Esercito Italiano

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Esercito Italiano
Stemma dell'Esercito Italiano
Descrizione generale
Attiva 4 maggio 1861 - oggi
Nazione Italia Italia
Alleanza NATO NATO
Tipo Esercito
Dimensione 105.062 unità
Stato Maggiore dell'Esercito Via XX settembre, 123/A
Roma
Patrono Distinto per ogni specialità
Motto Salus rei publicae suprema lex esto
"Sia la salvezza della Repubblica la legge suprema"
Marcia 4 maggio
Battaglie/guerre Terza guerra d'Indipendenza
Presa di Roma
Guerra d'Abissinia
Rivolta dei Boxer
Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Crisi di Corfù
Guerra d'Etiopia
Guerra civile spagnola
Occupazione dell'Albania
Seconda guerra mondiale
Guerra del Golfo
ISAF
Missioni di peacekeeping UNITAF
Operazione Antica Babilonia
EUMM
Anniversari 4 novembre
Decorazioni Vedi qui
Parte di
Reparti dipendenti
Comandanti
Capo di stato maggiore dell'Esercito Gen. di corpo d'armata Claudio Graziano
Simboli
Logo esteso Logo Esercito Italiano - esteso.svg

Dati tratti dal sito web dell'EI

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

L'Esercito Italiano (EI) è la componente principale e più antica delle quattro forze armate italiane, delle quali fa parte assieme alla Marina Militare, all'Aeronautica Militare e all'Arma dei Carabinieri[1], tutte dipendenti dal capo di stato maggiore della difesa ed inserite nel Ministero della Difesa.

L'Esercito Italiano nacque come Regio Esercito nel 1861 in occasione dell'unità d'Italia, assumendo la denominazione attuale dopo la Nascita della Repubblica Italiana avvenuta nel 1946. Terminata la fase di transizione del secondo dopoguerra, periodo durante il quale alcune unità erano ancora sotto il controllo Alleato, l'ingresso dell'Italia nella NATO comportò per l'Esercito una riorganizzazione e un ammodernamento in funzione di contrasto a un'eventuale azione militare da parte delle forze del Patto di Varsavia. I mutevoli scenari a livello internazionale hanno fatto sì che l'Esercito Italiano partecipasse inoltre a varie missioni di pace sotto egida ONU o NATO, quale ad esempio la missione Ibis in Somalia cominciata nel 1992 nell'ambito della missione UNITAF o l'UNMIBH in Bosnia ed Erzegovina, durata dal 1995 al 2002.

Il nuovo millennio ha visto l'Esercito Italiano perdere la specialità dei carabinieri, elevati a forza armata indipendente e, nel 2005, la sospensione del servizio militare obbligatorio, che per anni ne aveva costituito l'ossatura fondamentale, e il conseguente passaggio da esercito di leva a esercito composto da professionisti, processo che è stato accompagnato da una progressiva riduzione di effettivi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal Regio Esercito alla Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regio Esercito.
Il maggiore Giacomo Pagliari, comandante del 34º Bersaglieri, colpito a morte durante la presa di Porta Pia

Nel 1861, anno dell'unità d'Italia, nacque il Regio Esercito italiano, il nome che assunse per decreto l'Armata Sarda unificata con molti altri eserciti operativi prima dell'unità d'Italia; questo avvenne il 4 maggio 1861, con decreto (nota n. 76 del 4 maggio 1861) firmato dal ministro della guerra Manfredo Fanti.[2]

Da allora il Regio Esercito ha partecipato alla terza guerra di indipendenza, alle campagne coloniali, alla prima e alla seconda guerra mondiale, prima dalla parte dell'Asse e dopo l'8 settembre 1943 dalla parte degli Alleati.

L'esercito repubblicano nacque dopo la proclamazione della Repubblica il 2 giugno 1946. La sua base consisteva nel Corpo Italiano di Liberazione, che aveva partecipato alla campagna d'Italia al fianco della forze Alleate contribuendo alla liberazione del territorio nazionale. Dopo la cessazione delle ostilità la Missione Militare Alleata il 14 novembre 1945 stabilì le norme alle quali il nuovo esercito, detto "di transizione", doveva attenersi.[3] La struttura doveva rimanere quella stabilita fino alla firma del trattato di pace. I cinque Gruppi di Combattimento che erano stati costituiti via via che le forze Alleate avanzavano divennero altrettante divisioni binarie, cioè formate da due reggimenti (solo di fanteria):[3] Divisione di fanteria "Friuli", "Cremona", "Legnano", "Folgore" e "Mantova".

