San Marco in Lamis

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San Marco in Lamis
comune
San Marco in Lamis – Stemma
San Marco in Lamis – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Amministrazione
Sindaco Angelo Cera (UdC) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 41°42′42″N 15°38′06″E / 41.711667°N 15.635°E41.711667; 15.635 (San Marco in Lamis)Coordinate: 41°42′42″N 15°38′06″E / 41.711667°N 15.635°E41.711667; 15.635 (San Marco in Lamis)
Altitudine 550 m s.l.m.
Superficie 234,2 km²
Abitanti 13 972[1] (31/05/2014)
Densità 59,66 ab./km²
Frazioni Borgo Celano, Amendola, Sambuchello, San Matteo, Stignano
Comuni confinanti Apricena, Cagnano Varano, Foggia, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico, San Severo
Altre informazioni
Cod. postale 71014
Prefisso 0882
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071047
Cod. catastale H985
Targa FG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 981 GG[2]
Nome abitanti sammarchesi (Santemarchìse)
Patrono San Marco, San Matteo Evangelista, Madonna Addolorata
Giorno festivo 25 aprile, 21 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Marco in Lamis
Posizione del comune di San Marco in Lamis nella provincia di Foggia
Posizione del comune di San Marco in Lamis nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

San Marco in Lamis (Sànde Màrche in dialetto sammarchese) è un comune italiano di 13.972 abitanti della provincia di Foggia, in Puglia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano e detiene, con i suoi 234 km quadrati di superficie, l'ottantatreesimo posto tra i Comuni d'Italia con più vasta espansione territoriale. Del comune di San Marco in Lamis fanno parte anche le frazioni di Borgo Celano (2,13 km), San Matteo (2,08 km), Stignano (6,73 km) e Villaggio Amendola (19,1 km). Il torrente Jana che da secoli attraversa il comune, è ormai ridotto ad un lungo canale perlopiù sotterraneo, il cosiddetto "canalone", per lo scolo delle acque piovane.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lu Scalone

La storia della cittadina si intreccia con quella del convento di San Matteo Apostolo, il cui edificio a prima vista può essere scambiato per un'antica fortezza, ma in realtà è un monastero di frati francescani risalente al IX-X secolo. Nel Medioevo l'imponente struttura garantiva protezione agli abitanti del luogo, per la sua posizione inespugnabile, arroccata su un colle.

Il centro storico è denominato Padula, ovvero palude (in lamis in latino equivale proprio a "nelle paludi"), a testimonianza del fatto che un tempo (prima della sua completa bonifica) la zona era paludosa. Esso è di tipo medievale, con case basse a schiera prevalentemente bianche, con strade strette e vicoli ciechi.

Mirabile è la descrizione che ne ha fatto Riccardo Bacchelli nella sua novella Il brigante di Tacca del Lupo: "Come uno spaccato verde tra aridi colli, s'apriva, fresco d'alba, il vallone dove si stipa San Marco in Lamis, paese singolare per la distribuzione regolare delle strade ai lati della via maestra, onde le rosse, vivide file di tetti a due spioventi uguali, uguali anch'esse le case d'altezza e dimensione, si allineano e si spartiscono come un ammattonato a spina..."

E a proposito di briganti, è necessario ricordare che il territorio di San Marco in Lamis è stato fortemente interessato dal fenomeno del brigantaggio post-unitario. Infatti, sono oltre 50 i briganti sammarchesi fucilati o morti negli scontri dopo il 1861; tra essi, Angelo Maria Del Sambro (Lu Zambre), Agostino Nardella (Putecàrio), Angelo Villani (Recchio muzzo), Nicandro Polignone (Nicandrone). Inoltre, si registra che altri 42 briganti - originari di comuni limitrofi - siano deceduti in combattimento o siano stati fucilati nel territorio di San Marco in Lamis.

