Libero professionista

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Il libero professionista[1] è un lavoratore che svolge un'attività economica, a favore di terzi, volta alla prestazione di servizi mediante lavoro intellettuale. L'attività svolta da tale soggetto è detta libera professione.

L'etimologia della parola professionista deriva da "professare" cioè essere fedele a degli statuti ordinistici o regolamentanti una attività, che un tempo poteva anche essere artigianale od artistica, mentre il termine free-lance deriva dal termine medievale inglese usato per un mercenario (free-lance ovvero Lancia-Indipendente o Lancia-libera), cioè, un soldato appunto professionista che non serviva un signore specifico, ma i suoi servizi potevano essere al servizio di chiunque lo pagasse.

Esistono diverse accezioni esistenti tra libero professionista e professionista.

Caratteristiche generali dell'attività[modifica | modifica wikitesto]

I liberi professionisti, per poter esercitare la loro attività devono necessariamente possedere requisiti previsti dalla legge, che varia da Stato a Stato. Generalmente devono essere iscritti agli albi professionali quando questi esistono; può anche accadere talvolta che il requisito di iscrizione a tale albo sia non obbligatorio, in questo caso nulla vieta loro di iscriversi ad un'associazione di categoria.

Egli è un soggetto che, avendo una professionalità acquisita tramite percorsi di istruzione superiore, come di regola una laurea, la metta a disposizione e svolge prestazioni professionali secondo due modalità a vari clienti senza essere assoggettato a datori di lavoro.

Generalmente i liberi professionisti che esercitano le attività ritenute più importanti dai singoli ordinamenti statali, insieme con la professione oggetto dell'attività, soggiacciono ad un particolare e specifica disciplina legislativa.

Mentre il libero professionista è, per definizione, un lavoratore autonomo dotato di partita IVA che esercita una professione intellettuale, è altrettanto vero che molte professioni intellettuali, anche quelle per cui sia obbligatoria l'iscrizione ad un albo, sono pure esercitate sotto forma di lavoro subordinato: medico, giornalista, veterinario, farmacista, ingegnere, architetto e (in alcune nazioni) anche avvocato, sono esempi di professioni (regolamentate) svolte anche come dipendenti da un datore di lavoro. In questi casi è errato parlare di liberi professionisti.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Per poter lavorare come liberi professionisti, occorre presentare all'Agenzia delle Entrate della propria provincia di residenza o di esercizio della professione la richiesta di attribuzione della Partita IVA tramite la quale si verrà identificati per le procedure amministrative.

Per svolgere la gran parte delle libere professioni non è richiesto l'iscrizione ad un albo professionale. Infatti, le cosiddette "attività riservate" a soggetti iscritti in albi o collegi sono precisamente indicate dalle leggi e costituiscono un elenco limitato rispetto al vasto campo di servizi professionali centrati sull'apporto intellettuale. Tale "elenco limitato" tuttavia è molto più ampio di quello previsto nella maggior parte degli Stati e segnatamente nella Comunità Europea (ad esempio mentre le professioni "riservate" di medico ed avvocato sono previste in tutti gli Stati della Comunità Europea, tutte le altre "professioni regolamentate" sono di regola in numero ben minore, mentre la professione di giornalista è prevista solo in Italia). Il professionista in Italia (a differenza che altrove) è ben distinto dagli altri operatori economici e quindi, ad esempio, non è assoggettabile alla disciplina del fallimento.

Una particolarità di denominazione degli albi professionali italiani era che gli albi professionali dei professionisti laureati si denominavano "ordine professionali" (ordine degli avvocati, ordine dei medici, ordine degli ingegneri, ordine degli architetti, ecc.), mentre quelli dei professionisti regolamentati cui si accedeva con un diploma di scuola media superiore erano denominati "collegi professionali" (collegio dei geometri, collegio degli infermieri, collegio dei periti, ecc.), anche se la regola prevedeva delle eccezioni, esistendo il Collegio notarile (cui si accede con la laurea) e l'Ordine dei giornalisti (cui si poteva accedere anche senza laurea). Il termine "ordine" si riferisce ovviamente alla regolamentazione od ordinamento della specifica professione ed è usato anche in altri ambiti (ordine cavalleresco, ordine religioso, ecc.), anche se in realtà gli ordinamenti delle professioni regolamentate sono molto simili tra loro, l'unica differenza essendo spesso la descrizione delle prestazioni professionali "protette", cioè eseguibili solo dagli iscritti a quello specifico ordine o albo.

