Principato (diritto)

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Il Principato è una forma di governo retta da un principe.

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Per i Normanni, il Principato aveva il preciso intendimento di sottolineare l'assoluta sovranità del suo Principe, prendendo quasi a modello l'antico concetto di princeps tipico dell'Imperator romano, senza cioè farlo in qualsiasi modo ricadere sotto l'autorità (ancorché solo nominale) del Papato.
Fu esattamente questo intento che mosse, ad esempio, Boemondo di Taranto ad istituire per sé e i suoi discendenti un dominio crociato ad Antiochia, senza farlo minimamente dipendere dal benvolere del Papa o dell'Imperatore bizantino.

Durante la dominazione normanna, nella regione orientale della Campania vi fu il Principato di Salerno, che occupava le attuali provincie di Salerno, Avellino e la maggior parte di Benevento. Il toponimo rimase, ed indicò per lungo tempo l'omonima provincia del Regno di Napoli, divisa tra Citra (Salerno) ed Ultra (Avellino), Benevento esclusa (città di dominio ecclesiastico). Quest'ultima strappò il suo attuale territorio ad Avellino e Caserta in seguito all'Unità d'Italia.

Nell'XI secolo, è esempio nel Regno di Sicilia, il Principato di Sperlinga, dove Re Filippo IV concesse a Giovanni Forti Natoli, per sé e per i suoi discendenti, non solo il titolo di Principe, ma la trasformazione di Baronia a Principato, e la relativa licentia populandi cum privilegium aedificandi ovvero con il privilegio di "potervi fabbricare terre".

Ambito islamico[modifica | modifica sorgente]

Del tutto inesatto assimilare invece l'Emirato al Principato. Il termine arabo amīr (in arabo: ﺍﻫﻴﺮ), infatti, sottolinea il semplice (anche se fondamentale) diritto di impartire ordini che i suoi sudditi hanno il dovere di eseguire senza indugio. Il principio della primazia è del tutto assente. L'espressione quindi Amīr al-Muʾminīn, spesso malamente tradotta "Principe dei Credenti", deve assai più propriamente essere tradotta come "Comandante dei Credenti", con la sottolineatura che il Califfo ha diritto di vedersi ubbidire, anche se gli manca (come in effetti regolarmente gli mancò) qualsiasi aura di supremazia giuridica o spirituale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Steven Runciman, Storia delle Crociate, 2 voll., Torino, Einaudi, 1966 (4ª ed.). Trad. it. dell'originale A History of the Crusades, Londra, Cambridge University Press, 1951.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]