Indro Montanelli

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Indro Montanelli negli anni '70

Indro Alessandro Raffaello Schizogene[1] Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909Milano, 22 luglio 2001) è stato un giornalista, saggista e commediografo italiano. Giornalista dalla prosa secca e asciutta, era in grado di spaziare dall'editoriale al reportage e al corsivo pungente. Fu per circa quattro decenni la bandiera del primo quotidiano italiano, il Corriere della Sera, e per vent'anni condusse un importante quotidiano d'opinione da lui stesso fondato, il Giornale. Fu autore di libri di storia cui arrise un vasto successo. In ognuno di questi ruoli seppe conquistarsi un largo seguito di lettori.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Sestilio Montanelli (18801972) e di Maddalena Doddoli (18861982), Indro nacque a Fucecchio (FI) in Toscana[2] nel palazzo di proprietà della famiglia della madre. A tale circostanza sono riferite alcune «leggende», la più famosa delle quali – raccontata dallo stesso Indro – narra che dopo un litigio (gli abitanti di Fucecchio erano divisi in «insuesi» e in «ingiuesi», cioè di sopra e di sotto; la madre era insuese e il padre ingiuese) la famiglia materna ottenne di far nascere il bambino nella propria zona collinare, mentre il padre scelse un nome adespota, estraneo alla famiglia materna e neppure presente nel calendario[3]. Il nome Indro, scelto dal padre, infatti è la mascolinizzazione del nome della divinità induista Indra[4], poi trasformato nel soprannome "Cilindro" dagli amici e anche da alcuni avversari politici[5]. Il nome, dopo la sua nascita, ebbe una certa diffusione a Fucecchio, ad esempio vi furono Indro Cenci e alcuni omonimi Indro Montanelli.[6][7]

Passò l'infanzia nel paese natale, spesso ospite nella villa di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio per quasi un ventennio, nei primi anni del Novecento. A Emilio Bassi, che considerava come un «nonno adottivo», restò legato tanto da volere che a lui fosse cointitolata la Fondazione costituita nel 1987.[8]

Sin da ragazzo, Montanelli iniziò a soffrire di depressione, un male che lo segnerà per tutta la vita[9]:

« La prima crisi fu a undici anni. Mi svegliai una notte urlando "Muoio, muoio!". Una mano mi attanagliava la gola, mi sentivo soffocare. Accorsero i miei genitori, un po' mi quietai, ma smisi di dormire e di mangiare per mesi, avevo paura di tutto, un vero terrore, e mi sentivo addosso la tristezza del mondo intero. Dovetti abbandonare la scuola per quell'anno. I sintomi si sono poi ripresentati identici più o meno ogni sette anni, ciclicamente.[10] »

Probabilmente Montanelli soffriva di disturbo bipolare.[11] Il padre, preside di Liceo (il più giovane d'Italia[9]), fu trasferito prima a Rieti (nel 1922), poi a Lucca, nonché a Nuoro presso il Liceo ginnasio statale Giorgio Asproni, dove il giovane Indro lo seguì. A causa degli spostamenti del padre, frequentò il liceo a Rieti, dove nel 1925 conseguì la maturità. Prima di diplomarsi, insieme al figlio del locale prefetto, aveva organizzato uno sciopero degli studenti e una manifestazione contro gli stessi preside e prefetto[9] (episodio poi raccontato dallo stesso Montanelli in Un due tre, trasmissione televisiva del 1959).

Nel 1930 si laureò in giurisprudenza a Firenze, con un anno di anticipo sulla durata normale dei corsi, discutendo una tesi sulla «legge Acerbo» in cui criticava il provvedimento, sostenendo che era stato pensato per abolire le elezioni[12]. Ottenne la valutazione di centodieci e lode.[13] Successivamente frequentò corsi di specializzazione all'Università di Grenoble, della Sorbona e di Cambridge. Nel 1932 ottenne una seconda laurea, in scienze politiche e sociali, sempre a Firenze, al Cesare Alfieri[14], con una tesi in cui valutava positivamente la politica di isolamento inglese[12].

Nel 1929 fu allievo ufficiale a Palermo ove, vittima delle crisi depressive, fu raggiunto dalla madre che provava a rassicurarlo[9]. La madre, molto tempo dopo, raccontò l'episodio in televisione[15].

Gli anni trenta[modifica | modifica sorgente]

« Io mi considero un condannato al giornalismo, perché non avrei saputo fare niente altro. »
(Indro Montanelli, Questo secolo, 1982[16])

Dopo i primi articoli giovanili per La Frusta di Rieti[17], Montanelli debuttò sulla rivista Frontespizio di Piero Bargellini, con un articolo su Byron e il cattolicesimo (luglio-agosto 1930)[18]. Fu attento lettore di altre riviste, specie di L'Italiano di Leo Longanesi (destinato, dal 1937, a diventare suo grande amico e, nel secondo dopoguerra, suo editore) e di Il Selvaggio di Mino Maccari: periodici, entrambi, che pur essendo fascisti furono fra i primi a fare "fronda", cioè a rompere con il coro conformista del regime.

Dopo che, nel 1932 Diano Brocchi gli fece conoscere di persona Berto Ricci, con cui aveva fino ad allora scambiato alcune lettere,[19] iniziò a collaborare al periodico fiorentino l'Universale,[20] che aveva una diffusione di circa millecinquecento copie[senza fonte]. Nello stesso anno fu ricevuto, assieme a tutto lo staff de "L'Universale"[21] da Benito Mussolini il quale, secondo il racconto che lo stesso Montanelli avrebbe reso ad Enzo Biagi per la trasmissione Questo secolo, del 1982, intendeva elogiarlo per un articolo anti-razzista che aveva scritto[16].

« Mi disse: "Avete fatto benissimo a scrivere quell'articolo, il razzismo è roba da biondi". Senza rendersi conto che io, che allora avevo i capelli, ero biondo… »
(Indro Montanelli, Questo secolo, 1982)

Dopo un breve soggiorno a Grenoble[9], esordì come giornalista di cronaca nera nel 1934 a Parigi, al Paris-Soir, al quale si era offerto come "informatore volontario"[9]. Collaborava contemporaneamente al quotidiano italo-francese diretto da Italo Sulliotti L'Italie Nouvelle. Fu poi mandato come corrispondente in Norvegia e da lì in Canada (sempre per Paris-Soir)[9]. Gli articoli che Montanelli spedì dal Canada furono notati da Webb Miller, all'epoca inviato parigino della United Press, che suggerì all'agenzia di assumerlo. Montanelli iniziò quindi a lavorare come apprendista alla sede centrale della UP, a New York[9], mantenendo tuttavia rapporti professionali con Paris-Soir[12]. Fu infatti la rivista parigina a offrirgli la possibilità di realizzare il suo primo scoop[22][23], un'intervista con il magnate Henry Ford.

Montanelli nel 1936

Nel 1935 l'Italia fascista invase l'Etiopia. Montanelli si propose come inviato in zona di guerra, ma l'agenzia non acconsentì perché essendo italiano non avrebbe potuto essere obiettivo nelle sue corrispondenze, così lasciò la United Press e si arruolò volontario[16].

Partecipò alla guerra (iniziata nell'ottobre 1935) come sottotenente in un battaglione coloniale di Ascari (comandante di compagnia in seno al XX Battaglione Eritreo[9]):

« Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di scuola. E, detto fra noi, era ora. »
(Indro Montanelli, ringraziando Benito Mussolini ("Gran Babbo"), nel raccontare la sua esperienza di comandante di una compagnia di Ascari durante la guerra d'Etiopia.[24])

La guerra di Montanelli durò solo fino a dicembre: fu ferito e dovette abbandonare i combattimenti. Durante la sua permanenza al fronte aveva iniziato a scrivere un libro-reportage, che diede alle stampe all'inizio del 1936, mentre era ancora all'estero[9]. L'opera, XX Battaglione Eritreo, in maggio fu recensita favorevolmente da Ugo Ojetti (sul Corriere della Sera) e da Goffredo Bellonci; la sua tiratura raggiunse le 30.000 copie[9]. Il padre di Indro, Sestilio, si trovava in Africa Orientale per dirigere una commissione di esami per militari e civili dell'esercito residenti nelle colonie. Intercesse presso il direttore del quotidiano di Asmara La Nuova Eritrea, Leonardo Gana, facendolo assumere. Montanelli ottenne così la tessera di giornalista. Nel gennaio 1936 fu trasferito dal XX Battaglione Eritreo al Drappello Servizi Presidiari e iniziò a prestare servizio presso l'Ufficio Stampa e Propaganda.[25]

In Etiopia Montanelli ebbe una relazione di madamato con una ragazzina eritrea musulmana di 12 anni, Fatìma,[9][26] comprata da un suo emissario a Saganèiti[26] versando al padre la convenuta cifra di 500 lire; compresi nel prezzo ebbe anche un cavallo e un fucile[16]. Questa "madama" lo seguì per l'intera permanenza in Africa.[27] Prima del suo ritorno in Italia la cedette al generale Alessandro Pirzio Biroli, che la introdusse nel proprio piccolo harem.[26]

Redattore de La Nuova Eritrea, Montanelli scrisse un pezzo per Civiltà Fascista intitolato "Dentro la guerra":

« Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà. »
(Indro Montanelli, gennaio 1936, Civiltà Fascista[28])

Manlio Morgagni, direttore dell'Agenzia Stefani e fedelissimo di Mussolini, lo avrebbe voluto come corrispondente dall'Asmara, ma la trattativa non ebbe esito positivo. Quando il padre ritornò in Italia, Indro lo seguì.[29]

Tornato in Italia nell'agosto 1936, Montanelli ripartì per la guerra civile spagnola come corrispondente per il quotidiano romano Il Messaggero, scrivendo articoli anche per L'Illustrazione Italiana e il neonato settimanale Omnibus di Longanesi. Le sue posizioni sulla spedizione in Spagna gli crearono seri problemi con il regime.

In un resoconto sulla battaglia di Santander diede descrizione della resa della guarnigione repubblicana iniziando con questo incipit: "È stata una lunga passeggiata militare con un solo nemico: il caldo."[15][30] La sua simpatia per gli anarchici spagnoli lo portò ad aiutare uno di loro, che accompagnò fuori della frontiera; il gesto venne ricompensato da "El Campesino"[31], capo anarchico della 46ª divisione nella Guerra di Spagna, con il dono di una tessera della Federación Anarquista de Cataluña di cui Montanelli si sarebbe fregiato per tutta la vita[32]. Una volta rimpatriato, il minculpop, con l'intervento diretto di Mussolini, lo cancellò dall'albo dei giornalisti per l'articolo sulla battaglia di Santander, considerato offensivo per l'onore delle forze armate. Gli fu anche tolta la tessera del Partito[30], che poi nulla egli fece per riavere. Alla vigilia del processo con il quale avrebbe potuto essere condannato al confino, Montanelli raccontò di aver minacciato che in dibattimento avrebbe chiesto che venisse fatto il nome di un morto, uno solo; "e allora il processo non si fece più"[15].

Per evitare il peggio, Giuseppe Bottai, allora ministro dell'Educazione nazionale e suo amico dai tempi dell'Etiopia[9], prima gli trovò in Estonia un lettorato di italiano nell'Università di Tartu, poi lo fece nominare direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Tallinn, la capitale[33]. Come racconta in Pantheon Minore, a Tallinn, su richiesta del colonnello russo Engelhardt, Montanelli diede ospitalità alla moglie russa di Vidkun Quisling, che di lì a qualche anno sarebbe divenuto il capo del regime collaborazionista di Oslo, avendo modo in quell'occasione di conoscere anche il futuro fører di Norvegia[9][34].

Gli anni della seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Milano, 1940. Al ritorno dal fronte finnico, Montanelli, seduto su una pila di giornali, batte a macchina ripreso da Fedele Toscani[35] nella sede del Corriere della Sera. Anche se la sua macchina per scrivere preferita fu l'Olivetti Lettera 22, questa foto lo ritrae mentre scrive su una Olivetti MP1, il primo modello portatile della casa torinese.

Ritornato in Italia, entrò nel 1938 al Corriere della Sera grazie anche all'interessamento di Ugo Ojetti, che credeva nel suo talento giornalistico[36]. Ojetti, ex direttore del Corriere, fece il suo nome ad Aldo Borelli, il direttore in carica, che l'incaricò di scrivere articoli di viaggi e letteratura, con la consegna di tenersi lontano dai temi politici[37]

Montanelli fece l'inviato di guerra[38] in giro per l'Europa. Nel 1939 fu in Albania, diventata quell'anno protettorato italiano; sarebbe stato Bottai a fare il suo nome a Galeazzo Ciano, indicandolo come la persona più adatta a raccontare la nuova conquista[9].

