Unione dei Democratici Cristiani e di Centro

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« L'unificazione di CCD, CDU e DE rilancia il ruolo di una politica centrista, moderata, di ispirazione cristiana e sociale, fortemente impegnata nella modernizzazione del Paese e nella realizzazione di una rete di riforme che diano all'Italia maggiore spazio di manovra rispetto ai numerosi esistenti vincoli. »
(Pier Ferdinando Casini[1])
Unione dei Democratici Cristiani e di Centro
Leader Pier Ferdinando Casini
Segretario Lorenzo Cesa
Presidente Rocco Buttiglione
Vicesegretario Mario Tassone
Portavoce Antonio De Poli
Stato Italia Italia
Fondazione 6 dicembre 2002
Sede Via Due Macelli, 66 - Roma
Ideologia Cristianesimo democratico[2], Conservatorismo sociale[2]
Collocazione Centro / Centrodestra
Coalizione Casa delle Libertà (2002-2007)
Unione di Centro (dal 2008)
Nuovo Polo per l'Italia (2010-2012)
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratici Cristiani)
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista
Seggi Camera
40 / 630
(massimo raggiunto nel 2002)
Seggi Senato
31 / 315
(massimo raggiunto nel 2004)
Seggi Europarlamento
5 / 78
(massimo raggiunto nel 2004)
Iscritti 220.000 ca.[3]
Colori azzurro, bianco

L’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC), il cui nome per esteso è Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, è un partito politico italiano che si richiama ai valori del cristianesimo democratico, fondato il 6 dicembre 2002. Nel 2008 si è alleato con altri partiti per formare il cartello elettorale Unione di Centro.

Il partito nasce dall'unificazione di tre precedenti soggetti politici:[4]

Il primo segretario politico dell'UDC è stato Marco Follini (2002-2005); dal 2005 il segretario è Lorenzo Cesa. La carica di presidente è ricoperta da Rocco Buttiglione, mentre leader e ispiratore del partito è Pier Ferdinando Casini. A livello europeo, l'UDC aderisce al Partito Popolare Europeo. Il suo colore ufficiale è il bianco.

Il partito dichiara, come propria linea fondamentale, la continuazione della politica dello statista Alcide De Gasperi e la collocazione al centro e l'essere alternativo alla sinistra: ha aderito alla coalizione del centrodestra italiano, denominata Casa delle Libertà, compiendo una significativa esperienza istituzionale nel quinquennio 2001-2006, all'interno degli esecutivi guidati da Silvio Berlusconi. La sua organizzazione giovanile è Giovani Unione di Centro - Giovani Popolari Europei. Ha inoltre promosso la federazione dell'Unione di Centro, mantenendo comunque la propria autonomia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Pier Ferdinando Casini

Le radici del partito[modifica | modifica sorgente]

Nel 1994, la Democrazia Cristiana si trova in grave crisi, travolta dall'inchiesta di Mani Pulite e alle prese con un nuovo sistema elettorale che, favorendo le aggregazioni tra partiti, spinge alla nascita dei cosiddetti "poli". Quando la DC decide di trasformarsi in Partito Popolare Italiano e di compiere un'esperienza politica prettamente centrista alle successive elezioni politiche (nel Patto per l'Italia) preludendo ad un successivo accordo con le forze della sinistra, le forze più moderate o conservatrici, guidate da Pier Ferdinando Casini, si staccano e danno origine al Centro Cristiano Democratico (CCD) che preferisce allearsi con la destra e con le nuove forze neoliberiste guidate da Silvio Berlusconi.

Più tardi, dopo le elezioni del '94 e dopo che il PPI, in alternativa ai due poli aveva ottenuto soltanto l'11% dei consensi, esso si spacca ulteriormente e, nel 1995, nascono i Cristiani Democratici Uniti (CDU) fondati da Rocco Buttiglione che detengono, in base ad un accordo con il PPI, il simbolo dello Scudo Crociato che fu della storica DC. Dopo una fase di collaborazione, il CCD e il CDU dividono temporaneamente le proprie strade, tra il 1998 e il 1999, quando il partito di Buttiglione decide di aderire ad una nuova formazione politica neo-centristra, l'UDR di cui è fondatore e ispiratore l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, sostenendo la maggioranza di centrosinistra e la premiership di Massimo D'Alema. Ma già nel 2000, il CDU ritorna nella coalizione di centrodestra che, intanto, si rinnova e acquisice il nome di Casa delle Libertà.

