Battaglia del Caucaso

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Battaglia del Caucaso
Truppe da montagna tedesche nella neve
Truppe da montagna tedesche nella neve
Data luglio 1942 - ottobre 1943
Luogo Kuban e Caucaso
Esito Vittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
434.800 soldati (al 20 settembre 1942)[1] 603.200 soldati (fase difensiva)
1.145.000 soldati (fase offensiva)[2]
Perdite
dati non disponibili 528.000 soldati morti, feriti e dispersi[2]
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Con il termine battaglia del Caucaso ci si riferisce alla serie di violenti scontri combattuti tra le forze tedesche della Wehrmacht e le truppe dell'Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale tra il luglio del 1942 e l'ottobre del 1943 sul fronte orientale, in una zona compresa tra il Mar Nero ad ovest, la catena montuosa del Caucaso a sud, il Mar Caspio ad est, e i fiumi Don e Volga a nord.

La lunga campagna iniziò con una veloce avanzata delle truppe corazzate tedesche che sembrarono in grado di raggiungere rapidamente l'importante regione petrolifiera di Groznyj e Baku; contemporaneamente le unità da montagna raggiunsero la catena caucasica. I sovietici si trovarono in grave difficoltà e ripiegarono in profondità; in autunno 1942 tuttavia, a causa delle difficoltà logistiche, dell'esaurimento dei mezzi e del rafforzamento della resistenza sovietica, l'avanzata tedesca si arrestò senza aver raggiunto gli obiettivi strategici più importanti.

La grande offensiva sovietica nel settore di Stalingrado iniziata il 19 novembre 1942, provocò il crollo del fronte tedesco e mise in pericolo le comunicazioni delle armate in combattimento nel Caucaso; a partire dal 30 dicembre 1942 quindi i tedeschi abbandonarono il terreno conquistato e effettuarono, sotto gli attacchi sovietici, una difficile ritirata in inverno. A febbraio 1943 le armate tedesche riuscirono a ripiegare in salvo a nord del Don dopo aver evacuato i territori occupati nel Caucaso tranne la penisola di Taman che fu difesa fino all'autunno 1943. La campagna si concluse con un completo fallimento tedesco.

Nello stesso periodo nella regione caucasica si ebbe l'insurrezione cecena contro il regime sovietico che venne duramente repressa da Stalin che ordinò la deportazione delle popolazioni ribelli.

L'offensiva tedesca dell'estate 1942[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi operazione Blu e operazione Fischreiher.
« Le porte del Caucaso sono aperte. Si avvicina l'ora in cui le truppe tedesche e le truppe del vostro imperatore si incontreranno in India »
(Frase rivolta dal generale Richard Ruoff all'addetto militare del Giappone il 24 luglio 1942 di fronte al ponte sul Don di Batajsk[3])

I piani di Hitler[modifica | modifica sorgente]

La direttiva n. 41 diramata da Adolf Hitler e dal Comando supremo della Wehrmacht il 5 aprile 1942 aveva indicato le direttici d'attacco e gli obiettivi principali della cosiddetta operazione Blu, la seconda offensiva estiva tedesca sul fronte orientale. Dopo aver accerchiato e distrutto la massa delle armate sovietiche schierate nel settore meridionale tra il Donec e il Don, il Gruppo d'armate Sud tedesco al comando del feldmaresciallo Fedor von Bock avrebbe dovuto concentrare le sue forze per raggiungere il Volga a Stalingrado; dopo aver raggiunto questo importante obiettivo strategico, sarebbe iniziata l'offensiva decisiva diretta alla conquista della regione del Caucaso, ed in particolare dei preziosi impianti petroliferi di Majkop, Groznyj e Baku[4]. Era prevista anche l'occupazione dell'intera costa del Mar Nero, mentre lo stato maggiore aveva anche iniziato studi operativi per ulteriori operazioni verso l'Iran, l'Iraq. la penisola Arabica e l'Afghanistan previsti per una fase successiva all'atteso crollo della resistenza sovietica[5].

Il feldmaresciallo Wilhelm List, comandante in capo del Gruppo d'armate A.
Reparti motorizzati tedeschi durante l'offensiva dell'estate 1942 sul fronte orientale.