Tornato dall'Albania, seguì nell'agosto 1939 un gruppo di 200 giovani fascisti che partivano per un'impresa di ardimento consistente nel percorrere in bicicletta la Germania, da Sud a Nord, sino a Berlino, con la scorta di una colonna della Hitlerjugend[9]. Fra le sue corrispondenze, ve ne fu una in cui si inventò che i ciclisti italiani si sarebbero fermati in Austria ad aiutare i coloni a mietere il grano[9].

Il 1º settembre 1939[39], mentre si trovava ancora in Germania, conobbe sul Corridoio di Danzica Adolf Hitler, alla presenza dello scultore Arno Breker e dell'architetto Albert Speer (che confermò poi, nel 1979, la veridicità di quell'incontro).[40]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Montanelli si recò al fronte. Oltre all'invasione della Polonia, assistette a quella dell'Estonia da parte dei sovietici. In Finlandia dall'ottobre 1939, fu appassionato testimone del tentativo d'invasione da parte dell'URSS; nei suoi articoli per il Corriere della Sera trasparve una forte propensione per la causa finlandese. Da quelle corrispondenze nacque I cento giorni della Finlandia. Dopo il trattato di pace di Mosca (12 marzo 1940), si spostò in Norvegia per seguire l'invasione del paese ad opera dei tedeschi. Poi in maggio rientrò in Italia (dal 29 gennaio era stato reintegrato nella redazione del Corriere della Sera con un regolare contratto di assunzione).

Con l'entrata in guerra dell'Italia (giugno 1940), Montanelli venne inviato in Francia e nei Balcani; poi gli fu assegnato l'incarico di seguire la campagna militare italiana come corrispondente dalla Grecia e dall'Albania. Raccontò di aver scritto poco, per malattia ma soprattutto per onestà intellettuale: il regime gli imponeva l'obbligo di propaganda, ma sotto i suoi occhi l'esercito italiano subiva seri danni[41].

Decise di rimpatriare nel 1942 per sposarsi con l'austriaca Margarethe De Colins De Tarsienne[42], che aveva conosciuto nel 1938 (l'unione si concluse con la separazione nel 1951).[43]. Dal 1942 al 1943 scrisse sul settimanale Tempo sotto lo pseudonimo di "Calandrino".[42]

Nel 1943 visse il disfacimento dell'8 settembre e si associò al movimento Giustizia e Libertà. Ma prima che riuscisse ad unirsi effettivamente alle formazioni combattenti, fu scoperto dai tedeschi.

La prigionia (febbraio-luglio 1944)[modifica | modifica sorgente]

Il 5 febbraio 1944 Indro Montanelli e la moglie furono arrestati dietro una soffiata della portinaia dello stabile in cui viveva la moglie del giornalista. Un paio di giorni dopo i due coniugi si ritrovarono in una cella in una prigione tedesca di Gallarate. L'accusa per il giornalista fu di aver pubblicato sul “Tempo di Roma” degli articoli considerati diffamatori del regime nell'ottobre 1943.[44]

Ecco la deposizione resa da Montanelli nel primo interrogatorio nella prigione tedesca:[45]

« Dal 1938 non appartengo più al Partito fascista. Sono liberale ma non ho svolto nessuna attività in seno al partito omonimo. Ho considerato un giorno di lutto nazionale quello dell'alleanza fra Italia e Germania; ugualmente catastrofico per noi e per voi il nostro intervento in guerra. Considero l'8 settembre come un evento vergognoso e necessario. Come Ufficiale sono fedele al Re. E, siccome il Re è in guerra con voi, anch'io mi considero in guerra con voi. Se l'8 settembre avessi rivestito l'uniforme non mi sarei arreso. Non odio la Germania. Riterrei catastrofica per il mio Paese una sua completa vittoria, così come una sua completa sconfitta. Dopo l'8 settembre ho avuto più volte la tentazione di arruolarmi nelle bande, ma vi ho sempre rinunziato: vorrei combattere come soldato; ma, non potendolo, rinunzio a combattervi come bandito. »

La moglie fu tenuta in carcere sotto la seguente accusa: “Essendo al corrente delle opinioni e dell'attività del marito, non lo denunziava”. A Montanelli fu comunicato: “La sua fucilazione è inevitabile" e fu consegnato al reparto dei condannati a morte. La sua condanna a morte venne portata alla firma il 15 febbraio, poi fu revocata per una prosecuzione d'inchiesta.[46]

Nei tre mesi successivi Montanelli spedì dal carcere diverse lettere e biglietti, sia ad amici e parenti che a persone altolocate (tra cui anche l'arcivescovo di Milano, il cardinale Schuster), realizzando così una fitta rete di sostegno.[47][48][49][50][51][52][53][54][55] Nello stesso periodo, tutti i suoi vicini di cella (26 persone) vennero portati al muro e fucilati, tranne lui. Il 6 maggio Montanelli e la moglie vennero prelevati dal carcere tedesco e trasferiti nel carcere di San Vittore.[56] Le condizioni di vita migliorarono notevolmente: le guardie erano italiane ed il Comitato di Liberazione Nazionale aveva in carcere i suoi delegati.

Ma in luglio cominciarono le fucilazioni anche a San Vittore. Di nuovo, uno dopo l'altro i suoi compagni di prigionia furono messi al muro. Con l'aiuto di più persone, tra le quali anche Luca Ostèria, funzionario dell'Ovra (che fabbricò un falso ordine di trasferimento)[57][58], un giorno prima della data prevista per l'esecuzione, Montanelli e un altro prigioniero vennero prelevati dal carcere e portati in un nascondiglio. Passati dieci giorni, i fuggitivi furono condotti fino a Luino, al confine con la Svizzera; l'operazione fu eseguita con l'appoggio del C.L.N.[59] A piedi Montanelli raggiunse la città di Lugano. Rimase in Svizzera fino alla fine della guerra.
Dall'esperienza trascorsa nella prigione di Gallarate e poi in quella di San Vittore trasse ispirazione per il romanzo Il generale Della Rovere[60].

Dal dopoguerra agli anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Quando Montanelli fece ritorno in Italia, il 25 aprile 1945, trovò al Corriere della Sera una situazione molto diversa rispetto a quando l'aveva lasciato[61]. Il Corriere era stato commissariato, per decreto del Comitato di liberazione nazionale. Il nuovo direttore, Mario Borsa, aveva organizzato l'epurazione di vari giornalisti ritenuti colpevoli di connivenza col regime di Salò[62]. A indicare i nomi degli epurati fu designato Mario Melloni, il futuro "Fortebraccio", che «siccome era un galantuomo, alle fine non epurò nessuno, o quasi. Io [Montanelli] fui uno dei pochi»[62]. Montanelli dovette ricominciare dal "settimanale popolare" del Corriere, La Domenica del Corriere (all'epoca intitolata "Domenica degli Italiani"), di cui assunse la direzione nello stesso anno. Solo alla fine del 1946 poté tornare in via Solferino. Nel frattempo, era stato reintegrato nell'Albo dei giornalisti.[63]

Riallacciò i rapporti con l'amico Leo Longanesi, pubblicando alcune opere con la sua nuova casa editrice, la Longanesi & C (tra cui Morire in piedi, 1949). Nel 1950, assieme a Giovanni Ansaldo e Henry Furst, aiutò Longanesi a fondare il settimanale Il Borghese. Scrisse anche un articolo per il primo numero, datato 15 marzo 1950[64].

Montanelli, oltre che con Longanesi, strinse un'amicizia profonda con un altro personaggio importante nella cultura italiana dell'epoca, Dino Buzzati.[65] Il terzo intellettuale con cui Montanelli strinse una forte e duratura amicizia fu Giuseppe Prezzolini, che stimava per l'indipendenza di pensiero[66].

Fino alla fine del 1953 Montanelli fu impegnato come inviato speciale del Corriere, spesso all'estero. Dal 1954 iniziò la sua collaborazione stabile con Il Borghese, in cui firmò gli articoli sotto gli pseudonimi di Adolfo Coltano[67] e Antonio Siberia e di cui fu una delle tre colonne portanti, assieme a Longanesi e Giovanni Ansaldo.[68]. Nel 1956 Longanesi e Montanelli diedero una descrizione opposta della Rivolta d'Ungheria; i rapporti tra i due si raffreddarono. Montanelli interruppe la collaborazione al Borghese.

Nello stesso periodo accettò la richiesta di Dino Buzzati di tornare a collaborare con La Domenica del Corriere. Buzzati gli diede una pagina intera; nacque la rubrica «Montanelli pensa così», che divenne poi «La Stanza di Montanelli», uno spazio in cui il giornalista rispondeva ai lettori sui temi di attualità più caldi. In breve tempo diventò una delle rubriche più lette d'Italia.

Grazie al successo della rubrica, Montanelli accettò di scrivere a puntate la storia dei Romani e poi quella dei Greci. Cominciò così la carriera di storico, che fece di Montanelli il più venduto storico italiano[69].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia d'Italia (Montanelli).

Il primo libro venne intitolato Storia di Roma e fu pubblicato a puntate su La Domenica del Corriere e poi, nel 1957, raccolto in volume per Longanesi. Dal 1959 in poi la fortunata serie venne edita dalla Rizzoli Editore. La serie continuò con la Storia dei Greci, per poi riprendere con la Storia d'Italia dal Medioevo ad oggi.

Quando la parlamentare socialista Lina Merlin nel 1956 propose un disegno di legge che prevedeva l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, in particolare attraverso l'abolizione delle case di tolleranza, Montanelli si batté pervicacemente contro quella che veniva già chiamata – e si sarebbe da allora chiamata – "Legge Merlin". Diede alle stampe un pamphlet intitolato Addio, Wanda!, nel quale scriveva tra l'altro:

« … in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia… »

Nello stesso 1956 la sua attività d'inviato aveva portato Montanelli a Budapest, dove fu testimone della rivoluzione ungherese. La repressione sovietica gli ispirò la trama di un'opera teatrale, I sogni muoiono all'alba (1960), da lui portata anche al cinema l'anno successivo insieme a Mario Craveri ed Enrico Gras, con Lea Massari e Renzo Montagnani nel ruolo dei giovani protagonisti.

Nel 1959 Montanelli fu protagonista della prima intervista rilasciata da un papa ad un quotidiano laico[70], pubblicando il resoconto di un suo incontro con Giovanni XXIII. Il pontefice, tramite il suo segretario Loris Capovilla, aveva informato Missiroli di voler concedere un'intervista a un giornalista esterno al mondo cattolico. Il direttore del giornale designò perciò Montanelli al posto del vaticanista del Corriere, Silvio Negro. Superato l'iniziale imbarazzo nel trovarsi di fronte a un mondo a lui non familiare, il giornalista intrattenne una lunga conversazione con il papa, il quale gli confidò anche alcune sue opinioni private, come la sua scarsa stima per il suo predecessore Pio X, canonizzato alcuni anni prima[71]. L'incontro con Giovanni XXIII fu pubblicato sulla terza pagina del Corriere, cosa che Montanelli considerò una posizione inadatta per lo storico evento (il giornalista attribuì questa scelta di Missiroli alla sua preoccupazione di non offendere Negro per l'esclusione)[70]. D'altra parte, il direttore rimproverò a Montanelli di avere relegato a un accenno la storica decisione dell'indizione del Concilio Vaticano II, una notizia che Giovanni XXIII aveva ufficializzato proprio durante l'incontro: Montanelli, inesperto del linguaggio ecclesiastico, non aveva colto l'importanza dell'annuncio[71].

Nel 1963, dopo il disastro del Vajont, Montanelli assunse una posizione controversa in merito alle reali cause della tragedia,[72] affermando il carattere di catastrofe naturale della stessa[73] e tacciando di "sciacallaggio" l'attività di alcuni giornalisti italiani, tra i quali Tina Merlin dell'Unità, che avevano denunciato i rischi derivanti dalla costruzione della diga per l'incolumità della popolazione; egli non rinnegò mai questa sua opinione negli anni, nonostante le responsabilità accertate dalla magistratura[74].

A partire dal 1965 partecipò attivamente al dibattito sul colonialismo italiano. In accesa polemica con lo storico Angelo Del Boca, Montanelli sostenne ostinatamente l'opinione secondo cui quello italiano fu un colonialismo mite e bonario, portato avanti grazie all'azione di un esercito cavalleresco, incapace di compiere brutalità, rispettoso del nemico e delle popolazioni indigene[75]. Nei suoi numerosi interventi pubblici negò ripetutamente l'impiego sistematico di armi chimiche come iprite, fosgene e arsine da parte dell'aviazione militare italiana in Etiopia[76][23], salvo poi nel 1996 scusarsi quando il suo oppositore dimostrò, documenti alla mano, l'impiego di tali mezzi di distruzione[77].

