Offensiva di Petsamo-Kirkenes

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Offensiva di Petsamo-Kirkenes
Truppe da sbarco sovietiche si dirigono verso Kirkenes.
Truppe da sbarco sovietiche si dirigono verso Kirkenes.
Data 7 ottobre - 2 novembre 1944
Luogo Regioni di Petsamo (Finlandia) e Kirkenes (Norvegia)
Esito Vittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
96 000 uomini[1][2][3]
110 fra carri armati e semoventi[1]
1 032  cannoni[1]
747 aerei[1]
56 000  uomini[1][4][3]
397 cannoni[1]
160 aerei[1]
Perdite
16 000  morti e feriti[5][6] 9 000  morti e feriti[5][6]
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Offensiva di Petsamo-Kirkenes fu il nome dato all'offensiva condotta tra il 7 ottobre e il 2 novembre 1944 dalle forze sovietiche del generale Kirill Mereckov contro la 20. Gebirgs-Armee (20ª Armata da montagna) tedesca del generale Lothar Rendulic nella parte settentrionale della penisola scandinava, tra la regione di Petsamo (allora in Finlandia) e quella di Kirkenes (nella Norvegia occupata dai tedeschi). Fu la più importante campagna della storia militare condotta a nord del circolo polare artico. L'offensiva si concluse con una vittoria dei reparti sovietici, che respinsero i tedeschi ben all'interno del territorio norvegese, anche se Rendulic fu in grado di stabilire una nuova linea di difesa all'altezza di Lyngen che poi difese sino alla fine della guerra.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

A metà febbraio del 1944, la Finlandia avviò negoziati con l'Unione Sovietica per ritirarsi dalla seconda guerra mondiale (guerra di continuazione), ma le condizioni poste dall'URSS furono giudicate così onerose da determinarne il rigetto. Per forzare la Finlandia ad accettare la pace, l'alto comando sovietico (Stavka) ordinò ai fronti di Leningrado e di Carelia di lanciare un'offensiva contro le forze finlandesi nel settore del fronte da Leningrado a Petrozavodsk. Il 10 giugno 1944, l'Armata Rossa lanciò l'offensiva lungo l'istmo di Carelia catturando in breve tempo Vyborg e da qui minacciando la stessa capitale finlandese, Helsinki. Per parare la minaccia il comando militare finlandese trasferì sul fronte di Vyborg una parte delle forze schierate nella Carelia meridionale, ma, non appena ciò accadde, il fronte careliano sovietico del generale Kirill Mereckov lanciò la propria offensiva attaccando verso nord e nord-ovest e avanzando rapidamente nell'area fra i laghi Ladoga e Onega. Quest'operazione, conosciuta come "offensiva Vyborg-Petrozavodsk", continuò fino al 9 agosto e portò alla riapertura del negoziato di pace il 24 agosto.[7]

Kirill Mereckov

Il 4 settembre del 1944 la Finlandia firmò l'armistizio con l'Unione Sovietica ritirandosi dal conflitto; tra le condizioni dell'accordo vi era l'impegno della Finlandia a disarmare o espellere le truppe tedesche ancora presenti sul suo territorio a cominciare dal 15 settembre. Tali forze appartenevano alla 20ª Armata da montagna sotto il comando del generale Lothar Rendulic ed erano stanziate sia a nord che a sud del circolo polare artico. L'uscita della Finlandia dalla guerra lasciò le truppe tedesche in una posizione precaria, ma già dal 6 settembre Rendulic aveva iniziato a ritirare verso nord i due corpi d'armata stanziati più a sud, il XVIII e il XXXVI Corpo da montagna, per formare una nuova linea difensiva fra Lyngen e Petsamo passando per Ivalo (operazione Birke). Durante il mese di settembre i due corpi tedeschi si ritirarono verso nord-ovest attraverso Rovaniemi per raggiungere le nuove posizioni. Poiché la ritirata delle forze tedesche procedeva piuttosto lentamente e pressata dal governo sovietico per il rispetto degli accordi armistiziali, la Finlandia fu costretta a velocizzare la ritirata ingaggiando le forze tedesche in alcuni scontri a fuoco di minore entità.[8]

Profughi finlandesi presso Rovaniemi nel settembre 1944.

Alla fine di settembre, l'alto comando tedesco (OKW) rivide l'intera situazione strategica tedesca in Scandinavia e in Finlandia e stabilì che l'occupazione del nord della Finlandia non era più di vitale importanza, raccomandando quindi la ritirata dell'intera 20ª Armata da montagna verso Lyngen in territorio norvegese. La decisione fu determinata anche dalla crescente ostilità della Svezia e dall'aumento dell'importanza strategica delle basi per gli U-Boot lungo le coste norvegesi dopo la perdita di quelle sulla costa atlantica francese; dalla preoccupazione che le forze navali e aeree britanniche impiegate contro le basi in territorio francese fossero dirottate verso nord, rendendo vulnerabili le vie di rifornimento della 20ª Armata, e dal desiderio di impedire lo stabilimento dell'Armata Rossa nel nord della Scandinavia. Inoltre, il ministro della produzione bellica Albert Speer aveva assicurato che in Germania erano state accumulate sufficienti riserve di nichel, rendendo così meno importante la permanenza tedesca nel nord della Finlandia, e la presenza dell'intera 20ª Armata in Norvegia avrebbe rafforzato le difese in quel fronte contro possibili azioni degli Alleati o della Svezia.[9][10]

