Tina Merlin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Oggi tuttavia non si può soltanto piangere, è tempo di imparare qualcosa »
(10 ottobre 1963, all'indomani del disastro del Vajont, denunciato preventivamente dalla Merlin)
Tina Merlin

Clementina Merlin detta Tina (Trichiana, 19 agosto 1926Belluno, 22 dicembre 1991) è stata una giornalista, scrittrice e partigiana italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Clementina Merlin nacque a Trichiana, figlia di Cesare Merlin e di Rosa Dal Magro. La madre aveva avuto due figli dal precedente matrimonio con Benvenuto Tacca, e, dopo essere rimasta vedova, si era risposata con Merlin nel 1910. Prima di Tina, l'ultimogenita, vennero alla luce Ida, Giuseppe Benvenuto, Remo, Antonio ("Toni") e Giuseppina.[1]

Antonio sarebbe diventato poi partigiano, organizzatore e comandante del battaglione "Manara", successivamente assorbito nella brigata partigiana autonoma "7º Alpini". Come lui, morto in combattimento, anche Tina fu coinvolta nella resistenza partecipandovi dal luglio 1944 come staffetta.

Nel 1949 sposò il partigiano Aldo Sirena, tra i primi organizzatori del CLN Belluno da cui ebbe il figlio Antonio.

La sua carriera di giornalista cominciò con la pubblicazione di racconti nella Pagina della donna de l'Unità. Dal 1951 al 1982 fu corrispondente a Belluno, Milano, Vicenza e Venezia sempre per lo stesso quotidiano. Nel frattempo partecipava anche alla vita politica come consigliere provinciale del PCI (1964-1970).

In seguito ha collaborato con altre riviste e ha pubblicato numerosi saggi dedicati soprattutto al ruolo delle donne nella resistenza.

Tina Merlin viene ricordata, più che per la sua pur ricca produzione letteraria, per avere aiutato, con caparbietà e ostinazione, a mettere in luce la verità sulla costruzione della diga del Vajont. Dando voce alle denunce degli abitanti di Erto e Casso, Tina Merlin riuscì a denunciare i pericoli che avrebbero corso i due paesi se la diga fosse stata effettivamente messa in funzione. Inascoltata dalle istituzioni, la giornalista fu denunciata per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" tramite i suoi articoli, processata e assolta dal Tribunale di Milano.

In seguito al disastro del Vajont, consumato il 9 ottobre 1963, la Merlin tentò di pubblicare un libro sulla vicenda, Sulla Pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, che tuttavia trovò un editore solo nel 1983.

Morì il 22 dicembre 1991 dopo un anno di malattia a 65 anni d'età. Nel 1992 è stata fondata l'Associazione Culturale a lei intitolata. Postumo uscì, grazie anche a Mario Rigoni Stern, il libro autobiografico La casa sulla Marteniga.

Inoltre sono stati intitolati nel 1992 a Tina Merlin la scuola materna del comune di Vajont e il circolo ARCI di Montereale Valcellina.

Nel film del 2001 Vajont - La diga del disonore di Renzo Martinelli è stata impersonata da Laura Morante[2].

Il 30 settembre 2013, in occasione delle celebrazioni per il 50º anniversario del disastro del Vajont, il consiglio comunale della città di Feltre intitola a Tina Merlin il campus universitario cittadino.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Menica, Pavia, Cortina, 1957.
  • Avanguardia di classe e politica delle alleanze, Roma, Editori Riuniti, 1969.
  • Siamo tutti una famiglia. Cronache di lotta operaia nel paese della ceramica. Le Nove di Bassano aprile-luglio 1971, Vicenza, Odeonlibri, 1982.
  • Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, Milano, La Pietra, 1983.
  • La casa sulla Marteniga, Padova, Il poligrafo, 1993. ISBN 88-7115-027-9
  • La rabbia e la speranza. La montagna, l'emigrazione, il Vajont, Sommacampagna, Cierre, 2004. ISBN 88-8314-233-0

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriana Lotto, Quella del Vajont. Tina Merlin, una donna contro, Sommacampagna, Cierre, 2011.ISBN 978-88-8314-641-1
  • Anna Minazzato, Tina Merlin: una testimone del Novecento. Fra cronaca ed emancipazione, Aracne Editrice, 2013, ISBN 978-88-548-5737-7

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Lotto, Quella del Vajont, Sommacampagna 2011, p. 19
  2. ^ Vajont - La diga del disonore

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 6047677 LCCN: n94093293