Svolta di Salerno
La cosiddetta "svolta di Salerno", avvenuta nell'aprile del 1944, prende il nome da una iniziativa di Palmiro Togliatti, su impulso dell'Unione Sovietica (stando alle recenti scoperte in archivi russi[1][2][3]), finalizzata a trovare un compromesso tra partiti antifascisti, monarchia e Badoglio, che consentisse la formazione di un governo di unità nazionale al quale partecipassero i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti nel Comitato di Liberazione Nazionale, accantonando quindi temporaneamente la questione istituzionale. Stalin decise di inviare in Italia il diplomatico Vichinsky, tristemente noto per i processi di Mosca, il quale propose all'ambasciatore italiano a Lisbona, Renato Prunas, una collaborazione tra Stato Italiano e Partito Comunista Italiano. L'obiettivo di Stalin non era quello di portare sotto influenza sovietica l'Italia, bensì rendere legale il partito.
Il governo Badoglio II, sorto dopo la svolta, si insediò a Salerno che rimase sede dell'esecutivo fino alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944.
La svolta assunse rilevanza storica in quanto spostò il centro della politica italiana dal Comitato di Liberazione Nazionale al governo.
[modifica] Note
- ^ http://umanesimo.wordpress.com/2008/04/20/la-resistenza-e-la-svolta-di-salerno-togliatti-e-stalin/
- ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/28/togliatti-decise-con-stalin-la-svolta-di.html
- ^ http://archiviostorico.corriere.it/1994/settembre/17/Salerno_1944_svolta_Stalin_co_0_94091713668.shtml