Battaglia di Montecassino

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Coordinate: 41°29′24″N 13°48′50″E / 41.49°N 13.813889°E41.49; 13.813889

Battaglia di Montecassino
Rovine della città di Cassino dopo la battaglia
Rovine della città di Cassino dopo la battaglia
Data 17 gennaio 1944 - 19 maggio 1944
Luogo Montecassino
Esito vittoria Alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
80.000 tedeschi, 1.500 italiani inizialmente 105.000 uomini
Perdite
ignote, forse 20.000 o più circa 115.000 perdite,[2][3] di cui 90.000 della Quinta Armata.[4]
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Con battaglia di Montecassino si fa riferimento ad una serie di quattro battaglie combattute, durante la campagna d'Italia nella seconda guerra mondiale.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di Montecassino e Operazione Shingle.

Le forze alleate avevano l'intenzione di fare breccia nella Linea Gustav, assediare Roma e collegarsi con le forze alleate che rimanevano confinate nella zona di Anzio, dopo l'operazione Shingle.

Il teatro delle operazioni, che impegnò i due eserciti dal gennaio al maggio del 1944, comprendeva la città di Cassino, la valle del Liri e i rilievi che portano all'Abbazia di Montecassino, per un'area di 20 km².

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Prima battaglia di Montecassino[modifica | modifica wikitesto]

La prima battaglia iniziò il 12 gennaio 1944 e si protrasse fino al 12 febbraio e si svolse su due direttrici: nel primo tentativo di sfondare il fronte sul fiume Gari gli Alleati condussero due attacchi diversivi sui fianchi, mentre l'attacco principale fu condotto al centro.

Alle 6,30 del 12 gennaio forze della France libre (Divisione marocchina di Dody e 3 Divisione algerina) attaccarono a nord della strada Colli a Volturno-Atina, ma vennero respinte alle pendici del monte Santa Croce; altre forze francesi, invece, riuscirono a conquistare monte Monna Casale. Tra il 13 e il 15 gennaio vennero occupate Acquafondata e Sant'Elia Fiumerapido. Sempre il 15 gennaio la 36ª Divisione di fanteria USA conquistò il monte Trocchio. Il 16 gennaio truppe marocchine della France libre lanciarono un nuovo attacco per la conquista del monte Santa Croce ma non riuscirono ad espugnare le posizioni tedesche. Così l'attacco si esaurì intorno al 17 gennaio.

Montecassino, gennaio 1944: tentativo di riparazione di un panzer tedesco

Sull'altro fianco, il 17 gennaio venne lanciato un attacco, preceduto da un fuoco d'artiglieria durato quattro ore, da parte delle forze britanniche: il piano inglese prevedeva che la 5ª Divisione di fanteria conquistasse Minturno e si spingesse poi lungo la direttrice della valle dell'Ausente, al centro dello schieramento, invece, la 56ª Divisione di fanteria doveva conquistare il caposaldo di Castelforte, e a destra la 46ª Divisione di fanteria doveva assicurarsi una testa di ponte sulla riva opposta del Garigliano.

La 5ª Divisione riuscì ad avere facile ragione delle forze della 94ª Divisione di fanteria tedesca, conquistando i paesi di Minturno e Tufo, e assicurando, il 18 gennaio, una testa di ponte abbastanza sicura e consolidata. Gli attacchi della 56ª Divisione inglese riuscirono ad avere ragione delle truppe tedesche.
Invece l'operazione della 46ª Divisione, impegnata ad attraversare il fiume con barchini d'assalto fallì miseramente per la forte corrente del Garigliano. Solo due battaglioni riuscirono a guadare il fiume, ma i tentativi di creare un ponte non riuscirono e il mattino dopo l'operazione fu annullata.

Nel contempo il Generalfeldmarschall Albert Kesselring, comandante in capo delle forze tedesche in Italia, iniziò a far affluire forze nella zona di Cassino, in particolare la 1. Fallschirmjäger-Division del General der Fallschirmtruppe Richard Heidrich. Il 20 gennaio i tedeschi riuscirono a respingere la 56ª Divisione inglese oltre Castelforte. Quella stessa sera, dopo un intenso fuoco di preparazione, la 36ª Divisione "Texas" attaccò le posizioni tenute dalla 15. Panzergrenadierdivision intorno al punto chiave del paese di Sant'Angelo in Theodice: i tedeschi trincerati sull'altra riva del fiume Rapido, falcidiarono i soldati americani intenti a guadare il torrente; dopo 48 ore di accaniti combattimenti le truppe americane che avevano perso 1.700 uomini tra morti, feriti e dispersi, furono costrette a ripiegare; la battaglia del fiume Rapido si concluse quindi con una pesante sconfitta americana.

