Partito Socialista Democratico Italiano

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Partito Socialista Democratico Italiano
PSDI.png
Segretario Giuseppe Saragat (1947-1948/1949-1952/1952-1954/1957-1964/1976), Alberto Simonini (1948-1949), Ugo Guido Mondolfo (1949), Ludovico D'Aragona (1949), Ezio Vigorelli (1952), Giuseppe Romita (1952), Gianmatteo Matteotti (1954-1957), Mauro Ferri (1969-1972), Flavio Orlandi (1972-1975), Mario Tanassi (1975-1976), Pier Luigi Romita (1976-1978), Pietro Longo (1978-1985), Franco Nicolazzi (1985-1988), Antonio Cariglia (1988-1992), Carlo Vizzini (1992-1993), Enrico Ferri (1993-1995), Gian Franco Schietroma (1995-1998)
Stato Italia Italia
Fondazione 11 gennaio 1947
Dissoluzione 10 maggio 1998
Sede Largo Toniolo, 16 - Roma
Ideologia Centrismo
Socialdemocrazia
Europeismo[1]
Collocazione Centro-sinistra[2]
Coalizione Centrismo (1947-1962)
Centro-Sinistra (1963-1979)
Pentapartito (1980-1991)
Quadripartito (1991-1993)
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo
(fino al 1998)
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
(fino al 1998)
Seggi massimi Camera
33 / 574
(1948)
Seggi massimi Senato
14 / 343
(1963)
Seggi massimi Europarlamento
4 / 81
(1979)
Colori Rosso

Il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) è stato un partito politico italiano di ispirazione socialdemocratica.

Fu fondato l'11 gennaio 1947 con la denominazione, in rievocazione dell'antecedente esperienza prefascista, di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, in seguito alla scissione di Palazzo Barberini dal Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria della corrente di Giuseppe Saragat.

Entrato in una lunga fase di agonia dopo lo scoppio dello scandalo di Tangentopoli fra il 1992 e il 1994, scomparve nel 1998 per aderire ai Socialisti Democratici Italiani. Nel 2004 viene rifondato, in continuità giuridica con l'esperienza precedente, senza tuttavia riottenere una significativa consistenza politica.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Il partito fu fondato l'11 gennaio 1947 come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).

Il 7 febbraio 1948 si costituisce intanto l'Unione dei Socialisti (UDS) di Ivan Matteo Lombardo e Ignazio Silone. Il nuovo partito cinque giorni dopo deciderà col PSLI di presentarsi alle elezioni politiche nel cartello elettorale Unione Socialista.

Il 7 dicembre 1949 l'UDS e i socialisti autonomisti di Giuseppe Romita si fondono nel Partito Socialista Unitario (PSU).

Il 1º maggio 1951 dalla fusione del PSLI col PSU nasce il Partito Socialista (Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista) (PS(SIIS)).

Il 7 gennaio 1952 il PS(SIIS) viene ribattezzato Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Il 30 ottobre 1966 dalla fusione fra PSDI e Partito Socialista Italiano nasce il PSI-PSDI Unificati.

Il 5 luglio 1969 l'ala destra del PSI-PSDI Unificati si scinde per fondare il Partito Socialista Unitario (PSU).

Il 6 febbraio 1971 il PSU riprende il nome Partito Socialista Democratico Italiano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prodromi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito Socialista Riformista Italiano.

Fin da quando il Partito Socialista Italiano cominciò a divenire un'importante e consistente formazione politica agli inizi del Novecento, al suo interno cominciarono a delinearsi due distinte correnti, una più estremista, rivoluzionaria e massimalista, e all'opposto un'altra più moderata, parlamentarista e riformista. Le due fazioni si alternarono più volte alla guida del partito, finché nel 1912 si giunse al punto di rottura sul tema dell'atteggiamento verso la Guerra italo-turca, dagli uni vista come un esempio di aggressione imperialista, e dagli altri come un'occasione per procurare nuove terre ed occasioni d'impiego per i contadini e i lavoratori in generale: i pacifisti prevalsero, e fu così che il gruppo facente capo a Leonida Bissolati e a Ivanoe Bonomi fu espulso e formò il Partito Socialista Riformista Italiano, dando vita alla prima esperienza socialdemocratica in Italia, le cui fortune non superarono però la prima guerra mondiale, anche se durante il conflitto il nuovo partito fu cooptato in varie compagini governative.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito Socialista Unitario.

La seconda crisi all'interno del movimento proletario italiano avvenne nel quadro delle forti tensioni del Primo dopoguerra, quando in Italia si profilava sempre più forte la minaccia fascista. Il PSI, nonostante avesse perso nel 1921 la sua componente più estremista che aveva creato il Partito Comunista, non seppe trovare al suo interno l'unità e la compattezza necessarie nell'affrontare l'ondata nera che calava sul paese. La frangia più moderata guidata da Giacomo Matteotti e Filippo Turati sosteneva la creazione di un'alleanza governativa moderata che sapesse ergersi a freno rispetto all'estrema destra, ma tale intendimento non fu accettato dalla dirigenza massimalista che il 1º ottobre 1922 espulse i dissidenti, i quali andarono a formare il Partito Socialista Unitario. Il nuovo soggetto politico seppe invero raccogliere il maggior consenso nello schieramento progressista, seppur nel difficilissimo quadro delle sempre maggiori violenze fasciste, e nelle controverse elezioni del 1924 riuscì a porsi come il primo partito della Sinistra, davanti sia al PSI che al PCI. Sciolto come tutti i partiti democratici in seguito all'instaurazione della dittatura nel 1926, assunse in clandestinità il nome di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, per poi addivenire alla riunificazione con la casa madre socialista a Parigi nel 1930.

