Partito Liberale Italiano

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Partito Liberale Italiano
Segretario Alberto Giovannini (1922-1924), Quintino Piras (1924-1926), Giovanni Cassandro (1944/1946-1947), Manlio Brosio (1944), Leone Cattani (1944-1945), Roberto Lucifero (1947-1948), Bruno Villabruna (1948-1954), Alessandro Leone di Tavagnasco (1954), Giovanni Malagodi (1954-1972), Agostino Bignardi (1972-1976), Valerio Zanone (1976-1985), Alfredo Biondi (1985-1986), Renato Altissimo (1986-1993), Raffaele Costa (1993-1994)
Presidente Emilio Borzino (1922-1925), Benedetto Croce (1944-1947), Raffale De Caro (1947-1962), Gaetano Martino (1962-1972), Giovanni Malagodi (1972-1985), Valerio Zanone (1985-1986), Alfredo Biondi (1986-1994)
Stato Italia Italia
Fondazione 1913 (de facto)
8 ottobre 1922 (de jure)
Dissoluzione 6 febbraio 1994
Sede Via Frattina, 89 - 00187 Roma
Ideologia Liberalismo,[1]
Liberalismo sociale,[2]
Liberalismo conservatore[3][1]
Monarchismo (solo periodo 1922-1948)[4]
Collocazione Centro
Coalizione Lista Nazionale (1924)
Comitato di Liberazione Nazionale (1944-1946)
Unione Democratica Nazionale (1946)
Blocco Nazionale (1948)
Centrismo (1948-1960)
Pentapartito (1980-1991)
Quadripartito (1991-1993)
Partito europeo LDE-ELD
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori
Affiliazione internazionale Internazionale Liberale
Seggi massimi Camera
39 / 630
(1963)
Seggi massimi Senato
18 / 315
(1963)
Seggi massimi Europarlamento
3 / 81
(1979)
Testata Risorgimento Liberale (1943-1948)
L'Opinione (1948-1994)
Il Messaggero
Colori Azzurro Savoia[5]

Il Partito Liberale Italiano (abbreviato PLI) fu un partito politico italiano, ovviamente fondato sull'impostazione liberale, liberista e laica dello Stato, che rappresentava idealmente la tradizione moderata del Risorgimento, erede dell'Unione Liberale, che aveva avuto in Camillo Benso di Cavour il massimo rappresentante.

Fondato da Emilio Borzino, a Bologna, l'8 ottobre 1922, assunse un atteggiamento di collaborazione con il governo fascista fino al delitto Matteotti del 1924.

Prese le distanze dal fascismo, in seguito (al II Congresso di Livorno), fu temporaneamente sciolto nel 1925 e ricostituito nell'estate del 1943, per iniziativa di Benedetto Croce e Luigi Einaudi[6]. Una componente più giovanile e riformatore intorno a Nicolò Carandini e Leone Cattani si organizzò nello stesso periodo nel Movimento Liberale Indipendente, nucleo del nuovo PLI di Roma. Si è dissolto definitivamente nel 1994, dando vita a numerose formazioni ed alla diaspora liberale nel panorama politico italiano.

Il PLI non svolse mai un ruolo fondamentale nel panorama politico italiano, a causa di un modesto consenso elettorale; tuttavia esercitò sempre un notevole prestigio intellettuale ed espresse i primi due Presidenti della Repubblica Italiana: Enrico De Nicola e Luigi Einaudi.

Al suo interno vi fu a lungo un contrasto assai acceso tra le varie correnti, in particolare nel primo decennio del dopoguerra.

Caratterizzato dal liberalismo riformatore di Croce, il PLI si spostò successivamente su posizioni monarchiche e conservatrici, in particolare sotto la segreteria di Roberto Lucifero (1947-48). Riportato sulla linea di un centro laico dal suo successore Bruno Villabruna, ebbe una nuova modifica del suo indirizzo politico verso una destra economica sotto la segreteria di Giovanni Malagodi dal 1954. La componente che si rifaceva alla cultura della sinistra liberale e che si raccoglieva attorno al giornale Il Mondo, diretto da Mario Pannunzio, già uscita una prima volta nel 1948 (costituendo il MLI), per poi tornare al Convegno per l'unificazione delle forze liberali di Torino nel 1951, assunse un'opposizione intransigente a Malagodi e si distaccò definitivamente dal PLI nel 1955 per fondare il Partito Radicale.