Come tutti i Comuni d’Italia, anche San Marco in Lamis annovera tra i caduti per la difesa della Patria durante le guerre mondiali (1915-18; 1940-45) tanti suoi concittadini (circa 350). Oltre ai caduti, il comune può vantare di aver avuto molti ex reduci e combattenti di guerra, tanti ex IMI (Internati Militari Italiani), grandi mutilati e invalidi di guerra, dispersi in guerra su vari fronti (Russia, Grecia, Albania, ex Jugoslavia, Africa Orientale, Mar mediterraneo), partigiani e tantissimi patrioti volontari per la libertà che si sono rifiutati di servire la Repubblica Sociale di Salò per contribuire, con la lotta, alla liberazione dell'Italia dal Nazifascismo. Una maggioranza di uomini decorati dalle onorificenze più alte quali: medaglie d'argento, medaglie di bronzo e croci al valore militare fino ad arrivare a quelle più comuni e pur sempre importanti quali: le croci al merito di guerra e le due medaglie commemorative sia della guerra 1940-43 che della guerra di liberazione 1943-45.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

San Marco in Lamis-Stemma.png

Profilo araldico dello stemma:

« Scudo d'azzurro al leone rampante, con tra le zampe, il libro del Vangelo, nelle cui pagine si leggono queste parole: "Pax tibi Marce Evangelista meus". Il leone poggia i piedi sulla cima di due monti. Lo scudo è contornato da una cornice arabescata, presentante alla sommità due fiorellini. Tutto lo scudo, infine, è sormontato da una corona. »

Significato dello stemma:

« Il leone, raffigurante San Marco Evangelista, poggia i piedi sulla cima di due monti, ad indicare che la città è situata in una valle. La scritta si traduce "Pace a te o Marco, mio Evangelista" L'azzurro che riempie l'intero campo dello scudo simboleggia l'aria salubre che si respira in città. I fiorellini sono in rappresentanza di tutti quelli che sorgono spontanei e abbondanti nei boschi »

Profilo araldico del gonfalone:

« Di forma rettangolare. I bordi dei lati più lunghi sono di color cinabro. Il fondo, semiovale, è di color rosa e presenta, nella parte inferiore, una frangia dorata. Il fondo accoglie nella parte centrale lo stemma comunale. Lo stemma è racchiuso tra le scritte semicircolari "MUNICIPIO DI" nella parte superiore e "SAN MARCO IN LAMIS" nella parte inferiore. Sotto quest'ultima scritta è riprodotta un'aquila ad ali spiegate »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— Regio Diploma di Ferdinando IV di Borbone - anno 1793

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Su quella variante della Via Francigena oggi chiamata “Via Sacra Langobardorum”, si trovano a ridosso del paese i due conventi francescani di San Matteo e di Santa Maria di Stignano, la cui storia risulta intimamente legata a quella dei sammarchesi e della loro cittadina.

Convento di San Matteo Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Convento di San Matteo apostolo.
Convento di San Matteo

Anticamente conosciuto come il Convento di San Giovanni In Lamis, l'imponente monastero è situato a circa un paio di chilometri ad est di San Marco in Lamis alle pendici del monte Celano (871 m), tra il verde dei carpini e dei frassini che sovrastano la Valle dello Starale. Non si hanno date certe sulla fondazione del santuario probabilmente fondato dai Longobardi, ma sicuramente l'esistenza di una chiesa e di un ospizio erano cosa certa già dal V-IV secolo. La prima data certa che troviamo nei documenti è quella del 1007. Partiti i Benedettini, Clemente V, con Bolla del 20 febbraio 1311, affidò il Monastero ai Cistercensi dell'abbazia di Santa Maria di Casanova presso Villa Celiera per poi passare nelle mani di alcuni abati commendatari. Una svolta si ebbe solamente più tardi, quando l'affidamento del monastero passò nelle mani dei frati Minori Osservanti, con bolla papale del 14 febbraio 1568, che donarono nuovamente splendore e gloria al convento. In questo periodo il monastero ricevette una reliquia proveniente dalla cattedrale di Salerno attribuita all'apostolo evangelista Matteo (un dente molare). Questo non fece altro che far aumentare l'afflusso di pellegrini che salivano sul monte Gargano in cerca di quella spiritualità che non si trovava altrove.

