Battaglia delle Midway

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Battaglia delle Midway
Da in alto a sinistra proseguendo in senso orario: caccia giapponesi Zero, le portaerei Hiryū e Yorktown in fiamme, e caccia F4F Wildcat sul ponte della Hornet
Da in alto a sinistra proseguendo in senso orario: caccia giapponesi Zero, le portaerei Hiryū e Yorktown in fiamme, e caccia F4F Wildcat sul ponte della Hornet
Data 4 - 6 giugno 1942
Luogo Nei pressi delle isole Midway
Esito Vittoria tattica e strategica USA
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3 portaerei (con 233 aerei a bordo)
9 incrociatori pesanti
4 incrociatori leggeri
27 cacciatorpediniere
25 sottomarini
inoltre parteciparono alla battaglia i 121 aerei presenti sulle isole Midway[1]
8 portaerei (410 aerei a bordo)
11 corazzate
13 incrociatori pesanti
10 incrociatori leggeri
65 cacciatorpediniere
21 sottomarini.
Alla battaglia parteciparono concretamente solo le 4 portaerei (con 272 aerei a bordo), le due corazzate, gli incrociatori ed i cacciatorpediniere della flotta dell'ammiraglio Nagumo, oltre ad una parte delle forze dell'ammiraglio Kondo[1]
Perdite
1 portaerei affondata
1 cacciatorpediniere affondato
147 aerei distrutti
307 morti[1][2]
4 portaerei affondate
1 incrociatore affondato
248 aerei distrutti[3]
3.057 morti[4][1]
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La battaglia delle Midway (in inglese The Battle of Midway; in giapponese ミッドウェー海戦) fu combattuta tra il 4 e il 6 giugno 1942, durante la seconda guerra mondiale: la Marina degli Stati Uniti respinse l'attacco della Marina Imperiale Giapponese nei pressi delle isole Midway, affondando quattro grandi portaerei di squadra nemiche e segnando in tal modo un punto di svolta nella guerra del Pacifico con l'arresto dell'avanzata nipponica. Con la successiva campagna di Guadalcanal sarebbe iniziata la controffensiva alleata e la lenta ritirata del Sol Levante.

Combattuta solo un mese dopo la battaglia del Mar dei Coralli, Midway fu la seconda battaglia navale della storia combattuta quasi completamente dalle forze aeree imbarcate sulle portaerei, senza contatto visivo tra le flotte contrapposte e senza scontri a fuoco tra navi di linea.

Le gravi perdite giapponesi di preziose portaerei e di piloti addestrati bloccarono ogni ulteriore loro avanzata e permisero alle forze americane di passare alla controffensiva, grazie all'arrivo di nuove navi e dei nuovi aerei prodotti dal loro potente apparato produttivo-industriale.

Situazione strategica[modifica | modifica sorgente]

Già nel gennaio 1942, mentre si sviluppava con notevole successo l'offensiva aeronavale-terrestre delle Forze Imperiali giapponesi in tutte le direzioni principali (Indie Orientali, Malesia, Birmania, Filippine), lo Stato Maggiore della Marina Imperiale giapponese aveva iniziato a prendere in considerazione nuove opzioni operative per proseguire aggressivamente la guerra contro la potenza nordamericana e sfruttare la temporanea superiorità strategica e materiale ottenuta a seguito del riuscito attacco di Pearl Harbor[5].

Mentre la potente squadra delle portaerei dell'ammiraglio Chuichi Nagumo (Kido Butai – 1ª Flotta aerea) effettuava una nuova crociera offensiva attaccando le coste australiane (bombardamento di Darwin del 19 febbraio 1942), penetrando nell'Oceano Indiano, colpendo l'isola di Ceylon e mettendo in fuga la debole Eastern Fleet britannica, a Tokyo (nei quartier generali della Marina) e nella baia di Hiroshima (sede del Quartier generale della cosiddetta Flotta combinataRengō Kantai – dell'ammiraglio Isoroku Yamamoto) erano in corso discussioni sulla scelta degli obiettivi e dei piani d'attacco delle nuove operazioni.

In particolare si confrontavano le idee del contrammiraglio Matome Ugaki (capo di stato maggiore di Yamamoto), favorevole ad un nuovo attacco alle Hawaii per agganciare e distruggere finalmente le portaerei americane che costituivano ancora una minaccia, e il capitano di vascello Kameto Kuroshima (capo ufficio operazioni), propugnatore di un proseguimento della puntata nell'Oceano Indiano per conquistare Ceylon, minacciare l'India e ricercare il congiungimento con le altre potenze dell'Asse nella regione del Mar Rosso e della costa orientale africana.

La variante operativa di Kuroshima fu rapidamente accantonata da Yamamoto, in primo luogo perché avrebbe esposto il Giappone alle manovre della Marina americana, poi per la resistenza dell'Esercito giapponese (contrario ad attaccare Ceylon) e soprattutto per la mancanza di collaborazione strategico-operativa con gli alleati italo-tedeschi[6][7].

L'ammiraglio Isoroku Yamamoto, comandante in capo della Marina Imperiale e ideatore del complesso piano di attacco alle isole Midway. Dopo tante vittorie, questa battaglia avrebbe segnato la sua prima grande sconfitta

L'ammiraglio Yamamoto, deciso a distruggere le portaerei americane, considerate le più pericolose del nemico (valutazione pienamente confermata dalle aggressive incursioni effettuate dalle Task Force americane, nel febbraio e marzo, contro le isole Marshall, Rabaul, Wake e Marcus)[8], optò alla fine, il 2 aprile 1942, per un'operazione combinata contro le Midway (prive delle forti difese terrestri e aeree presenti invece alle Hawaii) dove sarebbero state attirate e distrutte le unità più potenti della Marina nemica.

Questo progetto (operazione Mi) incontrò l'opposizione del capo ufficio operazioni del Ministero della Marina (contrammiraglio Shigero Fukudome, alle dipendenze del Ministro, ammiraglio Osami Nagano), favorevole invece addirittura ad un'invasione dell'Australia[9]. Le discussioni erano ancora in corso al momento dell'incursione americana su Tokyo del 18 aprile 1942 (condotta con bombardieri USAAF partiti dalla portaerei Hornet); di fronte a questa dimostrazione offensiva, Yamamoto impose il suo punto di vista: architettare il prima possibile una battaglia per distruggere le portaerei nemiche, anche se contemporaneamente fu decisa un'operazione secondaria in direzione della Nuova Guinea (manovra preliminare per isolare il continente australiano), la cosiddetta Operazione Mo, che avrebbe originato la battaglia del Mar dei Coralli del 6-8 maggio 1942.

Intanto, il 5 maggio 1942, era stato diramato dallo stato maggiore della Marina Imperiale l'ordine navale N. 18, che stabiliva definitivamente l'operazione contro Midway, da completare entro il 20 giugno (coordinata con un'altra operazione secondaria contro le isole Aleutine occidentali), che avrebbe originato la battaglia navale, per molti ritenuta la più importante della guerra del Pacifico[10]

L'ammiraglio Yamamoto (al centro) attorniato da alcuni dei suoi collaboratori: da sinistra, gli ufficiali Ugaki, S. Fuji e Y. Watanabe

Il 27 dicembre 1941, l'ammiraglio Chester W. Nimitz aveva assunto il comando a Pearl Harbor della Flotta del Pacifico americana in sostituzione dell'ammiraglio Kimmel, esonerato dal comando per non aver saputo prevedere l'attacco a sorpresa del 7 dicembre, oppure, secondo l'opinione di diversi storici, per la necessità di esibire un capro espiatorio nei confronti dell'opinione pubblica[11]. Di fronte alla vastità delle distruzioni e dei danni causati dall'attacco giapponese, erano ormai irrealizzabili i progetti offensivi inizialmente previsti dagli Stati Maggiori (War Plans Orange, inserito nel quadro globale del piano Rainbow 5, che prevedeva la conquista delle isole Marshall e Caroline)[12].

L'ammiraglio Nimitz quindi dovette necessariamente ridursi a condurre rapide puntate di disturbo alle posizioni avanzate nipponiche per infastidire le offensive nemiche nelle Indie orientali, risollevare il morale degli equipaggi e dell'opinione pubblica in patria, nonché sperimentare e addestrare le sue forze aeronavali ancora inesperte[13].

A questo scopo disponeva ancora, dopo la totale messa fuori combattimento delle corazzate, delle sue tre moderne portaerei dotate di addestrati reparti aeronavali (anche se non esperti come quelli giapponesi): si trattava dell'Enterprise, della Lexington e della Saratoga, opportunamente rinforzate dall'ammiraglio Ernest King (Comandante in capo della U.S. Navy) con la portaerei Yorktown (trasferita dall'Atlantico) e, nel marzo 1942, anche con la nuova Hornet, dopo il siluramento ad opera di un sommergibile giapponese della Saratoga l'11 gennaio 1942, che l'aveva costretta a lunghe riparazioni a Bremerton, nello Stato di Washington[14][15].

Quindi, mentre le corazzate superstiti di Pearl Harbor (Tennessee, Pennsylvania e Maryland) ripiegavano al sicuro nelle basi della costa occidentale di Bremerton, Alameda e San Diego (rinforzate dalle navi da battaglia Idaho, New Mexico e Colorado, trasferite dall'Atlantico, e dalla nuovissima North Carolina[16]), le portaerei americane condussero le loro puntate offensive, il raid su Tokyo e la battaglia del Mar dei Coralli, operazioni che diedero fiducia ed esperienza a marinai e aviatori, che dimostrarono la combattività della Marina americana.

La situazione rimaneva tuttavia molto pericolosa per gli Alleati, a causa della netta superiorità numerica e qualitativa della flotta giapponese e delle possibili nuove offensive del nemico che avrebbero potuto mettere in pericolo le Hawaii, l'Australia e forse anche la costa occidentale americana.

Pianificazione giapponese e contromisure americane[modifica | modifica sorgente]

Il piano d'operazioni per l'attacco alle isole Midway studiato dall'ammiraglio Yamamoto in collaborazione (a volte conflittuale) con i suoi collaboratori principali – ammiragli Ugaki, Nagumo, Fukudome, Kondo, Kusaka; capitani di vascello Kuroshima e Watanabe – era, come quasi tutte le operazioni escogitate dai giapponesi, particolarmente complicato, e si articolava in una serie di manovre collegate e concatenate, da effettuare sincronicamente a migliaia di chilometri di distanza, allo scopo di attirare la flotta delle portaerei americane nell'area di Midway e distruggerla.

A questo scopo sarebbe stata mobilitata la quasi totalità della Flotta giapponese divisa in varie squadre navali separate; in sintesi, si trattava di attirare una parte delle forze nemiche nella zona delle Aleutine mediante una manovra diversiva condotta dall'ammiraglio Hosogaya con tre incrociatori pesanti (Nachi, Maya e Takao), due incrociatori leggeri (Kiso e Tama), 14 cacciatorpediniere e due portaerei leggere (Ryūjō e Jun'yō)[17]; attaccare e neutralizzare le difese aero-terrestri di Midway mediante l'impiego della grande flotta portaerei dell'ammiraglio Nagumo (con le sei grandi portaerei di squadra, veterane di Pearl Harbor), rafforzata da due corazzate, tre incrociatori e dodici cacciatorpediniere; quindi sbarcare sull'isola il contingente dell'Esercito Imperiale, appoggiato dalla flotta dell'ammiraglio Nobutake Kondō (due corazzate, nove incrociatori, 19 cacciatorpediniere e una portaerei leggera, la Zuihō)[18][19][20].

La gigantesca corazzata Yamato, ammiraglia di Yamamoto, avrebbe dovuto partecipare alla terza fase della operazione offensiva giapponese, ma non ebbe alcun ruolo nella battaglia delle Midway.

A questo punto, era previsto che la flotta americana, di fronte alle notizie dell'attacco e dello sbarco alle Midway, sarebbe intervenuta in tutta fretta provenendo da Pearl Harbor trovandosi di fronte e in attesa le portaerei di Nagumo che, avendo già neutralizzato l'aviazione americana sull'isola, avrebbero attaccato in superiorità numerica le navi americane distruggendole o immobilizzandole a est di Midway; l'ultimo atto della battaglia sarebbe dovuto essere l'intervento diretto della squadra principale comandata personalmente da Yamamoto, con sette corazzate, tra cui la gigantesca Yamato, tre incrociatori, 21 cacciatorpediniere e una portaerei leggera, la Hosho, che avrebbe assestato il colpo di grazia alla flotta nemica già danneggiata, in uno scontro tradizionale a colpi di cannone, grazie alla potente artiglieria navale delle navi da battaglia nipponiche[21][22][23].

