Diga del Vajont

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Diga del Vajont
Diga del Vajont
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
Provincia Pordenone Pordenone
Fiume Vajont
Uso Produzione di energia
idroelettrica
Proprietario ENEL
Inizio lavori gennaio 1957
Inaugurazione settembre 1959
Tipo ad arco a doppia curvatura
in calcestruzzo
Volume del bacino 168,715 milioni di
Altezza 261,60 m
Lunghezza 190 m
Spessore 3,40 m
Coordinate 46°16′02.35″N 12°19′45.34″E / 46.267319°N 12.329261°E46.267319; 12.329261
Mappa di localizzazione: Italia
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Coordinate: 46°16′02.35″N 12°19′45.34″E / 46.267319°N 12.329261°E46.267319; 12.329261

La diga del Vajont è una diga in disuso progettata dall'ingegner Carlo Semenza e costruita negli anni tra il 1957 e il 1960 nel territorio del comune di Erto e Casso (PN), nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, lungo il corso del torrente Vajont, nota particolarmente per il disastro che vi è avvenuto.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Di tipo a doppio arco, lo sbarramento è di 261,60 m (la quinta diga più alta del mondo, la terza ad arco) con un volume di 360.000 m³ e con un bacino di 168,715 milioni di metri cubi. All'epoca della sua costruzione era la diga più alta al mondo.

Lo scopo della diga era di fungere da serbatoio di regolazione stagionale per le acque del fiume Piave, del torrente Maè e del torrente Boite, che precedentemente andavano direttamente al bacino della Val Gallina, che alimentava la grande centrale di Soverzene.

Le acque sottratte al loro corso naturale vennero così incanalate dalla diga di Pieve di Cadore (Piave), da quella di Pontesei (Maè) e da quella di Valle di Cadore (Boite) al bacino del Vajont tramite chilometri di tubazioni in cemento armato vibrato e spettacolari ponti-tubo. A questo complesso si aggiunse successivamente la vecchia diga di Vodo di Cadore, che con la sua quota permise di alzare di 15 m la diga del Vajont, rispetto al progetto originario.

In questo sistema di "vasi comunicanti", le differenze di quota tra bacino e bacino venivano usate per produrre energia tramite piccole centrali idroelettriche, come quella del Colombèr, ricavata in caverna ai piedi della diga del Vajont e quella di Castellavazzo. Le acque scaricate dalla centrale di Soverzene venivano poi condotte, tramite un canale, al Lago di S.Croce e ai successivi, con relative centrali.

Era un sistema concepito per sfruttare al massimo tutte le acque ed i salti disponibili del fiume Piave e dei suoi affluenti, di cui il bacino del Vajont era il cuore; esso venne presto compromesso prima dalla frana del Lago di Pontesei (ora quasi vuoto per motivi di sicurezza) e poi dalla frana che causò il disastro del Vajont.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

La diga vista da Longarone
La diga vista dal bacino a monte
  • Tipo: diga ad arco a doppia curvatura in calcestruzzo
  • Progettazione iniziale: 22 giugno 1940
  • Progettata da: S.A.D.E. - Società Adriatica di Elettricità, Venezia
  • Proprietà: ENEL dal 12 dicembre 1962
  • Inizio effettivo lavori: gennaio 1957
  • Impresa costruttrice: TORNO s.p.a., Milano
  • Fine lavori: settembre 1959
  • Altezza complessiva: 264,60 m
  • Larghezza alla base: 27,0 m
  • Larghezza in sommità: 3,4 m
  • Livello di massimo invaso:722,5 m s.l.m.
  • Livello di massima piena: 462,0 m s.l.m.
  • Livello massimo: 725,5 m s.l.m.
  • Capacità di invaso complessiva: 168,715 milioni di m³ (150 milioni. Utile)

Disastro del Vajont[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro del Vajont.
Interno della cabina comandi centralizzati, andata distrutta durante il disastro

La diga è tristemente famosa per il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963, quando una frana del monte Toc precipitò nel bacino, facendolo traboccare e inondando il paese di Longarone causando quasi 2.000 vittime. Per l'esattezza le vittime furono 1910 tra cui 487 bambini e ragazzi sotto i 15 anni.

