Campagna delle isole Gilbert e Marshall

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Campagna delle Isole Gilbert e Marshall
Fanti americani attaccano le postazioni giapponesi durante la battaglia di Kwajalein
Fanti americani attaccano le postazioni giapponesi durante la battaglia di Kwajalein
Data 10 novembre 1943 – 23 febbraio 1944
Luogo Isole Gilbert e Isole Marshall, Oceano Pacifico
Esito Vittoria tattica e strategica statunitense
Schieramenti
Comandanti
Perdite
1.800 morti o dispersi
4.830 feriti
17.000 morti
400 catturati
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La campagna delle Isole Gibert e Marshall fu il ciclo delle operazioni anfibie ed aeree intraprese dagli Stati Uniti nei due arcipelaghi occupati dall'Impero giapponese. I combattimenti iniziarono a ottobre del 1943 e dopo una pausa a dicembre ripresero nel gennaio 1944, continuando fino al 23 febbraio con la conquista di alcuni atolli in posizione strategica, mentre altre isole furono evitate e le loro guarnigioni rimasero tagliate fuori fino alla fine del conflitto sul fronte del Pacifico. La campagna si sviluppò in un arco di tempo limitato a causa della schiacciante superiorità in uomini e mezzi di cui disponevano gli statunitensi; inoltre nutriti bombardamenti effettuati prima degli sbarchi danneggiarono gravemente le fortificazioni giapponesi, soprattutto nelle Marshall.

Contesto strategico[modifica | modifica sorgente]

Le Isole Marshall sono un vasto arcipelago di 36 atolli per un totale di 2000 isole ed isolotti circa, che si allungano per oltre 1.000 chilometri in longitudine.[1] Esse furono colonizzate dalla Germania a fine Ottocento, ma con lo scoppio della prima guerra mondiale il Giappone le conquistò rapidamente; nel 1919 gli furono affidate con un mandato. I capi militari nipponici intuirono l'importanza strategica dell'arcipelago, ove furono costruite imponenti fortificazioni e sei grandi aeroporti, e ne fecero uno scudo avanzato dell'Impero oltreché una base per la flotta imperiale. Con l'inizio della guerra nel Pacifico le Marshall funsero da punto d'irradiazione delle squadre navali che dilagarono nel sud-est asiatico e nel Pacifico meridionale. Dopo una stasi operativa che si prolungò fino agli ultimi mesi del 1942, quando le sorti del conflitto si erano già capovolte a detrimento del Giappone, le Marshall videro affluire flottiglie aeree e navi da guerra, che poi si dirigevano verso le Salomone o le Gilbert, a sud-est. Questo settore preoccupava infatti il Gran Quartier generale in quanto esposto a un'offensiva statunitense che si supponeva non essere lontana. Le Marshall e le Gilbert furono fatte oggetto di lavori di fortificazione e le rispettive guarnigioni furono aumentate.

La campagna delle Gilbert[modifica | modifica sorgente]

L'attacco americano così paventato si scatenò il mattino del 20 novembre 1943 sull'atollo di Tarawa nelle Gilbert, che cadde dopo una feroce resistenza durata quattro giorni.

La campagna delle Marshall[modifica | modifica sorgente]

Il 31 gennaio il 106º reggimento Marines occupò Jaluit in poche ore.
Tra il 31 gennaio e il 7 febbraio le forze USA conquistarono l'enorme atollo di Kwajalein con 42.000 uomini, la maggior parte dei quali marines; degli 8.100 giapponesi della guarnigone 7.870 morirono e 230 caddero prigionieri. Riguardo alle perdite statunitensi, sono solitamente accettate quelle riportate dai servizi militari, le cui stime parlano di 372 morti e 1.592 feriti, ma la loro attendibilità è di difficile verificazione perché non si conoscono quelle di matrice nipponica (vedi battaglia di Kwajalein). Dati lievemente differenti sono invece forniti da un'altra fonte: a Kwajalein la guarnigione di 8.000 soldati giapponesi avrebbe subito 7.870 morti mentre gli statunitensi ebbero 372 morti.[2] Tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio venne inoltre conquistato l'isolotto di Roi-Namur, composto da due lembi di terra emersa molto vicini tra loro; l'operazione costò 200 morti agli statunitensi. Le truppe giapponesi lì dislocate, invece, furono per lo più annientate perché 3.742 soldati morirono e i rimanenti 99 caddero prigionieri.[2]

Dopo la vittoria a Kwajalein, fu assaltato l'atollo di Eniwetok tra il 17 e il 23 febbraio (operazione Catchpole): i giapponesi opposero un'accanita resistenza ai 10.000 soldati statunitensi sbarcati, che dovettero sopraffare un'opposizione assai dura e disperata.
Dei 2.741 uomini della guarnigione 2.677 morirono in battaglia o si suicidarono, mentre 64 uomini, di cui solo 16 giapponesi, vennero catturati. Secondo stime europee contemporanee gli attaccanti ebbero 262 morti, 77 dispersi e 757 feriti, ma anch'esse difettano di attendibilità visto che quelle nipponiche, come per Kwajalein, non sono note (vedi battaglia di Eniwetok). Gilbert registra perdite un poco diverse: i reparti giapponesi totalizzavano 2.677 uomini, dei quali soltanto 64 sopravvissero agli scontri poiché vennero catturati. Gli statunitensi contarono 195 morti tra le loro fila.[3]

Il 16 febbraio la US Navy lanciò un massiccio attacco dalle portaerei di squadra (operazione Hailstone) contro la munita piazzaforte di Truk, tra le più importanti basi oceaniche per la flotta imperiale: al prezzo di 25 apparecchi abbattuti gli statunitensi distrussero 220 velivoli giapponesi al suolo, 45 in volo; affondarono inoltre 15 navi da guerra e 25 vascelli mercantili.[3] L'incursione segnò la fine delle operazioni nelle Marshall, i cui punti chiave erano ormai sotto il saldo controllo di Marines e soldati dell'esercito.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Millot 1967, op. cit., p. 595
  2. ^ a b Gilbert 1989, op. cit., p. 573
  3. ^ a b Gilbert 1989, op. cit., p. 577

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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