Offensiva di Praga

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Offensiva di Praga
Pražská operace.jpg
Operazioni dell'Offensiva di Praga
Data 5 - 12 maggio 1945
Luogo Praga
Esito Decisiva vittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1.030.000 - 1.080.000 uomini 2.281.100 uomini
Perdite
860.000 prigionieri
Gli altri finirono uccisi o dispersi
111.997 tra uccisi e dispersi
40.501 feriti
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L'offensiva di Praga fu l'ultimo grande scontro della seconda guerra mondiale in Europa, combattuto nel mese di maggio 1945 tra le truppe tedesche e quelle russe sul fronte orientale. La battaglia continuò nonostante la resa incondizionata del Terzo Reich, avvenuta l'8 maggio di quell'anno, ed avvenne in concomitanza alla rivolta di Praga. In seguito a questa offensiva, la città di Praga fu definitivamente occupata dalle truppe russe.

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

L'offensiva sovietica della metà di aprile del 1945 aveva definitivamente scardinato le fragili difese tedesche sul fronte orientale, aprendo la strada per Berlino. L'Heeresgruppe Mitte, al comando del Feldmaresciallo Ferdinand Schörner, fu travolto dal 1. Fronte Ucraino (1FU) del Maresciallo Ivan Konev, che sfondò nel settore protetto dalla IV Armata. Per riorganizzarsi ed evitare di essere accerchiato, Schörner ordinò un ripiegamento verso la Cecoslovacchia.

Anche nella capitale ceca la situazione era diventata esplosiva: dal 30 aprile al 1º maggio l'Obergruppenführer delle SS e generale della polizia Karl Hermann Frank diffuse via radio il suo intendimento di annegare qualsiasi tipo di rivolta a Praga in un "mare di sangue". Tuttavia il fatto che i sovietici fossero ormai vicini a liberare la città rendeva la situazione dell'ordine pubblico realmente complessa da gestire per gli occupanti nazisti.

Le forze sovietiche[modifica | modifica wikitesto]

L'assalto sovietico su Praga si scontrò contro l'ultima sacca di resistenza tedesca di una certa consistenza. L'Armata rossa impegnò per questa operazione il 1FU, il 2FU, comandato da Rodion Malinovsky, e il 4FU, comandato da Andrei Yeremenko. A supportare queste unità sovietiche c'erano anche la II Armata polacca, la I e la IV Armata rumena e il I Corpo d'armata dell'esercito cecoslovacco: tutte queste unità erano state costituite dai sovietici attraverso il reclutamento di volontari dei territori precedentemente liberati dall'occupazione tedesca.

Le forze a disposizione degli attaccanti contavano più di due milioni di uomini. C'è da notare come le truppe del 1FU, per poter essere impegnate in quest'ultimo assalto alle posizioni tedesche, furono costrette a una marcia a tappe forzate dal sud di Berlino, dove avevano appena finito di collaborare alla conquista della capitale tedesca, fino a Praga.

Le forze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Ad opporsi all'assalto contro Praga erano presenti ancora circa 900.000 soldati tedeschi. Si trattava principalmente dei resti dell'Heeresgruppe Mitte ed il gruppo d'armate era stato pesantemente provato dalle battaglie precedenti; tuttavia disponeva ancora di forze sufficienti per costituire un ostacolo per l'esercito sovietico. Oltre a queste forze, si erano rifugiati nell'area di Praga anche i resti dell'Heeresgruppe Süd, precedentemente rinominato Heeresgruppe Ostmark, al comando di Lothar Rendulic. A comporre le difese tedesche nell'area rimanevano dunque: la I Armata corazzata, la IV Armata corazzata, la VII Armata e la XVII Armata.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 maggio iniziarono gli scontri tra le forze sovietiche e quelle tedesche. La situazione complessiva della guerra, però, rendeva questo scontro ormai praticamente insensato: i russi occupavano Berlino; le forze sovietiche e quelle degli Alleati si erano ricongiunte sull'Elba; il territorio sotto il governo tedesco di Dönitz (succeduto al Führer dopo il suo suicidio) era ormai ridottissimo. Il 7 maggio Alfred Jodl, Capo di stato maggiore del Comando supremo tedesco, accettò le condizioni Alleate per una resa incondizionata della Wehrmacht su tutti i fronti. L'8 maggio il feldmaresciallo Wilhelm Keitel firmò a Berlino la capitolazione della Germania e la fine della seconda guerra mondiale in Europa. Sorse a questo punto la necessità di informare le truppe che ancora si stavano battendo a Praga e di ordinare loro il cessate il fuoco.