Quando si iscrive a un albo professionale, il libero professionista diventa "professionista protetto" o appartenente al sistema ordinistico contrapposto al libero professionista inquadrato nelle "associazioni professionali", di tipo volontario. Quest'ultimo sistema ha trovato riconoscimento giuridico da parte dello Stato con la legge sulle associazioni professionali 14 gennaio 2013, n. 4 ("Disposizioni in materia di professioni non organizzate"), entrata in vigore il 10 febbraio 2013 (precedentemente approvata in via definitiva dalla Camera il 19/12/2012, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 il 26/01/2013). Tale legge, nei primi articoli, inquadra la nuova tipologia di liberi professionisti (cosiddetti senza albo) iscritti alle associazioni professionali e, comunque, dà una definizione generale (svincolata dal sistema ordinistico) di libero professionista come soggetto economico che eroga servizi mediante il ricorso prevalente o esclusivo di prestazione intellettuale.[2]

Occorre poi iscriversi obbligatoriamente presso un ente pensionistico ed, eventualmente, assicurativo per infortuni e malattia. A questo punto sono due le possibilità:

  • i liberi professionisti ordinistici devono obbligatoriamente iscriversi alle casse previdenziali tenute dai propri ordini (rese privatizzate con l'entrata in vigore dal DLgs n. 509/1994); tale obbligo decade nel caso in cui il lavoratore non sia iscritto all'albo ovvero non eserciti in proprio l'attività regolamentata (ad esempio se si è un lavoratore subordinato);
  • i liberi professionisti senza albo devono iscriversi alla gestione separata dell'INPS.

La diversa impostazione crea, attualmente, una disparità in quanto le aliquote INPS a carico dei liberi professionisti senza albo (e perciò anche detti senza cassa[3]) sono nettamente superiori a quelle che esigono le casse gestite dagli ordini. Inoltre, la gestione separata INPS raggruppa anche i parasubordinati (ad esempio i co.co.pro) e altre categorie di lavoratori, non avendo una sezione specifica per i soggetti che svolgono una libera professione (partite iva). Tale disparità ha generato un dibattito politico in corso[4].

Il libero professionista emette fattura, detta anche parcella (nel passato denominata notula), ai propri clienti per i servizi erogati, come tutti i lavoratori autonomi. La remunerazione del libero professionista prende il nome di compenso od onorario. Oltre all'onorario (cioè il dovuto per la prestazione professionale) nella fattura possono essere comprese anche varie voci di spesa. La peculiarità fiscale dei liberi professionisti rispetto agli altri lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoltori, imprenditori in genere) è che la loro fattura contiene la ritenuta d'acconto (analogamente a quanto accade nei cedolini paga dei lavori dipendenti) che deve essere quindi successivamente versata al fisco dal committente.[5] I titolari di farmacie, invece, sono soggetti alle regole del commercio (in quanto effettuano delle vendite di beni) e quindi emettono scontrini fiscali.

Quando la professione è esercitata come lavoratore dipendente (non solo per quelle per cui non sia obbligatoria l'iscrizione ad un albo ma anche per quelle protette, tipico caso dei giornalisti, dei medici, dei dentisti, degli ingegneri, dei farmacisti, dei commercialisti, dei consulenti del lavoro e altre) ovviamente gli adempimenti relativi alla partita iva non si applicano. Numerosi sono anche i casi in cui il lavoratore può svolgere la libera professione sia come dipendente che come autonomo (il classico caso è quello dei medici che lavorano presso strutture pubbliche ma possono svolgere anche attività "privata").

Vi è poi tutto il campo dei cosiddetti collaboratori "a partita IVA", cioè lavoratori (tipicamente di alto livello d'istruzione) che di fatto sono più o meno dipendenti da una sola azienda, la quale, invece di assumerli come lavoratori subordinati o parasubordinati o in somministrazione, li retribuisce su presentazione di fattura come lavoratori autonomi (spesso si tratta di giovani laureati in cerca di prima occupazione), ottenendo così l'azienda il vantaggio di non avere a proprio carico i pesanti oneri contributivi per i propri addetti interni (oneri che restano così a carico del prestatore di lavoro), di poter cessare o modificare il rapporto quando meglio crede senza formalità (in Italia i lavoratori dipendenti sono protetti da licenziamenti poco motivati ed hanno in ogni caso diritto ad un preavviso) e di poter mantenere il numero dei propri dipendenti sotto un certo limite, il cui superamento comporta degli obblighi maggiori verso il personale, in particolare nel caso di licenziamento. Tale prassi è stata limitata nel 2012 dalla riforma del mercato del lavoro denominata "riforma Fornero" (ministra del governo Monti) entrata in vigore nell'estate 2013, ma comunque continua a sopravvivere in modo particolare nei servizi (imprese del terziario avanzato, studi professionali, società di consulenza, ecc.) ove, da sempre, costituisce di fatto (insieme alle collaborazioni a progetto) il legame contrattuale con il monocommittente-datore di lavoro. Questo è anche causato dal fatto che la riforma sopra menzionata, in realtà, ha molte deroghe (ad esempio: soggetti delle professioni ordinistiche, reddito generato dal mono committente sopra un certo valore, mansioni che richiedono qualifiche elevate, ecc.): in sostanza, i settori dei servizi sopra citati (tipici delle professioni intellettuali) sono di fatto esclusi dalla riforma Fornero che, invece, mira a disboscare le false partite iva nella manifattura o nei servizi non centrati sull'apporto intellettuale.

