Francesco Storace

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Francesco Storace

Segretario de La Destra
In carica
Inizio mandato 9 novembre 2008

Ministro della Salute
Durata mandato 23 aprile 2005 –
10 marzo 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Girolamo Sirchia
Successore Silvio Berlusconi (ad interim)

Presidente della Regione Lazio
Durata mandato 15 maggio 2000 –
2 maggio 2005
Predecessore Piero Badaloni
Successore Piero Marrazzo

Dati generali
Partito politico Forza Italia (2014-presente)
Precedenti:
MSI (fino al 1994)
AN (1994-2007)
La Destra (2007-2014)
Professione Giornalista
sen. Francesco Storace
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito La Destra
Legislatura XV
Gruppo Misto - La Destra
Coalizione con Fiamma Tricolore alle politiche 2008
Circoscrizione Lazio
Incarichi parlamentari
  • Componente I Commissione permanente (Affari Costituzionali) dal 6 giugno 2006 al 28 aprile 2008
  • Componente Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi dall'11 settembre 2006 al 28 aprile 2008
Pagina istituzionale
on. Francesco Storace
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio Diploma di maturità scientifica
Professione giornalista
Partito Alleanza Nazionale
Legislatura XII, XIII
Gruppo Alleanza Nazionale
Coalizione Casa delle Libertà
Circoscrizione Lazio 1
Collegio Roma
Incarichi parlamentari
  • Vicepresidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi dal 2 giugno 1994 all'8 maggio 1996
  • Componente della VII Commissione (Istruzione) dal 25 maggio 1994 all'8 maggio 1996
  • Componente della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo dal 1º marzo 1995 all'8 maggio 1996
  • Componente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari dal 23 novembre 1995 all'8 maggio 1996
  • Presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi dal 17 settembre 1996 al 30 maggio 2000
  • Componente del Comitato per la comunicazione e l'informazione esterna dal 30 maggio 1996 al 30 maggio 2000
  • Componente della VII Commissione permanente (Cultura) dal 28 luglio 1998 al 30 maggio 2000
Pagina istituzionale

Francesco Storace (Cassino, 25 gennaio 1959) è un politico e giornalista italiano.

Il 9 novembre 2008 è stato eletto per acclamazione segretario nazionale de La Destra. Alle elezioni regionali del 2013 è stato eletto Vice Presidente del Consiglio regionale del Lazio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È sposato e ha una figlia.

Già da giovane inizia ad intraprendere l'attività politica, impegnandosi nel sociale[1] e avvicinandosi presto al mondo del giornalismo.[1] Svolge la parte più significativa del suo lavoro di giornalista presso il quotidiano Secolo d'Italia, in cui percorre tutti i gradini, fino ad arrivare all'incarico di capo dei servizi parlamentari. Successivamente assume l'incarico di capoufficio stampa del Movimento Sociale Italiano e, poi, di Alleanza Nazionale.

Viene eletto deputato per la prima volta nel 1994 (nel collegio numero 21 della Circoscrizione Lazio) e viene riconfermato (stesso collegio) nel 1996. Ha fatto parte della commissione Antimafia e della commissione Cultura. Dal 1996 al 2000 Storace è stato presidente della Commissione bicamerale vigilanza sulla RAI e sui servizi radiotelevisivi in generale, carica durante la quale venne soprannominato da alcuni giornalisti "Epurator".[2]

Presidente della Regione Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Storace è stato Presidente della Regione Lazio dal 2000 al 2005, dopo aver sconfitto il Presidente uscente Piero Badaloni, ottenendo quasi un milione e mezzo di voti alle elezioni del 16 aprile 2000. Alla sua presidenza diede un'impronta basata su una stretta collaborazione con la Chiesa Romana, promulgando ad esempio una legge sugli Oratori cattolici al fine di esaltarne la loro funzione educativa e sociale. L'impegno a lavorare col mondo cattolico fu da lui ribadito nella stesura del nuovo Statuto della Regione Lazio, in cui riconosceva come fulcro della società la famiglia fondata sul matrimonio; emendamento allora fortemente voluto da Olimpia Tarzia, consigliera regionale molto nota all'interno dell'ambiente cattolico romano.

