Liberazione di Roma

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Liberazione di Roma
Mezzi corazzati americani sfilano accanto al Colosseo il 5 giugno 1944
Mezzi corazzati americani sfilano accanto al Colosseo il 5 giugno 1944
Data 4-5 giugno 1944
Luogo Roma
Esito Vittoria alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
dati non disponibili dati non disponibili
Perdite
dati non disponibili dati non disponibili
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La liberazione di Roma fu uno degli episodi principali della Campagna d'Italia della Seconda guerra mondiale. Il 4 e il 5 giugno 1944 le truppe americane del generale Mark Wayne Clark riuscirono a superare le ultime linee difensive dell'esercito tedesco ed entrarono nella città senza incontrare resistenza, ricevendo l'entusiastica accoglienza della popolazione romana. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante della Wehrmacht in Italia, preferì ripiegare verso nord senza impegnare un combattimento all'interno dell'area urbana di Roma.

Storia[modifica | modifica sorgente]

« So di interessi e macchinazioni affinchè sia l'8ª Armata britannica a prendere Roma...se solo Alexander prova a fare una cosa del genere, avrà per le mani un'altra battaglia campale: contro di me »
(Mark Wayne Clark nel suo diario personale in data 5 maggio 1944[1])
« Non solo desideravamo l'onore di prendere la città, ma ritenevamo di meritarlo...non solo volevamo diventare il primo esercito dopo quindici secoli a prendere Roma da sud, ma volevamo che la gente del posto sapesse che era stata la 5ª Armata a compiere l'impresa »
(Mark Wayne Clark nelle sue memorie di guerra[1])

I tedeschi a Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi operazione Achse e Resistenza romana.

L'armistizio dell'8 settembre 1943 e la conseguente rapida e brutale reazione dell'esercito tedesco in Italia avevano provocato una catastrofe della struttura politica, amministrativa, civile e militare italiana; in pochissimi giorni la Wehrmacht aveva occupato gran parte della penisola e aveva disarmato e catturato centinaia di migliaia di soldati dell'esercito italiano[2]. Il re Vittorio Emanuele III e il capo del governo, maresciallo Pietro Badoglio, avevano abbandonato in tutta fretta Roma e avevano cercato riparo a Brindisi. I dirigenti italiani contavano soprattutto sull'aiuto degli Alleati del generale Dwight Eisenhower che fin dal 3 settembre 1943 erano passati in Calabria e il 9 settembre sbarcarono in forze a Salerno. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche nell'Italia centro-meridionale, era riuscito con grande abilità a controllare la situazione; gli anglo-americani sbarcati a Salerno vennero bloccati e subirono forti perdite, e i tedeschi effettuarono una ritirata metodica a nord di Napoli[3]. Contemporaneamente il feldmaresciallo tedesco fu in grado entro l'11 settembre 1943 di occupare anche Roma superando la sporadica e confusa resistenza di alcuni reparti militari e di gruppi di civili[4].

Un carro pesante tedesco Panzer VI Tiger di fronte al Vittoriano al centro di Roma nel febbraio 1944.

Nonostante dubbie promesse al generale Carlo Calvi di Bergolo di considerare Roma città aperta, il feldmaresciallo Kesselring prese rapidamente misure draconiane per assicurare il controllo tedesco della capitale; con l'ordinanza affissa sui muri della città la sera dell'11 settembre 1943 il comandante tedesco dichiarava che la città era "territorio di guerra" sottoposta alle leggi tedesche di guerra, che "ogni sciopero era proibito", che eventuali resistenti sarebbero stati "giudicati e fucilati con giudizio sommario"; il feldmaresciallo affermava che egli era "deciso ad assicurare la calma e la disciplina"[5]. In breve tempo, mentre l'esercito tedesco riusciva progressivamente ad arrestare l'avanzata alleata sulla linea dei fiumi Garigliano, Liri e Sangro, sulla cosiddetta Linea Gustav, la struttura di occupazione e repressione nazista si organizzò a Roma con la collaborazione delle autorità politico-militari collaborazioniste della Repubblica Sociale Italiana. Il controllo tedesco sulla capitale fu coordinato dal "comandante della città di Roma", prima il generale Rainer Stahel e poi il generale Kurt Mälzer, dal responsabile della missione diplomatica, Eitel Friedrich Möllhausen, dal capo della polizia e delle SS a Roma, maggiore Herbert Kappler[6].