Sempre il 22 gennaio, ad Anzio, sbarcarono truppe alleate con l'obiettivo di aggirare la Linea Gustav di giungere a Roma, provocando in tal modo il collasso del sistema difensivo tedesco. Gli Alleati, dopo aver stabilito una testa di ponte, non riuscirono tuttavia a progredire.

Il 24 gennaio le truppe francesi iniziarono l'attacco per la conquista del monte Cairo. Quella stessa sera iniziarono l'attacco al monte Cifalco, un'altura che dominava la valle formata dal torrente Secco e la zona di Sant'Elia: a prezzo di gravi perdite, e di sanguinosi corpo a corpo, nel pomeriggio del 25 gennaio riuscirono a conquistare la vetta del monte Belvedere, tappa intermedia verso il massiccio del Cairo. Sempre il 25 gennaio la 34ª Divisione USA tentò di stabilire una nuova testa di ponte oltre il fiume Rapido, inutilmente.

Verso la fine di gennaio i tedeschi passarono al contrattacco, riconquistando monte Belvedere. Questo successo venne però vanificato dall'occupazione di Caira, oltre il Rapido; la battaglia continuò nei giorni successivi, in pessime condizioni ambientali, e con il solo obiettivo di conquistare singole colline.

Il 2 febbraio avanguardie americane raggiunsero la periferia di Cassino, e il giorno successivo tentarono di entrare in città, venendo però fermati dalle difese tedesche. Il 6 febbraio il 168º Reggimento di fanteria americana tentò di conquistare il monte dove sorgeva l'Abbazia benedettina, venendo però fermato da un fuoco micidiale. Lo stesso giorno, invece il 135º Reggimento di fanteria americana riuscì a rioccupare il monte Calvario. Il 7 febbraio la postazione venne riconquistata dai tedeschi, i quali vennero sloggiati, il 9 febbraio dalle truppe americane, gli scontri si conclusero solo il 10 febbraio quando il 3º Fallschirmjäger-regiment della 1ª Divisione paracadutisti riprese definitivamente il monte.

L'11 febbraio venne lanciato un nuovo attacco in direzione dell'Abbazia, ma le truppe del Commonwealth (2ª Divisione neozelandese e 4ª Divisione indiana) riuscirono ad avanzare di soli 300 metri sotto una tempesta di neve e di fuoco nemico: la "prima battaglia di Montecassino" era terminata con un netto successo difensivo tedesco.

Seconda battaglia (il bombardamento di Montecassino)[modifica | modifica wikitesto]

Paracadutisti tedeschi a Montecassino

Essa fu, di fatto, la continuazione della prima, ma dalle posizioni avanzate appena sotto l'abbazia e alla periferia della cittadina di Cassino. Il piano consisteva in una manovra a tenaglia da nord e da sud della città, essa doveva coinvolgere i corpi neozelandesi e indiani. Gli indiani, molto più abituati ai terreni pesanti degli americani, trovarono pure infinite difficoltà ad avanzare sulla montagna e di fatto si bloccarono ai piedi dell'abbazia.

I comandi alleati si resero conto dell'impossibilità di prendere il Monastero in quelle condizioni. In questo contesto, tra il 5 e il 15 febbraio maturò una delle decisioni più controverse dell'intero conflitto: il "bombardamento di Montecassino", suggerito dal comandante della 4ª divisione indiana Francis Tuker.

La cittadina di Cassino sotto i bombardamenti Alleati (15 febbraio)

La questione chiave, a cui gli alleati risposero affermativamente era se il Monastero fosse, o no, occupato dai tedeschi. In effetti non lo era,[5] ma questo lo si scoprì solo dopo. Lo stesso Generale Mark Wayne Clark, che dette l'ordine, a posteriori ammette che fu un tragico errore di tattica militare - oltre che una vergogna dal punto di vista morale - che rese poi tutto il lavoro più difficile. Infatti, come fece notare, in una sua monografia, lo storico di Harvard Herbert Bloch, il bombardamento non fu solo un'operazione inutile ma anche estremamente dannosa dal punto di vista strategico: Bloch sosteneva che le macerie del bombardamento, occupate subito dai tedeschi, avevano offerto un prezioso riparo, che consentì loro di tenere a lungo quella posizione, dalla quale poterono bersagliare le truppe alleate, infliggendo gravissime perdite a chiunque tentasse di superare la linea Gustav[6].