Dopo la donazione della reliquia il convento fu noto come Convento di San Matteo anche se ufficialmente il nome canonico resta ancora "Convento di San Giovanni in Lamis". In questi ultimi secoli il convento è sempre stato meta di pellegrinaggi, aumentati notevolmente negli ultimi anni dall'afflusso di visitatori alla tomba di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo e questo non ha fatto altro che accrescere la notorietà del convento che si è sviluppato nell'ambito del Parco Nazionale del Gargano grazie al suo inserimento in un paesaggio unico nel suo genere.

Inizialmente doveva avere più le sembianze di una fortezza, grazie ai suoi contrafforti ed alla sua posizione, quasi a controllo della valle dello Starale. Per quanto riguarda la facciata centrale, bisogna ricordare che fu munita della attuale scalinata nel 1838, la quale conduce all'ingresso che a sua volta conduce attraverso una serie di archi e vele al chiostro di forma rettangolare che ci rimanda a quello spirito benedettino che mostra le origini della costruzione. Dal chiostro si può ammirare il loggiato cinquecentesco ed il piazzale medievale alla cui sommità è posta una statua raffigurante l'Arcangelo Michele. Un lungo corridoio conduce alla chiesa ad un'unica navata che presenta un presbiterio rialzato completamente realizzato con marmi policromi da maestri napoletani.

Sui muri si notano i resti di affreschi medievali, tra i quali vi è la rappresentazione di San Francesco in visita sul Gargano ed i resti di un Giovanni Battista. Lateralmente vi sono degli altari minori di stile barocco realizzati con pietra di Monte Sant'Angelo dedicati a San Giuseppe, l'Immacolata Concezione, Sant'Antonio da Padova e San Giovanni Battista da cui si ha il nome canonico della chiesa. Nell'abside è collocato un coro in legno massiccio che alcuni ignoti frati minori del convento intagliarono nel 1600.

Santuario di Santa Maria di Stignano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Santa Maria di Stignano.
Facciata Convento Stignano

Leggenda e Storia ne fanno uno dei primi santuari mariani del Foggiano e una delle più notevoli architetture del 1500. Posto sull'antica Via Francigena all'incrocio con l'attuale SS. n. 272, in una valle di grande fascino. Ricco di storia e insigne per arte, trae le sue origini in epoca medievale. Il suo nome infatti lo si trova per la prima volta in un documento del 21 settembre 1231 dell'archivio di Stato di Napoli, attestante il già esistente culto alla Vergine.

L'interno del santuario

Secondo gli storici la chiesetta era uno dei tanti oratori che costellavano i declivi e le vette che menano da Stignano a Castelpagano (dei quali si possono ancora ammirare i ruderi di quello della SS. Trinità sulla vetta retrostante al Convento e dell'altro di S. Agostino verso Castelpagano).

Nel 1500, la bellezza del luogo e il crescere prodigioso della Vergine miracolosa sollecitarono il cistercense Fra Salvatore Scalzo il quale, ansioso di una riforma nel suo ordine, abbandonò i confratelli monaci dell'abbazia di S. Giovanni in Lamis (l'attuale Convento di S. Matteo) e si ritirò qui fondando un nuovo sodalizio e costruendo un Convento accanto alla Chiesetta. Con l'aiuto del noto feudatario Ettore Pappacoda di Napoli, distrusse il vecchio oratorio e costruì questa nuova Chiesa nel 1515.

I frati minori incrementarono anche la fabbrica portando a termine la Chiesa nel 1613 con la costruzione del Transetto, della Cupola, del Coro e del Campanile nel 1615. La Chiesa fu consacrata nel 1679 da Mons. Vincenzo Maria Orsini, Arcivescovo di Manfredonia poi divenuto Papa col nome di Benedetto XIII.