Il 3 ottobre Hitler approvò l'operazione Nordlicht, come venne chiamato il piano, che prevedeva il ritiro di 200 000 ÷250 000  uomini, del loro equipaggiamento e dei loro approvvigionamenti, per oltre 1 000  km durante l'autunno artico, fino ad una linea di difesa che correva dal fiordo di Lyngen all'estremità settentrionale della Svezia. Tatticamente "Nordlicht" era un'estensione dell'operazione Birke con il problema addizionale della ritirata del XIX Corpo schierato ad est di Petsamo e l'evacuazione dei depositi degli approvvigionamenti che contenevano riserve per otto mesi; infatti, prevedendo che la 20ª Armata potesse restare isolata, Hitler aveva ordinato l'accatastamento di enormi riserve sin dal 1942, cosicché nel 1944 l'armata aveva a propria disposizione anche merci ormai introvabili in Germania.[10][9][11]

La città finlandese di Rovaniemi bruciata dalle truppe tedesche in ritirata

Al XXXVI Corpo da montagna era riservato il compito più facile poiché la ritirata da Rovaniemi, in Finlandia, a Karasjok e Lakselv, in Norvegia, poteva contare su strade percorribili tutto l'anno, mentre il XVIII Corpo da montagna doveva ritirarsi da Tornio a Skibotten, sempre in Norvegia, via Muonio lungo una strada solo parzialmente completata e la cui cattiva condizione era in parte compensata dal fatto di essere quella più meridionale e più breve per Lyngen.[9][12]

Nessuna data era stata fissata per il ritiro del XIX Corpo da montagna dal fronte di Murmansk: il fronte doveva mantenere le posizioni fino al completamento della ritirata delle altre unità, dopo di che il XIX Corpo da montagna si sarebbe ritirato fino a Petsamo, per poi proseguire fino a Tarnet e Kirkenes , e da qui, lungo l'autostrada 50, fino al fiordo di Lyngen. Il XIX Corpo avrebbe dovuto raggiungere le nuove posizione entro il 15 novembre poiché l'inverno artico era alle porte e l'autostrada 50 era normalmente considerata intransitabile fra Kirkenes e Lakselv da ottobre a giugno a causa della neve, anche se il tempo atmosferico quell'anno sembrava più clemente del solito.[12][9][13]

Il tutto sotto la minaccia di un possibile attacco anglo-americano, delle forze finlandesi o di quelle sovietiche (queste avrebbero potuto tagliare attraverso il territorio svedese fino a Narvik, pretendendo dalla Svezia l'uso della ferrovia Luleå-Narvik in contropartita dell'utilizzo delle ferrovie svedesi da parte della Germania nel 1941, o attaccare seguendo la costa norvegese), dello sbarco di truppe norvegesi provenienti dall'Inghilterra o dell'intervento della Svezia, che aveva abrogato gli accordi commerciali con la Germania e sembrava ormai avviata verso una politica di completa rottura. Gli ordini per la ritirata prevedevano la distruzione di qualsiasi opera militare o civile potesse risultare utile al nemico, compresi i centri abitati.[12][9][14]

Quando l'operazione Nordlicht era ancora in fase di preparazione, lo Stavka ordinò al comandante del fronte di Carelia, generale Mereckov, di pianificare e condurre un'offensiva per eliminare le truppe tedesche ancora in territorio sovietico.[15]

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Germania[modifica | modifica sorgente]

Lothar Rendulic

Il XIX Corpo da montagna, forte di 56 000  uomini, comprendeva la 2ª e la 6ª Divisione da montagna, la 210ª Divisione di fanteria, il Divisionsgruppe van der Hoop (dal nome del proprio comandante, il colonnello Adrian Freihere van der Hoop) e la brigata di ricognizione in bicicletta "Norvegia". Il XIX Corpo non disponeva di mezzi corazzati, ma poteva contare su 135 cannoni campali, 261 cannoni anticarro, 245 mortai da 80 mm e l'appoggio di circa 160 aerei. La 210ª Divisione, forte di circa 6 000 uomini, era dispersa in posizione statica di difesa costiera fra la parte orientale della penisola di Varanger, Kirkenes e Tarnet ; il Divisionsgruppe van der Hoop (4 000 uomini) in posizione analoga fra l'imboccatura del fiordo di Petsamo, attraverso l'istmo della penisola di Srednij, e lo sbocco a mare del fiume Titovka; la 6ª Divisione (18 000 uomini) teneva le posizioni fortificate sull'estuario del fiume Litsa, il corso del Titovka e il lago Chapr; la 2ª Divisione (16 000 uomini) la linea fortificata lungo il fiume Titovka, a sud della 6ª Divisione, fino alla collina 273.1. La brigata "Norvegia" (2 000 uomini) era tenuta in riserva. Il resto era rappresentato da truppe statiche e di supporto.[16][4][3]

