Mario Landolfi

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Mario Landolfi
Intervista-landolfi.jpg

Ministro delle Comunicazioni
Durata mandato 23 aprile 2005 –
17 maggio 2006
Predecessore Maurizio Gasparri
Successore Paolo Gentiloni

Dati generali
Partito politico Popolo della Libertà (2009-2013)
In precedenza:
MSI-DN (fino al 1995)
AN (1995-2009)
Titolo di studio Maturità classica
Professione Giornalista
on. Mario Landolfi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Mondragone
Data nascita 6 giugno 1959
Partito MSI-DN (XII), AN (XII-XV),
PdL (XVI)
Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Alleanza Nazionale (XII-XV), Popolo della Libertà (XVI)
Coalizione Polo del Buon Governo (XII),
Polo per le Libertà (XIII),
Casa delle Libertà (XIV-XV),
PdL - Lega Nord (XVI)
Circoscrizione XX (CAMPANIA 2)
Collegio 6 - Sessa Aurunca

Mario Landolfi (Mondragone, 6 giugno 1959) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giacomo Landolfi e Giuseppina Della Rocca, il padre fu a sua volta un noto esponente del Partito Monarchico nella provincia di Caserta e consigliere comunale nella lista MSI-DN nel comune di Mondragone. Sposato con Mariella Ausiello ha tre figli: Giacomo, Fabio e Niccolò. Consegue la maturità classica presso il Liceo Classico "Agostino Nifo" di Sessa Aurunca. Giornalista professionista, assunto al Secolo d'Italia, consigliere comunale e capogruppo del MSI, è eletto deputato nel 1994 in Alleanza nazionale nel collegio di Sessa, e rieletto nelle ultime quattro legislature (1996, 2001, 2006, 2008): alle elezioni politiche del 2006 è stato eletto alla Camera dei deputati nel collegio Campania 2, sempre nelle liste di Alleanza Nazionale.

Dal 22 aprile 2005 al 18 maggio 2006 ha ricoperto la carica di Ministro delle Comunicazioni (Governo Berlusconi III). Tra i decreti emessi si ricorda l'importante liberalizzazione delle frequenze Wi-Fi, un passo fondamentale nella riduzione del 'digital divide'.[1] Durante il mandato Ministeriale ha posto le basi per la realizzazione delle Poste Italiane come Banca del Sud [2] "uno strumento fondamentale per sostenere il rilancio dell'economia meridionale". È stato presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (la cosiddetta "Commissione di vigilanza RAI"). È stato coordinatore regionale in Campania di Alleanza Nazionale fino alla fondazione del PDL.

Dal 10 aprile 2009 è coordinatore vicario in Campania per il PDL. È inoltre membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale[3].

Critiche e aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000, durante il discorso in cui il giornalista Gad Lerner ha annunciato le sue dimissioni in diretta sulla prima rete RAI, l'allora direttore del TG1 dichiarò che fresco di nomina, il 13 luglio 2000 fu invitato a pranzo dal Presidente della Commissione di Vigilanza Mario Landolfi. Al termine dell'incontro Landolfi tirò fuori dalla tasca un foglio di carta, dicendo "ci sarebbe questa persona da sistemare". Successivamente la giornalista Marilù Lucrezio affermò di essere lei la precaria "raccomandata", in un'intervista al Corriere della Sera.[4] In quell'occasione, Landolfi ammise di aver agito in modo "inopportuno"[5] ma nonostante questo querelò Gad Lerner per diffamazione. La vicenda si concluse con l'assoluzione del giornalista.[6]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Un'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere rivelerà un giro di raccomandazioni per assunzioni nella società Poste Italiane, che vede coinvolti lo stesso Ministro Landolfi, il suo segretario particolare e l'Amministratore Delegato della Società, Massimo Sarmi[7].

Nel 2007 l'imprenditore e pentito di Camorra Michele Orsi gli rivolge diverse accuse, nell'ambito delle assunzioni nella nettezza urbana del comune di Mondragone. Landolfi viene indagato con l'accusa di corruzione e truffa, con l'aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre[8]. Michele Orsi verrà ucciso in un agguato di Camorra il 1º giugno 2008[9].

Il 15 maggio 2012 viene rinviato a giudizio dal Giudice dell'udienza preliminare Alessandra Ferrigno con le accuse di concorso in corruzione e truffa aggravate dall’avere agito per favorire il clan camorristico La Torre.

Nonostante la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei Deputati abbia negato ai magistrati l’utilizzazione delle intercettazioni nel processo, l'on. Mario Landolfi decide di renderle pubbliche sul suo profilo personale di Facebook, ritenendole la più diretta prova della sua innocenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Decreto Landolfi 04/10/2005
  2. ^ http://archivio.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=404376&KeyW=%EF%BF%BD
  3. ^ RadicalParty.org - Elenco dei 50 membri del Consiglio Generale
  4. ^ Sono io la giornalista del bigliettino di Gad Lerner - Corriere della Sera, 6 ottobre 2000
  5. ^ Landolfi sul caso Lerner «Segnalare quel nome fu un atto inopportuno»
  6. ^ Querela di Landolfi per il «foglietto» in tv, Lerner assolto
  7. ^ Poste raccomandate- Marco Lillo e Claudio Pappaianni, L'Espresso 20 marzo 2008
  8. ^ Gianluca Di Feo. Il padrone di Mondragone L'Espresso, 22 novembre 2007
  9. ^ Delitto nella roccaforte dei Casalesi, ucciso un collaboratore di giustizia Corriere della Sera, 1 giugno 2008

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Maurizio Gasparri 23 aprile 2005 - 17 maggio 2006 Paolo Gentiloni
Predecessore Portavoce Nazionale di Alleanza Nazionale Successore
Adolfo Urso 2001-2005 Andrea Ronchi