Rita Levi-Montalcini

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« Una piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa. »
(Primo Levi[1])
sen. Rita Levi-Montalcini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
 Nobel per la medicina 1986
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la medicina 1986
Luogo nascita Torino
Data nascita 22 aprile 1909
Luogo morte Roma
Data morte 30 dicembre 2012 (103 anni)
Titolo di studio Laurea in medicina e chirurgia
Professione Neurobiologa, ricercatrice
Legislatura XIV, XV, XVI
Gruppo Gruppo Misto
Senatore a vita
Investitura Nomina presidenziale
Data 1º agosto 2001
Incarichi parlamentari
  • Membro 7ª commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali)

Rita Levi-Montalcini (Torino, 22 aprile 1909Roma, 30 dicembre 2012[2]) è stata una neurologa e senatrice a vita italiana, Premio Nobel per la medicina nel 1986.

Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze.[3] Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale".[4][5][6] È stata socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche[7] ed è stata socia fondatrice della Fondazione Idis-Città della Scienza.[8]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Nata in una famiglia ebrea sefardita, figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico (morto nel 1932)[9], e della pittrice Adele Montalcini[10], e sorella di Gino (19021974), scultore e architetto noto negli anni trenta, e Anna (19052000)[11], nel 1909 Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola (19092000), nota pittrice. In merito alla propria educazione familiare, scriverà:[12]

« La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. Questo atteggiamento, che si manifestò anche più spiccatamente in mio fratello Gino, mi colpì sin dall'infanzia e determinò, almeno in parte, l'incondizionata ammirazione che avevo nei suoi confronti. »

Entrambi i genitori erano molto colti e instillarono nei figli il proprio apprezzamento per la ricerca intellettuale. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, sebbene dominato da una concezione tipicamente vittoriana dei rapporti con i genitori e dei ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità del padre[10] convinto che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di una madre. Nonostante l'opinione del padre,[10][13] decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'Università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante Giovanna Bruatto.

All'età di vent'anni entrò nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg), dove cominciò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la vita. Ebbe come compagni universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Tutti e tre furono studenti di Giuseppe Levi verso il quale si sentirono in debito per la formazione in scienze biologiche e per aver insegnato loro come affrontare i problemi scientifici in modo rigoroso, in un momento in cui tale approccio era ancora abbastanza inusuale; fu lo stesso Levi a introdurre in Italia il metodo di coltivazione in vitro.[10][14]

Nel 1936 il rettore dell'Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione medica o allo stesso tempo portare avanti le ricerche in neurologia.[10][15][16]

A seguito delle leggi razziali del 1938 in quanto ebrea sefardita, Rita fu costretta a emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso.[15]

Poco prima dell'invasione del Belgio tornò a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente.[10] Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini scoprì il meccanismo della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno riconosciuto solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino a opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare la città e la Montalcini si rifugiò nelle campagne di un paese dell'Astigiano, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso.[10] L'8 settembre 1943, il fratello Gino si sposò e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare nel sud Italia tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle.[13] Iniziò un pericoloso viaggio che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Mori, la cui figlia, pittrice, era amica di Paola.

I Levi-Montalcini restarono a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. A Firenze, Rita fu in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione[15] e nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate.[13]

Nell'agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze; la Montalcini divenne medico presso il Quartier Generale anglo-americano e venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di tifo addominale.[10][14] Qui si accorse però che quel lavoro non era adatto a lei, in quanto non riusciva a costruire il necessario distacco personale dal dolore dei pazienti.[17] Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie:

« Era in corso un'epidemia di tifo, i malati morivano a decine. Facevo di tutto, il medico, l'infermiera, la portantina. Giorno e notte. È stato molto duro e ho avuto fortuna a non ammalarmi. »
(Rita Levi-Montalcini)

Dopo la guerra tornò dalla famiglia a Torino dove riprese gli studi accademici e allestì un laboratorio di fortuna casalingo in una collina vicino ad Asti. I suoi primi studi (degli anni 1938-1944) erano stati dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Con il maestro Giuseppe Levi, iniziò a fare ricerca negli embrioni di pollo attraverso i quali approfondì le ricerche sulle correlazioni nello sviluppo tra le varie parti del sistema nervoso e si rivolgeva allo studio dello sviluppo dei neuroni isolati da vari elementi del tessuto cerebrale dell'embrione,[16] giungendo a diversi risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali.[14][18]