Si trattava di un piano complesso e ingegnoso che tuttavia presupponeva una perfetta esecuzione nel tempo e nello spazio e, soprattutto, il mantenimento dell'assoluto segreto nei confronti del nemico. Un primo inconveniente si verificò dopo la battaglia del Mar dei Coralli: a causa delle importanti avarie delle grandi e moderne portaerei Shōkaku e Zuikaku (di cui era inizialmente previsto l'impiego), la flotta mobile dell'ammiraglio Nagumo si ridusse a sole quattro portaerei con 272 aerei a bordo, il che non gli avrebbe garantito la superiorità numerica prevista nei confronti delle controparti americane, rinforzate dall'aviazione presente sulle Midway[18][24].

Il secondo e più grave inconveniente fu il catastrofico cedimento del sistema di sicurezza giapponese. I servizi segreti della Marina statunitense (in collaborazione con quelli olandesi e britannici) avevano fatto da tempo notevoli progressi nella decifrazione del sistema principale di comunicazione della Flotta Imperiale Giapponese (JN-25, un codice supercifrato). Ad aprile divenne chiaro, dalla decrittazione di questo codice giapponese, che grosse operazioni strategiche erano imminenti e un astuto stratagemma[25][26] del capitano di vascello J.J. Rochefort (capo del servizio informazioni dell'ammiraglio Nimitz a Pearl Harbor) permise di identificare con ragionevole certezza nelle isole Midway l'obiettivo principale della nuova offensiva giapponese (contrariamente alle valutazioni dei servizi a Washington inclini a temere un attacco alle Aleutine o alla stessa costa occidentale).

L'ammiraglio Chester W. Nimitz, grande riorganizzatore della Flotta del Pacifico e protagonista delle vittorie navali americane

L'ammiraglio Nimitz decise di affidarsi alle deduzioni del suo ufficio informazioni (corroborate anche delle valutazioni strategiche generali dei suoi collaboratori) e quindi, in primo luogo, rafforzò in modo consistente (a partire dal 14 maggio) le forze schierate alle Midway: l'aviazione presente sull'isola salì a 121 aerei, appartenenti al Corpo dei Marines, alla U.S. Navy o all'Aviazione dell'Esercito (compresa una squadriglia di B-17); le difese fisse terrestri vennero potenziate e venne organizzato un accurato servizio regolare di ricognizione, esteso per 700 miglia a ovest delle isole, con gli efficienti PBY Catalina[27][28].

Il 15 maggio, nuove decifrazioni dei messaggi giapponesi permisero di ritenere imminente l'inizio della manovra nemica, quindi Nimitz fin dal 20 maggio organizzò le sue forze navali allo scopo di sorprendere le forze giapponesi a ovest di Midway: le portaerei Enterprise e Hornet vennero richiamate a Pearl Harbor (dove giunsero il 26 maggio), mentre la Yorktown, fortemente danneggiata al Mar dei Coralli (dove era stata affondata dai giapponesi la grande portaerei Lexington), arrivò il 27 maggio.

La portaerei Yorktown in riparazione dopo i danni subiti nella battaglia del Mar dei Coralli. Il 31 maggio avrebbe ripreso il mare verso le Midway

Con un complesso lavoro organizzativo, le squadre di riparazione riuscirono a rendere operativa la portaerei in soli tre giorni (invece dei novanta ritenuti inizialmente necessari) e quindi già il 29 maggio anche questa nave, insieme alle altre due, era pronta a salpare verso le Midway[29][30]. Contemporaneamente, l'ammiraglio Nimitz organizzò anche una seconda squadra al comando del contrammiraglio Theobald, costituita da due incrociatori pesanti, quattro incrociatori leggeri e 10 cacciatorpediniere, per contrastare una possibile minaccia alle Aleutine.

Il 31 maggio, alle ore 9, la portaerei Yorktown, appena riparata (con a bordo l'ammiraglio Frank J. Fletcher, comandante della Task Force 17), salpò da Pearl Harbor per raggiungere le altre navi e le due portaerei Enterprise e Hornet (riunite nella Task Force 16, al comando dell'ammiraglio Raymond Spruance) al cosiddetto "Point Luck", 325 miglia a nord-est di Midway. Nel complesso, le tre portaerei (appoggiate da otto incrociatori pesanti e 17 cacciatorpediniere) disponevano di 233 aerei imbarcati che, sommati ai 121 aerei di Midway, garantivano una certa superiorità numerica locale agli americani, rispetto alle troppo disperse forze aeronavali giapponesi[31]

A partire dal 26 maggio erano in mare anche le numerose squadre giapponesi destinate ad eseguire la complessa operazione Mi, da cui l'ammiraglio Yamamoto si attendeva la vittoria decisiva: da Ominato partì la forza destinata alle Aleutine, il 27 maggio le portaerei di Nagumo lasciarono la baia di Hashirajima, il 28 fu la volta della forza navale dell'ammiraglio Kondo destinata a sbarcare a Midway, infine il 29 maggio si mosse la squadra principale delle corazzate, con a bordo lo stesso Yamamoto[32].

Ordine di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Ordine di battaglia della Marina imperiale giapponese[33][34][modifica | modifica sorgente]

FORZA D'ATTACCO PORTAEREI (Kido Butai - 1a Flotta aerea) (Vice ammiraglio Chuichi NAGUMO)
  • 1ª Divisione Portaerei
    • Akagi (affondata) 67 aerei (Capitano di vascello Taijiro Aoki)
      La portaerei ammiraglia Akagi.
        • Gruppo Aereo: Capitano di fregata Mitsuo Fuchida
          • Caccia (Kansen Buntai: A6M Zero): Capitano di corvetta Shigeru Itaya
          • Bombardieri in picchiata (Kanbaku Buntai: D3A Val): Tenente di vascello Takehiko Chubaya
          • Aerosiluranti (Kanko Buntai: B5N Kate): Capitano di corvetta Shigeharu Murata
    • Kaga (affondata) 68 aerei (Capitano di vascello Jisaku Okada)
      La portaerei Kaga.
        • Gruppo Aereo: Capitano di corvetta Tadashi Kusumi
          • Caccia (Kansen Buntai: A6M Zero): Tenente di vascello Masao Sato
          • Bombardieri in picchiata (Kanbaku Buntai: D3A Val): Tenente di vascello Shoichi Ogawa
          • Aerosiluranti (Kanko Buntai :B5N Kate): Tenente di vascello Ichiro Kitajima
  • 2ª Divisione Portaerei (contrammiraglio Tamon Yamaguchi)
    • Hiryū (affondata) 68 aerei (Capitano di vascello Tameo Kaku)
      La portaerei Hiryū.
        • Gruppo Aereo: Tenente di vascello Joichi Tomonaga
          • Caccia (Kansen Buntai: A6M Zero): Tenente di vascello Shigeru Mori
          • Bombardieri in picchiata (Kanbaku Buntai: D3A Val): Tenente di vascello Michio Kobayashi
          • Aerosiluranti (Kanko Buntai: B5N Kate): Tenente di vascello Rokuro Kikuchi
    • Sōryū (affondata) 63 aerei (Capitano di vascello Ryusaku Yanagimoto)
      La portaerei Sōryū.
        • Gruppo Aereo: Capitano di corvetta Takashige Egusa
          • Caccia (Kansen Buntai: A6M Zero): Tenente di vascello Masaharu Suganami
          • Bombardieri in picchiata (Kanbaku Buntai: D3A Val): Tenente di vascello Masahiro Ikeda
          • Aerosiluranti (Kanko Buntai: B5N Kate): Tenente di vascello Heijiro Abe
  • 8ª Divisione Incrociatori (contrammiraglio Hiroaki Abe)
  • 10ª Squadriglia Cacciatorpediniere
    • Nagara (incrociatore leggero)
  • 10ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Kazagumo
    • Yugumo
    • Makigumo
    • Akigumo
  • 11ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Isokaze
    • Urakaze
    • Hamakaze
    • Tanikaze
  • 5 unità di rifornimento
SECONDA FLOTTA /Forza di occupazione delle Midway (Vice ammiraglio Nobutake KONDO)
  • 3ª Divisione Corazzate, 1ª sezione (Contrammiraglio Mikawa)
    • ''Zuiho (portaerei leggera, 24 aerei)
    • Mikazuki (cacciatorpediniere di scorta)
  • 4ª Divisione Incrociatori, 1ª sezione
    • Atago
    • Chokai
  • 5ª Divisione Incrociatori (vice ammiraglio Takeo Takagi)
    • Myoko
    • Haguro
  • 4ª Squadriglia Cacciatorpediniere
    • Yura (incrociatore leggero)
  • 2ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Murasame
    • Harusame
    • Yudachi
    • Samidare
  • 9ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Asagumo
    • Minegumo
    • Natsugumo
  • Unità di rifornimento

Gruppo di appoggio ravvicinato (contrammiraglio Takeo Kurita)

  • 4ª Divisione Incrociatori
    • Kumano
    • Suzuya
    • Mikuma (affondato)
    • Mogami
  • 8ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Asashio
    • Arashio

Gruppo navi trasporto (contrammiraglio Raizo Tanaka)

    • Jintsu (incrociatore leggero)
  • flottiglia cacciatorpediniere
    • Kuroshio
    • Oyashio
    • Hatsukaze
    • Yukikaze
    • Amatsukaze
    • Tokitsukaze
    • Kasumi
    • Arare
    • Kagero
    • Shiranuhi

12 trasporti truppe (5000 soldati) 2 petroliere

Gruppo navi trasporto idrovolanti (contrammiraglio Ruitaro Fujita)

    • Chitose (portaidrovolanti)
    • Kamikawa Maru (portaidrovolanti)
PRIMA FLOTTA /Gruppo principale (Ammiraglio Isoroku YAMAMOTO)
    • Hosho (portaerei leggera, 8 aerei)
    • Yukaze (cacciatorpediniere di scorta)
  • 3ª Squadriglia Cacciatorpediniere
    • Sendai (incrociatore leggero)
  • 19ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Isonami
    • Uranami
    • Shikinami
    • Ayanami
  • 20ª Divisione Cacciatorpediniere
    • Amagiri
    • Yugiri
    • Shirakumo
    • Asagiri

Gruppo navi trasporto idrovolanti

    • Chiyoda
    • Nishin

Gruppo d'appoggio distaccato (vice ammiraglio Shiro Takasu)

  • 9ª Divisione Incrociatori
    • Kitagami
    • Oi

12 cacciatorpediniere 4 petroliere

GRUPPO D'ATTACCO NORD (ALEUTINE) (vice ammiraglio Moshiro HOSOGAYA)

Gruppo d'appoggio

    • Nachi (incrociatore pesante)

2 cacciatorpediniere

  • 3ª Divisione portaerei (contrammiraglio Kakuji Kakuta)
  • 4ª Divisione Incrociatori
    • Maya
    • Takao

3 cacciatorpediniere

Forza di occupazione delle Aleutine

    • Abukuma (incrociatore leggero)
    • Kiso (incrociatore leggero)
    • Tama (incrociatore leggero)
    • Asaka Maru (incrociatore ausiliario)

7 cacciatorpediniere

3 dragamine

3 trasporto truppe (2800 soldati)

GRUPPO AVANZATO (vice ammiraglio Teruhiso KOMATSU)
  • 3ª Squadriglia sommergibili
    • I-168, I-169, I-171, I-174, I-175
  • 5ª Squadriglia sommergibili
    • I-156, I-157, I-158, I-159, I-162
  • 13ª Squadriglia sommergibili
    • I-121, I-122, I-123

Ordine di battaglia della United States Navy[33][35][modifica | modifica sorgente]

