Operazione Frühlingserwachen

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Operazione Frühlingserwachen
Direttrici d'attacco tedesche durante l'Operazione Frühlingserwachen.
Direttrici d'attacco tedesche durante l'Operazione Frühlingserwachen.
Data 6 marzo - 16 marzo 1945
Luogo Ungheria, Lago Balaton
Esito vittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
140.000 uomini
900 carri armati
465.050 uomini
Perdite
14.818 morti 8.492 tra morti e dispersi
24.407 feriti[1]
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Operazione Frühlingserwachen (in tedesco Unternehmen Frühlingserwachen, "Operazione Risveglio di Primavera", in russo Балатонская оборонительная операция, in magiaro Frühlingserwachen hadművelet) fu il nome in codice per l'offensiva del lago Balaton, l'ultima significativa azione offensiva delle forze tedesche durante la seconda guerra mondiale[2]. L'operazione,che ebbe luogo dal 6 al 16 marzo 1945 in Ungheria, vide contrapposte le forze tedesche dell'Heeresgruppe Süd, comandato dal generale Otto Wöhler, contro le truppe sovietiche del 3º Fronte ucraino, comandato dal maresciallo Fëdor Ivanovič Tolbuchin, ebbe come obiettivo il riavvicinamento ai campi petroliferi di Nagykanizsa e la riconquista della capitale Budapest, persa il mese precedente[3].

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

La perdita di Budapest, caduta il 13 febbraio[4], rappresentò per la Germania anche la perdita di un importante crocevia; dalla capitale Ungherese infatti passavano i collegamenti ferroviari per Vienna, Bratislava e Praga ed Hitler dette ordine al generale Wöhler, dopo che questi aveva ottenuto il trasferimento dal fronte occidentale della 6ª Armata corazzata SS, comandata dall'SS-Oberst-Gruppenführer Josef Dietrich, di attaccare l'Armata Rossa nel settore del lago Balaton, allo scopo di isolare e distruggere il 3º Fronte ucraino e, una raggiunto questo obiettivo, raggiungere il fiume Danubio per dirigersi nuovamente verso Budapest[5].

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Germania[modifica | modifica sorgente]

Le forze tedesche dell'Heeresgruppe Sud erano così suddivise: la 6ª Armata corazzata SS, comprendente le divisioni Waffen-SS "Leibstandarte", "Das Reich", "Totenkopf", "Wiking", "Hohenstaufen", "Hitlerjugend" e "Reichsführer-SS", la 2ª Armata corazzata, comandata dal generale Maximilian de Angelis, e l'Heeresgruppe E, comandato dal generale della Luftwaffe Alexander Löhr[6].

La 6ª Armata corazzata SS aveva in organico i migliori mezzi corazzati dei quali in quel momento la Germania poteva disporre, ossia i carri medi Panther ed i carri pesanti Tiger e Königstiger e, sulla direttrice principale d'attacco, i tedeschi riuscirono a schierare 43 carri armati per ogni chilometro di fronte[7].

Unione Sovietica[modifica | modifica sorgente]

Le forze dell'Armata Rossa presenti nel settore erano rappresentate a sud dal 3º Fronte ucraino, comandato dal maresciallo Tolbuchin, ed a nord dal 2º Fronte ucraino, già Fronte della Steppa, comandato dal maresciallo Rodion Jakovlevič Malinovskij, la cui ala destra era in quel momento impegnata nell'offensiva verso la Cecoslovacchia[8].

Piani operativi[modifica | modifica sorgente]

La 6ª Armata corazzata SS venne incaricata di avanzare in direzione sud est e di raggiungere il Danubio, alla 2ª Armata corazzata venne affidato il compito di dirigersi verso Kaposvár, a sud del lago Balaton, mentre l'Heeresgruppe E avrebbe attaccato da sud, oltrepassando il fiume Drava, per congiungersi con la 6ª armata corazzata[9].