Alle elezioni politiche del 2001, il CCD e il CDU si presentano con la CdL (che vince le elezioni) e, nella quota proporzionale per l'elezione della Camera, formano liste comuni (dette del Biancofiore) che ottengono il 3,22% ed avviano un processo che mira all'unificazione dell'area cristiano-democratica all'interno del centrodestra. Alle stesse elezioni politiche, al di fuori dei poli, si presenta un movimento denominato Democrazia Europea, fondato da Sergio D'Antoni e sostenuto dall'illustre contributo di Giulio Andreotti, esponente storico della DC.

A marzo 2002, avviata l'esperienza di governo della Casa delle Libertà, CCD, CDU e DE avviano un processo di unificazione che porterà alla nascita dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC).

Nascita e debutto elettorale[modifica | modifica sorgente]

All'atto della sua costituzione, durante il primo congresso nazionale del 6 dicembre 2002, l'UDC elegge Marco Follini come suo segretario, mentre Rocco Buttiglione ne è presidente. Il partito, parte integrante della coalizione di centrodestra che governa il Paese, conta due rappresentanti nel Governo Berlusconi II: lo stesso Buttiglione, ministro per le Politiche comunitarie, e Carlo Giovanardi ministro per i Rapporti col Parlamento.

Inoltre, nella legislatura quinquennale 2001-2006, Casini riveste il ruolo di Presidente della Camera dei deputati.

Nell'ambito dell'esperienza di governo, l'UDC si pone in più occasioni come anima critica della coalizione, che tende a spostare su posizioni più moderate l'asse del centro-destra, secondo alcuni troppo radicato al rapporto tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.

Il primo appuntamento politico-elettorale al quale l'UDC si presenta ufficialmente è costituito dalle elezioni europee del 2004, occasione durante la quale i centristi raccolgono più consensi rispetto alle sommatorie del passato e si pone come terzo soggetto della coalizione, alle spalle di Forza Italia e Alleanza Nazionale: con quasi 2 milioni di voti, raccoglie il 5,89%.

Poco prima delle elezioni, in ogni caso, si era registrato l'abbandono di Sergio D'Antoni, in polemica con l'UDC e la CdL, ritenendo fallito il progetto politico della CdL e inefficace l'azione di governo per il Mezzogiorno. D'Antoni aderirà successivamente alla Margherita, anche se molti esponenti ex-Democrazia Europea decideranno di rimanere nell'UDC.

Follini vicepresidente e la crisi di governo[modifica | modifica sorgente]

Mario Baccini

Con la rimodulazione dei rapporti di forza nella coalizione, il premier Berlusconi acconsente ad aumentare la rappresentanza dell'UDC nell'ambito del Governo: così, il 2 dicembre 2004, il segretario dell'UDC Follini viene nominato Vicepresidente del Consiglio (accanto a Gianfranco Fini) e Mario Baccini viene nominato ministro della Funzione Pubblica.

Al governo, tuttavia, si prospetta una fase di crisi in seguito alle elezioni regionali del 2005, quando la CdL viene decisamente sconfitta dal centro-sinistra, nella veste de "L'Unione", che si aggiudica il governo di 12 regioni su 14 chiamate al voto. Scoppia, di conseguenza, una crisi di governo.

A porre i primi problemi è proprio l'UDC che, dopo un paio di settimane, chiede un rinnovamento dell'azione di governo ed annuncia il ritiro dei suoi ministri dall'esecutivo fin quando il premier non abbia elaborato una nuova piattaforma programmatica che prenda atto della sconfitta, individuando come strategia prioritaria una nuova politica per il Mezzogiorno. Poco dopo anche AN farà la stessa cosa. Così, Berlusconi è costretto a dimettersi e a costituire un nuovo governo (il Governo Berlusconi III), che ritrova l'unità della coalizione.

Il segretario Follini, nella nuova compagine di governo, rifiuta l'incarico di vicepresidente, preferendo dedicarsi alla guida del partito e diventando, in seguito, la cosiddetta anima critica della coalizione. Con il nuovo governo, Buttiglione viene promosso a ministro "col portafoglio", acquisendo la delega ai Beni Culturali; Giovanardi e Baccini restano al loro posto.