Armata Rossa[modifica | modifica sorgente]

Vladimir Ščerbakov

Le forze sovietiche appartenevano alla 14ª Armata, comandata dal generale Vladimir Ščerbakov. L'armata aveva difeso il fronte di Murmansk sin dal 1941 con forze inferiori all'avversario ma, in vista dell'offensiva, la sua scarsa consistenza di sole due divisioni e due brigate di fanteria fu rafforzata con l'arrivo dal fronte della Carelia meridionale di sei divisioni di fanteria e tre brigate di fanteria leggera, portando il totale degli effettivi a circa 96 000  uomini. Le truppe erano organizzate in tre corpi di fanteria, il 99º (19 000  uomini), il 131º (la cui effettiva consistenza non è nota) e il 31º (12 000  uomini); due formazioni composite, il 126º e il 127º Corpo di fanteria leggera (ognuno dei due corpi aveva una consistenza nominale di circa 8 000  uomini), formate nel marzo 1944 unendo brigate di fanteria di marina e unità su sci; il Gruppo Pigarevič (dal nome del comandante, generale Boris Pigarevič) comprendente la 45ª Divisione di fanteria, la 3ª brigata di fanteria navale e le truppe della 2ª Regione Fortificata.[17][18][3]

La 14ª Armata non aveva una propria forza corazzata, perciò il generale Mereckov decise di destinarle dal fronte di Carelia la 7ª brigata corazzata, con un totale di 74 carri T-34, un reggimento di carri pesanti KV-85 (21 unità), due reggimenti di cannoni semoventi (15 unità) aggregati alle due unità corazzate, tre reggimenti e due brigate di veicoli lanciarazzi Katjuša (120 unità). I sovietici avevano a propria disposizione anche 1032 cannoni, 1090 mortai, una marcata superiorità aerea (750 aerei) e il supporto dato dalla Flotta del Nord dell'ammiraglio Arsenii Golovko, che avrebbe utilizzato la brigata di fanteria di marina già sulla penisola di Rybačij per spezzare le difese tedesche del Divisionsgruppe van der Hoop e un'altra brigata per sbarcare sulla costa a occidente della penisola e avanzare nelle retrovie tedesche.[17][18] La Flotta del Nord disponeva di circa 275 aerei che vennero usati per appoggiare le operazioni di sbarco e in azioni offensive contro il traffico marittimo tedesco, mentre non vennero usati per appoggiare le operazioni terrestri.[19]

Terreno[modifica | modifica sorgente]

Situazione geografica.

Il terreno su cui fu condotta l'offensiva si trova a circa 300 km a nord del circolo polare artico. Lungo la costa il paesaggio è dominato dalla tundra ed è punteggiato da colline di roccia nuda o coperta da licheni. Verso l'interno il terreno diventa più collinoso ed è attraversato da centinaia di ruscelli, che defluiscono in pantani e laghi scolati da fiumi che scorrono verso nord-est, e da numerose gole e calanchi; qui la vegetazione è formata da rada boscaglia e bassi cespugli che dalle alture permettono di avere un'ottima visuale sul terreno circostante per cui è possibile muoversi inosservati solo nei periodi di scarsa visibilità. Il terreno in ottobre non è ancora gelato ed è così impregnato di acqua da non permettere il transito dei veicoli e rendere difficile anche la marcia delle truppe appiedate.[20]

Dal lato occupato dai tedeschi vi erano due strade principali significative per il rifornimento o per la ritirata del XIX Corpo: l'autostrada 50, che seguiva la linea della costa da Kirkenes verso sud-ovest, e una seconda strada che da Kirkenes si dirigeva verso est arrivando fino a Tarnet e che, fra il 1943 e il 1944, fu estesa ulteriormente verso est (strada di Tarnet), fino a Petsamo, utilizzando il lavoro forzato dei prigionieri di guerra. Le altre strade erano rappresentate dall'autostrada artica, che correva da Rovaniemi a Petsamo ed era collegata con Kirkenes, Nikel (in finlandese Kolosjoki) e Luostari da strade secondarie, tre strade tronche (Speer, Russa e Lan o Lanweg) ad est del fiordo di Petsamo supportavano direttamente le posizioni del XIX Corpo.[20]

Sul lato tenuto dai sovietici un'unica strada conduceva da Murmansk alle posizioni sovietiche, quantunque, in preparazione dell'offensiva, fossero state sommariamente preparate alcune strade laterali nell'estate del 1944. Nessuna strada connetteva direttamente le posizioni occupate dai tedeschi con quelle occupate dai sovietici, per cui era di primaria importanza per entrambe le parti tentare di sfruttare la rete stradale per le proprie operazioni e nel contempo cercare di impedire all'avversario di fare altrettanto.[20]