Dichiaratamente anticomunista, "anarco-conservatore" (come amava definirsi su suggestione del grande amico Prezzolini) e controcorrente, vedeva nelle sinistre un pericolo incombente[78], in quanto foraggiate dall'allora superpotenza sovietica[79].

Nel 1968 Montanelli pubblicò sul Corriere una serie di inchieste sulle città che aveva maggiormente nel cuore. I servizi riguardarono, tra le altre, Firenze e Venezia. Il giornalista dedicò ampio spazio alla Serenissima,[80] lanciando l'allarme per la salvaguardia della città. Montanelli rilevò i pericoli che la crescente industrializzazione stava arrecando al delicato ecosistema lagunare. Stabilì un rapporto causa-effetto tra la forte industrializzazione della zona attorno a Porto Marghera e l'inquinamento a Venezia, la città e i suoi monumenti. Infine denunciò il silenzio delle pubbliche autorità, che continuavano ad ignorare i sintomi del degrado della laguna (su tutti l'acqua alta, che proprio in quegli anni iniziava ad essere molto frequente). Impiegò, in quest'opera di impegno civile svincolata da tematiche o colorazioni partitiche, tutta la sua autorevolezza personale[81]. L'anno seguente, nel 1969, Montanelli registrò tre reportage televisivi per la Rai, dedicati rispettivamente a Portofino, Firenze e Venezia[82].

L'abbandono del Corriere[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla metà degli anni sessanta, dopo la morte di Mario e Vittorio Crespi e la grave malattia del terzo fratello Aldo, la proprietà del Corriere fu gestita dalla figlia di quest'ultimo[51]. Sotto il controllo di Giulia Maria, il quotidiano operò una netta virata a sinistra. La nuova linea venne varata nel 1972, con il licenziamento in tronco del direttore Giovanni Spadolini e la sua sostituzione con Piero Ottone.

Montanelli diede un giudizio tagliente sull'operazione. In un'intervista a L'Espresso dichiarò che «Un direttore non lo si caccia via come un domestico ladro» e, rivolgendosi ai Crespi, stigmatizzò il «modo autoritario, prepotente e guatemalteco che hanno scelto per imporre la loro decisione»[83]. L'articolo fece sensazione. Montanelli ricevette addirittura una proposta di candidatura alle imminenti elezioni politiche[84] da Ugo La Malfa, presidente del Partito Repubblicano e suo amico personale (era stato lui a introdurre il giornalista, nel 1935, nel gruppo di antifascisti che in seguito avrebbero fondato il Partito d'Azione[85]). Montanelli declinò la proposta, girandola signorilmente a Spadolini. Un altro terreno di scontro con la proprietà del Corriere fu la sostituzione del capo della redazione romana, Ugo Indrio. Dopo il cambio di direttore, Indrio fu costretto a dimettersi; Montanelli lo difese, ma non riuscì ad evitare il suo allontanamento.

A partire dal 1973 Montanelli cominciò ad esprimere il proprio malumore sulla conduzione del giornale. Piero Ottone replicò con un articolo di fondo nel quale ribadiva la giustezza della propria posizione. Per evitare quella che considerava l'"autocensura rossa" attuata da molti colleghi, Montanelli scelse di limitarsi a curare una rubrica settimanale[86], «Montanelli risponde». Il giornalista entrò definitivamente in rotta di collisione con la proprietà in seguito a due interviste rilasciate nell'ottobre 1973 e ad un articolo molto polemico nei confronti di Camilla Cederna grande amica di Giulia Maria Crespi. La prima fu pubblicata il 10 ottobre sul settimanale politico-culturale Il Mondo. Montanelli dichiarava a Cesare Lanza:

« Non esiste un contrasto personale fra Piero Ottone e me. Siamo, anzi, in ottimi rapporti. C'è piuttosto un'impostazione del Corriere della Sera del tutto diversa da quella che è la tradizione del giornale: dissensi sull'attuale indirizzo esistono e sono stati apertamente manifestati. Un dissenso niente affatto sotterraneo, un dibattito; e può darsi che esso si concluda con la sconfitta di chi sostiene questi valori tradizionali. In questo caso, potrebbe avvenire una secessione. »
(Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 143.)

E concludeva lanciando un appello:

« Ci vorrebbe da parte di una certa borghesia lombarda, che si sente defraudata dal suo giornale, un gesto di coraggio, di cui però questa borghesia, capace in fondo solo di brontolare, non è capace. »
(Giampaolo Pansa, op. cit., pag. 143.)

La seconda uscì il 18 ottobre su Panorama. L'intervista, raccolta da Lamberto Sechi, venne pubblicata con il titolo «Montanelli se ne va». E nel sommario: "A novembre mi metto in pensione, annuncia il più famoso giornalista italiano. I motivi: dissensi sulla nuova linea del Corriere, vecchia ruggine con uno dei proprietari, Giulia Maria Crespi. Per adesso pensa a portare a termine gli ultimi volumi della sua Storia d'Italia. Ma non gli dispiacerebbe, dice, fondare un nuovo giornale" .

L'editorialista spiegava:

« Tra virgolette, ora mi si può solo attribuire questo: il Corriere era un giornale misto, nel senso che conciliava il tipo di giornale a grande tiratura con quello di giornale d'élite. È molto probabile che questo compromesso si basasse su un tipo di pubblico e di società che non esiste più e che quindi oggi ci si deva [sic] rinunciare. Questa rinuncia Ottone la sta compiendo con coerenza (il giornale è anche tecnicamente fatto bene) e forse non poteva esimersi dal compierlo. Ma mette me in estremo disagio. Non gliene faccio alcun rimprovero. Semplicemente constato che le mie attitudini, la mia mentalità, il mio stile, tutto mi rende difficile l'adeguamento. »
(Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982, p. 402 (Appendice).)

Nel seguito dell'articolo, Panorama scriveva che Montanelli stava già pensando di realizzare un nuovo giornale con alcuni suoi fedelissimi, molti dei quali lavoravano con lui al Corriere. Avuta l'anticipazione del testo, il 17 ottobre, Giulia Maria Crespi e Piero Ottone non apprezzarono affatto l'intervista. Quello stesso giorno, in serata, Ottone si recò al domicilio milanese di Montanelli per comunicargli la decisione del suo licenziamento. Montanelli, però, se ne andò volontariamente, presentando le dimissioni e accompagnandole da un polemico articolo di commiato. L'articolo non fu pubblicato: il Corriere diede la notizia con un comunicato, su una colonna, il 19 ottobre[87].

Il giorno stesso della sua uscita dal Corriere, Montanelli ricevette un'offerta da Gianni Agnelli, che gli propose di scrivere su La Stampa. L'offerta fu accettata. Indro pubblicò il suo primo pezzo sul quotidiano torinese il 28 ottobre[88]. Montanelli lasciò anche la sua "storica" rubrica sul settimanale La Domenica del Corriere per traslocare sul concorrente Oggi[89]. Il 17 marzo 1974 preannunciò sul quotidiano torinese il suo progetto di fondare un nuovo giornale; il suo ultimo articolo su La Stampa comparve il 21 aprile. Chiamò la nuova creatura Il Giornale Nuovo[90]. Nella sua "traversata nel deserto" dal Corriere al Giornale lo seguirono molti validi colleghi che, come lui, non condivisero il nuovo clima interno al Corriere, tra i quali Enzo Bettiza, Egisto Corradi, Guido Piovene, Cesare Zappulli, e intellettuali europei come Raymond Aron, Eugène Ionesco, Jean-François Revel e François Fejtő.

All'inizio del 1974 il progetto di fondazione del nuovo quotidiano era definitivo. Giunse un insperato sostegno finanziario nella Montedison (guidata all'epoca da Eugenio Cefis), che gli fornì 12 miliardi di lire per tre anni[91]. Cefis affiancò a Indro due manager di provata esperienza: Angelo Morandi, per lungo tempo direttore amministrativo al quotidiano milanese «Il Giorno» e Antonio Tiberi, presidente di una società del gruppo Montedison, l'Industria, attiva nel settore editoriale[92]. Montanelli ottenne di rimanere il proprietario della testata con i giornalisti cofondatori.

Nello stesso anno si sposò in terze nozze con la collega Colette Rosselli (1911-1996), corsivista del settimanale Gente più nota con lo pseudonimo di «Donna Letizia».

Direttore del Giornale[modifica | modifica sorgente]

Con il Giornale (il primo numero uscì martedì 25 giugno 1974), Montanelli intese creare una testata che esprimesse le istanze delle forze produttive della società, in particolare della piccola e media borghesia lombarda[93], inserendosi nel dibattito politico in guisa di interlocutore esterno alla politica, non schierato se non su orientamenti di massima e fautore di una destra ideale[94]. L'iniziativa, in cui Montanelli ebbe l'opportunità di rappresentare con maggiore evidenza le proprie posizioni sempre poco conformiste e spesso originali, fu accolta con ostilità da gran parte del mondo della stampa nazionale e degli ambienti di sinistra[93]. Il Giornale si avvalse della collaborazione di diverse grandi figure del giornalismo italiano, fra cui Enzo Bettiza[95] e, successivamente, Gianni Brera.

La prassi giornalistica di Montanelli fu influenzata dal praticantato fatto negli Stati Uniti, tenendo presente la massima imparata alla United Press, vale a dire che ogni articolo deve poter essere letto e capito da chiunque, anche da un «lattaio dell'Ohio». Divenne membro onorario dell'Accademia della Crusca, per la quale si batté, sulle pagine del Giornale, cercando di coinvolgere direttamente i suoi lettori, così che uno dei più antichi e importanti centri di studio sulla lingua italiana non scomparisse.

Nel 1975, Montanelli troncò la quarantennale amicizia con Ugo La Malfa. Il motivo della rottura, avvenuta in seguito ad una violenta lite[96], fu la decisione, da parte del presidente del PRI, di sostenere il compromesso storico, ovvero il riavvicinamento fra DC e PCI[93]. La lite sarebbe stata ricomposta solo nel 1979, pochi giorni prima della scomparsa di La Malfa[97].

Fra gli episodi che Montanelli ritenne a posteriori più importanti[93] nella storia della sua conduzione del Giornale, vi furono due campagne, entrambe lanciate nel 1976. La prima fu la raccolta fondi lanciata a favore delle vittime del terremoto del Friuli, che in poche settimane raccolse tre miliardi di lire. I proventi, affidati al cronista Egisto Corradi, vennero usati per la ricostruzione dei comuni di Vito d'Asio e Montenars e della frazione di Sedilis, nel comune di Tarcento.

L'altra campagna fu l'invito a votare per la DC, lanciato alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 1976[93]. Dinanzi alla crescita del Partito Comunista Italiano, Montanelli sollecitò gli elettori moderati a impedire la salita al potere del partito di Berlinguer con uno slogan poi divenuto celebre[98]:

« Turiamoci il naso e votiamo DC. »
(Frase originalmente detta da Gaetano Salvemini alla vigilia delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, come affermato dallo stesso Montanelli)

Sempre nel 1976, Montanelli fu contattato da Mike Bongiorno, che gli propose di condurre, sulla nascente rete televisiva Telemontecarlo, un notiziario curato dalla redazione del Giornale. La trasmissione, anch'essa intitolata Il giornale nuovo, ebbe un notevole successo nonostante gli scarsi mezzi tecnici a disposizione. Costato solamente cento milioni di lire, il telegiornale, registrato in uno scantinato a Milano, fece registrare un'audience di alcuni milioni di telespettatori[93]. La popolarità della trasmissione fu accolta con ostilità dagli ambienti di sinistra: in particolare Eugenio Scalfari, direttore di Repubblica, accusò TMC di essere una rete illegale, e alcuni pretori ne bloccarono le frequenze[99].

Per tutto il periodo della sua conduzione, Montanelli curò sul Giornale una rubrica quotidiana, intitolata "Controcorrente", in cui commentava in modo sarcastico fatti e personaggi d'attualità. Su questa rubrica, fra l'altro, proseguì il duello a distanza, già iniziato sulle colonne del Corriere, con Fortebraccio, divenuto corsivista per l'Unità. I due giornalisti, di opposte ideologie (Fortebraccio era comunista) ma identica vis polemica, mascherarono in realtà sotto i reciproci attacchi una relazione personale di amicizia e stima, come testimoniato dall'ironico epitaffio che Mario Melloni dichiarò sull'Unità di volere per se stesso: "Qui giace Fortebraccio / che segretamente / amò Indro Montanelli. / Passante, perdonalo / perché non ha mai cessato / di vergognarsene". Montanelli, sul Giornale, replicò che avrebbe voluto essere seppellito a fianco del collega, sotto l'epitaffio: "Vedi / lapide / accanto".[100][101]

L'attentato delle Brigate Rosse[modifica | modifica sorgente]

Il 2 giugno 1977 Montanelli fu vittima a Milano di un attentato, tesogli dalla colonna milanese delle Brigate Rosse. Mentre si stava recando, come ogni mattina, al giornale, venne ferito all'angolo fra via Manin e piazza Cavour (ove aveva sede il Giornale nel cosiddetto Palazzo dei giornali), con una pistola 7.65 munita di silenziatore. L'attentatore gli sparò otto colpi consecutivamente, colpendolo due volte alla gamba destra, una volta di striscio alla gamba sinistra e alla natica, secondo una pratica definita – con un neologismo coniato in quel periodo – «gambizzazione»[102].