Fino alla metà del sec. XIX fu uno dei più grandi santuari mariani della Capitanata. La festa, che si celebrava il 15 agosto, richiamava per tutta l'estate folle considerevoli; in tale occasione il vescovo di Lucera, nel cui territorio il santuario ricadeva, inviava ben venti sacerdoti che vi svolgessero servizio di confessori.

Al di fuori si ammira la magnifica facciata cinquecentesca della Chiesa di stile romanico abruzzese e del bel monumento a Pio XII (donato nel giugno 1966 dalla Associazione di Cultura Contardo Ferrini). Nell'aula magna vi è una cattedra settecentesca con magnifiche pitture sulla vita della Madonna. Nell'interno vi è l'incantevole loggiato cinquecentesco con il pregevolissimo portale del 1576 e le pitture cicliche sulla vita di S. Francesco.

Castelpagano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castelpagano (castello).
Castel Pagano

Da un punto di vista territoriale il sito non rientra nel comune di San Marco in Lamis, ma in quello di Apricena, da un punto di vista storico con la cittadina di San Marco e in particolare con il convento di Stignano condivide molti aspetti. Per un senso di appartenenza che si porta avanti da generazioni e generazioni lo si considera come parte integrante del territorio di San Marco.

Ubicato su di uno sperone del Gargano a 545 metri di altitudine, a Sud-Ovest del promontorio del Gargano nel comune di Apricena, il castello, di cui rimangono poche rovine, faceva parte di un borgo la cui origine è incerta. La posizione elevata, ottima all'epoca per controllare il territorio sottostante, gli permette una vista stupenda verso il Gargano e i monti del Molise da una parte e su tutto il Tavoliere dall'altra.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti a spasso la domenica sui viali di Piazza Europa

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Festa di San Marco Evangelista[modifica | modifica wikitesto]

San Marco Evangelista è il patrono principale della cittadina. Si festeggia il 25 aprile. La festa è preceduta da un novenario animato dalle associazioni religiose, confraternite e comunità parrocchiali della comunità, presso la Chiesa Madre della cittadina. Il 24, da qualche anno, vi è la festa delle associazioni, con animazioni varie, gonfiabili e musica. Inoltre la stessa sera viene assegnato il Premio Speranza. Il 25, giorno della solennità di San Marco Evangelista, nella Chiesa Madre vi è la celebrazione delle Sante Messe, secondo l'orario festivo. A sera dopo la messa celebrata dal Vescovo diocesano con la partecipazione di tutte le autorità civili e religiose, vi è la processione del simulacro del santo, lungo le vie principali del paese. La festa religiosa è accompagnata dalla festa civile. Vi è, inoltre, la tradizionale fiera, il concerto bandistico, le luminarie, il concerto serale e lo sparo di fuochi pirotecnici.

La fracchia che brucia

Le fracchie[modifica | modifica wikitesto]

San Marco in Lamis è nota soprattutto per la tradizionale Processione delle "fracchie", una manifestazione religiosa popolare molto suggestiva e assai singolare, che si ripete puntualmente da circa tre secoli ogni venerdì Santo per la rievocazione della Passione di Cristo, e che, ogni anno, richiama un grande afflusso di forestieri.

Le fracchie sono delle enormi fiaccole, realizzate con grossi tronchi di albero aperti longitudinalmente a forma di cono e riempiti di legna, per essere incendiate all'imbrunire e divenire quindi dei falò ambulanti che illuminano il cammino della Madonna Addolorata lungo le strade del paese alla ricerca del figlio Gesù morto.

Sembra che le origini di questo rito risalgano ai primi anni del XVIII secolo, epoca di edificazione della chiesa dell'Addolorata e le sue ragioni, oltre che di ordine religioso e devozionale, vadano collegate anche ad una motivazione di ordine pratico riconducibile alle precise condizioni fisiche dell'abitato.

Infatti, quando venne costruita (1717), la chiesa dell'Addolorata si trovava fuori del centro abitato e lì sarebbe rimasta fino all'ultimo ventennio del XIX secolo. Una collocazione questa che sollecitò la fantasia degli abitanti, i quali pensarono di illuminare con le "fracchie" la strada che la Madonna percorreva dalla sua chiesa fino alla Collegiata, dove era custodito il corpo del Cristo.