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Truppe tedesche in sosta durante l'operazione Frühlingserwachen

L'attacco tedesco ebbe inizio nella notte tra il 5 ed il 6 marzo ed il grosso delle forze di Wöhler si mosse da sud in direzione di Pécs e da nord verso Tatabánya. L'attacco colse alla sprovvista le forze sovietiche ma, ricevuta la notizia dell'offensiva, la Stavka, nella stessa giornata, dette ordine alle riserve mobili del 3º Fronte ucraino di dirigersi immediatamente verso il canale Sarviz, in quel momento presidiato dalla 27ª Armata sovietica[10]. Il giorno successivo l'Heeresgruppe E oltrepassò il fiume Drava nelle zone di Valpovo e di Donji Miholjac, e la 2ª Armata corazzata sfondò il fronte sovietico della 57ª Armata dirigendosi verso Nagybajom, mentre nel settore nord la 27ª Armata sovietica, ancora in attesa di rinforzi, riuscì, grazie ad un intenso fuoco di sbarramento da parte dell'artiglieria, coadiuvata anche da reparti di artiglieria contraerea[11], a contenere momentaneamente l'impeto dell'attacco della 6ª Armata corazzata SS[12] la quale, il giorno 8, concentrò l'attacco in direzione di Székesfehérvár, dirigendosi verso il Danubio [13].

Il contrattacco sovietico

Già a partire dal 14 marzo, il successo dell'operazione era stato messo in discussione, e lo stesso Joseph Goebbels ammise nel suo diario che ormai la situazione era disperata. Tre giorni più tardi, i tedeschi erano stati respinti fino alle proprie posizioni di partenza; e, rimasti con pochissimi carri armati (lo stesso Dietrich ammise sarcasticamente che "la 6ª Panzerarmee si chiama così perché ci sono rimasti solo 6 carri armati!"), le restanti forze tedesche iniziarono a ritirarsi verso l'Austria per difendere Vienna.

Il fallimento dell'offensiva in Ungheria, che seguiva il collasso dell'offensiva delle Ardenne, ebbe un effetto psicologico devastante su Hitler, che da questo corpo si era aspettato l'impossibile, ed egli accusò apertamente di tradimento Dietrich e i suoi subordinati. Il 22 aprile 1945 Hitler ordinò a tutta la 6ª Panzerarmee SS di togliersi il distintivo sulla manica con il proprio nome, e allo stesso tempo annunciò la sospensione della promozione di Dietrich "perché non aveva portato a termine la missione ungherese, aveva abbandonato la posizione indispensabile per proteggere il Reich a sud-est di Vienna e inoltre aveva esposto al pericolo la capitale dell'Ostmark". Dietrich non comunicò le decisioni di Hitler ai suoi uomini, e lo stesso Guderian, che doveva portare personalmente gli ordini del Führer agli uomini delle SS, si rifiutò di farlo.

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo di Black metal tedesco Endstille, da sempre ispirato per testi ed immaginario agli eventi della seconda guerra mondiale, ha intitolato il suo secondo album Frühlingserwachen.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Россия и СССР в войнах ХХ века - Потери вооружённых сил, Moskow, Olma-Press, 2001, consultabile online su http://www.soldat.ru/doc/casualties/book/chapter5_10_1.html
  2. ^ AA.VV. Discesa nell'incubo 1993, p. 105.
  3. ^ AA.VV. Discesa nell'incubo 1993, p. 77.
  4. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 674.
  5. ^ Biagi 1995 vol. VII, p. 2291.
  6. ^ Biagi 1995 vol. VII, p. 2291.
  7. ^ Biagi 1995 vol. VII, p. 2291.
  8. ^ Biagi 1995 vol. VII, p. 2292.
  9. ^ Biagi 1995 vol. VII, p. 2291.
  10. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 690.
  11. ^ Biagi 1995 vol. VII, p. 2292.
  12. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 690.
  13. ^ Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 691.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Il terzo Reich, vol. Discesa nell'incubo, H&W, 1993. (ISBN non esistente).
  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. VII, Fabbri Editori, 1995. (ISBN non esistente).
  • Cesare Salmaggi - Alfredo Pallavisini, La seconda guerra mondiale, Mondadori, 1989. ISBN 88-04-39248-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]