I tedeschi avevano costruito un elaborato sistema difensivo a cominciare dall'estate del 1941. Lungo i fiumi Litsa e Titovka le difese erano basate su posizioni fortificate in tre linee successive che comprendevano bunker in cemento armato (posti in posizioni dominanti), trincee, depositi di munizioni e postazioni per mitragliatrici e per l'artiglieria, ed erano circondati da linee di filo spinato e campi minati; la prima linea di difesa era presidiata, mentre le successive due erano da utilizzarsi in caso di sfondamento. La distanza intercorrente fra due posizioni fortificate era coperta dal fuoco diretto o indiretto delle mitragliatrici, dei cannoni e dei mortai, da ostacoli di varia natura e dai campi minati. Nelle settimane precedenti l'offensiva furono costruite posizioni intermedie addizionali o furono rafforzate quelle esistenti. La seconda linea difensiva era situata circa dieci km dietro la prima, lungo la riva occidentale del Titovka, e la terza 25 km più indietro lungo il fiume Petsamo. Ulteriori linee fortificate proteggevano le miniere a Nikel, il porto di Liinakhamari (all'imbocco del fiordo di Petsamo) e il porto e l'aeroporto di Kirkenes.[21][22]

Svolgimento[modifica | modifica sorgente]

L'offensiva, lanciata il 7 ottobre 1944 e durata 24 giorni, può essere divisa in tre fasi: lo sfondamento delle linee tedesche e la conquista di Petsamo (7-15 ottobre), l'avanzata verso la Norvegia e la zona mineraria finlandese (18-22 ottobre), la conquista di Kirkenes e l'inseguimento delle forze tedesche verso ovest e sud-ovest (23 ottobre - 1º novembre).[23]

Prima fase (7-15 ottobre)[modifica | modifica sorgente]

Il piano d'attacco sovietico

Il mattino del 7 ottobre, dopo due ore e mezza di preparazione di artiglieria, il 131º Corpo attaccò le linee fortificate tenute dalla 2ª Divisione di montagna immediatamente a sud del lago Chapr, nel punto che separava le posizioni della 2ª Divisione da quelle della 6ª Divisione. Nella notte il 99º Corpo si unì all'attacco e l'azione, condotta col supporto dell'artiglieria, dell'aviazione e, con grande sorpresa dei tedeschi che non si aspettavano la possibilità di utilizzare carri armati su quel terreno, delle forze corazzate, spazzò via diversi capisaldi nemici. Tuttavia, nonostante l'accurata preparazione, l'offensiva incontrò subito numerose difficoltà a causa delle condizioni meteorologiche, caratterizzate da scarsa visibilità, nubi basse e nevischio, che, se da una parte favorivano l'attacco della fanteria, dall'altra rendevano difficile dirigere con precisione il fuoco d'artiglieria e ostacolavano il supporto aereo alla battaglia. Dopo una serie di violenti combattimenti, per mezzogiorno le truppe sovietiche riuscirono a superare le linee fortificate tedesche sul fiume Titovka tenute dalla 2ª Divisione di montagna che, piuttosto malridotta, si ritirò verso Luostari lungo la Lanweg.[24][3][25]

Il giorno seguente, poiché i sovietici minacciavano di catturare l'autostrada artica nei pressi di Luostari, Rendulic ordinò alla 6ª Divisione di abbandonare la linea fortificata sul Litsa e arretrare verso la seconda linea di difesa sul fiume Titovka e alla brigata "Norvegia", tenuta fino a quel momento in riserva, di prendere posizione sui due lati della strada di Lan, che si innestava con l'autostrada artica proprio presso Luostari. Il 9 ottobre il 126º Corpo, dopo un'estenuante marcia su un terreno molto accidentato, attaccò il fianco meridionale della 2ª Divisione di montagna in direzione dell'autostrada artica mentre il fianco settentrionale veniva respinto lungo la Lanweg aprendo una breccia con le posizioni della 6ª Divisione. A mezzanotte dello stesso giorno, 3 000  uomini di una brigata di fanteria di marina sbarcarono sulla costa settentrionale finlandese dietro le linee tedesche ad ovest della penisola di Rybačij; un'altra brigata di fanteria di marina attaccò via terra lungo l'istmo della penisola di Srednij costringendo il Divisionsgruppe van der Hoop ad arretrare.[26][3]

La compattezza dell'intero XIX Corpo incominciò a vacillare, con la 2ª e la 6ª Divisione in pericolo di essere accerchiate. Inoltre, se i sovietici fossero riusciti a spingersi fino ad Ivalo la via della ritirata del XXXVI Corpo sarebbe stata in pericolo; per scongiurare una simile eventualità, alcune unità (un reggimento della 163ª Divisione, un battaglione di mitraglieri e uno delle SS) del XXXVI Corpo, al comando del generale Karl Rübel (Kampfgruppe Rübel), che avevano già oltrepassato il fiume Kemi nella loro ritirata verso nord, furono dirottate verso nord-ovest con l'ordine di procedere alla massima velocità; le unità raggiunsero l'area a nord-ovest di Luostari l'11 ottobre e stabilirono una linea a difesa delle vie di approccio all'autostrada artica.[27][3][25]

Soldati sovietici in azione durante l'offensiva Petsamo-Kirkenes.

