Globalizzazione
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Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto primo è una decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.
Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione.
Sebbene molti preferiscano considerare semplicisticamente questo fenomeno solo a partire dalla fine del XX secolo, osservatori attenti alla storia parlano di globalizzazione anche nei secoli passati. Ma erano tempi diversi in cui la globalizzazione si identificava, pressoché essenzialmente, nell' internazionalizzazione delle attività di produzione e degli scambi commerciali.
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Economia
In campo economico la globalizzazione denota la forte integrazione nel commercio mondiale e la crescente dipendenza dei paesi gli uni dagli altri. Con la stessa parola si intende anche l'affermazione delle imprese multinazionali nello scenario dell'economia mondiale: In questo settore si fa riferimento sia alla produzione spesso incentrata nei paesi del sud del mondo; sia alla vendita, che vede i prodotti di alcuni marchi molto sponsorizzati in commercio in quasi tutti i paesi del mondo.
L'economista Giancarlo Pallavicini asserisce che,anche per effetto della tecnologia informatica, essa può definirsi come "uno straordinario sviluppo delle possibili relazioni, non soltanto economico-finanziarie, pur preminenti, tra le diverse aree del globo, con modalità e tempi tali da far si che ciò che avviene in un'area si ripercuota anche in tempo reale sulle altre aree, pure le più lontane, con esiti che i tradizionali modelli interpretativi dell'economia e della società non sono in grado di valutare correntemente"[1].
Critiche e controversie
Nell'accezione economica, l'odierno modello di globalizzazione è contestata da alcuni movimenti no-global e new-global. (v. anche Popolo di Seattle, No logo), mentre è fortemente sostenuta dai gruppi liberisti, libertari e anarco-capitalisti.
I dibattiti riguardo il suo effetto sui paesi in via di sviluppo sono infatti molto accesi: secondo i fautori della globalizzazione, questa rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo.
Secondo gli attivisti del movimento no-global invece essa causerebbe un impoverimento maggiore dei paesi poveri,attribuendo sempre più potere alle multinazionali, favorendo lo spostamento della produzione dai paesi piu industrializzati a quelli in via di sviluppo,zone franche i cui tutti i diritti umani non sono garantiti e dove i salari sono piu bassi. Il tutto senza dare reali benefici alla popolazione del posto,anzi distruggendone buona parte dell'economia locale.[2]. I new-global asseriscono che lo stato,limitato entro i propri confini, non può più dettare regole ad imprese transnazionali, capaci di aggirare con la loro influenza ogni barriera politica e condizionare le decisioni dei governi. Il potere dello stato viene inoltre smantellato dalla possibilità di pagare le tasse dove costa meno, giocando sulla sede fiscale. Una delle proposte è appunto l'abolizione dei cosiddetti paradisi fiscali.[3]. Gli attivisti del movimento precisano pero che non sono contro la globalizzazione ma per un diverso modello di essa,piu solidale,che tenga piu conto delle diversità culturali e non cerchi di omologare tutto il pianeta sul modello occidentale. E' molto criticato il fatto che sia stata attuata in modo selvaggio senza assumere dentro i criteri del commercio internazionale un limite allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali,il cosiddetto sviluppo sostenibile. Uno studio effettuato da Pranab Bardhan dell'Università di California, basato su dati della Banca Mondiale, sostiene però che la globalizzazione non abbia reso nel complesso i paesi più poveri, ma che nemmeno abbia avuto grande influenza nella riduzione della povertà. Avrebbero invece effetto decisamente maggiore alcuni miglioramenti delle politiche interne dei paesi, quali lo sviluppo della rete infrastrutturale, il perseguimento della stabilità politica, le riforme del sistema agrario e il miglioramento dell'assistenza sociale.[4].
Il Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, teorico della finanza etica e fondatore della Grameen Bank, sostiene però che l'Organizzazione Mondiale del Commercio sia un bulldozer al servizio delle maggiori economie, come gli Stati Uniti, che pretendono la libertà di poter vendere in qualsiasi mercato, ma che spesso temono, in casa loro, anche la concorrenza più piccola e innocua di qualche prodotto agricolo o artigianale e che sia necessario promuovere delle forme di aiuto sostenibile affinché la globalizzazione possa davvero essere utile allo sviluppo.[5]. Secondo il rapporto di Amnesty International con la globalizzazione il potere scivola dalle mani degli Stati e si sposta "silenziosamente" in quelle delle multinazionali, che diventano i nuovi interlocutori nelle campagne per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo[6].