La rinascita del PSLI[modifica | modifica wikitesto]

Ugo Guido Mondolfo, leader della corrente Critica sociale

Conclusasi la seconda guerra mondiale, il fascismo fu spazzato via e in Italia si restaurarono le istituzioni democratiche. Il XXIV Congresso socialista, celebrato a Firenze dall'11 al 17 aprile 1946, vide accendersi lo scontro fra la maggioranza allora guidata da Pietro Nenni e la minoranza di Giuseppe Saragat, che comprendeva i simpatizzanti di Critica sociale di Ugo Guido Mondolfo e Iniziativa socialista di Mario Zagari che sostenevano una linea politica più autonoma del Partito rispetto al PCI. La linea politica di Nenni, che riteneva indispensabile l'attiva collaborazione col PCI venne confermata da un nuovo patto di unità d'azione PCI-PSIUP stretto il 25 ottobre 1946.

Il gruppo di Saragat trovò diretta conferma alle loro tesi dai risultati delle elezioni amministrative del 10 novembre dello stesso anno. In quell'occasione il Partito Comunista superò per la prima volta i socialisti, divenendo la prima forza della sinistra italiana: mentre Nenni, tralasciando la riduzione del numero dei votanti socialisti, sottolineava la crescita elettorale globale della sinistra interpretandola come una vittoria, Saragat in un'intervista sostenne invece che la dirigenza del partito paralizzava l'azione socialista, con l'effetto ultimo che avrebbe portato lo stesso alla dissoluzione[3].

Il conseguente XXV congresso straordinario socialista, tenutosi a Roma dal 9 al 13 gennaio 1947, e voluto fortemente da Nenni per analizzare la situazione di attrito tra le componenti di maggioranza e minoranza con l'obiettivo di riunire le diverse posizioni, fallì però il suo scopo primario. L'11 gennaio 1947 con la scissione dal PSIUP dell'ala democratico-riformista guidata da Giuseppe Saragat, al termine di una concitata riunione presso Palazzo Barberini in Roma, venne infatti fondato il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).

La scissione costa al PSIUP la trasmigrazione di 50 parlamentari socialisti nel nuovo partito e di una folta schiera di dirigenti e intellettuali fra cui Treves, D'Aragona e Modigliani. Il PSIUP guidato da Nenni, per evitare che questo possa diventare la denominazione del nuovo partito di ispirazione socialista fondato da Saragat, decide di riprendere il vecchio nome di Partito Socialista Italiano.

Nel mese di dicembre dello stesso anno, socialdemocratici e repubblicani, tramite un rimpasto governativo, entrano nel IV Governo De Gasperi. Varato il 31 maggio 1947 in una coalizione centrista a guida DC che includeva anche il PLI, in questo governo Saragat ottiene il titolo di Vicepresidente del Consiglio dei ministri: il PSI e il PCI, presenti nel precedente governo finirono esclusi, andando all'opposizione per la prima volta dalla costituzione della Repubblica Italiana.

Nel 1948 si tengono elezioni politiche decisive per il futuro del Paese. Il PSLI si presenta dunque alle elezioni del 18 aprile come forza indipendente "autenticamente socialista e democratica", schierata su un terreno di sinistra riformista e autonomista rispetto alla scena politica italiana, ma aperta anche al contributo di altre forze laico-riformiste di centro e di centrosinistra. L'apertura del partito ai laico-riformisti nonché naturalmente a qualunque spezzone socialista e di sinistra che avversasse il PCI e l'Unione Sovietica, ebbe successo e tra gli altri aderì alla proposta anche il gruppo fuoriuscito dal PSI guidato da Ivan Matteo Lombardo e comprendente, tra gli altri, intellettuali quali Ignazio Silone, Piero Calamandrei e Franco Venturi. Tale operazione portò così alla costituzione della lista Unità Socialista, che con il suo 7,1% di voti alla Camera dei deputati e il 4,2% al Senato contribuì ad impedire in Italia la vittoria del Fronte Popolare, costituito dall'alleanza fra PCI e PSI mirante alla formazione di un governo delle sinistre in grado di avviare le riforme di struttura. L'ottimo piazzamento del PSLI situato al terzo posto dopo DC e Fronte Democratico Popolare nei risultati elettorali per la Camera dei deputati, consentì ai socialdemocratici di costituire in Parlamento un gruppo consistente formato da trentatré deputati, mentre al Senato la situazione fu ancor più rosea, dato che con il contributo dei senatori aventiniani di diritto provenienti dall'esperienza del PSU, alla Camera alta si riuscì a comporre una pattuglia socialdemocratica di ben ventitré membri.

