Marchesato di Finale

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Marchesato di Finale
Marchesato di Finale – Bandiera Marchesato di Finale - Stemma
Marchesato di Finale - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Marchionatus Finarii
Lingue ufficiali italiano, latino
Lingue parlate ligure (var. finalese)
Capitale Finalborgo (dal 1188 al 1797)
Altre capitali Savona (dal 1162 al 1179)
Dipendente da Repubblica di Genova (1713-1797)
Politica
Forma di governo monarchia assoluta
(feudo imperiale)
Marchesi
Nascita 967 con Aleramo
Causa Ottone I cede territori liguri ad Aleramo del Monferrato, fra cui il castello di Orco, sopra Finale Ligure
Fine 1797 con doge Giacomo Maria Brignole
Causa Occupazione napoleonica e passaggio del marchesato alla Repubblica Ligure
Territorio e popolazione
Territorio originale Finalborgo
Economia
Valuta Finarino, oltre a monetazione genovese, milanese e poi spagnola
Commerci con Dal Mar Nero all'Inghilterra e con l'entroterra piemontese e lombardo
Religione e società
Religione di Stato Cattolicesimo
Marchesato di Finale - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Regno d'Italia (781-1014)
Succeduto da repubblica Ligure Repubblica Ligure

Il Marchesato di Finale fu un antico Stato italiano preunitario, situato in Liguria, nel territorio oggi appartenente ai comuni di Finale Ligure, Calice Ligure, Rialto, Orco Feglino, Tovo San Giacomo, Magliolo, Bormida, Osiglia, Pallare, Carcare, Calizzano, Massimino, ecc. Il marchesato del Finale fu il più longevo residuo dell'antica marca Aleramica. I territori, che successivamente presero il nome di Marchesato del Finale, furono governati ininterrottamente per sei secoli da una stessa dinastia di marchesi Aleramici, noti col nome di marchesi del Vasto, quando reggevano la marca di Savona (un territorio comprendente anche le Langhe), e successivamente di marchesi Del Carretto, quando Savona si costituì in libero comune.[1]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il Marchesato del Finale si sviluppò su parte dei territori donati nel 967 ad Aleramo del Monferrato dall'imperatore Ottone I e fu per molti secoli un feudo imperiale.

Anselmo, figlio di Aleramo, diede origine alla dinastia dei marchesi di Savona, altrimenti chiamati del Vasto, il cui più famoso esponente, Bonifacio, acquisì ampi domini in Liguria e Piemonte. Fra il 1142 e il 1148 i suoi figli si divisero il patrimonio, dando origine a diverse dinastie feudali. Il quintogenito, Enrico del Vasto (o Enrico I Del Carretto) ereditò la marca di Savona, nel momento in cui Savona e Noli si stavano ormai costituendo in liberi comuni, e ne venne investito il 10 giugno 1162 da Federico Barbarossa.

Lo stemma dei Del Carretto

Il territorio della marca di Savona si estendeva dalla costa ligure (fra Cogoleto e Finale) lungo le valli delle Bormide sin quasi ad Acqui. Anche Cortemilia e Novello si aggiunsero ai domini di Enrico alcuni decenni dopo, con la morte senza eredi di Bonifacio, fratello di Enrico, vescovo di Alba e marchese di Cortemilia. Analogamente la morte di Ugo di Clavesana, altro figlio di Bonifacio del Vasto, è all'origine dei diritti che i discendenti di Enrico vantarono nella diocesi di Albenga e in altri territori dell'antico marchesato di Clavesana.[2]

Da Enrico del Vasto discendono tutti i Del Carretto, che nei secoli successivi si spartirono in vario modo i suoi domini. Enrico, però, non utilizzò mai il nome Del Carretto, che fu attribuito per la prima volta ai suoi figli dopo il 1190. Il nome è stato collegato con il possesso di un piccolo castello sulla Bormida detto appunto Carretto, anche se recentemente sono state poste delle obiezioni a questa ipotesi.

Le mura di Finalborgo

Il controllo di Enrico del Vasto sul vasto territorio della marca di Savona era più formale che sostanziale a causa della crescente autonomia dei comuni di Savona, Noli, Alba e Alessandria. Già nella prima metà del XII secolo Savona e Noli si erano gradualmente costituite in liberi comuni sotto la protezione di Genova e gli accordi del 1153 con Savona e del 1155 con Noli avevano formalizzato la loro larga autonomia.

Nonostante la presenza di beni patrimoniali e di diritti fiscali nel Savonese e nel Nolese (diritti che furono riscattati con moneta contante in vari accordi entro la fine del secolo) il controllo che Enrico del Vasto era in grado di esercitare in Liguria al momento dell'investitura del 1162 era di fatto ormai ridotto principalmente al territorio finalese. Per questo motivo, nonostante la variazione del titolo, è logico stabilire convenzionalmente che il 1162 è la vera data d'inizio del Marchesato di Finale, che per i successivi quattro secoli mantenne la continuità dinastica, giuridica e territoriale.[3]

Circa nel 1193 il nucleo urbano di Finalborgo venne cinto di mura da Enrico II Del Carretto, il figlio di Enrico del Vasto, che sembra essere stato il primo nel 1188 ad utilizzare il titolo di marchese di Finale. Per molti secoli, tuttavia, i del Carretto continuarono a portare il titolo onorifico di marchesi di Savona, che ricordava l'antichità della loro casata e l'origine imperiale del titolo.