Anche gli enti della Pubblica amministrazione (scuola, università, sanità, ministeri, regioni, province, ecc.) fanno largo uso (e abuso) di personale, di fatto dipendente (almeno dal punto di vista della continuità del rapporto di lavoro nonché per il tipo di mansione), ma periodicamente contrattualizzato attraverso incarichi temporanei di prestazione d'opera. Questi incarichi sono spacciati per consulenza che, per definizione, non ha niente a che vedere con ruoli permanenti e non basati su erogazione di expertise. Per alcune prestazioni professionali, allegando la fattura alla dichiarazione dei redditi, è possibile ottenere una detrazione.

L'art. 2229 del Codice civile italiano "Delle professioni intellettuali"[6] inquadra l'esercizio di una professione intellettuale. L'articolo in oggetto precisa che è la legge che "determina le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi". Pertanto, le libere professioni ordinistiche sono un sotto insieme delle libere professioni. Questo assunto è successivamente confermato dall'art. 2231 che ribadisce il concetto secondo il quale la "prestazione d'opera intellettuale" (art. 2230) può essere condizionata "all'iscrizione in un albo o elenco". La legge 14 gennaio 2013, n. 4 (vedi sotto) riprende la definizione di cui sopra, specificando che l'esercizio della professione (non ordinistica ovvero associativa) "è libero". Infine, mentre in Italia i professionisti non sono imprese, per la giurisprudenza comunitaria è impresa "qualsiasi entità che esercita una attività economica, a prescindere dal suo stato giuridico e dalle sue modalità di finanziamento". Le attività di chi esercita una professione sono "attività organizzate per la produzione di servizi, ossia per l’esecuzione di prestazioni di fare".[7]Quindi i liberi professionisti sono imprese.

In base alla riforma del 2012, operata ai sensi del D.P.R. 7 agosto 2012 n. 137 emanata in applicazione del decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 - convertito in legge 14 settembre 2011 n. 148 - la disciplina del tirocinio professionale ha subito una riforma generale. Inoltre, ai sensi del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 - convertito in legge 24 marzo 2012, n. 27 - le tariffe ordinistiche sono state abolite, stabilendo nel contempo che il compenso del professionista venga determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro comnpetente[8]

Dal 15 agosto 2014 i liberi professionisti ordinistici sono obbligati (a seguito della riforma delle professioni, DPR 137/2012 di cui sopra) a dotarsi di una polizza assicurativa RC.

Figure particolari[modifica | modifica wikitesto]

Il freelance[modifica | modifica wikitesto]

Freelance (dall'inglese freelance worker) è un termine della lingua inglese per indicare un libero professionista, usato anche nella lingua italiana; il termine è impiegato in generale, indipendentemente dal settore specifico di attività. Spesso si utilizza, in termini equivalenti, l'espressione "partita iva" per indicare un freelance e "popolo delle partite iva"[9] per identificare, in termini socio-economici, la massa di lavoratori indipendenti che svolgono una libera professione.

Il termine free-lance fu coniato da Sir Walter Scott (1771-1832) nel suo famoso romanzo storico Ivanhoe per descrivere un "mercenario Guerriero medievale". La frase in inglese iniziò con la transizione di un sostantivo figurativo intorno al 1860, e fu riconosciuto come verbo nel 1903 da varie autorità linguistiche, come il Dizionario Oxford di lingua inglese.

Esso la libertà del rapporto lavorativo, connotando una indipendenza particolarmente utile in certe professioni in cui è necessario essere "al di sopra delle parti".

Alcuni esempi sono le professioni di giornalista, commercialista, avvocato, medico, veterinario, dove i fruitori del servizio fanno affidamento sull'autonomia intellettuale e sulle capacità professionali del freelance. Nel mondo giornalistico, chi fornisce con frequenza servizi o foto a un'agenzia di stampa ed è pagato per ogni pezzo pubblicato è chiamato «stringer». La cadenza con cui i servizi vengono offerti all'agenzia può variare, spesso gli stringer vengono utilizzati per le notizie dell'ultim'ora, quando è difficile raggiungere rapidamente il luogo dell'evento. In comunicazione, il termine freelance identifica più spesso figure di collaboratori esterni di agenzie di pubblicità, come possono essere un copywriter o un art director non direttamente assunti, ma incaricati di svolgere un particolare lavoro per conto dell'agenzia stessa.

