durante l'ora di disegno a scuola e nella parete della sua casa. La villa era stata la prima abitazione di Carlo e il corpo in decomposizione era quello di suo padre. Da adulto, Carlo aveva sempre cercato di proteggere il crimine della madre eliminando ogni traccia dell'assassinio. Nonostante ciò la madre di Carlo ha continuato ad uccidere tutti quelli che avevano scoperto la verità (Helga, Amanda e Giordani). Durante il combattimento, Marc dà un calcio a Marta che finisce incastrata nelle inferriate dell'ascensore, per colpa di un ciondolo di metallo con grossi elementi che aveva al collo. Marc preme il pulsante che rimanda l'ascensore al piano terra: la donna viene così orrendamente decapitata.

[modifica] Realizzazione

Profondo Rosso nasce, come altri film di Argento, durante le battute finali della realizzazione della sua opera precedente, l'atipico Le cinque giornate. L'idea di base, la medium che, durante una seduta, percepisce i pensieri di un assassino, risale addirittura ad una prima stesura di Quattro mosche di velluto grigio. Argento lavora febbrilmente sulla sceneggiatura ma, insoddisfatto del risultato, si fa aiutare da Bernardino Zapponi, tanto che alla fine ne risulta una sceneggiatura a quattro mani. Zapponi, intervistato, si attribuisce l'idea di aver voluto rendere molto "fisico" l'orrore del film e di legarlo ad un contesto "realistico" e comune, mentre attribuisce ad Argento il lato "fantastico" della vicenda (la medium, i fantasmi della villa).[3]

Il film, inoltre, risente della particolare situazione affettiva di Argento, che si era appena separato da Marilù Tolo, con cui aveva convissuto per un anno dopo il divorzio dalla prima moglie Marisa Casale. Argento ricorda quel periodo come ricco di febbrile creatività. Inoltre, è sul set del film che la sua relazione con Daria Nicolodi si consolida. La Nicolodi stessa riconosce che nel personaggio di Gianna Brezzi, la giornalista da lei interpretata nel film, c'è molto del suo vero carattere e molto del giovane Dario Argento quando faceva il giornalista.[3]
In una scena del film, quando Daria Nicolodi entra in casa di David Hemmings, trova la foto di una donna su un mobile. Chiede chi è e lui le risponde che è una di cui si ricorda a malapena, e allora lei butta la foto nel cestino. La donna rappresentata nella foto è Marilù Tolo.

La scelta di Clara Calamai per interpretare la folle assassina non è casuale: Argento voleva infatti un'attrice anziana, un tempo famosa ma adesso dimenticata, in parte per la lunga assenza dallo schermo, in parte perché passata di moda. Quando David Hemmings si reca per la prima volta in casa della donna, le fotografie che la Calamai gli mostra sono proprio le sue, che la ritraggono sui set dei suoi vecchi film.[4]

La famosa colonna sonora del film, eseguita dal gruppo progressive rock Goblin su spartiti di Giorgio Gaslini, fu scelta da Argento come ripiego. Il regista, infatti, avrebbe voluto addirittura i Pink Floyd per comporla. Il gruppo declinò gentilmente l'invito, perché troppo impegnato nella composizione del loro nuovo album Wish You Were Here, quindi la produzione si rivolse a Gaslini, che aveva già lavorato con Argento ne "Le Cinque Giornate". Tuttavia, Argento sentiva che la musica di Gaslini non andava bene per il film e che occorreva qualcosa di più moderno. Intrigato dal demo Cherry Five, il regista contattò i Goblin ed il gruppo aderì volentieri al progetto. Secondo Argento, il 90% della colonna sonora definitiva è da attribuirsi ai Goblin e solo il resto a Gaslini.[3]

[modifica] Luoghi dove è stato girato il film

Il film si svolge interamente a Roma e dintorni ma è stato girato prevalentemente a Torino, ma anche a Roma e Perugia.

