Svante Pääbo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Svante Pääbo

Svante Pääbo (Stoccolma, 20 aprile 1955) è un biologo svedese.

Cenni biografici[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Sune Bergström, vincitore del Premio Nobel per la medicina insieme a Bengt I. Samuelsson e John R. Vane nel 1982, e dell'estone Karin Pääbo, consegui il dottorato di ricerca in biologia all'Università di Uppsala nel 1986. Dal 1997 dirige il dipartimento di genetica del Max Planck Institute di Lipsia, in Germania.[1][2][3]

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Il dipartimento diretto da Pääbo pubblicò nell'agosto 2002 un importante studio sul gene del linguaggio FOXP2,[4], che si scoprì mancare o essere danneggiato in individui con disabilità linguistiche.

Pääbo è noto anche per essere uno dei fondatori della paleogenetica, una disciplina che sfrutta il metodo della genetica per studiare gli antichi esseri umani. Nel 2006 annunciò di avere in programma la ricostruzione dell'intero patrimonio genetico dell'uomo di Neanderthal. Nel 2007, Pääbo fu nominato dalla rivista TIME tra le 100 persone più influenti al mondo.[5]

Nel febbraio 2009, all'incontro annuale della American Association for the Advancement of Science (AAAS), fu annunciato che il Max Planck Institute aveva completato la prima versione del genoma dei Neanderthal. Oltre 3 miliardi di coppie di geni erano state selezionate in collaborazione con la 454 Life Sciences. Questo progetto, coordinato da Pääbo, dovrebbe gettare nuova luce sull'evoluzione del genere umano.

Nel marzo 2010, Pääbo e i suoi collaboratori pubblicarono un report sull'analisi del DNA ricavato da un osso trovato grotta di Denisova in Siberia; il risultato era che si trattava di una specie di Homo non ancora conosciuta, l'Homo di Denisova.[6]

Nel maggio 2010, Pääbo ed i suoi colleghi pubblicarono una sequenza sperimentale del genoma dei Neanderthal sulla rivista Science.[7], mediante il quale il biologo ed il suo team avevano concluso ipotizzando una parentela tra gli uomini di Neanderthal e gli Eurasiatici (ma non gli Africani).[8] La comunità scientifica dà via via sempre più credito a questa teoria,[9], nonostante lo scetticismo di una parte della comunità degli archeologi.[10]

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 ha ricevuto il premio Leibniz della Deutsche Forschungsgemeinschaft, che è la più alta onorificenza scientifica tedesca. Pääbo fu altresì eletto presso l'Accademia reale svedese delle scienze nel 2000. Nell'ottobre 2009 la Foundation for the Future annunciò l'assegnazione a Pääbo del premio Kistler per il suo lavoro sul DNA arcaico, iniziato nel 1984 su una mummia di 2400 anni fa.[11] Nel giugno 2010 la Federation of European Biochemical Societies gli conferì la Theodor Bücher Medal per i successi nell'ambito della biochimica e della biologia molecolare.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ PMID 18369454
  2. ^ PMID 12561700
  3. ^ Svante Paabo at the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. URL consultato il 27 luglio 2011.
  4. ^ PMID 12192408
  5. ^ PMID 17536326
  6. ^ PMID 20336068
  7. ^ PMID 20448178 .
  8. ^ Paul Rincon, Neanderthal genes 'survive in us', BBC, 6 maggio 2010. URL consultato il 7 maggio 2010.
  9. ^ Lalueza-Fox C & Gilbert MTP (2011). Paleogenomics of Archaic Hominins. Current Biology, 21 (24): R1002-R1009.
  10. ^ Nicholas Wade, Signs of Neanderthals Mating With Humans in The New York Times, 7 maggio 2010. URL consultato il 7 maggio 2010.
  11. ^ Foundation For the Future has selected Dr. Svante Pääbo as the 2009 winner of the Kistler Prize.. URL consultato il 27 luglio 2011.
  12. ^ FEBS MEDALS: The Theodor Bücher Lecture and Medal. URL consultato il 27 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 45305248 LCCN: n2011183980