Il secondo congresso[modifica | modifica sorgente]

A luglio 2005 si svolge il secondo congresso nazionale: il momento più atteso è la relazione del segretario Follini (che viene riconfermato), il quale contraddistingue il partito come anima critica della CdL, evidenziando i traguardi ma anche le inadempienze della coalizione di governo. Sulla stessa lunghezza d'onda Casini, che sostiene Follini e apprezza la sua azione a capo dell'UDC.

In questa fase, l'UDC è tra i sostenitori della formazione di un nuovo partito unitario dei moderati, già proposto da Berlusconi per aggregare tutte le forze moderate del centrodestra. Il partito chiede un ritorno al sistema elettorale proporzionale, che la CdL - contando sulla sua maggioranza parlamentare - riesce a concretizzare nel mese di ottobre, con l'elaborazione di una nuova legge elettorale (che prevede sistemi di sbarramento, accorpamenti per coalizioni e liste bloccate senza preferenza). Questo, tuttavia, sarà tra le cause principali delle dimissioni di Follini da segretario.

Le dimissioni di Follini[modifica | modifica sorgente]

Inaspettatamente, il 15 ottobre 2005, con un breve intervento alla direzione nazionale del partito, Marco Follini presenta le sue dimissioni dalla carica di segretario dell'UDC. L'episodio avviene all'indomani dell'approvazione alla Camera della nuova legge elettorale proporzionale, sollecitata dalla stessa UDC, ma non proprio nella misura in cui la richiedeva Follini, che non avrebbe voluto le liste bloccate ma la possibilità che gli elettori esprimessero la preferenza del candidato da eleggere.

« La mia opinione è che servisse un'altra legge, in un altro modo. Ritenevo che la possibilità per gli elettori di scegliere i candidati e di non subire troppo perentorie indicazioni dei partiti facesse parte di quel diritto in più e di quel potere in più che noi per primi avevamo evocato. In una parola, immaginavo una legge in cui la furbizia e la virtù si tenessero in equilibrio, e non una situazione in cui l'una schiacciasse l'altra. »
(Marco Follini)

Follini sostiene che con questa nuova legge si apre una stagione nuova per la politica italiana mentre "non esistono uomini per tutte le stagioni". Nel suo discorso, Follini cita un solo personaggio, Lorenzo Cesa, definendolo tra i principali artefici dei successi dell'UDC dalla sua nascita. Pochi giorni più tardi, lo stesso Cesa annuncia la sua candidatura alla segreteria del partito.

Cesa è il nuovo segretario[modifica | modifica sorgente]

La direzione nazionale del partito si riunisce il 27 ottobre 2005 per eleggere il nuovo segretario nazionale: nel corso dei lavori emerge la candidatura, già preannunciata, di Cesa (che segna una continuità rispetto a Follini e con l'appoggio del leader Casini), accanto a quelle di Mario Tassone ed Erminia Mazzoni. Dopo la discussione e prima di andare al voto, queste ultime vengono ritirate in nome dell'unità del partito e per conferire l'immagine della convergenza sulla figura politica del segretario. Cesa viene proclamato, dunque, all'unanimità.

Nel suo discorso di insediamento, Cesa ribadisce i successi dell'UDC:

« Dal 1994 ad oggi siamo riusciti con la nascita dell'UDC a riunire pezzi importanti della diaspora democristiana. Il nostro non è più un piccolo partitino satellite. Oggi l'UDC è centrale nel dibattito politico del Paese. Grazie a ciascuno di noi e grazie a Marco Follini, il partito è passato dal 3 al 6%, esprime una classe dirigente di governo di tutto rispetto e fa vanto di esprimere la terza carica dello Stato, l'amico Pier Ferdinando Casini. »
(Lorenzo Cesa)

Cesa conferma che la linea politica del partito è quella tracciata dall'ultimo congresso, sostenendo pressoché in toto le asserzioni del suo predecessore. Il neo-segretario pone infine un obiettivo sostanziale: che l'UDC diventi "il caposaldo di quel partito dei moderati che gli italiani ci chiedono".

