Enrico Mattei

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on. Enrico Mattei
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Enrico Mattei
Luogo nascita Acqualagna
Data nascita 29 aprile 1906
Luogo morte Bascapè
Data morte 27 ottobre 1962
Professione imprenditore
Partito DC
Legislatura I,
Gruppo DC
Circoscrizione Milano

Enrico Mattei (Acqualagna, 29 aprile 1906Bascapè, 27 ottobre 1962) è stato un imprenditore, politico e dirigente pubblico italiano.

Nell'immediato dopoguerra fu incaricato dallo Stato di smantellare l'Agip, creata nel 1926 dal regime fascista; ma invece di seguire le istruzioni del Governo, riorganizzò l'azienda fondando nel 1953 l'ENI, di cui l'Agip divenne la struttura portante. Mattei diede un nuovo impulso alle perforazioni petrolifere nella Pianura Padana, avviò la costruzione di una rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano, e aprì all'energia nucleare.

Sotto la sua presidenza l'ENI negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e un importante accordo commerciale con l'Unione Sovietica (grazie all'intermediazione di Luigi Longo, suo amico durante la guerra partigiana e più tardi segretario del Partito Comunista Italiano); iniziative che contribuirono a rompere l'oligopolio delle 'Sette sorelle', che allora dominavano l'industria petrolifera mondiale. Mattei introdusse inoltre il principio per il quale i Paesi proprietari delle riserve dovevano ricevere il 75% dei profitti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti[1]. Pur non essendo attivamente impegnato in politica, era vicino alla sinistra democristiana e fu parlamentare dal 1948 al 1953.

Per la sua attività Mattei nel 1961 fu insignito della laurea in ingegneria ad honorem dalla Facoltà di Ingegneria (ora Politecnico) dell'Università degli Studi di Bari. Fu insignito anche di altre lauree honoris causa, della croce di cavaliere del lavoro e della Bronze Star Medal dell'Esercito statunitense (5 maggio 1945), nonché della Cittadinanza onoraria del comune di Cortemaggiore e post mortem, l'11 aprile 2013 la Cittadinanza onoraria del comune di Ferrandina (MT), dove nel 1958 l'Agip Mineraria fece alcuni studi e trovò il metano nella Valle del Basento.

Morì nel 1962, in un misterioso incidente aereo le cui cause rimasero oscure per moltissimi anni. In seguito a nuove evidenze, nel 2005 fu stabilita la natura dolosa dell'incidente; vennero infatti ritrovati segni di esposizione a esplosione su parti del relitto, sull'anello e sull'orologio di Mattei.[2] Vennero poi alla luce testimonianze, all'epoca quasi ignorate, di persone che avevano visto esplodere in volo l'aereo, come se vi fosse una bomba a bordo, mentre schegge metalliche e tracce di esplosivo[3][4], in particolare tritolo[5], furono rinvenute, dopo la riesumazione del 1995, sul corpo di Mattei e delle altre due vittime[6][7] ma anche in un pezzo dell'aereo conservato intatto da un dipendente ENI.[5] Queste prove tendono a far considerare l'incidente come un omicidio premeditato, con alta probabilità, attuato mediante il posizionamento di una carica esplosiva nell'abitacolo, collegata al carrello o alle luci di atterraggio.[8][9]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

« Mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare e senza titolo di studio non si può fare strada »
(Enrico Mattei, discorso per il conferimento della laurea honoris causa all'Università di Camerino)

Enrico Mattei nacque ad Acqualagna, piccolo paese della provincia di Pesaro-Urbino, il 29 aprile 1906 in una famiglia modesta, figlio di Angela Galvani e di Antonio[10], sottufficiale dei Carabinieri nativo di Civitella Roveto (in provincia de L'Aquila), dove Enrico trascorse molti periodi dell'infanzia e dell'adolescenza, venendo a contatto con la modesta realtà rurale del luogo (il suo stesso nonno, Angelosante, era un semplice carrettiere)[11].

Conseguita la licenza elementare a Casalbordino, dove il padre era stato mandato a comandare la stazione dei Carabinieri, frequentò la Regia Scuola Tecnica a Vasto, città alla quale rimase profondamente legato tanto da contribuire al riscatto della zona in futuro, da presidente dell'Eni. Infatti l'Eni assieme all'Iri decise di creare nel 1962 la S.I.V. (Società Italiana Vetro), sfruttando il metano rinvenuto nella zona del vastese, precisamente nel paese di Cupello che conferì a Mattei la cittadinanza onoraria nella seduta di Consiglio Comunale del 2 ottobre 1961.[12]

Dato che nell'età giovanile non sembrava ottenere risultati positivi, né dimostrare costanza negli studi, fu avviato all'attività lavorativa dal padre, che lo fece assumere quale apprendista in una fabbrica di letti metallici di proprietà di tale Cesare Scuriatti a Matelica, in provincia di Macerata, dove la famiglia si era trasferita nel 1919; qui avvenne il suo primo contatto con i prodotti chimici, in particolare vernici e solventi.

Divenuto ragioniere, iniziò a soli vent'anni la carriera dirigenziale in una piccola azienda in cui era entrato quale operaio, si trasferì successivamente a Milano dove inizialmente svolse l'attività di agente di commercio, sempre nel settore chimico e delle vernici (lavorando come venditore alla Max Meyer). A trent'anni, avviò una propria attività nel settore chimico, con la quale riscosse un certo successo sino a divenire fornitore delle Forze Armate.

Nel 1936 sposò la ballerina austriaca Margherita Paulas.

Nel 2007 è stata ritrovata la tessera di adesione al partito fascista (1922). In merito alla supposta sua condivisione del fascismo, Indro Montanelli (che ne fu critico severo) affermò che «l'ambizione di questo self-made man lo portava senza scampo a compromissioni con il regime al potere»[13]. Entrò nei circoli di amici che avrebbero dato vita alle correnti democristiane di sinistra. Si iscrisse al Partito Popolare Italiano e successivamente rimase sempre legato all'area democristiana.

La guerra partigiana[modifica | modifica sorgente]

Enrico Mattei a un raduno di partigiani

Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza come partigiano, tra i cosiddetti "bianchi" (quelli, cioè, che si riferivano all'area politica cattolica),[14] dimostrandosi subito un valido condottiero e un buon diplomatico (come ne disse in seguito Marcello Boldrini e come, in un contesto più drammatico, confermò Mario Ferrari Aggradi);[15] a latere resta il giudizio di Luigi Longo, del quale divenne amico personale: «Sa utilizzare benissimo le sue relazioni con industriali e preti», essendo l'uomo di riferimento della Democrazia Cristiana nel CLN; in tale attività consolidò le sue amicizie con altri partigiani che rimasero per lui persone di riferimento nell'ambito della politica; in seguito, proprio fra i suoi compagni di Resistenza avrebbe cercato, da presidente dell'Eni, gli uomini fidati cui affidare la sua sicurezza personale.[16]

Andati vani alcuni tentativi di approccio, alla fine del 1942, con le organizzazioni clandestine antifasciste (per le quali la passata simpatia per il fascismo costituiva un'ovvia ragione di diffidenza), entrò nella Resistenza nel 1943 con una lettera di presentazione di Boldrini che lo fece ricevere a Roma da Giuseppe Spataro,[17] che in una clandestinità d'altro genere stava provando a riorganizzare il Partito Popolare dopo la stesura del cosiddetto «Codice di Camaldoli». Spataro lo accreditò presso i popolari milanesi e dopo l'armistizio di Cassibile (reso pubblico l'8 settembre 1943), Mattei cominciò a operare nelle Marche per il CLN. Alla formazione conferì inizialmente un apporto di natura logistica e organizzativa, procurando armi, vettovaglie e viveri, medicine, e altri generi utili; riuscì inoltre a intessere una rete informativa, nella quale coinvolse anche diversi parroci, grazie alla quale si procacciava informazioni "fresche" sugli spostamenti del nemico. Non appena la sua attività cominciò a destare attenzione, assunse il nome di battaglia di "Marconi" e quando le SS cominciarono a interessarsi più da vicino alla sua persona, perquisendogli la casa di Matelica, Mattei tornò a Milano dove - dopo un periodo di quiete - si mise a capo di una formazione operante nell'Oltrepò Pavese.

Arruolò un numero rilevante di volontari (dai duemila iniziali, se ne sarebbero contati più di quarantamila al 25 aprile del 1945)[18] e condusse diverse azioni militari, di tanto in tanto rientrando a Milano, dove Boldrini nel frattempo era preso dalla costruzione della nascente Democrazia Cristiana insieme a Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Ezio Vanoni, Augusto De Gasperi (fratello di Alcide), Orio Giacchi,[19] Enrico Falck (della omonima famiglia di industriali) e altri futuri esponenti della DC.

Nel 1944 Mattei fu chiamato a rappresentare le formazioni partigiane cattoliche nella Segreteria per l'Altitalia della nascente DC di De Gasperi e Gronchi; raccontò Giacchi che Mattei gli si sarebbe presentato autocandidandosi o forse imponendosi come candidato («Sono italiano, ma anche cattolico, vorrei menar le mani in uno schieramento cattolico»). Divenne così un dirigente del partito.

Nel frattempo ottenne il diploma di ragioneria e si iscrisse insieme al fratello a Scienze politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Poco dopo divenne, su investitura di Giacchi, il rappresentante della DC presso il ramo militare del CLNAI.[20] Divenne anche il capo militare delle bande partigiane cattoliche e come tale si fece mediatore, ponendo in contatto le formazioni partigiane anche non cattoliche e il clero.[21] Con Falck si diede alla raccolta di fondi e i due ebbero un discreto successo nell'attività, tanto che Mattei fu incaricato anche di amministrarli e Longo lo definì «il tesoriere del Corpo volontari della libertà, onesto, scrupoloso, imparziale». Fu poi vice capo di Stato maggiore addetto all'intendenza.

