Sciabola

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Sciabola da ufficiale di marina francese del XIX secolo.
Szable ungaro-polacche.
Briquet, tipica sciabola da fante delle Guerre napoleoniche.
Sciabola d'abbordaggio della marina francese - XIX secolo.
Generale degli ussari britannici con kilij ottomano - 1812.
Sciabola della guardia marina francese durante il Primo Impero francese.
Sciabola da ufficiale dell'Esercito italiano.
Sciabola da ufficiale dell'Esercito italiano.

La sciabola (da szabla, lingua polacca) è un'arma bianca manesca del tipo spada destinata ai reparti di cavalleria, con lama monofilare curva, affilata sul lato convesso, di lunghezza variabile a seconda del paese di provenienza, e guardia molto pronunciata, atta a coprire tutta la mano. Era normalmente portata in un fodero a due punti di sospensione appeso ad una apposita fascia ma alcuni esemplari venivano portati fissi sulla sella: tale fu il caso della szabla in uso agli Ussari alati di Polonia, vero e proprio archetipo della sciabola moderna, e di altre tipologie più recenti come la Sciabola Patton dell'esercito degli Stati Uniti (entrata in servizio nel 1913).

Il vocabolo "sciabola", in lingua italiana come in altre lingue, finì però per indicare anche altre forme di arma bianca del tipo spada in uso alla cavalleria pesante dell'Europa pre-Industriale, come la squadrona dei corazzieri, o di fanteria, come il coltellaccio d'abbordaggio della marina militare europea del XVIII secolo. A partire dal XIX secolo, la sciabola divenne attributo precipuo per gli ufficiali e tale è ancora il suo utilizzo in ambito militare contemporaneo.

Dalla sciabola originò uno dei tre stili fondamentali della scherma moderna, la sciabola.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

La diffusione negli eserciti dell'Europa Orientale, fondamentalmente il Granducato di Moscovia ed il Regno d'Ungheria, ivi compresi i voivodati (principati) di Moldavia, Valacchia e Transilvania, di spade a lama ricurva simili alla scimitarra orientale si dovette ai contatti con i Tartari prima (XIV secolo) e con gli Ottomani poi (XV secolo). Solo nel XVI secolo però le lama ricurve iniziarono a diffondersi anche nelle terre del vecchio Regno di Polonia e del Granducato di Lituania, sostituendo la spada a lama diritta in uso presso le forze di cavalleria. La prima forma di spada occidentale da cavalleria a lama ricurva fu la szabla, diffusasi tra le truppe di cavalleria della Confederazione Polacco-Lituana durante il regno di Stefan Batory (1576-1586), già voivoda di Transilvania.

Nella quasi totalità dei paesi dell'Europa Occidentale, la parola "sciabola" (sabre in inglese e francese, säbel in tedesco, sable in spagnolo etc.) deriva appunto dal vocabolo polacco szabla.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

A partire dal XVIII secolo, la sciabola andò incontro ad un incredibile successo, sia pratico che etimologico:

  • La parola "sciabola" iniziò infatti ad indicare qualsiasi forma di spada in uso ai corpi di cavalleria, come la pałasz polacca, in tutto e per tutto un costoliere da cavalleria a lama diritta, e la shashka, sorta di ibrido tra un costoliere ed una scimitarra, divenuta arma d'ordinanza della cavalleria russa nella seconda metà dell'Ottocento;
  • Sciabole iniziarono ad essere definite anche quelle spade da fante o da marinaio, sviluppatesi dal modello del falcione tardo-medievale, che pur mantenendo le caratteristiche tecniche della spada da fanteria (bilanciamento fissato al punto d'incontro tra la lama e l'elsa) copiavano la linea curva della scimitarra orientale: es. Sciabola d'abbordaggio.

