Giampaolo Pansa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giampaolo Pansa (Casale Monferrato, 1° ottobre 1935) è un giornalista, scrittore e storico italiano.
Indice |
[modifica] Carriera
Ha lavorato a La Stampa (per la quale dopo il disastro del Vajont scrisse un reportage da Longarone che iniziava con la frase «Scrivo da un paese che non esiste più»), Il Giorno, Il Corriere della Sera, Panorama. Ha lavorato a lungo a La Repubblica, di cui è stato vicedirettore, ed è stato condirettore di L'Espresso, per il quale ha anche tenuto una rubrica settimanale di politica e costume: il Bestiario.
Pansa è stato per anni uno dei rappresentanti della linea editoriale di Repubblica, vicina alla sinistra di opposizione, senza risparmiare critiche anche al Partito Comunista Italiano. Note inoltre alcune sarcastiche definizioni che Pansa ha dedicato a politici italiani, come quella di "Parolaio rosso", per Fausto Bertinotti o quella di "Dalemoni", allusiva al cosiddetto "inciucio" tra Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi ai tempi della Bicamerale.
Ha scritto anche romanzi e numerosi saggi di storia contemporanea.
Negli ultimi anni ha iniziato a pubblicare una serie di saggi storici nei quali si è concentrato su episodi oscuri della Resistenza italiana, raccontando le violenze compiute da partigiani comunisti nei confronti di fascisti, partigiani bianchi e talvolta anche cittadini comuni durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra i suoi saggi sul tema, si ricordano Il sangue dei vinti, vincitore del Premio Cimitile 2005, Sconosciuto 1945 e La grande bugia.
Dopo la pubblicazione de Il sangue dei vinti, Pansa è stato accusato da Giorgio Bocca e altri colleghi di aver gettato fango sulla Resistenza.
Alcuni esponenti della ricerca storia accademica hanno inoltre criticato Pansa perché, nella comunicazione dei risultati delle sue ricerche, egli non utilizza né le note a piè di pagina, né il linguaggio neutrale e scientifico proprio della storiografia italiana, privilegiando invece un approccio narrativo. Pansa è stato inoltre accusato di aver utilizzato quasi esclusivamente fonti revisioniste di parte fascista e di non tenere per nulla conto del contesto di violenza da cui quella reazione, a sua volta sanguinosa, era generata;[1][2] accuse che Pansa nei suoi successivi libri nega fortemente, sostenendo di aver utilizzato fonti di diverso colore politico e di aver spesso descritto i crimini che certi esponenti fascisti avevano commesso ai danni dei partigiani prima di essere a loro volta uccisi.
Il suo libro successivo, La grande bugia, è dedicato proprio alle reazioni suscitate da Il sangue dei vinti. Durante la presentazione del libro in un hotel di Reggio Emilia il 16 ottobre 2006, il giornalista è stato violentemente contestato da alcuni giovani dei centri sociali in parte di Reggio in parte venuti appositamente da Roma[3], fra i quali persone della federazione romana di Rifondazione Comunista.In seguito ad altri episodi di intolleranza e di contestazione avvenuti nei giorni successivi a Bassano del Grappa ed a Castelfranco Veneto, nel corso del giro d'incontri organizzato per promuovere il libro, ed a causa anche delle minacce ricevute, Pansa ha annullato le successive tappe del tour promozionale.
I gendarmi della memoria ha chiuso il trittico aperto da Il sangue dei vinti ed è un atto di accusa contro quanti, a suo avviso, non accettano alcuna forma di ripensamento o di autocritica su quel periodo. In particolare, il capitolo dedicato alla figura di Riccardo Fedel, comandante partigiano "liquidato" - sostiene Pansa - da una cospirazione stalinista, ha scatenato, poco dopo la pubblicazione, la reazione di alcuni "gendarmi" che, rivendicando - orgogliosamente - di essere tali, hanno attaccato la ricostruzione ad opera di Pansa: la rivista Il Calendario del Popolo, nella persona di Davide Spagnoli.
Nel maggio del 2007 Pansa ha dichiarato di non essere più di sinistra [4] e che nelle future elezioni politiche si sarebbe molto probabilmente astenuto dal voto, perché gli pareva che entrambi i blocchi fossero allo sfacelo. Successivamente ha dichiarato di aver votato, alle elezioni del 2008, per il Partito Democratico[5].
