Collegio uninominale

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Il collegio uninominale è l'entità fondamentale per il funzionamento della maggior parte dei sistemi elettorali di tipo maggioritario, e talvolta anche dei sistemi elettorali di tipo proporzionale. Esso consiste in una suddivisione territoriale che comprende un certo numero di elettori facenti parte del corpo elettorale e permette l'elezione di un solo candidato per ciascun collegio elettorale.

I collegi uninominali nei sistemi maggioritari puri[modifica | modifica wikitesto]

Nei sistemi maggioritari puri, come quelli in vigore in Francia, Gran Bretagna e negli Stati Uniti, usualmente[1] l'intero territorio viene suddiviso in tanti collegi quanti sono i seggi della assemblea da eleggere. In ciascun collegio le liste elettorali (partiti o coalizioni) presentano ciascuna un solo candidato (da qui l'aggettivo uninominale): in ciascun collegio viene eletto il candidato associato alla lista che in quel collegio ottiene la maggioranza dei voti.

Spesso, affinché il candidato più votato sia eletto, è sufficiente la maggioranza relativa dei voti validi, come nei sistemi elettorali di tipo plurality propri del mondo anglosassone; nei sistemi cosiddetti di tipo majority è invece necessario che il candidato più suffragato raggiunga una percentuale minima di voti (ad es. la maggioranza assoluta) o un predeterminato distacco dal secondo più votato. In assenza di tale condizione, si procede con un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati o, come accade in Francia tra tutti coloro che hanno superato una certa soglia di sbarramento.

In Italia, sostenitori storici dell'introduzione d'un sistema elettorale maggioritario puro basato su collegio uninominale sono i Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino, che hanno inoltre promosso e vinto un referendum nel 1993 per l'introduzione di questo meccanismo. L'esito del referendum però, fu sostanzialmente disatteso con l'introduzione della Legge Mattarella.

Nell'estate 2010 i Radicali sono tornati a proporre attivamente l'introduzione d'un sistema elettorale "uninominale secca", formando un "Comitato per l'uninominale" con parlamentari di vari schieramenti, tra cui Pietro Ichino.[2]

I collegi uninominali nei sistemi maggioritari corretti[modifica | modifica wikitesto]

Nei sistemi maggioritari cosiddetti corretti, come quello in vigore in Italia per le elezioni politiche tra il 1993 e il 2005, i collegi sono in numero minore ai seggi parlamentari, essendo alcuni seggi riservati per la rappresentanza delle minoranze. Con tali sistemi elettorali, in ciascun collegio viene eletto il candidato più votato, secondo modalità analoghe a quelle possibili per i sistemi maggioritari puri. Talvolta, la frazione restante di seggi è attribuita ai candidati sconfitti nei collegi uninominali, secondo opportuni meccanismi come lo scorporo.

I collegi uninominali nei sistemi proporzionali[modifica | modifica wikitesto]

È possibile ricorrere a collegi uninominali anche in presenza di sistemi elettorali di tipo proporzionale, come quello adottato in Italia per l'elezione del Senato fino al 1993 e quello attualmente in vigore per l'elezione dei consigli provinciali. In tal caso, viene in genere meno il principio che prevede l'elezione di (almeno) un candidato per collegio.

L'attribuzione dei seggi nei sistemi proporzionali basati su collegi uninominali prevede anzitutto il conteggio su base aggregata (a livello totale o tramite circoscrizioni elettoriali) dei voti conseguiti dalle diverse liste elettorali. Sulla base delle aggregazioni suddette a ciascuna lista si attribuisce un certo numero di seggi. Scopo dei collegi è infatti stabilire quali candidati eleggere all'interno di ciascuna lista e costituisce pertanto un'alternativa al voto di preferenza o alle liste bloccate.

Generalmente, tali sistemi prevedono l'elezione dei candidati che abbiano conseguito, ciascuno nel proprio collegio, le più alte percentuali di voto rispetto ai candidati della medesima lista. Per tale ragione è possibile che in un collegio non vi siano eletti, oppure che ve ne siano più d'uno, e non necessariamente i più votati all'interno del collegio

Limiti e problematiche[modifica | modifica wikitesto]

I collegi vengono disegnati in base a criteri di omogeneità e continuità territoriale e sociale cercando di racchiudere in ogni unità un numero di elettori che non si discosti dalla media in una misura maggiore di quella tollerata dalla legge. Tuttavia col tempo i diversi tassi di variazione della popolazione possono alterare significativamente la consistenza numerica degli elettori per collegio, rendendo così periodicamente necessaria una delicata opera di revisione dei confini dei collegi uninominali.

Secondo molti osservatori, i meccanismi elettorali basati sui collegi presentano una serie di implicazioni negative, tra le quali la limitata possibilità, per gli elettori, di scegliere i candidati da eleggere. È invalsa infatti la consuetudine a candidare nei cosiddetti "collegi sicuri" gli esponenti politici di maggiore rilievo, in modo da accrescerne la probabilità di elezione. Per tale motivo, la definizione dei collegi è in genere ritenuta un'attività delicata, che dovrebbe pertanto richiedere commissioni imparziali: diversamente, tale attività può essere affetta dal fenomeno del gerrymandering, ossia un'artificiosa definizione dei collegi finalizzata ad accrescere oltremisura la vittoria elettorale di una delle parti a scapito delle altre.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fanno eccezione i sistemi maggioritari plurinominali, come quello impiegato alle presidenziali degli Stati Uniti per l'elezione dei cosiddetti grandi elettori: in questi sistemi, tutti i seggi che spettano ad una circoscrizione sono assegnati al candidato o alla lista che in quella circoscrizione ottiene più voti.
  2. ^ Pietroichino.it - manifesto per l'uninominale
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