Tra gli altri provvedimenti della sua giunta vi fu l'apertura dell'ospedale Sant'Andrea[3] e di altri centri di cura;[4] fu riavviata la sperimentazione del discusso metodo Di Bella contro i tumori[5] (su cui il Consiglio Superiore di Sanità esprimerà alla fine un parere negativo)[6], introducendo un rimborso dei farmaci per i pazienti meno abbienti;[7] Storace promosse inoltre aiuti internazionali a medici e ospedali del terzo mondo, al fine di "globalizzare" la sanità per offrire livelli di eccellenza nelle zone più povere del pianeta (anche tramite vie telematiche), e per dare una risposta al fenomeno sociale dell'immigrazione.[8] La sua gestione della sanità laziale ricevette gli elogi di Giulio Andreotti e di alcuni esponenti della curia vaticana.[9]

Storace stanziò anche sussidi per le famiglie regolarmente sposate in Chiesa o in Comune; questo atto suscitò alcune critiche da parte della sinistra che gli contestava di escludere dal provvedimento le coppie di fatto, critiche che egli giudicò infondate affermando che la sua legge serviva a contrastare la povertà, e di aver stanziato fondi anche per le ragazze madri (ma non per le coppie omosessuali), ribadendo comunque di avere come obiettivo principale quello di aiutare i giovani a sposarsi.[10]

Altre polemiche aveva suscitato nel 2000 la decisione di accogliere la richiesta del suo consiglio regionale di verificare con un'apposita commissione l'attendibilità delle ricostruzioni storiche dei libri di testo scolastici, riguardanti in particolare gli eventi del Novecento.[11] Questa decisione tuttavia non ebbe alla fine alcun seguito.

Tre anni dopo aveva poi fatto deliberare l'istituzione del giorno del ricordo, per commemorare le vittime italiane delle foibe jugoslave, e «superare vecchie divisioni e rancori nel ricordo di una delle persecuzioni più feroci compiute contro gli italiani»; insieme ad essa fu inserita la giornata di celebrazione per la proclamazione della Repubblica Romana del 1849, per «radicare nel Risorgimento quel complesso di valori e di principi universali che saranno poi trasfusi in tutte le costituzioni liberali».[12]

Poco prima delle elezioni regionali del 2005 Storace subì un violento attacco da parte dell'Unità, che riportava una notizia falsa in cui si accusava il padre di Storace di aver picchiato un ebreo[13]. In seguito il giornale si scusò; il centro-destra insorse di fronte a quello che considerava un attacco politico in vista delle imminenti elezioni del 3 e 4 aprile, nelle quali peraltro Storace fu sconfitto dal candidato de L'Unione Piero Marrazzo, anche a causa delle divisioni con il neonato partito di Alessandra Mussolini Azione Sociale che si presentò da solo a tali elezioni.

Nell'agosto del 2009 la Corte dei Conti espresse con propria sentenza un giudizio positivo sulla politica sanitaria della giunta Storace, ritenendo che «nessun abuso è stato commesso nella ristrutturazione del debito della regione Lazio»;[14][15] e che «la gestione del portafoglio del debito, attuata fino al 2005, ha prodotto un risultato complessivo positivo di circa 125 milioni di euro».[4]

Ministro della Salute[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente, nel terzo governo Berlusconi gli fu affidato il Ministero della Salute. In qualità di ministro Storace aumentò di 100 milioni i fondi per la ricerca sanitaria, guadagnandosi gli apprezzamenti dell'oncologo Umberto Veronesi.[16] Tra gli altri provvedimenti, Storace fece sospendere la sperimentazione della cosiddetta "pillola abortiva" che era stata avviata all'ospedale Sant'Anna di Torino, chiedendo il rispetto rigoroso delle procedure e delle indicazioni del Consiglio superiore di Sanità. La sua ordinanza suscitò reazioni critiche da parte della sinistra, mentre incontrò giudizi favorevoli presso ambienti cattolici.[17]

