Bernardo Pasquini

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Bernardo Pasquini
Fotografia di Bernardo Pasquini
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica classica
Musica barocca
Periodo di attività 1657-1710
Strumento clavicembalo, organo

Bernardo Pasquini (Massa e Cozzile, 7 dicembre 1637Roma, 22 novembre 1710) è stato un compositore, clavicembalista e organista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo i primi studi presso un dotto prete di Uzzano, già nel 1654 era organista presso l'Accademia della Morte a Ferrara, un posto già ricoperto in passato da Luzzasco Luzzaschi e Girolamo Frescobaldi.

Durante gli anni cinquanta si trasferì a Roma e divenne allievo di Antonio Cesti, Loreto Vittori e probabilmente Johann Kaspar Kerll. Dal 1657 fu organista di Santa Maria in Vallicella (più nota come Chiesa Nuova). Nel 1664 divenne organista delle basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Ara Coeli.

Come tastierista godeva già di fama consolidata; infatti, in quello stesso anno, il cardinale legato Flavio Chigi, nipote del papa Alessandro VII, lo comprese nel suo seguito in occasione di una visita alla corte di Francia e lo fece esibire alla presenza del Re Sole. Inoltre, abbiamo notizie di un breve viaggio a Vienna, dove l'imperatore Leopoldo I lo invitò ad entrare al suo servizio, ma Pasquini rifiutò.

Nel 1666, entrò a servizio della famiglia Borghese come "cembalista di camera", presso cui rimase fino alla morte, tuttavia continuò ad essere uno dei principali animatori della vita musicale romana, presso i palazzi dei maggiori mecenati (Chigi, Ottoboni, Pamphilj) ed al servizio della regina Cristina di Svezia.

Insieme ad Arcangelo Corelli e Alessandro Scarlatti, fece parte del primo nucleo di musicisti introdotti nell'Accademia dell'Arcadia nel 1706, con il nome di Protico Azetiano. Tuttavia, Corelli e Pasquini avevano insieme formato almeno dal 1694 il "Coro d'Arcadia", un gruppo di virtuosi che comprendeva, tra gli strumentisti, Arcangelo (Corelli), Matteo (il violinista Fornari, allievo di Corelli e suo eterno secondo violino, oltre che amico e convivente al Palazzo della Cancelleria in Roma), Giovannino (il violoncellista Giovanni Lorenzo Lulier), Bononcino (il violoncellista Giovanni Bononcini); il gruppo si esibiva nelle riunioni degli arcadi, alla residenza di Ariccia della famiglia Chigi.

Fu clavicembalista e insegnante ammirato e ricercato. La sua fama come tastierista e compositore varcava i confini delle Alpi; tra i musicisti illustri che vennero a Roma per conoscerlo o studiare con lui si annoverano Georg Muffat, Johann Philipp Krieger, Francesco Gasparini, Francesco Durante, Giovanni Maria Casini, Domenico Zipoli, Azzolino Bernardino della Ciaja, Tommaso Bernardo Gaffi. Scrisse Francesco Gasparini: ""Chi averà ottenuta la sorte di praticare, o studiare sotto la scuola del famosissimo Sig. Bernardo Pasquini in Roma, o chi almeno l'avrà inteso o veduto sonare, avrà potuto conoscere la più vera, bella e nobile maniera di sonare e di accompagnare"[1]

Nel 1707, giunse a Roma anche il giovane Georg Frideric Händel, che collaborando coi tre grandi maestri arcadici apprese lo spirito profondo della scuola romana che profuse in particolare nelle opere e negli oratori londinesi, tanto che vi si riconoscono spesso citazioni pasquiniane o corelliane.

Morì a Roma e fu sepolto nella Basilica di San Lorenzo in Lucina. Il sepolcro monumentale fu realizzato dal nipote Felice Ricordati di Buggiano.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Pasquini si espresse con grande successo molti differenti generi musicali: dall'opera all'oratorio, dalla cantata alla musica per tastiera.