Il 26 ottobre del 1944 fu arrestato nella sede milanese della costituenda DC,[22] insieme ad altri esponenti politici, dalla polizia politica della Repubblica Sociale Italiana. Recluso in un carcere di Como, ne evase il 3 dicembre con la complicità di una guardia. Uno degli altri arrestati, Pietro Mentasti, evase un mese e mezzo dopo con l'aiuto di Edgardo Sogno.[23]

Il suo ruolo al vertice delle organizzazioni partigiane crebbe ancora e Mattei si trovò in pratica a divenire l'interlocutore di Ferruccio Parri e di Luigi Longo, il quale svelò che era stato fra coloro che avevano chiesto che Mussolini e altri eventuali arrestati fossero «passati per le armi sul posto della cattura» anziché consegnati agli Alleati.[24]

Alla liberazione, Mattei fu uno dei sei esponenti del CLN alla testa della manifestazione di Milano.

Nel 1947 Mattei, che era vicepresidente dell'ANPI, darà origine all'«Associazione Partigiani Cristiani», formazione che raggruppava i partigiani di area cattolica.[25]

L'arrivo all'Agip[modifica | modifica sorgente]

Tre giorni dopo la liberazione, il 28 aprile 1945, fu nominato da Cesare Merzagora commissario liquidatore dell'Agip, ente statale per la produzione (estrazione), lavorazione e distribuzione dei petroli. L'incarico avrebbe dovuto limitarsi alla liquidazione e alla chiusura dell'azienda pubblica, ma appena si fu insediato, ebbe modo di valutare le potenzialità di sviluppo dell'ente, convincendosi che avrebbe potuto essere una risorsa di grande utilità per il Paese.

Solo pochi anni prima l'Agip aveva infatti costituito la SNAM,[26] una società dedicata per gestire il nascente mercato del gas e realizzare metanodotti. L'anno prima, nel 1944, era stato perforato a Caviaga, alle porte di Lodi, un pozzo esplorativo provante la presenza di un giacimento di gas metano,[27] che era stato quindi richiuso per timore che potesse cadere in mani tedesche. Tutto, aveva concluso Mattei, pareva dischiudere a un florido sviluppo, anziché a una liquidazione.

Superando e spesso di fatto ignorando le resistenze di alcune componenti politiche, soprattutto delle sinistre (che vedevano nel "carrozzone di Stato" un retaggio della politica economica del fascismo e dunque spingevano per la sua soppressione), ma anche scansando talune manovre ostruzionistiche di esponenti democristiani filo-statunitensi, riuscì invece a risollevare il destino della società, che ben presto avrebbe imposto all'attenzione, non solo nazionale, come esempio della capacità italiana di risollevare il capo dopo la distruzione economica e industriale subita a causa della guerra.

L'esperienza di Mattei all'Agip prima, e all'Eni poi, attraverso passaggi quasi sempre avventurosi, a volte coperti da un velo di mistero, con le caratteristiche del comportamento del personaggio Mattei, spesso sopra le righe, ma certamente non convenzionale, avrebbe posto le basi per il rilancio di un'azienda ritenuta improduttiva e costosa, destinata a scontrarsi con poteri consolidati da decenni nel settore degli idrocarburi, in particolare con il cartello delle cosiddette Sette sorelle, che all'epoca detenevano un sostanziale oligopolio su quel mercato.

Mattei si insediò il 12 maggio 1945, la sua nomina fu poi ratificata il 16 giugno da Charles Poletti, capo dell'amministrazione militare alleata. Il fratello Umberto veniva intanto nominato presidente del Comitato Oli e Grassi, mentre il fidato Vincenzo Cazzaniga, un dirigente della Standard NJ conosciuto, come Eugenio Cefis e Alberto Marcora, durante la clandestinità partigiana, divenne presidente del Comitato Oli Minerali Carburanti e Succedanei.

Una carica che dà la carica[modifica | modifica sorgente]

Della giornata del 15 maggio 1945, un altrimenti tranquillo martedì, il ministro del Tesoro Marcello Soleri (che secondo Eugenio Cefis era destinatario delle principali pressioni statunitensi)[28] dedicò buona parte all'Agip. Scrisse al ministro dell'industria Gronchi che «Le attuali condizioni del bilancio [...] hanno indotto questo ministero a sottoporre ad attento esame la questione delle ricerche petrolifere per conto dello Stato» e ritenuto che i risultati fossero «decisamente sfavorevoli» concludeva fosse «da sospendere ogni iniziativa tendente a nuovi programmi di ricerche petrolifere». Allegò due punti di dettaglio operativo, con cui iniziare subito le operazioni per la liquidazione:

  1. dare in concessione a società o privati i cantieri attivi sotto congruo corrispettivo a favore dell'erario
  2. chiudere gli altri cantieri che non hanno mai dato risultati apprezzabili.

Gronchi girò a Mattei la missiva, aggiungendovi la richiesta di una «dettagliata relazione sull'argomento prima di prendere una qualsiasi decisione».

Dagli Stati Uniti giunsero offerte per acquistare le attrezzature dell'Agip; la "generosità" dell'offerta (250 milioni) e le condizioni delle attrezzature insospettirono, secondo il Pietra, il commissario. Che non meno si insospettì per il numero di visite di tecnici stranieri, nonché di richieste di permessi di ricerca per zone nei cui pressi l'Agip aveva sviluppato attività esplorativa. Instaurato dopo alcune asperità iniziali un rapporto con l'ingegner Zanmatti, questi gli perorò appassionatamente la causa dell'azienda e Mattei cominciò a procrastinare gli atti necessari per la liquidazione.

Caduto il governo Bonomi, nel giugno 1945 venne il gabinetto Parri, nel quale mantennero le rispettive poltrone sia Gronchi che Soleri, ma quest'ultimo morì dopo poche settimane, avvicendato da Federico Ricci. Mentre Mattei strappava a Parri un po' di tempo per potergli fornire una dettagliata relazione, Ricci confermò la linea del predecessore. Ma durante gli studi per redigere la relazione, Mattei venne a sapere del pozzo n.1 di Caviaga, quello tenuto segreto da Zanmatti, e su questa "scoperta" - ebbe a dire in seguito - basò la sua definitiva intenzione di salvare l'ente.[29]

L'8 luglio la regia Guardia di Finanza chiese il sequestro dei beni di Enrico Mattei e della moglie, ai sensi del d.d.l. 27 luglio 1944 sui profitti di regime.[30] La procedura fu avviata dall'Avvocatura dello Stato il 3 gennaio 1946.

Le concessioni[modifica | modifica sorgente]

Mentre abilmente "traccheggiava" prima di "riconsegnare i libri", rinviando la liquidazione, Mattei analizzò il sistema di assegnazione dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione del giacimento in vigore al tempo,[31] con le quali lo Stato concedeva a soggetti privati (in genere aziende minerarie, e l'Agip era una di queste, senza privilegi derivanti dall'essere di proprietà statale) il diritto di eseguire prospezioni, ricerche e perforazioni nel sottosuolo al fine di verificare la presenza di giacimenti petroliferi o di gas;[32] in caso di ritrovamento positivo, la successiva concessione di sfruttamento governativa garantisce il diritto di estrazione e di vendita del prodotto, con il pagamento di una royalty percentuale allo Stato.

Il sistema, con poche differenze, era ed è tuttora simile in quasi tutti i paesi occidentali, ad esclusione degli USA.

Le concessioni di ricerca e sfruttamento sarebbero state il campo di battaglia di Mattei, in Italia e all'estero, il terreno di scontro sul quale sarebbe stata celebrata la sua gloria e sul quale sarebbe ricaduta la sua polvere: la sabbia del deserto.

In Italia queste concessioni erano quasi esclusivo appannaggio di aziende straniere, con una certa prevalenza di quelle statunitensi[senza fonte]. L'Agip, inoltre, non veniva preferita fra le aziende concessionarie (la modalità di rilascio della concessione hanno un profondo contenuto discrezionale governativo), malgrado la professionalità e la capacità tecnica del personale e le competenze acquisite in anni di ricerca[senza fonte].

Poiché formalmente si doveva registrare una sorta di "unità nazionale" sul proposito di chiudere l'ente, pur variamente motivata, non era possibile richiedere al governo ulteriori stanziamenti per la ricerca e per il perfezionamento dei mezzi, né certamente avrebbe avuto senso richiedere nuove concessioni, perciò Mattei cominciò a lavorare con intensità per verificare se in taluna delle concessioni correnti vi fosse la possibilità di raggiungere qualche risultato.

Riunì quasi segretamente lo staff tecnico, e dopo che lo ebbe ammonito sul poco ortodosso motivo dell'iniziativa (che violava le finalità del suo incarico), iniziando uno stile che presto ne sarebbe divenuto caratteristico, concentrò le forze aziendali su quei siti di ricerca nei quali poteva essere più probabile il ritrovamento di qualche materiale. Richiamò in servizio, pressoché in segreto, l'ingegner Carlo Zanmatti, che era stato epurato perché repubblichino e che aveva buona conoscenza dei meccanismi interni dell'ente e dello stato delle ricerche, e ne fece un suo consigliere quasi privato.[senza fonte]

Nel frattempo operò acrobatici artifici contabili per destinare - non proprio palesemente - fondi alla ricerca, attingendoli dagli stanziamenti ricevuti per l'ordinaria amministrazione.[senza fonte] Chiese e ottenne, con incontri poi rimasti nell'aneddotica del personaggio, prestiti diretti da parte di alcune banche,[33] che malgrado la sorpresa e alcune diffide di fonte politica furono ben liete di concedergli fiducia e soprattutto denaro, col quale tappò i buchi di bilancio che qualcuno avrebbe poi definito "agghiaccianti".

Divenuto noto l'attivismo del nuovo leader, però, pronte giunsero al governo pressioni poco velate da parte delle compagnie statunitensi, accompagnate peraltro da presunti dossier spionistici coi quali si insinuava il sospetto che Mattei fosse animato da simpatie social-comuniste forse maturate, si sosteneva, durante la Resistenza;[34] si agì dunque a 360º affinché il "pericoloso destabilizzatore" fosse allontanato. Il governo, aprendo a queste pressioni, degradò Mattei a consigliere d'amministrazione e lasciò che gli statunitensi potessero rimescolare a loro piacimento i programmi di concessione, permettendo loro gratuitamente di usufruire degli studi tecnici effettuati dall'Agip che negli anni '20 li aveva portati avanti a proprio costo (o meglio, a costo dello Stato).[35]

La riscossione dei debiti politici[modifica | modifica sorgente]

Intanto Mattei fu nominato, su indicazione della DC, deputato alla Consulta nazionale dal 25 settembre 1945 al 24 giugno 1946[36].

