Rivolta di Varsavia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando info sulla rivolta nel ghetto o sulla rivolta popolare avvenuta a Varsavia nel 1830, vedi Rivolta del ghetto di Varsavia o Rivolta di Novembre.
Rivolta di Varsavia
Monumento eretto a Varsavia e dedicato agli eroi della rivolta
Monumento eretto a Varsavia e dedicato agli eroi della rivolta
Data 1º agosto - 2 ottobre 1944
Luogo Varsavia, Polonia
Esito Vittoria tedesca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
45.000 uomini 39.000 uomini
Perdite
15.000 morti
25.000 feriti
150.000-225.000 vittime civili
2.000-10.000 morti
7.000 dispersi
7.000-9.000 feriti
Voci di rivolte presenti su Wikipedia
Gli insorti

Con il termine Rivolta di Varsavia si indica l'iniziativa insurrezionale dell'Esercito Nazionale Polacco che fra il 1º agosto ed il 2 ottobre 1944 combatté contro le truppe tedesche di occupazione allo scopo di liberare la città di Varsavia prima dell'arrivo dell'esercito sovietico, giunto ormai alle porte della capitale polacca dopo le grandi vittorie dell'offensiva d'estate sul Fronte orientale.

Il tragico fallimento dell'insurrezione, spietatamente schiacciata dalle forze tedesche dopo due mesi di battaglia cittadina, e soprattutto le cause di questo fallimento, principalmente ricondotte da alcune correnti storiografiche al mancato soccorso ai rivoltosi da parte dell'Armata Rossa, sono tuttora materia di vivaci diatribe storico-politiche.

L'invasione della Polonia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna di Polonia.

L’esercito tedesco invase la Polonia il 1º settembre 1939 e, grazie alla superiorità tecnica delle sue divisioni corazzate ed all'uso innovativo dell'aviazione, sconfisse rapidamente l'esercito polacco, che si arrese il 27 settembre. A differenza di quello che sarebbe accaduto in Francia nella primavera del 1940, la Polonia non capitolò: i principali leader politici fuggirono a Londra dove costituirono un governo provvisorio, determinato a continuare la guerra contro i tedeschi a fianco degli alleati francesi e britannici.

La resistenza polacca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi resistenza polacca.

Molti dei soldati e degli ufficiali che sfuggirono alla cattura rimasero fedeli al governo in esilio per continuare la resistenza contro i nazisti. Una parte di essi fuggì dal paese e, dopo una lunga marcia, raggiunse la Palestina (all'epoca colonia britannica) dove fu raccolta ed inquadrata dai britannici. Fra costoro vi erano i piloti che si distinsero nella battaglia d'Inghilterra contro la Luftwaffe e i soldati che combatterono sul fronte occidentale europeo e sul fronte italiano.

Una seconda parte rimase in patria e costituì un esercito clandestino - denominato Esercito Nazionale Polacco - comandato dal generale Komorowski (detto "Bor") ed in continuo contatto con il governo in esilio. L'Esercito Nazionale rimase militarmente inoperoso a lungo poiché non disponeva di armamenti sufficienti ad affrontare le truppe tedesche e poiché temeva che la risposta degli occupanti si traducesse in una rappresaglia contro la popolazione civile.

Nel 1944, quando la sconfitta tedesca appariva ormai inevitabile e l'Armata Rossa sovietica, comandata dal generale Rokossovskij, era penetrata in territorio polacco, il governo in esilio ed i vertici militari sentirono la necessità di prendere l’iniziativa. Oltre a voler combattere l’occupante nazista essi desideravano dimostrare agli Alleati di essere in grado di lottare per liberare la loro patria prima che fosse occupata dai sovietici. Infatti, dopo la spartizione della Polonia - che Germania ed Unione Sovietica avevano concordato nel 1939 con un protocollo segreto allegato al patto di non aggressione noto con i nomi di Molotov e di Ribbentrop - i sovietici erano considerati degli invasori alla stregua dei tedeschi e non dei liberatori, ed era forte nei polacchi il desiderio di liberare perlomeno la propria capitale con le loro sole forze. Sull'Unione Sovietica e su Stalin pesava inoltre l'onta del Massacro di Katyń, località dove i sovietici, nella primavera del 1940, avevano trucidato migliaia di polacchi, fra cui molti ufficiali dell'esercito, tentando di attribuirne la responsabilità ai tedeschi.