L'economista indiana Vandana Shiva asserisce che la globalizzazione ha prodotto in India suicidi di massa tra i contadini ,strozzati dai debiti per l’aumento dei costi di produzione e la caduta dei prezzi. In India l’ingresso nel paese delle grande multinazionali come la Monsanto, con l’obbligo di acquistare da loro le loro sementi industriali dal costo sempre più elevato, biologicamente modificate e utilizzabili solo per un raccolto si sta traducendo in una rovina per i piccoli agricoltori,aggiungendo che capitalismo globale e fragili equilibri ecologici, avidità e violenza contro i più deboli sono da combattere con la disobbedienza civile[7].
Durante la messa dell'Epifania del Gennaio 2008 Papa Benedetto XVI asserisce che non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro ed aggiunge i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale[8]..
Effetti indiretti della globalizzazione sono le ripercussioni sull'ambiente e sull'inquinamento dell'aria, causate dall'industrializzazione e dall'aumento dei trasporti.
Comunicazioni e cultura
Con globalizzazione, ci si riferisce oltre che allo sviluppo di mercati globali, anche alla diffusione dell'informazione e dei mezzi di comunicazione come internet, che oltrepassano le vecchie frontiere nazionali. Nello stesso campo il termine indica la progressiva diffusione nei notiziari locali su temi internazionali.
Il termine globalizzazione è utilizzato anche in ambito culturale ed indica genericamente il fatto che nell'epoca contemporanea ci si trova spesso a rapportarsi con le altre culture, sia a livello individuale a causa di migrazioni stabili, sia nazionale nei rapporti tra gli stati. Spesso ci si riferisce anche all'elevata e crescente mobilità delle persone con una permanenza limitata temporalmente (turisti, uomini di affari, etc.).
Origini della globalizzazione
Nell'immaginario collettivo la globalizzazione è spesso percepita come un fenomeno progressivo, che si è andato sviluppando nel tempo in modo naturale, e che vede la condizione attuale nei suddetti ambiti come una fase intermedia tra il generico passato ed il futuro.
In realtà, se con globalizzazione ci si riferisce ad un fenomeno specifico degli ultimi decenni, scientificamente il concetto è tutt'altro che consolidato, anche se è entrato a far parte del lessico comune e i mass media ne fanno larghissimo uso. Per quanto riguarda l'economia per esempio, diversi autori sottolineano che il sistema degli scambi internazionali era più globalizzato negli anni precedenti il 1914 di quanto non sia attualmente [9], che i sistemi economici sono comunque fondamentalmente a base nazionale e anche quelli di dimensione tendenzialmente continentale presentano diversi aspetti di chiusura (cfr., in agricoltura, le politiche protezionistiche dell'Unione Europea). D'altra parte, Amartya Sen [10] sostiene che processi di globalizzazione sono in corso da almeno un millennio, affogando così il concetto e le pratiche che lo sottendono nel mare magnum della lunga durata. Anche questo invita a maneggiare il concetto con una certa cautela.
In ogni caso, nella coscienza dei popoli il fenomeno si sta consolidando insieme alla diffusione del punto di vista globale ed all'impegno concreto per un mondo migliore al di là dei propri interessi personali e dei confini nazionali [citazione necessaria].Si parla sempre più spesso di "globalizzazione dei diritti" e perciò di rispetto dell'ambiente, di eliminazione povertà, di abolizione della pena di morte ed emancipazione femminile in tutti i paesi del mondo.
Di pari passo alla diffusione di notizie su scala mondiale ed alla progressiva presa di coscienza delle problematiche globali, cominciano a svolgersi grandi manifestazioni con la partecipazione contemporanea in numerose località di decine di milioni di persone.