Il ridimensionamento di ruolo non fu gradito dall'interessato, il quale, oltre all'istinto del comando, aveva sviluppato anche una sorta di devozione per la causa per la quale aveva in pratica abbandonato la sua industrietta personale, consegnata al fratello Italo. Insieme all'amico di vecchia data Marcello Boldrini, Mattei aveva però da tempo cominciato a frequentare i salotti buoni della capitale lombarda, conoscendovi (o ritrovandovi, dopo l'esperienza partigiana) buona parte del mondo della politica che si riferiva alla locale Università Cattolica e che comprendeva esponenti di primo piano della DC.

Uno fra questi, Ezio Vanoni, seppe cogliere la proposta di Mattei, cui l'esperienza partigiana aveva insegnato il valore del carisma, di barattare l'appoggio di Mattei per le vicine elezioni con un'ampia delega alle materie petrolifere. Alcide De Gasperi vinse largamente le elezioni anche grazie alla capillare e coscienziosa campagna elettorale svolta in suo favore da Mattei (anch'egli eletto), e nominò Boldrini presidente dell'Agip e Mattei suo vice. Boldrini mostrò di gradire la possibilità di delegare il comando al suo vice.

La riconquistata autorità si rivelò in questa fase non poco utile per inoltrare a Roma pressioni sempre più insistenti, e ora autorevoli, affinché all'Agip venissero riconosciuti, da un lato, altro tempo prima di confermare o annullare definitivamente la liquidazione, che restava sospesa, dall'altro, nuove concessioni per la ricerca.

Parallelamente, non mancò di sottolineare come certe concessioni ad aziende straniere (nella specie: statunitensi) fossero eccessivamente sbilanciate sia nella misura delle royalty, sia nelle modalità di uso delle concessioni stesse, giacché molte di esse restavano inusate, in parcheggio, inutili per i concessionari e sottratte alla ricerca di altri (ad esempio, dell'Agip).[senza fonte]

Il "rinascimento" dell'Agip[modifica | modifica sorgente]

Anche sul versante più direttamente politico: il 14 aprile 1947 si pose a capo, insieme a Raffaele Cadorna Jr, della Federazione Italiana Volontari della Libertà, una formazione che si scisse dall'ANPI raccogliendo partigiani di area cattolica e soprattutto anticomunista. Nel 1948 Mattei ebbe il suo successo: a Ripalta, nel cremasco, in seguito a prospezioni, fu scoperto un giacimento di gas naturale. Un inconsueto risultato per un ente che ufficialmente stava per essere liquidato, molto significativo nell'instaurato conflitto con le compagnie d'oltreoceano. E nell'aprile 1948 fu eletto deputato alla Camera nelle fila della Democrazia Cristiana[37].

Dotato di un particolare acume per la gestione della comunicazione e dell'immagine, Mattei seppe dare all'evento un'importanza dosata, nell'attesa di alzare la spada per nuovi successi che attendeva di lì a poco, e questo occorreva anche per sondare le reazioni politiche e per preparare con gradualità i politici a dover rivedere talune posizioni[38]. Dinanzi alle ancora unanimi intenzioni di liquidazione, la scoperta fu presa come un fuoco di paglia che sì, sconcertava, ma che non sarebbe stata in grado di mutare il corso delle decisioni già assunte.

Nel giro di un anno, invece, i ritrovamenti di giacimenti di gas da parte di un'Agip ormai galvanizzata dall'energico comandante, da parte di un personale coeso e motivato, in cui la paura dei licenziamenti era stata sostituita dall'aperto entusiasmo, sarebbero ripresi in molte zone della piana del Po e sino al 1952 fu un'escalation di risultati positivi che "costrinsero" il governo ad autorizzare la costruzione di nuove reti di gasdotti che avrebbero lambito le aree periferiche industriali di Milano. Le industrie milanesi ricevevano quindi, direttamente dalle tubazioni, risorse energetiche a basso costo.

In realtà, non si trattava di una vera rivoluzione industriale, quantunque Mattei, per la detta abilità comunicativa, ciò volesse far ritenere: l'apporto di gas era proporzionalmente scarso, le tecnologie per il suo utilizzo erano ancora poco diffuse perché potessero esservi economie di scala e i costi per l'ente - malgrado gli artifici - erano pesanti. Ciò nonostante, il "gas di Milano" pregiudicava molte precedenti certezze sui destini dell'ente.

Il "metodo Mattei" e il "blitz di Cremona" raccontato da Boldrini[modifica | modifica sorgente]

Marcello Boldrini amava rievocare il passaggio clandestino delle tubazioni a Cremona, apoteosi del "metodo Mattei".

«Un giorno, il metanodotto arriva alle porte di quella città. Che fare? Un passo ufficiale presso il sindaco per chiedere il permesso di attraversamento? Bisognerà attendere la delibera del Consiglio comunale, l'ordinanza della prefettura, l'autorizzazione ministeriale... ci vorranno mesi, se non anni.»
300 operai delle cosiddette "pattuglie volanti" si avvicinano perciò nottetempo alla città, quasi si trattasse di un attacco militare, ma in realtà sono "armati" di pale e picconi. Silenziosamente lavorano tutta la notte. La città viene bisecata dagli scavi, l'indomani mattina i cremonesi stupefatti trovano montagne di terra ai lati delle strade.
«Accorre il sindaco, trafelato e furioso. "Vi prego di scusarmi" replica Mattei "i miei uomini hanno commesso un imperdonabile errore di percorso. Ora darò gli ordini perché i lavori vengano immediatamente sospesi.»
Ma la prospettiva di restare con la città sconquassata e bloccata è impensabile per il sindaco, cui «non rimane che rincorrere Mattei per supplicarlo disperato: "Mettete i vostri tubi, ricoprite la trincea in giornata e andate al diavolo!"»
[senza fonte]

L'Agip lavorava su ciò di cui disponeva con tutte le energie disponibili; Mattei la sosteneva in tutti i modi necessari, ortodossi o meno che fossero.

Restò leggendario, ad esempio, il "metodo Mattei" per la realizzazione dei gasdotti, che considerava di massima urgenza per poter porre i politici dinanzi al fatto compiuto: poiché per gli attraversamenti dei terreni si doveva necessariamente pattuire l'istituzione di una servitù di passaggio con i rispettivi titolari, che in genere erano piccoli contadini o comuni, i tecnici dell'Agip e della Snam ricorsero a tutti gli espedienti di cui furono capaci per accelerare al massimo le "trattative".

Decine di chilometri di tubazioni furono stese nottetempo o sul far dell'alba, ufficialmente con la scusa di scavare una piccola traccia, "solo" per verificare l'idoneità del terreno, in realtà stendendo direttamente i tubi. Centinaia di sindaci furono svegliati di soprassalto dalla notizia di questi abusivi passaggi, quando questi erano già stati completati e risotterrati. Molti altri non seppero del passaggio dei gasdotti se non molto tempo dopo, magari incidentalmente. Lo smagliante sorriso di Mattei amabilmente placava molti dei protestatari, e dove non fosse bastata la coinvolgente prospettiva di assunzioni, pattuiva infine pratici indennizzi monetari, in genere modesti, spesso rateali. Dove sacerrime ragioni d'onore impedivano di risolvere la questione monetariamente, si ricorreva al finanziamento "riparatore" di opere pubbliche (magari restauri) che di fatto pubblicizzavano positivamente il nome dell'Agip, costituendo una sponsorizzazione i cui ritorni di immagine erano senza paragone.[senza fonte]

La rete era stata stesa a tempo di record; con risparmi teoricamente impensabili. Mattei si vantò di aver trasgredito circa 8.000 ordinanze.[senza fonte]

Nel frattempo, su pressione di una lobby evidentemente orientata dalle compagnie statunitensi, stava per essere varata dal Parlamento una legge che tanto andava a favore degli interessi di quelle, che fu detto fosse stata direttamente preparata negli USA[senza fonte]. Mentre il morale andava conseguentemente logorandosi, inaspettato venne un colpo di scena memorabile.

Cortemaggiore[modifica | modifica sorgente]

Nel 1949, a Cortemaggiore (PC) fu trovato il petrolio.

In realtà non era un grande giacimento, anzi era una piccola riserva poco significativa rispetto al fabbisogno energetico nazionale, ma ancora una volta la sua innata capacità di orientamento della comunicazione, con slanci di genio e trucchi da venditore,[39] consentì a Mattei di guadagnare trionfalisticamente per settimane le prime pagine dei giornali,[40] dove, con allusioni e mezze verità (ma senza bugie) dichiarò grosso modo che si era all'inizio di una nuova era.[41]

« Il 13 giugno del '49 il Corriere d'Informazione[42] esce con un titolo a nove colonne "Scoperti in Val Padana vasti giacimenti di petrolio".
Non è vero, a Cortemaggiore è stata trovata solo una bolla che si esaurirà in poche settimane, ma è petrolio quello che esce da un pozzo in una campagna italiana, l'oro nero che abbiamo sempre invidiato agli altri, che non abbiamo saputo trovare neppure quando lo avevamo sotto i piedi in Libia, dove Ardito Desio lo aveva scoperto cercando l'acqua. »
(Giorgio Bocca)

Mentre le azioni dell'Agip salivano a valori senza precedenti,[43] l'Italia distrutta dalla guerra si illudeva di aver trovato una fonte di riscossa, una speranza di riscatto la cui intima delicatezza avrebbe fatto tremare chiunque con animo onesto si fosse trovato a doverla gestire. Il governo De Gasperi ricevette dunque dalla scoperta un'importante iniezione di fiducia popolare[44] e Mattei fu "rimborsato" con l'intervento sulla legge in discussione in Parlamento: il disegno di legge in discussione fu stravolto e si tradusse in una legge assai diversa da quella inizialmente proposta. Le aspettative statunitensi venivano tutte deluse: lo Stato riservava per sé le concessioni per le ricerche in Lombardia e nell'Italia settentrionale, rilasciando ai competitori concessioni scarsamente apprezzate in altre parti della Penisola. Contemporaneamente, prendeva corpo anche normativamente l'idea di un super-ente (l'ENI) che avrebbe dovuto coordinare tutte le politiche energetiche del Paese.