Nel corso del XIX secolo i continui contatti tra gli europei ed i territori africani ed asiatici gravitanti intorno al decandente Impero ottomano (v. Imperialismo) intensificarono il processo di "orientalizzazione" delle spade da cavalleria occidentali. Le sciabole di tutti i corpi di cavalleria presero a modello la curvatura del kilij turco, la scimitarra per eccellenza, pur mantenendosi fedeli all'originario modello della szabla per quanto concerne il rapporto di larghezza tra lo scarico della lama ed il falso-taglio in prossimità della punta. La sciabola occidentale mantenne quindi sempre una lama più lunga, più appuntita e meno curva rispetto alla scimitarra orientale.

La campagna d'Egitto di Napoleone (1802) consegnò agli occidentali un gran quantitativo di scimitarre (in questo caso preziose sciabole mamelucche) che colpirono, per la loro eleganza e funzionalità, gli ufficiali europei. Entro il 1803, la sciabola era ormai arma d'ordinanza tra gli ufficiali francesi ed inglesi, si trattasse o meno di ufficiali di cavalleria. La conquista di Tripoli (1805), durante la Prima guerra barbaresca, diffuse del pari la moda della sciabola anche tra gli ufficiali dell'esercito degli Stati Uniti d'America.

« SCIABLA, e SCIABOLA, s.f. In franc. Sabre. Sorta di spada grossa e pesante, col taglio da una parte sola, lunga e alquanto ricurva, la quale si porta al fianco sinistro appesa ad un cinturino da tutta la cavalleria leggera, e sostenuta da un budriere dai soldati scelti d'infanteria; ma questa è meno lunga, e meno ricurva dell'altra. L'origine della voce è dal teutonico Saebel e Sabel»
(Grassi, Giuseppe (1833), Dizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria, v. III-IV, p. 55.)

Entro la fine dell'Ottocento le armi bianche classiche avevano definitivamente abbandonato la panoplia del soldato di fanteria europeo, sostituite dall'onnipresente baionetta. Le sciabole, in uso alle truppe di cavalleria ed ai soli ufficiali nella fanteria, mantennero invece inalterato il loro uso campale sino a che non fu il soldato a cavallo medesimo a perdere ogni funzionalità pratica sui campi di battaglia europei, tra la Prima e la seconda guerra mondiale.

Tra il XIX ed il XX secolo, la sciabola si diffuse anche tra i ranghi della polizia a cavallo di diversi paesi occidentali e tra quella appiedata in una versione più corta detta anche daga, salvo poi cadere in disuso per motivazioni pratico-umanitarie ed essere sostituita dal manganello.

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Allo stato attuale, la sciabola è una mera arma di rappresentanza portata in particolari occasioni esclusivamente da ufficiali e sottufficiali delle forze armate italiane, con l'eccezione, per quanto riguarda la truppa, e sempre se in servizio di rappresentanza o durante le cerimonie ufficiali, di Carabinieri, Finanzieri, Cavalleggeri e degli appartenenti al Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire"[1].

Accessori della sciabola sono la dragona e il pendaglio, che serve a portarla e che viene agganciato a due anelli posti sul suo fodero e ad uno speciale passante della cintura o del cinturone, a seconda del tipo di uniforme indossata.

Forze armate italiane[modifica | modifica sorgente]

Le sciabole in dotazione all'Esercito italiano, ai Carabinieri ed alla Guardia di Finanza vedono una differenza nella coccia, a seconda che appartengano ad un ufficiale (coccia formata da tre elementi) o ad un sottufficiale (formata da due elementi), e nella forma della lama a seconda dell'arma o del corpo d'appartenenza[2].

Le sciabole in dotazione agli ufficiali della Marina militare presentano un pomolo a forma di testa di leone, la guardia piena e variamente decorata (e sono entrambi dorati), quelle degli ufficiali dell'Aeronautica militare si distinguono invece per il pomolo a forma di testa d'aquila e la guardia decorata a ricordarne l'ala (e sono del pari dorati), i foderi d'entrambe sono poi in pelle nera con decorazioni dorate ai passanti in stile con i motivi tipici delle due forze armate (ancore ed aquile). In entrambe le forze armate la sciabola dei sottufficiali si distingue per assenza di decorazioni.

