Cristiani Democratici Uniti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cristiani Democratici Uniti
Leader Rocco Buttiglione
Stato Italia Italia
Fondazione 23 luglio 1995
Dissoluzione 6 dicembre 2002
Ideologia Cristianesimo democratico, Conservatorismo sociale[senza fonte]
Collocazione Centro / Centro-destra
Coalizione Polo per le Libertà (1996)
Casa delle Libertà (2001)
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Popolare Europeo
Seggi massimi Camera
11 / 630
(massimo raggiunto nel 1996)
Seggi massimi Senato
10 / 315
(massimo raggiunto nel 1996)
Seggi massimi Europarlamento
2 / 87
(massimo raggiunto nel 1999)
Testata La Discussione

I Cristiani Democratici Uniti (CDU) sono stati un partito politico italiano centrista e democristiano. Suo leader è stato Rocco Buttiglione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nascita[modifica | modifica sorgente]

Il partito viene fondato il 23 luglio 1995 da una componente del Partito Popolare Italiano guidata da Rocco Buttiglione, segretario uscente del PPI. Buttiglione, favorevole ad un'alleanza di centrodestra con Berlusconi, fu sfiduciato dal Consiglio Nazionale del PPI: al termine di una lunga controversia, si è dovuti ricorrere alla magistratura, che ha assegnato a Buttiglione il simbolo storico della DC e al resto del partito guidato da Gerardo Bianco il nome di Partito Popolare Italiano.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito Popolare Italiano (1994).

Al momento della nascita dei CDU la carica di Presidente del Consiglio è ricoperta da Lamberto Dini, che è alla guida di un governo tecnico dopo che la Lega Nord aveva ritirato l'appoggio al Governo Berlusconi I. Si costituisce il gruppo parlamentare del CDU che si avvicina alle posizioni del già esistente CCD e a quelle della coalizione del Polo per le Libertà, seppur continuando a sostenere il Governo Dini.

Politiche del 1996 col Polo[modifica | modifica sorgente]

Si svolgono le elezioni politiche del 1996: il CDU costituisce, insieme a Forza Italia, AN e CCD, la coalizione del Polo per le Libertà, ponendo delle pregiudiziali su temi come droga e aborto quando Berlusconi decide di scendere a patti con Marco Pannella ed i Radicali per l'appoggio al governo in caso di vittoria. Per superare più agevolmente lo sbarramento del 4%, CCD e CDU presentano liste comuni nella quota proporzionale della Camera, prendendo il 5,8% dei voti. La formazione ottiene 30 deputati (19 del CCD e 11 del CDU) e 25 senatori (15 del CCD e 10 del CDU).

Il Polo tuttavia perde le elezioni e viene costituito il governo dell'Ulivo con a capo Romano Prodi: il CDU, insieme agli altri partiti del centrodestra, è all'opposizione e costituisce un gruppo parlamentare unico col CCD. Il 21 luglio 1996, il primo congresso del CDU conferma segretario Buttiglione ed elegge presidente Roberto Formigoni, eletto un anno prima presidente della Regione Lombardia.

Più tardi, nel febbraio del 1997, si creano alcune tensioni fra le due componenti centriste[1][2]. Alla Camera, i nove deputati del CDU divorziano dal CCD e aderiscono al gruppo parlamentare misto[3].

La nascita dell'UDR[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unione Democratica per la Repubblica.

Esattamente un anno dopo, nel febbraio 1998, la direzione del CDU decide di stabilire un rapporto federativo con la nascente Unione Democratica per la Repubblica promossa da Francesco Cossiga. All'UDR, che aveva tra gli obiettivi quello di costituire un grande centro moderato, aderisce anche Clemente Mastella, mentre il CCD si spacca, ma Casini e il grosso del suo partito rimangono nel Polo. Formigoni non ha a genio il progetto dell'UDR e cerca di ostacolarlo.

Dopo appena un mese dalla costituzione dell'UDR, comunque, Cossiga, ideatore e leader della formazione, decide di abbandonare il progetto e tutti gli aderenti. Nel CDU, Formigoni, mai entusiasta dell'UDR, aspetta il Consiglio Nazionale del partito per chiedere la testa di Buttiglione. L'assise, però, con 66 voti contro 64, conferma la guida di Buttiglione.

Intanto, Cossiga torna sui suoi passi: propone agli orfani dell'UDR di costituire un gruppo parlamentare unico per essere alternativi alla sinistra ma anche al Polo. Il progetto va in porto, l'UDR si dice pronto a votare per il Governo Prodi I in caso di problemi con Rifondazione. Formigoni è polemico: Adesso è chiaro cos'è l'UDR; è per dare sostegno a Prodi se non ci sono i voti di Bertinotti. Buttiglione farà da stampella all'Ulivo, a Prodi e alla sinistra. Buttiglione replica: Sono pronto con Cossiga ad appoggiare Prodi per il bene dell'Italia.

Scissione e appoggio all'Ulivo[modifica | modifica sorgente]

Il 4 giugno 1998, si consuma la rottura tra la linea di Buttiglione e quella di Formigoni, che esce dal partito e dà vita al movimento politico Cristiani Democratici per la Libertà, che dopo breve tempo aderisce a Forza Italia.