Il 23 maggio 1948 nel conseguente V Governo De Gasperi entrarono a farne parte due ministri socialdemocratici: Saragat come Vicepresidente del Consiglio e Ministro della Marina mercantile e Lombardo al ministero dell'industria.

Il centrismo[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa della Scissione di Palazzo Barberini

La vittoria della DC e il buon risultato di Unità Socialista favorì così la collocazione dell'Italia nell'area occidentale e permise la costituzione di governi fondati sull'alleanza dei partiti dai liberali ai riformisti (PLI, DC, PRI e PSLI, poi PSDI).

Nell'arco di due anni però, tra il 1948 e il 1950, il PSLI tenne quattro congressi nei quali vi fu una continua uscita di militanti e dirigenti tra cui Giuseppe Faravelli, Ugo Guido Mondolfo, Mario Zagari.

Questi confluiscono, con Giuseppe Romita e altri piccoli gruppi laico-socialisti, nel Partito Socialista Unitario (PSU), che tenne il suo primo congresso nel dicembre 1949. In quel tempo il PSLI contava ufficialmente 80.000 iscritti e il PSU circa 170.000, ma in realtà le continue fuoriuscite nonché le pressioni del PSI, che con l'aiuto del PCI e sotto la direzione di Rodolfo Morandi riorganizzava la sua presenza sociale, ridussero gli iscritti complessivamente al di sotto dei 50.000.

Dopo breve tempo però, nel PSU si fecero sentire le sue simpatie nei confronti del PSLI di Saragat e così al II Congresso del PSU venne trattata la tematica dell'unificazione PSU-PSLI. Su tale proposito si scontrarono due correnti: una guidata da Romita favorevole all'unificazione, la seconda guidata dalla sinistra di Mondolfo e Codignola contrari. Prevalse la prima e il 1º maggio 1951 i due partiti si unificarono dando vita al Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS). Il simbolo era il classico sole nascente, ma con l'unione del libro dell'Internazionale, ovviamente rosso-arancioni. Questo nome fu però contestato dalla corrente più a destra, poiché ricordava troppo l'internazionalismo di stampo stalinista: quando l'unificazione venne sancita il 7 gennaio 1952 nel VII Congresso del partito, questo assunse dunque la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) ed elesse segretario Giuseppe Saragat.

Nelle elezioni del 1953 intanto il PSDI scese al 4,5%. Tuttavia l'esistenza del sindacato UIL, a forte carattere socialdemocratico, e l'azione di governo consentirono di portare avanti anche in Italia gli ideali della socialdemocrazia. Il PSDI si identificava nel suo leader indiscusso, nonché fondatore Giuseppe Saragat.

Gli anni del centrismo andarono dal 1948-1960 e la coalizione di governo fu comunque sempre guidata dalla DC, partito di "centro che guarda a sinistra" come disse lo stesso Alcide De Gasperi, ruolo primario ebbe anche il PSDI, mentre PLI e PRI furono penalizzati a causa degli scarsi risultati elettorali. Gli anni del "centrismo" furono segnati dalla ricostruzione e da una maggioranza politicamente forte in cui l'azione politica era accompagnata da una forte ripresa economica e benessere sociale. Gli anni del centrismi furono quelli della ricostruzione, che negli anni sessanta porterà poi al cosiddetto boom economico.

Il centro-sinistra[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli inizi degli anni sessanta, la Democrazia Cristiana (guidata da Amintore Fanfani e Aldo Moro), stava maturando l'apertura verso il Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni, il quale proprio allora stava affrancando il suo partito dal patto di unità d'azione che fino a quel momento aveva unito socialisti e comunisti. Il Partito Socialista Democratico Italiano dunque (da sempre alleato leale della DC), dopo un iniziale periodo di titubanza, approva la svolta di centro-sinistra accelerandone il processo e conducendo un formidabile lavoro di mediazione tra socialisti e democristiani, per mezzo del suo fondatore e leader indiscusso Giuseppe Saragat.

L'apertura ai socialisti causò la fuoriuscita dalla compagine governativa del PLI, ma diede inizio a una forte fase riformatrice nel Paese e migliorò anche la performance elettorale del partito socialdemocratico, che raggiunge il 6% alle elezioni politiche. L'esperienza governativa nel centro-sinistra nel frattempo, facilita il nuovo incontro tra socialdemocratici e socialisti e così il 30 ottobre 1966, il PSDI si riunificò con il PSI, dando vita al PSI-PSDI Unificati. In contrasto con il progetto unitario, il deputato PSDI Giuseppe De Grazia fondò il movimento Socialdemocrazia[4], poi scomparso dalla vita politica nazionale.

Il 5 luglio 1969 però - in seguito a scarsi risultati elettorali - nel partito unificato (che aveva nell'ottobre 1968 aveva assunto il nome di PSI) le strade della componente socialista e di quella socialdemocratica si dividono nuovamente: la prima mantenne la sigla PSI, mentre la seconda ricostituì un soggetto socialdemocratico chiamato Partito Socialista Unitario (PSU), che il 10 febbraio 1971 riprese la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Nel frattempo, a metà degli anni settanta, Francesco De Martino mise per la prima volta - dopo oltre un decennio - in discussione la compatibilità politica tra socialisti e democristiani. In questa fase, se da un lato il PSDI rese più forti i suoi legami con la DC, dall'altro incoraggiò la corrente degli "autonomisti" di Bettino Craxi a mettere in discussione la segreteria di De Martino; quando questi venne eletto alla segreteria del PSI, ribadì la disponibilità dei socialisti ad entrare in nuovi esecutivi di centro-sinistra e riprese i contatti con i fratelli socialdemocratici del PSDI, chiudendo nuovamente le prospettive politiche dei socialdemocratici.