Il mattino del 10 ottobre, il 131º Corpo inviò due reggimenti verso nord attraverso il varco che si era aperto tra le posizioni della 2ª e della 6ª Divisione per tagliare la strada Russa, principale via di collegamento della 6ª Divisione verso ovest, mentre a sud della 2ª Divisione il 126º Corpo portò a compimento l'azione del giorno precedente tagliando l'autostrada artica circa 8 km a est di Luostari. Contemporaneamente il 127º Corpo, a sud dello schieramento tedesco, avanzò verso ovest su un terreno privo di strade e attraversò il fiume Petsamo. Rendulic ordinò alla 6ª Divisione di attaccare verso ovest per liberare la strada Russa e poi di arretrare verso la terza linea di difesa sul fiume Petsamo insieme al Divisionsgruppe van der Hoop; inoltre inviò la 163ª Divisione, che era ancora sulla strada Rovaniemi-Salla, attraverso una marcia a tappe forzate, a distruggere gli impianti minerari per l'estrazione del nickel a Kolosjoki: un lavoro di vaste proporzioni poiché gli impianti erano stati resi a prova di bomba: alcuni erano sistemati in bunker sotterranei e quelli in superficie erano protetti da massicce cupole in cemento armato.[3]

Nei due giorni successivi la 6ª Divisione riuscì ad aprirsi un varco attraverso la strada Russa e insieme al Divisionsgruppe van der Hoop si ritirò verso Petsamo, mentre la 2ª Divisione cercava di tenere l'incrocio stradale di Luostari. I sovietici avevano occupato un perimetro che si estendeva lungo l'autostrada artica per circa 8 km e, per impedire loro di allargarlo verso ovest, il Kampfgruppe Rübel fu inviato a stabilire una linea di difesa a cavallo dell'autostrada. Il 13 ottobre, mentre il Kampfgruppe Rübel e la 2ª Divisione tentavano senza successo di liberare l'autostrada attaccando rispettivamente verso nord e verso sud, il 126º Corpo inviò una parte delle proprie truppe verso nord tagliando la strada di Tarnet e isolando così la 6ª Divisione e il Divisionsgruppe van der Hoop a nord dalla 2ª Divisione e dal Kampfgruppe Rübel a sud.[28]

In una settimana la 14ª Armata aveva distrutto un fronte sulle cui difese i tedeschi avevano lavorato per tre anni. Per i tedeschi il colpo, dopo tre anni di quasi inattività bellica del fronte, fu intensificato dal fatto che i sovietici condussero l'attacco in contrapposizione a ciò che la 20ª Armata aveva ormai accettato come un fatto incontrovertibile sin dal 1941: che il terreno artico rendeva impossibili rapidi movimenti di grandi forze e soprattutto escludeva la possibilità d'impiegare carri armati. Ma i sovietici avevano ribaltato questo giudizio impiegando forze specialmente addestrate per condurre operazioni su quel tipo di terreno.[29][30]

Nonostante la disastrosa situazione del XIX Corpo, l'imminenza dell'inverno artico e l'intensità dell'offensiva sovietica, Hitler e l'OKW erano inizialmente inclini a ordinare l'arresto temporaneo della ritirata su una linea a est della zona mineraria e lungo l'autostrada artica. Il motivo di questa decisione era dovuto alla grande quantità di rifornimenti ammassati nell'area, per la cui rimozione quaranta navi da trasporto erano in procinto di attraccare nei porti norvegesi. Il 15 ottobre le truppe d'assalto sovietiche attraversarono il fiume Petsamo e occuparono la città omonima, mentre la fanteria di marina sovietica sbarcava all'imbocco del fiordo di Petsamo e occupava il porto di Liinahamari. Il XIX Corpo, non più in grado di attaccare verso est, chiese il permesso al comando della 20ª Armata di poter invece attaccare verso ovest per sbloccare la strada di Tarnet, unica possibile via per la ritirata che era stata tagliata dalla fanteria di marina sovietica nella notte fra il 12 e il 13 ottobre. Il comando tedesco diede la propria autorizzazione all'attacco verso ovest stabilendo che, dopo la riapertura della strada di Tarnet, la 2ª Divisione, che era ridotta piuttosto malamente, si ritirasse nelle retrovie del Kampfgruppe Rübel per riorganizzarsi, mentre il resto del XIX Corpo avrebbe dovuto formare una linea di difesa fra Petsamo e Kirkenes finché la maggior parte dei rifornimenti non fosse stata evacuata. Al Kampfgruppe Rübel, che aveva raggiunto la consistenza di due divisioni, fu ordinato di stabilire una linea di difesa a nord-est di Kolosjoki per coprire la ritirata del XIX Corpo e bloccare l'avanzata sovietica verso sud-ovest in direzione di Ivalo. Le truppe tedesche riuscirono a superare i relativamente pochi fanti di marina sovietici che bloccavano la strada di Tarnet e la 6ª Divisione e il Divionsgruppe van der Hoop poterono ritirarsi verso la Norvegia.[31][29]

L'avanzata sovietica durante l'offensiva.