A queste si aggiungevano tre divisioni di sicurezza interna, la "Aosta", la "Reggio (originariamente "Sabauda") e la "Calabria" cui si aggiungevano altri dieci reggimenti di cui tre alpini, portando la forza complessiva di quelle che venivano denominate "forze mobili e locali" a 90 000 uomini.[3]

Altre componenti dell'esercito di transizione erano l'Organizzazione Centrale e undici comandi militari territoriali che dovevano sostituire le funzioni dei preesistenti comandi di corpo d'armata in tempo di pace, per complessivi 9.000 uomini; l'amministrazione, comprendente le unità dei servizi con altri 31.000 uomini; la componente detta "Addestramento e complementi" che raggruppava il Centro Addestramento Complementi di Cesano e le scuole militari, per complessivi 10.000 uomini, che portavano il totale a 140.000 uomini.[3] Alcuni reparti, consistenti in una divisione, sei raggruppamenti e due gruppi di battaglioni (equivalenti a reggimenti) rimanevano ancora sotto il comando Alleato.[3]

L'organizzazione addestrativa di base era affidata ai comandi militari territoriali, attraverso i Centri Addestramento Reclute (CAR), con un organico a livello di reggimento, mentre l'addestramento avanzato veniva svolto dalle scuole militari. Inoltre ai comandi territoriali veniva assegnato un reggimento operativo in modo da garantire una presenza diffusa sul territorio, tranne in Sicilia nella quale i compiti di vigilanza vennero assegnati a due divisioni di sicurezza,[3] visti i problemi legati alle tendenze separatiste dell'isola.

Nel 1946 le tre divisioni per la sicurezza interna vennero trasformate in unità operative, con l'aggiunta di un gruppo di artiglieria ed un gruppo squadroni di cavalleria blindata (con cingolette CV35) della ricostituita arma di Cavalleria, e questa fu la struttura definitiva dell'Esercito di Transizione alla firma del trattato di Parigi nel 1947.[3]

Gli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Un carro M47 Patton esposto al museo dei carristi situato in Roma-Cecchignola

Dopo la fase di transizione, con l'accettazione dell'Italia nella NATO, le forze armate vengono rinforzate e riarmate, con un consistente concorso degli Stati Uniti d'America in termini di mezzi; la dottrina di impiego e l'addestramento vengono uniformati agli standard dell'alleanza, e vengono tenute regolarmente esercitazioni congiunte. La consistenza dei reparti operativi cresce fino a raggiungere dieci divisioni di fanteria e tre corazzate ("Ariete", "Centauro" e "Pozzuolo del Friuli") cui si aggiungevano cinque brigate alpine.[4] Nel 1954 la struttura di comando fu organizzata su due armate e cinque corpi d'armata, cui si aggiungeva il "Corpo per la sicurezza della Somalia", paese affidato all'Italia per mandato fiduciario dalle Nazioni Unite fino al 1956; di conseguenza, il corpo venne sciolto nello stesso anno.[4]

Con il concretizzarsi della minaccia di invasione da parte del Patto di Varsavia viene definita dalla NATO la dottrina di difesa avanzata, che in Italia portò alla denominazione della "soglia di Gorizia" come linea di difesa alla quale doveva essere idealmente fermata l'eventuale invasione e al miglioramento ed estensione del Vallo Alpino, sistema di fortificazioni inizialmente concepito sotto il fascismo per contrastare una minaccia proveniente dalla Germania e successivamente ripristinato dall'inizio degli anni cinquanta fino al 1992, sotto il presidio di reparti appositamente dedicati allo scopo: Alpini d'Arresto e Fanti d'Arresto.[5] Nacque la III Brigata missili che, dotata di missili "Honest John" prima (trentadue lanciatori[6]) e "Lance" poi, acquisì la capacità di lancio di testate tattiche nucleari.