Gli anni della presidenza Saragat[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Saragat, capo indiscusso del PSDI
Ritratto di Mario Tanassi

Il 1964 si apre amaramente per i socialisti a causa di una nuova scissione. L'11 gennaio la corrente di sinistra guidata da Tullio Vecchietti, Lelio Basso e Emilio Lussu, fuoriuscita dal PSI perché contraria alla formazione di un governo di centro-sinistra formato dal PSI e dal PSDI insieme alla DC, rifonda il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP). Il 28 dicembre 1964, dopo le dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica Antonio Segni (DC), colto il 7 agosto da un ictus cerebrale, una vasta coalizione di parlamentari di sinistra su indicazione di Giorgio Amendola (PCI) e di Ugo La Malfa (PRI) vota Giuseppe Saragat nuovo Capo dello Stato che, con i voti dei Grandi elettori di PCI, PSI, PSDI, PRI e buona parte della DC - che aveva visto “bruciato” il suo candidato ufficiale Giovanni Leone - diviene al 21º scrutinio con 646 preferenze su 927 votanti, il primo socialista a insediarsi al Quirinale. Colonne portanti della presidenza Saragat furono i valori della Resistenza e la volontà di attivarsi sempre per la costituzione di governi allargati all'intero centro-sinistra. Gli anni del presidente socialdemocratico, anni difficili per via del mutamento sociale in atto, furono caratterizzati dall'inizio del terrorismo, dalle drammatiche alluvioni di Firenze, Venezia e Grosseto del 1966 e dalla aspra contestazione del '68. Nel 1971 il democristiano Giovanni Leone succede a Giuseppe Saragat - al quale non sarebbe dispiaciuta una rielezione - nella carica di Presidente della Repubblica. Pochi altri uomini politici, tra i quali è d'obbligo annoverare Palmiro Togliatti e Giovanni Spadolini, seppero coniugare l'azione politica con l'impegno culturale come Saragat[5].

Mario Tanassi, più volte ministro della Difesa, nel 1975 era alla guida del PSDI quando fu travolto, insieme a Mariano Rumor (Dc) e Luigi Gui (Dc), dal primo grande scandalo della politica italiana, venendo posto in stato d'accusa per corruzione dalla commissione inquirente. La Corte Costituzionale nel 1979 condannò Tanassi a 28 mesi di carcere, per tangenti ricevute dalla società americana Lockheed per facilitare la vendita dei C-130 all'Aeronautica militare italiana.

A causa dello scandalo P2, Pietro Longo, nei cui elenchi degli iscritti fu trovato il suo nome associato alla tessera con il numero 926, fu costretto a dimettersi prima dal suo incarico di governo (13 luglio 1984) e poi dalla guida del PSDI nel 1985.

La fine degli anni ottanta vede il coinvolgimento di due segretari del PSDI, Vizzini e Nicolazzi, in scandali giudiziari. L'ex ministro delle Poste Carlo Vizzini, dopo alcuni avvisi di garanzia - che non porteranno però a nessuna condanna - lascia per diversi anni la scena politica. Contemporaneamente il cosiddetto scandalo delle "carceri d'oro" travolse invece il segretario Franco Nicolazzi, che proprio in quegli anni aveva tentato di caratterizzare la propria segreteria sottraendo il partito socialdemocratico al suo ruolo subalterno rispetto alla Democrazia Cristiana e richiamando, sia pure vagamente, a una posizione alternativa riformista e compiutamente di sinistra.

Il pentapartito[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni successivi, la maggioranza di governo si estese al PLI, rappresentante tradizionale della borghesia moderata e per questo escluso dai precedenti "governi riformatori"; iniziò così la fase del cosiddetto "Pentapartito".

Nel corso degli anni incominciarono però a riscontrarsi nel PSDI i primi dissapori: il 15 febbraio 1989 una "miniscissione", capeggiata da Pietro Longo e Pier Luigi Romita, porta infatti alla costituzione del movimento di Unità e Democrazia Socialista (UDS). Questo movimento aveva come obiettivo esplicito facilitare il riavvicinamento tra PSDI e PSI, riavvicinamento che avrebbe dovuto inserirsi nel più ampio progetto del leader socialista Bettino Craxi di creare in Italia una grande famiglia ispirata al riformismo socialdemocratico europeo, comprendente anche i nuovi riformisti del neonato PDS. Questo obiettivo di Longo e Romita si risolse però in un fallimento e il 13 ottobre 1989 l'UDS finì per confluire nel PSI.