Il petrolio italiano, che sarebbe stato presto trasformato nella "Supercortemaggiore, la potente benzina italiana", piaceva all'elettorato di destra (e alle sue nostalgie nazionalistiche) come a quello di sinistra (già conscio della contrapposizione agli interessi statunitensi) e la figura di Mattei cominciava a volteggiare sull'onda di una popolarità di prima grandezza, non limitata dalla condizione di parlamentare schierato.

Ma, seminascosto dal successo propagandistico del petrolio, il gas metano non dava minori soddisfazioni. Una successione di scoperte fece crescere la produzione a livelli inattesi, portando il metano al centro degli interessi del gruppo.

Il cane a sei zampe[modifica | modifica sorgente]

Il cane a sei zampe nel logo dell'Agip

Nel 1952 l'Agip, che evidentemente non era più in liquidazione, si dotò del noto logo con il cane a sei zampe, e si preparò alla prossima nascita dell'Eni, Ente Nazionale Idrocarburi.[45] Mattei si preparò conseguentemente ad assumere il ruolo di responsabile nazionale delle politiche energetiche, governando il neonato organismo senza mai essere posto in discussione, prima da presidente, poi anche da direttore generale. L'Eni era Mattei, e Mattei era l'Eni.

Stabilizzò la linea operativa dell'Agip, per la quale ammodernò la struttura organizzativa e quella commerciale, perché la qualità del servizio potesse primeggiare a livello internazionale (e anche in questo alimentando l'aneddotica: come Giulio Cesare ispezionava personalmente le sentinelle, così Mattei personalmente andava a far benzina in incognito, premiando o licenziando, secondo quanto riscontrato). Importò dagli Stati Uniti il concetto di motel ideando i Motel Agip.

Costituì la Liquigas, azienda che avrebbe rivoluzionato la distribuzione del gas, operando anche una campagna di prezzi che gli garantì brevemente una quota di mercato rapidamente rilevante e sfruttando la capillarità della rete distributiva dell'Agip per poter agire con una politica d'impresa nazionale e non locale, come in genere era per i concorrenti.

Riesumò una linea produttiva della chimica per l'agricoltura che da tempo era passata in second'ordine negli interessi dell'ente, usando il metano nella produzione degli idrogenati usati nei fertilizzanti, anche per questi applicando prezzi di assoluta concorrenzialità. Della chimica "ordinaria", si sarebbe occupata un'altra azienda, l'Anic.

Su partecipate sollecitazioni (che avrebbe definito «commoventi») di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, Mattei rilevò la fabbrica Pignone, il cui fallimento aveva inginocchiato mezza Toscana, e la mise a servizio delle esigenze meccaniche del gruppo con il nome di Nuovo Pignone.

Le aziende principali del gruppo erano quindi sei: Agip, Snam, Anic, Liquigas, Nuovo Pignone, Romsa. La fiamma, pareva dire il logo, era Mattei.

Le sette sorelle[modifica | modifica sorgente]

Mentre su dati gonfiati ed enfatizzati si fondavano certezze di ripresa industriale, la reale situazione evidenziava un fabbisogno petrolifero piuttosto inquietante, cui l'esiguo prodotto di Cortemaggiore non poteva affatto sopperire. Ma i rapporti con le compagnie statunitensi, che di fatto detenevano un monopolio di fornitura sull'Europa occidentale, si erano incrinati non molto tempo addietro ed erano divenuti tesi per via della recente legge petrolifera, perciò il prodotto importato costava caro e non sempre era di buona qualità (richiedendo quindi una maggiore e più costosa lavorazione).

Mattei, che non amava sottostare a limiti imposti e dunque non se ne imponeva egli medesimo, studiò a fondo i comportamenti commerciali delle principali compagnie del settore e decise che in fondo non gli mancava nulla per gettarsi nella competizione sul mercato dell'approvvigionamento. Egli cercò quindi di far entrare l'Agip nel "Consorzio per l'Iran", il cartello delle sette principali compagnie petrolifere del tempo, creato per far tornare sui mercati il petrolio iraniano dopo la conclusione della Crisi di Abadan e la deposizione di Mohammad Mossadeq[46]. Entrando nel "Consorzio per l'Iran" l'Agip avrebbe ottenuto quell'accesso diretto alla materia prima che le mancava, ma la richiesta di Mattei fu respinta. Se le concorrenti si erano riunite in un cartello, che Mattei battezzò delle "sette sorelle", l'Eni poteva ben muoversi da indipendente, cercando nuovi accordi e nuove alleanze commerciali per svincolare l'Italia dal ricatto commerciale straniero. Mattei cercò allora il rapporto diretto con lo Scià di Persia e la NIOC ottenendo una concessione a condizioni particolarmente favorevoli per l'Iran, ma attirandosi in tal modo l'inimicizia del cartello delle sette sorelle.

Altre porte trovò pregiudizialmente sbarrate, sinché ebbe notizia di essere oggetto di una campagna di discredito ordita a sua insaputa da parte delle sette sorelle e decise di ponderare meglio e più accuratamente la sua azione.

Elenco delle sette sorelle al tempo di Mattei:

  1. Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso (poi Exxon negli USA) e in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil; Stati Uniti
  2. Royal Dutch Shell, Anglo-Olandese; Regno Unito Paesi Bassi
  3. Anglo-Persian Oil Company, successivamente trasformatasi in British Petroleum (BP); Regno Unito
  4. Standard Oil of New York, successivamente trasformatasi in Mobil e in seguito fusa con la Exxon per diventare ExxonMobil; Stati Uniti
  5. Texaco, successivamente fusa con la Chevron per diventare ChevronTexaco; Stati Uniti
  6. Standard Oil of California (Socal), successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco; Stati Uniti
  7. Gulf Oil, in buona parte confluita nella Chevron. Stati Uniti

La spia della riserva[modifica | modifica sorgente]

« Se in questo paese sappiamo fare le automobili, dobbiamo saper fare anche la benzina »
(Enrico Mattei a Vittorio Valletta)

Il fabbisogno petrolifero cresceva man mano che crescevano le industrie, e in Italia l'Agip non trovava altri giacimenti. Un'azione di approvvigionamento diretto diveniva ogni momento più necessaria, ma visti i casi precedenti, occorreva far sì che non si ripetessero gli errori di ingenuità e che in qualche modo l'Eni fosse anche "lo" Stato (avesse cioè un rango capace di mettere fuori gioco le battutistiche definizioni che lo dipingevano come un "petroliere senza petrolio"), e anche "uno" Stato (fosse cioè autonomo e non legato alle decisioni governative o al supporto logistico-tecnico statale).

Il primo accorgimento fu quello di farsi accompagnare dal beneplacito dell'opinione pubblica, cui avrebbe poi raccontato il memorabile paragone del gattino:

« Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo molto spesso a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e, cominciando all'alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dai contadini, la prima cosa che facevamo era dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque.
Una volta vidi entrare un piccolo gattino, così magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò una zampina al bordo del catino.
Il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece molta impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino, per i primi anni… »
(Enrico Mattei, 23 marzo 1961)

La storiella suscitò una simpatia per l'uomo, un risveglio di orgoglio nazionale e un principio di antiamericanismo che gli garantirono un appoggio in patria dinanzi al quale sarebbe stato difficile negare l'appoggio governativo alle sue iniziative.

La seconda mossa fu la fondazione di un quotidiano, Il Giorno, cui delegare l'immagine e la comunicazione del gruppo. A questo si affiancarono nel tempo anche due agenzie di stampa. Se la politica aveva i suoi megafoni, anche Mattei li aveva. E a fianco all'informazione, allestì una struttura diplomatica impressionante, con l'apertura di numerosissimi uffici di rappresentanza (e uffici stampa) che operavano come consolati dell'azienda italiana e i cui titolari erano rispettati come ambasciatori; questi preziosi inviati operavano quindi anch'essi nell'informazione, a tutt'altro livello. Si è detto che l'Eni si fosse dotata anche di una rete di informatori le cui attività sarebbero state più prossime a quelle delle spie che non ai compiti classici degli advisor; si è pure avanzata l'ipotesi che i servizi segreti italiani avessero garantito importanti forme di collaborazione; sta di fatto che se ciò fosse accaduto -e non se ne ha prova- si sarebbe trattato di un ulteriore adeguamento dell'azienda italiana alle consuetudini delle sette sorelle, delle quali è provato da esse stesse (che produssero documentazione spionistica anche al governo italiano[senza fonte]) che abbiano avuto importanti attività di intelligence.

Il terzo passo fu un'accurata selezione dei paesi interlocutori, stavolta scelti fra quelli più poveri, coi quali avrebbe potuto giocare la carta della comunanza di difficoltà economica e della franchezza di rapporti. Rispetto alle nazionalità delle sette sorelle, inoltre, l'Eni rappresentava un paese non colonialista (o almeno non noto come tale) e la duttilità di Mattei in trattativa, insieme all'esperienza maturata ai tempi in cui era rappresentante (ebbe a raccontare egli stesso), gli consentiva di presentarsi con produttiva apertura negli stati del Medio Oriente cui offriva una prospettiva di rilancio e royalty (e condizioni giuridiche circa la proprietà dei suoli e dell'estratto) assai più interessanti di quelle delle sette sorelle. Questa favorevole apertura, del resto, corrispondeva a un suo radicato ideale di "capitalismo etico", sviluppato negli anni di Milano, dei salotti della Cattolica, per il quale interpretava il suo ruolo come doverosamente soggetto a un incontestabile principio di equità sostanziale.

Era l'ora della politica estera.

