Crimine di guerra

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Un crimine di guerra è una violazione punibile, a norma delle leggi e dei trattati internazionali, relativa al diritto bellico da parte di una o più persone, militari o civili. Ogni singola violazione delle leggi di guerra costituisce un crimine di guerra.

Fattispecie[modifica | modifica sorgente]

I crimini di guerra comprendono (nella maggioranza delle interpretazioni) le violazioni delle protezioni stabilite dalle leggi di guerra, ed anche il mancato rispetto delle norme e delle procedure di combattimento, come ad esempio l'attaccare quanti espongono una bandiera bianca indicante una tregua o l'uso truffaldino della stessa bandiera bianca per dissimulare la condizione bellica, preparare e dare inizio ad un attacco. Viene tutelato anche l'uso dei segni distintivi di Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa e degli altri segni protettivi.

Comprendono anche gli altri atti contrari al diritto internazionale umanitario, quali il maltrattamento dei prigioniero di guerra o dei civili. A volte i crimini di guerra, in senso esteso, sono episodi di omicidio di massa, come esemplificativamente i bombardamenti a tappeto e il genocidio sebbene tali azioni siano coperte dalle convenzioni internazionali in quanto crimini contro l'umanità.

Crimini di guerra e legislazione[modifica | modifica sorgente]

Massacro di civili polacchi operato da truppe tedesche. 1943.

Tenuto conto che la locuzione è vastamente usata nella dialettica politica con variabilità di significati, in giurisprudenza la precisa determinazione della configurabilità del reato di crimine di guerra attiene invece alle singole legislazioni nazionali, le quali possono ben prevederla (e dunque circostanziarne gli elementi costitutivi) in seno al proprio ordinamento, ovvero recepirla per effetto di trattatistica esterna all'ordinamento stesso.

Il diffuso riferimento alle leggi di guerra, contenuto nella maggioranza delle normazioni in argomento, rende talvolta più labile, se non la configurabilità, almeno l'ortodossa applicabilità a fini sanzionatori della previsione penale, in quanto la definizione e la ratifica di regolamentazioni sui modi bellici non è onnivalente, né aggiornata agli ambiti operativi di belligeranza del momento. In più, l'adesione a convenzioni (come le Convenzioni di Ginevra) o ad altri patti internazionali, intanto non è nemmeno questa universale (non è infatti sottoscritta e ratificata da tutti gli stati) ed inoltre si trova spesso in conflitto (o se ne riesce spesso ad intravedere l'antiteticità) con le norme costituzionali dei singoli paesi, in genere fonti supreme di diritto dei rispettivi ordinamenti.

Hiroshima, dopo il bombardamento atomico

Contro l'accusa di reato per tale fattispecie, non è infrequente perciò da parte delle difese l'eccezione di competenza, in quanto, oltre al citato possibile contrasto con norme costituzionali del paese cui appartengono i rei (ad esempio sulla riserva giurisdizionale), si ha spesso mancanza di comune obbligazione al rispetto di una comune trattistica specifica (non potendosi applicare l'irretroattiva legge penale né deduttivamente, né tantomeno analogicamente, occorre la predeterminata specifica previsione di fattispecie) e non di rado si patisce invece l'applicazione di norme del paese di provenienza del fronte militare vittorioso (o di una coalizione di paesi vincenti), quindi un tentativo di estensione giurisdizionale giustificata da mere circostanze di fatto e non di diritto. Le riserve espresse dalle difese degli imputati del "Processo di Norimberga", sono effettivamente, in un'ottica puramente dottrinale, le stesse riserve espresse nella maggior parte dei casi in cui si siano celebrati riti (fossero essi ad personam o meno) per l'esame di tale imputazione, e costituiscono un significativo corpus di tematiche presentabili a contrasto anche dell'attuale situazione sulla materia.

A tali eccezioni, ma soprattutto a quella sulla competenza di tribunali non nazionali (con riferimento al reo), si ribatte in genere sempre con l'argomentazione (anche stilisticamente) inglese, per la quale l'imputato ha diritto ad un giudice equo, non neutrale, diversamente non sarebbe valido alcun processo in cui l'imputato fosse giudicato colpevole da una giuria di gente onesta. Ma questa paradossale conclusione non attenua il dibattito.