Sotto la leadership di Malagodi il PLI si distinse per la sua opposizione ai governi di centro-sinistra, rifiutando nello stesso tempo ogni compromesso con la destra estrema del MSI e dei monarchici. Solo nel 1972 ritornò ad un governo centrista guidato da Giulio Andreotti, con Malagodi ministro del Tesoro. Dopo il declino di questa politica all'inizio degli anni '70 il partito subì una nuova correzione dell'indirizzo politico verso sinistra, guidata dal nuovo segretario Valerio Zanone. Partecipò negli anni 80 a numerosi governi pentapartitici fino al suo scioglimento in seguito agli scandali legati a Tangentopoli.

A livello internazionale il PLI è stato tra i fondatori dell'Internazionale Liberale nel 1947 ed è sempre stato membro dei Gruppi Liberali e Democratici Europei.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento liberale dopo l'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cavour, Destra storica e Sinistra storica.

Le forze politiche liberali furono le protagoniste del processo che si compì nel 1861 e che condusse all'Unità d'Italia in alleanza con la Monarchia di Casa Savoia. La natura estremamente elitaria del nuovo Stato italiano fece sì che l'intero Parlamento divenisse praticamente espressione di tale ideologia politica, seppur suddivisa fra una fazione rigidamente conservatrice, e un'altra più progressista e innovatrice. Quest'assoluto predominio, unito ai fenomeni di trasformismo che ben presto caratterizzarono la politica nazionale, impedirono la costituzione di un partito vero e proprio. I liberali diedero vita a molti governi, tra i quali quello di Cavour, di Giuseppe Zanardelli e di Giovanni Giolitti.

La breccia di Porta Pia nel 1870, e il conseguente insorgere della Questione romana, scavarono un solco profondissimo fra i liberali più intransigenti e cavouriani, i quali tenevano molto al concetto di "Libera Chiesa in libero Stato", e il mondo cattolico, spingendo quest'ultimo all'opposizione del regime sabaudo e dell'ordine politico vigente.

Giovanni Giolitti, erede della tradizione liberale e monarchica, promosse per primo un accordo con i cattolici tradizionalisti (Patto Gentiloni), in seguito all'approvazione, nel 1912, della riforma elettorale che introduceva il suffragio universale, anche se solo maschile. Giolitti aveva promesso ai socialisti di Leonida Bissolati e Filippo Turati la riforma elettorale in cambio del loro appoggio alla guerra italo-turca[senza fonte]. Fino ad allora nel Regno d'Italia il suffragio era stato ristretto a una base elettorale esigua.

Dopo la riforma, il suffragio elettorale allargato, che concedeva il diritto di voto a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto i 21 anni, indipendentemente dal censo, portò l'azione istituzionale giolittiana ad occupare lo spazio tra il centro dello schieramento politico italiano e le posizioni liberali di sinistra

Su tali basi la lista giolittiana, che comprendeva anche candidati cattolici, ottenne nelle Elezioni politiche italiane del 1913, le prime a suffragio universale maschile, una schiacciante vittoria elettorale ai danni dei socialisti, dei repubblicani e dei radicali con il 51 % dei voti espressi e, su 508 seggi, 260 eletti.

La fase costituente del PLI[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Giolitti

L'introduzione del sistema proporzionale nel 1919 e il conseguente trionfo dei partiti di massa socialista e popolare costrinse anche i liberali a cominciare a porsi il problema di più stabili forme organizzative.

Il Partito Liberale si costituì in vero e proprio partito nel 1922, non più come comitato elettorale, ma in maniera più strutturata. Il Partito Liberale così riorganizzato tuttavia continuò ad essere più un punto di riferimento aperto che un partito monolitico in grado di proporsi al paese come la sola espressione della rappresentanza politica liberale. Di fronte all'ascesa del fascismo, i liberali avanzarono sì critiche a difesa delle garanzie statutarie[senza fonte], ma in molti casi collaborarono all'instaurazione del nuovo regime autoritario, sia a livello centrale dove molti esponenti entrarono nel Governo Mussolini all'indomani della Marcia su Roma, sia a livello locale dove in molti casi fornirono al PNF il materiale umano per abbattere le esperienze amministrative socialiste e popolari[senza fonte].