L'apertura al nucleare[modifica | modifica sorgente]

Comprendendo l'importanza sempre crescente dell'approvvigionamento energetico per lo sviluppo economico nazionale, a partire dal 1957 Mattei, parallelamente all'impegno per le risorse petrolifere, iniziò a considerare lo sviluppo dell'ENI verso l'energia nucleare. Con capitale misto ENI (75%) e IRI (25%) venne costituita la SIMEA, con a capo Gino Levi Martinoli, mentre Mattei diveniva presidente dell'AGIP Nucleare e iniziarono i lavori per la costruzione della Centrale elettronucleare Latina. La nuova società acquistò il 31 agosto 1958 dagli inglesi della NPPC (Nuclear Power Plant Co.) un reattore nucleare a grafite e uranio naturale, che era teoricamente reperibile ovunque a differenza dell'uranio arricchito che era necessario importare dagli USA, e in soli quattro anni venne costruita e completata la centrale; il primo test completo di reazione nucleare nella centrale avvenne il 27 dicembre 1962, due mesi dopo la morte di Mattei.[47] Con una potenza di 210 MW costituiva a quel tempo la più grossa centrale nucleare europea e poneva l'Italia terza nel mondo, dietro a USA e Inghilterra.[48]

Sempre nell'ottica di garantirsi una indipendenza delle fonti energetiche Mattei prese anche l'iniziativa di creare entro l'ENI una società di prospezioni e ricerche minerarie - la SoMiREN (Società Minerali Radioattivi Energia Nucleare) - allo scopo di potersi garantire una fornitura direttamente controllata di uranio da giacimenti esistenti sul territorio italiano o estero.[49] La nuova società trovò in Italia il giacimento di Novazza e altre minori mineralizzazioni uranifere in Val Maira.

Il "governo ombra" di Mattei[modifica | modifica sorgente]

Attraverso "Il Giorno", Mattei preparò il terreno all'avventura trans-mediterranea, insinuandovi gradatamente sempre più ampi e decisi cenni all'apertura verso i paesi africani e del Medio Oriente, coi quali solidarizzava per l'eventuale passato coloniale e ai quali apriva una porta (senza precedenti) per rapporti paritari, riconoscendo loro rango e dignità di stati "veri", non più di entità di seconda categoria.

Mattei e Abderahim Bouabid, ministro dell'Economia del Marocco, firmano l'accordo petrolifero del 1958

Riuscì a coinvolgere in queste sue aperture molti dei famosi democristiani della Cattolica, e attraverso questi ne raggiunse anche di altre correnti e provenienze, democraticamente tutti ponendoli in imbarazzo nei confronti dell'alleato statunitense. Amintore Fanfani dovette inventarsi il termine di "neoatlantismo"[50] per rivestire di una qualche accettabile coloritura filosofico-politica quello che di fatto era uno sganciamento netto, e di importante contrasto, con gli interessi delle sette sorelle.

Del resto, il governo "ordinario" della Repubblica si trovava spesso a dover in pratica rincorrere e spesso giustificare, non senza affanno per entrambe queste prestazioni, la condotta irruente e disorientante dell'ottimo cittadino, il quale non agiva in base a direttive politiche, ma le suscitava. Afferma in proposito Cacace: «la forza di Mattei si dilata sino al punto che diventa quasi impossibile per i governi in carica assumere iniziative di politica estera senza il suo consenso».[51]

Iniziò infatti la fase delle "corse in taxi", come egli stesso ebbe a definirle: intervistato su alcuni finanziamenti dell'Eni al Movimento Sociale Italiano, essendo sorto il dubbio che un'impresa statale così importante fosse eventualmente caduta in mano a un filo-fascista, Mattei candidamente rispose che usava i partiti allo stesso modo di come usava i taxi, «salgo, pago la corsa, scendo». Del come li finanziasse non parlò, poiché avrebbe dovuto rivelare che occultando in bilancio i guadagni dell'ente (soprattutto quelli del metano), era riuscito a creare una quantità di "fondi neri" impressionanti. Con questi effettuava tutte le operazioni che non sarebbe stato possibile effettuare scopertamente, quindi in pratica corrompeva, comprava servizi d'ordinario non comperabili, sebbene la giustificazione addotta fosse che si trattava di un lobbismo contrapposto all'altrettanto oscuro lobbismo delle sette sorelle, ma stavolta condotto nell'interesse del Paese e supportato dalla benedizione di personaggi di cristallina distanza da simili traffici come La Pira.[52]

Si è detto, ma senza riscontri, che fu grazie ai fondi neri che fece approvare dal Parlamento una legge con la quale l'Eni diventava di fatto un organismo (di impervia definibilità) autorizzato a disporre delle concessioni in Italia e provvisto di carta bianca per le concessioni all'estero. Una legge davvero su misura per l'Eni, o più correttamente, per Mattei.

Poi, quasi legibus solutus per legge, partì.

Con pazienza ricostruì i rapporti con la turbolenta Persia, ne allestì con l'ostica Libia, ex-colonia contro la quale l'Italia aveva anche combattuto guerre, stabilì un contatto importantissimo con l'Egitto, autorevole e pressoché unico interprete del mondo arabo, e trattò col Re di Giordania al modo in cui si tratta con un sovrano (rispetto, al tempo, non abituale da parte dei petrolieri anglosassoni). Fedele a un suo intimo convincimento che gli suggeriva di comprendere i problemi dell'interlocutore prima di contattarlo, si arrischiò non poco a ingerirsi nei rapporti fra l'Algeria e la Francia, che con fatica ancora la teneva per colonia. Altrettanto con la Tunisia, il Libano e il Marocco, Mattei si occupò, non richiesto, dei loro problemi interni e internazionali, arrivando per giunta a proporre una sorta di ente trans-nazionale che potesse pacificarli, rappresentarli nei loro rapporti col mondo occidentale e offrire loro protezioni commerciali. Si è detto che l'OPEC abbia poi tratto più d'una ispirazione da quelle proposte di Mattei.[senza fonte]

Fu una vera campagna di attacco al "fronte mediterraneo", condotta con velocità e con la contemporanea presenza in più punti dell'area, a volte ai limiti dell'ubiquità, grazie alla modernissima e scintillante flotta di aerei ed elicotteri dell'Eni, superiore per mezzi e qualità degli stessi alla flotta governativa.

Fu con la Persia, con il giovane scià Mohammad Reza Pahlavi, occidentalizzato quanto bastava per aprire all'antichissimo impero le porte della comunicazione internazionale, che ebbe le prime concessioni. A paragone del lavoro diplomatico intessuto per ottenerle, la montagna aveva partorito un topolino, trattandosi di concessioni di scarsissimo valore tecnico e probabilmente la loro lavorazione sarebbe stata antieconomica. Però erano le prime concessioni che venivano assegnate a un ente non allineato con le sette sorelle e, più che rompere il ghiaccio, si era trattato di infrangere un tabù. A titolo di curiosità, si nota che nella cornucopia di offerte presentate al trono di Teheran, si potevano trovare anche non meglio definite "disponibilità" ad arrangiare un "matrimonio combinato" con la (forse ignara) Maria Gabriella di Savoia figlia del Re di Maggio Umberto II di Savoia, onde avvicendarne la triste e sterile Soraya che, crudeltà del business e della legge salica, era stata una delle più sincere sostenitrici a corte della causa di Mattei.

Lo stiracchiato accordo persiano, va detto, nasceva in un contesto assai caotico, con lo scià impegnato a difendere lo scettro contro movimenti rivoluzionari dei quali non si è smentito che ricevessero finanziamento (e forse armamento) da governi occidentali di paesi con compagnie petrolifere del cartello delle sette sorelle. Queste pragmaticamente trattavano con pari affezione i sostenitori dell'impero così come i rivoluzionari e gli altri oppositori, purché, par di poter concludere, comunque il petrolio persiano potesse finire in Gran Bretagna. La morte violenta di taluni dignitari e di alcuni funzionari tecnici persiani (alcuni addirittura strangolati con le mani) tendenzialmente favorevoli a un'apertura italiana, fu segnale alquanto esplicito della determinazione degli avversari e della loro capacità di infiltrazione. Del resto, pare ormai di comune accezione che solo grazie alla CIA sia stato possibile il colpo di Stato del 1953 (vedi operazione Ajax), che rovesciò il Primo Ministro Mohammad Mossadeq (che aveva nazionalizzato la compagnia petrolifera Anglo-Iranian Oil Company) e consentì allo scià di rientrare in patria e riassumere il comando. Ciò malgrado, pur dibattendosi fra problemi di miseria e sottosviluppo da un lato, e istanze teocratiche dall'altro (con la pressione del clero degli ayatollah), e avendo quindi sempre costante necessità di un appoggio fermo e potente come quello statunitense, lo spirito intimamente nazionalista di Pahlavi gli suggeriva di avvicinarsi all'outsider italiano, con il quale, si è da molti sospettato, avrebbe discusso a fondo di eventuali prospettive per alleggerirsi del peso del colonialismo economico occidentale.

Che Mattei abbia effettivamente affrontato di questi temi con lo scià non è provato, ma i fatti paiono proprio non escluderlo. Mattei, di suo, non smentì mai l'illazione, con questo confortando le operazioni che consolidavano il mistero sulla sua immagine di presunto occulto mediatore politico internazionale. Alcune posizioni dello scià sembravano coincidere con alcune visioni di Mattei, (auto) inviato, e oltre alla lotta al colonialismo economico, parrebbe che anche l'idea di fortificare nella regione uno Stato come la Persia, capace di frapporsi ai due blocchi (statunitense e sovietico) in reciproca avanzata, in posizione adatta a favorire un'eventuale aggregazione dei popoli arabi e musulmani, sia stata ben più che condivisa da Mattei.

La via del petrolio, in ogni caso, sebbene con modalità di imprevista complicazione, era stata aperta. Altri paesi avrebbero presto interpretato l'imperiale avallo come una preventiva autorevole validazione dell'interlocutore, e le concessioni si sarebbero presto sovrapposte alle concessioni.

Ministro degli esteri del suo proprio governo aziendale, in trasferta Mattei parlava di politica internazionale per procacciare petrolio all'Italia. In patria, invece, rintuzzava gli attacchi che gli venivano rivolti a titolo talvolta più vendicativo che non combattivo. Come per il sopraddescritto progetto di costruzione della poi realizzata centrale nucleare di Borgo Sabotino, a poca distanza da Latina, cui l'Eni - ormai senza più vincoli di oggetto sociale né di compiti d'istituto - partecipava in cordata con altre imprese (ma fu l'unica criticata). Il risultato fu che, con notevole aggravio di costi e di dilazione nei programmi, i tempi del progetto nucleare vennero a diluirsi per effetto delle polemiche interne, secondo l'arte antica e mai in obsolescenza della curiale dialettica italiana, per poi scomparire a seguito della nazionalizzazione e conseguente nuova organizzazione di produzione e vendita dell'energia elettrica tramite l'ENEL, la società di monopolio statale.

