Resistenza tedesca

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« Voi non portaste la vergogna,

voi vi siete difesi,
voi avete dato il grande,
per sempre vivo,
simbolo del cambiamento,
sacrificando la vostra calda vita,
per la libertà,
la giustizia e l'onore »

(Monumento alla Resistenza tedesca a Berlino)
Bandiera della Resistenza proposta da Ernst Wirmer nel 1944

La resistenza tedesca, conosciuta anche col nome di Widerstand ("resistenza" in tedesco), fu il movimento di opposizione clandestino al governo nazista, attivo in Germania negli anni dal 1933 al 1945. I documenti dell'apparato repressivo nazista, in particolare quelli della Gestapo e dei diversi tribunali, forniscono un quadro dell'ampiezza della resistenza tedesca al nazismo:

Dal '33 al '39 225.000 persone furono condannate per motivi politici a pene più o meno lunghe e 1.000.000 circa di tedeschi furono inviati per le stesse ragioni nei campi di concentramento.[1] Nel solo 1933, il giornalista Curt Bley ritiene che almeno 100.000 persone hanno compiuto attività antinazista reale.[2] Durante il solo 1941, la Gestapo arrestò 11.405 oppositori di sinistra.[3] Solo nel periodo tra il 30 gennaio 1933 e la primavera del '36 furono assassinate 1.359 persone dagli agenti del regime nazista.[4] Negli anni 1935-1936, la Gestapo presumeva l'esistenza di 5.708 centri clandestini di diffusione di volantini e stampa antinazista.[5]

La resistenza tedesca fu inoltre responsabile di 17 attentati alla vita di Adolf Hitler, l'ultimo dei quali, il complotto del 20 luglio, causò la cattura e l'esecuzione di più di 200 oppositori (certi o solo sospettati) del regime, con la conseguente distruzione del movimento di resistenza.

La resistenza in Germania dal 1933[modifica | modifica wikitesto]

Immediatamente prima della nomina di Hitler a cancelliere del Reich, vennero aperti i Lager di Breitenau, Neusustrum, Stettin-Bredow e Börgermoor, sorvegliati dalle SA in quanto le SS contavano al momento pochi aderenti (meno di 10.000).

Dopo la successiva apertura di altri campi di concentramento vennero internati membri del partito comunista, di quello socialdemocratico, sindacalisti ed avversari politici in genere. Subito dopo venne soppressa la stampa comunista a livello locale e nazionale, e venne incendiato il Reichstag, il palazzo del Parlamento, "la baracca dei chiaccheroni" secondo il detto di Hitler. Venne emanata la legge "per la protezione del popolo e dello Stato" che comportava l'abolizione della libertà di stampa, di riunione, di associazione, l'abolizione della libertà di domicilio, della segretezza epistolare, che implicava anche limitazioni al diritto di proprietà e venne ripristinata la pena di morte per diversi reati. Per giustificare questa legge si tentò di incolpare i comunisti dell'incendio del Reichstag e, fra il 27 febbraio ed il 5 marzo 1933, giorno delle elezioni generali, vennero reclusi migliaia di funzionari dei partiti della sinistra (anche il segretario del partito comunista Thaelmann, da cui prenderà il nome il famoso battaglione antifascista nella Guerra di Spagna), dirigenti sindacali, intellettuali antinazisti e semplici militanti.

I due principali partiti operai, anche se duramente colpiti a livello organizzativo e propagandistico, raggiungevano circa il 30% dei voti ed oltre 200 seggi nel nuovo Parlamento. In particolare a Berlino ottennero il 53% dei voti contro il 31% di quelli dati ai nazionalsocialisti. Nel nuovo parlamento, dove non potevano naturalmente esser presenti i deputati social-comunisti incarcerati e/o ricercati, si votò con una decisa opposizione dei socialdemocratici la legge che nella pratica consolidava e rendeva "legale" la dittatura nazista: decretava infatti la fine dello Stato di diritto e di ogni garanzia giuridica per cittadini e permetteva al governo di legiferare sia in materia ordinaria che in materia costituzionale. In sostanza, da quel giorno, il Parlamento non aveva più alcuna autorità, quindi nessuna utilità o funzione. In aprile venne creata la Gestapo. Il proletariato era allo sbando avendo perso capi, stampa e posti di riunione. I luoghi pubblici e birrerie furono poste sotto ferreo controllo degli SS ed SA: nell'arco di pochi mesi venne soppresso anche il partito socialdemocratico e quel che rimaneva del sindacato. La classe operaia rispondeva come poteva, mediante volantinaggi, manifestazioni e comizi improvvisati. Iniziava in tal modo la Resistenza al nazismo.