Il settore privato della formazione e dell'istruzione fa molto uso di istruttori e insegnanti non dipendenti o assimilabili in quanto svolgono l'attività per più soggetti e/o esercitano una libera professione.

Anche il mondo della consulenza privata vede un ricorso massiccio di consulenti free-lance oltre a quelli "interni" (cocopro, dipendenti, associati, soci). Si tratta di collaboratori, titolari di partita IVA, che prestano la loro opera per diverse società di consulenza e/o per committenti propri (clienti diretti). Soprattutto per le realtà più strutturate che devono fornire un numero elevato di servizi complessi e specialistici o hanno molte commesse attive, l'utilizzo dei free-lance è pressoché scontato, specie quando il committente necessita di un team di progetto articolato. Tale situazione è tipica dell'area della consulenza direzionale.

Pure nel settore dell'agricoltura esistono da sempre i freelance: nel mondo vitinicolo, ad esempio, vi sono degli enologi o degli agronomi che lavorano per consorzi o società di consulenza-laboratori di analisi e contemporaneamente hanno clienti propri.

Il mondo finanziario e assicurativo è un altro dove tipicamente si utilizzano prevalentemente lavoratori fissi a partita iva e freelance: il promotore finanziario o l'agente o subagente assicurativo sono due tipici esempi di professioni svolte da personale non dipendente o assimilabile. Il vasto settore dell'intermediazione finanziaria fa ricorso massiccio a queste forme di collaborazione (a parte il personale direttivo e di staff) ma è, in generale, l'intermediazione in sé (immobiliare, commerciale, d'affari, ecc.) che si presta per sua natura a questa peculiarità.

Il grande e variegato mondo dell'ICT è un notevole bacino di utilizzo di freelance ma, in generale, i servizi sono il macro settore che raccoglie il maggior numero di professionalità.

Ad oggi, facendo riferimento alla legislazione italiana vigente, diremmo che il freelance svolge lavori 'a contratto', con ciò avvicinandoci all'origine etimologica del termine: il contratto che il 'soldato di ventura' stipulava di volta in volta con il suo capitano o signore.

Oggi spesso free-lance è spesso accostato alla figura del "precario", anche se ciò non è sempre vero, dato che molti non hanno alcun interesse economico o personale a legarsi ad un solo committente oppure a essere dipendente (o anche socio o associato) di una sola impresa. Questo avviene soprattutto nei casi in cui il professionista è estremamente competente e ha numerose opportunità di lavoro, e di conseguenza, vuole sfruttare il suo potere contrattuale. Ovviamente, all'altro estremo, molti free-lance lo sono solo sulla carta essendo titolari di partita IVA ma dipendenti di fatto (vengono a volte denominati "collaboratori a partita iva fissi"): questo, in generale, è contro i loro interessi (situazione tipica del mondo degli studi professionali per i post abilitati che non siano "elevati" poi ad associati o soci ma la stessa cosa accade anche nelle libere professioni non ordinistiche).

C'è da notare, infine, che è nella natura del settore dei servizi nel "privato"[10] (che ha peculiarità ben distinte dalla manifattura o dall'agricoltura), e del suo crescente sviluppo degli ultimi decenni, che rende, di fatto, normale l'utilizzo di free lance o di lavoratori a partita iva fissi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Occorre fare molta attenzione sulla differenza tra il termine "libero professionista" e "professionista", specie se si è in un contesto tecnico-legale internazionale. Nell'inglese tecnico-commerciale, con il termine professional, che è spesso tradotto (anche dalle leggi italiane) in professionista, s'intende "in ambito di impresa o di lavoro autonomo"
  2. ^ Professioni l'unità ritrovata articolo sulla rivista Colap di Giuseppe Montanini.
  3. ^ INPS
  4. ^ Panorama
  5. ^ Si noti che l'imponibile su cui si applica la ritenuta d'acconto è diverso per i liberi professionisti iscritti negli albi rispetto agli altri liberi professionisti. La motivazione riguarda nuovamente l'esistenza delle casse previdenziali tenute dagli ordini rispetto alla gestione separata INPS e il diverso imponibile è a vantaggio dei liberi professionisti protetti.
  6. ^ LIBRO QUINTO. Del lavoro - TITOLO TERZO. Del lavoro autonomo - CAPO SECONDO
  7. ^ art. 81 e ss TCE
  8. ^ Art. 9 decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1.
  9. ^ Espresso 04/2014
  10. ^ Cioè quelli non svolti solo dalla pubblica amministrazione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]