Bandiera della NATO

Gli anni ottanta-novanta e le missioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio degli anni ottanta l'esercito ha affrontato, dal 1980 al 1982, la sua prima missione armata (cioè non limitata alla sola presenza di osservatori) all'estero, la Missione Italcon, durante la guerra in libano come forza di pace. Durante la missione, effettuata congiuntamente con forze di altri paesi NATO tra i quali Stati Uniti e Francia, il contingente ha guadagnato la fiducia delle parti contrapposte, riuscendo a non essere vittima di disastrosi attacchi che invece colpirono le altre forze multinazionali e perdendo alla fine un solo uomo a causa dell'esplosione di una mina.[7]

La caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del Patto di Varsavia diedero una nuova dimensione alle forze armate italiane, non più in funzione esclusivamente difensiva ma anche e soprattutto in supporto alle iniziative di peacekeeping (come viene denominata internazionalmente una operazione di mantenimento della pace). L'esercito venne infatti schierato nella missione ONU in Namibia (UNTAG, 1989-1990), in Albania e Kurdistan nel 1991, e in Somalia con l'operazione IBIS dal 1992 al 1994, operando nell'ambito dell'UNITAF,una delle operazioni più complesse in teatro estero dalla fine della seconda guerra mondiale. Il contingente italiano nello svolgere il suo lavoro, sul campo somalo subì un'imboscata che causò la morte di alcuni soldati (battaglia del pastificio). Seguirono la missione ONU in Mozambico (1993-1995, ONUMOZ) e quelle in Bosnia ed Erzegovina (1995-2002, UNMIBH), Timor Est (1999-2000, UNAMET) e Kosovo (1999, UNMIK).[8]

Il duemila e il passaggio all'esercito professionista[modifica | modifica wikitesto]

Un reparto di alpini in addestramento nel 2007

A partire dagli anni novanta del XX secolo l'esercito italiano cominciò ad attraversare una serie di trasformazioni come l'istituzione del ruolo dei volontari in ferma breve (VFB) prima[9] e dei volontari in ferma annuale (VFA) poi.[10]

Nel 2000 si ebbe poi la separazione funzionale dell'Arma dei Carabinieri dall'esercito, venendo ad essere forza armata autonoma[11], cessando di essere una specialità dell'esercito, pur mantenendo temporaneamente la tradizionale provenienza del suo generale comandante dalle fila dell'Esercito, cioè dal personale proveniente dai corsi normali dell'Accademia militare di Modena.

Con la sospensione delle chiamata al servizio militare in Italia.[12] venne avviata un notevole fase di ristrutturazione e ottimizzazione delle risorse soprattutto umane (la forza operativa passa in pochi anni da oltre 230.000 a circa 102.000) ne è discesa una concezione delle Forze armate e una razionalizzazione del loro impiego completamente nuove e molto più agili.[13]

Personale[modifica | modifica wikitesto]

Al 2013 l'esercito contava 105.062 unità, dotazione inferiore rispetto all'Arma dei Carabinieri che conta 118.716, in particolare:[14]

Personale dell'Esercito Italiano per il 2013
Categorie totale Ruoli
Ufficiali 12.451
Sottufficiali 25.528
Graduati*

Truppa

35.889

30.282

Allievi 912
Totale 105.062

Gradi e qualifiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi gradi e qualifiche dell'Esercito Italiano e distintivi di grado e di qualifica italiani.
Le mostreggiature dell'Esercito

La gerarchia militare italiana è disciplinata dal d.lgs. 15 marzo 2010, in particolare sono previsti:[15]

Ufficiali generali
Ufficiali superiori
Ufficiali inferiori
Sottufficiali
Sergenti
Graduati
Truppa (personale con contratto a termine)

Struttura e organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Quadri dirigenziali[modifica | modifica wikitesto]

Parte di un reggimento schierato durante il giuramento

Lo Stato maggiore dell'Esercito (SME), con sede a Roma, è l'organismo deputato alla definizione delle politiche di Forza Armata ed è la struttura al vertice del comando dell'Esercito Italiano.[16]Per l'attività di comando e controllo sulle unità dell'Esercito, il capo di stato maggiore dell'Esercito italiano,[17] si avvale di cinque alti comandi[18] retti da cinque generali di corpo d'armata e da un Ispettorato diretto da un tenente generale. Questi sei enti assieme allo SME formano nel loro insieme le cosiddette aree di vertice:[19]