Anche le truppe sovietiche specialmente addestrate per l'offensiva attraverso la tundra non potevano mantenere il ritmo dell'avanzata a lungo. Le truppe sovietiche erano avanzate di 35-60 km in pochi giorni superando rapidamente le tre linee difensive tedesche e il 99º e 131º Corpo avevano avanzato così velocemente da perdere il supporto dell'artiglieria dopo solo due giorni. Le truppe erano esauste dopo l'avanzata e i duri combattimenti sul terreno difficile, ed erano a corto di rifornimenti per l'inadeguatezza della rete stradale. Per permettere alle truppe di riposarsi e rifornirsi, il 15 ottobre, Mereckov ordinò di arrestare l'offensiva per tre giorni. La pausa forzata dell'offensiva sovietica diede tempo ai tedeschi per riorganizzarsi. Rendulic ordinò al Kampfgruppe Rübel di ripiegare su Salmijärvi entro tre giorni e, poiché ciò avrebbe dato ai sovietici libero accesso alla rete stradale fra la zona mineraria di Kolosjoki e Kirkenes, chiese alla 6ª Divisione di difendere l'approccio a Kirkenes da sud per permettere l'imbarco delle merci stivate nell'area.[31][29] Già all'inizio dell'offensiva i tedeschi avevano realizzato che non sarebbero stati in grado di evacuare tutti gli approvvigionamenti che avevano stivato nell'area di Petsamo, perciò stabilirono una lista di priorità dando la precedenza ai combustibili, ma anche così solo una parte poté essere evacuata, tutto il resto cadde nelle mani dei sovietici[31]

Seconda fase (18-22 ottobre)[modifica | modifica sorgente]

1944: incontro fra soldati sovietici (di ambo i sessi) e giovani norvegesi. I soldati sovietici tengono fra le mani sonde per l'individuazione di mine interrate

I tedeschi avevano posto la 6ª Divisione a difesa di Kirkenes, mentre il resto del XIX Corpo doveva ritirarsi verso Ivalo, le cui vie di approccio, a est di Kolosjoki e Akhmalakhti, erano difese dal Kampfgruppe Rübel con il supporto di ciò che restava della 2ª Divisione; il Kampfgruppe Rübel doveva mantenere le linee finché tutte le forze in ritirata non fossero passate. I tedeschi distrussero ponti e strade dietro di loro con l'aiuto dei bombardieri della Luftwaffe. Il mattino del 18 ottobre la 14ª Armata riprese l'offensiva e il generale Merechov chiese il permesso a Stalin di inseguire i tedeschi dentro il territorio norvegese ottenendo una rapida approvazione. La frontiera norvegese venne oltrepassata il 18 ottobre a nord e il 23 ottobre a sud. Siccome i tedeschi avevano diviso le proprie forze in ritirata in due gruppi, l'uno diretto verso Kirkenes e l'altro verso Ivalo, Merechov fece altrettanto dirigendo lo sforzo principale in direzione di Ivalo: il 99º Corpo verso Akhmalakhti, con il supporto a nord del 126º Corpo; il 31º Corpo più a sud, verso l'area mineraria di Nikel, con il supporto del 127º Corpo sul suo fianco sinistro. Un'azione minore contro Kirkenes era condotta dal 131º Corpo. Lo sforzo principale sovietico era perciò diretto contro il Kampfgruppe Rübel, che tuttavia riuscì a sottrarsi all'attacco frontale delle forze sovietiche fuggendo lungo l'autostrada artica verso nord; ma il giorno successivo il 127º Corpo attaccò sul fianco sinistro del Kampfgruppe Rübel minacciando di tagliare l'autostrada alle sue spalle; il Kampfgruppe Rübel sfuggì di nuovo all'accerchiamento ritirandosi verso ovest in direzione delle strettoie del lago Kaskama. Nei giorni successivi la pressione sovietica rallentò e il Kampfgruppe Rübel poté ritirarsi verso Ivalo. Il 21 ottobre i tedeschi abbandonarono l'area mineraria di Nikel dopo aver distrutto gli impianti; i sovietici occuparono Nikel e Nautsi il giorno seguente.[32][29]

Terza fase (23 ottobre - 1º novembre)[modifica | modifica sorgente]

La cittadina norvegese di Kirkenes data alle fiamme dalle truppe tedesche in ritirata: l'unico edificio scampato all'incendio fu una chiesa, nella quale trovò rifugio parte della popolazione.

