Principe

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Corona per il titolo nobiliare di principe ereditario al Regno d'Italia.[1]

Corona per il titolo nobiliare di principe.

Corona per il titolo nobiliare di principe del Sacro Romano Impero

Il termine principe (femminile principessa), dal latino princeps, indica un membro dell'alta aristocrazia, ma con molte differenze di significato.

Indice

[modifica] Origine storica

La parola latina princeps, affine a "primus", è traducibile come "primo tra pari". Fu stabilito come titolo onorifico per il presidente del senato romano durante la repubblica; l'imperatore Augusto assunse poi il titolo, che prese un significato affine a monarca: lo stesso titolo assegnò ai suoi nipoti, incaricati di amministrare gli affari di stato e le cerimonie religiose durante le vacanze dell'imperatore.

La parola non entrò nell'uso comune per indicare la monarchia se non in età moderna; i re medioevali avevano altri titoli più formali, nella lingua locale e in latino. Prima del XIII secolo "princeps" veniva usato più che altro per tradurre in latino termini autoctoni o come termine generico per un potentato (molti staterelli poi conosciuti come "principati" erano in realtà "signorie").

[modifica] Termine araldico

Nelle lingue romanze, "principe" ha due significati principali:

  • Titolo di prerogativa sovrana

Era un tempo assai diffuso, specialmente per indicare sovrani assoluti di piccoli stati, e oggi limitato a due piccole monarchie: i principati di Monaco e di Liechtenstein. Più comunemente il titolo viene attribuito a determinati membri di case reali. In particolare all'erede al trono: principe di Galles nel Regno Unito, principe delle Asturie e di Gerona in Spagna, principe di Piemonte nel Regno d'Italia, Kronprinz nell'Impero Germanico, principe di Brasile in Portogallo (1640-1822).

  • Titolo nobiliare di massimo rango

Le sue insegne araldiche sono: elmo d'oro arabescato posto in fronte; corona sormontata da 8 foglie d'acanto o fioroni d'oro (5 visibili) alternati a 8 perle (4 visibili). Il titolo esisteva nello Stato Pontificio, a Napoli, in Sicilia, in Francia.

La corona, invece, di "principe del Sacro Romano Impero" era caratterizzata dalla pelliccia d'ermellino ed era chiamata, quindi, anche "berrettone". La dignità di "principe dell'Impero" poteva essere conferita a tutti i vassalli diretti dell'Imperatore, che di fatto erano quasi indipendenti, qualunque titolo avessero: duca, principe elettore, conte palatino, margravio, langravio, burgravio, conte. Di questi feudi imperiali sopravvive indipendente il solo principato del Liechtenstein.

Il titolo fu assegnato anche a importanti personaggi italiani, come Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta o Alfonso II Del Carretto, marchese di Finale, i cui stati erano appunto feudi imperiali. In alcune rappresentazioni iconografiche delle loro insegne araldiche il tocco è bianco e non rosso, forse perché privi della dignità arciducale.

Dato che la maggior parte dei conti tedeschi e austriaci erano vassalli di uno dei principi dell'impero, di solito di un duca o di un elettore, il Congresso di Vienna volle distinguere i conti che erano principi dell'Impero da quelli che invece erano vassalli di un principe, così diede ai primi il titolo di principi. Sicché dal 1815 in Germania ed Austria il titolo di principe è inferiore a quello di duca e superiore a quello di conte.

I principi russi furono creati in modo simile, ma nel XVI secolo. Quando il principe di Mosca conquistò gli altri principati russi, prese per sé il titolo di Zar, ovvero di Imperatore della Russia. Per distinguere gli ex-principi, ormai divenuti vassalli dello zar, dagli altri nobili, i boiardi, che erano sempre stati vassalli di uno dei principi, ai primi lasciò il titolo di "principe" per ricordare che erano degli ex-sovrani. Tuttavia, Pietro il Grande cominciò a concedere il titolo di principe anche ad altre famiglie, che non avevano mai avuto un principato indipendente, ed i suoi successori proseguirono in queste concessioni.