  • La scena iniziale del film, con le prove del gruppo jazz di Marc, è stata girata all’interno del Mausoleo di Santa Costanza a Roma.
  • La scena del congresso di parapsicologia è stata girata all'interno del famoso Teatro Carignano di Torino, in Piazza Carignano 6[5]., attualmente riaperto dopo un accurato restauro.
  • La fontana dove ha luogo il colloquio tra Carlo ubriaco e Marc, è la Fontana del Po, in Piazza C.L.N. a Torino[6].
  • Il palazzo dove viene uccisa la sensitiva Helga e dove vive anche Marc è sito a Torino in Piazza C.L.N., di fronte al civico 222 ma le riprese interne sono state fatte nei teatri di posa De Paolis a Roma.
  • La scena del funerale della medium Helga è stata girata a Perugia, nel Cimitero monumentale.
  • Il locale "Blue Bar" dove suona Carlo in realtà non è mai esistito. La scenografia fu costruita in Piazza C.L.N. vicino all'abitazione di Marc, ed è un chiaro omaggio al quadro Nighthawks di Edward Hopper.
  • La scuola media "Leonardo da Vinci", dove Marc e Gianna entrano di notte per cercare il disegno, è in realtà il Liceo Classico "Terenzio Mamiani" che si trova a Roma in Viale delle Milizie 30.
  • La lugubre "villa del bambino urlante" dove Marc rinviene il cadavere ed il disegno sotto l'intonaco, che nella finzione del film si trova nelle campagne intorno a Roma, in realtà è sita nel quartiere Borgo Po di Torino, in Corso Giovanni Lanza 57 ed è nota come Villa Scott; all'epoca in cui fu girato il film era di proprietà dell'ordine delle Suore della Redenzione (che avevano adibito la struttura a collegio femminile, con il nome di Villa Fatima), e per girare le scene la produzione pagò un periodo di villeggiatura a Rimini alle suore e a tutte le ragazze allora ospitate nel collegio[7]. Attualmente è una residenza privata.
  • La sperduta casa di campagna di Amanda Righetti si trova a Roma, in via Della Giustiniana 773.[8]

[modifica] Automobili degli attori

Nel film i mezzi utilizzati nelle scene hanno un ruolo importante. Tra essi si ricordano la Fiat 500, in precarie condizioni, di Gianna Brezzi, teatro delle discussioni tra la stessa e Marc, la Lancia Beta noleggiata da Marc, l'Alfa Romeo Alfetta che uccide Carlo schiacciandogli il capo e l'autocarro Fiat 643 che lo travolge e trascina.

[modifica] Remake

Dopo che all'edizione 2010 del Festival di Cannes la The Little Company di Robbie Little cedette le prevendite di Profondo rosso, il 15 maggio 2010 la rivista Variety annunciò come il celebre regista George A. Romero fosse in trattative avanzate per dirigere un remake statunitense girato interamente in lingua inglese e in tridimensionale. La sceneggiatura fu scritta da Claudio Argento, fratello di Dario (il quale -fu comunicato- non avrebbe partecipato alla produzione), che si sarebbe occupato anche della produzione tramite la sua Opera Film. Sempre nell'articolo si parlava di eventuali riprese in autunno a Vancouver in caso di approvazione.[9][10][11]

Qualche giorno dopo l'annuncio di Variety, Romero smentì il suo coinvolgimento spiegando come ancora nessun accordo fosse stato stipulato e che comunque il via libera al progetto dipendeva dalla risposta di Dario Argento [12]. Il regista disse la sua all'edizione 2010 di Weekend of Horror svoltasi pochi giorni dopo, riferendosi al progetto dicendo solamente «non è vero» e concludendone la breve vita.[13].