L'inizio della rivolta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Bagration, Offensiva Lublino-Brest e Battaglia di Radzymin.
Posizioni dell'Armia Krajowa evidenziate in rosso (4 agosto 1944)

Alla fine di luglio del 1944 le armate del 1º Fronte Bielorusso del generale Rokossovskij erano giunte, dopo il loro travolgente successo durante l'Operazione Bagration, sulla riva destra della Vistola, che attraversava la periferia orientale della capitale e dai tetti della case di Varsavia era possibile vedere gli accampamenti dei sovietici; l'avanzata sovietica appariva inarrestabile e i tedeschi, consapevoli dell’imminente attacco nemico, sembravano in preda al panico e in procinto di abbandonare la capitale polacca[1].

L’idea di una insurrezione contro le forze tedesche molto meglio armate era quindi legittimata dalla ottimistica convinzione che, in caso di difficoltà, i sovietici sarebbero intervenuti in soccorso dei polacchi. Quindi i rivoltosi dell'Armia Krajowa decisero di scatenare la rivolta soprattutto per anticipare l'Armata Rossa e dimostrare la potenza e la vitalità del movimento politico-militare nazionalista, ma allo stesso tempo, in modo contraddittorio, contavano anche, per il successo dell'insurrezione, proprio sul concorso determinante dei sovietici (con cui il contrasto politico era già molto acceso)[2].

La rivolta scattò alle ore 17 del 1º agosto e colse di sorpresa la guarnigione tedesca. Tuttavia gli uomini di Komorowski disponevano solamente di armi leggere, di poche mitragliatrici e di alcuni cannoni controcarro; anche l’addestramento era, per forza di cose, approssimativo, e le prime offensive si risolsero in bagni di sangue privi di risultati apprezzabili. Ben presto Komorowski detto Bor, che disponeva di circa 45.000 uomini, fu costretto a ripiegare su tattiche di guerriglia urbana, mentre sul fronte tedesco il comando delle operazioni fu affidato al generale delle SS Erich von dem Bach ai cui ordini, oltre alla guarnigione di stanza, furono destinati alcuni reparti dell’esercito e delle Waffen-SS per un totale di circa 50.000 effettivi.

Gli scontri e il mancato soccorso sovietico[modifica | modifica sorgente]

La battaglia trasformò Varsavia in un inferno che colpì duramente la popolazione civile, stretta fra i due fuochi, stremata dall’improvvisa scomparsa di generi alimentari ed oggetto della brutale repressione. Heinrich Himmler, superiore di von dem Bach in qualità di comandante supremo delle SS e responsabile della germanizzazione delle zone occupate dalle forze del Reich, diede ordine di uccidere senza distinzione di età, di sesso e di funzione; i militari tedeschi erano quindi autorizzati a sparare anche ai bambini, alle donne, al personale medico ed ai religiosi, nonché a bombardare e ad incendiare gli edifici senza curarsi di chi li occupava.

Gli omicidi sulla popolazione civile commessi a Varsavia (specialmente nei quartieri di Wola -38 mila persone- Ochota -oltre 10 mila- e di Mokotów) avevano l'intento di distruggere la sua forza vitale e la città come capitale del paese. La gente veniva raccolta nei capannoni delle fabbriche, nelle chiese e in altri grandi edifici e poi uccisa a sangue freddo. A volte venivano uccise intere famiglie con neonati. I cadaveri venivano ammassati in grandi pile a cui poi veniva appiccato il fuoco. A questo lavoro era stato adibito il Verbrennungskommando Warschau, costituito dai prigionieri delle SS.[senza fonte].

Lo sperato soccorso sovietico non vi fu, in primo luogo per le difficoltà dell'Armata Rossa sulla riva destra della Vistola (sobborgo varsaviano di Praga), dopo la dura sconfitta subita delle unità corazzate sovietiche, contrattaccate di sorpresa da alcune Panzerdivisionen tedesche (Battaglie di Radzymin e Wolomin del 1º-10 agosto 1944); e inoltre anche per la volontà politica di Stalin di non aiutare la rivolta nazionalista a vantaggio di un successivo insediamento di strutture politico-militari polacche filosovietiche organizzate nel cosiddetto "Comitato di Lublino" e nell'Armia Ludowa[3].