Storace fece anche istituire una commissione di esperti per effettuare nuove valutazioni sulla cura Di Bella, al fine di inserire la somatostatina (il farmaco previsto dalla suddetta cura) a carico del Servizio Sanitario Nazionale. La decisione suscitò le polemiche della deputata Rosy Bindi, ex-ministro della Salute che nel 1998 aveva decretato il fallimento della cura a seguito di alcune sperimentazioni.[18] Nel marzo 2006 scoppia lo scandalo "Laziogate": Storace è sospettato di avere utilizzato investigatori privati dell'agenzia milanese Ssi e degli operatori informatici della società regionale "Laziomatica" per violare l'Anagrafe comunale di Roma per scoprire dati riservati sui suoi avversari politici per le Elezioni regionali del 2005. In particolare, secondo le accuse Storace avrebbe inteso controllare i dati dei sottoscrittori delle liste di Alternativa Sociale, partito di Alessandra Mussolini, accusati di aver falsificato alcune firme, e preparare dossier fasulli su Piero Marrazzo[19][20].

In seguito a tali vicende ed alla conseguente indagine della magistratura sulla presunta attività di spionaggio politico ai danni di Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo, Francesco Storace il 10 marzo rassegna le sue dimissioni da ministro. Da tali accuse verrà tuttavia prosciolto nel giugno 2007. È stato invece rinviato a giudizio dalla procura con l'accusa di accesso abusivo ad un sistema informatico, ed il 5 maggio 2010 è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione. Nel maggio 2011 tuttavia una sentenza ha riconosciuto i danni da lui subiti in campagna elettorale dalle falsificazioni operate dai sottoscrittori delle liste di Alternativa Sociale.[21]

La fondazione de La Destra[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto senatore come capolista di AN nella regione Lazio, partito che abbandona nel luglio 2007 a causa dei contrasti sempre più forti con il leader del partito Gianfranco Fini. Infatti da parte del senatore venne fatta la dichiarazione secondo la quale, se Fini non avesse convocato il congresso nazionale di AN, lui si sarebbe tenuto pronto a fondare un nuovo soggetto politico: la scadenza di questo ultimatum venne fissata per il giugno del 2007. Il 30 maggio 2007 Storace annuncia le proprie dimissioni dall'Assemblea nazionale di AN. Il 3 luglio 2007, dato che il richiesto congresso nazionale non è stato convocato, Storace, con una lettera indirizzata a Daniele Marin, presidente del circolo di AN della Balduina, lascia definitivamente Alleanza Nazionale.[22] In quella serata venne ospitato dal programma televisivo Otto e mezzo, su La 7, per spiegare le motivazioni del suo gesto e presentare la sua nuova attività politica, riassunta nel nome e nel simbolo La Destra.

Il partito nasce per opporsi alle posizioni, a suo dire, troppo centriste di Gianfranco Fini. Aderiscono al movimento, tra gli altri, Teodoro Buontempo e Daniela Santanchè. Dopo aver fondato il nuovo soggetto politico si iscrive al Gruppo parlamentare Misto al Senato della Repubblica nella componente "La Destra" assieme ai senatori Stefano Losurdo e Stefano Morselli, provenienti entrambi dal Gruppo di Alleanza Nazionale.

Alle politiche del 2008, lo schieramento di Storace, che ha espresso come candidato premier Daniela Santanché, non ottiene seggi in Parlamento, poiché non supera gli sbarramenti del 4% alla Camera e dell'8% al Senato per le liste che corrono da sole. Alle successive comunali di Roma si candida Sindaco della Capitale per la Destra-Fiamma Tricolore di Alessandra Mussolini ottenendo il 3,3% decidendo di non sostenere il candidato di tutto il centrodestra, Gianni Alemanno.

Nel giugno 2008 Storace viene nominato presidente della commissione speciale per Roma-capitale dal neo sindaco di Roma Alemanno.[23]

Nel marzo 2010 sostiene la candidatura di Renata Polverini candidata del centrodestra alla Presidenza della Regione Lazio. La Destra in quella occasione riesce a raccogliere quasi 100.000 voti riuscendo ad eleggere 2 consiglieri risultando fondamentale per l'elezione della Polverini avvenuta per pochi voti. Storace diventa capogruppo de la Destra al Consiglio regionale del Lazio mentre il presidente del partito Teodoro Buontempo diventa Assessore regionale alla Casa nella Giunta Polverini.