Preceduta da alcune operazioni preliminari concluse con successo dai tedeschi in Ucraina e Crimea, l'operazione Blu ebbe inizio il 28 giugno 1942 e sembrò svilupparsi vittoriosamente per le forze del feldmaresciallo von Bock che sfondarono in più punti il fronte sovietico e avanzarono in profondità verso la grande ansa del Don. In realtà le grandi manovre di annientamento previste dal comando della Wehrmacht a Staryj Oskol e a Millerovo si conclusero entro la prima metà di luglio con risultati deludenti e la massa delle armate sovietiche riuscirono a sfuggire alla trappola e ripiegare verso est e verso sud; la ritirata dell'Armata Rossa peraltro si svolse nella confusione e le truppe mostrarono segni di demoralizzazione[6]. Il 17 luglio la 6. Armee tedesca del generale Friedrich Paulus raggiunse l'ansa del Don ed entrò in combattimemto con le deboli forze sovietiche schierate in fretta per sbarrare il passo verso Stalingrado, mentre le armate dell'ala destra tedesca il 23 luglio 1942 raggiunsero e occuparono dopo aspri combattimenti Rostov sul Don creando una testa di ponte a sud del fiume[7][8]. Il 28 luglio 1942 Stalin, preoccupato dai fenomeni di disgregazione presenti nell'esercito in ritirata e dall'evoluzione fortemente negativa delle operazioni, diramò il famoso ordine n. 227 che in termini drammatici descriveva la critica situazione dell'Unione Sovietica e disponeva un draconiano rafforzamento della disciplina per consolidare la resistenza e arrestare l'invasore che avanzava apparentemente inarrestabile nella Russia profonda[9].

Il 16 luglio 1942 Adolf Hitler raggiunse il suo nuovo quartier generale avanzato a Vinnica, il wehrwolf, da dove intendeva controllare da vicino le operazioni; nonostante i successi, il Führer non era molto soddisfatto dell'andamento della campagna; il 13 luglio aveva destituito il feldmaresciallo von Bock accusato di aver ritardato l'avanzata con le sue errate disposizioni tattiche[10]. Inoltre egli aveva deciso di modificare l'organizzazione del comando, suddividendo l'originario Gruppo d'armate Sud in due nuovi raggruppamenti, il Gruppo d'armate B, affidato al generale Maximilian von Weichs, e il Gruppo d'armate A, al comando del feldmaresciallo Wilhelm List[11]. Hitler divenne più ottimista e fiducioso dopo aver appreso della rapida conquista di Rostov; egli interpretò la nuova ritirata sovietica come un segno inequivocabile della disgregazione del nemico e dell'esaurimento delle sue riserve e della sua volontà combattiva. Nonostante i dubbi del generale Franz Halder, capo di Stato maggiore dell'esercito, che invitava alla prudenza e considerava con scetticismo le considerazioni su una presunta debolezza dei sovietici, Hitler decise di modificare sostanzialmente le disposizioni strategiche dell'operazione Blu e il 23 luglio 1942 diramò la nuova e ambiziosa direttiva n. 45, denominata in codice Braunschweig[12][13].

L'avanzata del Gruppo d'armate A nel Kuban e nel Caucaso.

Nel nuovo ordine operativo Hitler, partendo dalla premessa fondamentale che gli "obiettivi lontani sono stati raggiunti" e che "solo deboli elementi nemici sono riusciti a sfuggire all'accerchiamento", stabiliva che l'avanzata dei due gruppi d'armate sarebbe proseguita simultaneamente verso il Caucaso e verso Stalingrado. Mentre il Gruppo d'armate B avrebbe attaccato la città sul Volga, Il compito principale sarebbe stato assegnato al feldmaresciallo List: il Gruppo d'armate A avrebbe dovuto occupare la costa del Mar Nero fino a Batumi, il Kuban compreso Majkop e Armavir e la regione petrolifera di Groznyj e Baku. Le forze tedesche avrebbero anche dovuto impadronirsi dei passi principali della catena caucasica lungo la strada militare dell'Ossezia fino a Kutaisi e la strada militare della Georgia fino a Tbilisi, e avrebbero ricevuto l'appoggio in un secondo momento del corpo d'armata alpino italiano[14][15]. Il Führer, oltre ad ampliare enormemente la prevista linea di schieramento delle sue armate che si sarebbe dovuta estendere da Voronež a Stalingrado fino a Astrahan, Baku, Tbilisi e Batumi[16], procedette ad importanti trasferimenti di unità che indebolirono lo schieramento dei due gruppi d'armate tedeschi nel settore meridionale.

