Vittorio Feltri

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Vittorio Feltri

Vittorio Feltri (Bergamo, 25 giugno 1943) è un giornalista e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Bergamo, è figlio di Angelo e Adele Feltri.[1] Il padre morì a 43 anni a causa della malattia di Addison.[1] Feltri si sposò giovane con Maria Luisa da cui ebbe due figlie gemelle.[1] Rimasto vedovo a 24 anni (la moglie morì di parto), l'anno dopo sposò Enoe Bonfanti, dalla quale ebbe Mattia e Fiorenza.[1][2]

Dagli inizi al 1991[modifica | modifica wikitesto]

A diciannove anni, nel 1962, inizia a collaborare con L'Eco di Bergamo, con l'incarico di recensire le prime visioni cinematografiche. Nello stesso periodo viene assunto per concorso alla Provincia come impiegato; lavora all'I.p.a.m.i., il brefotrofio[3], poi si occupa delle rette dei manicomi.[1] Quando è già di ruolo lascia tutto per riprendere la carriera giornalistica[4]. Si trasferisce a Milano, dove viene assunto dal quotidiano La Notte come praticante. Il 16 dicembre 1971 ottiene l'iscrizione all'Albo dei giornalisti professionisti.

Nel 1974 Gino Palumbo lo chiama al Corriere d'Informazione (edizione pomeridiana del Corriere della Sera): dopo tre anni Feltri passa al Corriere della Sera, allora diretto da Piero Ottone.
Negli anni 1981-82 scrive sul mensile Prima Comunicazione sotto lo pseudonimo Claudio Cavina[3].
Dal 1983 è direttore di Bergamo-oggi, ma l'anno successivo è richiamato al Corriere della Sera come inviato speciale (1984-89, direttore Piero Ostellino).

Feltri fu tra coloro che sostennero pubblicamente Enzo Tortora, il celebre conduttore televisivo accusato ingiustamente nel 1983 di associazione camorristica e spaccio di droga.[5]

Nel 1989 assume la direzione del settimanale L'Europeo, portandolo in due anni da 78.000 a 130.000 copie[3][6]. Durante la sua direzione, venne pubblicato un falso scoop da parte del giornalista pubblicista Antonio Motta. Motta sostenne di essersi infiltrato nelle Brigate Rosse come "agente di Carlo Alberto Dalla Chiesa" e di aver scoperto particolari eclatanti e scabrosi sul rapimento di Aldo Moro. L'inchiesta, che fu pubblicata il 26 ottobre 1990, si rivelò invece un falso.[3][7] Feltri si difese: «A questa storia - affermò - si aggiungono misteri su misteri, noi abbiamo cercato le conferme, e le abbiamo avute, poi chi ce le ha date ha cambiato idea».[8]

Direttore de L'Indipendente (1992-1994)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 sostituisce Ricardo Franco Levi alla direzione de l'Indipendente, in grave crisi di vendite. Feltri rilancia il giornale e ne fa un quotidiano di successo, cavalcando lo sdegno popolare a seguito dell'inchiesta Mani pulite:

« Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri... gli avvoltoi del garantismo... a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei Borrelli e dei Di Pietro.[9] »

concentrando più volte i suoi attacchi sulla figura dell'allora segretario socialista Bettino Craxi:

« Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi (il primo avviso di garanzia, nda) ... Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l'appesantito Bettino è campione suonato)... Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l'errore... di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti... È una menzogna, onorevole![10] »

Coniò per Craxi il soprannome "Cinghialone". Quasi un ventennio dopo corresse in parte le sue affermazioni:

« Nel 1992 stavo a fianco di Antonio Di Pietro e di altre toghe. A Bettino Craxi ho dedicato i titoli più carogna della mia vita professionale al tempo dell'Indipendente. Del resto Bettino non fece nulla per sottrarsi ai colpi. Incurante di essere considerato il simbolo della politica ladra e corrotta, circondato da ometti che non facevano nemmeno lo sforzo di togliersi la giacca da gangster, non smetteva di ergersi senza ripararsi. Non schivava i colpi, e io pensavo fosse alterigia: quindi via con le ironie, le indignazioni e i sarcasmi. Ho sbagliato. Non scriverei più festosamente davanti alla «rivolta popolare» che accolse Bettino la sera del 30 aprile del 1993 fuori dall'hotel Raphaël a un passo da piazza Navona. »
(da Il Giornale, 16-12-2013[11])

Nell'aprile 1993 conosce Silvio Berlusconi; il Cavaliere gli propone di lavorare come giornalista televisivo a Canale 5, ma Feltri rifiuta[3]. Nel corso dell'anno l'Indipendente sale oltre le 120.000 copie, superando anche Il Giornale.