Tra l'altro, fra le autorità ecclesiastiche e quelle italo-tedesche vi fu un accordo secondo cui i soldati avrebbero potuto stare all'esterno dell'Abbazia, ma nessuno sarebbe potuto entrare. Infatti, i soldati che stavano nel perimetro non erano lì a far la guardia a un'eventuale guarnigione all'interno della struttura, ma sorvegliavano affinché nessun militare facesse l'errore di entrare all'interno del Monastero, oltre che coadiuvare il lavoro di messa in sicurezza dei beni artistici.

Paracadutisti tedeschi all'interno del chiostro dopo la distruzione del monastero

Il 15 febbraio l'aviazione rase al suolo Montecassino in un bombardamento che durò per tutta la mattinata. In questo bombardamento trovarono la morte numerosi civili che avevano cercato rifugio all'interno dell'abbazia, mentre all'esterno furono uccisi dalle bombe numerosi soldati tedeschi e quaranta soldati della divisione indiana.[7]. Inoltre all'operazione, che avrebbe dovuto vedere in azione pochi bombardieri, come richiesto da Clark, parteciparono invece più di duecento velivoli per l'intenzione dei Comandi Alleati di approfittare dell'occasione per sperimentare una nuova strategia di bombardamento con mezzi ad alta quota su di un obiettivo puntiforme.

Il giorno dopo, nonostante la distruzione, gli attacchi dei neozelandesi e degli indiani fallirono per via di alcuni errori. Prima di tutto il raid aereo, previsto per il 16 ma anticipato al 15 di febbraio per il miglioramento delle condizioni meteorologiche, non venne loro riportato, causando rallentamenti nella loro entrata in azione. In secondo luogo, quando gli indiani entrarono nella zona di combattimento di prima linea, dando il cambio agli americani, si resero conto che la collina Quota 593, soprannominata Monte Calvario, che distava poco più di un chilometro dall'Abbazia, non era in mano alleata come invece avevano riferito gli americani, bensì saldamente presidiata dai tedeschi, che potevano dunque controllare le vie per raggiungere Montecassino e respingere l'avanzata delle truppe alleate. Ciò permise ai reparti tedeschi di impadronirsi delle rovine dell'Abbazia, che offrivano un riparo perfetto (dato che l'Abbazia era rasa al suolo, l'accordo di fatto aveva perso d'efficacia). Infatti qualsiasi esperto di guerra urbana può confermare come una casa, o una struttura in generale, può rivelarsi una trappola, mentre le sue macerie costituiscono un riparo ideale.

Un analogo attacco portato in serata dal 28º battaglione contro la città di Cassino riuscì a penetrare fino a conquistare la stazione ferroviaria, ma il giorno dopo i soldati furono respinti sulle posizioni precedenti da un contrattacco tedesco.

La "seconda battaglia di Montecassino" era finita.

Terza battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle cinque settimane precedenti gli Alleati non erano riusciti a compiere grandi miglioramenti: avevano il fianco sinistro sulla sponda occidentale del Garigliano e avevano creato un profondo saliente nel fronte tedesco a nord di Cassino, ma non erano riusciti ad occupare la città e il monte dell'Abbazia di Montecassino che erano ancora in mani tedesche.

Gli Alleati fecero ruotare le loro truppe e l'esausto 2º Corpo statunitense venne sostituito dalla forze della France libre e dal Corpo d'armata neozelandese. Anche i tedeschi, il 20 febbraio, trasferirono la 90. Panzergrenadierdivision con la 1ª Divisione paracadutisti nel settore che comprendeva la città di Cassino, la collina del monastero e il monte Cairo; a nord di queste postazioni si trovava la divisione "Hoch und Deutschmeister" che difendeva la posizione chiave di Terelle.

A partire dalle 8,30 del 15 marzo 1944, ondate di bombardieri alleati rasero completamente al suolo la cittadina di Cassino, che era già stata gravemente danneggiata dai precedenti combattimenti: 575 bombardieri pesanti e medi e 200 cacciabombardieri scaricarono 1.250 tonnellate di bombe sull'abitato. Anche questa volta la precisione dell'aviazione alleata lasciò a desiderare: alcune bombe vennero lanciate sul Quartier generale dell'Ottava Armata britannica e sull'artiglieria neozelandese causando 75 morti e 250 feriti; senza contare le perdite tra la popolazione civile italiana. Inoltre sempre nello stesso giorno prima di bombardare Cassino e l'abbazia, gli Alleati bombardarono la città di Venafro per un fatale errore che costò la vita a centinaia di persone, tra civili e soldati anche alleati.