Il gruppo brigatista era formato da Lauro Azzolini, Franco Bonisoli e Calogero Diana; fu quest'ultimo a sparare. Gli attentatori, che probabilmente non sapevano che Montanelli portava con sé una pistola, lo avvicinarono di spalle chiamandolo per nome. Mentre il giornalista, fermatosi, stava girandosi per rispondere, Diana gli sparò a distanza ravvicinata. Colpito, Montanelli sentì cedere le gambe, ma decise di non estrarre la pistola. Il suo unico pensiero fu di non lasciarsi cadere a terra: si aggrappò alla cancellata dei Giardini[103] mentre urlava: "Vigliacchi, vigliacchi!" all'indirizzo dell'attentatore e dei complici in fuga; poi si lasciò scivolare a terra. Poco dopo dichiarò ad un soccorritore: "Quei vigliacchi mi hanno fottuto. Li ho visti in faccia, non li conosco, ma credo di poterli riconoscere"[104]. I proiettili trafissero la carne, fortunatamente senza ledere né ossa né vasi sanguigni[105]. Lauro Azzolini afferma che se Montanelli avesse estratto la sua pistola sarebbe stato sicuramente ucciso[106].

Tutta la stampa italiana diede grande rilievo all'attentato contro Montanelli. Con due significative eccezioni: Il Corriere della Sera, diretto da Piero Ottone, e La Stampa, diretta da Arrigo Levi, che arrivarono addirittura a omettere nel titolo di prima pagina il nome di Montanelli, relegandolo al 'sommario'. Il Corriere della Sera titolò: "Milano […], gambizzato un giornalista"; poi nel suo editoriale, pur esprimendogli una solidarietà senza riserve, avvertì i propri lettori che il collega ferito "rappresenta e difende posizioni nelle quali non ci riconosciamo". Per colmo, sia Arrigo Levi che Piero Ottone faranno poi visita al capezzale di Montanelli, che prenderà nota nei suoi Diari dell'imbarazzante visita dei due, con il consueto sarcasmo:

« La notizia era il mio nome. Abolendolo, hai [Piero Ottone] svuotato la notizia. Ed è strano che lo abbia fatto proprio tu, che della notizia hai sempre predicato la centralità. [...] più tardi sopraggiunge Arrigo Levi, che dopo consulto telefonico con Ottone, aveva a sua volta evitato, nel titolo, il mio nome. Più accorto, non dice nulla, e io nulla gli rimprovero. Ma da quali ometti è rappresentato questo povero giornalismo italiano! »

Più ironico sulla Repubblica fu il vignettista Giorgio Forattini, che raffigurò l'allora suo direttore Eugenio Scalfari nell'atto di puntarsi una pistola contro il piede dopo aver letto la notizia dell'attentato a Montanelli, suggerendo che ne invidiasse la popolarità. Altri quotidiani pubblicarono la notizia in prima pagina[107].

L'attentato venne rivendicato dalla colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse con una telefonata al Corriere d'Informazione (edizione pomeridiana del Corriere della Sera). Secondo la rivendicazione dei terroristi perché "schiavo delle multinazionali". Due giorni prima, con la medesima tecnica, le Brigate Rosse avevano gambizzato a Genova Vittorio Bruno, vicedirettore del Secolo XIX, mentre il giorno successivo all'attentato a Montanelli venne gravemente ferito a Roma Emilio Rossi, a quel tempo direttore del TG1.

I rapporti con Silvio Berlusconi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1977 terminò il finanziamento della Montedison. Montanelli accettò il sostegno di Silvio Berlusconi, all'epoca costruttore edile, che divenne socio di maggioranza nell'ottobre 1979. Secondo Felice Froio, Montanelli, sottoscrivendo il contratto con Berlusconi, gli avrebbe detto: «Tu sei il proprietario, io sono il padrone almeno fino a che rimango direttore. […] Io veramente la vocazione del servitore non ce l'ho»[108].

Il loro sodalizio durò senza significativi contrasti fino al 1994. Tanto che Montanelli, in una intervista concessa al giornalista Giorgio Ferrari agli inizi degli anni '90, disse: «La gente forse non ci crede quando dico che Silvio Berlusconi è il miglior padrone che potessi desiderare di avere. Sa perché? Perché ha capito immediatamente che non poteva darmi ordini. E non l'ha fatto. Di lui posso dire che è un misto di genialità e di coraggio, con un pizzico di "bausceria milanese". Uno che scommette su cose sulle quali tu non punteresti una lira».[109].

Secondo quanto racconta Marco Travaglio, in una delle visite di Montanelli presso la villa di Arcore, Berlusconi gli fece visitare il mausoleo funebre e, al termine della visita, giunti presso la sala dei loculi, gli avrebbe offerto un posto vicino a Previti, Dell'Utri e se stesso. Ma Montanelli declinò l'offerta, rispondendo ironicamente con l'incipit di una preghiera liturgica: «Domine, non sum dignus» ("O signore, non sono degno")[110].

Secondo la versione raccontata da Montanelli, in seguito alla "discesa in campo" di Berlusconi, questi si presentò all'ufficio amministrativo del Giornale chiedendo a Montanelli di supportarne le iniziative politiche. Egli però decise di non seguirlo. Il Giornale passò sotto la guida di Vittorio Feltri.

Da un'intervista audiovisiva rilasciata ad Alain Elkann si evince che la loro separazione fu presa di comune accordo. Nell'intervista con Elkann, Montanelli spiega meglio la dinamica della sua uscita dal Giornale. Egli, riferendosi a Berlusconi, racconta: «Gli dissi: “Io non mi sento di seguirti in questa avventura, quindi noi dobbiamo separarci”… fu una separazione consensuale fra me e Berlusconi. Il patto su cui si reggeva la nostra convivenza, che era stato scrupolosamente osservato da tutt'e due le parti (ossia "Berlusconi è il proprietario del Giornale, Montanelli ne è il padrone"), era venuto meno»[111]. Montanelli ricostruisce quindi il dialogo che avvenne con Berlusconi, asserendo che non volle mettersi al suo servizio, sia perché non si era mai messo a servizio di nessuno e non riteneva opportuno cominciare con Berlusconi, sia perché riteneva che Berlusconi non potesse avere successo in politica.

Altri invece, citando lo stesso Montanelli, parlano di un aspro conflitto tra lui e Berlusconi e non convengono con coloro che sostengono la tesi che l'abbandono di Montanelli fosse in comune accordo con la proprietà[112]. Nel sua testimonianza autobiografica pubblicata postuma nel 2002, in ogni caso, il giornalista dichiarò che ciò che aveva scritto nel suo fondo di addio, ovvero che se n'era andato di sua iniziativa e non perché costretto, era «la verità»[113].

Il 10 gennaio 1994, Montanelli in una lettera aperta a Silvio Berlusconi scrisse:

« Ho creduto di metterti in guardia da quello che mi sembra un grosso azzardo [la discesa in campo]. A questa mia franchezza hai risposto venendo in assemblea di redazione a proporre un rilancio del Giornale purché adottasse una linea politica diversa per sostanza e per forma da quella seguita da me: e con questo hai sbarrato la strada ad ogni possibile intesa. »
(Federico Orlando, Il sabato andavamo ad Arcore, Edizioni Larus, 1995, pag. 214.)

Risultò quindi per lui una sorpresa la vittoria del suo ex-editore, che attribuì a una combinazione di fortuna e fiuto, e in particolare al fatto che, dopo Mani Pulite, l'elettorato desiderava votare qualcosa di nuovo. Nel 1996 Berlusconi invitò Montanelli a cena nella sua villa di Arcore, per riconciliarsi con lui[94]. Montanelli rimase comunque sempre convinto che Berlusconi fosse inadatto al ruolo di politico, per i suoi atteggiamenti prima ancora che per il suo conflitto di interessi[94]. In occasione delle elezioni politiche del 2001, dichiarò pubblicamente che avrebbe dato il suo voto alla coalizione di centro-sinistra, in quanto, convinto che la Casa delle Libertà avrebbe vinto le elezioni (come poi avvenne), temeva che un successo con margine troppo largo di voti avrebbe potuto portare Berlusconi a ritenersi un nuovo "uomo della provvidenza"[114].

Direttore della Voce[modifica | modifica sorgente]

Non ritenendo di poter accettare la direzione del Corriere della Sera (che non avrebbe assunto anche gli altri redattori del Giornale) offertagli da Paolo Mieli e Gianni Agnelli[36], Montanelli decise di fondare una nuova testata, La Voce, il cui nome fu scelto in omaggio a Giuseppe Prezzolini[115]. L'idea iniziale era di farne un settimanale[116], sul modello del Mondo di Mario Pannunzio: di conseguenza la progettazione della "terza pagina", la sezione culturale, risultò particolarmente curata. A far decidere Montanelli di pubblicare un quotidiano fu il numero di giornalisti alle sue dipendenze: a seguire il loro direttore nel passaggio dal Giornale alla Voce vi furono infatti 55 cronisti su 77[115]. Tra questi, Beppe Severgnini, Marco Travaglio e Peter Gomez. La nuova impresa tuttavia non ebbe vita lunga non riuscendo ad ottenere nel tempo un sufficiente volume di vendite: nonostante un esordio di 500.000 copie,[94][117] le vendite scesero presto sotto le 100.000 unità. L'ultimo numero fu pubblicato mercoledì 19 aprile 1995. Secondo Montanelli, una causa dell'insuccesso fu l'avere sovrastimato il numero di potenziali acquirenti della rivista, pensata per un pubblico di destra liberale, non soddisfatto della svolta populistica impressa da Berlusconi[115]. Un secondo errore fu la grafica troppo anticonvenzionale della pubblicazione, in particolare il fotomontaggio satirico e caricaturale che caratterizzava la prima pagina: la troppa aggressività delle immagini avrebbe contribuito ad allontanare i possibili acquirenti, abituati a uno stile più misurato[94]. In retrospettiva, tuttavia, l'avveniristica impostazione grafica, ideata dall’art director Vittorio Corona, avrebbe influenzato lo stile giornalistico degli anni successivi[118].

Dopo la chiusura della Voce, Montanelli tornò a lavorare per il Corriere della Sera, curando la pagina di colloquio coi lettori, la "Stanza di Montanelli". Le lettere e le risposte più significative furono in seguito raccolte nei due libri Le Stanze e Le Nuove stanze.

Negli ultimi anni Montanelli prese posizione a favore dell'eutanasia.[119]

Il 22 luglio 2001, Montanelli si spense a Milano nella clinica La Madonnina (lo stesso luogo dove 29 anni prima era scomparsa un'altra figura storica del Corriere, Dino Buzzati), a causa di complicazioni seguite a un'infezione delle vie urinarie.[120] Il giorno seguente il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, pubblicò in prima pagina il necrologio di Montanelli, scritto da lui stesso pochi giorni prima di morire:

« Mercoledì, 18 luglio 2001 – ore 1:40 del mattino. Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza – Indro Montanelli – giornalista – Fucecchio 1909, Milano 2001 – prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli dell'affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un'urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonie religiose, né commemorazioni civili[121]»
(Corriere della Sera, 23 luglio 2001)

Migliaia di persone sfilarono nella camera ardente per rendergli omaggio[122].

Riconoscimenti ed eredità[modifica | modifica sorgente]

Fra i vari riconoscimenti tributati a Montanelli, spicca la nomina a senatore a vita offertagli nel 1991 da Francesco Cossiga, presidente della Repubblica. Il giornalista non accettò però la proposta, a garanzia della sua completa indipendenza[123]. Dichiarò:

« Non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza. »
(Citato in Il Messaggero, 10 agosto 2001[124])

E ancora:

« Purtroppo, il mio credo è un modello di giornalista assolutamente indipendente che mi impedisce di accettare l'incarico. »
(Dalla sua lettera al Presidente Cossiga)
Montanelli al Teatro Nuovo di Milano, 1994, alla presentazione de La Voce

Montanelli fu autore e uomo di cultura riconosciuto e premiato anche all'estero: nel 1992 fu il primo italiano ad essere nominato Commendatore di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia (Suomen Leijonan I lk:n komentaja)[125][126][127][126], nel 1994 ricevette l'International Editor of the Year Award della World Press Review[128], e nel 1996 ebbe il Premio Principe delle Asturie[129]. Fra i personaggi di fama mondiale da lui intervistati, oltre ai già citati Henry Ford e Papa Giovanni XXIII, si possono ricordare Winston Churchill e Charles de Gaulle.