Aree di vertice
Reparto Sede Unità dipendenti
Sme scud.jpg Stato maggiore dell'Esercito Roma,
    1. Comando Forze Speciali dell'Esercito (Pisa)
  1. Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell'Esercito (Foligno)
  2. Centro sportivo olimpico dell'Esercito
  3. Organizzazione penitenziaria militare (Santa Maria Capua Vetere)
  4. Raggruppamento logistico centrale (Roma)
CoA mil ITA cdo Comfoter.jpg Comando delle forze operative terrestri Verona,
Comter rmce scud.jpg Comando militare della Capitale Roma,
Com log.jpg Comando logistico dell'Esercito Roma,
  • Stato maggiore
  • Dipartimento di amministrazione e commissariato (Roma)
  • Dipartimento dei trasporti e materiali
  • Dipartimento tecnico
  • Dipartimento di sanità
  • Dipartimento di veterinaria
  • Polo di mantenimento dei mezzi di telecomunicazione elettronici e optoelettronici (Roma)
  • Polo di mantenimento pesante nord (Piacenza)
Comando per la formazione, specializzazione e dottrina dell'Esercito Roma,
Ispettorato infrastrutture.jpg Ispettorato delle infrastrutture Roma,
  • Comando infrastrutture nord (Padova)
  • Comando infrastrutture centro (Firenze)
  • Comando infrastrutture sud (Napoli)
  • Reparto operativo del genio infrastrutturale (Roma)

Le Forze operative terrestri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organigramma dell'Esercito Italiano.

Reparti sotto organico del COMFOTER :[20]

COMFOTER (Verona)
Reparto Sede Unità dipendenti
Brigata Paracadutisti "Folgore" Livorno
Divisione Friuli Firenze
Stemma Comando Truppe Alpine Comando truppe alpine Bolzano
Stemma COMFOD2 2°FOD San Giorgio a Cremano
Stemma COTIE Comando trasmissioni ed informazioni dell'Esercito Anzio
Stemma Aves Comando aviazione dell'Esercito Viterbo
Stemma NRDC-IT NATO Rapid Deployable Corp - Italy Solbiate Olona
Comando artiglieria Bracciano
Comando artiglieria controaerei Sabaudia
Comando genio Roma

COMALP[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma del Comando truppe alpine


COMALP.svg

Il "Comando truppe alpine" o COMALP (o anche T.A.) è dislocato nella città di Bolzano ed inquadra le Brigate alpine, il Centro addestramento alpini ed i reparti di supporto. Erede del 4º Corpo d'armata alpino, oggi è costituito dai seguenti reparti:[33]

Stemma Comando Truppe Alpine Comando truppe alpine (Bolzano)
Reparto Sede Unità dipendenti
Stemma Divisione Tridentina Comando divisione alpina "Tridentina" Bolzano Comando senza unità assegnate
Stemma Brigata Taurinense Brigata alpina "Taurinense" Torino
Stemma Brigata Julia.jpg Brigata alpina "Julia" Udine
Stemma Centro di Addestramento Alpino Centro addestramento alpino Aosta
Stemma 4º Reggimento Alpini 4º Reggimento alpini paracadutisti

passaggio alle dipendenze del COMFOSE

Verona[34]

Divisione Friuli[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma del disciolto 1° FOD


COMFOD 1.svg

La Divisione Friuli, erede del 1° FOD ed ancora prima del 5º Corpo d'armata, è costituita dai seguenti reparti:

Reparto Sede Unità dipendenti
Reparto comando e supporto logistico "Mantova" Firenze Compagnia comando servizio logistico
Coat of Arms of the Ariete Brigade Brigata Cavalleria Corazzata "Ariete" Pordenone
Stemma Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli" Brigata Aeromobile "Pozzuolo del Friuli"

(contributo EI alla Forza di Proiezione dal mare)

Bologna
Stemma Brigata Sassari Brigata Fanteria Leggera "Sassari" Sassari

COMFOD 2[modifica | modifica wikitesto]

Il "2º Comando delle forze di difesa" o COMFOD 2 (o anche 2º FOD) è dislocato nella città di San Giorgio a Cremano (provincia di Napoli). Esso verrà probabilmente soppresso nel corso del 2014 ed i reparti passeranno alle dipendenze della Divisione "Acqui".

