Sturmgeschütz III

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Sturmgeschütz III Ausf.F
StuG III F/8 esposto al Museo Militare di Belgrado
StuG III F/8 esposto al Museo Militare di Belgrado
Descrizione
Tipo cannone d'assalto
Equipaggio 4
Data entrata in servizio 1940
Data ritiro dal servizio 1945
Utilizzatore principale Germania Germania
Altri utilizzatori vedi utilizzatori
Esemplari 9,408 StuG III
Costo unitario 82.500 RM
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,38 m
Larghezza 2,9 m
Altezza 1,95 m
Peso 19,6 t
Propulsione e tecnica
Motore Maybach HL 120TR a benzina
Potenza 296 hp
Rapporto peso/potenza 14,5
Trazione su cingoli
Sospensioni A barre di torsione e ammortizzatori
Prestazioni
Velocità 30 km/h
Autonomia 155 km
Pendenza max 30%
Armamento e corazzatura
Armamento primario cannone 7,5 cm StuK L/24 + 54 colpi
Armamento secondario mitragliatrice MG 34 + 600 colpi
Corazzatura frontale 80 mm
Note I dati sono riferiti al modello StuG III Ausf. A

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Lo Sturmgeschütz III (cannone d'assalto su scafo Panzer III) fu uno dei tanti mezzi cingolati prodotto nel corso della seconda guerra mondiale dai tedeschi. L'installazione dell'armamento principale in casamatta anziché in una torretta girevole, benché rendesse il sistema d'arma meno efficace di un carro armato, rendeva il veicolo di più facile produzione e più economico. L'idea del cannone d'assalto venne concepita dal colonnello (poi generale) von Manstein nel 1935 come modo di fornire appoggio di artiglieria ravvicinato alle unità di fanteria per l'eliminazione di ostacoli non protetti (per esempio: nidi di mitragliatrici, fortini, armi controcarro, ecc.), quindi originariamente gli Sturmgeschütz non erano destinati ad impegnare i carri armati. Nel corso della guerra l'impiego tattico degli Sturmgeschütz venne modificato, ed a partire dal 1942, oltre all'appoggio delle fanteria furono impiegati come cacciacarri, lasciando il compito esclusivamente di appoggio alla fanteria agli Sturmhaubitze 42 (obice d'assalto). Negli ultimi mesi della guerra, contrariamente al parere del generale Guderian, furono utilizzati tatticamente addirittura come carri armati.

Origine degli Sturmgeschütz[modifica | modifica sorgente]

In seguito allo sviluppo della concezione tattica di impiego dell'artiglieria come supporto ravvicinato per la fanteria, nel 1936 la Daimler-Benz ricevette la commessa per lo sviluppo e la produzione di un mezzo di supporto alla fanteria armato con una bocca da fuoco da 75 mm. Le specifiche prevedevano che

  • l'armamento avesse una gittata di almeno 6 chilometri;
  • la corazzatura frontale avesse uno spessore tale che non fosse perforabile da un proietto da 37 mm ad una distanza di 500 m;
  • fosse di peso e dimensioni contenuti (non avrebbe dovuto essere più alto di un uomo di statura media);
  • armamento tale da assicurare un'adeguata copertura alla fanteria e capacità di impegnare mezzi blindati.

La Daimler-Benz per realizzare il mezzo utilizzò lo scafo, le sospensioni ed il gruppo di rotolamento del carro PzKpfw III Ausf. E che aveva già in produzione.

Il mezzo[modifica | modifica sorgente]

Lo Sturmgeschütz III usava, come già detto, lo scafo, il treno di rotolamento e la motorizzazione del PzKpfw III, la parte superiore con l'anello di torretta era stata sostituita da una casamatta in cui era alloggiato l'armamento principale, il 7.5 cm StuK L/24 (Cannone d'assalto 75/24 usando la terminologia italiana, notare che, sempre secondo la terminologia italiana, la bocca da fuoco sarebbe stata classificata come obice e non come cannone). Nella prima versione il mezzo era privo di armamento secondario. L'equipaggio alloggiava nella casamatta, in cui entrava da due ampi portelloni posti posteriormente sul cielo della casamatta stessa. Le sistemazioni generali erano quelle del PzKpfw III, con il motore posteriore e gli organi di trasmissione anteriori (davanti al compartimento di combattimento).

Lo sviluppo degli Sturmgeschütz III[modifica | modifica sorgente]

StuG III sul fronte italiano.

Lo Sturmgeschütz III passò senza modifiche dalla produzione di prototipi al primo modello operativo (Ausführung A), che fu distribuito quanto prima ai reparti operativi per avere un feedback. I primi esemplari lasciarono le catene di montaggio della Alkett ai primi di agosto del 1940. Tuttavia, già a novembre, dopo che erano stati elaborati i commenti sia sui prototipi (utilizzati operativamente in Francia) sia sul modello A, iniziò la produzione dell'Ausf. B. La principale differenza dall'Ausf. A era data dal nuovo sistema di sospensioni e dai cingoli, la cui larghezza era stata portata a 400 mm, ed utilizzando le componenti meccaniche del PzKpfw III Ausf. H. L'aumentata larghezza dei cingoli e l'aumento di potenza del motore (ora un Maybach HL 120 TRM) permisero di portare il peso del veicolo a 21,8 t, senza con questo ridurre, anzi aumentando, la sua mobilità su strada e fuori strada.