Dunque le elezioni politiche che portarono nel 1933 Adolf Hitler ad assumere la carica di Cancelliere del Reich non ebbero un risultato plebiscitario tanto che, nonostante il partito Nazista fosse il partito di maggioranza relativa, esso non era mai riuscito, anche nelle precedenti consultazioni elettorali, a superare la soglia del 44%; il consenso popolare, anche a dispetto delle forti restrizioni alle libertà civili e dell'emanazione delle leggi razziali, crebbe progressivamente, registrando tuttavia un calo nel periodo che va tra la crisi dei Sudeti e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Comunque il sostegno del popolo tedesco non venne mai a mancare concretamente[6]

La resistenza di comunisti, socialisti e cristiano-sociali[modifica | modifica wikitesto]

Il termine resistenza non è direttamente utilizzabile in merito al periodo del biennio tra il 1933 ed il 1934, poiché, prima della soppressione della libertà di stampa e dei partiti politici, quotidiani e riviste politiche di opposizione continuarono ad essere pubblicati, così come non vi erano ufficialmente limitazioni alle libertà di associazione o di manifestazione; tuttavia questi mezzi si rivelarono decisamente inefficaci e, prima di essere soppressi, non produssero un movimento di opinione dalla forza sufficiente a creare nei nazisti il timore di un possibile mutamento del quadro politico.

Socialisti e soprattutto comunisti, ben capendo la struttura del nazionalsocialismo, iniziarono immediatamente nel 1933 la resistenza che, rimanendo isolata, venne stroncata da Hitler in pochi anni date le premesse repressive cui si è già fatto accenno. Innumerevoli socialisti e comunisti pagarono con la vita, con torture e/o con arresti nei campi di concentramento. Tali misure scoraggiarono la diffusione e il consolidamento di una base popolare per la Resistenza tedesca al nazismo che non venne aiutata dai governi occidentali, e i cui capi non vennero riconosciuti come validi interlocutori (come accadde anche in Polonia) anche a causa degli ammiccamenti di Hitler a Stalin e successivamente con il Patto Molotov-Ribbentrop e la spartizione della Polonia.

Ne consegue che le organizzazioni clandestine vennero facilmente scoperte e distrutte dalla Gestapo e dal SD — Sicherheitsdienst, "servizio di sicurezza" (il controspionaggio). Fra queste ricordiamo a titolo esemplificativo:

  • il circolo socialista "Neu Beginnen", (Nuovo Inizio)", nel 1935;
  • la Sozialistische Front; gruppo di ex combattenti dei corpi scelti sia nazionalisti che di sinistra guidato da Josef Römer (1892-1944), veterano della prima guerra mondiale, del circolo di Hanna Solf (1887-1954), in seguito strutturato dalla vedova dell’ex ambasciatore tedesco a Tokio, smantellato il 12 gennaio 1944;
  • il gruppo comunista di Anton Saefkow, smantellato il 4 luglio 1944.

Per consistenza numerica ricordiamo:

Tutte queste organizzazioni non riuscirono a strutturarsi in maniera efficiente in un regime poliziesco capillare senza regole e con scarsi se non nulli aiuti dall'esterno. Quando i democratici borghesi, i religiosi e, più tardi, alcuni militari del regime, capirono che Hitler metteva in pratica veramente quel che aveva promesso era troppo tardi: la Resistenza dei partiti della sinistra e della classe operaia, base fondamentale per la lotta antifascista, era già spezzata.

Tra il 1935 ed il 1936 operarono, più o meno isolatamente, circa un migliaio di gruppi di oppositori (socialisti, comunisti ed anche conservatori) che limitarono le loro attività alla distribuzione clandestina di volantini, fenomeno controllato con facilità dalla polizia e dalla Gestapo, che arrestarono e deportarono gli oppositori del regime in campi di concentramento (in particolare quello di Dachau), per poi passare all'esilio e alla soppressione.

La resistenza delle chiese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opposizione delle Chiese al nazismo.