Bibliografia
- Marc Augé. Nonluoghi. Eleuthera, Milano, 1993
- Saskia Sassen. Città globali. Il Mulino, Bologna, 1997
- George Ritzer. Il mondo alla Macdonald. Il Mulino, Bologna, 1997
- Roland Robertson. Globalizzazione. Teoria sociale e cultura globale. Asterios, Trieste, 1999
- Ulrich Beck. Che cosa è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria. Carocci, Roma, 1999
- Zygmunt Bauman. Dentro la globalizzazione, Le conseguenze sulle persone. Laterza, Bari, 1999
- Zygmunt Bauman. La solitudine del cittadino globale. Feltrinelli, Milano, 2000
- Luciano Gallino. Globalizzazione e diseguaglianza. Laterza, Roma-Bari, 2000
- Naomi Klein. No Logo. Baldini e Castoldi, Milano, 2001
- Wayne Ellwood. La globalizzazione. Verso, Urbino, 2003
- Danilo Zolo. Globalizzazione. Una mappa dei problemi, Roma-Bari, Laterza, 2004
- Franco Cardini. La globalizzazione. Tra nuovo ordine e caos. Il Cerchio, Rimini, 2005
- Martin Wolf. Perché la globalizzazione funziona. Il Mulino, Bologna, 2006
- Giancarlo Pallavicini. La nuova era globale suggerisce una verifica dell'economia e della finanza come dottrina e come prassi, Fondazione Vaticana "Centesimus Annus-Pro Pontificie", Convegno internazionale "Etica e Finanza", Città del Vaticano, 30 aprile 2000
- Giancarlo Pallavicini. Sirven nuevos mensajes y reglas a la globalizacion, apremiada por la difusion de la tecnologia avanzada, para que no empeore la marginacion y la exclusion de gran parte de la humanidad y promueva un desarrollo favorable al hombre y a la sociedad, protegiendo los valores. Un modelo de calculo de los resultados no directamente economicos: "La decomposicion de los parametros", III Encuentro Internacional de Economistas, "Globalizacion y problemas del desarrollo", La Habana, 24/29 de Henero del 2000
Note
- ^ Relazioni di Giancarlo Pallavicini al III Encuentro Internacional de Economistas, "Globalizacion y problemas del desarrollo", La Habana, 24/29 de Henero del 2000, e al Convegno Internazionale "Etica e Finanza", Fondazione Vaticana "Centesimus Annus Pro-Pontificie", Città del Vaticano, 30 Aprile 2000, richiamate nella bibliografia, nonchè, del medesimo autore, Centro Internazionale Studi "Michea", Seminario del 28 aprile 2007, Padenghe del Garda, "Internazionalizzaione dell'economia o globalizzazione?"
- ^ Naomi Klein, No Logo, 2002, Baldini Castoldi Dalai
- ^ Ulrich Beck, Che cos'è la globalizzazione?, 1997, Carocci
- ^ Pranab Bardhan. Does Globalization Help or Hurt the World's Poor?. Scientific American Magazine, aprile 2006. (Pranab Bardhan. La globalizzazione è un bene o un male per i paesi poveri? Le Scienze numero 454 - giugno 2006)
- ^ Mohammed Yunus, Corriere della Sera 7 novembre 2002
- ^ Amnesty International da Repubblica
- ^ Intervista a Vandana Shiva , da La Stampa
- ^ Il Papa contro la globalizzazione , Repubblica 6 gennaio 2008
- ^ Hirst e Thompson. La globalizzazione dell'economia. Editori Riuniti, 1997
- ^ Amartya Sen. Globalizzazione e libertà. Mondadori 2002
Voci correlate
- Che cos'è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria
- Organizzazione Mondiale del Commercio o WTO
- Naomi Klein, giornalista canadese, autrice del libro No Logo
- Noam Chomsky, teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito al Massachusetts Institute of Technology
- Ulrich Beck, sociologo tedesco
- Joseph E. Stiglitz, premio Nobel per l'economia
- Debito estero
- Milton Friedman, premio Nobel per l'economia, autore di Capitalismo e libertà
- Hans-Hermann Hoppe, economista e filosofo tedesco
- Governance globale
- Internazionalizzazione e localizzazione
- Il mondo è piatto
- Giancarlo Pallavicini vedi definizione e contributi in bibliografia
- Il Metodo della scomposizione dei parametri
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