Il 10 ottobre 2012 Francesco Storace assume la direzione del quotidiano Il Giornale d'Italia.

La candidatura alla presidenza del Lazio (2013)[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 dicembre ufficializza la sua candidatura alla presidenza della regione Lazio per le elezioni del 2013 con la formazione politica La Destra.[24] Il 31 dicembre 2012 Silvio Berlusconi annuncia il sostegno del Pdl a Storace. Il 2 gennaio 2013 annuncia il possibile appoggio a Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio.[25] Il 14 gennaio Silvio Berlusconi annuncia che Storace sarà il candidato di tutto il centrodestra[25] alle elezioni regionali del Lazio. Il 24 e 25 febbraio 2013 perde le elezioni regionali contro il candidato di centrosinistra Nicola Zingaretti.

L'adesione a Forza Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la riunione del Comitato Centrale della Destra del 29 marzo 2014 Storace decide di aderire insieme al suo partito a Forza Italia[26]. Storace afferma comunque che non si candiderà nelle liste di FI alle elezioni europee del 2014.

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Storace è considerato il prototipo del "duro di Alleanza Nazionale", caratterizzato dai toni "virili" e dai contenuti intransigenti dei propri discorsi, che lo hanno portato ad un progressivo deterioramento dei propri rapporti con il leader del partito, Gianfranco Fini, di cui ha criticato con sempre più vigore le posizioni, giudicate neo-centriste. Fra i motivi di attrito più rilevanti ci sono state: le dichiarazioni sul "fascismo come male assoluto" rese da Fini in Israele nel 2003, la proposta di voler introdurre lo studio del Corano nelle scuole pubbliche, la concessione del diritto di voto ai cittadini extra-comunitari residenti in Italia, l'ingresso di Alleanza Nazionale nella famiglia del Partito Popolare Europeo (di cui Fini è il grande promotore mentre Storace è un fiero oppositore), la dichiarazione di voto "laica" resa da Fini nel 2005 in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita (sulla quale Storace ha ironizzato paventando un ingresso del partito addirittura nel Partito Socialista Europeo). Esponente della corrente della Destra sociale, se ne è poi distaccato in seguito ad un diverbio con l'altro leader della corrente, Gianni Alemanno, per fondare una propria "associazione culturale": D-Destra, l'unico gruppo distinto rimasto all'interno di Alleanza Nazionale dopo lo scioglimento ufficiale delle correnti. Tali contrasti l'hanno poi portato a fondare il partito La Destra.

Il 13 ottobre 2007 Storace si segnala per alcune critiche al Capo dello Stato Giorgio Napolitano in relazione al controverso caso Montalcini (che aveva avuto per oggetto l'invio di stampelle alla senatrice a vita da parte del neonato partito La Destra).

I provvedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Lo scandalo "Laziogate" e l'assoluzione sette anni dopo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito dello scandalo "Laziogate", che nel marzo 2006 vide Storace indagato dalla procura della Repubblica di Roma per violazione della legge elettorale, il procedimento si conclude il 29 ottobre 2012 con l'assoluzione.[27] Nell'inchiesta, condotta dai pm Italo Ormanni, Achille Toro e Francesco Ciardi, risultavano già indagati per i reati di accesso abusivo al sistema informatico e violazione della legge elettorale, l'ex portavoce di Storace, ai tempi della presidenza della Regione Lazio, Niccolò Accame, il vicepresidente del consiglio comunale di Roma, Fabio Sabbatani Schiuma (allora in An, oggi nel Movimento Per l'Italia), l'ex direttore tecnico della società Laziomatica, Mirko Maceri, l'avv. Romolo Reboa[28] e i due detective arrestati nell'ambito dell'inchiesta della procura di Milano, Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo. Nell'aprile 2006 si apprende inoltre che Storace è indagato anche per il reato di associazione a delinquere, contestato anche a Niccolò Accame, Fabio Sabbatani Schiuma, Mirko Maceri, Pierpaolo Pasqua, Gasbare Gallo e l'avv. Romolo Reboa. Storace e tutti gli altri indagati sono stati assolti da tale accusa nel giugno 2007, venendo invece rinviato a giudizio dalla procura di Roma con l'accusa di accesso abusivo ad un sistema informatico, mentre Fabio Sabbatani Schiuma viene prosciolto da ogni accusa in udienza preliminare.