Incerta risulta l'etimologia del vocabolo "fracchia". Potrebbe derivare dal latino "fractus": rotto, spezzato, aperto (in riferimento al tronco dell'albero "aperto" per essere riempito di legna). Oppure, potrebbe trovare origine dal termine dialettale abruzzese "farchia" (torcia, fiaccola), trasformatosi per metatesi in "fracchia".

Fiera di San Matteo e Festa Patronale di Maria SS. Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Si effettua ogni anno dal 19 al 21 settembre in concomitanza con la festa di San Matteo che viene svolta al convento, con una commovente processione di un antico quadro del Santo Apostolo ed Evangelista. Si tratta di una fiera centenaria di rilevante importanza storica, che, piena di attrattive, richiama gente un po' da tutta la provincia. Il 21 si svolge la festa patronale di Maria SS. Addolorata, con celebrazioni liturgiche e processione serale del simulacro della Vergine a partire dalla Chiesa dell'Addolorata. Il tutto è accompagnato da concerti bandistici e luminarie nelle varie vie della cittadina. Suggestivo lo spettacolo pirotecnico che da anni si svolge nella notte dell'ultima giornata di fiera, dopo l'esibizione del cantante di turno nella villa comunale.

Persone legate a San Marco in Lamis[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Politici[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Galante (San Marco in Lamis, 1948), saggista e politico italiano.
  • Angelo Cera (San Marco in Lamis, 1952), deputato in carica.
  • Janet Napolitano (New York, 1957), politica statunitense, nipote di Filippo Napolitano (emigrante sammarchese trasferitosi in America agli inizi del secolo scorso), è stata governatrice dell’Arizona dal 2003 al 2009 e successivamente Segretario di Stato alla Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America nell'Amministrazione Obama.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il mandorlo in fiore

Fino agli anni 1950-1960 che hanno fatto registrare il picco demografico, l'economia si basava prevalentemente sull'agricoltura, l'allevamento e l'artigianato.

Tra gli artigiani, si sono distinti particolarmente gli orafi che si tramandavano il mestiere di padre in figlio (ricordiamo i Del Giudice, i Torelli, i Nardella, ecc.), muovendosi sempre secondo gli insegnamenti ed i canoni della Scuola Napoletana.

Dopo quegli anni, la città ha subìto un brusco calo della popolazione, causato dalla emigrazione degli abitanti alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Tali flussi migratori dapprima erano diretti verso le Americhe e l'Australia, poi hanno interessato la Germania, la Francia, il Belgio e le grandi aree industrializzate del Settentrione d'Italia. Tuttora il flusso migratorio verso il nord Italia è consistente.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[4][modifica | modifica wikitesto]

Una veduta dalla S.P.48

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di San Marco in Lamis (scalo) si trova lungo la SS 272, a circa 11 km dal centro abitato. La sua unica linea, effettuata da Ferrovie del Gargano, collega Peschici - San Severo. Qui, nel 1990, Sergio Rubini vi ambientò il film La stazione. Recentemente, la biglietteria è stata soppressa e con essa, a termine dei lavori della nuova linea ferroviaria via Apricena, anche i convogli.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti urbani sono gestiti dal Comune, con un'unica linea che serve i quartieri di Via Sannicandro, Porta S. Severo, zona Starale e la vicina frazione di Borgo Celano. I collegamenti interurbani sono gestiti dalla SITA, quelli interregionali da Ferrovie del Gargano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2011 in carica Angelo Cera UdC Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di San Marco in Lamis visto dal monte Celano, si nota anche la frazione di Borgo Celano sulla sinistra, il convento di San Matteo in basso a destra e in alto si scorge Rignano Garganico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cfr Bilancio demografico mensile Istat, pubblicato il 27/10/2014
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ fonte Strade provinciali della provincia di Foggia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]