La leadership di Casini e le elezioni 2006[modifica | modifica sorgente]

Ad un passo dalle nuove elezioni politiche del 2006, la CdL avanza la necessità di rilanciare lo schieramento. Dopo aver ipotizzato il ricorso ad eventuali consultazioni primarie per la scelta del candidato premier (ipotesi sfumata dopo l'approvazione della legge proporzionale), si ricorre all'ipotesi del "gioco a tre punte" che coinvolge i leader dei tre principali partiti della coalizione.

Si stabilisce, infatti, che la nomina del premier - in caso di vittoria elettorale - spetti al partito che raccoglierà il maggior numero di voti. Pier Ferdinando Casini, leader dell'UDC, insieme a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini (sostenuti da FI e AN), è in lizza. Il partito, infatti, il 24 gennaio 2006 delibera che, nel simbolo da presentare alle elezioni, sia presente il nome di Casini (in colore bianco su sfondo rosso) marcando anche la presenza dello scudo crociato con scritta "Libertas". Gli slogan dell'UDC per la campagna elettorale prevedono l'immagine di Casini con l'iscrizione "Un'idea diversa" e "Io c'entro" (giocando sull'omofonia che richiama il centro come collocazione politica).

In seguito ad una campagna pressante, la Casa delle Libertà riesce a riconquistare la fiducia di molti elettori, ottenendo un risultato in ascesa rispetto alle previsioni, ma comunque non sufficiente a evitare la sconfitta elettorale. Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, la situazione è ribaltata: la CdL ottiene più voti (il 49,78% contro il 49,42% dell'Unione), ma con l'apporto dei voti della circoscrizione Estero, l'Unione conquista comunque due seggi in più.

L'UDC è in aumento, attestandosi su una media nazionale del 6,8%: le liste guidate da Casini ottengono 2,5 milioni di voti alla Camera e 2,3 milioni al Senato, eleggendo 39 deputati e 21 senatori. Al Senato la presidenza del gruppo viene affidata a Francesco D'Onofrio; alla Camera alla guida del gruppo viene eletto Luca Volontè.

La voglia di cambiare la CdL e l'abbandono di Follini[modifica | modifica sorgente]

Il centro-destra, all'indomani delle elezioni, però, è accomunato soltanto dall'opposizione nei confronti del Governo Prodi II: soprattutto in estate, infatti, l'UDC promuove la necessità di un cambiamento interno alla coalizione, rimettendo anche in discussione la leadership di Berlusconi.

Da una parte c'è la posizione più netta di Marco Follini, che chiede di dichiarare conclusa la militanza dell'UDC nella CdL; dall'altra c'è la linea, più cadenzata e a tappe, di Casini e Cesa che confermano la linea del cambiamento, ritenendo chiusa l'esperienza della CdL come modello organizzativo, ma senza intenzione di far mancare il proprio appoggio allo schieramento.[5] Uno schieramento che considerano dotato di due anime diverse, una, quella di Berlusconi, populista, l'altra, quella dell'UDC, moderata; secondo Cesa gli italiani percepiscono questa posizione alternativa interna nella coalizione, e premiano di conseguenza il partito che si pone in contrasto con atteggiamenti più moderati. Volendo favorire questa tendenza, l'UDC rifiuta la proposta di Berlusconi di costituire un partito unico della CdL.

Durante questa fase di incomprensioni, Follini, che già in precedenza aveva fondato dei circoli culturali denominati Formiche ed un movimento, Italia di Mezzo, ad ottobre 2006 decide di abbandonare l'UDC dando autonomia alla sua Italia di Mezzo, con il dichiarato obiettivo di accogliere quegli elettori che non si sentono rappresentati nell'attuale bipolarismo, per creare insieme una nuova riunificazione politica di centro. Più tardi, a marzo 2007, Follini, senatore, voterà la fiducia al governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi, e successivamente deciderà di aderire al Partito Democratico.

2007: le distanze dalla Casa delle Libertà[modifica | modifica sorgente]

L'UDC, intanto, avvia un cammino autonomo e punta a differenziarsi dalla Casa delle Libertà, che giudica ormai come un'esperienza conclusa e punta, piuttosto, alla nascita di un nuovo soggetto spiccatamente di centro ma pur sempre alternativo alla sinistra, continuando a dichiarare la sua opposizione al Governo Prodi.