Nel 1941 iniziò la produzione dello StuG III Ausf. C, che fu seguito, con lievi modifiche, dai modelli D ed E, le commesse per la costruzione di questi veicoli passarono dalla Daimler Benz direttamente alla Alkett. La produzione di queste macchine proseguì fino all'autunno 1942, per un totale di circa 450 veicoli dei tre tipi.

Dopo la comparsa sul campo di battaglia dei T-34 sovietici fu chiaro che l'armamento dei veicoli corazzati dell'epoca doveva essere totalmente rivisto, e quindi che un pezzo come il 7,5 cm StuK L/24, con la sua bassa velocità iniziale, non poteva avere buon gioco contro i nuovi carri, quindi si assistette ad una corsa a installare sui veicoli tedeschi cannoni di maggiore potenza. Come era successo al Panzer IV, anche sullo StuG III fu installato un cannone da 75 mm lungo, capace di impegnare i carri russi, quindi sullo Sturmgeschütz 40 Ausf. F (questa divenne la nuova denominazione del mezzo) fu installato il cannone 7,5 cm StuK 40 L/43 (lo stesso cannone montato sui PzKpfw IV Ausf. F2 e G), questa arma aveva sia la capacità di impegnare fanterie con proiettili ad alto esplosivo, sia quella di impegnare veicoli corazzati con proiettili a carica cava. L'unica altra modifica apportata allo StuG III Ausf. E per passare a questa versione fu l'aggiunta di lamiere anteriori per aumentare la protezione, un grosso problema fu dato dal fatto che le munizioni per il cannone lungo erano più ingombranti di quelle del cannone corto, quindi nel nuovo modello fu necessario dedicare maggiore spazio alle riservette delle munizioni. Dato anche il maggior volume dei fumi di combustione, fu necessario aggiungere sul tetto della casamatta un ventilatore per estrarre i fumi dalla camera di combattimento. Questo veicolo fu costruito in 119 esemplari. Nonostante l'introduzione della corazzatura laminata gli StuG 40 Ausf. E erano scarsamente protetti, soprattutto lateralmente, quindi si decise di sostituire lo scafo base con quello del PzKpfw III Ausf. L, e, in occasione della riprogettazione totale che ne conseguì, il cannone fu sostituito con il 7,5 cm StuK 40 L/48, cioè lo stesso cannone montato sui PzKpfw IV Ausf. H e J. Con questo armamento lo StuG III fece un ulteriore (e definitivo) passo avanti nel suo impiego tattico, diventando praticamente un cacciacarri invece di un semovente d'appoggio della fanteria. Il nuovo modello, indicato come StuG 40 Ausf. F/8, aveva anche un nuovo motore, il Maybach HL 120TRM Ausf. A. L'altezza, pur restando estremamente contenuta, tuttavia passò a 2150 mm. La modifica dell'impegno tattico impose anche l'aggiunta di un armamento secondario (non necessario finché il veicolo doveva operare a stretto contatto della fanteria), quindi al veicolo fu assegnata in dotazione una MG 34, che, tuttavia, richiedeva per l'impiego che uno dei membri dell'equipaggio si sporgesse dal portellone superiore per poter sparare.

Sturmgeschütz III Ausf. G dell'Esercito Finlandese

Le necessità di spazio entro il vano di combattimento, sia per il personale, sia per le riservette delle munizioni (lo StuG 40 Ausf. F/8 aveva a bordo solamente 44 colpi), impose un nuovo studio per la casamatta, quindi questa fu allargata fino a comprendere le coperture dei cingoli, eliminando così, fra l'altro gran parte delle trappole per i colpi che esistevano sul mezzo, e spostando il ventilatore sulla piastra posteriore della camera di combattimento. Esternamente fu aggiunto un supporto per la mitragliatrice ed una piastra mobile per proteggere il servente. Il nuovo mezzo fu denominato Sturmgeschütz 40 Ausf. G e rappresentò il modello finale del mezzo, costruito in più di 7000 esemplari. L'unica modifica che fu portata al mezzo, senza però modificarne né la denominazione né le caratteristiche generali, fu la sostituzione del mantelletto del cannone, saldato e di forma prismatica, con la cosiddetta Saukopf (testa di scrofa), cioè una struttura fusa che assicurava maggiore omogeneità e riduceva le trappole per colpi.

La linea di sviluppo degli StuG III come cacciacarri aveva portato ad un'arma che non era più ottimizzata per l'impegno di bersagli scarsamente protetti, ma alla funzione controcarri. Per questo motivo fu necessario progettare un'arma che svolgesse la funzione tattica precedentemente svolta dai cannoni d'assalto, quindi sullo scafo dello StuG 40 Ausf F fu costruito un mezzo armato con l'obice 10,5 cm StuHb42 L/28 (Obice da 105/28), denominato Sturmhaubitze 42 Ausf. F, che ebbe la funzione tattica avuta in precedenza dagli StuG III; quando la produzione di scafi Ausf. F terminò lo Sturmhaubitze 42 assunse la denominazione Ausf. G.