Degna di nota è la cena che Indro Montanelli ebbe nel 1986, in Vaticano, con Giovanni Paolo II:

« La sera che cenai col Papa […] cenai praticamente da solo […]. Per la prima volta, nella mia lunga carriera d'inappetente sempre in imbarazzo per ciò che rifiuta, mi sentivo in colpa d'ingordigia. […] Quando ci alzammo da tavola, lui che c'era rimasto seduto quasi due ore a veder noi mangiare, mi accompagnò lungo il corridoio. Ma, passando davanti alla cappella, mi toccò il braccio e con qualche esitazione, come avesse paura di apparirmi indiscreto, mi disse: «So che sua madre era una donna molto pia. Vogliamo dire una piccola preghiera per lei?». C'inginocchiammo l'uno accanto all'altro. Ma quando, nel congedarmi, accennai a un inchino, me lo impedì serrandomi il polso in una morsa di ferro, e mi abbracciò accostando due volte la tempia alle mie. Come faceva mio padre, che baci non ne dava. »
(Indro Montanelli[130])

Enzo Biagi ricordava il suo legame con il lettore: "Era il suo vero padrone. E quando vedeva lo strapotere di certi personaggi, si è sempre battuto cercando di rappresentare la voce di quelli che non potevano parlare"[131].

Il Comune di Milano ha intitolato al grande giornalista i Giardini Pubblici di Porta Venezia, divenuti «Giardini Pubblici Indro Montanelli». All'interno del parco è stata posta una statua raffigurante Montanelli intento nella stesura di un articolo con la celebre Lettera 22 sulle ginocchia.

La fondazione Montanelli Bassi ha istituito nel 2001 un premio di scrittura dedicato alla triplice figura di Montanelli, giornalista, storico e narratore, assegnato a cadenza biennale (la prima edizione si tenne nel 2003). Il premio, suddiviso nelle sezioni "Alla carriera" e "Giovani", prende in considerazione gli scritti nel settore del giornalismo, della divulgazione storica e della memorialistica[132].

Attività teatrale[modifica | modifica sorgente]

Montanelli fu un grande estimatore e frequentatore del teatro e, in particolare, del teatro di varietà[133]. Da giovane, secondo la testimonianza di Gastone Geron, fece anche da comparsa nella compagnia di Nanda Primavera, durante alcune rappresentazioni dell'operetta Il Paese dei Campanelli[134]. Dal 1937 al 1965 scrisse una decina di commedie che furono messe in scena da vari teatri di Milano, Roma e Torino:

  • L'idolo (1937)
  • Lo specchio delle vanità (1942), allestita al Teatro Carignano di Torino
  • L'illustre concittadino (1949), allestita al Teatro Excelsior di Milano (scritta con Mario Luciani)
  • Resisté (1955), allestita al teatro Olimpia di Milano
  • Cesare e Silla (1956), allestita al Teatro delle Maschere di Milano
  • Viva la dinamite! (1960), allestita al Teatro Sant'Erasmo di Milano
  • I sogni muoiono all'alba (1960)
  • Kibbutz (1961)
  • Il petto e la coscia (1964), allestita al Piccolo Teatro di via Piacenza di Roma
  • Il vero generale Della Rovere (1965), allestita al Teatro Sant'Erasmo di Milano (scritta con Vincenzo Talarico).

Nel 1959 collaborò con Federico Zardi e Vittorio Gassman alla stesura di testi per la trasmissione televisiva Il Mattatore[135].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Commiato dal tempo di pace, Roma, Il Selvaggio, 1935
  • XX Battaglione eritreo, Milano, Panorama, I°ed. marzo 1936; riedito per la prima volta nel 2010, XX Battaglione Eritreo. Il primo romanzo e le lettere inedite dal fronte africano, a cura di Angelo Del Boca, Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano 2010 ISBN 978-88-17-03303-9
  • Primo tempo, Milano, Panorama, 1936
  • Guerra e pace in Africa Orientale, Firenze, Vallecchi, 1937
  • Ambesà. Racconto, Milano, Fratelli Treves Editori, 1938
  • Albania una e mille, Torino, Paravia, 1939
  • Giorno di festa. Romanzo, Collana I narratori dello "Specchio", Milano, Mondadori, 1939-1942
  • Vecchia e nuova Albania, Milano, Garzanti, 1939
  • I cento giorni della Finlandia, Milano, Collana Pagine dell'ora, Garzanti, 1940
  • Gente qualunque. Racconti di Indro Montanelli, Milano, Bompiani, 1942
  • Guerra nel fiordo, Milano, Mondadori, 1942
  • La lezione polacca, Milano, Mondadori, 1942
  • Qui non riposano. Romanzo, Milano, Antonio Tarantola Editore, I°ed. agosto 1945, II°ed. ottobre 1945; Milano, Mondadori, 1949[136]; Edizione integrale, Collana Biblioteca Moderna, Mondadori, Milano, III°ed., maggio 1949; l'ultima edizione è della BUR, Collana La Scala, 2001 ISBN 88-17-12573-3
  • Il buonuomo Mussolini, Milano, Serie polemica n.6, Edizioni Riunite, 1947
  • Vita sbagliata di un fuoruscito. A. Herzen, 1811-1871, Collana Il cammeo n.8, Longanesi, Milano 1947
  • L'illustre concittadino, con Mario Luciani, Torino, Società Editrice Torinese, 1949
  • Morire in piedi. Rivelazioni sulla Germania segreta 1938-1945, Collana Il Mondo Nuovo n.13, Milano, Longanesi, 1949; oggi nella Collana Opere di Indro Montanelli, Prefazione di Sergio Romano, Rizzoli,Milano, 2006 ISBN 88-17-00922-9
  • Padri della Patria,(ritratti di Winston Churchill, Antonio de Oliveira Salazar, Francisco Franco, Alcide De Gasperi, Cesare Maria De Vecchi), Milano, Mondadori, 1949
  • Incontri
Pantheon minore. (Incontri), Milano, Collana Il Cammeo n.46, Longanesi, 1950
Tali e quali. (Incontri) volume II, Milano, Collana Il Cammeo n.55, Longanesi, 1951
I rapaci in cortile. (Incontri) volume III, Milano, Longanesi, 1952
Busti al Pincio. (Incontri) volume IV, Milano, Longanesi, 1953
Facce di bronzo, Milano, Collana Il Cammeo n.82, Longanesi, 1955
Belle figure. (Incontri) volume VI, Milano, Collana Il Cammeo n.147, Longanesi, 1959
  • Mio marito, Carlo Marx, Milano, Collana Il Cammeo, Longanesi, 1954
  • Andata e ritorno, Firenze, Vallecchi, 1955
  • Lettere a Longanesi e ad altri nemici, Milano, Collana La Fronda n.10, Longanesi, 1955
  • Addio, Wanda! Rapporto Kinsey sulla situazione italiana, sovraccoperta di Mino Maccari, Milano, Collana La Fronda n.12, Longanesi, 1956
  • Storia di Roma. Narrata da Indro Montanelli ai ragazzi dai nove ai novant'anni, con 51 incisioni di Colette Rosselli, Milano, Longanesi, 1957; Milano, Rizzoli, 1959
  • Il generale Della Rovere. Istruttoria per un processo, Collana Zodiaco, Milano, Rizzoli, 1959
  • Il generale (sceneggiatura de Il generale Della Rovere), Roma, Zebra film, 1959
  • Storia dei Greci, Milano, Rizzoli, 1959
  • Reportage su Israele, Milano, Editrice Derby, 1960
  • Tagli su misura. (Incontri), Milano, Collana Lo Zodiaco, Rizzoli, 1960
  • Gli Incontri. Edizione completa e definitiva, Milano, Rizzoli, 1961 (contiene i ritratti scritti per il Corriere della Sera dal 1949 al 1960)
  • I sogni muoiono all'alba. Commedia in 2 tempi, Edizioni de "Il Teatro delle novità", Milano, 1960
  • Herzen: Vita sbagliata di un fuoruscito, Nuova ed. riv., Milano, Rizzoli, 1961
  • Garibaldi, con Marco Nozza, Milano, Rizzoli, 1962 ISBN 88-17-42701-2
  • Teatro: Viva la dinamite!, I sogni muoiono all'alba, Kibbutz, Resistè, Cesare e Silla, Milano, Rizzoli, 1962
  • Gente qualunque, Nuova ed. ampliata, Milano, Rizzoli, 1963; riedito nel 2003, nella Collana Opere di Indro Montanelli, Rizzoli, ISBN 88-17-00020-5
  • Giorno di festa e altri racconti (a cura di Eva Timbaldi Abruzzese), Milano, Rizzoli, 1963
  • Dante e il suo secolo, Milano, Rizzoli, 1964-2004 ISBN 88-17-42000-X
  • Indro Montanelli, Alberto Cavallari, Piero Ottone, Gianfranco Piazzesi, Giovanni Russo, Italia sotto inchiesta: Corriere della Sera (1963-1965), Sansoni, Firenze, 1965
  • L'Italia dei secoli bui, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1965
  • L'Italia dei comuni, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1966
  • L'Italia dei secoli d'oro, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1967
  • L'Italia della Controriforma, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1968 ISBN 88-17-42710-1
  • L'Italia del Seicento, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1969
  • Per Venezia, Venezia, Sodalizio del libro, 1970
  • Rumor visto da Montanelli, Vicenza, Neri Pozza, 1970
  • Indro Montanelli, Giuseppe Samonà, Francesco Valcanover, Venezia: caduta e salvezza, Sansoni, Firenze, 1970
  • L'Italia del Settecento 1700-1789, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1970
  • L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831), Milano, Rizzoli, 1971
  • L'Italia del Risorgimento 1831-1861, Milano, Rizzoli, 1972
  • L'Italia dei notabili 1861-1900, Milano, Rizzoli, 1973
  • L'Italia di Giolitti 1900-1920, Milano, Rizzoli, 1974
  • La fine del Medioevo, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1975
  • I libelli,(contiene Mio Marito Karl Marx, Il buonuomo Mussolini, Addio, Wanda!), Milano, Rizzoli, 1975; poi in BUR, 1993-2001 ISBN 88-17-11586-X
  • Il generale della Rovere. Introduzione di Geno Pampaloni, Nuova ed, BUR nº 53, 1975
  • Incontri italiani, Milano, Rizzoli, 1976
  • L'Italia in camicia nera (1919- 3 gennaio 1925), Milano, Rizzoli, 1976
  • I Protagonisti, Milano, Rizzoli, 1976
  • Averroè: Se io fossi, illustrazioni di Ugo Marantonio, Società Europea di Edizioni, Milano, 1978
  • Controcorrente I (a cura di Marcello Staglieno), Milano, Società Europea di Edizioni, 1979
  • Cronache di guerra,(contiene La lezione polacca, I cento giorni della Finlandia e Guerra nel fiordo), Milano, Editoriale Nuova, 1979
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia littoria. 1925-1936, Milano, Rizzoli, 1979
  • Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Renato Besana, L'Archivista: tra cronaca e storia, Milano, Società Europea di Edizioni, 1980
  • Controcorrente II (a cura di Marcello Staglieno), Milano, Editoriale Nuova, 1980
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Asse. 1936 - 10 giugno 1940, Milano, Rizzoli, 1980
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della disfatta. 10 giugno 1940- 8 settembre 1943, Milano, Rizzoli, 1982
  • Qui non riposano, Nuova ed., Venezia, Marsilio, 1982
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della guerra civile. 1943 - 1946, Milano, Rizzoli, 1983
  • Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Leo Longanesi, Milano, Rizzoli, 1984
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della Repubblica. 2 giugno 1946 - 18 aprile 1948, Milano, Rizzoli, 1985
  • Professione verità,(con le inchieste: Giappone '51; Ungheria '56; Toscana '62), Bari, Laterza; La Spezia, Cassa di Risparmio della Spezia, 1986
  • Indro Montanelli, Paolo Granzotto, Sommario di Storia d'Italia dall'Unità ai giorni nostri, Milano, Rizzoli, 1986 ISBN 88-17-42802-7
  • Controcorrente: 1974-1986, Milano, Mondadori, 1987; Collana Bestsellers Saggi n.38, Mondadori, Milano, 1991
  • Figure & Figuri del Risorgimento, con una nota biografica di postfazione di Marcello Staglieno, Pavia, Editoriale Viscontea, 1987 ISBN 88-7807-009-2
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del miracolo. 14 luglio 1948 - 19 agosto 1954, Milano, Rizzoli, 1987 ISBN 88-17-42725-X
  • Montanelli narratore. Da Giorno di festa a Qui non riposano, da Paura a Gallarate a Gente Qualunque, Rizzoli, Milano 1988
  • Ritratti, Rizzoli, Milano, 1988 (galleria di ritratti estrapolati dai libri di Storia di Montanelli e scelti da Paolo Granzotto)
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dei due Giovanni 1955-1965, Milano, Rizzoli, 1989
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, Milano Ventesimo Secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe, Milano, Rizzoli, 1990; nuova edizione - rivista, ampliata e aggiornata fino all'anno 2000 da Mario Cervi dopo la morte di Montanelli - in SuperBur Saggi, 2002 ISBN 88-17-11719-6
  • Caro Direttore, (antologia che contiene il meglio della rubrica 'La parola ai lettori', tenuta su Il Giornale, per gli anni 1974-1977), Milano, Rizzoli, 1991 ISBN 88-17-42728-4 ; ripubblicato nella Collana Montanelli Giornalista, Rizzoli, Milano, 2002
  • Firenze, Milano, Mondadori, 1991
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo 1966-1978, Milano, Rizzoli, 1991 ISBN 88-17-42805-1
  • Dentro la Storia,(contiene i reportage dalla Finlandia del 1940 e quelli dall'Ungheria del 1956), Milano, Rizzoli, 1992
  • Il testimone (a cura di Manlio Cancogni e Piero Malvolti), Milano, Longanesi, 1992 ISBN 88-304-1063-2; poi Collana TEADUE, , TEA, Milano, 1993 ISBN 88-7819-418-2
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango 1978-1993, Milano, Rizzoli, 1993
  • Il meglio di "CONTROCORRENTE" 1974-1992, Rizzoli, Milano, 1993; Collana La Biblioteca del Corriere della Sera, Fabbri/Corriere della Sera, RCS Libri, Milano, 1995
  • Caro Lettore. Il meglio della rubrica 'La parola ai lettori' 1978-1981, Milano, Rizzoli, 1994 ISBN 88-17-42730-6
  • Istantanee: figure e figuri della Prima Repubblica, Milano, Rizzoli, 1994 ISBN 88-17-42729-2
  • Indro Montanelli, Beniamino Placido, Eppur si muove: cambiano gli italiani?, Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano, 1995 ISBN 978-88-17-42809-5
  • L'Impero, Firenze, Sansoni, 1995
  • Giancarlo Mazzuca, Indro Montanelli: la mia Voce, (intervista), Milano, Sperling & Kupfer, 1995
  • Una Voce poco fa,(contiene i più importanti editoriali apparsi sul quotidiano La Voce), Collana Tendenze, Il Mulino, Bologna, 1995 ISBN 978-88-15-05136-3
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi, Milano, Rizzoli, 1995 ISBN 88-17-42810-8
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo 1995-1997, Milano, Rizzoli, 1997 ISBN 88-17-42810-8
  • Le Stanze: dialoghi con gli italiani, Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano, 1998 ISBN 88-17-85259-7
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del Novecento, COLLANA STORICA RIZZOLI, Rizzoli, Milano, 1998 ISBN 88-17-86014-X
  • La stecca nel coro. 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo, a cura di Eugenio Melani, (antologia di editoriali pubblicati in prima pagina su Il Giornale), Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano, 1999 ISBN 88-17-86284-3
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del millennio. Sommario di dieci secoli di storia, COLLANA STORICA RIZZOLI, Rizzoli, Milano, 2000 ISBN 88-17-86608-3; ora presente in SuperBur Saggi
  • Colloquio sul Novecento: 31 gennaio 2001, Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio / con Vittorio Foa, Rita Levi-Montalcini, Indro Montanelli, Leopoldo Pirelli; coordinato da Maurizio Viroli; introdotto da Luciano Violante - Roma, Camera dei deputati, 2001
  • Le Nuove Stanze. Prefazione di Ferruccio de Bortoli, a cura di Michele Brambilla, Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano 2001 ISBN 88-17-86608-3
  • Il Generale Della Rovere, prefazione di Gianni Riotta, con un'intervista di Michele Brambilla a Indro Montanelli, Collana La Scala, BUR, Milano, 2001
  • Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate, Milano, Rizzoli, 2002 ISBN 88-17-12991-7
  • Caro Indro... Dialoghi di Montanelli con il direttore di OGGI. 1993-2001. Il meglio di una rubrica di successo durata otto anni, a cura di Paolo Occhipinti, supplemento al settimanale Oggi numero 30 del luglio 2002, RCS
  • Il Generale Della Rovere. Prefazione di Sergio Romano, Collana I Grandi Romanzi Italiani n. 28, allegato al Corriere della Sera
  • Senza Voce. Breve storia di un giornale-fenomeno: i testi e i fotomontaggi più belli, prefazione di Ferruccio de Bortoli, postfazione di Vittorio Corona, Collana Saggi, BUR, 2005 ISBN 88-17-00633-5
  • Il meglio di Controcorrente, (antologia della rubrica Controcorrente, tenuta su Il Giornale), Collana Montanelli Giornalista, Rizzoli, Milano 2005
  • Istantanee-Caro Direttore-Caro Lettore-Il meglio di controcorrente,(cofanetto di 4 volumi), Collana Saggi, BUR, Milano, 2006 ISBN 978-88-17-01431-1
  • La sublime pazzia della rivolta. L'insurrezione ungherese del 1956,(raccoglie gli articoli scritti per il Corriere della Sera, già presenti nel volume Dentro la Storia), Prefazione di Miriam Mafai, Collana Montanelli Giornalista, Rizzoli, Milano, 2006 ISBN 88-17-01444-3
  • L'Impero bonsai. Cronaca di un viaggio in Giappone 1951-1952, Prefazione di Vittorio Zucconi, Collana Montanelli Giornalista, Rizzoli, Milano, 2007 ISBN 978-88-17-01710-7
  • La mia eredità sono io. Pagine da un secolo, (a cura di Paolo Di Paolo), Collana Scrittori Contemporanei, BUR, Milano, 2008 ISBN 978-88-17-02631-4
  • I conti con me stesso. Diari 1957-1978,(tratti da dodici quaderni e taccuini redatti tra il 1957 e il 1978, ma espunti da diversi brani ritenuti lesivi nei confronti di alcune persone citate), prefazione e note di Sergio Romano, Collana Saggi Italiani, Milano, Rizzoli, 2009 ISBN 978-88-17-02820-2; ora nella collana BUR Saggi, Milano, 2010
  • Le passioni di un anarco-conservatore. Intervista a cura di Marcello Staglieno, Prefazione di Francesco Perfetti, Collana Il salotto di Clio, Le Lettere, Firenze, 2009 ISBN 886-08-7284-7
  • Per Venezia. Libro+DVD. a cura di Nevio Casadio,(raccolta di 4 articoli apparsi il 22, 23, 24, 26 novembre 1968 sul Corriere della Sera + il film-inchiesta tv Montanelli-Venezia, trasmesso sulla RAI il 12 novembre 1969), Collana Gli Specchi, Marsilio, Venezia, 2010 ISBN 978-88-31-70727-5
  • Ricordi sott'odio. Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti (una raccolta di epitaffi a cura di Marcello Staglieno), Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano, 2011 ISBN 978-88-17-04963-4
  • Ve lo avevo detto. Berlusconi visto da chi lo conosceva bene (una raccolta di editoriali e risposte ai lettori),prefazione di Massimo Fini, Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano, 2011 ISBN 978-88-17-05317-4; poi in BUR Saggi, Milano 2012
  • Nella mia lunga e tormentata esistenza. Lettere da una vita (a cura di Paolo Di Paolo), Collana Saggi Italiani, Rizzoli, Milano, 2012 ISBN 978-88-17-05710-3

