Oratorio (musica)

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L'oratorio è una composizione musicale d'ispirazione religiosa, ma non liturgica, con trama compiuta, presentata in forma narrativa ma senza rappresentazione scenica, mimica e personaggi in costume; viene fatto derivare dalla Lauda cinquecentesca. Più ancora che in quella, qui la musica ha lo stesso carattere e il medesimo stile di quelle che saranno, da lì a poco, le opere teatrali puramente intese. Viene definito in diversi modi: historia, melodramma, cantata e dialogo.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

1860, la Handel and Haydn Society organizza per l'annuale Christmas oratorio, la rappresentazione del Messiah al Boston Music Hall

La forma musicale dell'oratorio (in latino oratorium era il genuflessorio[1]) prende il nome dall'Oratorio del Crocifisso in Roma, un piccolo locale in cui già intorno al 1600 si svolgevano i cosiddetti «Esercizi dell'Oratorio», riunioni di fedeli durante le quali si pregava, si compivano esercizi spirituali e si cantava[2]. Inizialmente la musica era costituita da semplici mottetti che tuttavia, specialmente nei giorni di festa, assumevano una aspetto di dramma in stile monodico detto «Dialogo» o «Historia»[2]. In un secondo tempo, la parola indicò anche l'insieme degli esercizi svolti in quel luogo, ed infine, quando la componente musicale prese il sopravvento, la definizione venne principalmente riferita all'oratorio musicale[3]. In questa accezione è registrato dal poeta e autore di oratori Francesco Balducci attorno al 1625[4]. Inizialmente, negli oratori le vicende venivano "raccontate" da un poeta o da una musa; poi fu introdotta la figura di un historicus (lo storico) ed infine si giunse all'intervento di solisti per rappresentare i diversi personaggi biblici. La composizione aveva il suo culmine con un sermone eseguito dal coro. Il Diluvio Universale di Michelangelo Falvetti è un esempio di oratorio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra le cause che sospinsero la trasformazione della Lauda in Oratorio, va indicata la controriforma cattolica. In questo periodo, a Roma, prese consistenza letteraria l'oratorio latino, presso il SS.Crocifisso nella Chiesa di San Marcello al Corso. All'oratorio in latino (Giacomo Carissimi ne fu uno dei massimi esponenti) seguì presto una produzione in volgare che si diffuse oltre che a Roma – luogo di origine di questo genere musicale – anche a Firenze, Bologna e Venezia; uno dei suoi compositori più affermati fu in questo senso Alessandro Stradella.

La produzione dell'oratorio, ben presto, riguardò anche altri Paesi europei, ed a Vienna il primo esempio di oratorio in stile italiano, si ebbe nel 1649; l'oratorio viennese si distinse da quello originale, perché anziché svolgersi nelle chiese e per il pubblico, era rivolto ai nobili e il luogo prescelto era la corte.[3]

Nel XVIII secolo con l'avvento sulla scena musicale di Georg Friedrich Händel, l'oratorio – sebbene sempre privo di azione scenica e con la naturale tematica religiosa di fondo – si andò sempre più avvicinando agli stilemi di quello che sarà il moderno Melodramma. Il compositore sassone rappresentò i suoi primi oratori – 'Deborah' ed 'Athalia' – nel 1733; successivamente ne scrisse quattordici nell'arco di tredici anni, dal 1739 al 1752, fra cui i suoi capolavori (il Messiah, rappresentato a Dublino nel 1742, il Saul, l'Israel in Egypt e il Semele, da cui è tratta la celebre aria "Where'er You Walk").

Due protagonisti assoluti dell'oratorio, come peraltro del melodramma, furono Metastasio e Apostolo Zeno, quest'ultimo a Vienna sancì il ripristino delle unità aristoteliche, la prevalenza delle tematiche bibliche e l'introduzione del coro.

Un altro grande compositore autore di famosi oratori (fra cui il celeberrimo Weihnachtsoratorium, cioè Oratorio di Natale) è stato Johann Sebastian Bach.

Verso la fine del XVIII secolo, un numero nutrito di compositori, tra i quali Franz Joseph Haydn e Ludwig van Beethoven, preferì discostarsi dal dramma religioso, scegliendo come argomento dell'oratorio tematiche sentimentali e preromantiche.

Con l'emergere del romanticismo nacque la corrente dell'oratorio leggendario, che ebbe tra i suoi massimi esponenti Franz Liszt e Felix Mendelssohn.

In tempi più recenti, Lorenzo Perosi riprese e reinterpretò la tradizione degli oratori italiani, legando la sua fama soprattutto a questo genere musicale, oltre che ai mottetti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol. XLIX, Venezia: Dalla Tipografia Emiliana, 1848, pp. 40-45 (Google books)
  2. ^ a b «L'Oratorio». In: Eduardo Rescigno e Cesare Orselli, Musica sacra nel Seicento e nel Settecento, Coll. Grande storia della musica, Milano: Gruppo editoriale Fabbri, 1978, pp. 6-7
  3. ^ a b "Dizionario di musica", di A.Della Corte e G.M.Gatti, Paravia, Torino, 1956
  4. ^ Howard E. Smither, A History of the Oratorio, Volume 1 The oratorio in the baroque era: Italy, Vienna, Paris, Chapel Hill: UNC Press Books, 1977, ISBN 0-8078-1274-9, ISBN 978-0-8078-1274-7, p. 179 (Google books); ed. italiana: Storia dell'oratorio, Vol. I L'oratorio barocco: Italia, Vienna, Parigi, Milano: Jaca book, ISBN 88-16-40161-3, 1986

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Pasquetti, L'Oratorio musicale in Italia, Firenze: Successori Le Monnier, 1906
  • Domenico Alaleona, Studi sulla storia dell'oratorio musicale in Italia, Torino: Bocca, 1908
  • Flavio Testi, La musica italiana nel Seicento, Vol II: La lirica da camera, l'oratorio, la musica da chiesa, la musica per strumenti, la teoria, il costume musicale, Milano: Bramante, 1972

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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