Direttore de Il Giornale (1994-1997)[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1993 Feltri dichiara:

« A Montanelli invidio tutto tranne che Il Giornale. In fondo l'Indipendente continua a guadagnar copie, non c'è motivo perché io lo debba lasciare... Io al Giornale? Ma che cretinata. Berlusconi non m'ha offerto neppure un posto da correttore di bozze. M'incazzo all'idea che io, proprio io, sembro voler fare la forca a Montanelli. Io qui a l'Indipendente, mi diverto, guadagno copie, faccio il padrone e il politico. Mi spiegate perché devo fare certe cazzate? A carico di Montanelli, poi...[12] »

Nel gennaio 1994, Feltri viene contattato da Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, che gli offre la direzione del quotidiano - direzione che Indro Montanelli ha deciso di lasciare. Feltri accetta e rimane al Giornale per 4 anni, durante i quali riporta il quotidiano in auge, da 130.000 a 250.000 copie (media annuale del 1996[3])[6].

Nello stesso periodo, Feltri cura una rubrica sul settimanale Panorama (scriverà anche alcuni reportage dall'Umbria colpita dal terremoto del settembre 1997) , collabora con Il Foglio di Giuliano Ferrara e con altre testate nazionali, tra cui Il Messaggero e Il Gazzettino.

Durante la sua permanenza alla direzione del Giornale, Feltri accumula ben 35 querele da parte del magistrato Antonio Di Pietro. L'amministrazione del quotidiano decide di raggiungere un accordo con la controparte per la remissione delle querele. Feltri si uniforma alla decisione presa e il 7 novembre 1997 scrive in prima pagina una diplomatica lettera al magistrato. Nello stesso numero è pubblicata una lunga ricostruzione (due pagine) in cui tutte le accuse a Di Pietro vengono smontate. Un mese dopo il clamoroso articolo, Feltri lascia il Giornale.[13][14]

Feltri spiega perché ha lasciato la direzione de Il Giornale:

« Pago del fatto di aver vinto la sfida con La Voce e del successo del Giornale, mi prese il disgusto, la nausea di venir qui ogni mattina. Possedevo il 6 per cento del pacchetto azionario e non escludo che dentro di me abbia giocato l'inconscio desiderio - inconscio mica tanto - di andarmene per farmi dare quel mucchio di soldi. »

Poi prosegue:

« L'affaire Di Pietro mi sembrò l'occasione propizia per accomiatarmi. Fu un errore. […] Non dovevo andarmene. Dovevo lasciare un paio di anni dopo, in una situazione di relax. »

Complessivamente, sui quattro anni trascorsi in via G. Negri, ricorda:

« Con Paolo ci siamo lasciati male. Metà Forza Italia mi detestava perché dirigevo Il Giornale a modo mio: tra l'altro dicevano che gridavo. A Silvio Berlusconi sto sulle balle perché una volta lo difendo e una volta lo punzecchio. Se non gli stessi sulle balle mi chiederei dove ho sbagliato! Sono stato ben pagato e Paolo ha rispettato in pieno la mia autonomia. Ma se Il Giornale non è morto una ragione ci sarà e ne ho tenuto conto nella parcella.[15] »

Nel 1998 è editorialista per Panorama e il quotidiano Il Messaggero.

Direttore de Il Borghese[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º settembre 1998 assume la direzione de Il Borghese, il settimanale fondato da Leo Longanesi e che fu diretto da Mario Tedeschi. L'obiettivo è di rilanciare il periodico, trasformandolo nel settimanale dei lettori che fanno riferimento al centrodestra. Il progetto però non decolla.

La parentesi al Gruppo Monti-Riffeser[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º giugno 1999 è direttore editoriale del Gruppo Monti-Riffeser.

Il 1º agosto 1999 è direttore editoriale del Quotidiano Nazionale, testata che comprende i giornali di proprietà del gruppo: Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

A fine febbraio 2000 lascia l'incarico per dedicarsi alla fondazione di un nuovo quotidiano. Il nome provvisorio è Il Giornale libero.

Direttore di Libero (2000-2009)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 Feltri fonda Libero, giornale quotidiano indipendente di orientamento liberale-conservatore. Feltri ne è anche direttore ed editore per 9 anni, fino alle dimissioni del 30 luglio 2009.