Hitler fin dal 9 luglio aveva diramato una nuova direttiva in cui esprimeva i suoi timori di una possibile apertura del secondo fronte in Europa da parte degli eserciti anglo-americani e quindi disponeva un rafforzamento delle difese in occidente con il potenziamento del vallo atlantico e con il trasferimento di unità mobili particolarmente efficienti[17]. Il Führer quindi, oltre a trasferire nel settore di Leningrado il grosso della 11ª Armata del feldmaresciallo Erich von Manstein che era pronta in Crimea, ritirò dal fronte orientale alcune combattive divisioni Waffen-SS che vennero trasportate in Francia; inoltre ben presto inviò al Gruppo d'armate Centro l'eccellente Divisione motorizzata Grossdeutschland[18]. Il feldmaresciallo List ebbe a disposizione solo due divisioni da montagna (Gebirgs-Division) per l'attacco al Caucaso, mentre altre quattro divisioni alpine tedesche vennero sparpagliate in altri teatri bellici[19].

Operazione Edelweiss[modifica | modifica sorgente]

Il generale Ewald von Kleist, comandante della 1. Panzerarmee.

Dopo la caduta di Rostov e la conquista da parte tedesca di teste di ponte a sud del Don, che aveva suscitato forti polemiche all'interno dei comandi sovietici e accuse di codardia alle truppe coinvolte nella disfatta, la situazione dell'Armata Rossa nel settore meridionale appariva veramente critica[20]. La difesa a sud del Don tra Verchne Kurmojarskaja e la force del fiume era affidata alla 51ª Armata appartenente al Fronte del Nord Caucaso del maresciallo Semën Budënnyj e ai resti della 37ª, 12ª e 18ª Armata del Fronte Meridionale del generale Rodion Malinovskij che aveva ripiegato in rotta dalla linea del Donec[21]. Si trattava in totale di circa 112.000 soldati con 120 carri armati e 130 aerei della 4ª Flotta aerea; queste truppe non disponevano di posizioni fortificate a sud del Don, le retrovie e i rifornimenti erano carenti, l'artiglieria era insufficiente e le linee di comunicazione erano intralciate dal movimento dei profughi in fuga, mentre l'aviazione tedesca disponeva della netta superiorità aerea[22]. Il Fronte del Nord Caucaso del maresciallo Budënnyj schierava altre forze, la 47ª Armata, un corpo di fucilieri e il 17° corpo di cavalleria cosacca del Kuban, a difesa della costa del Mar Nero fino a Lazarevsk, mentre era in fase di costituzione il Fronte Trans-caucasico del generale Ivan Tjulenev che era incaricato di proteggere il bastione settentrionale della catena montuosa ma doveva contemporaneamente anche coprire il confine con la Turchia e presidiare l'Iran settentrionale[21].

Il maresciallo Semën Budënnyj, comandante del Fronte del Nord Caucaso.

L'operazione Edelweiss, nome in codice assegnata all'offensiva nel Caucaso del Gruppo d'armate A, ebbe inizio il 25 luglio 1942; il feldmaresciallo List disponeva in quel momento di una netta superiorità numerica e materiale; il gruppo d'armate era costituito da undici divisioni di fanteria, tre divisioni alpine, cinque Panzer-Division e quattro divisioni motorizzate con in totale 300.000 soldati, 1.130 carri armati e 1.000 aerei da combattimento[23]. Il Gruppo d'armate A schierava sulla destra la 17. Armee del generale Richard Ruoff che avrebbe dovuto marciare, sboccando dalla testa di ponte di Rostov, verso Krasnodar; al centro la 1. Panzerarmee del generale Ewald von Kleist sarebbe avanzata verso Majkop coperta sulla sua sinistra dalla 4. Panzerarmee del generale Hermann Hoth che avrebbe puntato verso Stavropol'[24]. Le colonne dei panzer tedeschi dovevano avanzare nella desolata e arida steppa del Kuban solcata da numerosi corsi d'acqua, cercando di accerchiare e distruggere la massa delle forze sovietiche in ritirata dal Don, prima di raggiungere la barriera caucasica.