Ma l'Eni poteva a sua volta vendicarsi, ed è probabilmente con questa condizione d'animo che fu richiesta e ottenuta la rappresaglia. Essendo appunto titolare di un potere ancora poco dipendente da quello politico, Mattei chiese e ottenne la revisione della legge mineraria,[senza fonte] per poter operare in Sicilia, dove ottenne concessioni e trovò altro petrolio. La Sicilia sarebbe stata un'importantissima vittoria interna, che Mattei avrebbe sfruttato con toni da alcuni definiti populistici, al fine di imporre la sua visione eticizzante della missione delle imprese di Stato. Proprio in Sicilia avrebbe poi tenuto un famoso comizio (ché tale era divenuto, in luogo del previsto discorso di inaugurazione) il giorno stesso della sua morte, discorso-comizio che giustamente Rosi ha ricostruito con ampiezza nel suo film, correttamente riportandone i toni - ormai consueti - di romantico riscatto dalla miseria, dall'emigrazione, dall'umiliazione straniera.

Ribaltando invece le non meno vibranti polemiche sui rapporti che l'Eni intratteneva con la Libia sotto la copertura di una società minore, obbligando il governo italiano a patteggiamenti di varia natura con il suo omologo locale, ottenne una potenzialmente importante concessione nei deserti di quello Stato che pareva giustificare ipso facto il machiavello adottato, lasciando senza argomenti i detrattori (e senza concessione le sette sorelle).

La capacità di brandeggio della politica italiana fece di Mattei un vero governante nell'ombra e ci si domanda, senza potersi dare agevole responso, quale sia stata e come sia inquadrabile l'effettiva situazione di potere in quel frangente, quando il responsabile di un'azienda di Stato (e per questo - sebbene sui generis - una sorta di dipendente statale, della cui onestà di fondo, peraltro, non si è mai dubitato) comandava sulla parte politica dello Stato (che controllava con ogni mezzo, anche con quelli meno ortodossi) decidendo per essa gli indirizzi nazionali.

Incidente o omicidio?[modifica | modifica sorgente]

L'incidente nel quale Mattei perì fu, almeno temporalmente, preceduto da alcuni accadimenti che, a posteriori, taluni hanno inteso interpretare come espressivi presagi.

A proposito dell'Algeria, Mattei aveva pubblicamente dichiarato che non avrebbe accettato le pur allettanti concessioni sul Sahara se non quando quello Stato avesse finalmente raggiunto l'indipendenza. Ciò contrastava con una proposta appena ricevuta da parte delle sette sorelle, che disperatamente cercavano di coinvolgere l'Eni in una politica comune, ritenendo che tutto il polverone italiano fosse stato sollevato al fine di barattare migliori condizioni commerciali. Con la sua sortita, Mattei aveva invece messo in ulteriore difficoltà il cartello antagonista, obbligandolo implicitamente a schierarsi per la Francia o contro, per gli indipendentisti o contro, per la prosecuzione del colonialismo economico o contro di esso. E un qualsiasi sbilanciamento in questo senso delle sette sorelle avrebbe meccanicamente schierato anche il governo statunitense.[senza fonte]

Ricevette "perciò", una missiva dell'Organisation armée secrète (OAS), un organismo armato francese ufficialmente clandestino (che comunque almeno in quella fase mostrava di avere interessi coincidenti con quelli governativi), che senza grandi perifrasi gli preannunciava le possibili funeste evoluzioni di una sua eventuale pertinacia nell'appoggiare il Fronte di liberazione algerino. Le minacce, i cui tempi e modi di trasmissione erano stati accortamente studiati, ebbero l'effetto di preoccupare Mattei, che non poté nascondere i suoi crucci alla moglie e al capo della sua scorta, un fidato amico partigiano; questi immediatamente creò un ulteriore cordone di sicurezza attorno al dominus dell'Eni, distanziandone la scorta ufficiale composta di poliziotti e carabinieri (e agenti del SIFAR, quantunque Mattei controllasse anche questo) e frapponendovi una squadra di altrettanto fidati amici dei tempi della Resistenza.[senza fonte]

L'8 gennaio 1962 Mattei era atteso in Marocco per l'inaugurazione di una raffineria, ma il pilota del suo aereo personale, accorgendosi di una lievissima sfumatura sonora da uno dei reattori, scoprì un giravite fissato con del nastro adesivo a una delle pareti interne del motore. L'episodio, classificato come banale dimenticanza dei tecnici, poteva con una certa probabilità provocare una sciagura con la seguente dinamica: il calore del reattore avrebbe sciolto il nastro, il cacciavite risucchiato sarebbe finito nel reattore stesso, che sarebbe esploso senza lasciar traccia dell'oggetto, potendo il tutto poi apparire come un incidente motorio[senza fonte]. In realtà il cacciavite era inserito nella parte di scarico del motore e non avrebbe potuto danneggiarlo[senza fonte].

Tra la fine del settembre dello stesso anno e l'inizio del mese successivo, Mattei ricevette Leonid Kolosov, capo-centro del KGB sovietico per l'Italia settentrionale, il quale gli segnalò che contro la sua persona erano in corso progetti di neutralizzazione.[senza fonte]

Lasciando la moglie per partire per la Sicilia, il 26 ottobre 1962, Mattei la salutò - secondo alcune ricostruzioni[senza fonte]- dicendole che poteva anche darsi che non sarebbe tornato.

La sera del giorno dopo[53], il 27 ottobre, il Morane-Saulnier MS-760 Paris I-SNAP su cui stava tornando a Milano da Catania, precipitò nelle campagne di Bascapè (un piccolo paese in provincia di Pavia) mentre durante un violento temporale era in avvicinamento all'aeroporto di Linate. Morirono tutti gli occupanti: Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e lo statunitense William McHale, giornalista della testata Time–Life, incaricato di scrivere un articolo su Mattei.[54] Secondo alcuni testimoni, il principale dei quali era il contadino Mario Ronchi (che in seguito ritrattò la sua testimonianza), l'aereo sarebbe esploso in volo.

Le indagini svolte dall'Aeronautica militare italiana e dalla Procura di Pavia sull'ipotesi di attentato, si chiusero inizialmente con un'archiviazione "perché il fatto non sussiste". In seguito, nel 1997, il ritrovamento di reperti che potevano ora essere analizzati con nuove tecnologie, fece riaprire le indagini giudiziarie. Queste stavolta si chiusero con l'ammissione che l'aereo «venne dolosamente abbattuto», senza però poterne scoprire né i mandanti, né gli esecutori. In particolare, un'analisi metallografica dell'anello d'oro e dell'orologio indossati da Mattei, predisposta dal perito prof. Donato Firrao (professore ordinario di Metallurgia e dal 2005 preside della Prima Facoltà di Ingegneria presso il Politecnico di Torino[55]), dimostrò che gli occupanti dell'aereo furono soggetti a una deflagrazione. Nell'aereo si è certificato che venne inserita una bomba stimata in 150 grammi di tritolo posti dietro al cruscotto dell'apparecchio che si sarebbe attivata durante la fase iniziale di atterraggio,[56] attivata forse dell'accensione delle luci di atterraggio o dall'apertura del carrello o dai flap.

Il sostituto procuratore Vincenzo Calia, che aveva riaperto il caso, sulla base delle sue risultanze si spinse ad affermare che «l'esecuzione dell'attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell'ente petrolifero di Stato».[57] L'onorevole Oronzo Reale ha affermato che il mandante dell'omicidio di Mattei era stato il suo ex braccio destro all'ENI Eugenio Cefis, che pochi mesi prima era stato costretto alle dimissioni dallo stesso Mattei quando questi si sarebbe reso conto che Cefis era manovrato dalla CIA[senza fonte]. Pochi giorni dopo l'attentato Cefis fu reintegrato nell'ENI come vicepresidente e successivamente ne divenne presidente stesso. Cefis non fu mai incriminato ufficialmente.

Sulla vicenda è stato girato il film Il caso Mattei di Francesco Rosi e sono stati scritti diversi libri.

Enrico Mattei è sepolto a Matelica (MC), città in cui ha vissuto a lungo e dove tuttora risiede parte della sua famiglia. Instancabile lavoratore, gli unici momenti di relax se li concedeva andando nei weekend nel suo buen retiro in Alto Adige, ad Anterselva, dove aveva un maso affacciato sul lago senza luce elettrica e men che meno telefono. Sul lago di Anterselva, che era di sua proprietà, si dedicava alla pesca delle trote, sua vera passione. Raggiungeva l'Alto Adige facendosi accompagnare col suo aereo aziendale al piccolo campo volo di Dobbiaco. Nel suo buen retiro di Anterselva ospitò numerosi ministri del petrolio di paesi arabi, nonché lo scià di Persia e l'allora consorte Soraya.

Dibattito post mortem[modifica | modifica sorgente]

Secondo molti osservatori, la vicenda di Mattei non si concluse con la sua morte, anzi avrebbe avuto echi e conseguenze di variegata natura, nell'immediato come a lungo termine.

Innanzitutto va detto che l'incidente di Bascapé impedì di perfezionare un accordo di produzione con l'Algeria, indubbiamente un legame in potenza contrastante con gli interessi delle sette sorelle.

Inoltre, alcune delle persone che ebbero a che fare con Mattei e con l'inchiesta sull'incidente morirono in circostanze misteriose.

Il caso più noto è certamente quello del giornalista Mauro De Mauro, il quale si era mostrato assai disponibile a fornire a Francesco Rosi, autore del noto film dei primi anni '70 su Enrico Mattei, materiale (probabilmente nastri magnetici audio) ritenuto di estremo interesse per la ricostruzione dei fatti che il regista andava raccogliendo come base documentale per la sceneggiatura. Pochissimo prima dell'incontro previsto con Rosi, De Mauro (che aveva lavorato anche a "Il Giorno") scomparve nel nulla. Ufficialmente considerato un delitto di mafia, il caso De Mauro è riemerso in tempi recenti a seguito delle dichiarazioni di un pentito, Tommaso Buscetta, il quale lo poneva in collegamento con la morte di Mattei e suggeriva che anche l'incidente di Bascapé fosse stato un "favore" reso dalla mafia a ignoti, forse stranieri.

Per combinazione, la maggior parte degli investigatori che si occuparono della scomparsa di De Mauro, tanto della Polizia quanto dei Carabinieri, effettivamente morirono a loro volta assassinati dalla mafia; il più famoso fra loro era il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel frattempo divenuto prefetto di Palermo, e la stessa fine toccò al vicequestore Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile della stessa città.

