Servizio Sanitario Nazionale (Italia)

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Vecchio modello della Tessera sanitaria italiana

Il Servizio Sanitario Nazionale (sigla SSN), nell'ordinamento giuridico italiano, identifica il complesso delle funzioni, delle attività e dei servizi assistenziali gestiti ed erogati dallo stato italiano.

La sua istituzione era ispirata al National Health Service (NHS) britannico.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Prima della sua istituzione il sistema assistenziale-sanitario era basato su numerosi "enti mutualistici" o "casse mutue". Il più importante tra di essi era l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro le Malattie (INAM). Ciascun ente era competente per una determinata categoria di lavoratori che, con i familiari a carico, erano obbligatoriamente iscritti allo stesso e, in questo modo, fruivano dell'assicurazione sanitaria per provvedere alle cure mediche e ospedaliere, finanziata con i contributi versati dagli stessi lavoratori e dai loro datori di lavoro. Il diritto alla tutela della salute era quindi correlato non all'essere cittadino ma all'essere lavoratore (o suo familiare) con conseguenti casi di mancata copertura; vi erano, inoltre, sperequazioni tra gli stessi assistiti, vista la disomogeneità delle prestazioni assicurate dalle varie casse mutue.

La legge 3 marzo 1958, n. 296 - emanata durante il Governo Fanfani II - istituì per la prima volta in Italia il Ministero della Sanità, scorporandolo dal Ministero dell'Interno. Il primo titolare del dicastero fu Vincenzo Monaldi. La legge 12 febbraio 1968, n. 132 (cosiddetta "legge Mariotti", dal nome del ministro Luigi Mariotti, esponente del Partito Socialista Italiano), fu riformato il sistema degli ospedali, fino ad allora per lo più gestiti da enti di assistenza e beneficenza, trasformandoli in enti pubblici ("enti ospedalieri") e disciplinandone l'organizzazione, la classificazione in categorie, le funzioni nell'ambito della programmazione nazionale e regionale ed il finanziamento.

La legge 17 agosto 1974, n. 386 estinse i debiti accumulati dagli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri, sciolse i consigli di amministrazione dei primi e en dispose il commissariamento, trasferendo i compiti in materia di assistenza ospedaliera alle regioni. Infinela legge 23 dicembre 1978, n. 833 soppresse il sistema mutualistico ed istituì il Servizio sanitario nazionale, con decorrenza del 1º luglio 1980.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Attraverso di esso viene data attuazione all'art. 32 della Costituzione italiana che sancisce il "diritto alla salute" di tutti gli individui. Si pone dunque come un sistema pubblico di carattere "universalistico", tipico di uno stato sociale, che garantisce l'assistenza sanitaria a tutti i cittadini, finanziato dallo Stato stesso attraverso la fiscalità generale e le entrate dirette, percepite dalle aziende sanitarie locali attraverso ticket sanitari (cioè delle quote con cui l'assistito contribuisce alle spese) e prestazioni a pagamento.

Esso è costituito sostanzialemnte dai vari dai servizi sanitari regionali, dagli enti e istituzioni di rilievo nazionale e dallo Stato, volte a garantire l'assistenza sanitaria ovvero la tutela o salvaguardia della salute dei cittadini, qualificato dalla legge italiana come diritto fondamentale dell'individuo ed interesse della collettività, nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana.

Secondo l'ultima ricerca dell'OMS, risalente al 2000, l'Italia aveva il secondo sistema sanitario migliore del mondo in termini di efficienza di spesa e accesso alle cure pubbliche per i cittadini, dopo la Francia.[1]

In base al principio di sussidiarietà, il servizio sanitario è articolato secondo diversi livelli di responsabilità e di governo: livello centrale - lo Stato ha la responsabilità di assicurare a tutti i cittadini il diritto alla salute mediante un forte sistema di garanzie, attraverso i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA); livello regionale - le Regioni hanno la responsabilità diretta della realizzazione del governo e della spesa per il raggiungimento degli obiettivi di salute del Paese.