Fatidica fu la superficialità degli studi preliminari per la realizzazione dell'opera, che non approfondirono e trascurarono alcuni elementi importanti, in parte emersi durante i test geologici, che evidenziavano la friabilità del versate del monte Toc, abbreviazione del dialetto locale di "patoc" che significa guasto, avariato, sfatto.

Pare che le cause del disastro sarebbero da attribuire, in primis al collaudo dell'opera che consisteva nel riempimento l'invaso, ed al suo successivo parziale svuotamento per arrivavare alla quota di regime. Infatti sembrerebbe che la variazione delle pressioni esercitate dall'acqua sul già precario versante, sia stato elemento catalizzante della frana (vedasi studio del Geol. Giovanni Maria Di Budro: VAJONT- La storia della frana del 9 ottobre 1963).

È importante ricordare che la diga non crollò. Dalle verifiche effettuate durante il processo, emerse che le sollecitazioni cui il manufatto fu sottoposto durante l'immane tragedia furono quasi 10 volte superiori a quelle prevedibili durante il normale esercizio, a dimostrazione della bontà del progetto e della realizzazione a regola d'arte da parte dell'impresa costruttrice.

La tragedia fu causata dall'onda provocata dalla frana che, sfiorato il coronamento della diga, lo superò[Contraddizione: Se l'ha solo sfiorato, come ha potuto superarlo? perché l'onda ha superato la diga, sfiorandola e passando ben sopra, dai 50 ai 100 metri sopra il livello della diga;] abbattendosi nella valle del Piave, e dall'onda di riflusso che tornò verso il lago. La diga non è crollata, si è formata solo una piccola crepa in centro e ciò è molto strano perché la potenza dell'acqua non è andata contro la diga ma è venuta a formarsi un'onda anomala.[senza fonte] Se la diga avesse ceduto le conseguenze sarebbero state ancora più disastrose, in quanto la quantità di acqua che si sarebbe riversata a valle sarebbe stata tripla (l'onda è stata valutata in 50 milioni di metri cubi, la capienza del lago era di 150 milioni e al momento dell'evento si era quasi al limite).

Veduta della diga e di Casso, in alto a destra

La diga oggi[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni è avvenuta una ripresa di interesse verso la diga e la tragedia del Vajont e si sono fatte frequenti le visite guidate da parte di specialisti interessati agli aspetti scientifici della diga ma anche di gente comune.
L'ENEL, oggi proprietaria delle strutture e dei terreni, ha aperto al pubblico nell'estate 2002 la prima parte del coronamento sopra la diga, affidando ad alcune associazioni del territorio (tra cui l'Associazione Pro Loco di Longarone) il compito di gestire le visite guidate.

Da sabato 11 agosto 2007 è stato aperto al pubblico, dopo l'inaugurazione ufficiale, il coronamento della diga. La gestione è affidata al Parco naturale delle Dolomiti Friulane. I turisti possono ora accedere all'intero percorso del coronamento, pur senza la prenotazione ma solo nelle giornate di apertura al pubblico come precisato nel calendario annuale, per osservare con i propri occhi l'impressionante scenario della frana del Monte Toc e della valle sottostante di Longarone.

Non si possono ancora perlustrare, invece, le gallerie interne alla montagna, anche se, dal settembre 2006, è stata ideata una manifestazione podistica non competitiva, con cadenza annuale denominata "I Percorsi della Memoria", che permette al pubblico partecipante di poter attraversare anche le strutture all'interno della montagna.

Per il 2013, in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro, la regione Veneto ha stanziato un milione di euro per la messa in sicurezza e il recupero delle gallerie interne alla montagna dette "strada del Colomber" (la vecchia statale 251). L'idea è di aprire la strada proprio nei giorni dell'anniversario assieme ad altre iniziative.

Il campanile di Pirago, frazione di Longarone, miracolosamente rimasto in piedi dopo il passaggio dell'onda di morte

Il cortometraggio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1959 venne realizzato un cortometraggio sulla costruzione della diga[1]:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cortometraggio sulla costruzione della diga del Vajont

Foto satellitari[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]