Alle 12,30 iniziò il fuoco d'artiglieria: dopo due ore 746 cannoni avevano sparato 200.000 proiettili sulla città e sulla collina. Una volta terminato le truppe neozelandesi e indiane si lanciarono all'attacco, venendo però subito bloccate da una tenace resistenza tedesca: alla sera le truppe alleate erano penetrate meno di 200 metri fra le macerie della città, che nel frattempo si era trasformata in un'immensa barriera anticarro. Nei giorni successivi cruenti combattimenti tra le truppe indiane (tra i quali i Gurkha) e neozelandesi vennero bloccati dalla tenace resistenza dei paracadutisti tedeschi (che per questo vennero soprannominati "Diavoli verdi" dagli stessi Alleati) arroccati fra le rovine del Monastero.
L'unico successo ottenuto riguardò la conquista del colle del castello. Il 17 marzo i reparti britannici continuarono una lenta conquista della città che però si bloccò presto giunta nei pressi del munitissimo caposaldo tedesco costituito presso le rovine dell'hotel Continental e dell'Hotel des Roses.[8] Il 21 marzo un ultimo assalto si infranse sulle difese dell'Hotel Continental che rimase in mani tedesche nonostante i numerosi attacchi del 21º Battaglione neozelandese.[9]

Il 22 marzo, dopo l'ennesimo inutile assalto alleato, il Generale Alexander decise di sospendere ogni azione. Anche la terza battaglia si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Le perdite tedesche erano però state pesanti: la 1. Fallschirmjäger Division era ridotta a una forza che andava dai 40 ai 120 uomini per battaglione. Anche gli Alleati avevano sofferto gravi perdite, con le truppe neozelandesi, indiane e inglesi che avevano perso 2.400 uomini in meno di nove giorni di battaglia.

Di fronte a questa situazione, Harold Alexander decise di aspettare la buona stagione prima di lanciare l'attacco finale alla Linea Gustav, in modo da prepararlo perché non potesse fallire.

Quarta battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La cosiddetta Quarta battaglia di Montecassino, nota anche come "Operazione Diadem", venne combattuta dal II Corpo d'Armata polacco del Generale Władysław Anders (11-19 maggio). Il primo assalto (11-12 maggio) portò gravi perdite ma il 16 maggio permise all'Ottava armata britannica del generale Sir Oliver Leese di irrompere tra le linee tedesche nella valle del fiume Liri e per la prima volta di insediare presidi sotto il Monastero.

La bandiera polacca sventola sulle rovine di Cassino

Il secondo assalto (17-19 maggio), compiuto a scapito di un prezzo immenso da parte delle truppe polacche, non sortì l'effetto voluto, e nonostante i tedeschi barcollassero e avendo ormai la metà degli operativi dall'inizio degli assalti riuscirono ancora una volta a respingere l'attacco polacco. Però sapendo che le divisioni marocchine avevano sfondato le linee poco più a sud evitarono di essere accerchiati e dovettero ritirarsi. Nelle prime ore del mattino del 18 maggio una pattuglia di ricognizione di Polacchi del 12º reggimento lancieri si arrampicò sulle rovine dove innalzò la bandiera polacca.

La cattura di Cassino permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l'avanzata verso Roma, che cadde il 4 giugno 1944 pochi giorni prima dello Sbarco in Normandia. L'operazione "Diadem" costò 18.000 perdite agli americani, 14.000 agli inglesi e 11.000 ai tedeschi.

Gli stupri e le violenze sulla popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Goumiers e Marocchinate.

Dopo i combattimenti si verificò un feroce stupro di massa a opera dei Goumier, soldati marocchini e algerini ai quali il generale francese Alphonse Juin aveva concesso assoluta libertà di comportamento per 50 ore, come premio per aver sfondato il fronte difensivo tedesco.[10] I goumiers commetteranno stupri, assassinii, furti e violenze di ogni genere soprattutto a danno di donne, bambini e sacerdoti passati alla storia con il nome di Marocchinate.[11][12]