Infine si deve citare lo Sturmgeschütz lange 7,5 cm Kanone L/33, cioè uno StuG III armato con un cannone 75/33, intermedio fra i modelli E ed F. Questo mezzo è esistito solo in una foto, pesantemente ritoccata dalla censura, che mostrava uno StuG III Aus. F a cui era stato accorciato il cannone. Questa foto suscitò molte illazioni in campo alleato, ed ancora negli anni sessanta veniva indicata come prova di un veicolo di transizione fra l'Ausf. E e l'Ausf. F (in realtà mai esistito).

Impiego bellico dello Sturmgeschütz III[modifica | modifica sorgente]

La prima unità a ricevere gli StuG III fu la Sturmbatterie 640 (640ª batteria d'assalto), che ebbe i veicoli prototipo (prima che fosse prodotto l'Ausf. A), che il 10 aprile 1940 fu inserita negli organici dell'Infanterie regiment Grossdeutschland (nucleo originario della divisione e poi corpo d'armata Grossdeutschland), ridenominata 16 Sturmbatterie[1]. la 16 Sturmbatterie entrò in combattimento (prima unità di StuG III ad impegnare il nemico) l'11 maggio 1940 nel villaggio di Villers, nell'area di Sedan, dove impegnò truppe di cavalleria francese, distruggendo completamente il battaglione da ricognizione che contrastava l'avanzata. Il positivo risultato di questo combattimento rese gli StuG III molto popolari fra la fanteria tedesca. Gli StuG III furono utilizzati anche nella campagna dei Balcani (Operazione Marita) e nelle prime settimane dell'Operazione Barbarossa (invasione della Russia), con risultati positivi finché erano impegnati da fanteria, ma con gravi manchevolezze quando (in Russia) erano impegnati da forze corazzate, considerando sia la minore protezione sia l'armamento inferiore rispetto ai T-34 ed ai KV 1.

Con l'entrata in servizio dello StuG 40 l'impiego di questi mezzi si diffuse su tutti fronti in cui erano presenti le forze tedesche, quindi i vari modelli operarono in Italia, Francia, Unione Sovietica e, alla fine della guerra anche in Germania. Inizialmente inquadrati come batterie d'artiglieria, gli StuG a partire dal 1942 furono inquadrati nei reparti anticarro e, dalla seconda metà del 1944 in poi, furono addirittura inquadrati nei Panzerabteilung (battaglioni carri) nelle divisioni corazzate.

Gli StuG III furono dati anche ad alcuni stati alleati. In particolare in Italia dovevano equipaggiare il reparto controcarri della Divisione Centauro II (indicata anche come Divisione M) ed un certo numero di veicoli erano già operativi con la divisione a nord di Roma. Dopo l'8 settembre furono riacquisiti dalla Wehrmacht ed utilizzati nella campagna d'Italia.

Lo StuG III Ausf. G

Almeno uno di loro è sopravvissuto. Trovato nella località Le capanne nel maggio 1990, è stato restaurato dalla locale associazione carristi ed esposto sulla piazza centrale di Castiglion Fiorentino dal 1993. Esso è un modello costruito fra il 1942 ed il 1945[2], ha placche da 30 e 50 mm e un cannone da 75 mm lungo. Attualmente è un monumento per i carristi caduti di tutte le guerre, sistemato su di una piattaforma di cemento inclinata.

Oltre l'Italia anche la Finlandia ebbe un centinaio di StuG III Ausf. G, alcuni dei quali sono sopravvissuti e sono in mostra al Museo di Parola.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Notare che gli equipaggi degli Sturmgeschütz, facendo parte dell'artiglieria, pur portando l'uniforme dei carristi, avevano la Waffenbarbe rossa (artiglieria) invece che rosa (carristi)
  2. ^ La data 1940 indicata sulla targhetta apposta sul mezzo, a cura della sezione di Castiglion Fiorentino dell'associazione Ferrea Mole (riprodotta in una foto sottostante), è errata, in quanto il mezzo è indubbiamente uno StuG 40 Ausf. G la cui costruzione iniziò nel 1942 e proseguì fino agli ultimi giorni della guerra.
  3. ^ Armchair General Magazine – We Put YOU in Command!Panzers Found in Norway | Armchair General
  4. ^ Sturmgeschütz III Ausf D. Pansarmuseet i Axvall

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fulvio Miglia. Le armi del terzo Reich - Il Panzerkampfwagen III. Roma, Edizioni Bizzarri, 1974.
  • (EN) Hilary Doyle; Tom Jentz; Peter Sarson. StuG III Assault gun 1940-1942. Edizioni Osprey Military, 1996.
  • (EN) Horst Scheibert. Sturmgeschütz 40 The long gun versions. West Chester, Edizioni Shiffer Military History, 1991.

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