Gli studi e la carriera negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Rita Levi Montalcini durante una lectio magistralis alla Scuola militare Nunziatella (1990)

Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, la invitò a St. Louis, a prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University.[14][16] Tra le altre cose continuò le ricerche embrionali sui polli portando sul terreno sperimentale il problema delle relazioni tra neurosviluppo e periferia organica.[15][18] Innestando in embrioni di pollo frammenti di speciali tumori, poté osservare il prodursi di un "gomitolo" di fibre nervose a carico delle cellule gangliari, deducendone l'ipotesi di un fattore chimico, liberato dal tessuto ospite e attivo sullo sviluppo dei neuroni.[18] Tra la fine del 1950 e il 1951, agganciandosi alle ricerche dell'embriologo Elemer Bueker, delineò l'idea di un agente promotore della crescita nervosa, presentando nel dicembre 1951 presso la New York Academy of Sciences la sua tesi che cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose, l'esistenza di fattori liberati da altre cellule capaci di controllare questa differenziazione.[18] La tesi venne approfondita e precisata con nuove esperienze, condotte nel 1952 con la coltura in vitro all'Istituto di biofisica dell'università di Rio de Janeiro, in collaborazione con Hertha Mayer.[15][18]

Certa di rimanere negli Stati Uniti solo pochi mesi, quella che doveva essere una breve permanenza si rivelò poi una scelta trentennale.[14] Fino al 1977 rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell'embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.[15]

Nel 1954, continuando nelle analisi in vitro e in collaborazione col suo allievo biochimico Stanley Cohen, giunse all'isolamento di una frazione nucleoproteica tumorale e all'identificazione di tale sostanza presente in quantità ingenti nel veleno dei serpenti e nella ghiandola salivare dei topi: una proteina che viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti e in particolare dalle ghiandole esocrine,[17][18] con cui meglio accertò la molecola proteica tumorale chiarificandone i meccanismi di crescita e di differenziazione cellulare. Designata come Nerve growth factor (NGF), essa si sarebbe dimostrata attiva sul differenziamento, il trofismo e il tropismo di determinati neuroni del sistema nervoso periferico e del cervello.[18][19] La loro ricerca è stata di fondamentale importanza per la comprensione della crescita delle cellule e organi e svolge un ruolo significativo nella comprensione del cancro e di malattie come l'Alzheimer e il Parkinson.[14]

Questa scoperta "andava contro l'ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni".[15][18][20] Sviluppi successivi poterono chiarire appieno il significato di questa scoperta: alcune cellule del sistema simpatico sono stimolate dall'organo di cui regolano l'attività, una maggior richiesta è in grado di modificare in senso ipertrofico le cellule di questo sistema. Dopo aver sperimentato che, trattando alcuni topi con un siero anti-NGF, questi presentavano gravi problemi neuroendocrini, dovuti ad alterazioni irreversibili dell'ipotalamo, Rita Levi-Montalcini lo utilizzò per controllare la crescita dei tumori delle cellule nervose.[16]

Rita Levi-Montalcini nel 2007.

Nel 1956 venne nominata professoressa associata e nel 1958 professoressa ordinaria di zoologia presso la Washington University di St. Louis e, nonostante inizialmente volesse rimanere in quella città solo un anno, vi lavorò e vi insegnò fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1977.[17] Per circa trent'anni fece le ricerche sull'NGF e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina insieme al suo studente biochimico Stanley Cohen.[15] Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta dell'NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo». Il Nobel fu oggetto di contestazione nel 1994, in seguito alle dichiarazioni di Duilio Poggiolini, il quale ha insinuato che il premio fosse stato elargito a seguito dei 14 miliardi di lire versati dalla Fidia alla Fondazione Nobel.[21], dichiarazioni che hanno suscitato l'immediata reazione della Fondazione stessa[22]

La scienziata devolse una parte dell'ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma.[17] Nel 1987 ricevette dal Presidente Ronald Reagan la National Medal of Science, l'onorificenza più alta del mondo scientifico statunitense.