Curiosamente, una delle ultime opere di Pier Paolo Pasolini fu un romanzo dal titolo Petrolio. Lo stesso Pasolini si interessò molto alla figura di Mattei, ma anche e soprattutto al mistero della sua morte.

Nell’autunno del 1962, poco dopo la morte di Mattei, il direttore de Il Giorno, Italo Pietra ed iI corrispondente da Mosca Marcello Uboldi ottennero un’intervista con il primo segretario del PCUS, Nikita Sergeevič Chruščёv. Durante il colloquio, in presenza dell’incaricato del ministero degli esteri Zamjatin e di un interprete, Chruščёv fu categorico nel dire ai due italiani che “il caro amico dell’Unione Sovietica Enrico Mattei” era stato certamente assassinato nonostante i ripetuti avvertimenti che gli aveva fatto giungere tramite il suo amico Luigi Longo allora segretario del PCI, avvertito a sua volta da Giancarlo Pajetta che aveva ricevuto la segnalazione direttamente da Chruščёv stesso. Negli anni successivi il giornalista Nantas Salvalaggio ha confermato di essere stato messo al corrente dai due colleghi de Il Giorno della convinzione ostentata da Chruščёv.[senza fonte]

Nel 1986, seguendo di poco un'espressiva sortita del capo del SISMI, l'ammiraglio Fulvio Martini, e nello stesso senso, Fanfani parlò apertamente dell'incidente come di un "abbattimento", definendolo forse il primo atto di terrorismo aeronautico in Italia.

Il 7 agosto 2012, una sentenza della Corte D'Assise di Palermo stabilisce definitivamente che l'omicidio De Mauro è stato voluto da "mandanti occulti", a causa di ciò che il giornalista aveva scoperto riguardo alla natura dolosa dell'incidente in cui era stato vittima Enrico Mattei.

Cui prodest?[modifica | modifica sorgente]

Avendo la nuova indagine giudiziaria iniziata nel 1997 e conclusa nel 2005 dimostrato che si trattò di un attentato, sono stati avanzati numerosi moventi e sospetti tra i più reputati "operatori" del settore che avrebbero potuto trarre vantaggio dalla morte di Mattei.

In primo luogo ci sono le cosiddette sette sorelle del petrolio: l'unico concorrente in grado di metterle in difficoltà le aveva costrette a rivedere tutti gli accordi, compresi quelli già correnti, dopo il suo ingresso in questo terribile mercato. Le perdite (in realtà, i minori introiti) ascrivibili a Mattei superavano il bilancio medio di uno Stato medio, e per molto meno si fanno anche guerre. La tradizionale vicinanza delle sette sorelle con il governo degli Stati Uniti, non consente di escludere che organizzazioni come la CIA possano aver giocato un loro ruolo.

La CIA, impegnata in una fase cruciale della guerra fredda, esattamente nei giorni in cui si chiudeva la crisi dei missili di Cuba, avrebbe avuto quindi anche altre buone ragioni per eliminare Mattei, che con la Russia aveva allestito una linea commerciale (rompendo l'embargo politico): oltre a dare un monito a chi avesse inteso fare affari con Mosca, avrebbe potuto inviare con l'attentato un'espressiva ingiunzione anche alla stessa capitale sovietica, impegnata nel braccio di ferro missilistico, disturbandola nel suo approvvigionamento finanziario-energetico. E per altro verso, come a posteriori dichiarerà il generale De Paolis amico di Mattei, si intravedono diretti avvertimenti in alcuni interventi politico-giornalistici di poco precedenti, divulgati dalla stampa statunitense, con i quali si rimproverava all'Italia di esser venuta meno a impegni di lealtà derivanti dall'Alleanza Atlantica, dal diktat e addirittura dall'armistizio di Badoglio.

Su altri versanti, dalla Francia l'OAS aveva buoni motivi per frapporsi all'evoluzione politica algerina cui tanto Mattei andava contribuendo. Intanto la morte di Mattei impedì, come si è detto, il perfezionamento di un importante accordo. Inoltre venne meno una voce che ispirava alla popolazione come ai notabili locali la frattura con Parigi, facendo loro intravedere spiragli di beneficio derivabili dall'eventuale gestione diretta delle risorse petrolifere, al momento condizionate, se non proprio governate, dalla Francia.

Occorre notare che a più riprese sono state formulate ipotesi riguardanti anche eventuali moventi interni, italiani, autoctoni. Nel 1962 Mattei non era solo l'ago della bilancia del potere italiano, era proprio il potere; era il titolare monarchico di uno Stato interno allo Stato, che quantunque agente per conto dello Stato (e non si ha motivo di dubitare che davvero intimamente e sinceramente così fosse), era antitetico allo Stato in quanto lo controllava (solleticandolo nell'attitudine alla corruttela) e lo surrogava (sollevandolo dall'onus di attribuirsi un indirizzo economico, programmatico e di relazioni estere).

A ogni modo, chiunque sia stato il mandante, pare ormai alquanto probabile che l'esecuzione sia stata affidata a esperti locali, e che la casalinga mafia abbia quindi prestato il suo braccio (non è dato sapere in cambio di cosa) offrendo appetibili servizi i cui potenziali acquirenti erano numerosi.[senza fonte]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 1957[58]
Cavaliere del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del lavoro

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Bronze Star Medal (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Bronze Star Medal (Stati Uniti)
— 5 maggio 1945