Sia Enrico II che suo figlio Giacomo furono ghibellini, come Enrico del Vasto. Giacomo sposò una figlia naturale di Federico II di Svevia, Caterina da Marano, sorella di re Enzo. Dopo la morte di Giacomo Del Carretto (1265), i suoi domini furono divisi fra i figli in terzieri, dando origine a tre distinte linee dinastiche. Uno di questi stati, il Terziere di Finale, rimase stato sovrano per tre secoli, prima di passare alla Spagna (1602). Gli altri due terzieri sono quello di Millesimo, i cui signori si sottoposero al dominio dei marchesi di Monferrato, e quello di Novello. Con questa divisione il territorio del Marchesato al di là delle Alpi marittime si limitava all'alta valle della Bormida fra Calizzano e Carcare. La proprietà di Carcare (condivisa con altri carretteschi) consentiva l'accesso alla strada per Alessandria, conservando così al Marchesato una funzione strategica (unico accesso al ducato di Milano, non controllato da Genova).[4]

Nel Trecento inoltre i Del Carretto, anche grazie al matrimonio di Enrico, terzo figlio del marchese Giorgio, con Caterina di Clavesana, diedero origine al marchesato di Zuccarello e Balestrino, fra Finale e Albenga.

Nonostante la sovranità riconosciuta dall'imperatore, i Del Carretto dovettero difendere continuamente la propria autonomia dalle ambizioni di Genova, che considerava i territori dei marchesi di Savona come una spina nel fianco (dividevano in due i possessi della Repubblica genovese). Nel 1385 Genova ottenne che i marchesi si riconoscessero suoi soggetti per metà dei loro domini feudali.

Nel Quattrocento, invece, l'alleanza con i Visconti, prima, e con gli Sforza, poi, consentì ai marchesi di Finale di godere di una sostanziale autonomia. Approfittando, però, del periodo della Repubblica Ambrosiana (l'interregno fra le due dinastie milanesi), Genova innescò una guerra che si protrasse dal 1447 al 1448 ed ebbe come risultato l'incendio di Finalborgo, la capitale del marchesato, la demolizione di Castel Gavone e la completa sottomissione a Genova. Già nel 1450, però, Giovanni I Del Carretto riconquistò Finale.

Anche nel Cinquecento Finale, in strettissimi rapporti con Andrea Doria, rimase indipendente. Genova tornò a invadere il marchesato del Finale nel 1558, facendo leva sulle proteste di una parte della popolazione, stremata dalle difficoltà economiche dell'ultima fase di guerra ispano-gallica antecedente la Pace di Cateau-Cambrésis e dal rigido governo di Alfonso II Del Carretto. Dopo un effimero ritorno del marchese scoppiò una nuova rivolta fomentata e protetta dalla Spagna, che desiderava assicurarsi il dominio diretto sull'unico scalo ligure non dipendente da Genova e ben collegato con il milanese tramite i feudi imperiali del Monferrato. Questo obiettivo fu raggiunto nel 1598 quando l'ultimo marchese, Sforza Andrea, vendette a Filippo II d'Asburgo tutti i diritti feudali sui feudi carretteschi. L'accordo ratificato da Filippo III nel 1599, entrò in vigore solo con la morte di Sforza Andrea, nel 1602.[5]

Alla conclusione della guerra di successione spagnola, il Marchesato di Finale fu infeudato alla Repubblica di Genova, ma mantenne i propri statuti medievali sino alla nascita della Repubblica Ligure napoleonica nel 1797. Fra tutte le dinastie aleramiche, quella carrettesca fu la più longeva ed anche la marca di Savona, sia pure ridotta enormemente in dimensione, trovò in Finale uno dei suoi rami più duraturi.[6]

I Marchesi di Finale - Casa dei Del Carretto[7][modifica | modifica sorgente]

