Panorama (rivista)

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Panorama
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Fondazione 1962
Sede via Arnoldo Mondadori, 1 Segrate (MI)
Editore Arnoldo Mondadori Editore
Tiratura 387.771[1] (giugno 2013)
Diffusione cartacea 303.422[1] (giugno 2013)
Direttore Giorgio Mulè
Vicedirettore Roberto Bettoni, Emanuele Farneti, Raffaele Leone, Walter Mariotti, Luciano Santilli
Sito web http://www.panorama.it/
 

Panorama è un periodico settimanale italiano di attualità e politica. È pubblicato da Mondadori con una diffusione di 303.422 copie al giugno 2013.[2]

Affronta argomenti di attualità, politica, società ed economia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Logo di Panorama precedentemente usato

È stato fondato per iniziativa di Arnoldo Mondadori come periodico culturale per un segmento medio-alto[3]. Mondadori chiamò alla direzione un promettente giornalista-scrittore: Nantas Salvalaggio (proveniente da Epoca e Corriere della Sera). Diffuso inizialmente a cadenza mensile, il primo numero di Panorama uscì nell'ottobre del 1962. La rivista trattava perlopiù temi di carattere internazionale e argomenti di varietà. Nel 1964 la formula fu rivista, ma i risultati ottenuti furono inferiori alle attese.

Nel 1965 Mondadori chiamò alla direzione Lamberto Sechi, che due anni dopo trasformò «Panorama» in settimanale (18 maggio 1967), sulla scia del successo delle testate «Der Spiegel» in Germania e «L'Express» in Francia. Fu abbandonato il formato lenzuolo, per un più moderno tabloid.

Il nuovo programma della rivista era sintetizzato in uno slogan: I fatti separati dalle opinioni: la frase fu inserita vicino alla testata. Il lavoro di redazione era improntato allo stile asciutto ed impersonale; gli articoli non erano firmati (era bandito il protagonismo delle "grandi firme"). Le sezioni del settimanale erano Affari italiani, Affari esteri, Vita moderna, Scienza, Spettacoli, Cultura e Economia. In pochi anni, Sechi fece di «Panorama» il primo settimanale d'informazione italiano.

Alla fine degli anni settanta Lamberto Sechi entrò in conflitto con la redazione. A causa dei dissensi con i colleghi, lasciò la direzione nel 1979. Ma la sua formula fu continuata dai successori anche negli anni ottanta: «Panorama» era molto attento ai fenomeni sociali che ai retroscena politici (come il concorrente «L'espresso»). Negli anni ottanta gli unici cambiamenti riguardarono la veste grafica e la concessione della firma ai redattori. Alla fine del decennio il settimanale raggiunse i suoi più lusinghieri risultati di vendita.[4]

Nel 1994, con l'acquisizione della Mondadori da parte di Silvio Berlusconi, si assiste ad un riposizionamento politico del settimanale, che diventa espressione del centro-destra. La risposta dei lettori è positiva: «Panorama» mantiene il proprio primato nel settore.[5]

Dalla primavera 1996 la rivista ha un suo sito Internet (prima "mondadori.com/panorama", in seguito "panorama.it") che lancia insieme a un "restyling" (nella testata un piccolo globo sostituisce la "o"). Nell'ottobre 1998 viene lanciato il supplemento mensilo «Panorama Web»; nel novembre 1999 nasce «Next».

Nel 2008 il settimanale ha rinnovato profondamente la veste grafica e la formula editoriale.

Linea politico-editoriale[modifica | modifica sorgente]

Fin dagli esordi Panorama si è collocato nell'area di centrosinistra. Negli anni '90 ha però radicalmente cambiato linea editoriale, passando dall'area di centrosinistra a quella di centrodestra.

La conversione ha una premessa con l'insediamento di Silvio Berlusconi alla presidenza della Mondadori il 25 gennaio 1990. In netto dissenso col nuovo editore, a febbraio lasciano il settimanale il direttore Claudio Rinaldi, Giampaolo Pansa e Altan. Rinaldi viene sostituito da Andrea Monti, proveniente da Fortune Italia[6][7]. Nell'ambito del braccio di ferro fra proprietà e direzione, nell'ottobre 1991 vengono bocciati due vicedirettori su quattro proposti: Pasquale Chessa e Carlo Rossella; mentre vengono graditi Maria Luisa Agnese e Luciano Santilli[8].

L'imminente entrata di Berlusconi in politica, preannunciata nel novembre 1993, rinnova le frizioni; Panorama sciopera sostenendo che «lo sciopero, che si sta svolgendo con una partecipazione altissima, è dettato dalla preoccupazione, che ci pare ormai chiara, dell'editore di scendere in campo come organizzatore di uno schieramento politico. Sono mesi che il comitato di redazione della Mondadori e quello di Panorama hanno posto l'incompatibilità tra la figura di editore e quella di leader politico. I giornalisti difendono davanti ai lettori, con tutte le armi in loro possesso, la tradizione di indipendenza e autonomia della loro testata, che è la ragione prima del successo di Panorama»[9]. Berlusconi replica per lettera alla redazione[10], la quale però non indietreggia[11]. Si accenderanno nuove polemiche quando la Mondadori progetta di allegare il programma elettorale della neonata Forza Italia al settimanale[12].

Durante il governo Berlusconi I, Panorama pubblicherà anche copertine anti-premier[13]. Dal marzo 1995 si fanno insistenti le voci per insediare alla direzione di Panorama al posto di Monti, Giuliano Ferrara, già ministro del governo Berlusconi[14], ma il vicepresidente e amministratore delegato della Mondadori, Franco Tatò, si dichiara contrario[15].