In un'atmosfera cupa di miseria, repressione e violenza, la popolazione romana dovette subire il duro regime di occupazione; il 16 ottobre 1943 avvenne la grande operazione di rastrellamento e deportazione degli ebrei romani senza che il papa Pio XII e le autorità vaticane, ancora concentrate su una politica di equidistanza e di ricerca di un accordo tra anglo-americani e tedeschi in funzione anticomunista, potessero intervenire con qualche risultato concreto[7]. Le prime attività della Resistenza romana e di numerosi agenti segreti intralciarono il controllo nazifascista della capitale ma le speranze di una rapida liberazione con l'arrivo degli Alleati svanirono nel mese di novembre 1943[8].

Soldati tedeschi in via Rasella immediatamente dopo l'attentato

Ala fine del mese divenne chiaro che a causa delle difficoltà del territorio, dell'inclemente clima autunnale e soprattutto della tenace e abile difesa delle truppe tedesche del feldmaresciallo Kesselring, le forze alleate non avrebbero potuto superare in breve tempo le posizioni della linea Gustav imperniate sulla posizione strategica di Cassino[9]. Il generale Mark Wayne Clark era il comandante della 5ª Armata americana che era sbarcata a Salerno il 9 settembre 1943 e aveva affrontato duri e sanguinosi combattimenti per avanzare di poche decine di chilometri oltre il Volturno. Il generale, risoluto e ambizioso, era assolutamente determinato a conquistare Roma a tutti i costi ed emulare Belisario, l'unico conquistatore della città avanzando da sud; nonostante i fallimenti dell'autunno, egli era completamente concentrato su questo obiettivo e provava risentimento e un'accesa rivalità con i generali britannici a cui attribuiva la volontà di sottrargli la gloria di entrare per primo con le sue truppe a Roma[10]. Il generale Clark aveva anche scarsa fiducia in Winston Churchill che apparentemente era l'unico dei Tre Grandi favorevole a proseguire la campagna d'Italia, ma che egli riteneva soprattutto impegnato a favorire l'esercito britannico a scapito della sua armata[11].

Il 22 gennaio 1944, per superare la logorante situazione di stallo sulla linea Gustav, gli alleati, su iniziativa principalmente di Churchill, sbarcarono a Anzio senza incontrare molta resistenza; nelle prime ore sembrò che la strada fosse aperta per un'avanzata rapida fino a Roma; nella città, tra la popolazione e all'interno dei gruppi della Resistenza si diffuse l'euforia e l'attesa di un imminente liberazione; si prepararono piani per un'insurrezione[12]. In realtà in breve tempo la situazione cambiò completamente; le truppe anglo-americane sbarcate invece di avanzare rimasero ferme per consolidare la testa di ponte e diedero tempo al feldmaresciallo Kesselring di far affluire potenti forze di riserva e contrattaccare; l'apparato repressivo nazifascista a Roma entrò in azione e colpì duramente i gruppi di Resistenza[13].