Sulla sua creatura ha dichiarato:

« Quando siamo partiti, il 18 luglio del 2000, dominava la noia [presso il pubblico dei lettori]. Qualcuno, confidando nel mio passato, si è deciso ad acquistarci proprio per superare la noia, forse sperando che inventassi chissà cosa. Abbiamo drizzato le antenne. Ora il nostro Paese è attraversato dal desiderio di identità e di sicurezza. Cerchiamo di dar voce a questo e di chiamare i politici a rispondere su questi temi assai più che sulle loro beghe di giustizia[6] »

Libero, uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, è molto vicino alle opinioni politiche del centro-destra, ma non lesina critiche contro di esso. Lo stile del giornale è sarcastico, pungente e «politicamente scorretto»: si utilizzano talvolta termini gergali per raccontare i fatti della politica e per descrivere i politici. Il giornale in pochi anni passa da una tiratura di 70.000 copie a 220.000.

Il 21 novembre 2000[16] Feltri viene radiato dall'albo dei giornalisti con delibera del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia presa all'unanimità. Il fatto contestato è la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di una Deontologia - Minori e soggetti deboli 519 ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare».[17][18] Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo converte in censura[19][20].

Nel 2003 il quotidiano Libero ha ricevuto dallo Stato 5.371.000 euro come finanziamento agli organi di partito[21]. Libero era registrato all'epoca come organo del Movimento Monarchico Italiano, poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti, a fine dicembre 2006 diventava srl. In seguito è stata creata una fondazione ONLUS per controllare la s.r.l. e, di conseguenza, il quotidiano, in modo da continuare a percepire i contributi in quanto edito da fondazione[22].

Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatrice a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[23].

Libero simpatizza per la posizione del movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del manifesto promosso dalla minoranza radicale che da aprile 2006 è alleata del centro-destra[24].

Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale. Nel 2007 il vicedirettore di Libero Renato Farina, con Feltri dalla fondazione del giornale, viene radiato dall'Ordine dei Giornalisti per avere collaborato con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando su Libero notizie in cambio di denaro.[25]

Feltri curava anche, assieme a Renato Brunetta, la collana di libri "manuali di conversazione politica", periodicamente allegati al quotidiano.

Ritorno a Il Giornale (2009-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 agosto 2009 ha assunto nuovamente la carica di direttore responsabile de Il Giornale, subentrando a Mario Giordano. Ha firmato il numero in edicola il giorno successivo.

Negli ultimi giorni di agosto 2009 ha intrapreso un duro attacco a Dino Boffo, direttore del quotidiano Avvenire, rivelando che Boffo aveva patteggiato (cosa che effettivamente risulta, osservando il casellario giudiziario) una pena per molestie comminatagli nel 2004, motivato da una " informativa" che descriveva Boffo come omosessuale. La Conferenza Episcopale Italiana si schierò in difesa di Boffo[26], ma la polemica montò fino a provocare le sue dimissioni. L 'informativa si rivelo' poi essere un falso accostato negli articoli del Giornale alla condanna, vera, per molestie.

Il 4 dicembre 2009 Feltri scrive sul Giornale che «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali».

Il 25 marzo 2010 il Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia ha sospeso Vittorio Feltri dall'albo professionale per sei mesi, quale sanzione per il caso Boffo e per gli articoli firmati da Renato Farina pubblicati successivamente alla sua radiazione dall'albo.[27][28][29] Feltri ha reagito alla notizia affermando «Mi dispiace di non essere un prete pedofilo o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione dei vescovi, né diventare un martire dell'informazione». Tali affermazioni sono state severamente criticate dal quotidiano cattolico Avvenire.[30]

A seguito di tale vicenda, nel linguaggio giornalistico politico italiano, con metodo Boffo si intende l'attività di denigrazione a mezzo stampa basandosi su documenti falsi costruiti appositamente.

In settembre ha attaccato direttamente il presidente della Camera Gianfranco Fini per le sue aperture su voto amministrativo agli immigrati e testamento biologico, invitandolo a "rientrare nei ranghi", e provocando la seconda dissociazione da parte di Berlusconi[31]. Dopo un ulteriore attacco[32] il presidente Fini ha dato mandato al proprio avvocato Giulia Bongiorno di presentare querela contro lo stesso Feltri[32][33][34].