TASK FORCE 17 contrammiraglio Frank J. Fletcher
  • Gruppo 17.5 (Gruppo portaerei)
    • USS Yorktown (affondata) 75 aerei (capitano di vascello Buckmeister)
      La portaerei Yorktown.
        • Gruppo Aereo: Lt. Cdr. (Capitano di corvetta) Oscar Pederson
          • VF3 (Fighting Squadron 3: Caccia F4F Wildcat): Lt. Cdr. John S. Thach
          • VB3 (Bombing Squadron 3: Bombardieri in picchiata SBD Dauntless): Lt. Cdr. Maxwell F. Leslie
          • VS3 (Scouting Squadron 3: Ricognitori SDB Dauntless): Lt. (Tenente di vascello) Wallace C. Short
          • VT3 (Torpedo Squadron 3: Aerosiluranti TBD Devastator): Lt. Cdr. Lance E. Massey
  • Gruppo 17.4 (Gruppo cacciatorpediniere)
    • USS Hammann (affondato)
    • USS Anderson
    • USS Gwin
    • USS Hughes
    • USS Morris
    • USS Russell
TASK FORCE 16 contrammiraglio Raymond A. Spruance
  • Gruppo 16.5 (Gruppo portaerei)
    • USS Enterprise 79 aerei (capitano di vascello Murray)
      La portaerei Enterprise.
        • Gruppo Aereo: Lt.Cdr. (Capitano di corvetta) C. Wade McClusky
          • VF6 (Fighting Squadron 6 :Caccia F4F Wildcat): Lt. (Tenente di vascello) James S. Gray Jr.
          • VB6 (Bombing Squadron 6 :Bombardieri in picchiata SBD Dauntless): Lt. Richard H. Best
          • VS6 (Scouting Squadron 6 :Ricognitori SDB Dauntless): Lt. W. Earl Gallaher
          • VT6 (Torpedo Squadron 6 :Aerosiluranti TBD Devastator): Lt.Cdr. Eugene E. Lindsey
    • USS Hornet 79 aerei (capitano di vascello M.Mischer)
      La portaerei Hornet.
        • Gruppo Aereo: Cdr. (Capitano di fregata) Stanhope C. Ring
          • VF8 (Fighting Squadron 8: Caccia F4F Wildcat): Lt. Cdr. Samuel G. Mitchell
          • VB8 (Bombing Squadron 8: Bombardieri in picchiata SBD Dauntless): Lt. Cdr. Robert R. Johnson
          • VS8 (Scouting Squadron 8: Ricognitori SDB Dauntless): Lt. Cdr. Walter F. Rodee
          • VT8 (Torpedo Squadron 8: Aerosiluranti TBD Devastator): Lt. Cdr. John C. Waldron
  • Gruppo 16.4 (Gruppo cacciatorpediniere)
    • USS Phelps
    • USS Worden
    • USS Monaghan
    • USS Aylwin
    • USS Balch
    • USS Conyngham
    • USS Benham
    • USS Ellet
    • USS Maury
  • Gruppo petroliere
    • USS Cimarron
    • USS Platte
    • USS Dewey (cacciatorpediniere)
    • USS Monssen (cacciatorpediniere)
Sommergibili (contrammiraglio Robert H. English)
  • Gruppo 7.1
    • USS Cachalot
    • USS Flying Fish
    • USS Tambor
    • USS Trout
    • USS Grayling
    • USS Nautilus
    • USS Grouper
    • USS Dolphin
    • USS Gato
    • USS Cuttlefish
    • USS Gudgeon
    • USS Grenadier
  • Gruppo 7.2
    • USS Narwhal
    • USS Plunger
    • USS Trigger
  • Gruppo 7.3
    • USS Tarpon
    • USS Finback
    • USS Pike
    • USS Growler
Aviazione con base a Midway
  • U.S. Navy (capitano di fregata Cyril Simard)
    • 32 PBY Catalina (ricognitori)
    • 8 TBF Avenger (aerosiluranti, distaccati dal VT8 della portaerei Hornet)
  • U.S. Marine Corps (tenente colonnello Kimes)
    • VMF-221 (maggiore Floyd Parks)
      • 20 F2A Buffalo (caccia)
      • 7 F4F Wildcat (caccia)
    • VMSB-241 (maggiore Lofton B.Henderson)
      • 11 SB2U Vindicator (aerosiluranti)
      • 16 SBD Dauntless (bombardieri in picchiata)
  • U.S. Army Air Force (Distaccamento della 7aArmy Air Force - generale Willis Hale)
    • 4 B-26 Marauder (bombardieri bimotori)
    • 19 B-17 Flyng Fortress (bombardieri pesanti quadrimotori)
TASK FORCE 8 contrammiraglio Robert A.THEOBALD (nelle Aleutine e in Alaska)

Gruppo incrociatori pesanti

Gruppo incrociatori leggeri

Gruppo cacciatorpediniere

    • USS Case
    • USS Reid
    • USS Gridley
    • USS McCall
    • USS Sands
    • USS Kant
    • USS Dent
    • USS Humphreys
    • USS Gilmer
    • USS Talbot

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Le prime manovre[modifica | modifica sorgente]

L'ammiraglio Nimitz correva un grosso rischio esponendo le sue preziose portaerei in un confronto diretto contro la flotta giapponese molto più numerosa, ma fidava di poter cogliere di sorpresa il nemico, grazie alle vantaggiose informazioni di cui disponeva, e, inoltre, manteneva piena fiducia nei suoi mezzi e negli equipaggi delle sue navi e dei suoi aerei, che riteneva superiori a quelli giapponesi[36].

A questo riguardo, nel complesso, l'ammiraglio aveva certamente una visione troppo ottimistica della situazione reale; in particolare l'aviazione di marina dell'ammiraglio Nagumo manteneva ancora nei confronti degli americani una chiara superiorità di addestramento (i piloti nipponici in questa fase avevano una media di 800 ore di volo ciascuno rispetto alle 300 ore degli americani[37]) e soprattutto di esperienza (dopo le formidabili dimostrazioni di forza a Pearl Harbor e nell'Oceano Indiano contro la Royal Navy e la RAF), e avevano un morale altissimo. Riguardo ai materiali, il caccia A6M Zero era ancora superiore alle controparti F2A e F4F della Marina statunitense e dei Marines. Inoltre i giapponesi erano anche più efficienti e veloci nelle manovre aeronavali con le portaerei, ed erano in grado di portare in volo le formazioni aeree molto più rapidamente degli americani[38][39].

Grandi vantaggi di quest'ultimi erano invece la migliore organizzazione a bordo per il controllo degli incendi e per la riparazione dei danni, ma soprattutto la disponibilità del radar sulle navi maggiori e nelle isole Midway, che avrebbe permesso, durante la battaglia, individuazioni a distanza delle forze nemiche e l'opportuna organizzazione di schermi di caccia difensivi[40].

Mappa che mostra i movimenti delle varie squadre navali giapponesi e delle portaerei americane nella battaglia di Midway

L'ammiraglio Yamamoto era cosciente della grande importanza di acquisire precise e tempestive notizie sulla posizione esatta e i movimenti della flotta americana, e quindi aveva pianificato l'invio di un gruppo di sottomarini (alle dipendenze del viceammiraglio Komatsu) a ovest delle Hawaii per organizzare uno sbarramento protettivo (da completare entro il 2 giugno, cosiddetto giorno N-5, dove "N" significava il giorno previsto della battaglia, ovvero il 7 giugno) allo scopo di individuare immediatamente le navi americane in uscita da Pearl Harbor. Inoltre era stato approvato anche l'impiego in una ricognizione sopra le Hawaii di due grandi idrovolanti Kawanishi H8K che, dopo essersi riforniti da sommergibili al grande atollo French Frigate Shoals, avrebbero sorvolato la base navale americana (operazione K)[41].

Lo schermo dei sommergibili, per difficoltà tecniche, non venne completato fino al 3-4 giugno, quando la squadra delle portaerei americana (partita il 29 e il 31 maggio) era già passata non vista, per dirigere a nord di Midway; quanto alla missione degli idrovolanti, venne annullata per la presenza al French Frigate Shoals di navi da trasporto nemiche che rendevano impossibile il rifornimento degli aerei da ricognizione.

Qualche dubbio sorse al quartier generale di Yamamoto, imbarcato sulla Yamato, dal netto aumento delle intercettazioni radio di messaggi provenienti dalle navi americane, da parte dei potenti apparati disponibili sulla corazzata; tuttavia, per non rompere il silenzio radio e svelare la sua posizione, l'ammiraglio preferì non comunicare questa notizia (e nemmeno il fallimento della missione degli idrovolanti) alla squadra delle portaerei di Nagumo che navigava molto più avanti[42][43].

L'isola principale di Midway con le piste di volo americane

Quindi Nagumo, ignaro, continuò a ritenere che l'operazione proseguisse secondo i piani e che si fosse raggiunta la certezza della presenza delle navi americane ancora ferme a Pearl Harbor; inoltre a causa di grossi banchi di nebbia e di una vasta aerea di maltempo, la squadra delle portaerei (pur nascosta in questo modo alle rilevazioni nemiche) non poté effettuare per molti giorni ricognizioni autonome e continuò con rotta est-nord-est fino al 3 giugno.

Infine, alle ore 10:30 del 3 giugno, Nagumo accostò a sud-est puntando direttamente sulle Midway, mentre da sud-ovest si avvicinava la flotta dell'ammiraglio Kondo che copriva le navi da trasporto con le truppe da sbarco partite da Truk nelle isole Caroline e da Guam nelle Marianne[44].

Nel frattempo, le due Task Force americane proseguivano con rotta nord-ovest per posizionarsi a nord di Midway e cogliere di sorpresa la squadra nemica e, dal 31 maggio, da Midway erano state intensificate le ricognizioni per individuare le varie formazioni navali giapponesi. Il primo rilevamento si verificò alle ore 9:00 del 3 giugno ad opera di un Catalina partito dall'isola e guidato dal pilota Jack Reid. Si trattava della flotta dell'ammiraglio Kondo proveniente da sud-ovest che venne immediatamente attaccata dalle formazioni aeree americane presenti a Midway[45].

Alle ore 16:24 del 3 giugno nove bombardieri B-17 attaccarono da 4000 metri di quota la flotta di Kondo senza ottenere alcun successo, mentre nella tarda serata quattro Catalina muniti di siluri sferrarono un nuovo attacco, colpendo la petroliera Akebono Maru, ma senza colpire le navi da battaglia[46].

Queste notizie vennero subito comunicate a Yamamoto e a Nagumo che quindi, ormai uscito dall'area di maltempo, posizionato secondo i piani a nord-ovest di Midway e pienamente cosciente della pericolosità dell'aviazione americana sulle isole che aveva attaccato la flotta di Kondo, cominciò ad organizzare l'attacco aereo delle sue portaerei contro le difese americane, previsto per l'alba del 4 giugno.

Per difetto di informazioni, l'ammiraglio, pur inquieto per la mancanza di notizie aggiornate sulla flotta avversaria, era ancora fiducioso e contava di eseguire con successo la missione, in attesa dell'arrivo del grosso della flotta con Yamamoto in persona.

L'attacco aereo giapponese su Midway[modifica | modifica sorgente]

Il maggiore Floyd B. Parks (qui ancora coi gradi da capitano), comandante dei caccia dei Marines a Midway, abbattuto e ucciso il 4 giugno 1942

All'alba del 4 giugno (a partire dalle ore 4:30[47]) l'ammiraglio Nagumo fece decollare la formazione d'attacco destinata a neutralizzare le difese americane di Midway, costituita da 36 bombardieri in picchiata D3A Val, 36 bombardieri B5N Kate e 36 caccia A6M Zero[48]. Questa prima ondata era guidata dall'esperto tenente di vascello Joichi Tomonaga (della portaerei Hiryū), in assenza del protagonista di Pearl Harbor, capitano di fregata Mitsuo Fuchida, reduce da un intervento chirurgico per appendicite[49].

Le squadriglie vennero individuate alle ore 5:53 dal radar installato a Midway e attaccate alle 6:16 dai caccia americani immediatamente decollati dall'isola; si trattava di 27 velivoli (20 obsoleti F2A Buffalo e 7 F4F Wildcat) dello squadrone da caccia dei Marines VMF-221, guidati dal comandante, maggiore Floyd B. "Red" Parks[50].

Caccia A6M Zero pronti al decollo da una portaerei giapponese

Tentando di sorprendere la massiccia formazione nemica, Parks fece salire a 5600 metri i suoi caccia per sferrare un rapido attacco in picchiata[51], sfruttando la velocità di discesa dei suoi aerei (inferiori ai caccia giapponesi in uno scontro manovrato): la manovra non sorprese la potente scorta giapponese (36 caccia Zero guidati dal tenente di vascello Masaharu Suganami, della portaerei Sōryū[52]). Molto più esperti e combattivi, i piloti giapponesi (in gran parte veterani di Pearl Harbor e delle altre operazioni aeronavali nell'Oceano Indiano[53]) si gettarono in un accanito combattimento per proteggere le squadriglie di bombardieri; entro pochi minuti l'attacco venne respinto[54][55][56]. 14 F2A e 3 F4F vennero abbattuti (compreso quello del maggiore Parks, che perse la vita insieme ad altri 14 piloti americani) e gli aerei superstiti ritornarono a Midway pesantemente danneggiati e non più in grado di riprendere il volo[57][58].

Le perdite giapponesi furono minime (la formazione perse in tutta l'incursione, compreso il bombardamento sull'isola, solo 5 apparecchi – 2 Val, 1 Kate e 2 Zero – si presume per la maggior parte a causa del fuoco contraereo da terra[52]); e la formazione guidata dal tenente Tomonaga poté proseguire indisturbata verso Midway.

Alle 6:35, la formazione giapponese, ormai indisturbata, lanciò il suo attacco; nonostante un intenso fuoco contraereo, i bombardieri nipponici colpirono numerosi obiettivi e installazioni militari: la sede del comando, la centrale elettrica, i depositi di carburante, l'ospedale e le aviorimesse subirono ingenti danni. Tuttavia, le piste dell'aeroporto rimasero agibili, e ciò, con la resistenza incontrata, indusse Tomonaga a sollecitare un immediato secondo attacco su Midway che, a suo parere, rimaneva un pericolo per la squadra giapponese[59].