Il lavoro in Italia[modifica | modifica sorgente]

Durante la carriera negli Stati Uniti, lavorò assiduamente anche in Italia: fondò un gruppo di ricerche e dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia creato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) presso l'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 rivestì la carica di Direttrice del Laboratorio di Biologia cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" proseguì i suoi studi come ricercatrice e fu Guest professor dal 1979 al 1989. Nel 1983 fu chiamata a ricoprire anche la posizione di presidente dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, poiché, nonostante i lunghi soggiorni negli Stati Uniti, non smise di seguire le ricerche su questa patologia.

Dal 1989 al 1995 lavorò presso l'Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di "superesperto", concentrandosi sullo spettro di azione dell'NGF.[15] Dal 1993 al 1998 presiedette l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, istituzione che è riuscita a rilanciare in quegli anni. Nel 1999 è stata nominata ambasciatrice dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) dal direttore generale Jacques Diouf, per contribuire alla sua campagna contro la fame nel mondo.[14][23]

All'età di circa 90 anni è diventata parzialmente cieca a causa di una maculopatia degenerativa.[24]

È stata membro delle maggiori accademie scientifiche internazionali, come l'Accademia Nazionale dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, la Pontificia Accademia delle Scienze (prima donna ammessa), l'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. È stata inoltre Presidente onoraria dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Ha collaborato con l'Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (Fondazione EBRI, European Brain Research Institute), da lei fondato nel 2001 e presso il quale ha proseguito, fino a poco tempo prima di morire, la sua attività di ricerca, affiancata da un costante impegno in campo sociale e politico e sostanziata dalla profonda riflessione etica che ne ha animato l'intero percorso di vita.[13][15]

Nel 2009, giungendo all'età di cento anni, è stata la prima tra le vincitrici e i vincitori del premio Nobel a varcare il secolo di vita.[14][25] È stata altresì la più anziana tra i senatori e senatrici a vita in carica[26] nonché della storia repubblicana italiana. Più anziano di lei fu il Senatore del Regno Giovanni Battista Borea d'Olmo, vissuto fino all'età di 105 anni. In occasione del compimento dei cento anni ebbe modo di dichiarare: "Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente".[27][28]

Morte[modifica | modifica sorgente]

Rita Levi-Montalcini muore il 30 dicembre 2012, all'età di 103 anni, nella sua abitazione romana nel viale di Villa Massimo, nei pressi di Villa Torlonia.[29] Il 31 dicembre viene allestita la camera ardente presso il Senato[30] e il giorno seguente la salma viene trasferita a Torino, accolta da una breve cerimonia privata con rito ebraico. Il 2 gennaio 2013 si svolgono i funerali in forma pubblica. Dopo la cremazione le sue ceneri sono state sepolte nella tomba di famiglia nel campo israelitico del Cimitero monumentale di Torino.[31][32]

Ruolo nel mondo scientifico come donna e scienziata[modifica | modifica sorgente]

« L'umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi. »
(Rita Levi-Montalcini)

Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio».[33]

Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza. Riguardo alla propria esperienza di donna nell'ambito scientifico, ha descritto i rapporti coi collaboratori e studiosi sempre amichevoli e paritari, sostenendo che le donne costituiscono al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, sebbene ancora lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale.

La prima metà degli anni settanta l'ha vista partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto.[34]

Ruolo pubblico[modifica | modifica sorgente]

Rita Levi-Montalcini in compagnia di Giorgio Napolitano, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Carlo Rubbia, Aaron Ciechanover e Giuseppina Tripodi in occasione del centesimo compleanno della scienziata.

Spesso attiva in campagne di interesse politico e sociale, come quelle contro le mine anti-uomo, o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società,[35] nel 1992 istituì in memoria del padre, con la sorella gemella Paola, la Fondazione Rita Levi-Montalcini,[36] rivolta alla formazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio universitarie a giovani studentesse africane (progetto "Un convitto per le ragazze Tuareg"), con l'obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgessero un ruolo da leader nella vita scientifica e sociale del proprio paese.