In vista delle elezioni del 1924 la maggioranza dei liberali accettò di entrare nel Listone Mussolini, seppur con rilevanti e autorevoli eccezioni, prima fra tutte quella di Giovanni Giolitti. L'avvento della dittatura comportò lo scioglimento di tutti i partiti all'infuori del PNF, ma un certo numero di liberali trovò un modus vivendi con il regime.

D'altra parte, il più importante tra gli intellettuali liberali, il filosofo e storico Benedetto Croce, che nel 1922 aveva giustificato il fascismo, come esigenza temporanea per ridare ordine, divenne un convinto antifascista dal 1924: per tutto il ventennio, in Italia e all'estero, egli diede vita all'opposizione morale e intellettuale alla dittatura, in nome della "religione della libertà" e del richiamo al Risorgimento nazionale: un'opposizione che, per il grande prestigio internazionale del filosofo, il fascismo fu costretto a tollerare, almeno fino a un certo segno, lasciandogli continuare liberamente i suoi studi, ma senza fare propaganda politica attiva dopo il 1925.[7] Fu in quell'anno che Croce redasse il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

La ricostituzione del PLI[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto Croce
Luigi Einaudi

Dopo il 25 luglio 1943 alcuni esponenti politici liberali ripresero a partecipare all'attività politica in nome del Partito Liberale, sulla base del proprio prestigio personale prima ancora che il partito fosse formalmente ricostituito. Sorse così il desiderio e l'esigenza di rifondare il Partito Liberale sciolto dal fascismo.

Alcuni, come ad esempio Leone Cattani, Nicolò Carandini, e Mario Pannunzio, iniziarono, dopo l'8 settembre 1943, a pubblicare in clandestinità un periodico, il Risorgimento Liberale. Dopo la liberazione della capitale, Risorgimento Liberale diventò l'organo ufficiale dell'embrione di partito che andava ricostituendosi. Per distinguerlo dal partito precursore sciolto nel 1926[senza fonte] e per analogia con gli altri partiti a base ideologica, venne coniato il termine Partito Liberale Italiano. Rimase però sempre forte il senso di continuità storica con il partito precursore e la fase costituente del PLI fu vista e vissuta essenzialmente come la riorganizzazione del Partito Liberale.

L'attività politica in questa fase iniziò a prendere forme sempre più consistenti con l'adesione al progetto della ricostituzione liberale da parte di alcuni esponenti storici del liberalismo italiano come Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Alessandro Casati e Marcello Soleri, oltre che di esponenti più giovani come Manlio Brosio.

Grazie soprattutto a Leone Cattani, Alessandro Casati e Marcello Soleri, il Partito Liberale partecipò alla formazione e all'attività del CLN. Al sud nel 1944 Benedetto Croce, criticato però da Nicolò Carandini e Mario Pannunzio, fu ministro senza portafoglio nel secondo governo Badoglio in rappresentanza dei Liberali. Il Partito Liberale Italiano avviò la sua fase di ricostituzione politica grazie al prestigio di Benedetto Croce e di Vittorio Emanuele Orlando partecipando, in maniera numericamente ridotta, ma efficace per le iniziative di combattimento sostenute, sia alla Resistenza partigiana che ai governi di unità nazionale guidati da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri. Sempre a nome del ricostituito Partito Liberale fecero parte del Governo Bonomi II: Benedetto Croce, Nicolò Carandini e Alessandro Casati.

Al nord Edgardo Sogno, medaglia d'oro della resistenza e capo dell'Organizzazione Franchi, partecipò al CLNAI in rappresentanza del Partito Liberale. Durante la Resistenza i Liberali parteciparono attivamente alle azioni militari partigiane ed ebbero molti caduti tra le loro file. Molti di essi militarono nelle Formazioni Autonome, i cosiddetti Badogliani.