Alle 6:50 gli aerei giapponesi interruppero l'attacco e cominciarono il volo di ritorno verso le portaerei: l'incursione era stata un successo e la formazione aveva subito lievi perdite, ma i risultati non erano stati decisivi[60][61]; l'accanita resistenza organizzata dal comandante della base, capitano di fregata C.T. Simard, e dal tenente colonnello H. Shannon, comandante delle truppe del Corpo dei Marines, risultò di portata superiore a quanto previsto dagli aviatori giapponesi[57].

Alle 5:53, il radar della base di Midway aveva rilevato per la prima volta la grande formazione aerea nemica in avvicinamento; senza attendere oltre (anche per non rischiare di far distruggere i propri velivoli fermi sulle piste) il capitano Simard aveva fatto decollare quasi tutta la sua aviazione, numerosa, ma di qualità disparata e non molto addestrata. Oltre ai caccia del maggiore Parks, la cui formazione era stata praticamente distrutta, presero il volo 16 recenti bombardieri in picchiata SBD Dauntless e 11 vecchi bombardieri in picchiata SB2U Vindicator dello squadrone dei Marines VMSB-241, 4 bimotori B-26 Marauder dell'USAAF, 6 nuovissimi aerosiluranti TBF Avenger, distaccati dallo squadrone VT8 della portaerei Hornet, e 15 bombardieri pesanti B-17 Flying Fortress del 92º BS (Bomber Squadron) dell'USAAF[55].

Il maggiore dei Marines Lofton R. Henderson, caduto alla testa dei suoi SBD Dauntless il 4 giugno 1942

Questi gruppi si succedettero sopra le portaerei nemiche a partire dalle ore 7:10 (dopo essere stati guidati nella direzione giusta dal PBY Catalina decollato in precedenza da Midway[50]) e passarono all'attacco, nonostante fossero totalmente privi di copertura caccia e sopra le navi giapponesi incrociassero le pericolose pattuglie aeree di combattimento degli Zero. Nagumo aveva infatti trattenuto una parte dei suoi caccia per proteggere la squadra navale[60]).

Gli esperti e aggressivi piloti giapponesi dei temibili Zero

L'attacco americano, piuttosto sconnesso e frazionato nel tempo, non ottenne alcun risultato e si trasformò in un massacro di fronte all'intenso fuoco contraereo e alla serrata caccia dei piloti giapponesi: cinque dei sei Avenger, che attaccarono per primi a pelo d'acqua, furono abbattuti, e due Marauder su quattro furono distrutti[62][63]. Alle 7:55 comparvero i Dauntless, guidati dal maggiore Lofton R. Henderson. A causa della loro inesperienza, attaccarono a volo radente e non in picchiata (prendendo di mira la portaerei Hiryū[62]): gli Zero intervennero ancora, rischiando anche di incappare nella propria contraerea; otto bombardieri americani vennero abbattuti, e tra i morti figurò lo stesso maggiore Henderson (a cui verrà intitolato a Guadalcanal l'aeroporto di Henderson Field).

Dopo un infruttuoso intervento ad alta quota di 15 B-17 del tenente colonnello Sweeney (i bombardieri pesanti non subirono perdite ma non colpirono alcuna nave nemica, nonostante le entusiastiche rivendicazioni dei piloti[64]), un ultimo fallimentare attacco dei vecchi Vindicator costò ancora agli americani tre aerei.

Gli attacchi americani da Midway erano rovinosamente falliti con la perdita totale di 35 velivoli (14 F2A, 3 F4F, 8 Dauntless, 5 Avenger, 2 Marauder e 3 Vindicator). Le formazioni aeronavali giapponesi avevano subito perdite trascurabili e avevano colpito duramente l'isola, nessuna nave era stata colpita, la situazione di Nagumo sembrava decisamente favorevole, mentre gli aerei di Tomonaga stavano rientrando verso le portaerei[57][65].

Confusione nella flotta giapponese[modifica | modifica sorgente]

L'ammiraglio Chuichi Nagumo, comandante della squadra delle portaerei alla battaglia di Midway

In realtà, la richiesta del tenente Tomonaga di sferrare un secondo attacco su Midway aveva già messo in grave imbarazzo l'ammiraglio Nagumo.

Contemporaneamente al decollo dell'ondata d'attacco a Midway (ore 4:30), l'ammiraglio aveva portato in volo anche otto idrovolanti leggeri da ricognizione (partiti dalla corazzata Haruna, dagli incrociatori pesanti Tone e Chikuma e dalle portaerei Kaga e Akagi), per esplorare il mare per 350 miglia verso est, alla ricerca di eventuali squadre navali americane[47].

Il tenente di vascello Joichi Tomonaga, comandante dell'attacco su Midway e poi morto eroicamente durante il disperato attacco alla Yorktown

Alle ore 7:00 i rapporti degli idrovolanti (tranne quello del Tone, partito, a causa di un'avaria, con 45 minuti di ritardo e che non aveva ancora raggiunto il limite del settore esplorativo[66]) comunicarono a Nagumo di non aver individuato alcuna unità navale americana; quindi l'ammiraglio decise di non utilizzare i 93 bombardieri della seconda ondata già pronti sui ponti di volo per un eventuale attacco antinave, ma di procedere a sostituire il loro armamento con bombe al posto dei siluri per sferrare il secondo attacco sull'isola sollecitato dal tenente Tomonaga. Di fronte ai violenti e ripetuti attacchi aerei contro la squadra giapponese provenienti da Midway (che evidenziavano la persistente pericolosità delle forze nemiche sull'isola), e in mancanza di notizie sulla flotta americana (che secondo i piani di Yamamoto avrebbe dovuto essere ancora molto lontana) questa sembrava effettivamente la decisione più opportuna[67][68].

A partire dalle 7:15, quindi, sulle portaerei giapponesi si procedette alla sostituzione dei siluri con bombe sugli aerei della seconda ondata, mentre la prima ondata di Tomonaga si stava avvicinando per gli appontaggi.

Alle 7:48 si verificò il momento di svolta: l'idrovolante del Tone (quello partito in ritardo) segnalò inaspettatamente (e inizialmente in modo abbastanza impreciso[69]), la presenza di navi nemiche nel suo settore (a 240 miglia dalla squadra di Nagumo, a nord-ovest di Midway). L'ammiraglio Nagumo si trovò, quindi, di fronte a un grave dilemma; alle 7:45 decise di sospendere la sostituzione dei siluri sugli aerei della seconda ondata e sollecitò l'idrovolante del Tone a proseguire e precisare meglio il rilevamento delle unità nemiche[70].

Il capitano di fregata Minoru Genda, esperto di aviazione navale e principale collaboratore dell'ammiraglio Nagumo a Midway

Nuovi messaggi dell'idrovolante, alle 7:50 e soprattutto alle 8:20, svelarono la verità: il ricognitore segnalò la presenza di numerosi incrociatori e anche di una portaerei classe Yorktown[69][71].

A questo punto l'ammiraglio Nagumo si trovava con:

  • una flotta americana con "... almeno una portaerei", pericolosamente vicina e opportunamente posizionata a nord-ovest di Midway;
  • i caccia Zero tutti impegnati nel contrasto dei ripetuti attacchi aerei provenienti dall'isola oppure di ritorno (con i serbatoi di carburante quasi vuoti) con la prima ondata d'attacco[72];
  • la seconda ondata aerea ancora negli hangar impegnata a riarmarsi con siluri per sferrare un attacco antinave;
  • 36 bombardieri Val delle portaerei Hiryū e Sōryū, già pronti ad attaccare la squadra americana (come ripetutamente richiesto dal comandante della Hiryū, ammiraglio Tamon Yamaguchi), ma privi di scorta di caccia[69];
  • la prima ondata del tenente Tomonaga in arrivo sulle portaerei a corto di carburante e con la necessità di appontare al più presto.
Una coppia di caccia giapponesi A6M Zero. Questi temuti aerei ottennero numerose vittorie durante la battaglia, ma alla fine non riuscirono a impedire la distruzione delle portaerei giapponesi

Dopo notevoli perplessità e conflitti di opinione tra Nagumo, il suo capo di stato maggiore Kusaka e Yamaguchi (favorevole ad un attacco immediato di tutti gli aerei disponibili indipendentemente da come fossero armati[57][73]), su consiglio del capitano di fregata Minoru Genda (febbricitante e in cattive condizioni fisiche, ma altamente stimato per la sua esperienza nella condotta aeronavale, dopo il successo di Pearl Harbor[71]), l'ammiraglio alle 8:30 decise di fare atterrare la prima ondata di Tomonaga, completare l'armamento della seconda ondata per un attacco antinave e quindi sferrare un attacco in forze contro la presunta portaerei americana individuata a nord-ovest di Midway.[67][73]

Dalle ore 8:37 alle ore 9:18[73], i rientri della prima ondata vennero completati e, nel frattempo, la seconda ondata venne riarmata e preparata. Per accelerare le operazioni, le bombe smontate vennero accantonate pericolosamente nelle rimesse, invece di essere stivate nei depositi corazzati, inoltre le manichette per il rifornimento di carburante vennero affrettatamente lasciate sui ponti di volo[57][73].

Rassicurato, Nagumo decise quindi di accorciare le distanze con la squadra navale nemica individuata, portando la sua squadra a 30 nodi di velocità e virando a sinistra in direzione nord-est, allo scopo di raggiungere una posizione tatticamente migliore per attaccare la portaerei americana[74]. Poco prima aveva comunicato a Yamamoto, con un messaggio apparentemente tranquillizzante,[73] l'inatteso avvistamento di una portaerei americana a nord di Midway.

Fallimento dei primi attacchi delle portaerei americane[modifica | modifica sorgente]

« I caccia giapponesi erano numerosi come mosche sopra una pattumiera...[75] »
L'ammiraglio Raymond Spruance, comandante della Task Force 16 e grande protagonista della vittoria americana

Mentre l'ammiraglio Nagumo, i suoi ufficiali e gli equipaggi sulle portaerei giapponesi erano impegnati nei frenetici sforzi per riorganizzare le proprie forze e prepararsi ad affrontare la squadra navale americana inaspettatamente individuata dal ricognitore del Tone, le portaerei americane avevano già fatto decollare una grande formazione aerea d'attacco, che era ormai da quasi un'ora in volo alla ricerca della flotta giapponese.

L'ammiraglio Frank J. Fletcher, comandante della Task Force 17 e responsabile generale della flotta americana a Midway

Fin dal 3 giugno, le Task Force 16 e 17 erano state avvertite della prima individuazione delle navi giapponesi da parte dei ricognitori di Midway, e l'ammiraglio Frank J. Fletcher (comandante della Task Force 17 e responsabile generale della flotta americana, in quanto più anziano di grado) aveva preferito attendere prima di passare all'attacco, optando per una navigazione con rotta sud-ovest nell'intento di raggiungere, all'alba del 4 giugno, una posizione 200 miglia a nord di Midway da dove far decollare le sue squadriglie[76].

Quindi alle 4:30 (contemporaneamente alla partenza della prima ondata giapponese diretta su Midway) erano decollati dalla portaerei Yorktown, ammiraglia di Fletcher, 10 SBD Dauntless in configurazione ricognitore, per esplorare un tratto di mare a ovest in collaborazione con i PBY Catalina già partiti dall'isola[77][78]. Alle ore 5:34 fu proprio uno dei Catalina che individuò le portaerei giapponesi, trasmettendo subito la comunicazione a Midway; la notizia arrivò anche sulla portaerei Enterprise (con a bordo l'ammiraglio Raymond Spruance, comandante della Task Force 16) e sulla Yorktown, i cui Dauntless erano, invece, sulla via del ritorno senza aver rilevato nulla[79][80].

Alle ore 6:07, Fletcher decise di attendere il rientro dei suoi ricognitori prima di sferrare l'attacco contro la flotta nemica, mentre ordinò contemporaneamente a Spruance di serrare a 25 nodi in direzione sud-ovest e attaccare appena possibile[79].

L'ammiraglio Spruance, nuovo al comando di una squadra di portaerei (fino a quel momento aveva diretto formazioni di incrociatori)[29][81], mostrò, nella circostanza, notevole iniziativa e intuito; consigliato anche dal suo energico capo di stato maggiore capitano di vascello Miles Browning[82], decise quindi di far decollare subito la sua ondata d'attacco (con un anticipo di due ore sui piani), senza aspettare di avvicinarsi di più alla presumibile posizione delle flotta giapponese (localizzata a oltre 200 miglia di distanza) e lasciando operare in questo modo i suoi aerei fino al limite massimo della loro autonomia.

Secondo alcune fonti i comandi statunitensi organizzarono i decolli sulla base di un accurato calcolo dei tempi di volo, contando di cogliere le portaerei giapponesi impreparate e con i ponti ingombri degli aerei della prima ondata di ritorno da Midway[83][84].