Nel 1998 cofondò la sezione italiana di Green Cross International, riconosciuta dalle Nazioni Unite e presieduta da Michail Gorbačëv, di cui fu consigliere.[37] Significativo l'impegno nella prevenzione dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione e all'accesso alle risorse idriche.

Nel 1998 si schierò a favore della fine del proibizionismo, aderendo all'appello rivolto al Segretario Generale dell'Onu con il quale si auspicava la liberalizzazione della droga ai fini di sottrarre i giovani al mercato illegale. Negli anni successivi, tuttavia, dichiarò che il consumo di droghe leggere può favorire l'accesso a droghe più forti.[34]

Ha fatto da testimonial per due spot televisivi (i cui compensi ha devoluto in beneficenza): nel 2001 per Telecom Italia[38][39] e nel 2005 per Sky Italia.[40]

Con la vittoria de L'Unione di Romano Prodi alle elezioni politiche del 2006, la scienziata, in qualità di senatrice a vita, accordò la fiducia al governo Prodi II. In quel periodo, a causa della propria ridotta capacità visiva, rifiutò la presidenza del Senato provvisoria che le spettava per anzianità nel periodo d'elezione. In tutti gli scrutini dichiarò d'aver votato Franco Marini. Sostenne il governo Prodi fino alla sua caduta, pur senza partecipare ai lavori delle commissioni parlamentari. Per questo motivo l'ex ministro Francesco Storace la contestò ironizzando sull'età e suggerendo di fornirla di un paio di stampelle; ricevendo risposta con una lettera pubblicata dal quotidiano La Repubblica. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano censurò il giorno successivo l'intervento di Storace, scatenando un acceso dibattito sfociato in una denuncia per offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica (articolo 278 del Codice Penale) a carico di Storace.[41][42]

Negli stessi giorni la Lega Nord proponeva un emendamento alla legge finanziaria per abolire e spostare alcuni stanziamenti pubblici dalla fondazione EBRI, centro di ricerca sul cervello a Roma voluto dalla scienziata,[43] in collaborazione con la Fondazione S. Lucia[44] e dal CNR, verso la Fondazione di ricerca dell'Ospedale San Raffaele di Milano, fra i cui soci risultava Fininvest, società a capo della famiglia del leader della CdL di cui la Lega stessa faceva parte e che già con la Finanziaria 2005 aveva ricevuto 15 milioni di euro.[45] La senatrice intervenne in aula per spiegare la propria decisione di non partecipare alla votazione sull'emendamento per conflitto di interessi, affermando: «Signor Presidente, io non voterò, ma ringrazio molto quanti si rendono conto dell'attività svolta dall'istituto EBRI per la scienza italiana. Sono veramente molto grata a tutti coloro che si rendono conto di quanto stiamo facendo per la scienza, che mai è stata così utilmente portata avanti. Grazie infinite».[46] L'emendamento della Lega Nord venne in seguito respinto a larghissima maggioranza con 173 voti contrari, 57 astenuti e 75 voti a favore.[47]

Controverso il caso della collaborazione tra la Montalcini e l'azienda farmaceutica italiana Fidia. A partire dal 1975 la scienziata promosse il farmaco Cronassial, prodotto con cervello bovino. Tutti e tre i farmaci a base di ganglioside, dopo alcuni anni risultarono essere in grado di causare una grave sindrome neurologica (sindrome di Guillain-Barré) nonostante le prestigiose pubblicazioni scientifiche al riguardo di due luminari come Carleton Gajdusek e Julius Axelrod anche se finanziati sempre dalla stessa multinazionale.[48] Per questa ragione l'Ufficio di Sanità tedesco non concesse il permesso nel 1983, così come anche altri Paesi lo rifiutarono o lo ritirarono dal mercato. In Italia fu vietata la vendita e diffusione del farmaco solo nel 1993 dal Ministro Raffaele Costa.[49][50][51]. Questo episodio ha portato alcuni a dubitare dell'opportunità del Nobel ricevuto dalla scienziata[52]. In seguito dichiara:

« Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all'industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo. »
(Rita Levi-Montalcini[53])

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Visione religiosa[modifica | modifica sorgente]

« Per la religione invece mi ero trovata in imbarazzo la prima volta che mi era stata rivolta la domanda, perché sull'argomento avevo idee vaghe. Ero ebrea, israelita o che diavolo altro? »
(Elogio dell'imperfezione[54])

Nel libro Incontri con menti straordinarie, raccolta di interviste tra l'autore Piergiorgio Odifreddi e importanti scienziati, figura quella a Rita Levi-Montalcini, che alla domanda del professore "Crede in Dio?" ha dichiarato: «Sono atea. Non so cosa si intenda per credere in Dio».

Tuttavia la scienziata devolse una parte dei proventi del premio Nobel alla comunità ebraica di Roma per la costruzione di una nuova sinagoga.[17]

Rapporto con i giovani[modifica | modifica sorgente]

Rita Levi-Montalcini ha sovente lavorato con giovani attraverso progetti del CNR. Da un'indagine del 2006, effettuata dalla Tns Infratest, la sua credibilità la pone in testa alla classifica dei migliori testimonial.

Alla base di questa volontà di confronto con i giovani vi è una profonda fiducia nelle capacità innovative dell'uomo. Ha più volte affrontato il tema del rapporto tra le nuove generazioni e lo sviluppo tecnologico, del quale ha descritto anche i limiti:

« Oggi, rispetto a ieri, i giovani usufruiscono di una straordinaria ampiezza di informazioni; il prezzo è l’effetto ipnotico esercitato dagli schermi televisivi che li disabituano a ragionare (oltre a derubarli del tempo da dedicare allo studio, allo sport e ai giochi che stimolano la loro capacità creativa). Creano per loro una realtà definita che inibisce la loro capacità di “inventare il mondo” e distrugge il fascino dell’ignoto. »
(Rita Levi-Montalcini)

Negli incontri coi giovani, emerge l'invito a non concentrare l'attenzione solo su sé stessi, a partecipare ai problemi sociali e fare proposte volte al miglioramento del mondo attuale.

Ai giovani ricercatori ha ripetutamente suggerito l'esperienza all'estero per poi tornare in Italia, convinta che risieda in loro il futuro della ricerca e dell'innovazione scientifica del paese.[34]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Rita Levi-Montalcini parla come relatrice ospite speciale alla conferenza internazionale di neuroscienza NGF 2008: "Life and Death in the Nervous System".

Rita Levi-Montalcini è stata nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 1º agosto del 2001.

Oltre al premio Nobel, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall'Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bicocca (Milano), dal Politecnico di Torino.

Nel 1963 è stata la prima donna scienziata a ricevere il Premio Max Weinstein, donato dallo United Cerebral Palsy Association per contributi eccezionali nel campo della ricerca neurologica. Ha ricevuto il William Thomson Wakeman Award dalla National Paraplegia Foundation (1974), il Lewis S. Rosentiel Award per il notevole lavoro nella ricerca medica dalla Brandeis University (1982), il Louisa Gross Horwitz Prize of Columbia University (1983), l'Albert Lasker Basic Medical Research Award (1986). È stata membro della American Academy of Arts and Sciences, la National Academy of Sciences, e della Accademia Nazionale delle Scienze.[14]

Ha vinto inoltre il Premio internazionale Saint-Vincent e il premio Feltrinelli. Montalcini figura anche tra i membri onorari del CICAP,[55] fin dalla sua fondazione.[56] ed è Membro dell'Albo d'Onore della UNINTESS di Mantova.

Il 30 settembre 2009, per i suoi studi sul sistema nervoso, ha ricevuto il Wendell Krieg Lifetime Achievement Award, riconoscimento internazionale istituito dalla più antica associazione internazionale dedicata allo studio del sistema nervoso, il Cajal Club.[57]

È diventata anche Presidente Onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica.[58]

Altri riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Conferimenti di cittadinanza onoraria[modifica | modifica sorgente]

Rita Levi-Montalcini ha ricevuto la cittadinanza onoraria dei comuni di Catanzaro, Roma, Palermo, Benevento, Urbino, Cassago Brianza, Casale Monferrato (3 novembre 1987), Caprese Michelangelo (12 giugno 2009), Missaglia e Ponte San Nicolò[61]. Scandiano, cittadina onoraria dal 1995.