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Italy: Powerful Man, Time Magazine, 2 novembre 1962; Giorgio Galli, Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano, pag. 127.
  2. ^ Dalla relazione dei periti Firrao e Delogu agli atti dell'inchiesta Calia. Cfr. G. Lo Bianco e S. Rizza, Profondo Nero, Milano 2009, pp. 97-103, v. anche articolo La Stampa 6 marzo 2003.. URL consultato l'8 ottobre 2010.
  3. ^ Misteri d'Italia: il caso Mattei
  4. ^ "La morte di Mattei? Un favore della mafia agli USA"
  5. ^ a b Gela, in ricordo di Enrico Mattei
  6. ^ «Vidi esplodere l'aereo di Mattei. Nessun giudice mi ha mai sentito»
  7. ^ "Mattei, l'aereo esplose per una bomba"
  8. ^ Mattei e quell'antico patto Stato-mafia
  9. ^ Caso Mattei: la storia giudiziaria
  10. ^ Ad Antonio Mattei fu tributato un encomio solenne per aver contribuito all'arresto del noto brigante Musolino, ma materialmente non partecipò all'arresto che fu condotto da due suoi sottoposti Carabinieri Reali Amerigo Feliziani da Baschi (Umbria) e Antonio La Serra da San Ferdinando di Puglia; la vicenda è ben dettagliata su una pagina web dedicata ad Amerigo Feliziani.
  11. ^ In seguito fu anche conferita a Enrico Mattei la cittadinanza onoraria del paese, in virtù dei contributi al progresso economico apportati da presidente dell'ENI
  12. ^ vastospa.it. URL consultato il 7 maggio 2009.
  13. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del miracolo.
  14. ^ Molte informazioni sull'attività partigiana di Mattei vengono da resoconti, interviste, testi e altri scritti di Boldrini, di Italo Pietra e dell'amico Marcello Colitti, oltre che del citato Spataro e di Orio Giacchi.
  15. ^ Richiesto nel 1944 di un parere sull'eventuale affidamento a Mattei della rappresentanza della DC in seno al CLNAI, Ferrari Aggradi ne trovò utile per la contingenza la «personalità forte avvezza a funzioni di guida e organizzazione»
  16. ^ Il suo caposcorta da presidente dell'Eni era infatti Rino Pacchetti, che selezionava gli uomini della vigilanza con preferenza per i partigiani. Così in Perrone, Obiettivo Mattei, e in molte altre fonti
  17. ^ L'episodio è stato rivelato in seguito dallo stesso Spataro ne I democratici cristiani dalla dittatura alla repubblica, Mondadori, Milano, 1868.
  18. ^ Montanelli, Cervi, op. cit.; ma Giorgio Galli, in Storia della Democrazia Cristiana, parla di 30 000. Mattei ne reclamò 65 000.
  19. ^ Il quale era anche stato il legale dell'azienda di Mattei.
  20. ^ La carica era formalmente quella di "membro aggiunto"; oltre a Mattei per la DC, vi era in questo ruolo anche Mario Argenton per i liberali.
  21. ^ Sui rapporti fra clero e partigiani, una commossa testimonianza del generale Raffaele Cadorna Jr alla Madre Superiora delle Suore di Riparazione di Milano, che avevano ospitato partigiani del Corpo Volontari della Libertà, fu successivamente resa nota dallo stesso Mattei.
  22. ^ Il Lomartire nella sua biografia raccoglie l'ipotesi che a fare la "soffiata" fosse stata la segretaria del titolare dell'ufficio di copertura, l'impiegata infatti avrebbe in seguito sposato il commissario Saletta, autore dell'operazione. Il Saletta fu poi ucciso dai partigiani e Italo Mattei sostenne che a chiederne la testa fosse stato proprio Enrico.
  23. ^ In seguito Sogno raccontò che Mattei, in sua presenza, millantò di essere stato l'organizzatore dell'evasione.
  24. ^ In occasione della morte di Mattei.
  25. ^ Oggi la denominazione è «Associazione Nazionale Partigiani Cristiani».
  26. ^ 30 ottobre 1941
  27. ^ Pozzo n.1.
  28. ^ Testimonianza orale raccolta da Perrone in Obiettivo Mattei
  29. ^ Intervistato nel 1958 per la televisione da Ugo Zatterin, disse che si erano sino ad allora scoperti solo «piccolissimi giacimenti superficiali», ma che dal pozzo di Caviaga «il metano uscì fluente, rivelando una grande ricchezza al Paese».
  30. ^ Con il rapporto n. 1393 del comando della Brigata Volante della 14ª legione territoriale di Camerino
  31. ^ Regio Decreto 1443 (1927) Norme di carattere legislativo per disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere del Regno (La ricerca petrolifera era quindi inserita nel più generale quadro legislativo sulla ricerca mineraria)
  32. ^ Questi permessi di ricerca hanno una scadenza temporale, entro la quale le aziende possono e dovono eseguire le ricerche
  33. ^ Un ente statale veniva di solito finanziato, al massimo, dalla Cassa Depositi e Prestiti.
  34. ^ Negli Stati Uniti stavano per venire gli anni del maccartismo, ma già allora l'accusa suonava gravissima.
  35. ^ Dal dicembre 1945 al gennaio 1946 l'Agip consentì, secondo Marcello Colitti dell'Ufficio Studi Economici dell'Eni, a tecnici statunitensi e britannici di accedere ai dati in suo possesso e alle ricerche in corso. Elmer J. Thomas, del resto, avrebbe in seguito commentato che per il successo nella ricerca del petrolio, le informazioni rappresentavano il 90% del successo. Il rapporto fra Agip e compagnie statunitensi in quel momento era comunque a tutti gli effetti un rapporto di concorrenza.
  36. ^ Enrico Mattei: Consulta nazionale / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  37. ^ sito Camera
  38. ^ Il 23 febbraio 1949 De Gasperi incaricò il fidato e influente Paolo Emilio Taviani di «tenere i contatti con Mattei» (P.E.Taviani, Politica a memoria d'uomo, Il Mulino, Bologna, 2002)
  39. ^ Leonardo Maugeri, ne L'arma del petrolio, definì l'avvenimento «confezionato con astuzia».
  40. ^ Il Corriere della Sera titolò "L'Italia ha vinto la battaglia del petrolio. Un giacimento di 40 chilometri quadrati scoperto presso Piacenza: può dare il 40% di benzina".
  41. ^ In un'intervista all'ANSA, Mattei dichiarò che i giacimenti «sono di un'importanza tale da produrre una profonda trasformazione dell'economia del Paese».
  42. ^ Edizione pomeridiana del Corriere della Sera.
  43. ^ Quelle dell'Anic, quotate 970 lire il 13 giugno, salirono a 1500 il 18 giugno, giorno in cui il ministro Lombardo comunicò alla Camera dei deputati che al più si trattava di una produzione pari al 2% del fabbisogno nazionale. Le azioni, dopo questo annuncio, crollarono e si scatenò una polemica fra alcuni quotidiani, il Corriere della Sera fu accusato di aver prodotto un "irresponsabile battage pubblicitario". Ne derivò una denuncia per aggiotaggio e per contro il direttore de L'Avanti! fu querelato da Mattei e Boldrini, oltre che dal direttore del Corriere; la denuncia fu archiviata solo nel 1951 (Lomartire, op. cit.).
  44. ^ Sempre Maugeri (op. cit.) attribuì la rappresentazione dell'accaduto a «propaganda tesa a convincere la psicologia collettiva italiana che la Val Padana avesse giacimenti smisurati di petrolio [...] e a creare quindi un consenso di opinione pubblica tale da costringere i politici a non lasciare ai privati [...] la gestione di un bene così importante per lo sviluppo dell'intera nazione»
  45. ^ L'Ente Nazionale Idrocarburi fu istituito nel 1953 con la Legge n. 136; la stessa legge conferiva all'ente diritti esclusivi di ricerca e produzione di idrocarburi nella Pianura Padana. Questa area, che fu in seguito chiamata "Area Eni", fu rilasciata in esclusiva all'ENI nel 1996 in attuazione della direttiva 94/22/CE.
  46. ^ Stefano Beltrame (2009) "Mossadeq. L'Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della Rivoluzione Islamica" Ed. Rubbettino
  47. ^ La centrale nucleare in fase di smantellamento ex-ENEL di Latina
  48. ^ Questa centrale sarà connessa alla rete elettrica nazionale dal 12 maggio 1963 fino alla sua chiusura del 26 novembre 1986 a seguito della decisione governativa confermata in seguito (Delibera CIPE del 23 dicembre 1987) in attuazione del blocco delle attività nucleari in Italia, in seguito al referendum svoltosi dopo il disastro di Cernobyl.
  49. ^ In Giuseppe Accorinti
  50. ^ La paternità del termine è in realtà attribuita a Giuseppe Pella, nel luglio 1957, ma Fanfani fece subito un uso molto diffuso del termine e del suo significato politico.
  51. ^ Paolo Cacace, in Venti anni di politica estera italiana, Bonacci, 1987.
  52. ^ Il 9 novembre 1956 La Pira scrisse a Mattei una lettera in cui a proposito di politica estera diceva che «la "prua" va sempre più orientata verso l'Oriente» e che «tessere con i popoli del Medio Oriente, e anche del più lontano Oriente, rapporti economici, sociali, politici, culturali» poteva significare «essere "battistrada" nella storia di domani»; il compito più importante di Mattei, scrisse La Pira, «è proprio qui» ed era compito «di immensa portata politica e spirituale perché annoda all'Italia popoli e nazioni che debbono ancora essere innestati alla civiltà cristiana!» (lettera in Archivio Fondazione La Pira). Quale fosse il "più lontano Oriente", e particolarmente se questo comprendesse l'Unione Sovietica, è ovviamente un interrogativo che accompagna la lettura del brano.
  53. ^ La torre di controllo di Linate perse i contatti col velivolo alle ore 18.57
  54. ^ Tony Zermo. "Mattei 50 anni fa, un grande «giallo» consumato in Sicilia". «La Sicilia», 27 ottobre 2012, 30.
  55. ^ Scheda personale di Donato Firrao
  56. ^ La perizia sui resti del velivolo indicò che il carrello dell'aereo non era ancora stato aperto
  57. ^ Francesco La Licata e Guido Ruotolo, Mattei, un complotto italiano, Pavia, La Stampa, 6 marzo 2003. URL consultato il 23 settembre 2013 (archiviato dall'originale il 2004).
  58. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Trecciola, Enrico Mattei, scritti e discorsi 1945-1953, Comune di Matelica, Fondazione Enrico Mattei, Università di Camerino
  • Antonio Trecciola, Enrico Mattei, scritti e discorsi 1953-1962, Comune di Matelica, Fondazione Enrico Mattei, Università di Camerino
  • Giuseppe Accorinti, Quando Mattei era l'impresa energetica. Io c'ero, Halley, Matelica (MC), 2007, ISBN 88-89920-08-4
  • Luigi Bazzoli, Riccardo Renzi, Il miracolo Mattei, Rizzoli, Milano, 1984
  • Fulvio Bellini, Alessandro Previdi, L'assassinio di Enrico Mattei, Selene, Collana 'Carte Segrete' Milano, 1970
  • Stefano Beltrame, "Mossadeq. L'Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della Riovoluzione Islamica". Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009
  • Marcello Boldrini, "Mattei", in Enciclopedia del petrolio e del gas naturale, Colombo, Roma, 1969
  • Luigi Bruni, Marcello Colitti, La politica petrolifera italiana, Giuffré, Milano, 1967
  • Giovanni Buccianti, Enrico Mattei: assalto al potere petrolifero mondiale, Giuffrè, Milano, 2005
  • Marcello Colitti, Energia e sviluppo in Italia: la vicenda di Enrico Mattei, De Donato, Bari, 1979
  • Sergio De Angelis, Enrico Mattei, Edizioni Cinquelune, Roma, 1966
  • Riccardo De Sanctis, Delitto al potere, controinchiesta, Savelli, Roma, 1972
  • Vittorio Emiliani, Gli anni del «Giorno», Milano, Baldini&Castoldi, 2000
  • Mario Ferrari-Aggradi, Mattei e la Mentasti nella lotta di liberazione in Civitas, anno XVI, n.12, 1965
  • Giorgio Galli, La sfida perduta: biografia politica di Enrico Mattei, Bompiani, Milano, 1976
  • Giorgio Galli, La regia occulta: da Enrico Mattei a piazza Fontana, Tropea, Milano, 1996
  • Benito Li Vigni, La grande sfida: Mattei, il petrolio e la politica, Mondadori, Milano, 1996
  • Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini Un'unica pista all'origine delle stragi di stato, Milano, Chiarelettere, 2009. ISBN 978-88-6190-058-5.
  • Carlo Maria Lomartire, Mattei - Storia dell'italiano che sfidò i signori del petrolio, Mondadori, Milano, 2004
  • Carlo Lucarelli. Misteri d'Italia. I casi di Blu notte. Torino, Einaudi, 2002. ISBN 88-06-15445-1.
  • Leonardo Maugeri, L'arma del petrolio: questione petrolifera globale, guerra fredda e politica italiana nella vicenda di Enrico Mattei, Loggia de' Lanzi, Firenze, 1994
  • Leonardo Maugeri, Petrolio, Sperling&Kupfer, Milano, 2001
  • Pier Paolo Pasolini. Petrolio. Torino, Einaudi, 1992 e 2005
  • Nico Perrone, Mattei, il nemico italiano: politica e morte del presidente dell'ENI attraverso i documenti segreti, 1945-1962, Leonardo (Mondadori), Milano, 1989, ISBN 88-355-0033-8
  • Nico Perrone, Obiettivo Mattei: petrolio, Stati Uniti e politica dell'ENI, Gamberetti, Roma, 1995, ISBN 88-7990-010-2
  • Nico Perrone, Enrico Mattei, Il mulino, Bologna, 2001, ISBN 88-15-07913-0
  • Italo Pietra, Mattei, la pecora nera, Sugarco, Milano, 1987
  • Francesco Rosi, Eugenio Scalfari, Il caso Mattei: un corsaro al servizio della Repubblica, Cappelli, Bologna, 1972
  • Sergio Terranova, La Pira e Mattei nella politica italiana 1945-1962, Oasi Editrice, Troina, 2001
  • Daw Votaw, Il cane a sei zampe, Mattei e l'Eni. Saggio sul potere, Feltrinelli, Milano, 1965
  • Le citazioni di Giorgio Bocca provengono dall'articolo "Mattei: l'uomo del mistero", reperibile qui
  • Raffaele Morini Enrico Mattei - il partigiano che sfidò le sette sorelle Mursia Editore
  • G. Orlandi, Atti del Convegno Internazionale di Studi tenuto a Gela il 23-24-25 gennaio 1959, Zangara Editore, Palermo - 1959
  • Paul H. Frankel, Petrolio e potere: Enrico Mattei, La nuova Italia, Firenze, 1970
  • Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara, I panni sporchi della sinistra, Chiarelettere, 2013. ISBN 9788861905320

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Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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