Alle ore 7:02, quindi, ebbe inizio il decollo della formazione d'attacco della Task Force 16; entro le ore 8:06 presero il volo 116 aerei delle portaerei Enterprise e Hornet[85][86]:

Dalla Enterprise:

  • 37 bombardieri in picchiata SBD Dauntless del VB6 (Lieutenant Commander[87] C. Wade McClusky, al comando dell'intera formazione della portaerei)
  • 15 aerosiluranti TBD Devastator del VT6 (Lt. Cdr. Eugene E.Lindsey)
  • 10 caccia di scorta F4F Wildcat del VF6 (Lt. Cdr. James S. Gray)

Dalla Hornet:

  • 35 bombardieri in picchiata SBD Dauntless del VB8 (Commander[88] Stanhope C. Ring, al comando dell'intera formazione della portaerei)
  • 15 aerosiluranti TBD Devastator del VT8 (Lt. Cdr. John C. Waldron)
  • 10 caccia di scorta F4F Wildcat del VF8 (Lt. Cdr. Samuel G. Mitchell).
Carta delle azioni aeronavali del 4 giugno 1942

A causa della scarsa precisione delle informazioni fornite dal ricognitore e della variazione di rotta in direzione nord-est decisa da Nagumo, l'avvicinamento, da parte degli aerei americani, alle portaerei giapponesi risultò piuttosto difficoltoso e confuso[89]. L'intuizione del comandante Waldron (alla guida degli aerosiluranti della Hornet) che deviò dalla rotta stabilita verso nord e individuò casualmente alcune scie di cacciatorpediniere giapponesi che lo condussero al grosso della flotta nemica, permise fortunosamente alla maggior parte delle formazioni aeree americane di raggiungere l'obiettivo, ma provocò ulteriore confusione e disgregò la tattica e la successione degli attacchi[83][90][91].

In particolare le altre due squadriglie della Hornet (i bombardieri del comandante Ring e i caccia di scorta del comandante Mitchell), per assenza di collegamenti radio efficienti con gli aerosiluranti di Waldron, deviarono invece verso sud, e, non trovando nulla, fecero ritorno alla propria portaerei. I caccia di scorta andarono invece incontro all'autodistruzione: i 10 F4F, a corto di carburante (per un grave errore organizzativo, essi, pur dotati di minor disponibilità di carburante, erano stati fatti decollare per primi dalla Hornet e avevano consumato parte del combustibile circuitando sulla portaerei in attesa del decollo delle altre squadriglie[92]) finirono tutti in mare, anche se otto dei dieci piloti furono poi recuperati dalle squadre di salvataggio americane[93][94][95].

Mentre le formazioni della Enterprise e della Hornet erano alla ricerca della flotta giapponese, alle ore 8:38 anche l'ammiraglio Fletcher aveva iniziato i suoi decolli dopo aver recuperato i suoi ricognitori. Volendo mantenere un cospicuo numero di aerei di riserva, l'ammiraglio fece partire dalla Yorktown una formazione meno numerosa[89][96]:

  • 17 bombardieri in picchiata SBD Dauntless del VB3 (Lt. Cdr. Maxwell F. Leslie, al comando dell'intera formazione della portaerei)
  • 12 aerosiluranti TBD Devastator del VT3 (Lt. Cdr. Lance E. Massey)
  • 6 caccia di scorta F4F Wildcat del VF3 (Lt. Cdr. John S. Thach)
I piloti dello VT8 (Torpedo Squadron 8, della portaerei Hornet), che venne completamente distrutto nel primo attacco; il comandante John C. Waldron è il terzo uomo in piedi in seconda fila

Alle ore 9:30, gli aerosiluranti del comandante Waldron (VT8 – Torpedo Squadron 8, portaerei Hornet) giunsero in vista della squadra navale giapponese, scesero a bassa quota e passarono subito all'attacco, nonostante la totale mancanza di copertura caccia e l'assenza di altre squadriglie americane, puntando sulla portaerei Akagi[94][97]. Nonostante lo sprezzo del pericolo dimostrato dai piloti americani, la situazione tattica era senza speranza di vittoria: bersagliati da un intenso fuoco contraereo e attaccati subito da quasi 30 Zero delle pattuglie di protezione sopra le portaerei che, guidate dai tenenti di vascello Ayao Shirane (portaerei Akagi) e Shigeru Mori (portaerei Hiryū)[98][99], si lanciarono dall'alto all'inseguimento degli aerei nemici, tutti e 15 i TBD Devastator furono abbattuti. I pochi siluri lanciati mancarono i bersagli, Waldron fu ucciso e dei 30 uomini degli equipaggi, scampò solo il pilota George H. Gay[56][94][97].

Tre aerosiluranti TBD Devastator in volo. Questi aerei subirono pesanti perdite durante la battaglia di Midway e vennero presto sostituiti dalla U.S. Navy con i moderni TBF Avenger

Subito dopo il drammatico attacco del VT8, alle ore 9:35 comparvero altri aerei americani a nord della squadra giapponese: si trattava del VT6 (Torpedo Squadron 6) della portaerei Enterprise, guidato dal comandante Eugene E. Lindsey[100][101]. Questi aerosiluranti, avendo deviato a metà strada leggermente verso nord-ovest, giunsero direttamente da nord e manovrarono a semicerchio puntando in gran parte sulla portaerei Kaga[100].Lindsey, in precedenza, aveva concordato con il comandante James Gray, capo del VF6 (Fighting Squadron 6), la collaborazione della caccia di scorta che, dopo aver volato ad alta quota, avrebbe dovuto intervenire, ad un segnale convenuto, per proteggere gli aerosiluranti[99][102][103].

Per difetto di comunicazione, i caccia di Gray, invece, non intervennero e rimasero ad alta quota in attesa di un messaggio del VT6 che non arrivò mai[104][105].

Gli aerosiluranti di Lindsey affrontarono quindi da soli la reazione degli Zero (27 caccia, rafforzati da altri shotai – le sezioni costituite da tre aerei – decollati dalla Akagi e dalla Sōryū[99], al comando del tenente Saburo Shindo e del tenente Iyozoh Fujita), subendo a loro volta dure perdite. La Kaga manovrò con abilità, attirando gli aerei americani in una zona presidiata da numerosi caccia giapponesi: 10 dei 14 Devastator vennero abbattuti in mare, i siluri lanciati non ottennero alcun risultato, i superstiti cercarono di ritornare sulle navi americane[100].

Al prezzo di soli tre Zero (persi durante il contrasto agli attacchi provenienti da Midway e dalle portaerei[106]), i piloti giapponesi avevano praticamente distrutto due squadroni di aerosiluranti (25 TBD del VT8 e del VT6), organizzando una difesa apparentemente impenetrabile sopra le portaerei; in realtà, questi continui interventi stavano logorando la difesa dei caccia, che iniziava a scarseggiare di carburante, mentre contemporaneamente i ripetuti attacchi americani (pur respinti) impedivano all'ammiraglio Nagumo di riorganizzare la sua flotta, impegnata in continue evoluzioni per evitare i siluri, e quindi di lanciare la prevista ondata di attacco contro le portaerei nemiche[107][108]

Il tenente di vascello Iyozoh Fujita (portaerei Sōryū), l'asso giapponese della battaglia delle Midway con 10 vittorie aeree rivendicate

Infatti, già alle ore 9:50 comparvero nuovi aerei statunitensi provenienti, questa volta, dalla portaerei Yorktown; pur essendo partiti molto in ritardo rispetto alle squadriglie della Task Force 16, i 12 TBD Devastator del VT3 (Torpedo Squadron 3), avendo captato le conversazioni degli altri gruppi americani che avevano attaccato per primi, poterono dirigere con maggiore facilità verso la flotta giapponese e comparire quasi subito dopo il fallimento del VT6[109][110].

Il comandante Lance Massey (alla testa degli aerosiluranti) riuscì questa volta a coordinare l'attacco dei suoi aerei con i caccia di scorta F4F Wildcat del VF3 (Fighting Squadron 3) che, guidati accortamente dall'abile comandante John Thach (ideatore di nuove tattiche per affrontare vantaggiosamente gli Zero giapponesi[111]), intervennero in aiuto e affrontarono con qualche successo i caccia nemici[99][112].

Il lieutenant Commander John S. Thach, comandante del VF3 (portaerei Yorktown) e grande innovatore delle tattiche dei caccia americani

A partire dalle ore 10:10, si scatenò una nuova mischia confusa sopra le portaerei giapponesi: gli aerosiluranti di Massey puntarono sulla Sōryū e lanciarono alcuni siluri che tuttavia mancarono il bersaglio; la reazione degli Zero fu ancora efficace[109][113]. La protezione aerea era stata nuovamente rafforzata con squadriglie decollate dalla Kaga e dalla Hiryū ed era salita a 35 caccia contemporaneamente in volo[99]; gli F4F riuscirono ad abbatterne sei (subendo a loro volta tre perdite), ma non poterono impedire che gli altri decimassero gli aerosiluranti[114]. Dieci su dodici furono abbattuti, il comandante Massey fu ucciso, le navi giapponesi rimasero intatte, mentre i caccia giapponesi inseguivano i superstiti e rimanevano a bassa quota temendo l'arrivo di nuovi aerosiluranti[57][109].

Alle 10:20 l'ammiraglio Nagumo, dopo aver respinto quest'ultimo attacco, apparentemente era ora padrone della situazione: pur lamentando la perdita di 11 caccia A6M Zero, di due Val e 1 Kate, le sue forze avevano bombardato Midway, sbaragliato l'aviazione americana dell'isola, respinto con perdite gravissime gli attacchi degli aerosiluranti delle portaerei. Le perdite aeree americane fino a quel momento ammontavano a 35 aerei di Midway e a 38 aerei delle portaerei; solo sette siluri erano stati lanciati e tutti senza alcun risultato[100][115].

Nagumo, pur stupito dal coraggio e dalla tenacia dei violenti attacchi americani (il gran numero di aerei nemici intervenuti aveva, inoltre, svelato all'ammiraglio la probabile presenza di più di una portaerei americana nelle vicinanze), credeva di avere ora il tempo per sferrare il suo attacco decisivo contro la flotta americana[116]. A questo scopo, gli aerei, ormai pronti e armati, vennero portati sui ponti di volo e riforniti di carburante per cominciare i decolli; si trattava di 54 aerosiluranti, 33 bombardieri in picchiata e 15 caccia di scorta che potenzialmente avrebbero potuto assestare un colpo durissimo alla squadra nemica[57].

Ma proprio mentre dalle portaerei giapponesi iniziavano i primi decolli dell'ondata d'attacco preparata contro la squadra americana, e mentre le pattuglie dei caccia (incrementate ancora fino a 40 aerei con il decollo di altri Shotai e guidate dai tenenti Shigematsu, Fujita, Mori e Shirane[99]) dopo aver inseguito i superstiti dell'ultimo attacco americano, stazionavano ancora a bassa quota e piuttosto sparpagliate, le vedette giapponesi sulle navi individuarono all'ultimo momento in alta quota nuovi aerei americani in picchiata velocissima verso la flotta giapponese[109][115].

Gli attacchi decisivi e la distruzione di tre portaerei giapponesi[modifica | modifica sorgente]

« Guardandomi intorno, fui colpito dalle distruzioni prodotte in così breve tempo... non potei trattenere le lacrime vedendo l'incendio che si estendeva e pensando ai nuovi disastri che avrebbe provocato l'esplosione delle bombe e dei siluri.[117] »
Il Lt. Comm. Clarence Wade McClusky (qui con le spalline da Captain – capitano di vascello), comandante del Bombing Squadron 6 della Enterprise ed eroe del micidiale attacco alle portaerei giapponesi

Gli squadron dei bombardieri in picchiata SBD Dauntless della Task Force 16 (VB6 e VB8), dopo aver seguito la rotta stabilita in direzione sud-ovest verso il punto previsto delle portaerei giapponesi, non avendo trovato nulla, avevano deviato dividendosi in due gruppi: gli aerei del VB8 della Hornet diressero verso sud-est (insieme ai caccia del VF8 che successivamente finirono in mare) e, dopo una ricerca infruttuosa, tornarono indietro; mentre il VB6 (Bombing Squadron 6, portaerei Enterprise) guidato dal comandante Wade McClusky, girò a nord-ovest ed ebbe la fortuna di individuare il cacciatorpediniere giapponese Arashi, che era rimasto in coda alla flotta di Nagumo per attaccare il sommergibile americano Nautilus[109]. Gli aerei americani seguirono a 6300 metri di quota la nave nemica e alle ore 10:00 giunsero in vista della flotta giapponese (in quel momento impegnata a respingere l'ultimo attacco degli aerosiluranti del VT3[118]); nel frattempo anche i bombardieri del VB3 (Bombing Squadron 3, portaerei Yorktown), provenienti da nord, si trovarono sopra la flotta nemica[109].