Sebbene nell'atto costitutivo approvato nel Congresso di Roma (dal 9 aprile al 3 maggio 1946) vi fosse un esplicito riferimento all'epoca giolittiana, il Partito Liberale Italiano (PLI) ebbe una rilevante componente di destra.

Essa mantenne senza equivoci la qualifica di forza antifascista e si attestò su posizioni conservatrici, monarchiche e nazionaliste.

Nel referendum istituzionale per la scelta tra repubblica e monarchia, il PLI si schierò per la monarchia[8]. La stragrande maggioranza dei liberali votò a favore della Monarchia, anche se Croce, successivamente, invitò il PLI a integrarsi e servire fedelmente la Repubblica.

Alle elezioni del 1946 per l'Assemblea Costituente il PLI si alleò col Partito Democratico del Lavoro formando l'Unione Democratica Nazionale, che ottenne il 6,8% dei suffragi e 1.560.638 voti, ottenendo 41 seggi, quarto gruppo dopo democristiani, socialisti e comunisti. Nella stesura della Costituzione l'ideologia liberale fu una delle dominanti insieme a quella cattolica ed a quella marxista.

Alle elezioni politiche del 1948, invece, il PLI, insieme al Fronte dell'Uomo Qualunque, formò una lista unica: il Blocco Nazionale, che ottenne 1.003.727 voti, pari al 3,82%, conseguendo 19 seggi alla Camera e 10 al Senato.

L'ostilità al centrosinistra e la scissione radicale[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Malagodi

L'accorta segreteria di Giovanni Malagodi valoruizzò posizioni maggiormente liberiste, vicine agli insegnamenti di Einaudi, sfociate in una durissima opposizione alla nazionalizzazione dell'energia elettrica e in generale alla formula del centro-sinistra; in quel periodo vi fu una crescita esponenziale.

Malagodi fu anche un laico intransigente, sulla scia della tradizione di Cavour, anche se non anticlericale. In questo contesto ci furono nuovamente alcuni contrasti con il mondo cattolico, soprattutto quando il liberale Antonio Baslini, insieme al socialista Loris Fortuna, propose la legge sul divorzio, poi approvata dal Parlamento e detta appunto Legge Fortuna-Baslini.

Il Partito liberale fu uno dei più strenui oppositori della riforma urbanistica ideata dal Ministro Fiorentino Sullo e che cercava di limitare gli effetti negativi della speculazione edilizia. Questa nuova strategia politica non fu apprezzata da alcuni giovani liberali dell'ala sinistra del partito, fra cui Eugenio Scalfari e Marco Pannella, appoggiati soprattutto dalla redazione de Il Mondo di Mario Pannunzio. Essi si staccarono dal PLI e nel 1955 fondarono il Partito Radicale dei Liberali e Democratici Italiani, su posizioni anticlericali ed ispirate all'estrema sinistra storica ed al Partito Radicale Italiano, unendosi anche ad ex azionisti.

Alle elezioni politiche del 1963 il Partito Liberale Italiano raggiunse il 7% dei consensi, miglior risultato elettorale della sua storia. Guadagnò voti in tutta Italia, specialmente nel Nord Ovest, zona di maggior influenza liberale, ma comunque in tutto il Nord Italia, a Roma e in Sicilia, dove ottenne più del 10% dei voti.

Rimasto all'opposizione per tutti gli anni sessanta, il PLI subì poi una crisi elettorale che lo portò a diventare un partito marginale nello scacchiere politico italiano.

In particolare il PLI si oppose alle nazionalizzazioni, soprattutto di quella dell'industrie elettriche e all'istituzione delle regioni, viste come inutili forme di dissipazione del denaro pubblico. Il cavallo di battaglia era la lotta agli sprechi della pubblica amministrazione e all'eccessiva tassazione. In generale, il PLI di Malagodi si presentò come il difensore della proprietà privata, della libera impresa e del risparmio individuale. Avversò quindi anche ogni forma di dirigismo economico e la partecipazione delle imprese dello Stato (le imprese statali) ad attività imprenditoriali di mercato. Grazie a queste posizioni il PLI arrivò a più che triplicare i propri consensi elettorali soprattutto al nord.

