Partito Democratico Cristiano

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Partito Democratico Cristiano
Presidente Giovanni Prandini
Stato Italia Italia
Fondazione 2000
Partito Forza Italia
Ideologia Cristianesimo democratico
Collocazione Centro
Coalizione Federazione dei Cristiano Popolari
Sito web http://www.partitodemocraticocristiano.org/

Il Partito Democratico Cristiano (PDC) è una formazione politica italiana, ispirata all'esperienza della storica Democrazia Cristiana.

Il partito è nato nel 2000 dal piccolo movimento Rinascita della Democrazia Cristiana (RDC), guidato dal segretario storico della vecchia DC, Flaminio Piccoli, che non accettava lo scioglimento del partito. È confluito in Forza Italia nel 2002 per poi ricostituirsi nel 2005. Dopo un periodo di militanza nell'Unione, ha poi aderito alla federazione dell'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini. Il PDC parteciperà, in occasione delle elezioni regionali anticipate, alla costruzione di una forza di centro in Abruzzo, insieme con Udeur e altre formazioni di ispirazione cattolica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Rinascita Della DCa[modifica | modifica sorgente]

Rinascita della Democrazia Cristiana era un movimento politico neodemocristiano, fondato il 23 dicembre 1997 da Flaminio Piccoli, già segretario della storica DC[1]. Con la morte del fondatore Piccoli nell'aprile 2000 il movimento si divide in varie anime. Il segretario diventa Carlo Senaldi.

In occasione delle elezioni politiche del 2001 il movimento si schiera con Sergio D'Antoni e con la lista di centro alternativa ai due poli Democrazia Europea sostenuta da Giulio Andreotti, Ortensio Zecchino e Emilio Colombo. Il segretario organizzativo nazionale Angelo Sandri viene candidato in un collegio della Camera in Friuli, dove il movimento si presenta anche alle elezioni provinciali di quello stesso anno. Un'altra parte, fin dal luglio 2000, guidata da Alfredo Vito utilizza il nome e il simbolo del Partito Democratico Cristiano sceglie una stretta collaborazione col centrodestra (con il quale è alleato alle politiche del 2001) fino a confluire in Forza Italia.

Il 19 dicembre 2001 un provvedimento del Tribunale di Roma dichiara ancora in vita la Democrazia Cristiana, sancendo così la nullità della decisione del Consiglio nazionale della D.C. del gennaio 1994 circa lo scioglimento del partito[2].

Questo fatto sarà al centro di una lunga querelle giudiziaria conclusa soltanto nel 2006. Le diatribe tra neo-democristiani hanno portato anche ad un'effimera ricostituzione del movimento da parte dell'ultimo segretario Carlo Senaldi che nel maggio 2002 si è presentato alle elezioni amministrative come candidato alla presidenza della Provincia di Varese col sostegno di RDC raccogliendo l'1,9% dei consensi. Nella stessa tornata RDC presenta candidati con proprie liste autonome anche a Cosenza, con il centrodestra a Borgomanero (NO). Successivamente il movimento, diventato espressione quasi personale di Senaldi, che in qualità di ultimo segretario ne aveva la titolarità giuridica, nel 2005 è confluito nella Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi (sotto le cui insegne Senaldi è stato candidato per le provinciali di Varese nel 2007).

Dalla nascita all'approdo in FI[modifica | modifica sorgente]

All'interno del movimento per la Rinascita della Democrazia Cristiana (RDC), già nato nel 1997, nel 2000 nasce il Partito Democratico Cristiano (PDC), sempre sotto la guida di Piccoli, quale espediente per aggirare il divieto di usare il nome storico della DC per le elezioni amministrative di quell'anno.

Alle elezioni regionali del 16 aprile 2000 il partito si presenta nelle coalizioni di centrodestra: nel Lazio a sostegno di Francesco Storace e in Puglia a sostegno di Raffaele Fitto. Dopo la scomparsa di Flaminio Piccoli, nell'aprile 2000 (pochi giorni prima delle elezioni regionali) il posto di segretario di RDC/PDC viene assunto da Carlo Senaldi, ma soltanto fino al nuovo congresso di luglio, quando l'assemblea sceglie Alfredo Vito alla guida. Senaldi lascia il PDC e continua a guidare il movimento della Rinascita della Democrazia Cristiana.

Anche alle elezioni politiche del 2001, il PDC sostiene la coalizione di centrodestra, la Casa delle Libertà, e lo stesso Vito viene eletto deputato per Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, all'interno del quale il PDC confluisce completamente nel 2002.