La parabola discendente[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle inchieste di "Tangentopoli", che vedono implicati diversi esponenti di primo piano, il PSDI vide diminuire drasticamente il proprio consenso elettorale. L'ex segretario nazionale Pietro Longo venne arrestato il 30 aprile del 1992 per aver ricevuto una tangente di un miliardo e mezzo di lire dalla ditta milanese Icomec in relazione all'appalto di costruzione della centrale idroelettrica di Edolo, in provincia di Brescia, nel periodo in cui egli ricopriva anche l'incarico di consigliere di amministrazione dell'ENEL, e viene successivamente condannato per concussione a quattro anni e sei mesi di reclusione. L'11 giugno del 1992 Lamberto Mancini, assessore della Provincia di Roma ed ex Presidente della stessa Provincia, venne sorpreso dal Carabinieri nell'atto di intascare una tangente di 28 milioni di lire, e arrestato in flagranza di reato. Nello stesso anno Antonio Cariglia viene accusato di aver violato le regole del finanziamento pubblico ai partiti. Di lui si occuperanno per diversi anni le procure di Foggia, Milano e Roma, dopo oltre dieci anni di attese processuali, l'ex segretario del PSDI viene infine assolto dall'accusa.

Tra il 1992 e il 1994 il Partito Socialista Democratico Italiano, condivise la sorte degli altri partiti della coalizione "Pentapartito" (DC, PSI, PLI e PRI) di governo, vivendo un progressivo tracollo elettorale che portò allo scardinarsi dell'apparato del partito e al moltiplicarsi di fenomeni scissionisti.

Alle elezioni politiche del 1994 arrivò un PSDI praticamente ridotto a brandelli, che scelse di non presentare una propria lista autonoma. Alcuni esponenti del partito scelsero di candidarsi autonomamente sotto diversi simboli:

Ciò che rimase del PSDI continuò a cercare di rimanere in vita e così, alle elezioni europee del 1994, il partito si ripresentò raccogliendo lo 0,7% a livello nazionale e riuscendo ad eleggere il segretario Enrico Ferri al Parlamento europeo. Successivamente però proprio il segretario Ferri si candida alla presidenza della provincia di Massa-Carrara schierando l'ormai decimato PSDI con il centro-destra di Silvio Berlusconi (al quale aderiva anche Alleanza Nazionale). Ciò comportò ulteriori fratture dentro il partito, che portarono a scissioni di interi gruppi dirigenti verso i partiti moderati della coalizione di centro-sinistra. A ciò si aggiunse un richiamo ufficiale da parte dell'Internazionale Socialista e del Partito del Socialismo Europeo al quale il PSDI e lo stesso Ferri aderivano. Anche per questo motivo il 10 dicembre 1994 Enrico Ferri insieme con Luigi Preti, fonda nel PSDI la corrente di Socialdemocrazia Liberale Europea (SOLE)[11][12][13][14].

Nel gennaio 1995, però, un regolare congresso mise in minoranza la corrente di Ferri e Preti, nominando segretario del partito Gian Franco Schietroma: la corrente di Ferri e Preti (SOLE) esce così dal PSDI divenendo partito autonomo. Il SOLE si avvicina così all'area di centro-destra, stringendo una collaborazione privilegiata prima con il Centro Cristiano Democratico e poi con Forza Italia. In realtà però, dopo poco tempo, molti e lo stesso E. Ferri lasceranno la CDL, avvicinandosi al centro-sinistra. Un altro gruppo invece si unirà a un gruppo di ex-craxiani guidati da Enrico Manca e Fabrizio Cicchitto fondando il Partito Socialista Riformista, che avrà però vita breve. I seguaci di Manca aderiranno poi a La Margherita, mentre i seguaci di Fabrizio Cicchitto confluiranno invece in Forza Italia. La maggior parte dei vecchi socialdemocratici tuttavia, in seguito alla scomparsa del Patto per l'Italia (dove erano confluiti in massima parte fin dal 1993) aderirono all'Unione democratica (successivamente confluito ne i Democratici) oppure a Rinnovamento Italiano, se non addirittura al Partito popolare italiano, che assorbì parte dell'elettorato ex-Psdi. Nel 2001 infine i Democratici, Rinnovamento Italiano e Ppi si fusero in un nuovo partito politico centrista e moderatamente riformista: La Margherita.

La lunga storia di un PSDI che oramai esisteva solo in teoria si trascinava stancamente fino a quando, sotto la guida di Gian Franco Schietroma, dà vita - insieme ai Socialisti Italiani, a una parte del Partito Socialista e della Federazione Laburista - al nuovo partito dei Socialisti Democratici Italiani (SDI). Ciò avvenne l'8 febbraio del 1998 quando il segretario del PSDI Gian Franco Schietroma, senza un mandato esplicito del Consiglio Nazionale, volle dar vita, insieme ai Socialisti Italiani (SI), ad un nuovo partito politico denominato SDI, che poi aderì alla coalizione di centrosinistra.

In seguito a questa scelta, i socialdemocratici rimasti fedeli a una visione autonomista, legittimati dal mancato pronunciamento dell'organo politico del PSDI, decisero di riprendere nome e simbolo celebrando nel gennaio 2004 quello che verrà definito, come segno di continuità, il venticinquesimo congresso del partito fondato da Giuseppe Saragat, eleggendo Giorgio Carta come segretario nazionale.