Il processo, iniziato il 15 maggio 2007 avanti il giudice monocratico dottoressa Maria Bonaventura[29], è proseguito il 15 aprile 2010 con la richiesta di condanna per Storace di due anni di reclusione, di tre anni e 6 mesi per il suo ex portavoce, unitamente ad altre sette richieste di condanna per i restanti imputati per accesso abusivo a sistema informatico, violazione della legge sulla privacy, favoreggiamento, falso e interferenza illecita nella vita privata altrui. Secondo le accuse Storace oltre ad aver autorizzato le intrusioni nell'anagrafe informatica di Roma relativamente alla lista della Mussolini, avrebbe utilizzato risorse proprie (tra cui il portavoce Nicolò Accame) e la rete investigativa dell'investigatore Emanuele Cipriani, peraltro pure indagato nei procedimenti Telecom-Sismi per spiare e produrre dossier falsi su Piero Marrazzo[30].

Il 5 maggio 2010 Storace è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione[31]. Nello stesso processo sono state condannate altre 7 persone coinvolte nella vicenda[32]. Il 7 maggio 2011 Storace ha invece ottenuto il diritto al risarcimento dei danni subiti in campagna elettorale dalla falsificazione delle firme operata dai sottoscrittori della lista concorrente di Alternativa Sociale.[33]

Il 29 ottobre 2012 la sentenza del processo d'appello ha poi assolto (come richiesto dal procuratore generale) Storace "perché il fatto non sussiste", assolti anche altri imputati, tra cui Mirko Maceri, l'avv. Romolo Reboa[34], Niccolò Accame e Pierpaolo Pasqua, mentre è stata ridotta la pena ad un’ex collaboratrice dello staff.[27] Le motivazioni della sentenza confermeranno che Storace, in quell'occasione non solo non commise alcun reato, fa fu vittima dell'altrui comportamento illecito[35].

L'inchiesta sulla sanità e l'assoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agosto 2007 si apprende che Storace è indagato dalla Procura Di Roma per la presunta erogazione irregolare di finanziamenti per la ricerca scientifica avvenuta nell'anno 2005, mentre Storace ricopriva la carica di ministro della salute[36]. Si tratta della stessa inchiesta per la quale è indagato Raffaele Fitto di Forza Italia (ex presidente della Regione Puglia). Difeso ancora una volta dall'avv. Romolo Reboa, oltre che dall'avv. Giosuè Bruno Naso, l'ex Ministro sentirà il Procuratore della Repubblica chiedere per ben due volte l'archiviazione del procedimento a suo carico. Tuttavia il GUP, dr.sa Maria Bonaventura (il medesimo Magistrato che aveva pronunciato la condanna per il cosiddettocaso Laziogate poi annullata dalla Corte di Appello di Roma con la formula il fatto non sussiste) disporrà la imputazione coattiva dell'ex Presidente della Regione Lazio. All'udienza del 12 marzo 2013 il GUP, dr. Giacomo Ebner, metterà la parola fine anche a questa accusa, accogliendo le richieste dei suoi difensori, avv. Romolo Reboa e avv. Giosuè Bruno Naso, e dichiarando con sentenza il non luogo a procedere, anche in questo caso con la formula il fatto non sussiste[37].

L'accusa di vilipendio nei confronti del Presidente della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 ottobre 2007 Storace finisce sotto inchiesta dalla Procura di Roma con l'accusa di offesa all'onore o al prestigio (vilipendio) del presidente della Repubblica[38] (articolo 278 del codice penale). Dopo che il giudizio immediato svoltosi il 28 maggio 2008 era stato rinviato in attesa della pronuncia del Senato, quest'ultimo ha negato la possibilità di processarlo, esprimendo l'insindacabilità per le opinioni espresse sulla base dell'articolo 68 della Costituzione, secondo il quale i parlamentari non possono essere chiamati a rispondere delle loro parole durante l'esercizio delle loro funzioni.[39] La vicenda era legata alla diatriba tra Storace e Rita Levi-Montalcini[40].