I principali strappi consumati nei confronti della CdL sono due:

  • il 2 dicembre 2006 l'UDC decide di non partecipare alla manifestazione di piazza organizzata a Roma dal centrodestra contro la Legge Finanziaria del Governo e, piuttosto, organizza una manifestazione parallela e contemporanea, a Palermo, dove viene sancito che "esistono due opposizioni al centro-sinistra": una, quella dei moderati, rappresentata appunto dall'UDC; l'altra, quella delle forze di destra, rappresentata da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord che si avviano - seppur con dei distinguo - alla costituzione di un partito unitario, definito da Berlusconi come il Partito della Libertà. In questa circostanza, Casini afferma che "la Casa delle Libertà non ha più senso. Il suo ritualismo fa parte del passato e non di una prospettiva politica del presente";
  • il 27 marzo 2007, distinguendosi dal resto della CdL ma coerentemente con quanto votato nella precedente legislatura dall'intero centrodestra, l'UDC vota a favore del rifinanziamento delle missioni umanitarie italiane all'estero, in primis quella in Afghanistan, mentre gli altri esponenti della CdL, con in testa Berlusconi, pur favorevoli al rifinanziamento delle missioni, si astengono con l'annunciato motivo di voler mettere alla prova il centrosinistra, che al Senato rischiava di non avere la maggioranza a causa di paventate defezioni di esponenti della sinistra radicale.

Il terzo congresso[modifica | modifica sorgente]

Il III Congresso dell'UDC si svolge a Roma dal 13 al 15 aprile 2007 e denota una contrapposizione interna:

  • da una parte viene chiesto ai delegati di consolidare la linea perseguita dal partito negli ultimi tempi, a guida di Casini e Cesa, di dichiararsi indipendenti dalla Casa delle Libertà e di intraprendere iniziative autonome nell'opposizione al centrosinistra;
  • dall'altra, un'area del partito candida Carlo Giovanardi a segretario, chiedendo una riapertura del dialogo con la CdL in nome del comune essere alternativi alla sinistra e di avviare un percorso di alleanza e collaborazione con tutti i soggetti che aderiscono al Partito Popolare Europeo e si richiamano all'area politica di centro.

Cesa viene riconfermato segretario con l'86% dei delegati, mentre Giovanardi riceve il 14%. Nelle conclusioni, Casini definisce l'UDC non come il fine, ma come il mezzo per la costruzione di un partito dei moderati che abbia come riferimento il PPE, confermando le posizioni del partito sull'azione parlamentare e sulla distinzione rispetto agli altri partiti del centrodestra.

In occasione della crisi di governo che si consuma in Senato con la caduta del Governo Prodi II, nelle consultazioni con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l'UDC si esprime a favore della costituzione di un governo "di pacificazione" nazionale, finalizzato alla realizzazione di alcune riforme. Si discosta, pertanto, dal resto della CdL che chiede il ritorno immediato alle urne.

Successivamente, quando il Capo dello Stato affida un incarico esplorativo al Presidente del Senato Franco Marini, l'UDC si ritiene indisponibile a partecipare al governo se esso non comprenda anche altri esponenti del centrodestra. A seguito di quest'ultima posizione, il 30 gennaio 2008, Bruno Tabacci e Mario Baccini lasciano il partito, ipotizzando un'alternativa di centro denominata "Rosa per l'Italia".

Il 4 febbraio 2008, Carlo Giovanardi e una parte dell'area che aveva sostenuto la mozione di minoranza all'ultimo congresso (riunita nei circoli dei "Popolari Liberali"), lascia il partito per aderire al nuovo progetto di Silvio Berlusconi, il Popolo della Libertà.

La corsa per le elezioni politiche 2008[modifica | modifica sorgente]

Il 16 febbraio 2008 l'UDC rifiuta la proposta di aderire al Popolo della Libertà, in quanto le divergenze con la coalizione capeggiata da Berlusconi sono ormai divenute insormontabili: dopo una prima idea di apparentamento tra la propria lista e il PdL e di fronte all'impossibilià di veder realizzata anche questa istanza, il partito candida Casini come premier e chiude il rapporto con gli ex-alleati del centrodestra.[6]

Il 28 febbraio 2008 l'UDC stipula un accordo con la Rosa per l'Italia per costruire una lista unitaria di centro[7], con Casini candidato premier in alternativa ai due poli rappresentati dal Partito Democratico di Walter Veltroni e dal Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi. Il progetto è definito "Unione di Centro".