Nella Germania nazista anche la Chiesa cattolica e protestante, nonostante una decisa inclinazione a non contrapporsi alle linee di governo, ebbero tra le loro file alcuni "oppositori", quali Martin Niemöller e Dietrich Bonhoeffer, che tuttavia agirono in modo individuale, senza ricevere alcun appoggio da parte dell'Istituzione, mentre personaggi autorevoli, quali i Vescovi Clemens August von Galen e Theophil Wurm, protestarono contro l'attuazione del cosiddetto programma eutanasia, ossia l'eliminazione o la sterilizzazione di tutte le persone affette da malattie genetiche[7]. Un certo numero di preti e dei vescovi cattolici e protestanti attaccò con coraggio ed apertamente il regime inumano di Hitler, anche in pubblico, aiutarono gli ebrei, ma senza riuscire ad allineare le intere comunità religiose contro il regime.

Personaggi e gruppi come il vescovo cattolico Clemens August von Galen, il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer (assassinato dai nazisti) e la Bekennende Kirche, formazione critica all'interno della Chiesa Protestante, rimasero isolati: la sola comunità religiosa che restitette in massa fin dall'inizio furono i Testimoni di Geova: su 25.000 adepti 10.000 furono arrestati, e più di 1.200 furono uccisi. A titolo di intervento, tanto isolato quanto coraggioso, è da ricordare Bernhard Lichtenberg[8] proclamato recentemente Beato, che per le sue battaglie contro lo sterminio (allo scopo di avere purezza di razza ariana da parte del regime nazista) dei non adatti alla sopravvivenza, fu inviato al campo di Dachau, al quale non giunse vivo morendo nel viaggio a causa della carentissima salute provata da tante peripezie precedentemente inflittegli.

L'opposizione di militari e aristocratici[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'ascesa al potere di Hitler, strenuo difensore delle prerogative e del potenziamento dell'esercito tedesco, i vertici militari appoggiarono entusiasticamente il nuovo regime nazionalsocialista. L'appoggio incondizionato alle politiche del regime si incrinò quando le aggressive mosse territoriali di Hitler fecero temere ai militari che la Germania avrebbe dovuto fronteggiare nell'immediato un nuovo conflitto senza che le forze armate fossero completamente pronte a sostenerlo.

La rioccupazione della Renania, l'annessione dell'Austria e la occupazione dei Sudeti, operazioni ottenute senza spargimento di sangue, furono sufficienti a far capire ad alcuni tedeschi la portata e le conseguenze delle ambizioni hitleriane e per questo, a partire dal 1938, furono attivi diversi gruppi di oppositori appartenenti alla Wehrmacht (l'esercito tedesco), all'Abwehr (i servizi segreti militari) e a circoli diplomatici che pianificavano un rovesciamento del nazionalsocialismo.

Il gruppo di cospiratori includeva il brigadier generale Hans Oster, vicecomandante dell'Abwehr e che coinvolse successivamente anche il suo capo Wilhelm Canaris, l'ex-capo di Stato Maggiore dell'Esercito Ludwig Beck ed il feldmaresciallo Erwin von Witzleben. Al gruppo dei militari si aggiungevano alcuni diplomatici delusi, per vari motivi, del nazionalsocialismo: Carl Friedrich Goerdeler, borgomastro di Lipsia, Ulrich von Hassell, ambasciatore tedesco in Italia e Johannes Popitz, ministro delle Finanze del Land prussiano.

L'eterogeneo gruppo, spesso in disaccordo sulle modalità e gli scopi da raggiungere, cercò, tra il 1938 ed il 1939, di organizzare un colpo di Stato per scongiurare il pericolo di un nuovo conflitto mondiale che però fallì a causa dell'indecisione dei vertici militari rappresentati da Franz Halder e Walther von Brauchitsch, rispettivamente capo di Stato Maggiore e comandante in capo della Wehrmacht.

Ulteriore causa del fallimento fu l'incapacità delle potenze occidentali di porre freno alle mire espansionistiche di Hitler. Le politiche di appeasement britanniche e francesi trasformarono presso il popolo tedesco Hitler in un nuovo «messia» che stava conducendo la Germania alla grandezza senza nessuno spargimento di sangue; è ovvio che in tale condizioni il rovesciamento del Führer da parte dei militari sarebbe stato interpretato come un atto di tradimento e non di patriottismo verso la Germania.

Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale le rapide e vittoriose campagne di Polonia (settembre 1939) e di Francia (maggio 1940), ottenute con un modesto contributo di vite umane e propagandate come frutto del «genio» strategico del Führer, smentirono le pessimistiche valutazioni dei generali tanto da indurre i congiurati a sospendere ogni nuovo tentativo.