Opere[modifica | modifica sorgente]

In campo non scientifico, nel 2006, è stata autrice del testo di una canzone dei Jalisse dal titolo Linguaggio Universale che ha partecipato alle selezioni per il Festival di Sanremo 2007, non riuscendo tuttavia a qualificarsi[62].

Riconoscimenti accademici[modifica | modifica sorgente]

Premio Nobel per la medicina - nastrino per uniforme ordinaria Premio Nobel per la medicina
«La scoperta del NGF all'inizio degli anni '50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo»
— Stoccolma, 10 dicembre 1986
National Medal of Science - nastrino per uniforme ordinaria National Medal of Science
«Per un importante passo avanti in neurobiologia dalla sua scoperta del Nerve Growth Factor e il suo effetto sulla crescita del sistema nervoso simpatico, che pose le basi per studi condotti a livello delle molecole coinvolte nella crescita normale e maligna»
— Casa Bianca, 25 giugno 1987
Membro della Royal Society - nastrino per uniforme ordinaria Membro della Royal Society
— Londra, 1995
Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Università di Uppsala
Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Istituto Weizmann
Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Saint Mary University.
Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Constantinian University.
Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Università Commerciale Luigi Bocconi.
laurea honoris causa in scienze biologiche - nastrino per uniforme ordinaria laurea honoris causa in scienze biologiche
— Università di Urbino, 31 maggio 1990.
Laurea honoris causa in medicina veterinaria - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in medicina veterinaria
— Università di Bologna, 18 settembre 2001.
Laurea honoris causa in farmacia - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in farmacia
— Università di Ferrara, 17 dicembre 2002.
Laurea honoris causa in economia e commercio - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in economia e commercio
— Università degli Studi del Sannio, 19 giugno 2004.
Laurea honoris causa in comunicazione multimediale - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in comunicazione multimediale
— Università di Perugia, 4 ottobre 2006.
Laurea honoris causa in ingegneria biomedica - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in ingegneria biomedica
— Politecnico di Torino, 27 ottobre 2006.
Laurea specialistica honoris causa in biotecnologie industriali - nastrino per uniforme ordinaria Laurea specialistica honoris causa in biotecnologie industriali
— Università degli Studi di Milano-Bicocca, 22 gennaio 2008.
Dottorato honoris causa in medicina - nastrino per uniforme ordinaria Dottorato honoris causa in medicina
— Università Complutense di Madrid, 23 ottobre 2008.
Dottorato honoris causa in scienze - nastrino per uniforme ordinaria Dottorato honoris causa in scienze
— Dalla McGill University presso il Rettorato dell'Università La Sapienza, 23 febbraio 2011.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 2 giugno 1986[63]
Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte
— 31 ottobre 1986[64]
Dama di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 8 gennaio 1987[65]
Medaglia d'oro ai benemeriti della scienza e cultura - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scienza e cultura
— 6 giugno 2001[66]