Sempre a settembre 2010, facendo un resoconto del suo anno come direttore, Feltri ha affermato di essere stato chiamato a ricoprire quell'incarico per risanare il deficit del Giornale, ammontante allora ad oltre 22 milioni di euro, di cui avrebbe contribuito a recuperare quasi 15 milioni. Ha continuato dicendo che per raggiungere simili risultati «è necessario fare un giornale di un certo tipo» e che ciò può anche non piacere; in quel caso era pronto a lasciare il suo posto di direttore senza problemi o polemiche.[35]

Il 24 settembre 2010 Feltri si è dimesso dalla carica di direttore del quotidiano Il Giornale per assumere quella di direttore editoriale. Al suo posto è andato Alessandro Sallusti, fino a quel momento condirettore.

L'11 novembre 2010 l'Ordine nazionale dei giornalisti ha ridotto da 6 a 3 mesi la sospensione che gli era stata inflitta il 25 marzo dello stesso anno dal Consiglio dell'ordine dei Giornalisti della Lombardia.[36]

La seconda direzione di Libero (2011)[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 dicembre 2010 Feltri ha lasciato di nuovo il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero al fianco del vecchio collega Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile[37]. I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione[38].

Il secondo ritorno a Il Giornale (2011)[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 giugno 2011, Vittorio Feltri lascia Libero[39] per la seconda volta e dopo pochi giorni approda al Il Giornale per la terza volta, in qualità di editorialista. La decisione comporta una nuova polemica tra l'editore di Libero, il deputato PdL Antonio Angelucci, e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (che è anche presidente dello stesso partito)[40].

Da gennaio 2012 tiene una rubrica su ilGiornale.it denominata "Il Bamba"[41], dove assegna un premio al personaggio che nel corso della settimana si è maggiormente distinto per ingenuità, gaffe o manifesta incapacità, ma talvolta interviene anche su Libero.

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1997 Feltri è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Antonio Di Pietro, per un articolo comparso sul Il Giornale il 30 gennaio 1996, in cui si sosteneva che negli anni di Mani Pulite "i verbali finivano direttamente in edicola e soprattutto all'Espresso"[42].

Nel gennaio 2003 è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, su richiesta di Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un'intervista del 1997 pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore[43].

Il 14 febbraio 2006 è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds Gerardo Chiaromonte (scomparso nel 1993). La condanna si riferisce ad un articolo comparso sul Quotidiano Nazionale alla fine degli anni '90, secondo il quale il nome del senatore compariva nel dossier Mitrokhin.[44]

Il 2 luglio 2007 è assolto dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex PM Gherardo Colombo per un editoriale pubblicato su Il Giorno nel 1999, nel quale, in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Feltri ne Il Giornale del 25 novembre 1994 (non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds: che prove avrei per affermare una cosa simile?), si accusava il pool di Mani Pulite di aver svolto indagini esclusivamente su Silvio Berlusconi e non più sugli ex comunisti. La sentenza di assoluzione si riferisce al diritto di critica garantito dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.[45]

Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 000 euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell'Attentato di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke.[46]

Nel dicembre 2011, il Tribunale di Milano condanna Feltri a risarcire l'ex senatore dei Verdi, tra i fondatori dell'Arcigay, Gianpaolo Silvestri (oggi dirigente di SEL) con 50mila euro, per un insulto a sfondo omofobo pronunciato dal giornalista e rivolto al senatore nel 2007 durante il programma Pensieri&Bamba su Odeon TV[47][48].

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Insieme con Furio Colombo, Vittorio Feltri è autore di Fascismo e antifascismo, un libro uscito nel novembre 1994 per l'editore Rizzoli.

Dal 2005 al 2009 partecipa ad una trasmissione, Pensieri e bamba, nella quale viene intervistato su argomenti di attualità, su Odeon TV il lunedì.[49]

Per alcune edizioni ha partecipato come opinionista alla trasmissione sportiva "Il Processo di Biscardi" insieme al fratello Ariel Feltri.

È intervenuto alla Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010, esprimendo posizioni animaliste, in particolare contro la pesca sportiva e in favore del vegetarismo.[50] Vittorio Feltri è ateo.[51]

Nel giugno 2014 Feltri si tessera presso Arcigay, affermando dalle pagine de Il Giornale: "Noi siamo per la libertà, senza discriminazioni, convinti che sia necessario superare i pregiudizi che generano equivoci, banalità, insulti noiosi e stupidi"[52].