Al Quirinale: Pier Ferdinando Casini (al centro), Lorenzo Cesa (a sinistra) e Michele Vietti (a destra)

Al termine delle elezioni del 2008 il risultato dell'UDC è molto simile a quello ottenuto nel 2006, con 2 milioni di voti e un risultato del 5,62%, conquistando 36 deputati e superando lo sbarramento regionale dell'8% in Sicilia che gli consente di eleggere anche 3 senatori (obiettivo mancato per pochi voti in Calabria e Puglia dove si ferma al 7,9%). Il risultato è ritenuto positivo, in quanto l'UDC è l'unica forza politica, presentatasi al di fuori dei poli, che riesce ad entrare in Parlamento, confermando la propria consistenza al contrario di altre formazioni che, in situazioni analoghe, ottengono risultati molto modesti (come le forze della sinistra radicale, riunite ne "la Sinistra - l'Arcobaleno").

Il leader Casini sottolinea che, coerentemente col risultato delle urne, il suo partito farà opposizione al Governo Berlusconi IV e alla maggioranza PdL - Lega Nord, rimarcando nelle sue politiche una forte insofferenza proprio verso il partito di Umberto Bossi tant'è che decide di votare (unica forza parlamentare) contro la riforma del federalismo fiscale.

La trasformazione in forza autonoma di centro[modifica | modifica sorgente]

Con la scelta di presentarsi in autonomia e l'avvio del processo della Costituente di Centro, per la creazione di un partito della Nazione, il partito si apre al contributo di movimenti democristiani e liberali minori e di esponenti della tradizione moderata di diversa estrazione. Da questo incontro nasce l'Unione di Centro, che si fa portatrice di una politica di equidistanza dai poli, marcando la propria collocazione spiccatamente centrista e criticando la conformazione dei partiti maggiori, il PD e il PDL, ritenuti dei meri contenitori.

La base del partito, inoltre, tradizionalmente vicina al centrodestra, subisce una mutazione: uno studio del Sole 24 Ore sostiene che al partito siano giunti numerosi consensi provenienti dall'area del centrosinistra e dai cattolici delusi dal progetto del PD[8].

Alle elezioni europee del 2009, l'UDC si ripropone come "Unione di Centro" presentando, tra i candidati, il giornalista ed ex vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, di recente conversione al Cristianesimo, il nobile e personaggio televisivo Emanuele Filiberto di Savoia, l'ex calciatore Gianni Rivera (europarlamentare uscente che aveva aderito alla Rosa per l'Italia) e l'anziano esponente democristiano Ciriaco De Mita.

Viene confermato il bacino elettorale di circa 2 milioni di consensi (6,51%) con l'elezione di 5 eurodeputati (Magdi Allam nel nord-ovest, Tiziano Motti nel nord-est, Carlo Casini al centro, Ciriaco De Mita al sud e Antonello Antinoro nelle isole).

Primo congresso dell'Unione di Centro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unione di Centro (2008).

Nell'autunno 2011 viene avviata la stagione dei congressi provinciali e regionali, che porterà in futuro al primo congresso nazionale dell'Unione di Centro, sancendo così la definitiva unione della Rosa per l'Italia di Savino Pezzotta, dei Popolari di Ciriaco De Mita e dell'Unione dei democratici cristiani e di centro di Pier Ferdinando Casini e la nascita del nuovo partito unitario "Unione di centro".

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

L'UDC, in virtù dell'appartenenza al Partito Popolare Europeo, si richiama al cristianesimo democratico ed ha una collocazione politica di centro.