Il Lt. Comm. Maxwell Leslie, comandante del Bombing Squadron 3 che incendiò la Sōryū

Le due formazioni ebbero il tempo di posizionarsi accuratamente a 4000 metri di quota, praticamente non visti né dai caccia giapponesi impegnati nel furioso combattimento a bassa quota contro gli aerei americani del VT3 e del VF3, né dalle vedette sulle navi, sempre concentrati nella ricerca dei temuti aerosiluranti. La mancanza di sistemi radar a bordo delle navi giapponesi non permise un'agevole individuazione a distanza (possibile invece sulle portaerei americane che ne erano dotate), che avrebbe facilitato l'organizzazione di un efficace schermo difensivo[119].

Il ponte di volo della Hornet ingombro di caccia F4F Wildcat e bombardieri SBD Dauntless

Alle ore 10:25 i comandanti McClusky e Leslie (alla guida del VB3) si lanciarono in picchiata veloce e, praticamente indisturbati anche perché la contraerea giapponese era intervenuta in grave ritardo per difetto di individuazione, sferrarono il loro micidiale attacco puntando sulle portaerei Akagi, Kaga e Sōryū. La Hiryū, più lontana e coperta in parte da nubi, non venne attaccata. I piloti americani mostrarono grande coraggio e abilità, colpendo ripetutamente con bombe i ponti delle portaerei, ricolmi di velivoli armati e riforniti di carburante pronti al decollo, con effetti catastrofici. La presenza nelle rimesse non corazzate delle bombe e dei siluri amplificò enormemente gli effetti delle bombe dei Dauntless americani[115][120].

Il VB6 di McClusky attaccò la Kaga e l'Akagi tra le 10:26 e le 10:28: la prima portaerei fu raggiunta da quattro bombe (tre da 500 ed una da 1000 libbre) che provocarono una terribile esplosione sul ponte di volo; gli incendi si estesero rapidamente innescando altre esplosioni delle bombe e dei serbatoi degli aerei pronti al decollo. La Kaga divenne rapidamente preda di un incendio incontrollabile[121][122]. Nello stesso momento anche l'ammiraglia Akagi, con a bordo Nagumo, era ormai in situazione disperata: fu raggiunta da due bombe, lanciate sempre da Dauntless della Enterprise, e anche in questo caso le esplosioni si estesero su tutto il ponte a causa della presenza degli aerei pieni di carburante, tanto che in breve tempo infuriò un gigantesco incendio. Il capitano di vascello Aoki, comandante della nave, invitò l'ammiraglio Nagumo ad abbandonare la nave e questi, molto scosso per il subitaneo rovescio subito, si trasferì alle ore 10:46 sull'incrociatore Nagara[123][124][125].

Diorama di Norman Bel Geddes: le portaerei Kaga, Sōryū e Akagi in fiamme

La portaerei Sōryū era stata colpita ancor prima delle altre due navi giapponesi dai bombardieri del VB3 guidati dal comandante Maxwell Leslie; dei 17 Dauntless, solo 13 disponevano ancora di bombe, avendo gli altri 4 perso l'armamento durante il volo a causa di difetti tecnici dei nuovi dispositivi di sganciamento[126][127]. Nonostante queste difficoltà, gli uomini del Bombing Squadron 3 (guidati dallo stesso Leslie, anch'egli privo di armamento di lancio) colpirono la Sōryū con tre bombe che perforarono il ponte di volo – non corazzato, come quello di tutte le portaerei giapponesi o americane, a differenza delle nuove portaerei inglesi[128] - ed esplosero nelle rimesse, dove le manichette del carburante innescarono un altro furioso incendio che si estese all'intera nave.

I bombardieri in picchiata SBD Dauntless furono i protagonisti del successo americano contro le portaerei giapponesi.

Nello spazio di tre minuti, gli equipaggi dei Dauntless americani, sfruttando l'elemento sorpresa, avevano assestato un colpo decisivo alla flotta mobile di Nagumo e incendiato in modo irreversibile tre grandi portaerei. Essi, dopo aver constatato i risultati raggiunti, presero subito la via del ritorno, inseguiti da gruppi di caccia Zero che, accortisi della mortale minaccia, tentavano disperatamente di contrastare gli incursori: si scatenò un nuovo scontro aereo[95][129] in cui i Dauntless americani subirono alcune perdite (due aerei del VB3 e alcuni del VB6), ma anche numerosi caccia giapponesi vennero colpiti. Inoltre, con tre portaerei incendiate, i velivoli giapponesi dovettero cercare di appontare tutti sulla Hiryū e numerosi finirono in mare dopo l'esaurimento del carburante; in totale sembra che furono perduti almeno altri otto Zero, di cui quattro ammarati[130][131].

I bombardieri della Task Force 16 (VB3 e VB8), ebbero nel volo di ritorno difficoltà a ritrovare le proprie portaerei e due Dauntless della Hornet e almeno sei della Enterprise dovettero ammarare dopo aver terminato il carburante[132]; gli aerei della Yorktown ebbero invece minori problemi a rientrare sulla loro nave.

Il bilancio finale della dura battaglia era decisamente favorevole agli aviatori delle portaerei americane: tre grandi portaerei nemiche erano state ripetutamente colpite e incendiate; tutti i loro aerei a bordo erano distrutti e centinaia di marinai e piloti addestrati erano morti. Senza dubbio tuttavia le perdite subite per ottenere questi risultati erano state pesanti: al termine dei rientri sui ponti di volo, mancavano 69 aerei americani[95][133]:

  • La Enterprise aveva perduto 14 SBD Dauntless (di cui almeno 6-8 finiti in mare), 10 TBD Devastator e 1 F4F Wildcat (ammarato);
  • la Hornet aveva perduto tutti e 15 i Devastator, 2 Dauntless (in mare) e 10 Wildcat (tutti ammarati per esaurimento del carburante);
  • la Yorktown aveva perduto 10 Devastator, 2 Dauntless e 3 Wildcat.

Ma a questo punto i giapponesi erano in condizioni peggiori: in inferiorità numerica, con una sola portaerei ancora efficiente, l'ammiraglio Nagumo aveva perso il controllo della situazione; inoltre l'ammiraglio Yamamoto, avvertito con una serie di messaggi della situazione, era troppo lontano, con la sua squadra da battaglia, per poter intervenire in tempo utile ed influire su quanto stava accadendo.

Affondamento della Hiryū e della Yorktown[modifica | modifica sorgente]

L'ammiraglio Tamon Yamaguchi, comandante della 2asquadra portaerei, imbarcato sulla Hiryū.

L'ammiraglio Yamaguchi, comandante della 2ª squadra portaerei imbarcato sulla Hiryū, aveva assistito senza poter intervenire all'affondamento delle altre portaerei giapponesi; la situazione era precipitata ed ora era rimasta operativa solo la sua nave sulla quale convergevano i caccia Zero superstiti ancora in volo[134]. Sulle altre tre portaerei, su cui infuriavano gli incendi, l'aviazione imbarcata nipponica era stata distrutta e le navi, nonostante i frenetici tentativi di salvataggio, erano ormai condannate.

Gli aerosiluranti Nakajima B5N Kate parteciparono ai tentativi di contrattacco giapponesi e riuscirono a danneggiare la portaerei Yorktown

Non scoraggiato e deciso a contrattaccare, Yamaguchi già alle ore 10:40 fece partire una prima formazione aerea per individuare e attaccare la flotta americana. Presero il volo (al comando del tenente di vascello Michio Kobayashi) 18 bombardieri in picchiata Val e 6 caccia Zero di scorta (guidati dal tenente Shigematsu). Nonostante le notizie sulla posizione della squadra navale americana fossero vecchie e imprecise (provenivano ancora dai rilevamenti del ricognitore del Tone), Kobayashi riuscì ad agganciare, non visto, una formazione aerea americana di ritorno dopo gli attacchi alle portaerei[124][135] e, seguendola, giunse in vista delle navi della Task Force 17. Fin dalle ore 11:59 il radar della Yorktown permise all'ammiraglio Fletcher di individuare gli aerei giapponesi in avvicinamento e organizzare una forte copertura di caccia F4F Wildcat (oltre 20 aerei del VF3, rinforzati anche da alcuni caccia inviati dalla Enterprise e dalla Hornet[99][136]), e di allertare la contraerea delle sue navi.

Il tenente di vascello Elbert S. McCuskey, asso del VF3 (portaerei Yorktown) durante la battaglia delle Midway, con cinque vittorie (nella foto sono visibili sei coccarde, avendo il pilota americano ottenuto un'altra vittoria aerea in precedenza)

La forza di Kobayashi attaccò con grande slancio, ma venne intercettata dai Wildcat e subì pesanti perdite ad opera dei caccia americani e della contraerea; 13 bombardieri e 3 Zero vennero abbattuti (al costo di due F4F perduti), lo stesso tenente Kobayashi venne ucciso, ma i suoi uomini riuscirono ugualmente a mettere a segno tre bombe sulla Yorktown provocando danni di rilievo e una grossa esplosione nel fumaiolo che scatenò un incendio che costrinse a fermare le macchine, arrestando la portaerei[135][137]. Alle ore 12:45 l'ammiraglio Fletcher fu costretto ad abbandonare la nave e a trasferirsi sull'incrociatore Astoria, ordinando nello stesso tempo all'incrociatore Portland di prendere a rimorchio la Yorktown in avaria[138].

Il tenente di vascello Akira Yamamoto, asso degli Zero imbarcato sulla Kaga, partecipò agli attacchi contro la Yorktown e rivendicò sette vittorie durante la battaglia

Nello stesso momento, l'ammiraglio Yamaguchi apprese finalmente informazioni aggiornate sulla flotta americana da un ricognitore D4Y Suisei della portaerei Sōryū decollato prima della distruzione di quella portaerei che, appontato sulla Hiryū, comunicò l'avvenuta individuazione di ben tre portaerei americane (un guasto alla radio di bordo sembrerebbe aver impedito all'equipaggio del ricognitore di comunicare tempestivamente la notizia)[139]. Sempre risoluto, Yamaguchi, senza attendere il ritorno dei resti della prima ondata (rientrarono solo tre Zero e cinque Val[138][140]), alle ore 12:45 fece partire una nuova formazione aerea guidata dal tenente Tomonaga (che aveva comandato in precedenza l'attacco aereo sull'isola di Midway) con 10 aerosiluranti Kate e sei caccia Zero di scorta (guidati dal tenente Mori).

Alle 14:20 il radar della Yorktown, dove già dalle 13:40 le squadre antincendio erano riuscite a spegnere le fiamme (il che aveva permesso di far ripartire la nave a 20 nodi di velocità), identificò i nuovi aerei nemici in arrivo[141]; una decina di F4F decollarono subito (al comando diretto di Thach e del lieutenant[142] Elbert S. McCuskey) per intercettare il nemico, mentre la Enterprise inviava a sua volta alcuni Wildcat e la Task Force 16 distaccava gli incrociatori Pensacola e Vincennes per accrescere la potenza di fuoco contraereo[99][141][143].

Tomonaga attaccò a partire dalle ore 14:26, dividendo i suoi aerei in piccoli gruppi per farli attaccare dai due lati; quattro Kate riuscirono a lanciare i siluri e due colpirono sul lato sinistro la Yorktown alle ore 14:42. Le nuove esplosioni scatenarono altri incendi a bordo e provocarono un primo sbandamento della portaerei di oltre 20 gradi; la Yorktown si immobilizzò di nuovo, e alle 15:00 il comandante Buckmeister diede l'ordine di abbandonare la nave. Le perdite giapponesi furono pesanti: i tenenti Mori e Tomonaga (quest'ultimo partito con i serbatori del suo aereo danneggiati e quindi con la certezza di non avere abbastanza carburante per il volo di ritorno) caddero abbattuti dai caccia americani; tornarono sulla Hiryū solo tre caccia Zero e cinque Kate, mentre gli americani persero altri tre F4F Wildcat[144][145].

La portaerei Yorktown in fiamme dopo il primo attacco degli aerei giapponesi

L'ammiraglio Yamaguchi ritenne a questo punto, sulla base dei rapporti degli aviatori superstiti, di aver messo fuori combattimento due portaerei americane e quindi di dover affrontare ancora una sola portaerei nemica, mentre in realtà era stata colpita per due volte sempre la stessa nave.

L'ammiraglio Spruance, sulla Enterprise, aveva intanto organizzato un nuovo attacco per distruggere anche l'ultima portaerei giapponese: alle ore 14:45 un ricognitore SBD Dauntless dello VS3 (Scouting Squadron 3), inviato in precedenza dalla Yorktown, individuò i resti della flotta nemica e la portaerei Hiryū ancora intatta[146]; alle 15:30 quindi decollarono 24 bombardieri in picchiata SBD Dauntless dalla Enterprise (VS6 e VB6, al comando del tenente W. Earl Gallaher) e alle 16:03 altri sedici SBD della Hornet (VS8 e VB8, al comando del tenente Fred L. Bates), senza copertura di caccia di scorta (mantenuti di protezione sopra la flotta americana)[147].