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Feltri si dichiara da sempre indipendente a livello politico sostenendo "il meno peggio".[53] Tuttavia, ha quasi sempre sostenuto prima il PSI, poi Forza Italia ed infine il Popolo della Libertà, data la sua dichiarata avversione per la sinistra[53], nonostante non poche critiche nei confronti del centro-destra.[54] Spesso ha espresso apprezzamenti per Silvio Berlusconi.[55] Nel 2006 ha firmato il citato "manifesto libertario" dell'ex radicale Benedetto Della Vedova, all'epoca leader dei Riformatori liberali.[24] Ha dichiarato di essere favorevole al suicidio assistito nonché ai matrimoni omosessuali e alle adozioni per i gay.[56]

Feltri è oltretutto un monarchico costituzionalista, sostenitore del ripristino del Regno d'Italia sotto Casa Savoia[57]; ha anche partecipato alla presentazione del Manifesto programmatico del Movimento Monarchico Italiano (2001).[58] Non disdegna però una riforma in senso presidenziale dello Stato.[59]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Fascismo/antifascismo, con Furio Colombo, Milano, Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84378-4
  • Cento anni della nostra vita visti da Vittorio Feltri 1905-2004, con Renato Farina, Novara, De Agostini, 2004.
  • I presidenti d'Italia, Novara, De Agostini, 2006.
  • Sfacciati. Le caricature e gli sberleffi di Libero, con Benny, Milano, Libero, 2007.
  • Sesso, potere e intercettazioni ai tempi del Cav, con Daniela Santanchè, Milano, Libero, 2008.
  • Sfacciati 2. Le caricature e gli sberleffi di Libero, con Benny, Milano, Libero, 2008.
  • Il Vittorioso, con Stefano Lorenzetto, Venezia, Marsilio Editori, 2010. ISBN 978-88-317-0797-8
  • Il Quarto Reich. Come la Germania ha sottomesso l'Europa, con Gennaro Sangiuliano, Mondadori, 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e "Appena assunto, mettevo nome ai trovatelli e tagliavo le rette ai matti"
  2. ^ Se dice Foglio gli brillano gli occhi. Intervista a Mattia Feltri, giornalista della Stampa (Prima n. 423, dicembre 2011)
  3. ^ a b c d e f Stefano Lorenzetto, Il Vittorioso, Marsilio, 2010.
  4. ^ Mariano Sabatini, Ci metto la firma!, Aliberti, 2009, pag. 87.
  5. ^ Vittorio Feltri radicale a sua insaputa, Notizie radicali, 10-10-2012
  6. ^ a b c Vittorio Feltri, «Piccola storia del giornalismo», Libero, 13 giugno 2003.
  7. ^ Feltri e una mandria di bufale
  8. ^ Quel carabiniere non esiste
  9. ^ da l'Indipendente, 21 luglio 1993.
  10. ^ da l'Indipendente, 16 dicembre 1992.
  11. ^ stralcio della prefazione del libro di Nicolò Amato Bettino Craxi, dunque colpevole: Vittorio Feltri, Io che azzannai il Cinghialone e non vidi gli orrori dei giudici
  12. ^ dal Corriere della sera e La Stampa, 10 e 18 dicembre 1993.
  13. ^ Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, pag. 180.
  14. ^ 'Dovevo farlo, c'erano 35 querele' - Il Corriere della Sera, 9 novembre 1997
  15. ^ Vittorio Feltri, «La verità su Berlusconi editore», Libero, 1 aprile 2001.
  16. ^ Foto choc, Feltri radiato dai giornalisti.
  17. ^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996.
  18. ^ Foto pedofilia, Feltri radiato dall'Ordine dei giornalisti.
  19. ^ Il 'caso Feltri'.
  20. ^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici..
  21. ^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
  22. ^ beppegrillo.it. URL consultato il 30 gennaio 2008.
  23. ^ I documenti di Panorama n. 19
  24. ^ a b Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
  25. ^ Renato Farina radiato dall'Ordine, Ordine dei Giornalisti, 29 marzo 2007. URL consultato il 28 aprile 2008.
  26. ^ Boffo va al contrattacco "Contro di me una patacca".
  27. ^ Caso Boffo, Feltri sospeso Sei mesi fuori dall'Ordine, Repubblica.it, 26 marzo 2010.
  28. ^ Caso Boffo-Feltri: le ragioni della sospensione "Ha intaccato la fiducia tra stampa e lettori", Repubblica.it, 26 marzo 2010.
