Guerra di posizione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La guerra di posizione è un modo di condurre un conflitto, in maniera stabile fino al logoramento del nemico.

Antichità e medioevo[modifica | modifica sorgente]

Il più antico e classico sistema di condurre una guerra di posizione è ovviamente l'assedio: sia durante l'età antica che durante il Medioevo il modo per espugnare una città era quella di circondarla e ridurla allo sfinimento e bombardarla sia materialmente (con catapulte e simili) che moralmente (insulti, ostentazione della sicurezza della propria vittoria).

La guerra di posizione è sempre stata una gara di sopravvivenza: vinceva la parte che riusciva a resistere ai traumi e alle privazioni che essa comporta. Un altro modo di condurre un guerra di posizione era creare accampamenti fortificati e quindi, quasi inespugnabili. Durante il Medioevo, anche se i soldati non si asserragliano più negli accampamenti, l'assedio rimarrà ancora la principale tattica di conquista di una città. Esempi emblematici sono i famosi assedi di Antiochia e quello di Gerusalemme, entrambi ad opera dei Crociati.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Con l'invenzione della polvere da sparo nell'età moderna, la guerra si rivoluzionò: pareva che le battaglie potessero essere brevi e temporanee grazie alle nuove armi potenti e distruttive: moschetti e cannoni. Tuttavia proprio per l'alto numero di perdite, le battaglie arrivavano ad una situazione di stallo e si dovette ricorrere alle trincee, già usate dal medioevo. Inoltre, l'assedio divenne più complesso. Nonostante la disponibilità per gli assedianti di potenti cannoni d'assedio, i mortai, anche i difensori erano equipaggiati con moschetti e cannoni da fortezza e potevano prendere le necessarie contromisure.

La guerra dei trent'anni, rappresenta al tempo stesso sia la prima guerra di movimento che di posizione: se le tattiche prevedevano rapide azioni vincenti, molto spesso degeneravano in logoranti bagni di sangue, dove le città espugnate venivano devastate. Famoso è l'assedio di Vienna del 1683, in cui l'Europa riuscì a piegare, per superiorità tattiche e tecnologiche l'inarrestabile potenza militare turca che incombeva da più di 200 anni. È anche questa l'epoca del maresciallo Sébastien Le Prestre de Vauban celeberrimo ingegnere militare del Re Sole che rese le fortezze francesi inespugnabili.

Neppure Napoleone riuscì a risolvere il problema della guerra di posizione: in Egitto, per esempio i Mamelucchi lo costrinsero ad una specie di guerriglia e di assedi, cosa ben diversa dalle sue campagne successive. L'ultima guerra di posizione sarà la guerra franco-prussiana, con l'assedio di Parigi.

Età contemporanea: dalla guerra di trincea a quella lampo[modifica | modifica sorgente]

I piani strategici della Prima guerra mondiale (come il piano Schlieffen o il piano 17) non vennero mai messi in atto: il simbolo della guerra di posizione era diventata la guerra di trincea. La guerra di trincea si combatteva metro per metro, passo per passo: le perdite in una sola battaglia erano altissime (emblematiche sono la battaglia di Verdun e la battaglia della Somme).

I soldati erano rintanati nel fango, nella neve o nella sabbia delle trincee, protetti da sacchi imbottiti di sabbia e, per osservare le posizioni nemiche, erano costretti a sporgersi o a guardare in piccoli spioncini. Pur di debellare il nemico e fargli abbandonare la trincea si inventano le più disparate e pericolose armi: le armi chimiche, come l'iprite, i carri armati e le mitragliatrici.

Durante la Seconda guerra mondiale invece, la guerra di posizione fu del tutto accantonata salvo alcune eccezioni quali: l'assedio di Leningrado, i primi combattimenti in Francia, dopo lo sbarco in Normandia e la guerra nel Pacifico, dove i giapponesi tentarono di resistere fino alla fine.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrew Wheatcroft, Nemico alle porte: quando Vienna fermò l'avanzata ottomana
guerra Portale Guerra: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di guerra