Le armate tedesche iniziarono la campagna con una serie di brillanti successi; mentre erano ancora in corso i combattimenti a Rostov, il 40° Panzerkorps del generale Leo Geyr von Schweppenburg, appartenente all'armata del generale Hoth, aveva attraversato il Don a Tsimljanskaja e a Nikolajevskaja e quindi aveva subito proseguito verso il fiume Sal che venne attraversato a Proletarskaja dalla 3. Panzer-Division che alla fine di luglio avanzò audacemente verso il fiume Manyč[25]. Fin dal 28 luglio 1942 il Fronte Meridionale sovietico, incapace di contrastare l'avanzata nemica, aveva ritirato le sue deboli armate dietro i fiumi Kagalnik e Manyč; nello stesso giorno lo Stavka, decise di sciogliere il Fronte Meridionale e raggruppare tutte le forze nel Fronte del Nord Caucaso al comando del maresciallo Budënnyj[26]. Le armate del Fronte del Nord Caucaso furono suddivise in un "Gruppo del Don" al comando del generale Malinovskij, costituito dalla 12ª, 37ª e 51ª Armata e incaricato di sbarrare le vie di accesso a Stavropol', e in un "Gruppo costiero", al comando del generale Y. T. Cerevicenko, formato dalla 18ª, 47ª e 56ª Armata, impegnato a difendere Krasnodar[21]. Lo Stavka diede precise istruzioni al maresciallo Budënnyj per rafforzare la disciplina e la coesione delle truppe e per potenziare le fortificazioni difensive; inoltre l'alto comando sovietico incaricò il generale Tjulenev di iniziare a raggruppare le forze del Fronte Transcaucasico e predisporre posizioni di sbarramento lungo i fiumi Terek e Uruch e attraverso i valichi caucasici. Si fecero frenetici sforzi per potenziare le difese dei porti del Mar Nero e per costituire nuove unità di riserva[27].

Il generale Eberhard von Mackensen, comandante del 3° Panzerkorps Il generale Eberhard von Mackensen, comandante del 3° Panzerkorps
Il generale Eberhard von Mackensen, comandante del 3° Panzerkorps
Il generale Leo Geyr von Schweppenburg, comandante del 40° Panzerkorps

Nonostante le misure d'emergenza prese dallo Stavka, la situazione sovietica peggiorò rapidamente nella prima settimana di agosto 1942. Il 1 agosto le unità corazzate del 3° Panzerkorps del generale Eberhard von Mackensen, appartenente alla 1. Panzerarmee del generale von Kleist, attraversarono il Manyč e raggiunsero Salsk, mentre sulla loro sinistra la 3. Panzer-Division superò a sua volta il fiume di sorpresa a Manyčtroj e il 2 agosto occupò Iku-Tuktum[28]. A Marinovka i panzer della 23. Panzer-Division respinsero con gravi perdite un contrattacco di mezzi corazzati sovietici che dovettero ripiegare[29]. Sull'ala destra del Gruppo d'armate A, la 17ª Armata del generale Ruoff avanzò verso Krasnodar mentre i sovietici battevano in ritirata rinunciando a difendere la linea del Kagalnik e prendendo posizione dietro i fiumi Eia e Kugo-Eia coperti dall'efficace azione del 17° corpo di cavalleria cosacca del Kuban[30]. Lo sfondamento tedesco del linea del Manyč aveva messo in grave difficoltà la 51ª Armata sovietica che combatteva sull'ala destra del Fronte del Nord Caucaso; queste forze sovietiche erano tagliate fuori e ricevettero l'ordine di ripiegare verso est, passando alle dipendenze del Fronte di Stalingrado che era impegnato a coprire gli accessi meridionali della città sul Volga[31].

Nei primi giorni di agosto, l'andamento meno favorevole per i tedeschi dei combattimenti nel settore di Stalingrado costrinse Hitler e l'alto comando ad una ridistribuzione delle limitate forze corazzate disponibili; quindi il generale Hoth ricevette l'ordine di passare alle dipendenze del Gruppo d'armate B e deviare verso nord-est per raggiungere e attaccare da sud la città sul Volga in cooperazione con la 6. Armee del generale Paulus[32]. La 4. Panzerarmee avrebbe tuttavia impegnato solo una parte delle sue forze originarie, mentre il 40° Panzerkorps sarebbe rimasto nel settore caucasico alle dipendenze della 1. Panzerarmee del generale von Kleist[33]. Nonostante l'indebolimento delle forze del Gruppo d'armate A, lo Stavka era estremamente preoccupato per lo sfondamento a sud del Manyč e il 3 agosto 1942 decise una nuova ritirata del Fronte del Nord Caucaso dietro il fiume Kuban', mentre le armate del "Gruppo del Don" avrebbero cercato di difendere Stavropol' e Armavir[34]; vennero attivati piani d'emergenza per evacuare le attrezzature industriali delle città e per trasferire la popolazione verso la regione del Mar Caspio[35].