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— Roma, 5 dicembre 2008[67]
Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— [senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ citato in Primo Levi, Una piccola signora dal piglio principesco in La Stampa, nº 241, 14 ottobre 1986, p. 7. URL consultato il 14 aprile 2012.
  2. ^ Addio a Rita Levi Montalcini in Corriere della Sera, 30 dicembre 2012. URL consultato il 30 dicembre 2012.
  3. ^ (EN) Rita Levi-Montalcini - The Pontifical Academy of Sciences, vatica.va. URL consultato il 31 dicembre 2012. ((EN) versione PDF, vatica.va. URL consultato il 31 dicembre 2012.)
  4. ^ Il Presidente Ciampi ha nominato senatore a vita la Professoressa Levi-Montalcini, quirinale.it. URL consultato il 10-11-2001.
  5. ^ Senato della Repubblica - Rita Levi-Montalcini, senato.it. URL consultato il 7-11-2011.
  6. ^ Rita Levi-Montalcini senatore a vita, repubblica.it. URL consultato il 7-11-2011.
  7. ^ Scheda del socio Rita Levi-Montalcini, lincei.it. URL consultato il 7-11-2011.
  8. ^ Rita Levi-Montalcini è tra i soci fondatori della Fondazione, idis.cittadellascienza.it. URL consultato il 7-11-2011.
  9. ^ quotidiano La Stampa del 02/08/1932 pag.7
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  11. ^ Levi Montalcini: È Morta Anna, Sorella Maggiore Di Rita
  12. ^ Rita Levi-Montalcini, Elogio dell'imperfezione, Baldini Castoldi Dalai, 2010, p. 17. ISBN 978-88-6073-556-0
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  26. ^ Scalfaro presiederà la seduta di venerdì e voterà per l'Ulivo in Corriere della Sera. URL consultato il 18-09-2009.
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  30. ^ l'Italia piange Rita Levi Montalcini, oggi la camera ardente al senato, 2 gennaio 2013. URL consultato il 16 gennaio 2013.
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  33. ^ Che tempo che fa, Intervista a Rita Levi-Montalcini, Rai Uno
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  38. ^ 2001 - Rita Levi-Montalcini - La tecnologia deve migliorare la vita di tutti, scelgotelecomitalia.it. URL consultato l'11-11-2011.
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  40. ^ Levi Montalcini testimonial per Sky, repubblica.it. URL consultato l'11-11-2011.
  41. ^ Le stampelle di Storace ricordano il regime. URL consultato il 24-05-2010.
  42. ^ Nell'ottobre del 2007 Francesco Storace ha contestato la legittimità dell'apporto della Levi-Montalcini alla stabilità del secondo Governo Prodi, ironizzando sull'età della senatrice e suggerendo di fornirla di un paio di stampelle. Il quotidiano La Repubblica fece notare l'anomalia della vicenda. Il giorno successivo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha censurato l'intervento di Storace, aprendo un dibattito sfociato in una denuncia per offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica (articolo 278 del Codice Penale) a carico di Storace.
  43. ^ Sito web European Brain Research Institute. URL consultato il 05-09-2008.
  44. ^ Sito web Fondazione S. Lucia. URL consultato il 05-09-2008.
  45. ^ Dati tratti da Osservatoriosullalegalità.org
  46. ^ Senato della Repubblica - Seduta 239 XV legislatura. URL consultato il 25-07-2010.
  47. ^ Senato della Repubblica - Votazioni elettroniche della seduta 239 XV legislatura. URL consultato il 25-07-2010.
  48. ^ Riccardo Chiaberge, Cervelli d'Italia, p. 43.
  49. ^ Qualità Intellettuale
  50. ^ Fallimenti storici - Farmacovigilanza - Farmacologia
  51. ^ Politica Molecolare: Rita Levi Montalcini e la vicenda Cronossial
  52. ^ 'Nobel comprato? Non ne so nulla'. URL consultato il 06-06-2010.
  53. ^ Riccardo Chiaberge, Cervelli d'Italia, Sperling & Kupfer,ISBN 88-200-2175-732-I-96, pagina 15
  54. ^ Elogio dell'imperfezione, su Google books
  55. ^ Membri onorari del CICAP, dal sito web del comitato. URL consultato il 04-22-2009.
  56. ^ Auguri alla professoressa Montalcini, dal sito web del CICAP. URL consultato il 04-22-2009.
  57. ^ Premio internazionale a Rita Levi-Montalcini per studi sul cervello in libero-news.it. URL consultato il 20-10-2009.
  58. ^ Comitato Nazionale per la bioetica. URL consultato il 05-01-2013.
  59. ^ Elenco degli Accademici d'Onore dell'Accademia delle Arti del Disegno vedi qui
  60. ^ Osservatorio Astronomico di Torino
  61. ^ Comune di Missaglia
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  63. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  64. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  65. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  66. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  67. ^ Consegna della Croce di Grande Ufficiale della Legione d’onore all’On. Rita LEVI MONTALCINI, Ambasciata di Francia a Roma. URL consultato il 30 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2011).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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