Erich von Manstein

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Erich von Manstein
Bundesarchiv Bild 183-H01757, Erich von Manstein.jpg
Nato Berlino
24 novembre 1887
Morto Monaco di Baviera
9 giugno 1973 (86 anni)
Dati militari
Forza armata Kaiserstandarte.svg Deutsches Heer

Flag of Weimar Republic (war).svg Reichswehr

Balkenkreuz.svg Wehrmacht
Grado Flag of the NSDAP (1920–1945).svg
Feldmaresciallo
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale

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Erich von Manstein, nato Erich von Lewinskij (Berlino, 24 novembre 1887Monaco di Baviera, 9 giugno 1973), è stato un generale tedesco. Feldmaresciallo dal 1942, è ritenuto uno dei più abili strateghi della seconda guerra mondiale[1].

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nato (decimo figlio) nel 1887 con il cognome di Von Lewinskij, alla morte dei genitori fu adottato dalla famiglia di suo zio Von Manstein, appartenente, come la famiglia d'origine, all'aristocrazia prussiana.

Fu paggio presso la corte imperiale, dopo gli studi compiuti a Strasburgo (allora territorio tedesco), e poco dopo entrò nel corpo cadetti, dapprima a Plön e poi a Berlino; il 6 aprile 1906 entrò come alfiere (tedesco: Fahnenjünker) nel 3º Reggimento della Guardia a piedi. Leutnant (sottotenente) nell'ottobre 1907, aiutante di battaglione nel luglio 1911, Oberleutnant (tenente) nel giugno del 1914, nell'agosto dello stesso anno, alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale fu trasferito al 2º Reggimento della Guardia a piedi, con il quale prese parte all'invasione del Belgio e alla prima battaglia della Marna.

Gravemente ferito in novembre sul fronte orientale, fu successivamente destinato ad incarichi di stato maggiore, venendo assegnato, il 17 giugno 1915, a quello del Gruppo d'armate Gallwitz, operante in Polonia e Serbia. Il 19 agosto passò con lo stesso incarico a quello della 1ª Armata sul fronte della Somme. Nel 1917 ritornò sul fronte orientale, come addetto alle operazioni della 4ª Divisione di cavalleria in Curlandia, incarico poi ricoperto anche presso la 213ª Divisione d'assalto sul fronte occidentale, presso la quale rimase fino al termine della guerra.

Al termine del conflitto trascorse due anni, dapprima presso lo stato maggiore generale del Grenzschutz Ost (Comando territoriale della frontiera orientale), a Breslavia, quindi presso lo stato maggiore del generale von Lossberg a Berlino e Kassel.

Nel 1921 ricevette il primo comando, presso una compagnia del 5º Reggimento di fanteria, ad Angermunde, in Pomerania, incarico che lasciò nel 1923 per entrare negli stati maggiori del I, II, e IV Wehrkreis, prima di passare, nel 1929, nel reparto operazioni del Truppenamt e poco dopo del rinnovato stato maggiore generale della Reichswehr.

Nell'ottobre 1932, in qualità di Oberstleutnant (tenente colonnello), ebbe il comando del battaglione Jäger del 4º Reggimento di fanteria di stanza a Kolberg, che lasciò due anni dopo per assumere dapprima l'incarico di capo di stato maggiore del generale von Witzleben, presso il III Wehrkreis a Berlino, quindi quello di capo ufficio operazioni presso lo stato maggiore generale.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Promosso Generalmajor (generale di brigata) il 1º ottobre 1936, passò dopo pochi giorni alle dipendenze dirette del generale Beck con l'incarico di vice capo di stato maggiore (Oberquartiermeister I) dell'Alto comando dell'Esercito (OKH).

A seguito dello scandalo Fritsch-Blomberg, nel 1938 von Manstein fu allontanato dai suoi incarichi presso lo Stato maggiore dell'Esercito, per essere assegnato a nuovi incarichi operativi. Gli venne dapprima assegnato il comando della 18ª Divisione di fanteria, poi divenne capo di stato maggiore del generale von Leeb. Il 1º aprile 1939 venne promosso Generalleutnant (generale di divisione) assumendo quindi l'incarico di capo di stato maggiore del comandante in capo del Gruppo d'armate 'A', nel settore meridionale dello schieramento tedesco nel fronte polacco, Gerd von Rundstedt. Mantenne tale incarico per tutta la durata della Campagna di Polonia, per passare, il 23 ottobre 1939, sul fronte occidentale, sempre come capo di stato maggiore di von Rundstedt, assumendo poi il comando del 38º Corpo di fanteria durante la Campagna di Francia, fra il maggio e il giugno del 1940.