Anche dragona e pendaglio sono distinte, per ufficiali generali, ufficiali superiori, ufficiali subalterni e sottufficiali, in base a colori e particolari che variano a seconda della forza armata. Nell'Esercito Italiano, per esempio, il pendaglio per sottufficiali è azzurro con una striscia dorata al centro, a richiamare a colori invertiti il nastro del berretto rigido, mentre quello per ufficiali è color oro e quello per generali color argento; al pendaglio vengono poi applicati tanti passanti quanti quelli sul nastro del berretto rigido, a richiamo del grado. Per gli ufficiali generali, inoltre, l'impugnatura passa da nera a bianca[3].

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

La sciabola ha:

  • Lama monofilare ricurva, affilata sul lato convesso. L'angolo di curvatura è sempre inferiore a quello della scimitarra e manca il contro-taglio in prossimità della punta;
  • Impugnatura ad una mano priva di pomolo, con guardia a bracci mai molto pronunciati, sviluppanti un para-mano o tramite coccia, integra o traforata, o tramite archetto;
  • A partire dal XIX secolo, il fodero interamente in metallo assicurato ad una dragona da portarsi trasversalmente al petto.

Tipi di sciabole[modifica | modifica sorgente]

  • Karabela - variante più corta della Szabla;
  • Katana - sciabola giapponese da fante;
  • Leppa - corta sciabola (50-60 cm) della Sardegna con impugnatura in corno o in legno rivestito di lamine di ottone; faceva parte del costume sardo e veniva portata infilandola entro la cintura. Reca sovente scritte come "Vincere o morire".
  • Palà - pesante sciabola persiana;
  • Pałasz - pesante sciabola a lama diritta diffusa nell'Europa Orientale, poi sostituita dalla shashka;
  • Sciabola d'abbordaggio;
  • Shashka - pesante sciabola caucasica con lama solo leggermente curva;
  • Szabla - sciabola ungaro-polacco a lama lunga (85 cm) e larga che funse da archetipo per lo sviluppo delle sciabole europee a lama ricurva;
  • Tachi - sciabola giapponese;
  • Wakizashi - corta sciabola giapponese da fante.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo stesso vale per gli agenti di polizia e delle polizie municipali.
  2. ^ La Lama è quasi dritta per cavalleria, artiglieria a cavallo, carabinieri e guardia di finanza (quella attualmente in dotazione è ispirata al mod.1873); leggermente incurvata per fanteria, artiglieria e genio (ispirata al mod.1888), con una curva molto pronunciata quella dei bersaglieri che tra l'altro si distingue, per gli ufficiali, dal pomolo a testa di leone e la guardia in ottone dorato (ispirata al mod.1850) Gianrodolfo Rotasso, L’armamento individuale dagli eserciti preunitari all’esercito italiano della Repubblica, in Quaderni di Oplologia,1995, n°1, p. 44
  3. ^ Così per gli ufficiali generali di tutte le Forze armate italiane e per gli ammiragli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Boeheim, Wendelin (1890), Handbuch der Waffenkunde. Das Waffenwesen in seiner historischen Entwicklung vom Beginn des Mittelalters bis zum Ende des 18 Jahrhunders, Leipzig.
  • Burton, Richard (1884), The Book of the Sword, Londra, Chatto & Windus [1].
  • Grassi, Giuseppe (1833), Dizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria.
  • Kwaśniewicz, W. (2003), Leksykon broni białej i miotającej, Varsavia, ISBN 83-11-09617-1.
  • Kwaśniewicz, W. (1999), Dzieje szabli w Polsce, Varsavia, ISBN 83-11-08894-2.
  • Nadolski, Andrzej (1974), Polska broń. Biała broń, Varsavia.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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