COMFOD 2 inquadra le seguenti unità:[35]

Stemma COMFOD2 2º Comando delle forze di difesa (San Giorgio a Cremano)
Reparto Sede Unità dipendenti
Stemma Divisione Acqui Divisione "Acqui"

Comando proiettabile senza unità assegnate in tempo di pace

(San Giorgio a Cremano)

Stemma Brigata Granatieri di Sardegna Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" scioglimento entro il 2016. Roma
Stemma Brigata Aosta Brigata Fanteria Blindata "Aosta" Messina
Stemma Brigata Pinerolo Brigata Fanteria Blindata "Pinerolo" Bari
Stemma Brigata Garibaldi Brigata Bersaglieri "Garibaldi" Caserta

CoTIE[modifica | modifica wikitesto]

Al "Comando trasmissioni ed informazioni dell'Esercito", anche detto "CoTIE", sono affidati il controllo e la gestione delle comunicazioni della Forza armata. Ha sede nella città di Anzio (Roma) e si articola nelle seguenti unità:[40]

Stemma COTIE Comando trasmissioni ed informazioni dell'Esercito (Anzio)
Reparto Sede Unità dipendenti
Stemma Brigata Trasmissioni Brigata trasmissioni Anzio
Dist c4.gif Brigata RISTA - EW Anzio
CoA mil ITA scuola trasmissioni.png Scuola delle trasmissioni e informatica Roma
Reparti ausiliari
  • Reparto tecnico elettronico (Anzio)
  • Reparto sviluppo ed integrazione sistemi C4 (Treviso)

NRDC-ITA[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo d'armata di reazione rapida/NATO Rapid Deployable Corps - Italy (NRDC-ITA) si trova nella città di Solbiate Olona (provincia di Varese). È costituito da un comando alimentato con personale multinazionale e da una Brigata di supporto che inquadra solamente soldati italiani.

Stemma COTIE NATO Rapid Deployable Corps - Italy (Solbiate Olona)
Reparto Sede Unità dipendenti
Brigata di supporto al NATO Rapid Deployable Corps - Italy Solbiate Olona
  • 1º Reggimento trasmissioni (Milano)
  • 1º Reggimento Trasporti (Bellinzago Novarese)
  • Reggimento di supporto tattico e logistico (Solbiate Olona)

Aviazione dell'Esercito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aviazione dell'Esercito.

Il "Comando aviazione dell'Esercito" (AVES) si trova nella città di Viterbo. Comprende sia reparti operativi che di supporto.[41]

Comando aviazione dell'Esercito
Reparto Sede Unità dipendenti
Centro addestrativo aviazione dell'Esercito Viterbo
  • 1º Gruppo squadroni "Auriga" (Viterbo)
  • 2º Gruppo squadroni "Sestante" di (Viterbo)
  • 21º Gruppo squadroni "Orsa Maggiore" (Elmas)
Brigata AVES Viterbo
Comando Sostegno AVES

Altre unità[modifica | modifica wikitesto]

COMFORDOT[modifica | modifica wikitesto]

Il Comando per la formazione, specializzazione e dottrina dell'Esercito si trova alla città militare della Cecchignola a Roma. Il nuovo comando è così configurato:[42]

Comando per la formazione, specializzazione e dottrina dell'Esercito (Roma)
Reparto Sede Unità dipendenti
Applicazione.jpg Comando per la formazione e Scuola di applicazione Torino
CoA mil ITA scuola guerra.png Centro di Simulazione e Validazione dell'Esercito Civitavecchia
Comandante per la specializzazione

Corpi ausiliari[modifica | modifica wikitesto]

Uniformi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Militaria dell'Esercito.

Armi[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono elencate le armi in dotazione ai Reparti dell'Esercito[44]

Tipo Arma Calibro
Baionetta
Pistola 9 x 19 mm Parabellum
Pistola mitragliatrice / mitra 9 × 19 mm Parabellum
Fucile d'assalto 5,56 × 45 mm
Fucile a canna liscia Calibro 12
Mitragliatrice leggera 5,56 × 45 mm NATO
Mitragliatrice media 7,62 × 51 mm NATO
Mitragliatrice pesante 12,7 × 99 mm NATO
Fucile di precisione 338 Lapua Magnum, 7,62 × 51 mm NATO
Fucile di precisione antimateriale[45] 12,7 × 99 mm NATO
Lanciafiamme
Lanciagranate per fucili AR 70/90, SC 70/90, SCP 70/90 e ARX-160 40 × 46 mm
Bomba a mano
Mortaio leggero 60 mm
Mortaio pesante 120 mm
Obice a traino 155 mm/105 mm
Cannone senza rinculo 80mm
Lanciarazzi controcarro 110mm
Missile controcarro a medio raggio 90mm
Missile controcarro medio-lungo raggio 130mm
Missile controcarro a lungo raggio 127mm
SAM portatile per bassa quota[55] 70mm
Lanciamissili per media quota 210mm
Lanciamissili per medio-alta quota 356mm
Lanciamissili per alta quota * Stati Uniti BGM-109 Tomahawk missile da crociera[59]

