Carlo Levi

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« Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli. »
(Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 1945)
Carlo Levi

Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902Roma, 4 gennaio 1975) è stato uno scrittore e pittore italiano, tra i più significativi narratori del Novecento.

sen. Carlo Levi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Torino
Data nascita 29 novembre 1902
Luogo morte Roma
Data morte 4 gennaio 1975
Professione scrittore, pittore
Partito Sinistra Indipendente-Comunisti
Legislatura IV, V
Gruppo Misto
Regione Lazio
Collegio Civitavecchia (IV Leg.), Velletri (V Leg.)
Pagina istituzionale

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce in un'agiata famiglia ebraica della borghesia torinese, il 29 novembre 1902. Fin da ragazzo dedica molto del suo tempo alla pittura, una forma d'arte che coltiverà con gran passione per tutta la vita raggiungendo anche importanti successi.

Dopo avere terminato gli studi secondari, si iscrive alla facoltà di medicina all'Università di Torino. Nel periodo degli studi universitari, per il tramite dello zio, l'onorevole Claudio Treves (figura di rilievo nel Partito socialista), conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, intorno alla quale gravita l'avanguardia pittorica torinese.

Levi, inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi e, più tardi, importante per la sua evoluzione pittorica, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan. Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi, dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei Fauves, di Amedeo Modigliani e di Chaïm Soutine, leggendovi un incitamento alla ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana[1]. Durante questo viaggio, scrive anche il primo articolo sulla sua pittura nella rivista L'Ordine Nuovo. Si laurea in medicina nello stesso anno e rimarrà alla Clinica Medica dell'Università di Torino come assistente fino al 1928, ma non eserciterà la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda amicizia e l'assidua frequentazione di Felice Casorati orientano la prima attività artistica del giovane Levi, con le opere pittoriche Ritratto del padre (1923) e il levigato nudo di Arcadia, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia del 1924. Dopo altri soggiorni a Parigi, dove aveva mantenuto uno studio, la sua pittura, influenzata dalla Scuola di Parigi, subisce un ulteriore cambiamento stilistico, proseguito poi con la conoscenza, tra il 1929 e il 1930, di Modigliani. Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla fine del 1928 prende parte al movimento pittorico cosiddetto dei sei pittori di Torino, insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Jessie Boswell, che lo porterà a esporre in diverse città in Italia e anche in Europa (Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
Levi, per una precisa posizione culturale coerente con le sue idee, considerava espressione di libertà la pittura, in contrapposizione non solo formale, ma anche sostanziale alla retorica dell'arte ufficiale, secondo lui sempre più sottomessa al conformismo del regime fascista e al modernismo ipocrita del movimento futurista.

Carlo Levi nel 1947 (foto di Carl Van Vechten)

Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934 Levi viene arrestato, e l'anno successivo, il 15 maggio 1935 su segnalazione dello scrittore Dino Segre[2] fu colpito da un secondo arresto, condannato al confino, nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano. Da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli (nel racconto, il paese viene chiamato Gagliano imitando la pronuncia locale). Tale romanzo nel 1979 verrà anche adattato per il cinema e la televisione da Gillo Pontecorvo e Francesco Rosi.

Nel 1936 il regime fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista etiopica, gli concede la grazia, e lo scrittore si trasferisce per alcuni anni in Francia, dove continua la sua attività politica. Rientrato in Italia, nel 1943 aderisce al Partito d'azione e dirige insieme ad altri Azionisti La Nazione del Popolo, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.

Nel 1945 Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti. In esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta". La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di pittore: ma la stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo soggiorno in Basilicata (sotto il fascismo chiamata Lucania), diventando più rigorosa ed essenziale e fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio, personale realismo.

Sempre nel 1945 Carlo Levi intrecciò una relazione amorosa che sarà trentennale con Linuccia Saba, l'unica figlia di Umberto.

Levi continuerà nel dopoguerra la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano Italia libera, partecipando a iniziative e inchieste politico-sociali sull'arretratezza del Mezzogiorno d'Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano La Stampa di Torino.

Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come la sua narrativa. Dopo Cristo si è fermato a Eboli, di grande interesse sono Le parole sono pietre, del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio Viareggio), Il futuro ha un cuore antico (1956), Tutto il miele è finito (1965), e L'orologio, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).

Nel 1963, per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del paese, e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti vertici del partito comunista, incomincia a svolgere politica attiva. Candidato a un seggio senatoriale, viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica (la prima volta nel collegio di Civitavecchia, nel secondo mandato nel collegio di Velletri) come indipendente del Partito comunista italiano.