Malgrado la decisione di insindacabilità del Senato, il PM solleverà il conflitto di attribuzione, chiedendo l'intervento della Corte Costituzionale. Il Tribunale di Roma, su richiesta dell'avv. Romolo Reboa, difensore di Storace, lo proscioglierà, dichiarando non doversi procedere per illegittimità dell'atto con cui l'ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, aveva autorizzato procedersi per il reato di vilipendio al Capo dello Stato.[41]

Il 21 ottobre 2014[42][43] il giudice monocratico di Roma si è pronunciata condannando Storace per vilipendio del capo dello Stato a sei mesi di reclusione con sospensione della pena[44].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Chi è Francesco Storace.
  2. ^ Storace Francesco, biografia.
  3. ^ Sant'Andrea e Castelli.
  4. ^ a b Sanità, Trippanera: "Paghiamo ancora i debiti di Badaloni", Il quotidiano della Tuscia, 9 febbraio 2010. URL consultato il 28 marzo 2011.
  5. ^ Storace annuncia: «Nel Lazio garantiremo la cura Di Bella» (11/11/2001)
  6. ^ Storia di una morte opportuna. Il diario del medico che ha fatto la volontà di Welby, Mario Riccio, Gianna Milano, Sironi Editore, 2008, ISBN 88-518-0106-1, 9788851801069
  7. ^ «In Toscana, Lazio ed Emilia il rimborso è già una realtà», articolo di Beppe Boni, 6/05/2005.
  8. ^ AN alla Regione Lazio
  9. ^ S'avanza Sua Sanità, dall'archivio di Panorama.it, 29/04/2005.
  10. ^ La Stampa del 5/09/2001
  11. ^ Roberto Zuccolini, Libri di testo, la Lombardia con il Lazio in Corriere della Sera, 11 novembre 2000, p. 11. URL consultato il 12 aprile 2010.
  12. ^ Valori nazionali, una giornata di 48 ore, Corriere della Sera, 4 settembre 2003. URL consultato il 12 ottobre 2008.
  13. ^ Corriere della Sera del 26 marzo 2005
  14. ^ Il Lazio di Storace, Marrazzo e Polverini
  15. ^ Sanità: Storace riabilitato
  16. ^ Doctornews 6 ottobre 2005
  17. ^ Corriere della Sera del 22/09/2005
  18. ^ Da Sanihelp: cura Di Bella in fascia A, è subito polemica
  19. ^ Repubblica.it » cronaca » Intercettazioni, Storace nella bufera. Spiato Marrazzo, una centrale occulta
  20. ^ Repubblica.it » cronaca » Microfono laser per intercettare Marrazzo "Dobbiamo fare una cosa approfondita"
  21. ^ Laziogate ed il processo parallelo. Nel 2012 la Corte di Appello di Roma ha assolto tutti gli imputati con la formula <<il fatto non sussiste>> [1]
  22. ^ La lettera di dimissioni da Alleanza Nazionale
  23. ^ Tratto da Virgilio del 23/06/2008
  24. ^ Regione Lazio, l'annuncio di Storace «Mi candido alla presidenza» - Il Messaggero
  25. ^ a b Storace fa marcia indietro: “Sosterrò Alemanno a sindaco di Roma”
  26. ^ Storace torna a casa. Aderirà a Forza Italia
  27. ^ a b Laziogate, assolto in appello l’ex governatore del Lazio Storace, articolo de Il Fatto Quotidiano, del 29 ottobre 2012.
  28. ^ Studio legale Reboa
  29. ^ Marino Bisso, Elsa Vinci, Laziogate, Storace sarà processato in la Repubblica, 3 marzo 2007, p. 11. URL consultato il 12 aprile 2010.
  30. ^ Fonte: Il Levante, 20.04.2010, "Richiesta di condanna per Storace per lo scandalo Laziogate"
  31. ^ Laziogate: Storace condannato a 1 anno e 6 mesi in ANSA, 5 maggio 2010. URL consultato il 5 maggio 2010.
  32. ^ Laziogate: condanna a 18 mesi per Storace "Complimenti, questa è la giustizia italiana" in La Repubblica, 05 maggio 2010. URL consultato il 5 maggio 2010.
  33. ^ Laziogate: Storace da imputato a vittima in Corriere della Sera, 07 maggio 2011. URL consultato il 10 maggio 2010.
  34. ^ [2], articolo di InGIUSTIZIA la PAROLA al POPOLO.
  35. ^ Il Giornale D'Italia - VirtualNEWSPAPER - 23/02/2013
  36. ^ Corruzione nella Sanità - Indagato Francesco Storace
  37. ^ Corruzione, assolti Storace e Angelucci Il gup: "Il fatto non sussiste" - Roma - Repubblica.it
  38. ^ Attacchi a Napolitano, indagato Storace - Corriere.it, 15 ottobre 2007
  39. ^ Senato: no processo Storace per vilipendio Napolitano, La Repubblica, 19 febbraio 2009. URL consultato il 20 febbraio 2009.
  40. ^ Le dichiarazioni:
    « Francesco Storace, senatore de La Destra, che l'aveva definita «strumento micidiale di sostegno del governo Prodi» e «persona di parte» ... L'ex ministro di An aveva anche detto di essere pronto ad andare a «portare le stampelle» alla senatrice a vita. »
    (Corriere della Sera Online, 12 ottobre 2007 http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_12/napolitano_indegno_intimidire_montalcini.shtml)