Avanzando a tutta velocità nella piatta steppa della Calmucchia, i carri armati tedeschi presero Stavropol il 5 agosto. Più lenta e cauta fu l'avanzata della 17ª Armata di Ruoff lungo la costa del Mar Nero, anche per via del terreno più impervio che si trovò ad affrontare; attraversato il Don, la 17ª Armata procedette in direzione del bacino del Kuban, ottenendo il controllo dello stretto di Kerč' e garantendosi così una via di rifornimento più breve. L'armata giunse poi alle prime pendici del Caucaso, dove la resistenza sovietica si consolidò.

Medaglia consegnata dal governo sovietico ai soldati che difesero vittoriosamente il Caucaso

Il 9 agosto, Kleist conquistò la città ed i giacimenti petroliferi di Maykop, proseguendo poi in direzione di Grozny. A questo punto l'avanzata tedesca cominciò però a rallentare, sia per l'allungarsi delle linee di rifornimento, sia per la crescente richiesta di rimpiazzi per la battaglia di Stalingrado, che privarono Klesit delle risorse per proseguire; inoltre, la decisione del generale di portare a termine contemporaneamente i molti obbiettivi strategici affidati alla sua armata (giungere sulla costa del Mar Caspio, valicare il Caucaso e conquistare Tblisi, raggiungere le raffinerie di Baku e fornire supporto alla 17ª Armata), dissiparono lo sforzo delle truppe tedesche, impegnate su un fronte lungo ormai più di 300 km. Sulla costa, Ruoff prese Krasnodar il 12 agosto e la base navale di Novorossiysk il 6 settembre, ma, nonostante l'arrivo di rinforzi di truppe tedesche e romene distaccate dalla 11ª Armata dislocata in Crimea (che il 1º settembre attraversarono lo stretto di Kerč stabilendo una testa di ponte sulla penisola di Taman), la sua avanzata rallentò sempre di più fino a fermarsi. Un tentativo di prendere il porto di Tuapse, iniziato il 24 settembre, si concluse in un nulla di fatto a causa della resistenza sovietica, diventata più determinata.

Il 21 agosto, truppe da montagna tedesche scalarono il monte Elbrus (la vetta più alta del Caucaso), raggiungendo così il punto di maggiore penetrazione tedesca in Unione Sovietica; tra settembre e ottobre, comunque, il fronte si arrestò, mentre l'attenzione dello Stato Maggiore tedesco si concentrava su Stalingrado.

L'evoluzione apparentemente favorevole dell'avanzata tedesca nel Caucaso provocò grande allarme anche tra i dirigenti politico-militari britannici; Winston Churchill dimostrò durante l'estate 1942 forte interesse a conoscere gli sviluppi reali della situazione nel settore meridionale del fronte orientale[36]. Dall'esame della corrispondenza segreta del primo ministro con Stalin risulta evidente come il capo britannico fosse molto preoccupato di un possibile sfondamento tedesco oltre il Caucaso che avrebbe potuto mettere in pericolo i possedimenti britannici del Medio Oriente[37] Durante l'incontro di Mosca dell'agosto 1942 Churchill e i suoi generali chiesero precise informazioni sulla situazione nel Caucaso e proposero di inviare in rinforzo una serie di squadriglie aeree della RAF, la cosiddetta operazione Velvet; gli ufficiali britannici espressero velatamente un certo scetticismo sulla capacità di resistenza sovietica[38]. Churchill aveva anche potenziato il comando del Medio Oriente del generale Henry Maitland Wilson che, con quartier generale a Bassora, disponeva di quattro divisioni per sbarrare il passo ad un eventuale irruzione di forze corazzate tedesche a sud del Caucaso[39].