La ricostituzione[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del 2005 il partito riprende la propria autonomia sotto la guida dell'ex ministro Giovanni Prandini e dell'ex presidente della regione Abruzzo Anna Nenna D'Antonio. Nel febbraio 2006 il partito annuncia l'intento di presentare liste autonome svincolate dai poli alle elezioni politiche di aprile. Tuttavia il nome e il simbolo del partito vengono ricusati dal Ministero dell'Interno all'atto di presentazione. In seguito a questa decisione il PDC decide di sostenere (seppur solo esternamente) il partito Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza che si presenta nella coalizione dell'Unione di centrosinistra insieme con la Lista Consumatori.

Il progetto del PPE italiano[modifica | modifica sorgente]

Dopo le elezioni il partito mantiene una posizione ufficialmente esterna ai poli, promuovendo un dialogo con tutte le componenti di ispirazione neo-democristiana sparse negli schieramenti. In particolare il partito manifesta un rapporto privilegiato con l'UDEUR di Clemente Mastella, confermando una posizione di sostanziale appoggio esterno alla coalizione di centrosinistra. Obiettivo dichiarato del partito è puntare alla costituzione di una grande forza democratico-cristiana e di centro che unisca tutte le componenti politiche italiane che fanno riferimento al Partito Popolare Europeo. In questo contesto si colloca l'iniziativa, varata nel novembre 2006, di aderire alla Federazione Democristiana insieme ad altri movimenti neo-centristi.

Il congresso[modifica | modifica sorgente]

Il 16 dicembre 2006 si svolge il congresso del partito che riconferma Prandini nella carica di segretario, al termine di un'assise intitolata "Democristiani: il percorso continua per una Federazione di Centro". Il leader del PDC ribadisce la collocazione del partito al centro degli schieramenti, come alternativa rispetto ai due poli, e manifesta interesse per la nuova collocazione assunta dall'UDC di Pier Ferdinando Casini.

« La nostra collocazione politica, al di fuori dei due schieramenti, di centro-destra e di centro-sinistra, ci consente di esprimerci con la massima serenità e di apprezzare in modo particolare la scelta che l'UDC non solo nelle aule parlamentari, ma nel Paese, va illustrando, rifiutando la pretesa di Berlusconi-Fini di confondere i termini di un'alleanza elettorale con la negazione dell'autonomia dei partiti. Siamo interessati a conoscere di più della diversa opposizione al governo Prodi che l'UDC sta conducendo, ma soprattutto siamo interessati a conoscere il disegno strategico che sottintende una tale presa di posizione. »
(Giovanni Prandini)

Ancora nel febbraio 2007, il PDC stabilisce un asse privilegiato con gli altri piccoli soggetti situati al centro dei poli (DC di Pizza, Rifondazione DC di Publio Fiori e Democrazia Cristiana - Scudo Crociato - Libertas di Angelo Sandri) e guarda con interesse al percorso dell'UDC.

L'adesione all'Unione di Centro[modifica | modifica sorgente]

Nel 2008, in occasione delle elezioni politiche, il Partito Democratico Cristiano aderisce all'iniziativa di un polo di centro promossa da UDC ed altri movimenti a sostegno della Candidatura di Casini a premier, entrando a far parte dell'Unione di Centro.

Elezioni del 2013[modifica | modifica sorgente]

Il PDC in occasione delle elezioni politiche del 2013 decide di dare indicazione di voto, pur mostrando un certo distacco, per la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, criticando la scelta dell'UdC di allearsi con Scelta Civica di Mario Monti[3].

Valori[modifica | modifica sorgente]

È scritto nella presentazione del partito:

  • Il PDC si pone in continuità totale con la grande DC. Lo statuto del PDC è lo stesso della grande DC, con la scelta federale, partito nazionale come somma dei partiti regionali, e con l'abolizione degli americanismi introdotti con l'elezione diretta del segretario e del presidente e con il rifiuto delle primarie, ripristinando il metodo democratico, riportando negli organi collegiali eletti dai congressi la definizione della linea politica e attrezzando il partito quale strumento di selezione della classe dirigente, nella garanzia della pluralità delle opinioni e della loro legittimità all'interno del PDC e nelle proiezioni istituzionali dello stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ PICCOLI E 250 IRRIDUCIBILI FANNO RINASCERE LA DCAssemblea Nazionale per promuovere la costituzione del partito della Democrazia Cristiana
  2. ^ BENTORNATA DEMOCRAZIA CRISTIANA!
  3. ^ LA SCELTA DEL PDC PER LE ELEZIONI POLITICHE E REGIONALI

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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