Correnti[modifica | modifica sorgente]

L'UDC risulta diviso in gruppi:

  • Casiniani. Si tratta della tendenza del leader Pier Ferdinando Casini e dell'attuale segretario politico Lorenzo Cesa, nonché linea di maggioranza. Rappresenta il "grande centro" del partito. Il gruppo un tempo costituiva la "destra" interna dell'UDC ed era considerato vicino alle posizioni di Forza Italia. In seguito alle elezioni politiche del 2006 però, i "casiniani" hanno inaugurato una nuova fase politica che allontana il "gruppo" ed il partito intero dalle posizioni di Forza Italia, avvicinandole così alle posizioni dei "folliniani". Tale corrente ha un "asse" che lo lega strettamente ai "tabaccini", ma la scelta di allontanarsi politicamente da Berlusconi ha sortito l'effetto di provocare (tra il 2005 ed il 2006) la scissione dal gruppo dell'ala dei cosiddetti Popolari-Liberali di Carlo Giovanardi. La corrente dei "casiniani" controlla circa il 68% degli iscritti al partito.
  • Pontieri. Possono essere inclusi in questa "categoria", il capogruppo al Senato Francesco D'Onofrio e il Presidente del partito Rocco Buttiglione. Pur essendo sempre stati considerati "berluscones", entrambi possono essere ascritti al "centro casiniano" del partito. La differenziazione col resto della corrente, è il fatto di guardare più verso i "Popolari - Liberali" che verso i "Tabaccini".
  • Tabaccini. Il nome proviene dalla fusione e sintesi dei nomi dei due capi-corrente Bruno Tabacci e Mario Baccini. Essi rappresentano l'ala "sinistra" del partito e sono per la maggior parte ex-folliniani che hanno deciso di rimanere nel partito non aderendo all'Italia di Mezzo. I "tabaccini", forti di oltre il 18% degli iscritti, pur mantenendo un'alleanza di ferro con i "casiniani", chiedono maggiore collegialità nel partito. Sono ideatori del programma noto come il manifesto di Subiaco. Nel gennaio 2008 Tabacci e Baccini hanno lasciato il partito e hanno costituito il Movimento Federativo Civico Popolare.

Nello stesso periodo è uscita dall'UDC anche la corrente dei:

  • Popolari-Liberali. Guidata dal già ministro Carlo Giovanardi ed originariamente collocata all'interno della corrente casiniana, quando - in seguito alle elezioni politiche del 2006 - Casini ha inaugurato una stagione politica che prevede l'allontanamento dalle posizioni della Casa delle Libertà privilegiando una linea politica alternativa, coloro che avevano posizioni bipolariste alternative alla sinistra, hanno costituito una tendenza politica autonoma, che rappresenta la destra interna del partito. In occasione del III Congresso di aprile 2007, Carlo Giovanardi ha presentato una propria mozione chiedendo un riavvicinamento alla Casa delle Libertà ed ottenendo il 14% dei consensi dei delegati. Sono confluiti nel Popolo della Libertà.

Nel partito, precedentemente all'uscita di Marco Follini, era incluso anche il gruppo dei folliniani, che vedeva collocati al suo interno personaggi quali Bruno Tabacci, Mario Baccini e Michele Vietti. Tale tendenza venne poi considerata l'anima critica della CdL e dell'UDC, lavorando per la creazione di un "grande centro". Nel febbraio 2008 Tabacci e Baccini sono usciti dal partito e insieme a Pezzotta hanno fondato la Rosa per l'Italia, e sempre nel febbraio 2008 Giovanardi l'ha abbandonato creando i Popolari Liberali. Il 14 maggio 2008, durante la discussione in aula sulla mozione di fiducia al Berlusconi IV il deputato Mario Baccini ha annunciato di votare a favore, dimettendosi contestualmente da tutti gli incarichi del suo partito ed iscrivendosi al gruppo misto del Senato. Il 20 giugno presenta il simbolo del suo nuovo movimento politico, la "Federazione dei Cristiano Popolari" che si dichiara interessato al percorso costituente del Popolo della Libertà. A metà ottobre 2008, questo percorso viene intrapreso definitivamente, annunciando la partecipazione del movimento alla nascita del PDL.

Il 28 novembre 2008 anche Francesco Pionati si ritira dall'Unione di Centro, per subentrare nel gruppo misto, fondando Alleanza di Centro in visione di un'unione del suo movimento con Il Popolo della Libertà.

Partiti nati da scissioni dal partito[modifica | modifica sorgente]

Dall'UDC si sono via via staccati dei gruppi che tuttavia, a parte il Movimento per le Autonomie, non hanno dato luogo a partiti o movimenti stabili anche perché nati avendo in prospettiva un progetto di confluenza verso il PD (Italia di Mezzo) o verso il PdL (Popolari Liberali,DC per le Autonomie). In tutti i casi si trattava di rifiutare l'impostazione radicalmente centrista dell'UDC. Solo l'Alleanza di Centro ha poi corretto la propria linea politica, preferendo al PdL un'alleanza con l'MPA.