[modifica] Curiosità

  • Il titolo del film ha subito diversi cambiamenti: per continuare la tendenza animalesca dei film precedenti di Argento, il titolo sarebbe dovuto essere La tigre dai denti a sciabola, poi su un copione comparve il misterioso titolo provvisorio Chipsiomega; infine si optò per Profondo rosso data la gran predominanza di tinte scarlatte nel film, sia per il sangue sia per scelte di scenografia e fotografia[14] (basti pensare ad esempio alla scena iniziale nel teatro).
  • In Giappone il film uscì solo alcuni anni dopo l'uscita italiana, sull'onda del grande successo di Suspiria, e fu quindi rititolato Suspiria part. 2. Fin dalla sua introduzione, la pellicola ha una straordinaria notorietà nel paese del sol levante, come testimonia la scrittrice Banana Yoshimoto[15].
  • Sulla scia del grande successo che ebbe nelle sale cinematografiche, a fine anni '70 fu stampata e distribuita in Italia una pessima edizione in super 8, non autorizzata e accorciata di circa 40 minuti. Si tratta tuttavia di una stampa relativamente rara. Analoga sorte toccò ad altri titoli del regista, quali L'uccello dalle piume di cristallo, 4 mosche di velluto grigio e Suspiria.
  • Pur essendo una produzione tutta italiana il film venne girato in lingua inglese e solo successivamente fu doppiato in italiano: David Hemmings venne doppiato da Luigi La Monica, Liana Del Balzo da Wanda Tettoni, Furio Meniconi da Corrado Gaipa e la piccola Nicoletta Elmi da Emanuela Rossi; tutti gli altri attori si auto-doppiarono.
  • Il mangianastri con il quale l'assassino riproduce la famosa nenia infantile è un «Memocord K70»: realizzato fra gli anni '50 e '60, sia in Gran Bretagna che in Germania, veniva presentato agli uomini d'affari dell'epoca come una "banca della memoria" della durata complessiva di 90 minuti, ove poter registrare appunti di lavoro, appuntamenti e anche discorsi.
  • Nel 2007 Profondo Rosso diventa un musical con la supervisione artistica dello stesso Argento, musicato da Claudio Simonetti per la regia di Marco Calindri, con l'attore e cantante (scoperto da Luciano Pavarotti) Michel Altieri che interpreta il ruolo di Marc Daly.[16] La trama riprende la versione originale del film, ma l'ambientazione è spostata ai giorni d'oggi. Vengono inoltre aggiunti nuovi brani elettronici scritti da Simonetti per Altieri, raccolti in una nuova colonna sonora.[17]
  • Nel 2000 (a 25 anni dall'uscita del film nei cinema italiani), Dario Argento e il gruppo dei Goblin realizzarono un cortometraggio ispirato al film: sulle note del tema musicale principale il regista romano, in veste di assassino, uccideva uno ad uno tutti i componenti del gruppo, nello stesso identico modo in cui venivano assassinate le vittime del film. Il cortometraggio fu trasmesso da Rete 4 nell'aprile 2000, in coda alla trasmissione in onda del film. Il succitato cortometraggio è stato inserito come extra nell'edizione USA del film in Bluray.
  • L'8 luglio 2009 è stata organizzata una proiezione pubblica del film a Torino, in piazza Comitato di Liberazione Nazionale (teatro nel film degli incontri notturni tra David Hemmings e Gabriele Lavia e del primo omicidio), alla presenza di Dario Argento. Il musicista Claudio Simonetti si è occupato della sonorizzazione dal vivo del film.
  • Il film al botteghino guadagnò 2 miliardi e 700 milioni di Lire.
  • Il gruppo industrial-gothic italiano Deuxvolt ha realizzato un tributo tecno-elettronico ispirandosi alla colonna sonora originale dei Goblin.[18].

[modifica] Note

  1. ^ Box office / incassi per Profondo rosso (1975). Internet Movie Database. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  2. ^ Date di uscita per Profondo rosso (1975). Internet Movie Database. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  3. ^ a b c Nocturno dossier n.18 - Le Porte sul Buio : il cinema, la vita, le opere di Dario Argento
  4. ^ "Spaghetti Nightmares" di Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta
  5. ^ Location Esatte E Aneddoti Da "Non Ho Sonno" - Il Davinotti
  6. ^ Negli stessi paraggi (il parcheggio sotterraneo sotto la suddetta piazza, tutt'ora attivo) furono girate alcune scene dell'inseguimento tra la Porsche 356 e la Fiat 125 che appaiono in un altro film di Dario Argento, Il gatto a nove code.
  7. ^ Dal Tramonto All'Alba: Il nuovo Portale Del Mistero Italiano- paranormale, misteri, criptozoologia, luoghi misteriosi
  8. ^ Le location esatte di Profondo Rosso
  9. ^ (EN) Nick Vivarelli. Romero remaking Argento's 'Red' in 3D Director revisits classic horror pic. Variety, 15-05-2010 (ultimo accesso il 17-05-2010).
  10. ^ George A. Romero Remaking Dario Argento's Deep Red in 3D?. DreadCentral, 17-05-2010 (ultimo accesso il 17-05-2010).
  11. ^ George Romero dirigerà il remake di Profondo Rosso in 3D?. BadTaste, 17-05-2010 (ultimo accesso il 17-05-2010).
  12. ^ Profondo Rosso in 3D: marcia indietro di Romero. BadTaste, 15-05-2010 (ultimo accesso il 25-05-2010).
  13. ^ Anche Dario Argento smentisce il remake di Profondo Rosso 3D. BadTaste, 25-05-2010 (ultimo accesso il 25-05-2010).
  14. ^ Puntata de L'eredità del 09/11/2010.
  15. ^ Intervista di Giorgio Amitrano a Banana Yoshimoto. URL consultato il 09-11-2010.
  16. ^ Foto Michel Altieri: 99000 | Movieplayer.it
  17. ^ Tgcom - "Profondo Rosso", brividi in musica
  18. ^ Equinox deuxvolt.com

[modifica] Collegamenti esterni

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