In Polonia ed Ungheria il titolo di principe non esisteva. Tuttavia nel periodo in cui questi regni furono sottoposti all'Austria, alla Russia ed alla Prussia, le maggiori famiglie locali ottennero il titolo di principe da una delle tre potenze. Lo stesso si può dire per la Repubblica di Venezia e per il Ducato di Milano, ed anche per il Belgio.

In Gran Bretagna, Spagna e Portogallo il titolo di principe è riservato all'erede al trono, così come avveniva nel Regno di Sardegna.

In altre lingue esistono parole diverse per i due significati. Ad esempio in tedesco Prinz è il figlio del re, mentre Furst è sia il sovrano di un piccolo stato, sia il principe dell'Impero.

[modifica] Termine generico

È ancora nell'uso, sebbene meno comune, il concetto originale di "principe" come termine generico, nel senso di "colui che eccelle"; ad esempio un famoso avvocato può essere chiamato "principe del foro". Niccolò Machiavelli intitolò uno dei suoi libri Il Principe, riferendosi con questo termine a "condottiero" o "guida politica".

[modifica] Diritto

La Repubblica Italiana non riconosce i titoli nobiliari, pertanto, dopo l'entrata in vigore della Costituzione italiana nel 1948, il titolo di principe, come gli altri titoli nobiliari, non ha effetti civili. Esistono tuttavia in Italia numerose organizzazioni che continuano a riconoscere i titoli nobiliari: l'associazione Corpo della Nobiltà Italiana e alcuni ordini cavallereschi richiedenti prove nobiliari per l'ammissione negli stessi come il Sovrano Militare Ordine di Malta, l'Insigne Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire e l'Ordine costantiniano di San Giorgio [2]

A livello internazionale, lo Stato italiano riconosce da un punto di vista diplomatico la figura del principe capo di stato (principato) qualora egli sia appunto anche monarca (come nel Principato di Monaco).

[modifica] Principi italiani

Molte sono le famiglie italiane insignite nel tempo del titolo di principe. Tra queste sono da distinguere i principi reali (i Savoia), i principi sovrani (ad esempio gli Adorno di Genova, i Gonzaga di Mantova, i da Camino di Piombino), i principi del Sacro Romano Impero (ad esempio i Gonzaga di Vescovato), i principi romani (ad esempio i Borghese, Orsini, Albani, Colonna, Ottoboni eccetera) e quelli creati dallo Stato della Chiesa e dal Regno di Napoli.

Oltre al capofamiglia, tutti i rappresentanti, sia maschi che femmine, di famiglie di principi sovrani e reali hanno diritto al titolo di principe. Nelle altre famiglie principesche ad averne diritto è solo il capofamiglia. La grande quantità di Principi nel Regno di Napoli fu dovuta anche alla concessione del titolo in cambio di finanziamenti economici alla Corona.

Il titolo di principe del Sacro Romano Impero è inferiore a quello di duca, marchese o conte sovrano: è per questo che famiglie come i Visconti, principi del S.R.I ma anche sovrani di Milano, erano conosciuti come duchi o signori di Milano, più che come principi dell'Impero. Lo stesso vale per i principi infeudati o creati dal Papa o dall'Imperatore o dal Re di Napoli.

Le famiglie che hanno come secondo cognome quello di alcune famiglie sovrane (ad esempio della Rovere, d'Aragona, Sforza) non discendono da queste, ma da queste furono autorizzate a portare il loro cognome in quanto si erano distinte per alcuni particolari servigi (ad esempio i Chigi della Rovere, i Lante della Rovere, i Riario Sforza).

[modifica] Note

  1. ^ www.cnicg.net delibera della Consulta araldica del Regno d'Italia del 4 maggio 1870.
  2. ^ Schede Bibliografiche-Borella A., Annuario della Nobiltà Italiana e Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.

[modifica] Bibliografia

  • E. Genta, "Titoli nobiliari", in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese 1992, vol. XLIV, pag. 674-684.

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