Il 23 ottobre il 131º Corpo attaccò la 6ª Divisione schierata a difesa di Kirkenes, mentre la fanteria di marina sbarcò a nord-est di Tarnet catturando la centrale idroelettrica che riforniva la città, rendendo quindi impossibile alle navi tedesche nel porto di Kirkenes di rifornire di acqua dolce le loro caldaie, perciò Rendulic chiese all'OKW il permesso di interrompere l'evacuazione dei rifornimenti e di abbandonare la città. Dopo diverse ore di ritardo, il permesso fu dato e le truppe della 6ª Divisione lasciarono rapidamente la città e le linee ad est della stessa fuggendo lungo l'autostrada 50. Delle 135 000 tonnellate di rifornimenti stivati solo un terzo poté essere evacuato, le altre 90 000  tonnellate vennero distrutte; pesanti perdite furono subite dai tedeschi negli ultimi due giorni di evacuazione delle scorte da Kirkenes per opera degli aerei sovietici.[29][32]

Kirkenes, data alle fiamme dai tedeschi in ritirata, fu occupata dalle truppe sovietiche il 25 ottobre; il 26 ottobre incominciò la ritirata tedesca dalla penisola di Varanger e dalla città di Vardø. L'inseguimento dei tedeschi lungo la costa norvegese da parte della 14ª Armata proseguì fino al 30 ottobre, quando i sovietici raggiunsero il fiordo di Tana. Intanto, più a sud, il 126º Corpo, presa Akhmalakhti il 24 ottobre, continuò ad avanzare verso nord-ovest in direzione della città norvegese di Neiden che raggiunse il 27 ottobre tagliando l'autostrada 50, quando però già la 6ª Divisione tedesca era passata. Nella parte meridionale del fronte, l'inseguimento dei tedeschi fu arrestato il 2 novembre nella città finlandese di Ivalo a causa dei costanti problemi logistici e di approvvigionamento determinati dalla distruzione delle vie di comunicazione operata dai tedeschi che obbligarono Merechov a destinare una parte delle truppe alla ricostruzione delle strade e dei ponti.[26][32][33]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Kirkenes: il monumento dedicato ai soldati sovietici che liberarono la città.

Alla fine di gennaio l'operazione Nordlicht era terminata. All'estremità nord-occidentale della Finlandia una piccola striscia di territorio finnico rimase in mani tedesche fino alla fine di aprile 1945 come parte della linea di difesa stabilita in corrispondenza del fiordo di Lyngen. Ad nord-est di Lyngen, fino alla penisola di Varanger, la regione norvegese di Finnmark era completamente vuota, fatta eccezione per due piccoli distaccamenti tedeschi ad Hammerfest e Alta che continuarono ad evacuare approvvigionamenti fino alla fine di febbraio.[33]Infatti, Hitler, volendo prevenire la possibilità che l'Unione sovietica o il governo norvegese in esilio in Gran Bretagna potessero stabilirsi all'estremo nord della Norvegia, ordinò che a nord e a est del fiordo di Lyngen fosse attuata una strategia di "terra bruciata", perciò la 20ª Armata portò avanti una sistematica azione di distruzione delle strade e di tutte le strutture militari e civili a mano a mano che si ritirava.[34][33]

Madre norvegese con bambino nel 1944 nella regione norvegese di Finnmark. Probabilmente profughi a seguito della strategia tedesca della "terra bruciata"

Come parte di questa politica, il 28 ottobre 1944, Hitler ordinò che l'intera popolazione norvegese oltre il fiordo di Lyngen fosse deportata. L'ordine fu attuato dalla 20ª Armata con l'ausilio del Nasjonal Samling (il partito fascista norvegese di Vidkun Quisling) per mezzo di piccole imbarcazioni, volendo mantenere libere le strade per la ritirata delle truppe tedesche. La politica di "terra bruciata" incontrò una timida resistenza da parte di qualche ufficiale subordinato, ma un'area grande due volte la Sicilia fu completamente devastata. Fu deportata una popolazione di circa 45 000 persone e furono distrutte 10 400 case, 115 scuole e 27 chiese. Secondo il generale Rendulic, non più di 200 persone sfuggirono ai rastrellamenti. Circa 20 000 persone scamparono alla deportazione, includendo 10 000 cittadini di Kirkenes e di Vardø, che non poterono essere deportati perché l'avanzata sovietica costrinse i tedeschi ad abbandonare l'area in tutta fretta, e 8 500 nomadi lapponi che furono lasciati fuori dalla politica di deportazione.[34][33]

Una cena ufficiale a Kirkenes nel luglio 1945. Sul retro da destra: il colonnello Arne D. Dahl (capo della delegazione norvegese a Mosca), il principe Olav di Norvegia e il comandante delle forze sovietiche in Norvegia generale Ščerbakov.