Sulla Hiryū, dopo l'ultimo attacco, erano ormai disponibili solo pochissimi aerei (5 Val, 4 Kate e una decina di Zero[146]), ma Yamaguchi comunicò a Yamamoto la propria volontà di continuare a battersi; l'ammiraglio stava quindi approntando una nuova squadra d'attacco sul ponte di volo, quando, alle ore 17:03, giunsero i Dauntless americani provenienti dalla Enterprise.

I bombardieri in picchiata Dauntless incendiarono anche l'ultima portaerei giapponese

I piloti americani, con il morale altissimo dopo i precedenti successi, penetrarono il debole schermo dei caccia giapponesi rimasti (che abbatterono solo tre SBD[99]) e, cogliendo di sorpresa la contraerea della Hiryū, misero a segno tre bombe sul ponte di volo, squarciandolo in più punti e scatenando grandi incendi che avvolsero subito tutta la portaerei[148].

Dopo questo successo, gli SBD Dauntless della Enterprise fecero rapidamente ritorno alle navi americane, mentre gli aerei della Hornet (VB8 e VS8) alle ore 17:30 attaccarono senza successo le corazzate e gli incrociatori della flotta di Nagumo; alle 17:45 anche quest'ultimo attacco ebbe termine. Infine alle ore 18:00 due formazioni di bombardieri B-17 provenienti da Midway e dall'isola di Molokai attaccarono da alta quota senza ottenere alcun risultato concreto[149].

Nel frattempo era arrivata la fine delle portaerei giapponesi. La prima a colare a picco fu la Sōryū (ormai da molte ore ridotta a relitto in fiamme) dopo un'ultima devastante esplosione. Il comandante Yanagimoto e 718 uomini d'equipaggio perirono insieme alla portaerei.

Alle 19:25 dopo due grosse esplosioni, affondò anche la Kaga, già abbandonata dalle ore 16:10 dai marinai superstiti, insieme al comandante Okada e a 800 uomini dell'equipaggio. Durante la notte si delineò il destino anche della portaerei Hiryū; dalle 21:30 l'inclinazione della nave divenne incontrollabile e alle 02:30 i superstiti abbandonarono il relitto (circa 800 uomini) e venne ordinato ai cacciatorpediniere Kazagumo e Yagumo di affondare la portaerei ormai condannata. Nonostante i siluri lanciati dai cacciatorpediniere, solo alle 8:20 del 5 giugno la Hiryū affondò, insieme ai corpi di 416 uomini di equipaggio e all'ammiraglio Yamaguchi che, secondo le antiche tradizioni marinare, decise di rimanere a bordo e perire insieme alla sua nave[149][150].

La Hiryū in fiamme; anche l'ultima portaerei giapponese è prossima all'affondamento

Alle 4:55 anche la nave ammiraglia Akagi colò a picco dopo i colpi di grazia lanciati da quattro cacciatorpediniere giapponesi con i siluri; l'ammiraglio Nagumo aveva ottenuto l'autorizzazione all'affondamento direttamente da Yamamoto che, in un primo tempo, aveva sperato di poter salvare la nave con l'intervento delle sue corazzate, e quindi di poterla rimorchiare e riportare alla base di Truk. 263 marinai giapponesi trovarono la morte sull'Akagi[95].

Il 7 giugno anche la Yorktown terminò la sua breve e intensa carriera operativa; dal pomeriggio del 4 giugno la portaerei, gravemente danneggiata dai ripetuti attacchi aerei (che l'avevano colpita con tre bombe e due siluri), evacuata dall'equipaggio e immobile, era stata lentamente rimorchiata dal dragamine Vireo, circondata da uno schermo di sette cacciatorpediniere. L'ammiraglio Fletcher contava ancora di salvare la portaerei, ma alle ore 13:31 del 6 giugno due siluri colpirono improvvisamente la grande nave a dritta, mentre un terzo siluro centrava e affondava rapidamente il cacciatorpediniere di scorta americano Hammann.

Questo nuovo attacco, che avrebbe segnato definitivamente il destino della portaerei, era opera del sommergibile giapponese I-168, che, su ordine diretto dell'ammiraglio Yamamoto, aveva raggiunto fin dalla notte del 5 giugno la costa dell'isola Eastern di Midway e aveva bombardato l'aeroporto (questo sommergibile faceva parte del gruppo di battelli subacquei che avrebbero dovuto, secondo i piani giapponesi, costituire uno schermo di protezione a ovest di Midway fin dal 2 giugno). Dopo aver eseguito questa missione, il sommergibile alle 06:13 del 6 giugno riuscì ad individuare la Yorktown a rimorchio, a penetrare lo schermo dei cacciatorpediniere, a lanciare quattro siluri e quindi a sfuggire al violento contrattacco degli altri cacciatorpediniere americani.

Le nuove esplosioni compromisero definitivamente la situazione della portaerei: nella notte la Yorktown cominciò lentamente ad affondare per poi capovolgersi e affondare alle ore 06:00 del 7 giugno[151].

Ultimi scontri e ritirata giapponese[modifica | modifica sorgente]

L'incrociatore pesante giapponese Mikuma pesantemente danneggiato dagli attacchi aerei americani il 6 giugno 1942

Le catastrofiche notizie provenienti dall'ammiraglio Nagumo, con la conferma della perdita prima di tre e poi anche di una quarta portaerei, provocarono grande costernazione tra gli ufficiali di Yamamoto a bordo della Yamato, ma in un primo momento l'ammiraglio non perse tutte le speranze e progettò di riunire le tre portaerei leggere Zuiho, Ryujo e Junyo e cercare di contrattaccare, tentando anche una battaglia notturna.

Quindi alle 19:15 del 4 giugno ordinò all'ammiraglio Kondo, a cui aveva affidato anche le navi superstiti dello sconfortato Nagumo, di dirigere verso le Midway e procedere al bombardamento notturno con la sua squadra di corazzate e incrociatori pesanti; ma alle ore 0:15 del 5 giugno si verificò un nuovo contrordine: ormai cosciente della gravità delle perdite subite, della superiorità aerea acquisita dagli americani e del rischio di perdere anche le navi da battaglia, Yamamoto prese la decisione (dopo accanita discussione tra gli ufficiali del suo stato maggiore) di abbandonare ogni ulteriore operazione a Midway e ripiegare verso ovest con tutte le sue forze[152].

Durante la manovra di ripiegamento generale si verificarono nuovi incidenti: la squadra di incrociatori pesanti del contrammiraglio Kurita (facente parte della flotta di Kondo) pronta a bombardare con l'artiglieria le Midway, ricevette l'ordine di ritirata alle 0:20 e nella confusione notturna (provocata anche dalla pericolosa presenza del sommergibile americano Tambor) i due incrociatori Mikuma e Mogami entrarono in collisione e, gravemente danneggiati, furono lasciati indietro, accompagnati da due cacciatorpediniere.

Il pilota George H. Gay, unico sopravvissuto della squadriglia di aerosiluranti della Hornet VT8, distrutta a Midway, in ospedale; il titolo del giornale recita: "I giapponesi sbaragliati a Midway!"

Gli ammiragli Fletcher e Spruance, dopo l'affondamento anche della quarta portaerei giapponese, nel pomeriggio del 4 giugno, avevano opportunamente ripiegato verso est per evitare un pericoloso scontro notturno con le molto più potenti navi di linea nemiche; alla notizia della ritirata generale delle squadre navali nipponiche, Spruance decise di muovere nuovamente verso ovest con le sue due portaerei, fidando nella superiorità aerea americana. Nel frattempo il sommergibile Tambor aveva comunicato le manovre delle navi giapponesi e aveva riferito sul danneggiamento dei due incrociatori pesanti che procedevano a rilento con gravi avarie[153].

Alle ore 04:30 del 5 giugno l'aviazione delle Midway sferrò un primo attacco contro i due incrociatori, con 12 B-17 e 6 bombardieri, ma senza successo; alle ore 15 l'ammiraglio Spruance fece decollare 58 Dauntless della Enterprise e della Hornet, ma gli aerei individuarono e attaccarono (senza risultato) solo il cacciatorpediniere giapponese Tanikaze.

Maggior successo ebbe un secondo attacco aereo sferrato a partire ore 06:00 del 6 giugno: tre successive ondate di SBD Dauntless (81 bombardieri in totale) individuarono gli incrociatori in avaria e misero a segno numerose bombe; il Mogami venne colpito da cinque bombe, ma riuscì ugualmente a proseguire e a raggiungere (con la prua completamente distrutta) la base giapponese di Truk, mentre il Mikuma dovette essere abbandonato dall'equipaggio alle ore 14:45 e finì per affondare nella notte. Dopo questo nuovo successo, Spruance decise di tornare nuovamente indietro verso est, per non allontanarsi troppo da Midway e non rischiare sorprese dall'ancora potente flotta nemica.

Con quest'ultimo scontro, e con l'affondamento della Yorktown il 7 giugno, si concluse quindi la grande battaglia che segnava una svolta totale della situazione nel Pacifico e vanificava le speranze giapponesi di neutralizzare per molto tempo la possibile controffensiva americana.

Fin dal 3 giugno, l'ammiraglio Hosogaya aveva condotto la sua operazione nelle Aleutine; dopo alcuni attacchi aerei sulle basi americane di Dutch Harbor (conclusi con scarsi successi), le forze giapponesi occuparono il 7 e l'8 giugno le isole occidentali di Kiska e Attu, ma rinunciarono, alla notizia della catastrofe alle Midway, ai piani diretti contro le più importanti isole orientali di Adak e Atka[154].

Un grande forza operativa era stata in questo modo dirottata su obiettivi secondari, privando del proprio concorso le forze impegnate nella battaglia principale.

Erano passati sei mesi dall'attacco a Pearl Harbor. L'ammiraglio Isoroku Yamamoto aveva predetto ai suoi superiori che il Giappone avrebbe conservato l'iniziativa della guerra nel Pacifico solo da sei mesi ad un anno dalla data di tale evento, dopodiché le risorse americane avrebbero cominciato a superare quelle della marina giapponese.

« "Posso fare dei significativi progressi per i primi sei mesi, ma non nutro alcuna fiducia per il secondo e il terzo anno"[155] »

L'esito della battaglia dava ragione a Yamamoto.

Bilancio finale e cause della sconfitta giapponese[modifica | modifica sorgente]

Per la Marina Imperiale la battaglia delle Midway terminava quindi disastrosamente, con il completo fallimento dell'ambizioso piano dell'ammiraglio Yamamoto e soprattutto con la grave perdita di quattro grandi portaerei di squadra (orgoglio del Giappone), di un moderno incrociatore pesante e di centinaia di marinai e aviatori esperti e addestrati; le perdite aeree ammontarono a oltre 300 velivoli, tra cui tutti quelli presenti sulle portaerei affondate e altri 33 caccia stivati nei depositi delle navi, in vista di un loro impiego a Midway dopo la prevista occupazione delle isole[116][156].

Dipinto dedicato alla battaglia delle Midway: un aerosilurante TBD Devastator attacca una portaerei giapponese

Le perdite aeree americane furono pesanti: interi gruppi aerei furono distrutti durante gli accaniti scontri con gli agguerriti piloti giapponesi; gli aerei persi in totale furono 147, di cui almeno 80 appartenenti alle portaerei (19 F4F Wildcat, 24 SBD Dauntless, 37 TBD Devastator)[156]; inoltre la Yorktown venne affondata, riducendo (dopo la perdita della Lexington) a tre le portaerei americane ancora operative; tuttavia era stata ottenuta una clamorosa vittoria che, dopo le sconfitte dei primi sei mesi di scontri, mutava completamente il quadro strategico generale delle guerra del Pacifico.

La battaglia delle Midway fu certamente una delle battaglie decisive della guerra del Pacifico e dell'intera seconda guerra mondiale; in un colpo solo gli americani inflissero una schiacciante e imprevista sconfitta all'apparentemente imbattibile forza aeronavale giapponese; vendicarono Pearl Harbor, affondando quattro delle portaerei che avevano partecipato all'attacco; bloccarono le possibili nuove offensive nemiche e, ancor prima dell'entrata in linea delle nuove navi in costruzione negli Stati Uniti, riconquistarono l'iniziativa strategica nel teatro del Pacifico[157].