Le Regioni hanno competenza esclusiva nella regolamentazione ed organizzazione di servizi e di attività destinate alla tutela della salute e dei criteri di finanziamento delle Aziende Sanitarie Locali e delle aziende ospedaliere, anche in relazione al controllo di gestione e alla valutazione della qualità delle prestazioni sanitarie nel rispetto dei principi generali fissati dalle leggi dello Stato.[2]

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Il Servizio sanitario nazionale non è dunque un'unica amministrazione, ma un insieme di enti ed organi che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di tutela della salute dei cittadini. Lo compongono infatti:

  • il Ministero della Salute, che coordina il piano sanitario nazionale, ferme le competenze costituzionalmente garantite delle Regioni;

ed una serie di enti e organi a livello nazionale, quali:

Servizi sanitari regionali[modifica | modifica sorgente]

Finanziamento[modifica | modifica sorgente]

Il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale trova le proprie fonti in:

  • entrate proprie convenzionali e ricavi delle aziende sanitarie;
  • compartecipazione da parte delle regioni a statuto speciale;
  • IRAP, Imposta Regionale Attività Produttive;
  • IRPEF, Imposte di Reddito sulle Persone Fisiche.

Il 97,95% delle risorse stanziate viene dedicato ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero, i servizi e le prestazioni standard che il Servizio Sanitario Nazionale deve assicurare ad ogni cittadino, in maniera gratuita o compartecipata attraverso le risorse acquisite con il sistema fiscale.

I LEA sono ridistribuiti a loro volta destinando il:

  • 5% alla prevenzione verso la collettività ed il singolo;
  • 45% all'assistenza ospedaliera;
  • 50% ai distretti presenti sul territorio.

Tra le Regioni e le Province autonome, i LEA vengono ripartiti per quota capitaria differenziata pesata, ovvero secondo alcuni criteri che prendono in considerazione l'età, il sesso, il livello di assistenza riguardanti i cittadini residenti, i tassi di mortalità, gli indicatori territoriali epidemiologici.

Ciascuna Ulss viene finanziata dalla regione di appartenenza con il Fondo Sanitario Regionale attraverso la quota capitaria. Per livelli assistenziali superiori a quelli previsti dal Piano Sanitario Nazionale, ogni Regione deve impiegare proprie risorse con le quali si dovranno andare a coprire anche eventuali disavanzi sanitari di gestione delle aziende.

I sistemi di finanziamento si differenziano tra Aziende Sanitarie Locali e Aziende Ospedaliere, infatti:

  • nelle ASL
    • finanziamento a funzione, per costi di attività particolari
    • quota capitaria;
  • nelle AO
    • finanziamento a prestazione, per prestazioni ospedaliere e specialistiche;
    • finanziamento a funzione;
    • entrate proprie.

La dotazione per il 2012 del Fondo Servizio Sanitario Nazionale è stata ridotta dalla Legge 135/12 da 108.78 miliardi a 107.96 miliardi, di cui 105.06 per il finanziamento dei LEA, da ripartire tra le 20 regioni italiane. La delibera del Cipe è stata pubblicata il 26 aprile 2013 sulla Gazzetta Ufficiale[3].

La compartecipazione dei cittadini italiani alla spesa sanitaria nazionale (ovvero i ticket da loro pagati) è pari ad un importo di 4.4 miliardi di euro (4 nel 2011[4]), di cui 2 miliardi per l'acquisto di farmaci, 755 milioni per i ticket corrisposti per visite ed esami fatti nelle strutture private ma convenzionate con il SSN e 1.5 miliardi per ticket per prestazioni in ambulatori e ospedali pubblici, e per accessi al Pronto Soccorso e visite specialistiche[5][6][7].

Programmazione sanitaria[modifica | modifica sorgente]

Il Servizio sanitario nazionale è caratterizzato da un sistema di "programmazione sanitaria"[8] che si articola:

  • nel Piano sanitario nazionale;
  • nei piani sanitari regionali.

Il "Piano sanitario nazionale" ha durata triennale (anche se può essere modificato nel corso del triennio) ed è adottato dal Governo, su proposta del Ministero della Salute sentite le commissioni parlamentari competenti, nonché le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, tenendo conto delle proposte trasmesse dalle regioni.