Mentre i contrattacchi tedeschi ad Anzio furono alla fine respinti dalle truppe anglo-americane che tuttavia rimasero bloccate per mesi nell'angusta testa di ponte bersagliata dall'artiglieria nemica, fallirono invece completamente i tentativi del generale Clark di sfondare la linea Gustav. Le offensive alleate del gennaio e del marzo 1944 contro il caposaldo di Cassino terminarono con costosi insuccessi[14]. Durante questa fase di logoramento dei combattimenti sul fronte, la Resistenza romana cercò di reagire alla repressione e sferrò l'attacco più duro all'occupante tedesco con il sanguinoso attentato di via Rasella del 23 marzo 1944 che scatenò la durissima rappresaglia delle fosse Ardeatine, pretesa immediatamente da Hitler e approvata dal feldmaresciallo Kesselring, dal generale Eberhard von Mackensen e dal generale Mälzer[15].

Operazione Diadem[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di aprile 1944 il generale Clark, fortemente scosso dopo i ripetuti insuccessi, ritornò in segreto negli Stati Uniti dove rimase per due settimane; i dirigenti americani illustrarono al generale la prevista pianificazione alleata: l'operazione Overlord, il grande sbarco in Francia, era previsto per il 5 giugno e sarebbe stato propagandisticamente importante che prima di quella data le truppe americane fossero riuscite a liberare Roma. Il generale Clark, sempre deciso anche per ambizione personale a conquistare la Città Eterna, ritornò in Italia risoluto a sferrare una nuova offensiva. Contemporaneamente anche Winston Churchill e il generale Harold Alexander, comandante di tutte le forze alleate in Italia, erano intenzionati a riprendere le operazioni contro la linea Gustav; essi miravano ad ottenere un grande successo strategico e continuare la campagna in Italia, evitando possibilmente lo sbarco previsto in Provenza, ritenuto inutile e dispendioso. Durante la primavera numerose divisioni fresche anglo-americane arrivarono al fronte mentre il generale John Harding, capo di stato maggiore del generale Alexander, pianificò la nuova offensiva, denominata in codice operazione Diadem[16].

Il progetto studiato dal generale Harding prevedeva di trasferire in segreto sul fronte di Cassino gran parte dell'8ª Armata britannica del generale Oliver Leese che avrebbe dovuto svolgere il compito principale nella grande offensiva; l'armata del generale Leese costituita da 300.000 soldati britannici, canadesi, neozelandesi, indiani e polacchi, avrebbe attaccato lungo la valle del Liri. La 5ª Armata del generale Clark con 170.000 soldati del II corpo d'armata del generale Geoffrey Keyes e del Corpo di spedizione francese del generale Alphonse Juin si sarebbe concentrata in un settore ristretto di soli 32 chilometri a sud di Cassino e avrebbe attaccato tra la costa tirrenica e il terreno montuoso dei monti Aurunci. Nella testa di ponte di Anzio il VI corpo d'armata del generale Lucian K. Truscott, rinforzato con nuove divisioni, in un secondo momento sarebbe passato all'offensiva in direzione dei colli Albani per intercettare le linee di ritirata dei tedeschi[17].

Arrivo delle truppe americane del generale Clark[modifica | modifica sorgente]

Dopo la conquista di Cassino e l'Operazione Shingle dalla testa di ponte di Anzio il comandante tedesco, feldmaresciallo Albert Kesselring, mise in atto un ripiegamento delle sue forze sulla linea gotica, abbandonando così Roma, che l'Italia aveva proclamato da tempo città aperta, ma che i tedeschi avevano continuato ad usare come sede di comandi e di truppe e come nodo di comunicazioni e trasporti.

La città fu infine liberata dalla 5ª Armata statunitense, proveniente da Anzio.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La liberazione della capitale ebbe degli effetti sul Regno del Sud, essendo già terminata dal febbraio 1944 come in quasi tutto il resto dell'Italia sotto controllo Alleato la subordinazione all'AMGOT, Amministrazione militare alleata dei territori occupati[18]. Il re Vittorio Emanuele III nominò suo figlio Umberto Luogotenente del regno e si ritirò a vita privata. Umberto si insediò al Quirinale e su proposta del Comitato di Liberazione Nazionale affidò l'incarico di formare il nuovo governo ad Ivanoe Bonomi, anziano leader politico già presidente del consiglio prima dell'avvento del fascismo. Con il governo Bonomi Salerno divenne a tutti gli effetti "Capitale" del Regno d'Italia e non solo del momentaneo Regno del Sud.