Nel gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina. In stato temporaneo di cecità riuscirà a scrivere Quaderno a cancelli, che sarà pubblicato postumo nel 1979 senza la parte finale recentemente recuperata dallo studioso D. Sperduto, e a tracciare 146 disegni.

Muore a Roma il 4 gennaio 1975. La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti, lasciando il paese. In realtà Levi tornò più volte in terra di Basilicata nel secondo dopoguerra. Ne sono testimonianza le numerose foto custodite nella pinacoteca dedicatagli nel comune di Aliano che lo ritraggono nelle varie località della provincia di Matera assieme a suoi amici personali e assieme agli stessi personaggi protagonisti del libro.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Piastrella con l'autografo da Carlo Levi sul Muretto di Alassio

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 1945.
  • Paura della libertà, Torino, Einaudi, 1946.
  • Sceneggiatura de Il grido della terra, con Alessandro Fersen, Lewis F. Gittler e Giorgio Prosperi, 1949.
  • L'orologio, Torino, Einaudi, 1950.
  • Le parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia, Torino, Einaudi, 1955. Premio Viareggio.
  • Il futuro ha un cuore antico. Viaggio nell'Unione Sovietica, Torino, Einaudi, 1956.
  • La doppia notte dei tigli, Torino, Einaudi, 1959.
  • Un volto che ci somiglia. Ritratto dell'Italia, Torino Einaudi, 1960.
  • Tutto il miele è finito, Torino, Einaudi, 1964.
  • Coraggio dei miti. Scritti contemporanei. 1922-1974, Bari, De Donato, 1975.
  • Mezzogiorno, emigrazione, rinnovamento. Scritti e discorsi nel senato e nella Filef, Roma, Federazione Italiana Lavoratori emigrati e famiglia, 1975.
  • La soglia del deserto. Un inedito, in "Il calendario del popolo", A. 31, n. 363, gennaio 1975.
  • Quaderno a cancelli, Torino, Einaudi, 1979.
  • Bosco di Eva. Poesie inedite 1931-1972, Roma, Mancosu, 1993.
  • Le mille patrie. Uomini, fatti, paesi d'Italia, Roma, Donzelli, 2000. ISBN 88-7989-575-3.
  • Carlo Levi inedito: con 40 disegni della cecità, a cura di Donato Sperduto, Milazzo, Spes, 2002.
  • Roma fuggitiva. Una città e i suoi dintorni, Roma, Donzelli, 2002. ISBN 88-7989-695-4.
  • (EN) Fleeting Rome. In Search of La Dolce Vita, Chichester, West Sussex, England-Hoboken, NJ, J. Wiley, 2004. ISBN 9780470871836.
  • (EN) Fear of Freedom. With the Essay, "Fear of Painting", New York, Columbia University Press, 2008. ISBN 9780231139960.

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Opere nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nota biografica in Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 2010
  2. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 177
  3. ^ Guida d'Italia - Calabria: dal Pollino all'Aspromonte le spiagge dei due mari le città, i borghi arroccati, Milano, Touring Editore, 2003. ISBN 8836512569
  4. ^ Centro Carlo Levi: pubblicazioni
  5. ^ I colori di Lucania 61, metafora di un mondo
  6. ^ Lucania 61 di Carlo Levi
  7. ^ Carlo Levi :Il Nuotatore. URL consultato il 26 dicembre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Oltre la paura. Percorsi nella scrittura di Carlo Levi, a cura di Gigliola De Donato, Donzelli, Roma, 2008.
  • Intertestualità leviane, a cura di Silvana Ghiazza, Settore Editoriale e Redazionale (Università degli Studi di Bari), Bari, 2011.
  • Giovanni Russo, Carlo Levi segreto, Dalai editore, Milano, 2011.
  • Donato Sperduto, L'imitazione dell'eterno, Schena editore, Fasano, 1998.
  • Donato Sperduto, Maestri futili? Gabriele D'Annunzio, Carlo Levi, Cesare Pavese, Emanuele Severino, Aracne, Roma, 2009.
  • Donato Sperduto, Armonie lontane, Aracne, Roma, 2013.
  • David Ward, Carlo Levi, La Nuova Italia, Milano, 2002.
  • Michel Arouimi, Magies de Levi, Schena-Lanore, Fasano-Parigi, 2006.
  • Giancarlo Pauletto (a cura di), Carlo Levi 1935-1936: Figure prima della storia, Comune di Pordenone Editore, Pordenone, 2006.
  • Dalia Abdullah, "Pittura e letteratura: Il bilinguismo di Carlo Levi", in "Riscontri. Rivista trimestrale di cultura e di attualità", XXXIV(2012),3-4,pp. 9–54.
  • Oltre il buio. Scritti per Carlo Levi, a cura di P. L. Berto, Ensemble, Roma, 2013.
  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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