Sebbene l'operazione Nordilict fosse stata portata avanti con abilità e tenacia, la fortuna fu un fattore altrettanto determinante nella sua riuscita: nessuna delle minacce di intervento da parte degli Alleati occidentali, della Finlandia e della Svezia si materializzò; il tempo atmosferico fu particolarmente clemente e l'inverno arrivò più tardi del solito. Soprattutto l'operazione si svolse in un periodo in cui le risorse sia dell'Unione Sovietica che degli Alleati occidentali erano maggiormente impiegate sui principali fronti, cosicché l'offensiva sovietica fu condotta con forze modeste, inferiori a quelle della 20ª Armata, e gli anglo-americani non intervennero.[35]

Contrariamente ai timori del governo norvegese in esilio e degli Alleati occidentali, i sovietici ritirarono rapidamente le loro forze dal territorio norvegese, lasciando solo la 45ª Divisione di fanteria (del 131º Corpo) a Kirkenes per assistere la popolazione locale durante l'imminente inverno (l'intera città, eccettuata una chiesa, era stata bruciata dai tedeschi prima della ritirata). Una missione militare norvegese arrivò a Murmansk il 9 novembre e raggiunse Kirkenes nei giorni seguenti. Nei mesi successivi, piccoli distaccamenti militari norvegesi dall'Inghilterra e dalla Svezia sbarcarono a Murmansk e furono inquadrati nella 14ª Armata sovietica per le operazioni sul territorio norvegese; in dicembre alcune navi norvegesi approdarono a Kirkenes. Alla fine di gennaio del 1945 il numero di soldati norvegesi all'estremo nord raggiunse le 1 350  unità e 2 735  alla fine della guerra in maggio. Le ultime unità sovietiche lasciarono il territorio norvegese nell'ottobre del 1945.[36][34]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g James F. Gebhardt, pp. 8, 20, 24, 30
  2. ^ Henrik Olai Lunde, pp. 355, 356
  3. ^ a b c d e f g h Earl F. Ziemke, 1968, p. 399
  4. ^ a b Henrik Olai Lunde, pp. 351, 352
  5. ^ a b H. P. Willmott, p. 383
  6. ^ a b James F. Gebhardt, p. 126
  7. ^ James F. Gebhardt, pp. 1, 2
  8. ^ James F. Gebhardt, pp. 2-4
  9. ^ a b c d e James F. Gebhardt, p. 3
  10. ^ a b Earl F. Ziemke, 1968, pp. 395, 396
  11. ^ Henrik Olai Lunde, pp. 349, 350
  12. ^ a b c Earl F. Ziemke, 1968, p. 396
  13. ^ Henrik Olai Lunde, pp. 349, 350
  14. ^ Henrik Olai Lunde, pp. 349-351
  15. ^ James F. Gebhardt, p. 4
  16. ^ James F. Gebhardt, pp. 6-10, 30
  17. ^ a b James F. Gebhardt, pp. 13-15, 20, 24, 30 145, 147
  18. ^ a b Henrik Olai Lunde, pp. 356, 357
  19. ^ James F. Gebhardt, pp. 24, 95, 96
  20. ^ a b c James F. Gebhardt, pp. 4-6
  21. ^ James F. Gebhardt, pp. 6-10
  22. ^ Henrik Olai Lunde, pp. 352, 353
  23. ^ James F. Gebhardt, pp. iii, xiii
  24. ^ James F. Gebhardt, p. 31
  25. ^ a b Brill Archive, p. 304
  26. ^ a b James F. Gebhardt, p. 188
  27. ^ Henrik Olai Lunde, p. 359
  28. ^ Earl F. Ziemke, 1968, pp. 399, 400
  29. ^ a b c d e Earl F. Ziemke, 1968, p. 400
  30. ^ Earl F. Ziemke, 1959, p. 306
  31. ^ a b c Henrik Olai Lunde, pp. 362-364
  32. ^ a b c Henrik Olai Lunde, pp. 365-366
  33. ^ a b c d Earl F. Ziemke, 1968, p. 401
  34. ^ a b c Henrik Olai Lunde, pp. 369-70
  35. ^ Earl F. Ziemke, 1968, p. 403
  36. ^ James F. Gebhardt, p. 127

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Brill Archive, The German Northern Theater of Operations 1940-1945, ISBN non esistente.
  • James F. Gebhardt, The Petsamo-Kirkenes Operation: Soviet Breakthrough and Pursuit in the Arctic, October 1944, Fort Leavenworth, Kansas, Combat Studies Institute, U.S. Army Command and General Staff College, 1989, ISBN non esistente.
  • Henrik Olai Lunde, Finland's War of Choice: The Troubled German-Finnish Coalition in World War II, Havertown, PA, Casemate Publishers, 2011, ISBN 1612000371.
  • H. P. Willmott, The Great Crusade: A New Complete History of the Second World War, Washington D.C., Potomac Books, 2008, ISBN 159797191X.
  • Earl F. Ziemke, Stalingrad to Berlin: The German Defeat in the East, Washington, DC, Government Printing Office, 2002, ISBN 0160019621.
  • Earl F. Ziemke, The German Northern Theater of Operations, 1940-1945, Washington, DC, Department of the Army, 1959, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]