Esso indica:

  • le aree prioritarie di intervento, anche ai fini di una progressiva riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali nei confronti della salute;
  • i livelli essenziali di assistenza sanitaria da assicurare per il triennio di validità del Piano;
  • la quota capitaria di finanziamento assicurata alle regioni per ciascun anno di validità del Piano e la sua disaggregazione per livelli di assistenza;
  • gli indirizzi finalizzati a orientare il Servizio sanitario nazionale verso il miglioramento continuo della qualità dell'assistenza, anche attraverso la realizzazione di progetti di interesse sovra regionale;
  • i progetti-obiettivo, da realizzare anche mediante l'integrazione funzionale e operativa dei servizi sanitari e dei servizi socio-assistenziali degli enti locali;
  • le finalità generali e i settori principali della ricerca biomedica e sanitaria, prevedendo altresì il relativo programma di ricerca;
  • le esigenze relative alla formazione di base e gli indirizzi relativi alla formazione continua del personale, nonché al fabbisogno e alla valorizzazione delle risorse umane;
  • le linee guida e i relativi percorsi diagnostico-terapeutici allo scopo di favorire, all'interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalità sistematiche di revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza;
  • i criteri e gli indicatori per la verifica dei livelli di assistenza assicurati in rapporto a quelli previsti.

Il "piano sanitario regionale" rappresenta il piano strategico degli interventi per gli obiettivi di salute e il funzionamento dei servizi per soddisfare le esigenze specifiche della popolazione regionale anche in riferimento agli obiettivi del Piano sanitario nazionale. Le regioni, entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore del Piano sanitario nazionale, adottano o adeguano i piani sanitari regionali.

Distretto sanitario[modifica | modifica sorgente]

Il Distretto Sanitario, o "distretto socio sanitario" è la struttura territoriale deputata all'erogazione delle cure primarie attraverso i medici di libera scelta e la gestione a livello locale delle domande di prestazioni specialistiche e di diagnostica, nonché delle domande di prestazioni ospedaliere in regime ambulatoriale e di ricovero. Il sistema delle cure primarie a livello territoriale comprende i servizi e le prestazioni dell'assistenza primaria e specialistica, consultoriale, domiciliare e semiresidenziale. Il Distretto svolge quindi un ruolo chiave anche per allargare o restringere l'offerta di servizi e per integrare le esigenze dei diversi soggetti che concorrono alla promozione della salute, alla prevenzione delle malattie e delle disabilità, ai servizi sociali e socio-sanitari.

I Distretti Socio-Sanitari assicurano: - medico di famiglia e pediatra - accesso a esami e prestazioni specialistiche in ambulatori, poliambulatori e ospedali - emergenza sanitaria: guardia medica e raccordo con 118 e pronto soccorso - prevenzione: vaccinazioni, informazione e screening - tutela della salute: ambiente, alimenti, lavoro, veterinaria - assistenza farmaceutica - assistenza riabilitativa e protesica - assistenza domiciliare - accesso all'assistenza ospedaliera - accesso all'assistenza residenziale e semi-residenziale - consultori per l'infanzia, la maternità e la famiglia - informazione e assistenza amministrativa per l'utilizzo dei vari servizi sanitari e socio sanitari

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Margherita De Bac, Sanità, nella classifica mondiale Italia battuta solo dalla Francia in Corriere della Sera, 20 giugno 2000. URL consultato il 25 marzo 2013.
  2. ^ Enti del Servizio Sanitario Nazionale, Ministero della Salute. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  3. ^ Fondo sanitario nazionale 2012 - Ripartizione delle disponibilità finanziarie tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. (Delibera CIPE n. 141/2012). URL consultato il 6 ottobre 2013.
  4. ^ Sanità: Gissoni (Agenas), italiani pagano 4 mld di ticket, serve equità, regioni.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  5. ^ Ticket sanità: per curarsi, nel 2012 gli italiani hanno speso quasi 4 miliardi e mezzo, Il Sole 24 Ore, 13 aprile 2013. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  6. ^ Sanità, 4,4 miliardi di euro spesi in ticket, Lettera 43, 13 aprile 2013. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  7. ^ Balduzzi: "Altri 2 mld di ticket dal 2014 insostenibili. Decisione al prossimo governo", quotidianosanità.it, 13 aprile 2013. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  8. ^ disciplinata dal Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, articolo 1, in materia di "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421"

Riferimenti Bibliografici[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]