L'operazione Diadem si concluse con il successo alleato e la liberazione di Roma, che ebbe un indubbio significato simbolico e politico, ma non raggiunse risultati decisivi dal punto di vista strategico; i tedeschi persero circa 10.000 uomini ed ebbero 20.000 prigionieri ma anche le forze di Alexander subirono perdite elevate (18.000 americani, 14.000 britannici e 10.000 francesi), senza riuscire a distruggere le due armate del feldmaresciallo Kesselring che ripiegarono con ordine a nord di Roma rimanendo coese. Inoltre, a causa delle scelte strategiche fondamentali della dirigenza politico-militare alleata, Alexander dovette rinunciare ai suoi piani per sfruttare la vittoria con un'ambiziosa marcia verso l'Italia nord-orientale e l'Austria: i capi americani si opposero a questo progetto e imposero l'esecuzione entro il 15 agosto 1944 della già programmata operazione Anvil, che prevedeva uno sbarco in Francia meridionale con truppe che sarebbero state sottratte a Clark. I generali Truscott e Juin lasciarono il fronte italiano e tre divisioni americane e quattro francesi vennero ritirate per preparare lo sbarco in Provenza; Alexander dovette rinunciare anche a buona parte delle forze aeree di appoggio tattico[19].

Il generale britannico poté quindi riprendere l'avanzata a nord di Roma fin dal 5 giugno 1944, ma le sue forze si indebolirono progressivamente a causa della partenza delle divisioni franco-americane; inoltre l'offensiva alleata venne condotta con insufficiente determinazione e diede modo all'alto comando tedesco di riorganizzare le sue forze con l'afflusso di quattro nuove divisioni provenienti da altri fronti[20]. Kesselring riuscì ancora una volta a controllare la situazione ed evitare una disfatta irreversibile, conducendo con notevole abilità la ritirata combattuta delle sue truppe attraverso l'Italia centrale grazie all'elevato spirito combattivo dei suoi soldati e ad alcuni errori alleati: in particolare nelle sue memorie il feldmaresciallo ha evidenziato come gli anglo-statunitensi non impegnarono a fondo l'aviazione, non effettuarono sbarchi per aggirare le sue forze e non coordinarono l'avanzata con le attività dei partigiani italiani nelle retrovie del fronte tedesco[21]. Kesselring ripiegò con ordine prima verso il lago di Bolsena e poi sulla nuova linea del lago Trasimeno, la cosiddetta linea Albert; il feldmaresciallo riuscì a convincere Hitler a rinunciare a una resistenza a oltranza per evitare nuove perdite e a continuare una difesa elastica per guadagnare tempo[22].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b R. Katz, Roma città aperta, p. 327.
  2. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, pp. 214-220.
  3. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, pp. 221-228.
  4. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 62-68.
  5. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 68-70.
  6. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 75-77.
  7. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 130-148.
  8. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 149-161.
  9. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, pp. 229-230.
  10. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 92-93.
  11. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 172-173.
  12. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 182-193.
  13. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 189-192 e 195-197.
  14. ^ E. Morris, La guerra inutile, pp. 320-343.
  15. ^ R. Katz, Roma città aperta, pp. 246-302.
  16. ^ E. Morris, La guerra inutile, pp. 352-353 e 359.
  17. ^ E. Morris, La guerra inutile, pp. 359-361.
  18. ^ World War II: An Encyclopedia of Quotations, pag. 375
  19. ^ Hart 2009, pp. 754-755.
  20. ^ Hart 2009, pp. 755-756.
  21. ^ Kesselring, pp. 246-248.
  22. ^ Kesselring, pp. 248-249.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]