L'avvio, nel giugno 1941, dell'Operazione Barbarossa - nome in codice che designava l'invasione dell'Unione Sovietica - scatenò nuove paure nei congiurati, stimolandoli all'azione: ad Ovest la Gran Bretagna non era stata sconfitta e gli Stati Uniti seppur teoricamente neutrali dimostravano un appoggio incondizionato alla causa democratica. Una campagna ad Est contro l'esercito russo, considerato dai vertici militari tedeschi poco efficiente ma dotato di riserve umane e materiali inesauribili, rese concreto il grande timore dei generali: una guerra su due fronti.

In questo periodo emerse tra i congiurati la figura del colonnello Henning von Tresckow, che servì, ricoprendo diverse posizioni, sul fronte orientale. Von Tresckow, già critico alle politiche di aggressione prima dello scoppio del conflitto, era rimasto disgustato dagli eccidi condotti dalle SS e dagli Einsatzgruppen in Polonia. Durante il suo servizio in Russia - una guerra condotta da ambo le parti con estrema crudeltà - ebbe modo di convincersi che l'unica soluzione per fare uscire la Germania da questa penosa condizione era di uccidere Hitler come un «cane rabbioso» e destituire i suoi accoliti di ogni potere.

Von Tresckow agì cercando di coinvolgere nel suo progetto numerosi alti ufficiali tedeschi tra i quali suo zio, il feldmaresciallo Fedor von Bock che comandava il Gruppo Armate Centro sul fronte orientale presso il quale lo stesso von Tresckow era in servizio. Tutti i comandanti interpellati (tra i quali Hans Günther von Kluge, Erich von Manstein, Heinz Guderian e Gerd von Rundstedt) non si schierarono apertamente con von Tresckow pur non tradendolo; maggior successo ebbe il reclutamento tra giovani ufficiali Gruppo Armate Centro, meno timorosi di essere tacciati come traditori.

I primi mesi della guerra sembrarono dare, come già era successo in Polonia ed in Francia, ragione al «genio» di Hitler. Una serie di spettacolari avanzate vennero interrotte solo nel mese di dicembre alle porte di Mosca a causa dell'estremo freddo e dell'inasprimento delle difesa sovietica. La terribile campagna invernale che ne conseguì - i soldati tedeschi non erano equipaggiati per il grande freddo russo a causa dell'ottimistica previsione che la guerra sarebbe finita prima dell'arrivo dell'inverno - vide una serie di scontri tra i generali che proponevano una ritirata generale verso posizioni più difendibili e meno esposte ed Hitler che pretendeva una resistenza «senza cedere un metro di terreno conquistato».

Su di lui contava il ricordo della terribile ritirata di Napoleone, che un secolo prima portò alla disfatta l'esercito francese.

Nella primavera 1942 i tedeschi non si erano ritirati e, pur avendo subito terribili perdite, si trovarono nella condizione di riprendere la loro travolgente offensiva.

Il malcontento dei militari esplose con l'Attentato a Hitler del 20 luglio 1944. Il fallimento di questo tentativo provocò un terribile inasprimento della sorveglianza e della repressione del dissenso.

L'opposizione tedesca al nazismo all'esterno della Germania[modifica | modifica wikitesto]

È da tener ben presente che oltre alla resistenza interna portata avanti dai partiti della sinistra e da frange legate alla chiesa ed ai cristiano-sociali (ovvero resistenza di matrice non golpista e interna allo stesso regime nazista) ben 5.000 tedeschi andarono a combattere il fascismo in Spagna di cui circa 2.000 morirono.[9]

Il ricordo in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo della Resistenza della Casa dello studente di Genova è intitolato ad un operaio militante comunista tedesco catturato ed ucciso dai nazisti in Germania, proprio per rimarcare l'internazionalismo della Resistenza al nazifascismo.