Traduzioni[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 15 dicembre 1995[137]
Commendatore di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia
— 1992
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1963[138]
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
««Corrispondente di guerra volontario, assolveva il delicato suo compito con capacità e slancio ammirevoli. Partecipava a varie azioni di guerra con gli elementi più avanzati e con essi entrava nei territori conquistati, dando prova di sereno coraggio e sprezzo del pericolo».»
— Struga (Macedonia), Santorino (Mar Egeo), Lettigue; aprile 1941.
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Schizogene», ovvero generatore di divisioni ,"seminatore di zizzania". Indro Montanelli: Nella mia lunga e tormentata esistenza - Lettere da una vita, a cura di Paolo di Paolo, p. 6
  2. ^ lo stesso giorno, mese e anno di Rita Levi-Montalcini
  3. ^ indro montanelli biografia fucecchio - firenze - toscana - Italia
  4. ^ in hindi il nome è comunque di genere maschile
  5. ^ Vedi capitolo Indro Montanelli in G. Mazzucca, 2008
  6. ^ Il custode della "stanza" di Indro: «Fui io a dirgli chi era veramente»
  7. ^ Montanelli, un omonimo porta fiori sulla sua tomba
  8. ^ Dal sito della Fondazione Montanelli Bassi
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Rai 3, Correva l'anno, puntata del 17 agosto 2010: Indro Montanelli, un elegante provocatore
  10. ^ Indro Montanelli, citato in Serena Zoli e Giovanni B. Cassano, E liberaci dal male oscuro, TEA Longanesi, Milano 2009, p. 377. ISBN 978-88-502-0209-6
  11. ^ Università di Pisa, Il giornale d'ateneo: Disturbo bipolare, una malattia che fa tendenza. URL consultato il 24 giugno 2011.
  12. ^ a b c Francesco Curridori, Indro Montanelli - Un giornalista libero e controcorrente, ARACNE, 2011.
  13. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 1.
  14. ^ Vittore Buzzi, Claudio Buzzi, Le vie di Milano, Hoepli, 2005.
  15. ^ a b c L'ora della verità, trasmissione televisiva di Gianni Bisiach, 1972
  16. ^ a b c d Enzo Biagi, Questo secolo, trasmissione televisiva del 1982
  17. ^ Intervista di Enzo Biagi a Indro Montanelli, da "IIB, Facciamo l'appello", di Enzo Biagi, 1971
  18. ^ «E Montanelli rilesse Byron: dandy sì ma cattolico», Corriere della Sera, 13 maggio 2003, p. 39
  19. ^ "Il Borghese", 4 febbraio 1955, citato in Berto Ricci: come fummo giovani allora, intervento di Beppe Niccolai tenuto a Firenze il 25 marzo 1984.
  20. ^ Indro Montanelli, Il fascismo visto da Diano Brocchi in Il corriere della sera, 4 marzo 1996, p. 35.
  21. ^ Diano Brocchi racconta: "[La] straordinaria suggestione che provocava Mussolini sui suoi interlocutori, e particolarmente sui giovani, e non mi fa affatto sorridere il ricordo del mio amico Indro, fattosi poi spietato critico degli atteggiamenti, dei gesti e degli atti mussoliniani, che, curvo a punto interrogativo verso colui che ci parlava, ipnotizzato da lui, mi piangeva accanto, tanto da trasmettere agli altri la sua sincera commozione". Vedi L'Universale, a cura di Diano Brocchi, Edizioni del Borghese, giugno 1969, pag. 14.
  22. ^ indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 1.
  23. ^ a b Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, Lo stregone: la prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, 2006.
  24. ^ Indro Montanelli XX Battaglione Eritreo, Panorama, Milano, 1936, pag. 226
  25. ^ Marco Lenci, L'Eritrea e l'Etiopia nell'esperienza di Indro Montanelli, «Studi Piacentini», nº 33/2003.
  26. ^ a b c Enzo Biagi: Io ti saluto, vado in Abissinia. (Intervista ad Indro Montanelli)
  27. ^ Intervista di Enzo Biagi a Indro Montanelli del 1982 nel programma RT-Era ieri, trasmesso da Rai 3 alle 23.45 del 13 ottobre 2008. L'usanza del "madamato", dapprima tollerata, per limitare le infezioni veneree, fu in seguito proibita nell'aprile 1937, per evitare contatti tra italiani e africani; il provvedimento fu poi seguito l'anno dopo dall'emanazione delle Leggi Razziali.
  28. ^ fascismo_giusto.pdf
  29. ^ R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002, p. 108.
  30. ^ a b Biografia dal sito Fondazione Montanelli. relativamente al 1937; lo stesso sito fa riferimento anche ad un ordine diretto di Mussolini per quanto riguarda il successivo rimpatrio.
  31. ^ Al secolo Valentín González.
  32. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 4.
  33. ^ Giordano Bruno Guerri, Giornalisti raccontano, trasmissione televisiva del 1987
  34. ^ Indro Montanelli, Pantheon Minore, Milano, Longanesi & C., 1955, pp. 48-55.
  35. ^ Fedele Toscani, la vita è tutta un clic
  36. ^ a b Indro Montanelli, Le Nuove stanze.
  37. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 6.
  38. ^ Nel linguaggio dell'epoca, l'inviato era denominato "redattore viaggiante".
  39. ^ Era il giorno della dichiarazione di guerra, da parte del Regno Unito e della Francia, alla Germania; il giorno in cui ebbe origine il secondo conflitto mondiale.
  40. ^ Montanelli stesso ebbe modo di rievocare l'episodio nel libro-intervista autobiografico Il testimone.
  41. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 10.
  42. ^ a b Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, Indro Montanelli in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 75, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011.
  43. ^ Chiara Caliceti, "Io, signora Montanelli" in quotidiano.net, 5 gennaio 2002.
  44. ^ Indro Montanelli, Nella mia lunga e tormentata esistenza. Rizzoli, 2012.
  45. ^ Lettere, op. cit., p.89
  46. ^ Lettere, op. cit., p. 97
  47. ^ Indro Montanelli
  48. ^ Travaglio:ricordando il grande Montanelli.- «SPACEPRESS
  49. ^ Indro Montanelli, biografia - Italiani
  50. ^ la Repubblica/cronaca: È morto Indro Montanelli in lutto il giornalismo
  51. ^ a b Montanelli. appuntamenti con la storia
  52. ^ avvenimentitaliani.it
  53. ^ MONTANELLI L'IMPREVEDIBILE INDRO - Repubblica.it » Ricerca
  54. ^ Montanelli Indro (Fucecchio, 1909 - Milano, 2001 luglio 22) - Archivi storici - Lombardia Beni Culturali
  55. ^ Indro Montanelli 1909-2001. Dal nostro inviato del Novecento | Ordine dei Giornalisti
  56. ^ Lettere, op. cit., p. 105
  57. ^ Lettere, op. cit., p. 102
  58. ^ È anche vero che Aldo Crespi versò di propria tasca 500.000 lire all'ufficiale SS Theodor Saevecke, e a Luca Ostèria.
  59. ^ Lettere, op. cit., p. 108
  60. ^ Dal libro Roberto Rossellini trasse il film-capolavoro Il generale Della Rovere, che venne premiato con un Leone d'oro a Venezia.
  61. ^ Odoardo Reggiani, Indro Montanelli (prima parte) - I grandi del giornalismo in Il Castellano.
  62. ^ a b Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 12.
  63. ^ Lettere, op. cit., p. 265
  64. ^ La collaborazione con il periodico proseguì fino al 1956. Si interruppe poiché in quell'anno l'amicizia tra i due s'incrinò.
  65. ^ [[Mario Biondi (scrittore)|Mario Biondi]], Montanelli: più che un’amicizia una complicità. Conversazione con Giorgio Soavi, infinitestorie.it. URL consultato il 18 settembre 2012.
  66. ^ Montanelli conosceva la rivista che Prezzolini aveva fondato nel 1909, La Voce, che considerava uno dei migliori prodotti del giornalismo culturale italiano.
  67. ^ Chiaro il riferimento al campo di prigionia in cui, nei mesi successivi alla Liberazione, erano stati rinchiusi numerosi appartenenti alla R.S.I.
  68. ^ Raffaele Liucci, L'Italia borghese di Longanesi. Marsilio, Venezia, 2002.
  69. ^ Solo la Storia d'Italia ha venduto, al 2004, oltre un milione di copie, e risulta il saggio storico di maggior successo negli annali dell'editoria italiana.
  70. ^ a b Giovanni Cubeddu, La Chiesa che ho conosciuto in 30 giorni nella Chiesa e nel Mondo, luglio/agosto 2000.
  71. ^ a b Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 19.
  72. ^ La tragedia del Vajont e la caccia alle streghe.
  73. ^ Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont.
  74. ^ La diga è ancora lì. Come il dolore
  75. ^ Michele Brambilla, Montanelli, Del Boca e l' Etiopia: le guerre non finiscono mai in Corriere della Sera, 1º ottobre 1996.
  76. ^ Angelo Del Boca, I gas di Mussolini, Il fascismo e la guerra d'Etiopia, Roma, Editori Riuniti, 1996, pp. 29 e 32.
  77. ^ Indro Montanelli, Gas in Etiopia: i documenti mi danno torto in Corriere della Sera, 13 febbraio 1996.
  78. ^ Indro Montanelli, Le Nuove stanze, "Un invito che sarebbe opportuno ripescare".
  79. ^ Indro Montanelli, Le Stanze, p. 269.
  80. ^ L'inchiesta su Venezia uscì in quattro articoli, il 22, 23, 24 e 26 novembre 1968.
  81. ^ Il Sessantotto di Montanelli, la battaglia per Venezia
  82. ^ Il reportage su Venezia venne trasmesso il 12 novembre 1969.
  83. ^ Nello Ajello, «D'ora in poi i padroni siamo noi», L'Espresso, 12 marzo 1972.
  84. ^ Elezioni politiche italiane del 1972.
  85. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 11.
  86. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 21.
  87. ^ In un'intervista concessa a Franco Di Bella, Montanelli smentì di aver lasciato il Corriere per incassare subito la liquidazione e rivelò che la cifra che ricevette fu di soli 75 milioni di lire, dopo 37 anni di carriera. Cfr. Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982.
  88. ^ Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, op. cit., pag. 91.
  89. ^ Montanelli manterrà la sua Stanza su Oggi fino alla morte nel 2001.
  90. ^ Montanelli avrebbe desiderato chiamarlo "Il Giornale", tuttavia, a quel tempo esisteva una piccola testata con lo stesso nome, per cui dovette aggiungervi l'aggettivo "Nuovo". In seguito, con la chiusura di quella testata poté rinominare il suo quotidiano semplicemente Il Giornale.
  91. ^ Vittorio Feltri, "Piccola storia del giornalismo", Libero, 16 giugno 2003.
  92. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013. Pag. 53.
  93. ^ a b c d e f Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  94. ^ a b c d e Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 29.
  95. ^ Il sodalizio professionale tra Montanelli e Bettiza durò fino al 1983.
  96. ^ Francesco Cevasco, Quella volta che Montanelli andò al Bagutta e tutti si voltarono dall' altra parte in "Corriere della Sera, 24 marzo 1994.
  97. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 24.
  98. ^ Montanelli si tura il naso come nel ' 76: voto l' uomo della Lega in Corriere della Sera, 6 giugno 1993.
  99. ^ Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, Montanelli l'anarchico borghese: la seconda vita 1958-2001, Einaudi, 2009.
  100. ^ Giulio Nascimbeni, Controcorrente: il cruccio quotidiano di Montanelli in Corriere della Sera, 1º luglio 1993.
  101. ^ Indro Montanelli, La mia amicizia a prova di bomba con Fortebraccio in Corriere della Sera, 28 maggio 1997.
  102. ^ In quello stesso anno furono gambizzati altri due giornalisti: Vittorio Bruno, vicedirettore del Secolo XIX ed Emilio Rossi, direttore del TG1.
  103. ^ Ricordando l'episodio in una intervista televisiva sostenne che fu questo gesto a salvargli la vita, in quanto se fosse immediatamente caduto gli ultimi colpi l'avrebbero probabilmente colpito alla pancia e al torace. Il particolare è annotato anche nei Diari, pubblicati nel 2009.
  104. ^ Vedi articoli nell’Unità di venerdì 3 giugno 1977.
  105. ^ Giorgio Torelli, Non avrete altro Indro. Montanelli raccontato con nostalgia, Milano, Ancora, 2009. Pagg. 23-24.
  106. ^ G.Bocca, Noi terroristi, p. 147.
  107. ^ L’Unità aprì col titolo "Montanelli ferito da colpi di pistola in un attentato di «brigatisti rossi»" corredato con la fotografia del ferito soccorso dai passanti. Il quotidiano comunista riportava la cronaca dell'evento evidenziando la ferma condanna del partito per un atto definito criminale nell'occhiello del titolo.
  108. ^ Felice Froio, Il cavaliere incantatore, Bari, Edizioni Dedalo, 2003, p. 58.
  109. ^ Giorgio Ferrari, Il Padrone del Diavolo, Camunia, 1990.
  110. ^  Marco Travaglio. Marco Travaglio e il mausoleo egizio di Berlusconi!. YouTube, 21 gennaio 2008. URL consultato in data 4 maggio 2012.
  111. ^ intervista rilasciata al giornalista Alain Elkann sulla sua uscita dal Giornale. URL consultato il 9 dicembre 2008.
  112. ^ Marco Travaglio a 100 anni dalla nascita di Montanelli. URL consultato il 21 aprile 2009.
  113. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 28.
  114. ^ Indro Montanelli, Le Nuove stanze, «C'è modo e modo di dire no».
  115. ^ a b c Alberto Alfredo Tristano, La Voce di Montanelli in Ragusa News, 23 marzo 2009.
  116. ^ Indro Montanelli, Senza Voce, Biblioteca Universale Rizzoli, 2005.
  117. ^ Si spegne la voce?, la Repubblica, 29 marzo 1995. URL consultato il 20 settembre 2012.
  118. ^ Addio a Corona Con Montanelli inventò «La Voce» in Corriere della Sera, 27 gennaio 2007.
  119. ^ Montanelli: "Deciderò io come e quando morire" in la Repubblica, 12 dicembre 2000.
  120. ^ Ore 17.30, è morto Indro Montanelli in Corriere della Sera, 23 luglio 2001.
  121. ^ Necrologio
  122. ^ Piero Colaprico, Montanelli, l' addio della sua Milano in la Repubblica, 25 luglio 2001.
  123. ^ Il Giornale, Montanelli e quel gran rifiuto all'amico Cossiga che lo voleva senatore a vita, Fabrizio Boschi, 4 settembre 2013 h 17:05
  124. ^ [1]
  125. ^ Montanelli "Leone di Finlandia", 22 ottobre 1992.
  126. ^ a b (FI) Veli-Matti Hynninen, Juho Olonen ja Indro Montanelli – kaksi joululegendaa in Loviisan Salomat, 20 dicembre 2001.
  127. ^ onorificenza finlandese a Montanelli, 22 ottobre 1992.
  128. ^ International Editor of the Year Award - Previous recipients, worldpress.org.
  129. ^ Indro Montanelli y Julián Marías Aguilera - Communication and Humanities 1996.
  130. ^ E il laico si inginocchiò con il Papa, Il Sole 24 ORE, 2 aprile 2005. URL consultato il 22 febbraio 2011.
  131. ^ Medail Cesare, Enzo Biagi: «Non aveva padroni. Se sbagliava chiedeva scusa» in Corriere della Sera, 23 luglio 2001.
  132. ^ Premio di scrittura ’’Indro Montanelli’’, Fondazione Montanelli Bassi.
  133. ^ Dopo quarant' anni Paolo Mosca ripropone «Il petto e la coscia» di Montanelli in Corriere della Sera, 27 febbraio 2007.
  134. ^ Maria Grazia Gregori, L'Unità - Edizione Nazionale - 10/10/2001 in l'Unità.
  135. ^ Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della televisione, Garzanti, 2008.
  136. ^ Uscì per la prima volta nell'inverno 1944-45 in Svizzera con il titolo Eine italienische tragödie.
  137. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  138. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Prefazioni, Introduzioni e Presentazioni[modifica | modifica sorgente]