Cinque giorni dopo, il 9 giugno 1998, l'UDR diventa un partito unico e Buttiglione ne è presidente. Il CDU, il 27 luglio, si scioglie come partito, trasformandosi in associazione politico-culturale.

Nell'ottobre 1998 è crisi per il Governo Prodi I. Rifondazione ritira il suo appoggio alla maggioranza: si va al voto di fiducia, Prodi viene battuto per un solo voto (313 no, 312 sì). In breve tempo, il centrosinistra indica Massimo D'Alema come probabile premier: l'UDR appoggia D'Alema che si presenta in Parlamento e ne raccoglie la fiducia (da qui la formazione del Governo D'Alema I). Molto critici Casini e Berlusconi, che accusano: "Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori" (alludendo al fatto che la maggior parte dei parlamentari UDR erano stati eletti nel Polo).

Riproposizione del CDU e altri abbandoni[modifica | modifica sorgente]

L'UDR partecipa dunque alla costituzione del primo governo D'Alema, esprimendo Carlo Scognamiglio come Ministro della Difesa e Gian Guido Folloni come Ministro per i Rapporti con il Parlamento), ma è subito scontro fra la tripla leadership di Cossiga, Buttiglione e Mastella: nel febbraio 1999 Cossiga lascia e si iscrive al gruppo misto, più tardi è rottura fra Buttiglione e Mastella. Quest'ultimo fonda l'UDEUR ed è lo sfaldamento definitivo dell'UDR: Buttiglione ricostituisce il suo CDU come partito, si presenta alle elezioni europee del 13 giugno con lo storico simbolo dello scudo crociato affiancato a quello del PPE e con l'apertura delle liste a personalità moderate indipendenti (nel simbolo appare la dicitura Liberali e Democratici per l'Europa). La lista raccoglie il 2,1%.

Il ritorno nel Polo[modifica | modifica sorgente]

A luglio il CDU, tranne il ministro Folloni, lascia la maggioranza guidata da D'Alema e afferma prima di voler ricostituire la DC e poi si riavvicina alle posizioni del centrodestra ritornando nella coalizione di Silvio Berlusconi e assumendo, insieme a Casini, una posizione decisamente contraria all'accordo del Polo con i Radicali.

Alle elezioni regionali italiane del 2000 il CDU è parte integrante del Polo, partecipa alla vittoria della coalizione, che si aggiudica 8 regioni su 15, e si attesta a livello nazionale intorno al 2,8%, con punte in Molise e in Calabria di oltre il 6,5%.

Ad agosto Andreotti propone di formare una grande coalizione di centro, che vada dal PPI a Forza Italia, e il CDU è sostenitore di questo progetto, che poi verrà ostacolato da AN, dalla Lega e dagli altri alleati di Berlusconi.

Politiche del 2001 e liste Biancofiore[modifica | modifica sorgente]

Intanto, il mondo politico freme in attesa delle elezioni del 13 maggio 2001 per il rinnovo del Parlamento e del Governo: il CDU partecipa alla fondazione, insieme a Forza Italia, AN, CCD, Lega Nord, Nuovo PSI e PRI, della Casa delle Libertà, la nuova coalizione di centrodestra, che si aggiudica le elezioni, eleggendo Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. A queste elezioni il CDU presenta liste comuni per la Camera nella quota proporzionale, con il CCD: le cosiddette liste del Biancofiore.

Alle regionali siciliane del 2001 un esponente del CDU, Salvatore Cuffaro, diviene intanto Presidente della Regione.

Dopo le elezioni viene costituito il Governo Berlusconi II. Per i CDU Buttiglione è Ministro per le Politiche Comunitarie, Mario Tassone è viceministro alle Infrastrutture e Trasporti e Teresio Delfino sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali.

La nascita dell'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unione dei Democratici Cristiani e di Centro.

La storia dei Cristiani Democratici Uniti termina il 6 dicembre 2002, quando le forze moderate del centrodestra, il Centro Cristiano Democratico ed i CDU, insieme a Democrazia Europea, che prima non aveva aderito al Polo, decidono di fondare un nuovo partito: Unione dei Democratici Cristiani e di Centro.

Rocco Buttiglione diviene presidente dell'UDC ed il neopartito mantiene la sua collocazione nella CdL ed è stato parte integrante della maggioranza che ha governato il Paese fino al 2006.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Segretari nazionali[modifica | modifica sorgente]

Congressi nazionali[modifica | modifica sorgente]

  • I Congresso Nazionale - Roma, 19-21 luglio 1996.
  • II Congresso Nazionale - Roma, 25-26 luglio 1998.
  • III Congresso Nazionale - Roma, 16-17 febbraio 2001.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Politiche 1996 (lista CCD-CDU) Camera 2.189.563 5,8 11
Senato nel Polo - 10
Europee 1999 669.919 2,2 2
Politiche 2001 (lista CCD-CDU) Camera 1.194.040 3,2 41[4]
Senato nella CdL - 29[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Grandi manovre tra i partiti dell'area moderata
  2. ^ Fabris ed esponenti del CDU veneto passano al CCD
  3. ^ Stefano Bastianoni era nel frattempo passato a Rinnovamento Italiano e Mauro Fabris aderì al CCD
  4. ^ a b inclusi i parlamentari del CCD

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]