Claudio Treves

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Claudio Treves
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Torino
Data nascita 24 marzo 1869
Luogo morte Parigi
Data morte 11 giugno 1933
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato, pubblicista-giornalista
Legislatura XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII
Collegio Milano VI
Pagina istituzionale

Claudio Treves (Torino, 24 marzo 1869Parigi, 11 giugno 1933) è stato un politico, giornalista e antifascista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Claudio Treves nacque a Torino in una famiglia ebraica di origini piemontesi. Studente all'Università di Torino, si avvicina dapprima al Partito Radicale Storico per poi iscriversi al Partito dei Lavoratori Italiani nel 1892, anno in cui consegue la laurea in giurisprudenza.

Membro della direzione piemontese del partito che nel congresso di Reggio Emilia del 1893 era diventato Partito Socialista dei Lavoratori Italiani viene condannato a due mesi di confino nel 1894. Per alcuni anni viaggia, come corrispondente dell'Avanti!, fra diverse città europee: tra il 1894 e il 1896 è a Berlino, nel 1897 visita la Svizzera, l'Olanda, il Belgio, ed infine, nel 1898, a Parigi.

Rientrato in Italia collabora alla periodico Critica Sociale ed a molte riviste di area socialista, per poi dirigere Il Tempo di Milano dal 1902 al 1910, anno in cui diventa direttore dell'Avanti!, una posizione che manterrà fino al 1912.

Il 10 gennaio 1907 si sposa con la veneziana Olga Levi, di ricchissima famiglia ebrea.

Nel marzo 1915, dopo una lunga serie di reciproci articoli durissimi, giunti all'insulto personale, nonostante lo Statuto del Partito Socialista lo vietasse, Treves sfidò a duello Benito Mussolini. La sfida venne accolta e il duello si svolse alla Bicocca di Niguarda, nel pomeriggio del 29 marzo 1915. Fu un combattimento alla sciabola violentissimo, durato 25 minuti suddivisi in otto assalti consecutivi, nei quali i duellanti infersero, l'un l'altro, varie ferite e contusioni. Al termine dell'ottavo assalto, su consiglio dei medici, i padrini decisero di porre termine allo scontro, comunque constatando l'univoco rifiuto dei duellanti alla riconciliazione. Pur restando ferito all'avambraccio, alla fronte e all'ascella, Treves riuscì a colpire all'orecchio il futuro Duce, che era uscito indenne da sei precedenti duelli.[1][2]

Strettamente legato a Filippo Turati e alle posizioni riformiste diventa deputato nel 1906, aderendo negli anni venti al PSU di Turati e Matteotti, divenendo direttore dell'organo ufficiale del partito, il quotidiano La Giustizia, poi messo al bando dal regime fascista nel 1925.

Nel 1926, col regime fascista ormai consolidato, Treves prese la via dell'esilio, valicando il confine svizzero, in compagnia dell'amico Giuseppe Saragat, nella notte tra il 19 e il 20 novembre. Dalla Svizzera raggiunse la Francia, dove partecipò attivamente alle iniziative degli antifascisti, anche dirigendo il quindicinale Rinascita Socialista (organo del PSLI) e, dal 1º maggio 1927, il settimanale La Libertà, organo della Concentrazione Antifascista.

Nel 1930 sosterrà la riunificazione fra PSLI e PSI e parteciperà nello stesso anno al congresso del Labour Party britannico. Nel giugno 1931 sarà al congresso internazionale sindacale di Madrid e nel luglio prenderà parte ai lavori --dell'assemblea dell'Internazionale Socialista a Vienna.

Muore a Parigi la notte dell'11 giugno 1933, in un modesto albergo del quartiere latino, poche ore dopo aver commemorato la morte dell'amico Matteotti, alla sezione socialista della capitale francese. Le sue ceneri torneranno in Italia nel 1948. Anche i suoi figli Paolo, Piero e la sorella Annetta furono militanti socialisti riformisti. La sorella era madre di Carlo Levi.

Il ruolo svolto nella prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Quando, nel 1914, la prima guerra mondiale era già scoppiata e in Italia si dibatteva circa la possibilità di un intervento armato, Claudio Treves si era distinto per avere più volte sostenuto la necessità, da parte dell'Italia di mantenere un atteggiamento neutrale. Una volta che il conflitto investì anche l'Italia, egli continuò a essere portavoce di una politica pacifista in linea con l'internazionalismo socialista, a tal punto che tra i soldati si diffuse, ispirato dagli orientamenti di Treves, lo slogan: "non più un inverno in trincea". Tuttavia, in seguito alla disfatta di Caporetto, avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1917, mise da parte, almeno per il momento, le sue posizioni ideologiche, ritenendole inconciliabili con la situazione del fronte. Unì pertanto la sua voce a quelle del governo e della classe dominante, che invitavano gli italiani alla compattezza in nome della difesa dell'indipendenza nazionale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Piero Treves, Ma perché quel giorno non infilzò Mussolini?, La Stampa, 30 giugno 1992, pag.19
  2. ^ Nel fascicolo "Corrispondenza, b. 1, fascc. 17, fotografie 1 (1895-1933)" del fondo "Treves" conservato presso la Fondazione di studi storici "Filippo Turati", è presente una ricca corrispondenza sull'episodio.

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