Negli anni settanta, gli studenti di ingegneria, dopo una serie di lotte e controversie, appoggiati da ex capi partigiani, riuscirono sia a far intitolare l'Aula Magna a Giacomo Buranello, sia a riaprire le celle della Casa dello studente di Genova, dove venivano torturati antifascisti ed i partigiani all'epoca del prefetto Emanuele Basile, oggi vi è la sede del Museo della Resistenza che è meta di visita di scolaresche, specialmente nell'approssimarsi del 25 aprile, anniversario della Liberazione.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

« L'obbedienza di un soldato trova i suoi limiti dove la sua conoscenza, la sua coscienza e la sua responsabilità gli proibiscono di obbedire agli ordini. »
(Colonnello generale Ludwig Beck, Capo di Stato maggiore dell'esercito tedesco, 1932-1938)
« Accettiamo questa sfida dinnanzi a nostro Signore e alla nostra coscienza, e deve essere fatto perché quest'uomo, Hitler, è il male assoluto. »
(Colonnello Claus Schenk von Stauffenberg)
« L'assassinio deve esser tentato a tutti i costi. Anche se non dovesse avere successo, deve essere fatto un tentativo di prendere il potere a Berlino. Quel che importa adesso non è tanto l'obiettivo pratico del colpo di stato, quanto il dimostrare al mondo e alla storia che gli uomini della resistenza furono abbastanza coraggiosi da intraprendere il passo decisivo. In confronto a questo obiettivo, niente altro è importante. »
(Maggior-Generale Henning von Tresckow)

Antinazisti tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

Hilde Rake
Friedrich Kellner
Henning von Tresckow

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Günther Weisenborn, Une Allemagne contre Hitler, éd. du Félin, 2007, p. 48-49.
  2. ^ Günther Weisenborn, Une Allemagne contre Hitler, éd. du Félin, 2007, p. 52.
  3. ^ Günther Weisenborn, Une Allemagne contre Hitler, éd. du Félin, 2007, p. 50.
  4. ^ Günther Weisenborn, Une Allemagne contre Hitler, éd. du Félin, 2007, p. 27.
  5. ^ Günther Weisenborn, Une Allemagne contre Hitler, éd. du Félin, 2007, p. 51.
  6. ^ Hoffmann, 1994, p. 71
  7. ^ Hoffmann, p. 81
  8. ^ Beato Bernardo Lichtenberg
  9. ^ Nello stesso anno 5.000 tedeschi accorsero in Spagna in difesa della Repubblica contro il colpo di Stato del generale Franco: il battaglione Thälmann ed il battaglione André (un belga iscritto al partito comunista tedesco e condannato a morte da un tribunale nazista) si coprirono di gloria. Più di duemila tedeschi morirono combattendo per la libertà della Spagna.da ANPI; ad Ernst Thälmann uno dei più grandi leader della classe operaia tedesca e di origine ebraica, a Berlino è dedicato un parco: Ernst-Thälmann-Park.
  10. ^
  11. ^ TEDESCHI CONTRO IL NAZISMO: LA RESISTENZA IN GERMANIA

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In lingua tedesca[modifica | modifica wikitesto]

  • Buchstab (Hrsg.): Christliche Demokraten gegen Hitler. Herder 2004
  • Willy Buschak: ''Arbeit im kleinsten Zirkel''. Gewerkschaften im Widerstand gegen den Nationalsozialismus. Hamburg 1993. ISBN 3-87916-017-1
  • Ulrich Cartarius, Opposition gegen Hitler. Deutscher Widerstand 1933-1945, Berlin 1984 ISBN 3-88680-110-1
  • Carsten Dipper: Der deutsche Widerstand und die Juden. in: Geschichte und Gesellschaft, Band 9, S. 349-380
  • Joachim Fest: Staatsstreich. Der lange Weg zum 20. Juli, Berlin 1994 ISBN 3-88680-539-5
  • Jan Foitzik: Zwischen den Fronten. Zur Politik, Organisation und Funktion linker politischer Kleinorganisationen im Widerstand 1933 bis 1939/40. Bonn 1986. ISBN 3-87831-439-6
  • Christian Graf von Krockow: Eine Frage der Ehre. Stauffenberg und das Hitler-Attentat vom 20. Juli 1944. 2002, ISBN 3-87134-441-9
  • Johann Neuhäusler: Kreuz und Hakenkreuz. Der Kampf des Nationalsozialismus gegen die katholische Kirche und der kirchliche Widerstand. Verlag Katholische Kirche Bayerns, München 1946
  • Hubert Roser: Widerstand als Bekenntnis. Die Zeugen Jehovas und das NS-Regime in Baden und Württemberg. 1999, ISBN 3-89669-899-0
  • Horst R. Sassin: Widerstand, Verfolgung und Emigration Liberaler 1933-1945. Bonn 1983, ISBN 3-920590-06-6
  • Inge Scholl: Die weiße Rose. 1993, ISBN 3-596-11802-6
  • Peter Steinbach: Der 20. Juli 1944. Gesichter des Widerstands. 2004, ISBN 3-88680-155-1