Richiesto di un parere sulla nuova linea politico-editoriale, il direttore Andrea Monti dichiara: «Abbiamo dovuto sopportare la possibile perdita dei lettori più radicali. La soluzione è semplice: il giornale non deve stare né da una parte né dall'altra, ma un passo più in su»[16]. A fine giugno Franco Tatò lascia la Mondadori per l'Enel.

La nuova Mondadori post-Tatò lancia nuove strategie aziendali che portano Monti il 31 ottobre alle dimissioni da direttore di Panorama[17]. L'11 novembre è nominato nuovo direttore Giuliano Ferrara, il quale già dirige Il Foglio da lui fondato[18]. Ferrara dichiarerà subito ai redattori che «i fatti non sono nudi e crudi e richiedono una loro interpretazione, sinceramente politica» e che dunque «farà battaglia» avendo «ben presente che l'azionista di riferimento della Mondadori è Silvio Berlusconi, impegnato in politica». Il settimanale sterza dunque verso il centrodestra e ciò provoca una nuova ondata di polemiche. Enzo Biagi lascia subito il giornale[19]. Nella votazione sulla fiducia, Ferrara ottiene 30 "no" contro 28 "sì" e 14 astenuti. Il condirettore Pierluigi Battista ottiene invece 30 "sì", 28 "no" e 14 astenuti, il vicedirettore esecutivo Massimo Donelli 14 "sì'" , 46 "no" e 12 astenuti. Dei quattro vicedirettori sono bocciati Pino Buongiorno, Pasquale Chessa ed Enrico Cisnetto e solo Luciano Santilli è promosso[20]. Il mese dopo Adriano Sofri diviene una firma abituale del settimanale[21].

Nel marzo 1997 si acuisce la tensione fra direttore e redazione, con quest'ultima che lamenta «l'uso di collaboratori esterni che ha raggiunto un livello tale da rischiare di essere interpretato come un'implicita valutazione negativa della professionalità della redazione»[22]. Sei mesi dopo Ferrara si dimette, ufficialmente per dedicarsi solo a Il Foglio[23]. Altrettanto farà Battista[24]. Al loro posto vengono chiamati rispettivamente Roberto (detto Nini) Briglia e Massimo Donelli. Briglia confermerà di voler proseguire la linea tracciata da Ferrara[25].

Diffusione sui nuovi media[modifica | modifica sorgente]

La rivista è consultabile su Internet e su iPad.
Panorama è la prima rivista italiana ad ospitare sulle sue pagine i codici QR: il crittogramma appare in margine all'articolo. Il servizio, avviato l'11 dicembre 2009, permette di ottenere video, testi e pagine internet sul proprio cellulare, per approfondire l'argomento a cui l'articolo è connesso.

I direttori[modifica | modifica sorgente]

Organigramma attuale[modifica | modifica sorgente]

Direttore responsabile: Giorgio Mulè

Vicedirettori: Raffaele Leone, Roberto Bettoni, Emanuela Fiorentino, Maurizio Tortorella

Gli editorialisti sono: Pino Buongiorno, Luca Antonini, Oscar Giannino, Giuliano Ferrara, Luca Ricolfi, Bruno Vespa.

La rivista appartiene al gruppo Arnoldo Mondadori Editore della famiglia Berlusconi.

Pagine scelte[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dati giugno 2013 di Accertamenti Diffusione Stampa
  2. ^ Dati giugno 2013 di Accertamenti Diffusione Stampa I dati ufficiali non tengono conto del fatto che Panorama sia spesso offerto in regalo con TV Sorrisi e Canzoni, il settimanale più diffuso in Italia.[senza fonte]
  3. ^ Il periodico riprendeva un'omonima pubblicazione che visse dal 1939 al 1940. Vedi Panorama (rivista 1939).
  4. ^ Andrea Aveto, OP-Osservatore Politico, in «Giornalismo italiano 1968-2001».
  5. ^ Andrea Aveto, op. cit..
  6. ^ DOPO L'ARRIVO DI BERLUSCONI RINALDI LASCIA 'PANORAMA'
  7. ^ ANCHE ALTAN LASCIA 'PANORAMA'
  8. ^ 'PANORAMA', NO A DUE VICEDIRETTORI
  9. ^ BERLUSCONI PRONTO AL SECONDO ASSALTO
  10. ^ BERLUSCONI AI SUOI GIORNALISTI 'NON ACCETTERO' ALTRI PROCESSI'
  11. ^ 'PANORAMA' IN ASSEMBLEA PER DIFENDERE L'AUTONOMIA
  12. ^ PANORAMA REGALA FORZA ITALIA
  13. ^ 'LA BUFERA PASSERA' '
  14. ^ CAMBIO A PANORAMA FERRARA DIRETTORE?
  15. ^ 'LA MIA MONDADORI? PROFITTI E AUTONOMIA'
  16. ^ 'PANORAMA' SI RINNOVA E SBARCA SU INTERNET
  17. ^ 'PANORAMA' MONTI DIVORZIA DA MONDADORI
  18. ^ FERRARA A 'PANORAMA'
  19. ^ I REDATTORI DI 'PANORAMA' NEGANO LA FIDUCIA A FERRARA
  20. ^ I REDATTORI DI 'PANORAMA' NEGANO LA FIDUCIA A FERRARA
  21. ^ SOFRI COLLABORERA' CON 'PANORAMA'
  22. ^ PANORAMA, GUERRA A FERRARA
  23. ^ LITE SUL VIDEO - ARIOSTO, FERRARA LASCIA
  24. ^ 'PANORAMA' ANCHE BATTISTA SI DIMETTE
  25. ^ 'PANORAMA' BRIGLIA DIRETTORE