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  • Amerigo Bartoli, Italiani in casa, Mondadori, Milano, 1957
  • F. Pestellini, P. Ghiglia nella vita e nell'arte, Edizioni Corso, Roma, 1960
  • Jean D'Hospital, Roma in confidenza, Rizzoli, Milano, 1963
  • Cesarino Branduani, Memorie di un libraio, Collana La Fronda n.40, Longanesi, Milano, 1964
  • Terzo Reich: storia del nazismo, a cura e con la prefazione ad ognuno dei 3 volumi di I. Montanelli, Sadea Editore, Roma, 1965
  • Colette Rosselli, Il Grande libro della casa a cura di Donna Letizia, Armando Curcio Editore, Roma, 1967
  • Leo Longanesi, In piedi e seduti, Longanesi, Milano, 1968
  • Riccardo Bacchelli, Il mulino del Po, Collana Oscar, Mondadori, Milano, 1970
  • AA.VV., Piazza Navona - Isola dei Pamphilj, Edizioni Nuova Spada, Roma, 1970
  • Delio Mariotti, Roma Imperiale. Colosseo primo attore, Fratelli Palombi Editore, Roma, 1970
  • Dino Buzzati, I miracoli di Val Morel, Garzanti, Milano, 1971
  • Leo Longanesi, I Borghesi stanchi, Rusconi, Milano, 1973
  • Giorgio Torelli, Cosa Nostra, Rusconi, Milano, 1976
  • AA.VV., Il GOTHA, Società Europea di Edizioni, Milano, 1977
  • Renzo Trionfera, Valzer di marescialli: 8 settembre 1943, Editoriale Nuova, Milano, 1979
  • Alberto Pasolini Zanelli, I liberalcristiani all'appuntamento con l'Europa, Editoriale Nuova, Milano, 1979
  • Marx non abita più qui. Viaggio straordinario nell'URSS sconosciuta attraverso l'obiettivo di Vladimir Sichov, testi di Eugène Silianoff, Editoriale Nuova, Milano, 1980
  • a cura di Arrigo Pecchioli, Il Palio di Siena, EDITALIA, Siena, 1980
  • Egisto Corradi, Dalle zone calde, Società Europea di Edizioni, Milano, 1982
  • Baldassarre Molossi, La coda del diavolo, Artegrafica Silva, Parma, 1982
  • Mauro Ballarè, L'Ottocento un secolo straordinario: cronaca, storia, immagini, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1983
  • Quinto Navarra, Memorie del commesso di Mussolini, Collana Il Cammeo n.48, Longanesi, Milano, 1983
  • Giuseppe Barigazzi, Le osterie di Milano, Mursia, Milano, 1983
  • Willy Farnese (Giovanni Ansaldo), Il Vero Signore. Guida pratica di Belle Maniere, Longanesi, Milano, 1983
  • Cesare Piacesi-Angelini, Perpetua e Don Abbondio, Sciardelli, Milano, 1984
  • Luigi Offeddu, La sfida dell'acciaio. Vita di Agostino Rocca. Prefazione di I. Montanelli. Postfazione di Giovanni Malagodi, Marsilio, Venezia, 1984
  • Berto Ricci, Lo scrittore italiano, Ciarrapico Editore, 1984
  • Franz Herre, Metternich: considerò l'Italia un'espressione geografica, trad. di Lydia Magliano, Collana Biografie, Bompiani, Milano, 1984
  • Pier Francesco Listri, Firenze e la Toscana di Yorick. Torna, a 150 anni dalla nascita, il primo giornalista moderno (Piero Coccoluto Ferrigni), Edizioni del Palazzo, Firenze, 1985
  • Dino Buzzati, Il Reggimento parte all'alba, Frassinelli, Milano, 1985
  • AA.VV., Italia Ventesimo Secolo, Reader's Digest, Milano, 1985
  • Cesare Marchi, Caro Montanelli. Lettere al direttore sull'Italia che cambia e sugli italiani che non cambiano mai, Rizzoli, Milano, 1985
  • Rodolfo Graziani, Una vita per l'Italia. Ho difeso la patria, Collana Testimonianze, Mursia, Milano, 1986
  • AA.VV., Storia di Milano: dai Romani a Tognoli, Mondadori, Milano, 1986
  • Alberto Pasolini Zanelli, Città e il sogno, Collana Ephemeris n.1, Crocetti, Roma, 1986
  • Achille Campanile, La televisione spiegata al popolo, a cura di Aldo Grasso, con una nota di Oreste Del Buono, Bompiani, 1989
  • Massimo Fini, Il conformista. Contro l'anticonformismo di massa, opinioni che fanno scandalo, Collana Ingrandimenti, Mondadori, Milano, 1990
  • Beppe Severgnini, Inglesi. Guida al regno della Thatcher, Rizzoli, Milano, 1990
  • Daniele Vimercati, I lombardi alla nuova crociata. Il "fenomeno lega" dall'esordio al trionfo. Cronaca di un miracolo politico, Mursia, Milano, 1990
  • Franco Cardini, La vera storia della Lega Lombarda, Collana Le Scie, Mondadori, Milano, 1991
  • Vadim Dubrovski, Orfani di Madre Russia. Le memorie di un cinico, Sperling & Kupfer, Milano, 1992
  • Sergio Congia, Intervista a Baldassarre Molossi, direttore storico della Gazzetta di Parma, Gasperini, Cagliari, 1992
  • Marco Travaglio, Stupidario del calcio e di altri sport, Biblioteca Umoristica, Mondadori, Milano, 1993
  • Graziano Mesina, Io, Mesina. Dal Supramonte ad Asti: Un ergastolo, nove evasioni, una prigione raccontati a Gabriella Banda e Gabriele Moroni, Edizioni Periferia, 1993
  • Georges-André Chevallaz, La Svizzera nel contesto storico europeo, Armando Dadò Editore, Locarno, 1993
  • Giuseppe Marotta, Nulla sul serio, Collana I maestri dell'umorismo, Corbaccio, Milano, 1993
  • Gigi Riva - Marco Ventura, Jugoslavia il nuovo Medioevo. La guerra infinita e tutti i suoi perché, Mursia, Milano, 1994
  • Paolo Pinto, Una Repubblica in rovina, Solfanelli, 1994
  • Alberto Pasolini Zanelli, Americani, Mondadori, Milano, 1994
  • Federico Orlando, I 45 giorni di Badoglio, Bonacci, Roma, 1994
  • Gianni Rizzoni, Dreyfus. Cronaca illustrata del caso che ha sconvolto la Francia, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 1994
  • Nicola Dioguardi, Lettere al Cardinale, Mursia, Milano, 1994
  • Monica Setta, Berlusconi sul sofà. Manuale per far carriera nella Seconda Repubblica, Tullio Pironti Editore, Napoli, 1994
  • Marco Travaglio, Il pollaio delle libertà. Detti, disdetti e contraddetti, Vallecchi, Firenze, 1995
  • Alessandro Pavolini, Scomparsa d'angela, Cyrano, 1995
  • Luigi Crivelli, Schuster. Un monaco prestato a Milano, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo, 1996
  • Gian Antonio Stella, Dio Po: gli uomini che fecero la padania, Baldini & Castoldi, Milano, 1996
  • Marzio G. Mian, Karadzic. carnefice psichiatra poeta, Collana Fatti testimonianze reportage, Mursia, Milano, 1996
  • Gigi Garanzini, Il romanzo del Vecio: Enzo Bearzot, una vita in contropiede, Collana Storie della Storia d'Italia n.39, Baldini & Castoldi, Milano, 1997
  • Piero Gheddo, Missionario. Un pensiero al giorno, Piemme, 1997
  • Michele Brambilla, L'eskimo in redazione. Nuova edizione aggiornata, Collana Oscar Saggi, Mondadori, Milano, 1998
  • Lorenzo Bedeschi, Padre Marella. Un prete accattone a Bologna, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 1998
  • Giuseppe Prezzolini, Diario 1968-1982, Rusconi, Milano, 1999
  • Angelo Cremonesi, Milano. Il fascino dei navigli. Testi di Francesco Ogliari e Franco Fava, De Ferrari Editore, Genova, 2000
  • Emil Ludwig, Colloqui con Mussolini, Collana Le Scie, Mondadori, Milano, 2000
  • Orio Vergani, Alfabeto del XX secolo. Protagonisti, eventi, luoghi, storie del Novecento nell'"enciclopedia" di un grande del giornalismo, Baldini & Castoldi, Milano, 2000
  • Mussolini giornalista a cura di Renzo De Felice. 1912-1922: i migliori articoli degli anni alla direzione dell'"Avanti" e de "Il Popolo d'Italia", Collana SuperBur Saggi, BUR, Milano, 2001