Equipaggiamento individuale[modifica | modifica wikitesto]

Tipo Modello
Elmetto
Giubbotto antiproiettile
  • Italia Mod. AP 98/98A
Equipaggiamento CBRN individuale
  • Italia Maschera anti-NBC M90
  • Italia Indumento protettivo permeabile anti-NBC
  • Italia Corredo complementare configurazione '95
Visori notturni
Ottica di puntamento a punto rosso
Mirino telescopico di squadra

Mezzi terrestri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mezzi dell'Esercito Italiano.

Cingolati[modifica | modifica wikitesto]

Carri da battaglia
L'MBT Ariete
Veicoli da trasporto e combattimento
Semoventi
L'obice PzH 2000
Veicoli speciali
Leopard pioniere

Ruotati[modifica | modifica wikitesto]

Tattici
Protetti
  • VM 90P - Veicolo multiruolo versione "Protetto"
Blindati
La blindo pesante Centauro
Veicoli speciali

Genio[modifica | modifica wikitesto]

Ponti
  • Ponte su appoggi fissi "Bailey"
  • Ponte galleggiante motorizzato "PGM"
  • Ponte tattico "MGB"
Macchine movimento terra
Supporto generale
Veicoli speciali

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

  • Unità sanitaria elitrasportabile MOD. 90
  • Nucleo chirurgico campale

Commissariato[modifica | modifica wikitesto]

Aeromobili[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeromobili dell'Esercito Italiano.
Un elicottero CH-47 Chinook dell'EI
Un Agusta-Bell 206A a Vergiate nel 1982
Un NH90 in volo

Aerei da collegamento e trasporto[modifica | modifica wikitesto]

Elicotteri[modifica | modifica wikitesto]

Esplorazione e scorta
Supporto al combattimento
Trasporto

APR[modifica | modifica wikitesto]

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma dell'Esercito Italiano.

All'Esercito Italiano è stato concesso un primo stemma con decreto del presidente della Repubblica del 22 luglio 1991, in seguito esso è stato modificato nel 2014. Nella prima versione il rosso del campo dello scudo indicava «l'audacia, il coraggio ed il sacrificio cruento» espressi dall'Esercito Italiano in tutte le guerra da lui combattute; il trofeo indicava l'insieme delle armi che compongono l'Esercito: «i fucili la Fanteria, le lance la Cavalleria,[7] i cannoni l'Artiglieria, le asce il Genio, le saette le Trasmissioni», mentre le due sciabole ricordavano la partecipazione alle battaglie risorgimentali; in ultimo la «granata d'oro, infiammata al naturale» è il simbolo che accomuna tutte le truppe terrestri; nella nuova versione la granata, spostata nella lista riportante il motto salvs rei pvblicae svprema lex esto, è stata sostituita da una «lorica d'oro, cimata dall'asta di legno al naturale, sostenente l'elmo».

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Missioni ed operazioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

A partire, soprattutto anni ottanta dagli anni novanta del XX secolo, ha operato in concorso alle altre forze di polizia italiane in occasione di varie attività, come l'Operazione Vespri siciliani nel 1992, in Campania nell'Operazione Alto Impatto del 2002, nell'Operazione Partenope e nell'Operazione Strade Pulite nel 2008 ed in varie attività di polizia in diverse località, come presso Riace in Calabria.

Missioni ed operazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Missioni militari italiane all'estero.

Ha preso parte inoltre a varie missino a livello internazionale, come ad esempio nella Missione Italcon nell'ambito della guerra in Libano del 1982 (la prima missione internazionale cui l'esercito italiano repubblicano abbia mai partecipato) ed alla Missione Ibis I, nell'ambito dell'Operazione Restore Hope in Somalia tra il 1992 ed il 1993.

L'impegno in ambito internazionale è continuato con le missioni in Congo (2001), Afghanistan (missione ISAF, dal 2002), Sudan (2003), Iraq (operazione Antica Babilonia, 2003-2006), Libano (operazione Leonte, dal 2006) e Libia (operazione Cyrene).[8]

Le funzioni C4IEW[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Servizi segreti italiani e Riforma dell'intelligence italiana del 2007.