Ancora oggi nessun tribunale internazionale si è interessato della vicenda e nessuno dei militari responsabili è stato sottoposto a giudizio come criminale di guerra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gli Uomini della RSI: EDOARDO SALA
  2. ^ http://www.thehistorychannel.co.uk/site/tv_guide/full_details/Conflict/programme_3417.php
  3. ^ The Battle of Monte Cassino (second phase)
  4. ^ Jordan, D, (2004), Atlas of World War II. Barnes & Noble Books, p. 91
  5. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.55: "I nazisti, per proteggere il venerabile edificio, avevano dichiarato "zona neutrale" una fascia di trecento metri intorno ad esso e avevano ordinato che non vi entrasse nessuna delle loro truppe. Tuttavia, a mano a mano che il combattimento si faceva più vicino, la zona si restringeva, fino a quando von Senger diede ordine di costruire postazioni proprio a ridosso delle mura"
  6. ^ Mariano Dell'Omo, In Memoriam. Herbert Bloch (1911-2006) storico del medioevo cassinese, in «Benedectina. Rivista del Centro storico benedettino italiano», 53 (2006), pp. 517-23
  7. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.56: "La mattina del 15 febbraio, 142 bombardieri pesanti e 114 medi distrussero l'antica abbazia di Montecassino. Le potentissime bombe sganciate sul venerabile edificio lo ridussero a un cumulo di macerie. Il massiccio bombardamento a tappeto uccise un gran numero di civili che avevano cercato rifugio nel monastero e ancor più numerosi tedeschi nelle postazioni sui colli circostanti, oltre a quaranta uomini della divisione indiana nei loro rifugi lungo il fianco della montagna. Il monastero non esisteva più, e con lui finirono tutte le restrizioni: ora su Montecassino poteva scendere la guerra totale"
  8. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Puplishing, 2009, pag.70: "In città il 25º Battaglione era riuscito a fare qualche progresso con l'appoggio dei carri armati del 19º Reggimento corazzato, riuscendo ad avvicinarsi all'Hotel Continental, dove fu però costretto a fermarsi perché le truppe del generale Heidrich avevano creato un temibile caposaldo intorno alle rovine di questo edificio e dell'Hotel des Roses, e non ne sarebbero state sloggiate."
  9. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.72: "L'Hotel Continental rimase ancora ben saldo in mano tedesca, respingendo i numerosi tentativi di prenderlo portati dal 21º Battaglione neozelandese, ora ingaggiato in battaglia."
  10. ^ Vasco Ferretti, Kesselring, Mursia, 2009, pag. 97: Il carattere sistematico delle violenze e della sostanziale acquiescenza degli ufficiali francesi che erano al loro comando conferma che essi ubbidivano a disposizioni superiori in base alle quali ai goumiers marocchini era stata accordata "mano libera", o "carta bianca" che dir si voglia nei confronti della popolazione civile italiana nel presupposto che tali truppe erano state reclutate "mediante un patto che accordava loro il diritto di preda e di saccheggio". La discriminante etica e giudiziaria tra vincitori e vinti in questo caso risulta molto evidente."
  11. ^ ACS-MI, Gab 1944-46, b, 27, f. 2097. Nota 13.9.44. Assistenza alle donne violentate dai marocchini nelle province di Latina e di Frosinone
  12. ^ ACS-PCM, Gab 1944-47, n. 10270, f. 19-10, Nota del comando generale dell'Arma dei carabinieri alla presidenza del Consiglio dei ministri dell'Italia liberata, "nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo e Sgurgola, paesi nei quali si ebbero stupri, omicidi, furti, rapine, saccheggi di abitazioni poi devastate e incendiate e dove vennero violentate, spesso ripetutamente, donne, ragazze e bambine da soldati in preda a sfrenata e sadica esaltazione sessuale, costringendo più volte a forza genitori e mariti ad assistere a tale scempio"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Ficarra, Cassino, 1944. Un'abbazia all'inferno, 2002 ISBN 88-7133-512-0
  • Fred Majdalany, Cassino, ritratto di una battaglia Mondadori oscar storia 2003
  • Frido von Senger und Etterlin: La guerra in Europa, Longanesi & C., Milano 2002, ISBN 88-304-1954-0
  • Gerhard Muhm, La tattica tedesca nella campagna d'Italia, in Linea gotica avamposto dei Balcani, a cura di Amedeo Montemaggi - Edizioni Civitas, Roma 1993 (L'Archivio "storia - history" estratto)
  • Gerhard Muhm, German Tactics in the Italian Campaign
  • Matthew Parker, Montecassino 15 gennaio-18 maggio 1944. Storia e uomini di una grande battaglia, Il Saggiatore, 2004.
  • Bond Harold L., Inferno a Cassino. La battaglia per Roma,Ugo Mursia Editore,2006, p. 274
  • Walter Nardini, Cassino. Fino all'ultimo uomo,Ugo Mursia Editore,2008, p. 296
  • Tancredi Grossi, Il Calvario di Cassino, Libreria Lamberti, 1976, p. 203
  • Luciano Garibaldi, "Gli eroi di Montecassino" Storie dei polacchi che liberarono l'Italia, Oscar Mondadori, 2013, p. 175

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