Sui motivi di questa insperata vittoria americana, di fronte a un nemico molto più numeroso ed anche più esperto e esaltato dalle continue vittorie, il dibattito storiografico è rimasto acceso per anni; attualmente la storiografia, per interpretare gli eventi della battaglia, punta l'attenzione sui seguenti aspetti strategico-operativi:

  • Il piano dell'ammiraglio Yamamoto era troppo complesso e prevedeva un numero esagerato di manovre diversive con conseguenze dissipazione delle forze e perdita della superiorità numerica[158][159].
  • La flotta giapponese venne articolata in gruppi separati troppo distanziati tra loro che, quindi, non poterono darsi reciproco appoggio; nel momento decisivo, l'ammiraglio Nagumo si trovò solo con la sua flotta di portaerei, all'oscuro della posizione del nemico e privo di sostegno da parte delle altre squadre[158][159][160].
  • Le numerose portaerei vennero distribuite in modo non razionale; alcune portaerei leggere inviate alle Aleutine avrebbero potuto essere più utilmente impiegate accanto alla squadra di Nagumo per rafforzare il suo potenziale aeronavale (che alla fine risultò inferiore numericamente a quello americano, rinforzato dall'aviazione di Midway)[158][159][160][161].
  • La mancanza di solide comunicazioni radio e l'eccessiva attenzione messa nel mantenimento del silenzio radio impedirono una tempestiva comunicazione delle informazioni, con la conseguenza che Nagumo affrontò la battaglia in modo imprevisto e in anticipo rispetto al piano dettagliato minuziosamente preparato[158][159].
  • L'impiego del radar da parte della marina americana fu di notevole aiuto per la precoce individuazione delle forze aeree nemiche e per organizzare una difesa aerea tempestiva e efficace che inflisse pesanti perdite alle ondate di attacco giapponesi contro la portaerei Yorktown (anche se questa nave finì per essere affondata)[160][161].
  • L'ammiraglio Nagumo mostrò grave indecisione al momento di scegliere tra gli obiettivi e sbagliò ad avvicinarsi alla squadra navale americana, favorendo in questo modo gli attacchi nemici; sarebbe stato opportuno invece allontanarsi cercando di guadagnare tempo e accertare con sicurezza la consistenza delle forze americane[159][161].
  • Alcuni eventi sfortunati contribuirono ad aumentare le difficoltà giapponesi: il ritardo della missione del ricognitore del Tone (destinato proprio alla zona dove era presente la flotta americana)[162] e l'avaria della radio di bordo del ricognitore della Sōryū (che avrebbe potuto comunicare tempestivamente la presenza di ben tre portaerei nemiche).
  • L'assenza dell'esperto Mitsuo Fuchida e le precarie condizioni di salute di Minoru Genda privarono Nagumo dei preziosi consigli di due grandi specialisti di guerra aeronavale[116][163].
  • La decifrazione dei messaggi segreti giapponesi fu di notevole aiuto agli americani e permise all'ammiraglio Nimitz di organizzare un efficace schermo difensivo-offensivo, cogliendo di sorpresa il nemico, ignaro (anche per la mancata ricognizione degli idrovolanti) della posizione della flotta americana[158][159][164].
  • Per lungo tempo tra le cause della sconfitta giapponese si è annoverata anche la scarsa disciplina, l'eccessiva aggressività nonché l'individualismo dei suoi piloti da caccia. Tuttavia, è ora evidente che in realtà i piloti del Sol Levante davano grande importanza alla disciplina, al gioco di squadra e alle moderne tattiche basate su rapidi attacchi improvvisi seguiti da veloci manovre evasive ("hit and run")[165][166]. Gli equipaggi giapponesi, sia dei caccia che dei bombardieri dimostrarono coraggio, abilità e spirito di sacrificio[167].
  • I piloti americani, in complesso meno esperti, combatterono con grande valore, subirono forti perdite senza demoralizzarsi e, nonostante alcuni errori, ottennero risultati straordinari, superiori alle aspettative[161][168][169].
  • Gli ammiragli Nimitz, Spruance e Fletcher organizzarono e eseguirono con grande abilità la pericolosa missione contro un nemico molto superiore (almeno sulla carta), sfruttando accortamente le informazioni in loro possesso e utilizzando in modo razionale le loro forze limitate[161][170][171].

Grazie alla clamorosa vittoria delle Midway, gli Stati Uniti poterono quindi stabilizzare la situazione nel Pacifico e procedere alla progressiva entrata in linea delle numerose navi previste dalle leggi di riarmo navale del 1938 ("Carl Vinson act") e del 1940 ("Two Ocean Navy act"): già prima di Pearl Harbor erano in cantiere o in allestimento 15 corazzate, 11 portaerei di squadra, 54 incrociatori e 191 cacciatorpediniere[172]; queste forze considerevoli avrebbero assicurato, a partire dal 1943, una schiacciante superiorità aeronavale agli americani e quindi la vittoria finale.

Contemporaneamente il successo a Midway permise anche al presidente Roosevelt, ormai rassicurato sulla situazione nel Pacifico, di proseguire con il suo piano di affrontare e sconfiggere prima la Germania in Europa, considerata sempre il nemico più pericoloso (cosiddetto programma "Germany First")[173].

Per il Giappone la sconfitta ebbe conseguenze disastrose; le portaerei migliori erano andate perse e oltre 100 insostituibili piloti, esperti e addestrati, erano scomparsi insieme alle navi; i cantieri navali in patria e le scuole di addestramento non avrebbero mai più permesso di colmare le perdite e di riguadagnare la superiorità perduta a Midway.

La guerra si sarebbe trasformata in una lotta lunga, coraggiosa, ma senza speranza, contro un nemico dotato di una sempre crescente superiorità materiale e tecnica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Bauer, p. 304.
  2. ^ The Battle of Midway, Office of Naval Intelligence.
  3. ^ Parshall & Tully 2005, p. 524
  4. ^ Parshall & Tully 2005, pp. 114, 365, 377–380, 476
  5. ^ Bauer, p. 297.
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  7. ^ Germany and the IIWW, Oxford press, pp. 176-180.
  8. ^ Millot, pp. 149-154.
  9. ^ Bauer, p. 298.
  10. ^ Bauer, p. 300.
  11. ^ Edwin T. Layton, And I Was There: Pearl Harbor and Midway -- Breaking the Secrets (1985), pp. 222-226:
    (EN) "Jaluit Atoll, in the Marshall Islands lay 2000 nm to the southwest and traffic analysis indicated a powerful submarine force there. It was also thought at least one carrier division was making for Japanese bases in the Marshalls, and photo reconnaissance was ordered to settle a difference in analysis... Kimmel had to make his plans on the assumption that the main danger to Pearl Harbor in the event of war was an enemy task force steaming out to make a surprise attack from the southwest... At no time did Kimmel receive any intelligence, or hint, that there was any threat to Pearl Harbor from any direction but from the southwest."
    "L'atollo di Jaluit, nelle isole Marshall, si trova a 2000 miglia nautiche a sud ovest ed analisi del traffico (radio) indicavano una potente forza sottomarina lì presente. Fu anche pensato che almeno una divisione di portaerei stesse facendo rotta verso le basi nipponiche alle Marshall, e alla fotoricognizione venne ordinato di mettere in atto una modifica nell'analisi... Kimmel dovfette basare i suoi piani sull'assunto che il principale pericolo per Pearl Harbor in caso di guerra potesse essere una task force nemica che navigasse per fare n attacco a sorpresa da sudovest... In nessun momento Kimmel ricevette alcuna informazione, o suggerimento, che ci potesse essere una qualche minaccia a Pearl Harbor da alcuna direzione tranne sud ovest."
  12. ^ Bauer, p. 293.
  13. ^ Germany and the IIWW, Oxford press, pp. 269-271.
  14. ^ Bauer, pp. 294-296.
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  17. ^ The Battle of Midway June 3 - 6, 1942 APPENDIX TWO: ORDER OF BATTLE. URL consultato il 23 maggio 2011.
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  24. ^ Germany and the IIWW, Oxford press, p. 281.
  25. ^ Simulando un'avaria del sistema idrico delle Midway, il servizio informazioni riuscì ad identificare il cosiddetto obiettivo AF, presente nei messaggi giapponesi, proprio nelle isole Midway: Bauer, p. 306.
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  52. ^ a b Okumiya, p. 151.
  53. ^ Okumiya, p. 149.
  54. ^ Okumiya, pp. 150-151.
  55. ^ a b Millot, pp. 242-243.
  56. ^ a b Bauer, pp. 310-311.
  57. ^ a b c d e f g Bauer, p. 311.
  58. ^ Tra gli scampati il tenente Marion Carl, che in seguito sarebbe diventato uno dei principali assi dei Marines, durante la guerra del Pacifico. I rapporti delle due parti differiscono sostanzialmente: nel documento giapponese (:http://www.ibiblio.org/hyperwar/Japan/IJN/rep/Midway/Nagumo/), i piloti nipponici rivendicarono con certezza almeno 44 vittorie al costo di due perdite; mentre i piloti superstiti americani riferirono di almeno 50 vittorie (:http://midway1942.org/docs/usn_doc_17.shtml). I dati utilizzati (17 perdite americane contro 1-2 caccia giapponesi più 3-4 bombardieri) si basano sulle perdite ufficialmente riconosciute nei rapporti delle due parti.
  59. ^ Millot, pp. 242-244.
  60. ^ a b Cartier, p. 539.
  61. ^ Millot, pp. 244-245.
  62. ^ a b Millot, p. 243.
  63. ^ Cartier, pp. 540-541.
  64. ^ Cartier, p. 540.
  65. ^ Millot, pp. 243-244.
  66. ^ Cartier, pp. 537 e 541.
  67. ^ a b Okumiya, p. 150.
  68. ^ Millot, p. 244.
  69. ^ a b c Millot, p. 246.
  70. ^ Millot, pp. 245-247.
  71. ^ a b Cartier, p. 542.
  72. ^ Cartier, pp. 542-543.
  73. ^ a b c d e Millot, p. 247.
  74. ^ Cartier, p. 545.
  75. ^ commento di un pilota americano superstite del VT6, Torpedo Squadron 6 della portaerei Enterprise; in Cartier, p. 546.
  76. ^ Millot, pp. 240-241.
  77. ^ Millot, p. 241.
  78. ^ Cartier, p. 544.
  79. ^ a b Millot, pp. 241-242.
  80. ^ Bauer, p. 312.
  81. ^ Il comandante designato avrebbe dovuto essere l'ammiraglio William F. Halsey, grande esperto di aeronavale, al momento però afflitto da una grave forma di psoriasi.
  82. ^ Cartier, pp. 543-544.
  83. ^ a b Bauer, p. 313.
  84. ^ peraltro nei suoi ricordi dopo la guerra, l'ammiraglio Spruance ha smentito questa circostanza, rilevando come all'epoca fosse preoccupato soprattutto di attaccare il prima possibile, al di fuori di complessi calcoli sui tempi di volo degli aerei giapponesi.
  85. ^ Millot, pp. 248-249.
  86. ^ Lundstrom, pp. 342-345.
  87. ^ Abbreviato in "Lt. Cdr." ed equivalente nella Marina italiana a quello di capitano di corvetta.
  88. ^ Grado equivalente nella Marina italiana a quello di capitano di fregata.
  89. ^ a b Millot, p. 249.
  90. ^ Millot, p. 250.
  91. ^ Cartier, pp. 545-546.
  92. ^ Lundstrom, pp. 430-432.
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  94. ^ a b c Cartier, p. 546.
  95. ^ a b c d Millot, p. 256.
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  131. ^ Durante il contrasto agli attacchi del VT3, del VB3 e del VB6 (dalle 10:00 alle 10:45), i giapponesi persero complessivamente 14 dei 41 Zero in volo di protezione.
  132. ^ Lundstrom, pp. 390-400.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Testi di riferimento[modifica | modifica sorgente]

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  • Bauer, Eddy, Storia controversa della seconda guerra mondiale vol.4, Novara, DeAgostini, 1971, ISBN non esistente.
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  • Jacobsen, Adolf; Rohwer,Jürghen, Le battaglie decisive della seconda guerra mondiale, Milano, Baldini&Castoldi, 1974, ISBN non esistente.
  • (EN) Lundstrom, John B., The First Team: Pacific Naval Air Combat from Pearl Harbor to Midway, Annapolis, MD, Naval Institute Press, 1984, ISBN 978-1-59114-471-7.
  • Millot, Bernard, La guerra del Pacifico, BUR, Milano, Rizzoli [1968], 2002, ISBN 88-17-12881-3.
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Altri testi[modifica | modifica sorgente]

  • Churchill, Winston, La seconda guerra mondiale, volume IV, Milano, Mondadori 1951. ISBN non esistente
  • Giorgerini, Giorgio, Le navi da battaglia della seconda guerra mondiale, Parma, Ermanno Albertelli editore, 1972. ISBN 88-85909-59-0
  • Isom, Dallas Woodbury, Midway Inquest: Why the Japanese Lost the Battle of Midway (in inglese), Bloomington, IND, Indiana University Press 2007. ISBN 978-0-253-34904-0
  • Sakaida, Henry, Imperial Japanese Navy Aces 1937-45 (in inglese), Oxford, Osprey Publishing 1998. ISBN 1-85532-727-9

Siti web[modifica | modifica sorgente]

Cinematografia[modifica | modifica sorgente]

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