Le funzioni di intelligence vengono ora svolte dall'AISI/AISE. In ambito forza armata la funzione C4I (comando, controllo, comunicazione, computer, informazione) è assolta dalla Brigata RISTA - EW, che raggruppa le unità di guerra elettronica appartenenti all'Esercito Italiano, alle dipendenze del Comando trasmissioni ed informazioni dell'Esercito (CoTIE).[61]

La sigla RISTA-EW sta per Reconnaissance, Intelligence, Surveillance, Target Acquisition - Electronic Warfare, sempre precisando che la funzione intelligence (a livello strategico e operativo) in Italia, dopo la riforma dell'intelligence italiana del 2007 viene assolta dalle agenzie alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, che delega allo stato maggiore della difesa le funzioni tattiche, a sua volta supportato da organi delle singole forze armate (come appunto la Brigata RISTA - EW).

Funzioni di protezione civile[modifica | modifica wikitesto]

Talvolta l'esercito italiano è intervenuto con funzioni di soccorso alla popolazione in caso di disastrie calamità naturali prima della sua costituzione del Dipartimento della Protezione Civile avvenuto nel 1992. Dal terremoto di Messina del 1908, al terremoto del Friuli[62][63] al terremoto dell'Irpinia,[64], fino alla partecipazione annuale alle operazioni antincendio sia con uomini e mezzi da terra che con propri mezzi aerei (come gli elicotteri Chinook dotati di apposito cesto-secchio per il lancio di acqua),[65] l'esercito ha partecipato alle operazioni di soccorso in caso di calamità naturali, schierando ospedali da campo e mezzi per movimento terra, nel controllo delle coste in occasioni degli sbarchi (operazione Salento nel 1995, e a Lampedusa nel 2010), e in occasione di disastri e calamità naturali come l'alluvione di Sarno e Quindici del 1998, il terremoto di Umbria e Marche del 1997, il terremoto del Molise del 2002, il terremoto dell'Aquila del 2009 e il terremoto dell'Emilia del 2012 e alle numerose inondazioni/disastri geologici (varie esondazioni del fiume Po), e nel 2010-2012 (in Calabria, in Sicilia e in Toscana e alle Cinque Terre) e ogni volta in cui la Protezione Civile non sia riuscita a soddisfare con i propri uomini e mezzi le necessità di soccorso alla popolazione.[8]

L'esercito ha anche partecipato nel 2010 all'operazione Strade Pulite, ovvero allo sgombero delle strade di Napoli ingombre di spazzatura durante l'emergenza rifiuti in Campania[66] e ai lavori con organi del Genio per ripristinare e mettere in sicurezza numerosi siti in cui riporre l'enorme quantità di rifiuti che gli organi cittadini/provinciali e regionali preposti non erano in grado di soddisfare. Attualmente è impegnato in concorso alla Polizia ed ai Carabinieri nell'operazione Strade Sicure, mediante la sorveglianza di punti sensibili di grande transito (metropolitane, grandi stazioni ferroviarie) e presidio di posti fissi (ambasciate, consolati ecc.).[8]

Armi e Corpi dell'Esercito Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Armoriali dell'Esercito Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero della Difesa in difesa.it. URL consultato il 18 agosto 2013.
  2. ^ Nota del ministro Fanti dal sito ufficiale dell'esercito italiano
  3. ^ a b c d e f g La Storia > 1946 - 1947 - sul portale dell'EI. URL consultato il 16 febbraio 2011.
  4. ^ a b La Storia > 1948 - 1954 - sul portale dell'EI. URL consultato il 18 febbraio 2011.
  5. ^ Bernasconi & Muran 2009, p. 9.
  6. ^ http://www.ferreamole.it/images/honest_john/honest_john.htm HONEST JOHN - su Ferreamole.it consultato il 17 febbraio 2011
  7. ^ Il marò Filippo Montesi - da referenziare
  8. ^ a b c d La Storia > dal 1955 - ad oggi in esercito.difesa.it. URL consultato il 17 agosto 2013.
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  51. ^ Programma trinazionale con Germania e Regno Unito FH-70 90 pezzi ad inventario + 72 di riserva
  52. ^ Circa 1000 ad inventario
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  55. ^ a b 145 ad inventario
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  59. ^ 40 ad inventario
  60. ^ OTTO UFFICIALI A GIUDIZIO ' APPALTI PER 9 MILIARDI A INDUSTRIE AMICHE' - la Repubblica.it
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Atti normativi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]