La diaspora socialdemocratica[modifica | modifica wikitesto]

Già dal 1989 erano iniziate in seno al PSDI i primi fenomeni di scissione e le prime fratture, tale fenomeno divenne però insostenibile a partire dal 1993. Da allora infatti il PSDI non fu più presente unitariamente su tutto il territorio nazionale e ciò favorì il distacco dal partito di interi gruppi e di numerosi dirigenti sia locali che nazionali. Così, in uno scenario in cui i "nuovi partiti" erano ideologicamente trasversali, numerosi ex-socialdemocratici hanno portato la loro cultura di matrice sostanzialmente centrista e laico-riformista in altri soggetti politici. Oggi elementi di cultura socialdemocratica, oltre ad essere rappresentati dallo stesso PSDI, sono presenti nei seguenti partiti:

  • La Margherita (DL) (sciolta nel 2007 per confluire nel Partito Democratico), dove sono confluiti attraverso i partiti fondatori la Lista Dini - Rinnovamento Italiano e i Democratici. DL è parte stabile della coalizione di centro-sinistra. Alcuni ex-psdi ed ex-psi (soprattutto del Nord Italia) hanno fondato l'associazione politico-culturale Socialisti democratici per il Partito Democratico, a forte carattere piemontese;
  • Socialisti Democratici Italiani (che ora si riconosce sotto il simbolo del Partito Socialista), aderente al centro-sinistra;
  • Forza Italia (confluita nel Popolo delle Libertà nel 2008 in occasione delle elezioni politiche) e UDC, dove sono confluiti soprattutto grazie al movimento Socialdemocrazia Liberale Europea (molti ex-Psdi di Forza Italia aderiscono ai Circoli d'Iniziativa Riformista);
  • Il Movimento della Rinascita Socialdemocratica, poi Rinascita Socialdemocratica, poi Partito dei Socialdemocratici di Luigi Preti.

Segretari[modifica | modifica wikitesto]

Congressi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso - Napoli, 1-5 febbraio 1948
  • II Congresso - Milano, 23-26 gennaio 1949
  • III Congresso - Roma, 16-19 giugno 1949
  • IV Congresso (straordinario) - Napoli, 4-8 gennaio 1950
  • V Congresso (straordinario) - Roma, 10-13 giugno 1950
  • VI Congresso - Roma, 31 marzo - 2 aprile 1951
  • VII Congresso - Bologna, 3-6 gennaio 1952
  • VIII Congresso - Genova, 4-7 ottobre 1952
  • IX Congresso - Roma, 6-9 giugno 1954
  • X Congresso - Milano, 31 gennaio - 8 febbraio 1956
  • XI Congresso - Milano, 16-18 ottobre 1957
  • XII Congresso - Roma, novembre-dicembre 1959
  • XIII Congresso - Roma, 22-25 novembre 1962
  • XIV Congresso - Roma, 8-11 gennaio 1966
  • XV Congresso - Roma, 6-9 febbraio 1971
  • XVI Congresso - Genova, 2-6 aprile 1974
  • XVII Congresso - Firenze, 11-15 marzo 1976
  • XVIII Congresso - Roma, 16-20 gennaio 1980
  • XIX Congresso - Milano, 24-30 marzo 1982
  • XX Congresso - Roma, 30 aprile - 2 maggio 1984
  • XXI Congresso - Roma, 10-14 gennaio 1987
  • XXII Congresso - Rimini, 8-12 marzo 1989
  • XXIII Congresso - Rimini, 13-16 maggio 1991
  • XXIV Congresso - Bologna, 28-29 gennaio 1995

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

PSDI
Voti % Seggi
Politiche 1948 (lista Unità Socialista) Camera 1.858.116 7,07 33
Senato 1.219.287[15] 5,04[15] 10[16]
Politiche 1953 Camera 1.222.957 4,51 14
Senato 1.046.301 4,31 4
Politiche 1958 Camera 1.345.447 4,55 22
Senato 1.136.803 4,35 5
Politiche 1963 Camera 1.876.271 6,10 33
Senato 1.743.837 6,35 14
Politiche 1968 (lista PSI-PSDI) Camera 4.605.832 14,4 91
Senato 4.355.506 15,2 46
Politiche 1972 Camera 1.718.142 5,14 29
Senato 1.614.273 5,36 11
Politiche 1976 Camera 1.239.492 3,38 29
Senato 974.940 3,10 6
Politiche 1979 Camera 1.407.535 3,84 29
Senato 1.320.729 4,22 9
Europee 1979 1.514.272 4,32 4
Politiche 1983 Camera 1.508.234 4,09 23
Senato 1.184.936 3,81 8
Europee 1984 1.225.462 3,49 3
Politiche 1987 Camera 1.140.209 2,96 17
Senato 822.593[17] 2,54[17] 6[17]
Europee 1989 945.383 2,72 2
Politiche 1992 Camera 1.066.672 2,72 16
Senato 853.895[18] 2,56[18] 3
Politiche 1994 (lista Socialdemocrazia) Camera 179.495 0,46 -
Senato 66.589 0,20 -
Europee 1994 227.439 0,69 1

Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Governi[modifica | modifica wikitesto]

La rinascita del partito nel 2004[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 2003, dopo un periodo di oblio dovuto allo sfaldamento dei ranghi nazionali, diversi esponenti socialdemocratici - alcuni dei quali inizialmente confluiti nei Socialisti Democratici Italiani - si riorganizzarono sotto le insegne dello storico Partito Socialista Democratico Italiano. Nel mese di gennaio 2004, dopo aver ripreso su scala nazionale l'organizzazione del tesseramento rimasto operativo grazie all'apporto delle federazioni territoriali, venne celebrato il XXIV Congresso Nazionale, conclusosi con l'elezione a Segretario di Giorgio Carta e del Presidente onorario, Antonio Cariglia. In occasione della competizione elettorale per le Europee 2004, la continuità giuridica del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) guidato da Carta è sancita dalla Suprema Corte di Cassazione - Ufficio Elettorale Nazionale per il Parlamento Europeo con la sentenza del 01/05/2004.