L'OKW aveva perso i contatti con Schörner il 2 maggio, perciò l'8 maggio un colonnello dello Stato Maggiore tedesco fu inviato attraverso le linee americane per entrare in contatto con il comando delle truppe ancora operanti a Praga. Informato delle novità e ricevuto l'ordine di arrendersi ai sovietici, Schörner disse che lui avrebbe trasmesso l'ordine alle sue truppe, ma che non avrebbe garantito di poterlo far rispettare. Sapeva infatti che la maggior parte dei soldati tedeschi preferiva perire sul campo piuttosto che arrendersi ai sovietici. Le reali intenzioni del feldmaresciallo erano invece quelle di aprirsi con le armi un varco verso occidente, per potersi così consegnare agli americani: ovviamente il comando tedesco non poteva in alcun modo avallare una simile intenzione.

Il Maresciallo Konev entra a Praga, proclamando la liberazione della città

Più tardi, nello stesso giorno, Schörner abbandonò il suo comando e prese il volo verso l'Austria, dove però venne arrestato dagli americani. Nonostante la diserzione del loro Comandante, le truppe tedesche continuarono la loro lotta contro i sovietici alle porte di Praga. A rendere ancora più difficile la situazione per le truppe tedesche contribuì la rivolta scoppiata a Praga proprio il 5 maggio. Le forze partigiane operanti in città diedero filo da torcere ai tedeschi, impegnandoli in scontri sanguinosi dietro le linee e ostacolando le operazioni logistiche in città.

A dar man forte ai partigiani cechi intervenne il cambio di fronte della 1ª Divisione dell'Esercito Russo di Liberazione (ROA), precedentemente inquadrata nella Wehrmacht come 600ª Divisione fanteria. Questa divisione, composta da ex prigionieri russi anticomunisti reclutati dall'esercito tedesco, aveva riconfermato la sua fedeltà al Reich solo il 30 aprile, ma quando iniziò la rivolta dei partigiani di Praga decise di schierarsi al loro fianco.

L'8 maggio, vedendo che le truppe alleate e sovietiche non arrivavano a liberare la città, gli insorti furono forzati a negoziare e ad accettare i termini fissati dal generale Rudolf Toussaint, il governatore militare tedesco. Gli accordi richiedevano il passaggio senza ostacolo delle truppe tedesche, compresi i civili, attraverso Praga. In compenso la capitale ceca non sarebbe stata distrutta. I partigiani accettarono i pesanti termini della resa spinti dalle ingenti perdite subite nei giorni della rivolta e dalla convinzione che ormai la città sarebbe stata liberata in pochi giorni.

La 1ª Divisione fanteria del ROA, al comando del generale Bunichenko, scappò verso sud, per consegnarsi all'esercito americano. Alla fine della guerra, comunque, gli ufficiali di questo corpo furono riconsegnati al governo sovietico e condannati per la loro precedente partecipazione alla guerra contro l'Unione sovietica. Il 9 maggio 1945 le truppe sovietiche entrarono a Praga. Ciò nonostante i resti dell'Heeresgruppe Mitte continuarono a combattere fino all'11/12 maggio in numerose sacche. In particolare cruenti scontri si verificarono nell'area di Slivice (Battaglia di Slivice) dove un gruppo di soldati tedeschi si era concentrato con lo scopo di aprirsi la strada con le armi verso le linee americane: bloccati dai partigiani cecoslovacchi, i soldati tedeschi furono costretti a rinunciare al loro proposito, per poi essere sopraffatti dall'Armata rossa.

Il fianco sinistro del 2FU incontrò le truppe della III Armata statunitense di George Patton nella zona di České Budějovice; poco dopo il 1FU e il 2FU incontrarono gli americani nella regione di Karlovy Vary e Klatovy: l'accerchiamento attorno alle truppe e ai civili tedeschi, fu così completato. Il 12 maggio le ultime sacche di resistenza della Wehrmacht si arresero ponendo fine alla guerra in Europa.

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