UDC e giustizia[modifica | modifica sorgente]

Secondo un'inchiesta del 2004 della rivista Diario[9] era il partito italiano con il maggior numero tra inquisiti, imputati e condannati, tra cui il segretario nazionale Lorenzo Cesa. L'inchiesta riportava dati sulle inchieste, gli arresti, i rinvii a giudizio e le condanne di deputati, senatori, consiglieri regionali e vari esponenti, concentrandosi sul Centro-Sud: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia.

Secondo un'inchiesta de lavoce.info del 2008 il 9% dei "futuri deputati" dell'UDC (candidati alle elezioni politiche del 2008) sono stati "condannati in primo o in secondo grado e in attesa della procedura d’appello e della Cassazione"[10]. Fra i candidati c'è l'ex-presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro[11], che nel gennaio 2008 è stato condannato in primo grado a cinque anni e interdizione dai pubblici uffici per favoreggiamento semplice nei confronti di soggetti legati alla mafia siciliana.[12]

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Europee 2004 1.914.726 5,89 5
Politiche 2006 Camera 2.580.190 6,76 39
Senato 2.309.442 6,76 21

Precedenti aggregati[modifica | modifica sorgente]

CCD + CDU + DE Voti % Seggi
Politiche 1996 (lista CCD-CDU) Camera 2.189.563 5,8 20
Senato con PpL - 15
Europee 1999 2.189.563 5,8 4[13]
Politiche 2001 (lista CCD-CDU + DE) Camera 2.504.159 6,1[14] 41[15]
Senato con CdL + DE - 31[16]

Congressi[modifica | modifica sorgente]

Segretari[modifica | modifica sorgente]

Movimento giovanile[modifica | modifica sorgente]

  • Gianpiero Zinzi, coordinatore nazionale (dal febbraio 2009)
  • Marco Da Rin Zanco, vice-coordinatore con delega all'organizzazione e agli enti locali (dal settembre 2010)
  • Francesco Nicotri, vice-coordinatore con delega ai rapporti con le associazioni e il mondo cattolico (dal settembre 2010)
  • Barbara Graffino, Responsabile Scuola, Università e lavoro (dal settembre 2010)
  • Riccardo Pozzi, Responsabile Esteri (dal settembre 2010)
  • Gianluca Enzo Buono, Responsabile Comunicazione (dal settembre 2010)
  • Francesco Coviello, Responsabile Propaganda ed Eventi (dal settembre 2010)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ democraticicristiani.it - "La Convention programmatica dell'UDC"
  2. ^ a b Parties and Elections in Europe
  3. ^ Cattolici. Cesa: l'Udc ha 42 mila giovani iscritti su 220 mila; puntiamoci.
  4. ^ Centristi, oggi nasce l'Udc. Congresso senza Pera e Bossi. URL consultato il 6 dicembre 2002.
  5. ^ La Repubblica.it, «Cdl, gli alleati contro Casini. Da Follini ultimatum al partito», 7 settembre 2006
  6. ^ Casini rompe gli indugi: Udc da sola, 16-02-2008.
  7. ^ Accordo tra Rosa Bianca e Udc,Udc e Rosa Bianca trovano l'accordo
  8. ^ http://www.udc-fvg.it/Pdf04/091201_Udc.pdf
  9. ^ Diario, A. Giostra, Io dentro, il libro nero dell'UDC, 9 luglio 2004
  10. ^ Ludovico Poggi, C'è del marcio in Parlamento, www.lavoce.info, 9 aprile 2008. URL consultato il 10-4-2008.
  11. ^ Candidati Camera Sicilia 2, UDC Sicilia. URL consultato il 10-4-2008.
  12. ^ Felice Cavallaro, Cuffaro condannato: 5 anni e l'interdizione, Corriere della Sera, 19 gennaio 2008. URL consultato il 10-4-2008.
  13. ^ 2 CCD e 2 CDU
  14. ^ il 3,2 alla lista CCD-CDU, e il 2,9 a DE
  15. ^ tutti appartenenti alla lista CCD-CDU
  16. ^ 29 appartenenti alla lista CCD-CDU e 2 a DE

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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