Nel biennio 2004/2005, il partito ritornò ad essere presente con diversi suoi rappresentanti eletti lungo tutto il territorio della penisola, partecipando nel 2005 anche alle elezioni primarie dell'Unione sostenendo la candidatura di Romano Prodi a leader della coalizione. In occasione delle elezioni politiche del 2006, per la competizione della Camera presentò propri candidati nelle liste dell'Ulivo (il segretario Giorgio Carta fu candidato in Basilicata).

Al Senato invece, dove non era presente la lista dell'Ulivo, il PSDI, in virtù dell'accordo politico-organizzativo sottoscritto da Piero Fassino per i Democratici di Sinistra e da Giorgio Carta per il partito socialdemocratico, presentò soltanto in 10 regioni il proprio simbolo, stringendo in tale occasione una collaborazione con il Nuovo Partito d'Azione, che schierò nelle liste del PSDI alcuni suoi candidati.

Le elezioni politiche del 2006 e la crisi del 2007[modifica | modifica wikitesto]

Nelle liste dell'Ulivo alla Camera il segretario nazionale Giorgio Carta, risultato il primo dei non eletti in Basilicata, è stato eletto per il cosiddetto "ripescaggio". Iscritto dapprima al Gruppo Parlamentare de L'Ulivo, in seguito alla scelta della costituzione del Partito Democratico nell'agosto 2007 ha comunicato la volontà di continuare a rappresentare il PSDI iscrivendosi al Gruppo Misto.

Al Senato le liste del PSDI alleate col centro-sinistra presenti in 10 regioni non riescono in nessuna a superare lo sbarramento del 3% (a livello nazionale il dato è dello 0,2%). Il dato più alto è in Calabria e in Puglia con lo 0,8%.

In seguito alle dimissioni improvvise del segretario nazionale Giorgio Carta rimesse il 25 novembre 2006, la Direzione Nazionale del 14 dicembre elegge segretario Renato D'Andria. L'elezione viene però fatta oggetto di contestazione dal gruppo rimasto legato a Carta e che si proclama maggioritario. D'Andria procede invece a farsi confermare segretario con un congresso celebrato a Fiuggi (26-27-28 gennaio 2007). Vengono dunque chiamati i tribunali a chiarire su quale sia il PSDI legittimo. In ogni caso a Carta restano fedeli i 2/3 dei membri della Direzione Nazionale. Intanto il 1º marzo la fazione estromessa da D'Andria si riorganizza come "Associazione Politico Culturale Socialdemocratici Europei". Il 13 aprile il Tribunale di Roma sospende cautelativamente l'elezione di D'Andria e tutte le sue decisioni da segretario (tra cui diverse espulsioni eccellenti dal partito). Il 18 e il 21 maggio lo stesso tribunale respinge un reclamo di D'Andria. Il Partito Socialista Democratico Italiano, sotto la guida del vice Segretario Vicario Mimmo Magistro, riprende la sua attività organizzativa e il 19 maggio la ritrovata Direzione Nazionale respinge all'unanimità le dimissioni di Carta, il quale guiderà il partito fino al XVII Congresso nazionale di Bellaria (RN). Il 15 giugno D'Andria fonda infine il Partito dei Riformatori Democratici, perdendo in data 19 luglio l'ennesimo ricorso contro il PSDI. Il XVII Congresso nazionale nell'ottobre 2007 ripristina la pace all'interno del PSDI con la proclamazione all'unanimità di Mimmo Magistro Segretario, di Alberto Tomassini Presidente del partito e di Giorgio Carta Presidente onorario.

In data 22 giugno 2011, il Tribunale di Roma, sezione terza civile, giudice Antonella Dell'Orfano, ha stabilito con una sentenza definitiva la illegittimità della sospensione di Renato d'Andria dalla carica di segretario politico del partito socialdemocratico (PSDI). Il Tribunale di Roma ha poi stabilito che l'elezione a segretario nazionale del Renato d'Andria era legittima e valida. Il Tribunale ha accertato che Domenico Magistro non poteva nemmeno proporre l'azione giudiziaria contro Renato d'Andria per mancanza del requisito essenziale dell'iscrizione al PSDI, dal momento che il primo fu dichiarato espulso dal Collegio dei Probiviri in data 6 marzo 2007[19].