Il successo elettorale venne man mano diminuendo nel corso degli anni settanta a causa del forte ostracismo dei partiti del centrosinistra e della marcata radicalizzazione a sinistra della politica italiana in quegli anni.

Il PLI partecipò al Governo Andreotti II dell'epoca centrista della DC; quel governo fu il primo a vedere l'organica partecipazione di ministri e sottosegretari liberali e fu anche noto come Governo Andreotti-Malagodi. Lo stesso Malagodi infatti fu Ministro del Tesoro.

Alle elezioni politiche del 1976 il PLI ebbe un forte calo e la guida del partito passò alla corrente di sinistra favorevole alla collaborazione con i socialisti e in generale al dialogo con le formazioni di sinistra.

Valerio Zanone fu il nuovo segretario del PLI a partire dal 1977 e, in contrasto con la linea politica fino ad allora espressa dal Partito Liberale Italiano malagodiano, iniziò gradatamente ad orientarlo verso posizioni diverse dalla sua storia recente (da Malagodi in poi) e non più di destra liberale, che richiamavano in qualche modo la segreteria di Villabruna.

L'adesione al pentapartito[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta il PLI si spostò più a sinistra e fu parte del pentapartito, un'eterogenea coalizione di partiti che metteva insieme la Democrazia Cristiana, all'epoca dominata dalle correnti dorotee e quella di Carlo Donat Cattin (di sinistra ma ostile al PCI), il Partito Socialista Italiano, il Partito Socialista Democratico Italiano ed il Partito Repubblicano Italiano, resasi necessaria in seguito alla crisi del vecchio centrosinistra ed alla maggioranza del Preambolo affermatasi nella DC nel congresso del 1980, favorevole ad un'apertura a sinistra che escludesse i comunisti.

Il liberale Renato Altissimo nei governi Spadolini I, Spadolini II e Fanfani V fu Ministro della Salute e Ministro all'Industria, Commercio e Artigianato nel Craxi I.

La regione coi migliori risultati per il PLI fu il Piemonte, e in particolare la provincia di Cuneo, storico feudo elettorale di Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi e, nell'ultimo terzo del XX secolo, Raffaele Costa.

Nel 1985 dopo un insuccesso elettorale, il vertice il vertice nazionale cambiò ancora. Alfredo Biondi, Raffaele Costa ed Ermanno Pelella diedero vita alla "Costituente Liberale" che portò all'elezione di Alfredo Biondi alla segreteria nazionale. Nel 1986 divenne segretario Renato Altissimo che portò il partito all'incremento elettorale delle politiche del 1992 e poi Raffaele Costa nel 1993.

La diaspora liberale[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da dati elettorali e di militanza così esigui, era inimmaginabile che il PLI avesse resistito al ciclone Tangentopoli.

Travolto in tal modo dalle inchieste di Mani Pulite sui finanziamenti illeciti ai partiti, il PLI si sciolse nel 1994, così come molti partiti della Prima Repubblica. Renato Altissimo fu costretto a dimettersi e al suo posto divenne segretario Raffaele Costa. La situazione era ormai difficile e un congresso furente sancì lo scioglimento del partito il 6 febbraio 1994. In realtà si trattava di riconoscere la fine di un partito ormai ridotto al minimo. Già nel corso del 1993 alcuni esponenti liberali avevano tentato, pur mantenendo l'appartenenza al partito, di ricostituire una presenza liberale sotto nuovi simboli e nuove formule.

Nel giugno 1993 infatti il presidente dimissionario Valerio Zanone aveva dato vita all'Unione Liberaldemocratica, un movimento di ispirazione liberal-democratica, di stampo non conservatore. Analogamente il segretario in carica Raffaele Costa, sempre nel giugno 1993, aveva fondato l'Unione di Centro, inteso a raggruppare attorno a sé l'elettorato moderato di centrodestra, alternativo alla sinistra. Alcuni esponenti del PLI inoltre, come Paolo Battistuzzi e Gianfranco Passalacqua, aderirono sempre nel corso del 1993 al progetto di Alleanza Democratica, con una collocazione più decisamente di centrosinistra.