  29. ^ Feltri sospeso per il caso Boffo e per gli articoli dell'agente "Betulla", Corriere.it, 26 marzo 2010.
  30. ^ Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni di gravità intollerabile contro la Chiesa», Corriere.it, 27 marzo 2010.
  31. ^ Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo» in Corriere della Sera, 7 settembre 2009. URL consultato il 18 dicembre 2010.
  32. ^ a b Feltri richiama Fini e evoca dossier su An La Bongiorno: «Valutiamo azioni legali», Corsera.it, 14 settembre 2009. URL consultato il 14 settembre 2009.
  33. ^ Dossier a luci rosse, Fini "Presentata querela contro Feltri", Repubblica.it, 15 settembre 2009. URL consultato il 15 settembre 2009.
  34. ^ L'ex capo di An e le carte: nulla da temere, Corsera.it, 16 settembre 2009. URL consultato il 16 settembre 2009.
  35. ^ Feltri: se do fastidio me ne vado
  36. ^ Giornalisti: Feltri sospeso solo 3 mesi, ANSA.it, 14 novembre 2010. URL consultato il 14 novembre 2010.
  37. ^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera, 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
  38. ^ Prima Comunicazione, dicembre 2010.
  39. ^ Editoria: Feltri, via da 'Libero' senza polemiche probabile approdo al 'Giornale' - - liberoquotidiano.it
  40. ^ Feltri torna al Giornale e Sallusti trasloca in sala riunioni | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  41. ^ Il Bamba su "ilGiornale.it".
  42. ^ Il 'Giornale' diffamò l'ex magistrato in La Repubblica, 14 giugno 1997. URL consultato il 5 dicembre 2009.
  43. ^ Feltri travisò la mia intervista De Gregori vince la causa in La Repubblica, 25 gennaio 2003. URL consultato il 5 dicembre 2009.
  44. ^ Articolo comparso sul Corriere della Sera.
  45. ^ Raccolta di lanci stampa sulla notizia.
  46. ^ Articolo comparso su RaiNews24.
  47. ^ Feltri omofobo: è ufficiale - l’Espresso
  48. ^ Vittorio Feltri condannato a pagare un risarcimento di 50.000 euro per un insulto omofobo | GAYMAGAZINE LikePAGE
  49. ^ Feltri torna in TV a consegnare i suoi bamba
  50. ^ Intervento tenuto da Vittorio Feltri alla Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010
  51. ^ Cfr. intervista al quotidiano ItaliaChiamaItalia del 13 febbraio 2010.[1]
  52. ^ http://www.repubblica.it/politica/2014/06/29/news/gay_berlusconi_per_battaglia_diritti_civili_impegno_di_tutti-90305603/
  53. ^ a b Vittorio Feltri scatenato: "Silvio Berlusconi ha candidato di nuovo le mignotte: le liste del Pdl mi vanno venire il vomito". E conferma la voglia di votare per Beppe Grillo
  54. ^ Pdl, Vittorio Feltri vs Santelli: “Non avete combinato niente. Siete inetti”
  55. ^ Feltri: "Salvate il soldato Silvio da questi schizofrenici del PDL"
  56. ^ Vittorio Feltri alla Zanzara: “Sì a nozze gay e pure adozioni” (audio)
  57. ^ Repubblica o monarchia, Fini e Feltri: "Si voti di nuovo"
  58. ^ Feltri: non solo berlusconiano ma anche monarchico
  59. ^ Italia presidenzialista (ma a sua insaputa)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de Bergamo-oggi Successore
Bruno Pievani 1983-1984 cessato
Predecessore Direttore de L'Europeo Successore
Lanfranco Vaccari 2 febbraio 1990 - febbraio 1992 Myriam De Cesco
Predecessore Direttore de L'Indipendente Successore
Ricardo Franco Levi 15 febbraio 1992 - 19 gennaio 1994 Pialuisa Bianco
Predecessore Direttore de Il Giornale Successore
Indro Montanelli 20 gennaio 1994 - 7 dicembre 1997 Mario Cervi I
Mario Giordano 24 agosto 2009 - 23 settembre 2010 Alessandro Sallusti II
Predecessore Direttore de Il Borghese Successore
Daniele Vimercati 1998-1999 Marcello Veneziani
Predecessore Direttore de Il Giorno Successore
Andrea Biavardi 23 settembre 1999 - 28 febbraio 2000 Umberto Marchesini
Predecessore Direttore di Libero Successore
nessuno 18 luglio 2000 - gennaio 2007 Alessandro Sallusti I
Alessandro Sallusti 15 luglio 2008 - 1 agosto 2009 Gianluigi Paragone II

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