Le elezioni politiche 2008[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta del Governo Prodi II, il PSDI assiste alla fine dell'Unione e, non trovando accordi per un'alleanza con il Partito Democratico decide di aderire alla neonata Costituente di Centro assieme all'UDC e alla Rosa per l'Italia. Successivamente l'accordo sfuma e il partito dichiara il suo impegno elettorale esclusivamente per le elezioni amministrative locali; per le elezioni politiche nazionali ai suoi iscritti viene indicata come forma di protesta, contro quella che viene definita un'oligarchia politica escludente alcuni partiti storici italiani, di votare scheda bianca o annullare la scheda apponendovi il nome di "Saragat"[20].

Segretari del partito dopo la ricostituzione del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Congressi del partito dopo la ricostituzione del 2004[modifica | modifica wikitesto]

  • XXV Congresso - Roma, 9-10-11 gennaio 2004
  • XXVI Congresso - Roma, 9-10-11 dicembre 2005
  • XXVII Congresso - Bellaria (RN), 5-6-7 ottobre 2007

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AffarInternazionali
  2. ^ Nicolazzi, L' Anti-Longo Sogna Per Il Psdi Un Futuro A Sinistra - La Repubblica.It
  3. ^ Vedi Spencer Di Scala (cap 4)
  4. ^ Psdi, un simbolo
  5. ^ Saragat e la legittimità socialista
  6. ^ Maestri Gabriele, I simboli della discordia, Giuffrè, 2012.
  7. ^ Enrico Ferri nel collegio di Carrara raccolse il 23,7% e non viene eletto.[senza fonte]
  8. ^ (FR) Elections Italie 1994, europe-politique.eu. URL consultato il 9 dicembre 2012.
  9. ^ Ecco le liste per le europee, Corriere della sera. URL consultato il 9 dicembre 2012.
  10. ^ I risultati della lista elettorale Socialdemocrazia per le Libertà furono esigui: nella quota proporzionale della Camera, infatti, la lista ottenne soltanto lo 0,46% dei voti; nella quota maggioritaria, dove si presentò al di fuori dei principali schieramenti (Progressisti, Patto per l'Italia, Polo delle Libertà), non ottenne risultati significativi.
  11. ^ SO.L.E.: DOMANI PRIMA RIUNIONE UFFICIALE COMITATO COORDINAMENTO
  12. ^ PSDI: FERRI TIENE A BATTESIMO IL SO.L.E
  13. ^ PSDI: CONCLUSA ASSEMBLEA, NASCE IL SOLE
  14. ^ La Socialdemocrazia Liberale Europea (SOLE) fu una corrente nata il 10 dicembre 1994 dell'ala destra del PSDI, favorevole a un'alleanza col centrodestra di Silvio Berlusconi. I propulsori del movimento furono Enrico Ferri e Luigi Preti che spinsero il movimento a stringere un'intesa col CCD. Alle elezioni amministrative del 1995, il Sole si schierò col Polo delle Libertà (in Lombardia sotto le insegne della lista "Pensionati del Sole"). Alle successive elezioni politiche del 1996 Luigi Preti, in contrasto con Enrico Ferri, preferì una federazione con Forza Italia a quella col CCD. La divergenza di opinioni portò alla nascita il 17 febbraio 1996 del Movimento per la Rinascita Socialdemocratica che si è sempre presentato come federato in Forza Italia. Partiti: arriva un nuovo cespuglio, Rinascita Socialdemocratica.
  15. ^ a b Dato complessivo sia delle candidature proprie, sia della metà di quelle presentate in alcune regioni assieme al PRI.
  16. ^ Cui si aggiunsero 13 senatori aventiniani di diritto, per un totale di 23.
  17. ^ a b c Il dato non comprende i suffragi di alcune regioni in cui il PSDI si presentò assieme a PSI e PR, comprende invece la candidatura presentata coi Verdi.
  18. ^ a b Il dato comprende i suffragi delle liste comuni PSDI-Lega Nuova presentate in alcune regioni del Nord.
  19. ^ Tribunale di Roma, Sezione terza civile, Sentenza n. 13540/2011 - Il testo della sentenza
  20. ^ DOCUMENTO APPROVATO ALL’UNIANIMITA’ DALLA DIREZIONE NAZIONALE IL 29 MARZO 2008 - SocialDemocraticiEuropei.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Malgeri, La stagione del centrismo: politica e società nell'Italia del secondo dopoguerra (1945-1960),Rubbettino Editore, 2002, ISBN 88-498-0335-4
  • Spencer Di Scala, Renewing Italian Socialism: Nenni to Craxi, Oxford University Press, 1988, ISBN 0-19-505235-8
  • Antonio G. Casanova, La lezione di Palazzo Barberini, Edizioni Scientifiche Italiane, 1987
  • Felice La Rocca, La presidenza Saragat: sette anni difficili, il Mulino, 1971, ISSN 0027-3120

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Partito alla Presidenza della Repubblica Italiana Successore
Democrazia Cristiana 1964 - 1971 Democrazia Cristiana
Predecessore Partito alla Presidenza della Camera dei deputati della Repubblica Italiana Successore
Partito Socialista Italiano 1947 - 1947 Partito Comunista Italiano
Predecessore Partito alla Presidenza del Senato della Repubblica Italiana Successore
Partito Socialista Italiano 1947 - 1947 Partito Comunista Italiano I
Partito Comunista Italiano 1948 - 1951 Partito Liberale Italiano II