Il simbolo della Federazione dei Liberali

Il giorno dopo lo scioglimento, alcuni esponenti dell'ex PLI scelsero di dare vita a un coordinamento dei liberali ormai sparsi in diversi movimenti nella prospettiva di riunificare in futuro le diverse esperienze dei liberali: Raffaello Morelli (su posizioni più progressiste) con l'appoggio di Alfredo Biondi (su posizioni più moderate-conservatrici) fondò così la Federazione dei Liberali. In occasione delle elezioni politiche del 1994 la Federazione dei Liberali non si presentò unitariamente ma si limitò a stendere un documento di indirizzi politico-programmatici cui si invitavano ad aderire i diversi esponenti liberali candidati nei vari schieramenti. La nuova formazione ereditò il seggio del PLI nell'Internazionale Liberale e la stessa sede di via Frattina a Roma, rivendicando così di rappresentare la continuità del disciolto partito. Nel 1995 l'Unione Liberaldemocratica di Zanone confluì nella Federazione dei Liberali, che l'anno dopo contribuì alla fondazione dell'Ulivo con altri soggetti politici del centro e della sinistra.

Sostanzialmente i liberali si dispersero in sette direzioni:

Pochi mesi dopo le elezioni europee del 1994 la Federazione dei Liberali di Morelli spinse affinché fosse possibile, dato anche il sistema elettorale proporzionale, ripresentare una lista che unisse tutti i liberali al di là degli schieramenti e in nome dell'appartenenza al Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori. Tuttavia ciò non fu possibile: i liberali erano ormai dispersi per strade diverse e si rivelò impossibile una lista unitaria. La FdL si presentò comunque in 2 circoscrizioni ma non raccolse risultati significativi (0,16%).

I liberali oggi[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente uomini politici liberali si possono trovare in vari partiti italiani:

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Segretario generale[modifica | modifica wikitesto]

Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Governi[modifica | modifica wikitesto]

Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Presidente della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Presidente del Senato[modifica | modifica wikitesto]

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

Partito Liberale Italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Patto costituente - 1912
  • I Congresso - Bologna, 8-10 ottobre 1922
  • II Congresso - Livorno, 4-7 ottobre 1924
  • Scioglimento: 1925-1943

Partito Liberale Italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Congresso del PLI per le terre liberate - Napoli, 2-4 giugno 1944
  • III[10] Congresso - Roma, 29 aprile - 3 maggio 1946
  • IV Congresso - Roma, 30 novembre - 3 dicembre 1947
  • V Congresso - Roma, 9-11 luglio 1949
  • VI Congresso - Firenze, 23-26 gennaio 1953
  • VII Congresso - Roma, 13 dicembre 1955
  • VIII Congresso - Roma, 29 novembre - 1º dicembre 1958
  • IX Congresso - Roma, 5-8 aprile 1962
  • X Congresso - Roma, 4-8 febbraio 1966
  • XI Congresso - Roma, 7-12 gennaio 1969
  • XII Congresso - Firenze, 9-15 gennaio 1971
  • XIII Congresso - Roma, 7-11 febbraio 1973
  • XIV Congresso - Roma, 18-23 aprile 1974
  • XV Congresso - Napoli, 7-11 aprile 1976
  • XVI Congresso - Roma, 24-28 gennaio 1979
  • XVII Congresso - Firenze, 18-22 novembre 1981
  • XVIII Congresso - Torino, 29 marzo - 1º aprile 1984
  • XIX Congresso - Genova, 22-25 maggio 1986
  • XX Congresso - Roma, dicembre 1988
  • XXI Congresso - Roma, 9-12 maggio 1991
  • XXII Congresso - Roma, 5-6 febbraio 1994 - Liberali sempre, per una federazione di liberali italiani

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Risultati elettorali
Elezione Parlamento Voti  % Seggi
1946


1948 (nel BN)


1953


1958


1963


1968


1972


1976


1979


1983


1987


1992
Costituente

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato
1.560.638 (nell'U.D.N.)