Le violente rimostranze del governo polacco di Londra si infransero contro il Primo ministro britannico Winston Churchill. Questi cercò dapprima di convincere Stalin ad intervenire a fianco degli insorti e quindi, di fronte al disinteresse del Cremlino, che preferì dopo la sconfitta di agosto, continuare con le sue offensive programmate nel Baltico e in Romania, lasciando il compito di riprendere l'attacco sulla riva destra della Vistola solo a deboli reparti sovietici e a formazioni della 1ª Armata polacca, reclutata nell'Armia Ludowa filo-comunista (attacco che fallì in settembre), organizzò dei soccorsi aerei per gli uomini di Bor[4].
I voli partivano da Brindisi e, dopo una pericolosa e lunga trasvolata, gli aerei paracadutavano sulla capitale polacca armi, medicinali e viveri che, in buona parte, finivano in mano tedesca. Col passare del tempo la situazione bellica volse a favore delle truppe di von dem Bach, sebbene la tenacia degli insorti fosse tale da meritare perfino il riconoscimento di Radio Berlino.

Fine della rivolta[modifica | modifica sorgente]

La resa dell’Esercito Nazionale fu siglata il 2 ottobre 1944 da Komorowski e da von dem Bach. I tedeschi riconobbero agli insorti ed ai civili catturati lo status di prigionieri di guerra, tutelati quindi dalla convenzione di Ginevra, ma imposero la deportazione di quasi mezzo milione di persone in previsione dell’esecuzione di uno dei più insensati ordini di Adolf Hitler: la totale distruzione della città di Varsavia.

L’attuazione delle condizioni di resa fu surreale: i civili ed i militari polacchi sfilarono orgogliosamente per la città, consegnandosi ai militari tedeschi mentre a pochi chilometri di distanza, oltre la Vistola, stazionava inattivo quello stesso esercito sovietico che altrove stava combattendo vittoriosamente contro la Wehrmacht.

Una volta sgomberata dalla popolazione, Varsavia fu distrutta, casa per casa, da corpi delle SS sottratti al combattimento per tale scopo; solo nel gennaio del 1945 l’Armata Rossa arrivò nella capitale abbandonata dai tedeschi e ridotta in macerie. Il tragico epilogo della rivolta incrinò i rapporti fra gli Alleati ed il governo polacco che il 3 ottobre 1944 rilasciò il seguente comunicato:

« Non abbiamo ricevuto alcun sostegno effettivo... Siamo stati trattati peggio degli alleati di Hitler in Romania, in Italia e in Finlandia. La nostra rivolta avviene in un momento in cui i nostri soldati all’estero stanno contribuendo alla liberazione di Francia, Belgio e Olanda. Ci riserviamo di non esprimere giudizi su questa tragedia, ma possa la giustizia di Dio pronunciare un verdetto sull’errore terribile col quale la nazione polacca si è scontrata e possa Egli punirne gli artefici. »

La scarsa considerazione che il Comando degli Alleati aveva per le richieste polacche a fronte di quelle russe, del resto, era già stata evidenziata ai tempi della Conferenza di Teheran, avvenuta 9 mesi prima dell'inizio della rivolta, dove Churchill, Stalin e Roosevelt si erano accordati perché la Russia mantenesse i territori polacchi acquisiti nell'invasione del 1939 e inglobasse il resto della Polonia nella propria orbita, ma il governo polacco venne a sapere di tali decisioni solo durante la Conferenza di Yalta, a guerra ormai conclusa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 269-274.
  2. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, parte II, p. 231.
  3. ^ A.Werth, La Russia in guerra, pp. 837-852.
  4. ^ R.Overy, Russia in guerra, pp. 256-258.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, parte II, Mondadori 1979.
  • N. Davies, La Rivolta, Milano, Rizzoli, 2004.
  • J.Erickson, The road to Berlin, Cassell 1983.
  • A.Werth, La Russia in guerra, Mondadori 1966.
  • Anna Skatkowska, La maison brûlée, St. Gallen, Edition de la Passerelle, 2003.
  • Anna Szatkowska, BYL DOM.

Cinematografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]