I crimini di guerra rappresentano un tema di centrale importanza nell'ambito del diritto internazionale umanitario anche perché a seguito del processo di Norimberga fu emanato il "Codice di Norimberga", contenente un'articolata proposta di normazione per talune fattispecie.

Esempi recenti di procedure giudiziarie per crimini di guerra sono lo "International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia" e lo "International Criminal Tribunal for Rwanda", istituiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite.

La Corte Penale Internazionale (International Criminal Court - ICC), una corte situata a L'Aia e basata sul trattato di Roma del 17 luglio 1998, è entrata in funzione il 1º luglio 2002 per i processi relativi ai crimini di guerra commessi a partire da tale data. Tuttavia, alcune nazioni, tra cui le principali sono gli Stati Uniti, la Cina e Israele hanno criticato l'istituzione della corte, rifiutando di partecipare ad essa e di permettere alla corte di avere giurisdizione sui propri cittadini.

Al momento sono stati accusati di aver commesso crimini di guerra e sotto processo alcuni ex-presidenti, o capi di governo tra cui Karl Dönitz, Hideki Tojo, Charles Taylor, Saddam Hussein e Slobodan Milosevic.

Ambiguità[modifica | modifica sorgente]

Esecuzioni sommarie di polacchi da parte dell Einsatzkommando nel 1939.

La Convenzione di Ginevra, antecedentemente al 1949, è un trattato che va a stabilire una base giuridica del diritto internazionale per quanto riguarda la condotta durante la guerra. Non tutti i paesi firmatari del trattato tuttavia si erano impegnati a mantenere i valori da esso enunciati durante la condotta di guerra, anzi alcuni di essi hanno sistematicamente violato le Convenzioni di Ginevra sfruttando le ambiguità del diritto o eseguendo delle manovre politiche per sottrarsi alle leggi.

Tuttavia anche oggi la definizione di uno stato di "guerra" può e deve essere discusso, ciò soprattutto in virtù dell'introduzione della Carta delle Nazioni Unite del 1945 dove si definisce la guerra stessa come "azione criminale", pertanto il termine "crimine di guerra" ha perso la propria efficacia come "perseguibilità del reato" in virtù dei diversi sistemi di accordi "ad hoc" da parte delle organizzazioni internazionali, sovranazionali e militari nel pianificare le uniche operazioni consentite dalla Carta delle Nazioni Unite: le operazioni di pace. Paradossalmente le Convenizioni di Ginevra del 1949 hanno un certo grado di effettiva applicazione al di fuori di ciò che alcuni possono considerare da una situazione di "guerra" che necessita, spesso in settori in cui persistono conflitti armati sufficiente per costituire instabilità sociale. I tribunali di guerra sono stati talvolta accusati di favoritismi verso i vincitori, tanto che alcune controversie pur essendo riconosciute come crimini di guerra non sono stati giudicati come tali.

Alcuni esempi includono la distruzione di obiettivi civili da parte degli Alleati durante la Grande Guerra e la seconda guerra mondiale (le bombe incendiarie sulla città tedesca di Dresda è un esempio), l'uso di bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nella seconda guerra mondiale; tuttavia esistono esempi di violazione anche dopo l'entrata in vigore delle Convenzioni del 1949: l'uso delle tossine dell'Agente Arancio, Napalm e armi chimiche contro obiettivi civili nella guerra del Vietnam oltre a massacri e torture durante lo stesso conflitto ad opera delle truppe Americane; l'uccisione di massa del Biharies ad opera di Kader Siddique e Mukti Bahini durante e dopo la vittoria del Bangladesh nella sua guerra di liberazione tra il 1971 e il 1972; e la occupazione indonesiana di Timor Est, tra il 1976 e il 1999.

Nelle zone in cui di diritto internazionale è ancora irrisolto, rimane una certa ambiguità per quanto riguarda i crimini che sono considerati come tali e quali no.

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