A inizio ottobre 2008 ha lasciato L'Espresso, dopo 31 anni, per approdare al quotidiano Il Riformista. Il 15 settembre 2009 inizia a collaborare con Libero, senza interrompere tuttavia Il Bestiario sul Riformista.
[modifica] Bibliografia
- Viva l'Italia libera. Storia e documenti del primo Comitato militare del C.L.N. regionale piemontese, Torino, Istituto per la storia della Resistenza in Piemonte, 1964.
- La Resistenza nel saluzzese, con Mario Giovana, Giorgio Bocca, Piero Caleffi, Saluzzo, R.P.C., 1964.
- La Resistenza in Piemonte. Guida bibliografica 1943-1963, Torino, Giappichelli, 1965.
- Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria, Bari, Laterza, 1967.
- L'esercito di Salò nei rapporti riservati della Guardia nazionale repubblicana, 1943-44, Milano, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, 1969.
- L'esercito di Salò, Milano, A. Mondadori, 1970.
- Borghese mi ha detto, Milano, Palazzi, 1971.
- Bisaglia: una carriera democristiana, Milano, SugarCo, 1975.
- Cronache con rabbia, Torino, SEI, 1975.
- Trent'anni dopo, con Vittorio Gorresio e Lietta Tornabuoni, Milano, Bompiani, 1976.
- La bambina dalle mani sporche, Milano, Sperling & Kupfer, 1977.
- Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni '70, Milano, Bompiani, 1977.
- La guerra lampo di Cefis, Bologna, Il Mulino, 1977.
- Storie italiane di violenza e terrorismo, Roma-Bari, Laterza, 1980.
- Ottobre addio. Viaggio fra i comunisti italiani, Milano, A. Mondadori, 1982.
- Trent'anni di scandali, Milano, Editoriale L'espresso, 1985.
- Carte false, Milano, Rizzoli, 1986; Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1988.
- I soldi in testa, Milano, Imago, 1986.
- Lo sfascio, Milano, Sperling & Kupfer, 1987.
- Il malloppo, Milano, Rizzoli, 1989.
- L'intrigo, Milano, Sperling & Kupfer, 1990.
- Il gladio e l'alloro. L'esercito di Salò, Milano, A. Mondadori, 1991.
- Il regime, Milano, Sperling & Kupfer, 1991.
- I bugiardi, Milano, Sperling & Kupfer, 1992.
- L'utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia, Milano, A. Mondadori, 1992.
- L'anno dei barbari, Milano, Sperling & Kupfer, 1993.
- Ma l'amore no, Milano, Sperling & Kupfer, 1994.
- Siamo stati così felici, Milano, Sperling & Kupfer, 1995.
- I nostri giorni proibiti, Milano, Sperling & Kupfer, 1996.
- Ti condurrò fuori dalla notte, Milano, Sperling & Kupfer, 1998.
- Il bambino che guardava le donne, Milano, Sperling & Kupfer, 1999.
- Romanzo di un ingenuo, Milano, Sperling & Kupfer, 2000.
- Le notti dei fuochi, Milano, Sperling & Kupfer, 2001.
- I figli dell'Aquila, Milano, Sperling & Kupfer, 2002.
- Il sangue dei vinti, Milano, Sperling & Kupfer, 2003.
- Bestiario d'Italia 1994-2004, Milano, Sperling & Kupfer, 2004.
- Notte a Is Arenas, Sassari, La nuova Sardegna, 2004.
- Prigionieri del silenzio, Milano, Sperling & Kupfer, 2004.
- Sconosciuto 1945, Milano, Sperling & Kupfer, 2005.
- La grande bugia, Milano, Sperling & Kupfer, 2006.
- I gendarmi della memoria, Milano, Sperling & Kupfer, 2007.
- I tre inverni della paura, Milano, Rizzoli, 2008.
- Il revisionista, Milano, Rizzoli, 2009.
[modifica] Onorificenze
Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 27 marzo 2003. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[6][modifica] Note
- ^ http://www.migramedia.it/print.php?sid=157
- ^ Sui medesimi fatti esistono documentazioni anche di studiosi di matrice culturale diversa. Vedi ad esempio Lo scontro mezzadrile nelle campagne bolognesi
- ^ http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/10_Ottobre/17/cazzullo.shtml
- ^ http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/05_Maggio/27/pansa_strappo_sinistra.shtml
- ^ http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/70493/
- ^ Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana Pansa Dott. Giampaolo
http://www.ilmonferrato.it/articolo_cultura.php?ARTICLE=261c0cc40016b03bc677e7d5209c0e6b
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Giampaolo Pansa