Il piano finale per l'invasione della Francia (in sostituzione del "piano giallo" o "Fall Gelb", variante ridotta a obiettivi limitati del vecchio piano Schlieffen della prima guerra mondiale) fu sostanzialmente ideato da lui, mentre era ancora al servizio di von Rundstedt. Il piano, denominato "Sichelschnitt" (colpo di falce), pianificato nel dettaglio dall'OKH del generale Franz Halder e con importanti contributi del generale Heinz Guderian (esperto di truppe corazzate) e dello stesso Adolf Hitler, sarebbe stato fondamentale per la vittoria tedesca del 1940 e avrebbe portato alla clamorosa caduta della Francia in circa un mese.

Il feldmaresciallo von Manstein.

Ritenuto, negli ambienti dell'Esercito tedesco, il principale astro nascente degli ufficiali di stato maggiore e grande esperto di guerra corazzata, godendo inoltre di una reputazione intellettuale[2], von Manstein, durante l'Operazione Barbarossa assunse il comando del 56º Panzerkorps, al comando del quale avanzò di 330 chilometri in soli quattro giorni, durante la campagna del Baltico e nelle battaglie di Dvinsk e del lago Ilmen, prima di puntare a sud verso la zona di Staraya Russa, Demyansk e Torzhok.

Nel settembre del 1941 assunse il comando dell'XI Armata (facente parte del Gruppo d'armate Sud di von Rundstedt), con cui conquistò la Crimea. La conquista di Sebastopoli nel luglio 1942 gli valse il grado di Feldmaresciallo del Reich.

Sempre al comando dell'XI Armata fu trasferito a nord, nel settore di Leningrado, contribuendo, in settembre, all'annientamento della 2ª Armata sovietica. In novembre assunse il comando del Gruppo d'armate Don (in seguito rinominato Gruppo d'armate Sud) operante intorno a Stalingrado. Il feldmaresciallo, nonostante tutti i suoi sforzi non riuscì a salvare la 6ª Armata. Provò fin dall'inizio a convincere Hitler ad autorizzarlo a rompere l'accerchiamento dell'Armata Rossa, congiungendosi ad Est con la 6ª Armata di Paulus, esortando quest'ultimo a lanciare un attacco ad ovest. La mancanza di intraprendenza dello stesso Paulus e la testardaggine di Hitler, che si ostinava ad ordinare di tenere la "fortezza Stalingrado" ad ogni costo, resero vani gli sforzi di Von Manstein, che dovette alla fine ripiegare per evitare un disastro ancor maggiore.

Dopo la resa di Paulus, nel marzo 1943 von Manstein riuscì ad evitare il collasso del settore meridionale del fronte orientale, scatenando l'attacco tedesco intorno a Kharkov e ottenendo una vittoria tattica, bloccando l'offensiva sovietica invernale, infliggendo dure perdite al nemico e stabilizzando finalmente il fronte[3]. Questa notevole dimostrazione di abilità di manovra e di uso delle truppe corazzate, ristabilì in parte il prestigio tedesco e per un momento sembrò ridare l'iniziativa alla Wehrmacht. Peraltro dal punto di vista strategico la controffensiva non ottenne un risultato decisivo, non riuscendo a schiacciare il saliente di Kursk, in ragione del progressivo peggioramento delle condizioni del terreno (inizio del disgelo primaverile), dell'esaurimento delle forze tedesche e dell'arrivo di potenti riserve sovietiche frettolosamente dirottate da Stalin a sud di Kursk (1.Armata corazzata proveniente da Demjansk e 21. e 64. Armata del vecchio fronte di Stalingrado di Rokossovskij)[4].

Teorico della guerra di movimento, cadde in disgrazia presso Hitler quando le operazioni militari sul fronte russo lo convinsero a chiedere al Führer l'applicazione di quella che von Manstein definì una "difesa fluida" da opporre alla controffensiva dell'Armata Rossa[5].

Dal marzo 1944 non prese più parte al conflitto trascorrendo gli ultimi anni di guerra nella riserva ufficiali.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista delle qualità militari, von Manstein fu considerato dallo storico militare inglese Correlli Barnett uno dei massimi strateghi e tattici della seconda guerra mondiale[6].

Secondo altri studi commise invece alcuni chiari errori di valutazione: sia a Stalingrado (dove manifestò inizialmente un ottimismo eccessivo, supportò Hitler nella decisione di non ritirare la 6ª Armata e sottovalutò le difficoltà e la forza del nemico[7]), sia dopo Kharkov (dove sopravvalutò l'entità della sua vittoria fino a trasformarla, anche nelle sue memorie, in un successo potenzialmente decisivo rovinato dalle tergiversazioni di Hitler[8]); sia a Kursk (dove, non valutando correttamente l'entità delle riserve sovietiche ancora disponibili, propose di proseguire l'inutile Operazione Cittadella[9]); sia nell'inverno 1944 (sorpreso dalla gigantesca e imprevista avanzata dei marescialli Ivan Konev e Georgij Žukov, dal Dniepr ai Carpazi, nonostante il terreno inondato dal fango del disgelo)[10].