    Nel settembre del 2010 tiene uno dei comizi del suo partito assieme al presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

    « Ho letto su Repubblica di ieri che Storace vorrebbe consegnarmi, portandomele direttamente a casa, un paio di stampelle. ... Io sottoscritta, in pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, continuo la mia attività scientifica e sociale del tutto indifferente agli ignobili attacchi rivoltimi da alcuni settori del Parlamento italiano. ... A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà", mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria. »
    (Rita Levi-Montalcini, 10 ottobre 2007

    http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/politica/lettera-montalcini/lettera-montalcini/lettera-montalcini.html)

    « Mancare di rispetto e tentare di intimidire la senatrice Rita Levi-Montalcini, che ha fatto e fa onore all'Italia, è semplicemente indegno »
    (Giorgio Napolitano, 12 ottobre 2007

    http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_12/napolitano_indegno_intimidire_montalcini.shtml)

    « Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale. È indegno di una carica usurpata a maggioranza »
    (Francesco Storace, 13 ottobre 2007 http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/napolitano-due/storace-indagato/storace-indagato.html)
  41. ^ Offese a Napolitano: non luogo a procedere per Storace, 18 gennaio 2010.
  42. ^ Storace processato per vilipendio di Napolitano, rischia 5 anni in Libero, 23 settembre 2014. URL consultato il 23 settembre 2014 (archiviato il 23 settembre 2014).
  43. ^ Roberto Buonasorte, Da oggi manca un mese esatto in Il Giornale d'Italia, 21 settembre 2014. URL consultato il 23 settembre 2014 (archiviato il 23 settembre 2014).
  44. ^ Storace condannato a sei mesi per vilipendio: definì «indegno» il Capo dello Stato, Il Messaggero, 21 novembre 2014. URL consultato il 23 novembre 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Deputato del Collegio Uninominale Roma Trionfale Successore
nuova legge elettorale 1994 - 2001 Gianni Alemanno
Predecessore Presidente della Regione Lazio Successore Lazio-Stemma.png
Piero Badaloni 15 maggio 2000 - 2 maggio 2005 Piero Marrazzo
Predecessore Ministro della Salute della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Girolamo Sirchia 23 aprile 2005 - 10 marzo 2006 Silvio Berlusconi (interim)
Predecessore Portavoce Nazionale di Alleanza Nazionale Successore
- 1995 -1997 Adolfo Urso
Predecessore Segretario de La Destra Successore La Destra.PNG
nessuno dal 9 novembre 2008

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