In lingua inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • Hans Mommsen, Angus McGeoch Alternatives to Hitler: German Resistance Under the Third Reich Princeton: Princeton University Press, 2003. ISBN 0-691-11693-8.
  • Ulrich von Hassell, The Von Hassell Diaries 1938-1944 the Story of the Forces Against Hitler Inside Germany Doubleday, 1947, ISBN 0-404-16944-9. Reprint Greenwood Press, 1971, ISBN 0-8371-3228-2.
  • Gregor Schöllgen, A Conservative Against Hitler: Ulrich von Hassell, Diplomat in Imperial Germany, the Weimar Republic, and the Third Reich, 1881-1944 New York: St. Martin's Press, 1991, ISBN 0-312-05784-9.
  • Gerhard Ritter, The German Resistance: Carl Goerdeler's Struggle Against Tyranny, translated by R.T. Clark, Freeport, N.Y.: Books for Libraries Press, 1970.
  • Hans Rothfels The German Opposition to Hitler: An Assessment Longwood Pr Ltd: London 1948, 1961, 1963, 1970 ISBN 0-85496-119-4.
  • Sir John Wheeler-Bennett The Nemesis of Power: The German Army in Politics 1918-1945 Palgrave Macmillan, London, 1953, 1964, 2005 ISBN 1-4039-1812-0.
  • The Conscience in Revolt: Portraits of the German Resistance 1933-1945 collected and edited by Annedore Leber in cooperation with Willy Brandt and Karl Dietrich Bracher, Mainz: Hase & Koehler, 1994 ISBN 3-7758-1314-4.
  • Klemens von Klemperer, German Resistance Against Hitler: The Search for Allies Abroad 1938-1945 OUP /Clarendon Press, Oxford 1992, ISBN 0-19-821940-7
  • Richard Lamb, The Ghosts of Peace, 1935-45 Michael Russell, 1987 ISBN 0-85955-140-7
  • Donald Goddard, The Last Days of Dietrich Bonhoeffer, Harper and Roe, 1976, ISBN 0-06-011564-5

Opere in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Indro Montanelli, Morire in piedi. Rivelazioni sulla Germania segreta 1938-1945, Collana Il Mondo Nuovo n.13, Longanesi, Milano, 1949; Collana Opere di Indro Montanelli, prefazione di Sergio Romano, Rizzoli, Milano, 2006, ISBN 978-88-17-00922-5.
  • Gerhard Ritter, I cospiratori del 20 luglio 1944. Carl Goerdeler e l'opposizione antinazista, Einaudi, Torino, 1960
  • T. Derbent, Resistenza comunista in Germania. 1933-1945, Zambon Editore, 2011.
  • Mario Bendiscioli, Germania religiosa nel Terzo Reich. Conflitti religiosi e culturali nella Germania nazista. Dalla testimonianza (1933-1945) alla storiografia (1946-1976), Morcelliana, Brescia, 1977.
  • Clemens August Graf von Galen, Un vescovo indesiderabile. Le grandi prediche di sfida al nazismo, Edizioni Messaggero, Padova, 1985.
  • Joachim Fest, Obiettivo Hitler. La Resistenza al nazismo e l'attentato a Hitler del 20 luglio 1944, Collezione Storica, Garzanti, Milano, 1996.
  • Peter Hoffmann, Tedeschi contro il nazismo. La resistenza in Germania, Il Mulino, Bologna, 1994.
  • Ulrich von Hassell, Diario segreto 1938-1944. L'opposizione tedesca a Hitler, Editori Riuniti, Roma, 1996.
  • Claudio Natoli, La resistenza tedesca 1933-1945, Franco Angeli, Milano, 1989.
  • L'opposizione tedesca al nazismo, di Hans Rothfels - Cappelli, 1958.
  • La rosa bianca, di I. Scholl - La Nuova Italia, Firenze, 1978.
  • Senz'armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-1943, di J. Semelin - Sonda, 1993.
  • Per l'onore. Aristocratici tedeschi contro Hitler, di Marion Donhoff - Il Minotauro, 2002.
  • Piegarsi vuol dire mentire, di AA. VV. - Edizioni Zero in Condotta.
  • La rosa bianca, di Michele Nicoletti - Morcelliana, Brescia, 1994.
  • Sophie Scholl e la rosa bianca, di Paolo Grezzi - Morcelliana, Brescia, 1994.
  • L'anno zero della Germania rossa di Berto Perotti anteprima libro

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]