Come compositore di opere, fece il suo debutto presso il teatro privato della famiglia Chigi ad Ariccia nel 1672 con La sincerità con la sincerità ovvero il Tirinto. Lo ritroviamo al Teatro Tordinona nel 1673 con il primo spettacolo appositamente composto per questo teatro: Amor per vendetta ovvero l'Alcasta, su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Seguirono nel 1676 La donna ancora è fedele, su libretto di Domenico Filippo Contini, e nel 1678 L'Artide, entrambe date al teatro privato dei Colonna. È dell'anno seguente Dov'è amore è pietà, nella quale troviamo per la prima volta Corelli nel ruolo di primo violino al posto dell'allora dominante Carlo Mannelli. Nel 1680 rappresentò Chi la dura la vince ovvero L'Idalma (libretto di Giacomo Domenico de Totis) e La forza d'amore (testo dell'Apolloni), entrambi al Capranica. Ricordiamo ancora Lisimaco del 1681, su libretto di Giacomo Sinibaldi, La Tessalonica del 1683, libretto di Nicolò Minato, rappresentata a Palazzo Colonna come pure due anni dopo L'Arianna. Tornò ancora al Teatro Tordinona nel 1690 per rappresentarvi Il Seleuco, con libretto di Adriano Morselli e le scene di Francesco Galli da Bibbiena.

Tra gli oratori da lui composti, ricordiamo San Filippo Neri, Caino e Abele, con testo dell'Apolloni, dato a Roma nel 1671, Agar (Roma, 1675), Assuero (Roma, 1675), Sant'Agnese (Roma, 1677), Sant'Eufrasia (Roma, 1678), Divae Clarae triumphus (Roma, 1682), La sete di Cristo (Roma, 1683), L'idolatria di Salomone (Roma, 1686), Il martirio dei Santi Vito, Modesto e Crescenzio (Modena, 1687), Sant'Alessio (Modena, 1687), I fatti di Mosè nel deserto (Modena, 1687), L'Abramo (Palermo, 1688), Il colosso della costanza (Roma, 1689), La caduta di Salomone (Firenze, 1693), L'Ismaele (Firenze, 1693), David trionfante contro Golia (Firenze, 1694).

Le sue cantate ci sono giunte manoscritte. Così pure quasi tutti i suoi lavori per strumenti a tastiera, a parte alcuni inclusi in antologie dell'epoca. La fonte principale della sua produzione tastieristica si trova in una fonte manoscritta in 4 volumi (conservata in parte a Berlino ed in parte a Londra) redatta dallo stesso compositore fra gli ultimi anni del Seicento ed i primi del Settecento. Egli scrisse forme in stile contrappuntistico imitativo (Capriccio, Fantasia, Ricercare, Canzone, Fuga, Sonata), toccate, più di una ventina di variazioni, tra cui quattro passacaglie, una quindicina di suite, e poi Balli, Bizzarrie, Arie, ed infine 28 sonate scritte in forma di semplice basso continuo, 14 per cembalo solo e 14 per due cembali.

Fu il primo compositore italiano che compose suites e che fece conoscere in Italia questo genere musicale.

Ottorino Respighi trascrisse per orchestra alcune sue composizioni per clavicembalo nella suite per piccola orchestra Gli uccelli

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Gasparini, L'armonico pratico al cimbalo, Venezia, Bortoli, 1708, pag. 62

Discografia[modifica | modifica sorgente]

  • Caino e Abele, oratorio a 5 con strumenti, Andreana Galante, Nadia Ragni, Claudio Cavina, Gianpaolo Fagotto, Furio Zanasi, Il Teatro Armonico dir. Alessandro De Marchi, 1990, Symphonia SY90S01
  • Santa Agnese, oratorio (1678). Consortium Carissimi, dir. Vittorio Zanon, 2003, Pierre Verany PV703051
  • Sonate a due cimbali - 1704, Attilio Cemonesi, Alessandro De Marchi, 1992, Symphonia SY91S06
  • Sonate per Gravicembalo 1702, Rinaldo Alessandrini, 1991, Astrée E8726
  • Sonate per Gravicembalo, Roberto Loreggian, 2003, Chandos
  • Variationi e Partite (1702). Silvia Rambaldi (clavicembalo), 1998, Tactus TC 631801
  • Organ Works, Ennio Cominetti (organo storico di S. Maria delle Grazie a Montepulciano), 1997, MDG 6060646-2
  • Bernardo Pasquini, Opere per Organo e Clavicembalo, Lorenzo Ghielmi, 1990, Nuova Era 6890

Editoria musicale[modifica | modifica sorgente]

  • Opere per tastiera - Vol. I-V, II Edizione riveduta e corretta, a cura di Francesco Cera e Armando Carideo, Andromeda Editrice, 2001-2003

Biografia[modifica | modifica sorgente]

  • Virgilio Virgili Bernardo Pasquini Musicista del secolo XVII ed. E. Nucci Pescia 1908 (ristampa a cura del Comune di Massa e Cozzile).

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