La controffensiva sovietica[modifica | modifica sorgente]

Il 19 novembre 1942, le truppe sovietiche lanciarono una massiccia offensiva nel settore di Stalingrado, annientando due armate romene e accerchiando la 6ª Armata tedesca e parte della 4ª Armata panzer nella città. Questo evento, unito al fallito contrattacco tedesco lanciato il 12 dicembre (Operazione Tempesta Invernale), misero in serio pericolo le linee di comunicazione del Gruppo d'Armate A. Se le truppe sovietiche avessero preso la città di Rostov, l'intero gruppo d'Armate sarebbe stato accerchiato nel Caucaso. Seppur a fatica, il nuovo comandante del neocostituito Gruppo d'Armate del Don (feldmaresciallo Erich von Manstein) riuscì a convincere Hitler a far ripiegare il Gruppo d'Armate A su posizioni più difendibili. Il 27 gennaio 1943 la 1ª Armata panzer ricevette l'ordine di ripiegare su Rostov, mentre la 17ª Armata ricevette l'ordine di arretrare nella regione del Kuban, dove doveva crearvi una testa di ponte da cui riprendere, in futuro, l'offensiva.

Sperando di approfittare del ripiegamento tedesco, il Fronte Transcaucasico, rinforzato ed appoggiato dal Fronte Meridionale, lanciò un attacco su vasta scala contro il Gruppo d'Armate A (Operazione Gory) il 17 gennaio, ma il maltempo, la pessima rete stradale ed il terreno impervio rallentarono l'attacco sovietico, permettendo ai tedeschi di completare il ripiegamento. Stavropol venne liberata dai sovietici il 21 gennaio, Armavir il 23 gennaio, e Maykop il 29 gennaio. Truppe da sbarco sovietiche presero terra presso Novorossiysk il 5 febbraio, ma la città rimase in mani tedesche, che si trincerarono in una solida posizione difensiva. Un tentativo di rinconquistare la penisola di Taman venne compiuto dai sovietici tra l'aprile e il maggio del 1943, ma venne respinto dai tedeschi, che passarono al contrattacco. Le disfatte subite in Ucraina ed il pericolo di rimanere tagliati fuori convinsero i tedeschi ad organizzare il ripiegamento in Crimea dei resti della 17ª Armata. Il 16 settembre 1943 i sovietici ripresero Novorossiysk, completando la liberazione della penisola di Taman il 9 ottobre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ E. Ziemke, Stalingrad to Berlin, p. 34.
  2. ^ a b D. Glantz/J. House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa 1941-1945, pp. 432-433.
  3. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, p. 221.
  4. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 138-139.
  5. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 140.
  6. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 81-84.
  7. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 593-601.
  8. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 84-90.
  9. ^ A. Beevor, Stalingrado, pp. 101-104.
  10. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 591-592 e 602.
  11. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, p. 592.
  12. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 602-603.
  13. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 154-155.
  14. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 155-156.
  15. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, p. 219.
  16. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 156.
  17. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 174-175.
  18. ^ C. Bellamy, Guerra assoluta, p. 583.
  19. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 603-606.
  20. ^ G. Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. 3, p. 89.
  21. ^ a b c J. Erickson, The road to Stalingrad, p. 376.
  22. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, p. 220.
  23. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 219-220.
  24. ^ J. Erickson, The road to Stalingrad, p. 377.
  25. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 606-607.
  26. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, p. 222.
  27. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, p. 223.
  28. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 607-610.
  29. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 611-612.
  30. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, p. 224.
  31. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 223-224.
  32. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 612-613.
  33. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, p. 613.
  34. ^ A. M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 224.
  35. ^ J. Erickson, The road to Stalingrad, pp. 376-377.
  36. ^ J. Erickson, The road to Stalingrad, pp. 400-401.
  37. ^ AA.VV., Altamente confidenziale, vol. I, pp. 74-85.
  38. ^ W. Churchill, La seconda guerra mondiale, vol. 4, pp. 608-609 e 682-702.
  39. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 90-91.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Altamente confidenziale. Il carteggio segreto di Stalin con Churchill, Roosevelt, Atlee, Truman, Res Gestae, Milano, 2013
  • Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, De Agostini, Novara, 1971
  • Antony Beevor, Stalingrado, Rizzoli, Milano, 1998
  • Chris Bellamy, Guerra assoluta, Einaudi, Torino, 2010
  • Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, L'Unità, Roma, 1990
  • Paul Carell, Operazione Barbarossa, Rizzoli, Milano, 2000
  • Winston Churchill, La seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano, 1951
  • John Erickson, The road to Stalingrad, Cassell, London, 2003
  • David Glantz/Jonathan House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa 1941-1945, LEG, Gorizia, 2010
  • Aleksandr M. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, Garzanti, Milano, 1961
  • Earl Ziemke, Stalingrad to Berlin. The german defeat in the east, University press of the Pacific, Honolulu, 2003

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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