1.003.727
1.216.934

816.287
695.985

1.046.939
1.008.830

2.143.954
2.028.379

1.851.060
1.936.943

1.297.105
1.316.058

478.335
436.751

712.646
691.464

1.066.980
834.228

810.216
700.330

1.121.264
937.709
6,78 (nell'U.D.N.)

3,82
6,20

3,01
2,86

3,54
3,86

6,97
7,38

5,82
6,77

3,88
4,37

1,31
1,39

1,94
2,21

2,89
2,68

2,10
2,16

2,86
2,82
33

15
10

13
3

17
4

39
18

31
16

20
8

5
2

9
2

16
6

11
3

17
4
Risultati elettorali
Elezione Parlamento Voti  % Seggi
1979

1984

1989
Parl. Europeo

Parl. Europeo

Parl. Europeo
1.270.152

2.136.075 (col PRI)

1.533.053 (con PRI e PR)
3,63

6,09 (col PRI)

4,40 (con PRI e PR)
3

2[11]

0[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b http://www.partitoliberale.it/doc/MANIFESTO_LIBERALE_OXFORD_1997.pdf
  2. ^ Isabella Valentini, Partitocrazia e compromesso storico, pag. 70
  3. ^ IL PLI RIPARTE DAL POLO LAICO - la Repubblica.it
  4. ^ Partito Liberale Italiano, Treccani on-line
  5. ^ http://www.uniurb.it/soc/F/simboli_politici.ppt
  6. ^ Partito Liberale Italiano «nato nel 1924, sciolto durante il fascismo e ricostituito nel 1943.» In Enciclopedia Treccani alla voce "Partito Liberale Italiano"
  7. ^ La Storia siamo noi - Benedetto Croce
  8. ^ Partito Liberale Italiano - La storia - RaiNet - News
  9. ^ Il 16 settembre 1901, nell’editoriale Questioni urgenti scritto per il suo quotidiano, Il Giornale d'Italia, Sonnino propone il partito liberale di massa: cfr. ((http://www.cielilimpidi.com/?p=382)).
  10. ^ Viene ripresa la numerazione dei Congressi del Partito Liberale dall'ultimo del 1924
  11. ^ Tra i 5 eletti della lista, mentre gli altri tre erano in quota repubblicana.
  12. ^ Tra i 4 eletti della lista, nessuno era liberale, mentre tre erano in quota repubblicana e uno in quota radicale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brambilla Marisa, Fantoni Gianni: 2 giugno 1946, il giorno della Repubblica. Croce e i liberali tra monarchia e repubblica. Roma, Fondazione Europea per la libertà 2002.
  • Camurani Ercole (a cura di): La Delegazione Alta Italia del PLI. Bologna, Forni 1970.
  • Camurani Ercole (a cura di): Bibliografia del P.L.I. [s.l.] 1968.
  • Ciani Arnaldo: Il Partito Liberale Italiano. Da Croce a Malagodi. Napoli, ESI 1968.
  • Orsina Giovanni, L'alternativa liberale. Malagodi e l'opposizione al centro-sinistra. Venezia, Marsilio 2010.
  • Orsina Giovanni (a cura di): Il Partito liberale nell'Italia repubblicana. Guida alle fonti archivistiche per la storia del PLI. Atti dei congressi e consigli nazionali, statuti del PLI, 1922-1992. Presentazione di Valerio Zanone. Soveria Mannelli, Rubbettino 2004.
  • Patuelli Antonio: I liberali da Cavour a Malagodi. Postfazione di Salvatore Valitutti. Roma, ELiDiR 1992.
  • Scarpa Riccardo: L'inverno liberale: storia del p.l.i. Roma, Sallustiana 1997.
  • Zanichelli Domenico: Il partito liberale storico in Italia. Bologna, Forni 1973.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Partito alla Presidenza della Repubblica Italiana Successore
Democrazia Cristiana 1946 - 1955 Democrazia Cristiana
Predecessore Partito alla Presidenza del Senato della Repubblica Italiana Successore
Partito Socialista Democratico Italiano 1951 - 1952 Indipendente I
Democrazia Cristiana 1987 - 1987 Partito Repubblicano Italiano II