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Marcello Staglieno, Il Giornale 1974-1980 , Milano, Società europea di edizioni, 1980.
  • Tommaso Giglio, Un certo Montanelli, Milano, Sperling & Kupfer, 1981.
  • Claudio Mauri, Montanelli l'eretico, Milano, SugarCo, 1982.
  • Marcello Staglieno, Indro Montanelli, Milano, Sidalm-Comune di Milano, 1982.
  • Tullio Ciarrapico (a cura di), Indro Montanelli. Una vita per la cultura. Letteratura: giornalismo, Roma, Ente Fiuggi, 1985.
  • Donato Mutarelli, Montanelli visto da vicino, Milano, Ediforum, 1992.
  • Ettore Baistrocchi, Lettere a Montanelli, Roma, Palazzotti, 1993.
  • Piero Malvolti, Indro Montanelli, Fucecchio, Edizioni dell'Erba, 1993.
  • Mario Cervi, con Gian Galeazzo Biazzi Vergani, I vent'anni del Giornale di Montanelli, Milano, Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84323-7
  • Giancarlo Mazzuca, Indro Montanelli: la mia Voce. Storia di un sogno impossibile raccontata da Giancarlo Mazzuca, Milano, Saggi, Sperling & Kupfer, 1995, ISBN 88-200-1904-3
  • Federico Orlando, Il sabato andavamo ad Arcore. La vera storia, documenti e ragioni, del divorzio tra Berlusconi e Montanelli, Bergamo, Larus, 1995. ISBN 88-7747-954-X
  • Marcello Staglieno, Il Novecento visto da Montanelli: l'eretico della destra italiana, suppl. a "Lo Stato", Roma, 20 gennaio 1998.
  • Marco Delpino, a cura di e con Paolo Riceputi, Indro Montanelli: un cittadino scomodo e un'analisi sulla stampa italiana, Santa Margherita Ligure, Tigullio-Bacherontius, 1999.
  • Indro Montanelli, Le Nuove stanze, Milano, Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-86842-6
  • Federico Orlando, Fucilate Montanelli. Dall'assalto al Giornale alle elezioni del 13 maggio, Roma, Editori Riuniti, 2001. ISBN 88-359-5076-7
  • Marcello Staglieno, Montanelli. Novant'anni controcorrente, Collana Le Scie, Milano, Mondadori, 2001. ISBN 88-04-50481-1
  • Giorgio Soavi, Indro. Due complici che si sono divertiti a vivere e a scrivere, Collezione "IL CAMMEO" VOLUME 388, Milano, Longanesi, 2002. ISBN 88-304-2000-X
  • Gian Luca Mazzini, Montanelli mi ha detto. Avventure, aneddoti, ricordi del più grande giornalista italiano, Il Cerchio, Rimini 2002. ISBN 88-8474-025-8
  • Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, Milano, Rizzoli, 2002. ISBN 88-17-12991-7
  • Giorgio Torelli, Il Padreterno e Montanelli, Milano, Ancora, 2003. ISBN 88-514-0090-3
  • Paolo Granzotto, Montanelli, Bologna, Il Mulino, 2004. ISBN 88-15-09727-9
  • Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere. Storia di un grande e di un piccolo uomo, Prefazione di Enzo Biagi, Garzanti, Milano, 2004 ISBN 88-11-60034-0; Nuova edizione ampliata nella Collana Saggi, con un saggio introduttivo inedito dell'Autore, Garzanti, Milano ISBN 978-88-11-60088-6
  • Paolo Avanti, con Alessandro Frigerio, A cercar la bella destra. I ragazzi di Montanelli, Milano, Mursia, 2005. ISBN 88-425-3406-4
  • Sandro Gerbi - Raffaele Liucci, Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli, Collana Gli Struzzi nº 611, Torino, Einaudi, 2006. ISBN 88-06-16578-X
  • Renata Broggini, Passaggio in Svizzera. L'anno nascosto di Indro Montanelli, Milano, Feltrinelli, 2007. ISBN 9788807490545
  • Federica Depaolis, Walter Scancarello (a cura di), Indro Montanelli. Bibliografia 1930-2006, Pontedera, Bibliografia e Informazione, 2007. ISBN 978-88-902523-1-0
  • Giancarlo Mazzuca, Testimoni del Novecento, Bologna, Poligrafici Editoriale, 2008.
  • Marcello Staglieno, Introduzione a Indro Montanelli, Le passioni di un anarco-conservatore, Firenze, Le Lettere, 2009. ISBN 88-6087-284-7
  • Sandro Gerbi - Raffaele Liucci, Montanelli l'anarchico borghese. La seconda vita 1958-2001, Collana Gli Struzzi nº 647, Torino, Einaudi, 2009. ISBN 978-88-06-18947-1
  • Giorgio Torelli, Non avrete altro Indro. Montanelli raccontato con nostalgia, Milano, Ancora, 2009. ISBN 9788851406691
  • Iacopo Bottazzi, Montanelli Reporter. Da Addis Abeba a Zagabria in viaggio con un grande giornalista, Aliberti, 2011, ISBN 88-74-24622-6
  • Federica De Paolis, Tra i libri di Indro: percorsi in cerca di una biblioteca d'autore, Pontedera, Bibliografia e Informazione, 2013. ISBN 9788890725067

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Direttore de Il Giornale Successore
Nessuno 25 giugno 1974 - 11 gennaio 1994 Vittorio Feltri
Predecessore Direttore de La Voce Successore
Nessuno 22 marzo 1994 - 12 aprile 1995 Nessuno

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