Come maggiori risultati operativi gli si riconoscono:

  • per Raymond Cartier, dal punto di vista strategico, la concezione originale del piano di attacco alla Francia che rivoluzionò l'originario Fall Gelb e ottenne un risultato inatteso (anche se non fu soltanto opera sua, ma importanti contributi portarono anche Hitler, Halder e Guderian)[11];
  • per Paul Carell, dal punto di vista operativo, il feldmaresciallo, con la sua enciclopedica preparazione militare, brillò sia nella guerra lampo (avanzata fulminea del 56º Panzerkorps all'inizio dell'Operazione Barbarossa[12]), sia nella guerra d'assedio (conquista di Sebastopoli dopo un'accurata preparazione, l'impiego di artiglierie pesanti e l'effettuazione di operazioni combinate terrestri e navali)[13], sia nella guerra difensiva (campagna manovrata con efficace utilizzo delle forze corazzate del 1943-1944 sul fronte orientale, dove cedette terreno solo dopo aver inflitto ripetuti scacchi alle forze sovietiche e sempre riuscendo a mantenere aperta la sua via di ritirata, evitando così ripetutamente una catastrofe)[14].

La sua conduzione della Terza battaglia di Kharkov, che rimane uno dei più brillanti fatti d'arme della seconda guerra mondiale e un vero modello di vittoria ottenuta con l'audace impiego delle forze corazzate contro un nemico potente, all'offensiva[15], si caratterizzò - secondo alcuni osservatori - per un impiego quasi napoleonico dei reparti corazzati (con il continuo movimento dei Panzerkorps in modo da ottenere sempre la superiorità numerica e di posizione sulle varie colonne nemiche) gli permise di ottenere una sorprendente vittoria da una situazione apparentemente compromessa[16].

Non riuscì a salvare la 6ª Armata del generale Paulus a Stalingrado; la situazione era probabilmente già compromessa al suo arrivo e Hitler non favorì il compito del feldmaresciallo lesinando rinforzi e intralciando la sua libertà d'azione, ma certamente von Manstein fece alcuni fondamentali errori di valutazione della situazione e sottovalutò le forze e le capacità operative dell'Armata Rossa[17]. È stato anche criticato il suo comportamento (in parte ingannevole) con Paulus e i suoi tentativi di scaricare le inevitabili tragiche decisioni sul comandante della 6ª Armata o su Hitler[18].

Arresosi alle forze britanniche nel maggio del 1945, fu condannato a 18 anni di reclusione da un tribunale militare britannico nell'agosto del 1949, scontandone soltanto quattro. Nel 1953 fu rilasciato e, su richiesta del cancelliere Adenauer, a partire dal 1956 prestò servizio come consulente nell'organizzazione della Bundeswehr, ritirandosi infine a vita privata.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe
Cavaliere dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Reale di Hohenzollern
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia e Spade - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia e Spade
Distintivo di ferro per feriti - nastrino per uniforme ordinaria Distintivo di ferro per feriti
Fibbia della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Fibbia della Croce di Ferro
Croce al servizio leale (Schaumburg-Lippe) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al servizio leale (Schaumburg-Lippe)

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Erich von Manstein, Lost Victories, Presidio Press, USA, 1994,

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A.Horne, Come si perde una battaglia, p. 159.
  2. ^ A.Horne, Come si perde una battaglia, pp. 158-159.
  3. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 50-55.
  4. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 54-55 e 63-64.
  5. ^ Corelli Barentt (a cura di), I generali di Hitler, pp. 292-294.
  6. ^ Correlli Barnett, I generali di Hitler, p. 267.
  7. ^ AA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1136-1137.
  8. ^ AA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1192-1193.
  9. ^ F.De Lannoy, La bataille de Koursk, pp. 139 e 143.
  10. ^ E.Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, p.73.
  11. ^ Raymond Cartier, La seconda guerra mondiale, pp. 75-82.
  12. ^ Paul Carell, Operazione Barbarossa, pp. 30-41.
  13. ^ Correlli Barnett, I generali di Hitler, p. 279.
  14. ^ Correlli Barnett, I generali di Hitler, pp. 285-292.
  15. ^ K.Macksey, Carri armati, gli scontri decisivi, pp. 114-117.
  16. ^ AA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1189-1192.
  17. ^ AA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1136-1139.
  18. ^ AA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1146-1149.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Germany and the second world war, volume VI:the global war, OXford press 1991
  • Bauer E., Storia controversa della seconda guerra mondiale,DeAgostini 1971.
  • Carell P., Operazione Barbarossa, BUR 2000.
  • Carell P., Terra bruciata, BUR 2000.
  • Corelli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-33262-3
  • Ziemke E., Stalingrad to Berlin: the german defeat in the east, 1986.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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