Castel Gavone
(residenza dei marchesi)
Titolo Nome Dal Al Consorte e Note
1 Marchese Enrico I Del Carretto 1162 1185 Beatrice di Monferrato;
Primo marchese di Finale
2 Marchese Enrico II Del Carretto 1185 1231 Simona Guercio, Agata de Geneve
3 Marchese Giacomo Del Carretto 1231 1265 Caracosa Doria, Caterina da Marano
4 Marchese Antonio Del Carretto 1265 1313 Agnese di Valperga,
Costanza Ciaromonte
5 Marchese Giorgio Del Carretto 1313 1359 Leonora Fieschi
6 Marchese Lazzarino I Del Carretto 1359 1392 Marietta del Carretto
7 Marchese Lazzarino II Del Carretto 1392 1412 Caterina del Carretto
8 Marchese Galeotto I Del Carretto 1412 1450 Vannina Adorno;
in esilio dal 5.2.1449
9 Marchese Giovanni I Del Carretto 1450 1468 Viscontina Adorno;
al potere dal 20.12
10 Marchese Galeotto II Del Carretto 1468 1482 Elisabetta Dal Verme
11 Marchese Alfonso I Del Carretto 1482 1499 Bianca Simonetta,
Peretta Cybo-Usodimare
12 Marchese Carlo Domenico Del Carretto 1499 1514 Cardinale
13 Marchese Alfonso I Del Carretto 1514 1517 Bianca Simonetta,
Peretta Cybo-Usodimare
14 Marchese Giovanni II Del Carretto 1517 1535 Ginevra Bentivoglio
15 Marchese Alfonso II Del Carretto 1535 1583 al potere solo dal 1546 al 1558
16 Marchese Alessandro Del Carretto 1583 1596 abate di Buonacomba;
in esilio
17 Marchese Sforza Andrea Del Carretto 1596 1602 Faustina Sforza di Caravaggio;
in esilio

Negli anni 1449 - 1450 il marchesato fu occupato da truppe genovesi. Dal 1535 al 1546 Alfonso II era minore e il marchesato fu retto dalla madre Peretta e dallo zio Marcantonio Del Carretto Doria. Dal 1558 al 1564 il marchesato fu occupato da truppe genovesi. Dal 1564 al 1566 il marchesato fu retto da Giovanni Alberto Del Carretto di Gorzegno in nome di Alfonso II. Dal 1566 al 1602 il marchesato fu amministrato da Commissari Imperiali, che operavano per conto degli ultimi marchesi.Dal 1571, inoltre, fu presidiato da truppe spagnole o tedesche.

I Marchesi di Finale - Casa degli Asburgo di Spagna[modifica | modifica sorgente]

Stemma degli Asburgo di Spagna
Titolo Nome Dal Al Note
1 Re di Spagna Filippo III 1602 1621 investitura imperiale il 4.2.1619
2 Re di Spagna Filippo IV 1621 1665 investitura imperiale il 19.2.1639
3 Re di Spagna Carlo II 1665 1700

L'investitura di Filippo III fu concessa solo nel 1619, quella di Filippo IV nel 1639 e non precisata quella di Carlo II. Sotto i re spagnoli il marchesato era amministrato da un "Alcaide all'uso di Spagna". L'Alcaide (dall'arabo al caìd, comandante di castello) era un ufficiale incaricato direttamente dal re di comandare una fortezza di proprietà della corona spagnola. In pratica, tuttavia l'amministrazione del Marchesato era controllata da quella milanese, in quanto il governatore di Milano svolgeva anche la funzione di capitano generale del re cattolico in Italia.

Sotto il dominio spagnolo Finale ebbe un periodo di notevole sviluppo economico, culturale e artistico, almeno in paragone alle misere condizioni di altri stati italiani. Protetti dalla bandiera spagnola e da segrete collaborazioni commerciali con grandi famiglie genovesi, ben contente di aggirare il rapace fisco dello scalo genovese, i finalesi commerciarono in tutti mari "spagnoli" da Messina alle Canarie.[8]

Soprattutto dopo il 1635 molte decine di migliaia di soldati asburgici provenienti da Napoli o da Barcellona e diretti a Milano, per proseguire per il teatro di guerra nelle Fiandre e in Germania (o viceversa) sbarcarono (o s'imbarcarono) a Finale. Una guarnigione di circa 2000 soldati era stanziata nelle poderose fortificazioni costruite negli anni 1640-1645. Questa presenza, e i servizi ad essa connessi, stimolarono lo sviluppo di attività commerciali ed imprenditoriali molto diversificate. La presenza delle truppe spagnole stimolò anche la produzione ed esportazione di carte da gioco. Sul fronte culturale non si dimentichi che Finale fu l'unica città ligure, a parte Genova, in cui venissero stampati libri.[9]

La Repubblica di Genova, ultimo feudatario del Finale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Genova.

Con lo scoppio della guerra di successione di Spagna Finale passò al nuovo re Filippo V di Borbone, ma nel 1707 le truppe spagnole e francesi dovettero cedere il marchesato a quelle austriache dell'altro pretendente Carlo III d'Asburgo. Nel 1711 con la morte del fratello maggiore Giuseppe Carlo III dovette rinunciare al titolo di re di Spagna per diventare l'imperatore Carlo VI d'Asburgo. La pace di Utrecht separò definitivamente la Spagna, ormai retta da una dinastia borbonica e priva di domini italiani, dall'Austria sempre asburgica. La funzione di collegamento che il marchesato di Finale aveva svolto nel secolo precedente era ormai inutile e perciò Carlo VI lo cedette alla Repubblica di Genova il 20 agosto 1713, con l'impegno che essa rispettasse gli statuti e le autonomie godute sino allora dai finalesi. Per rifarsi dell'ingente esborso monetario (2.400.000 fiorini, pari a circa 46 tonnellate d'argento), Genova introdusse nuove gabelle, alle quali i finalesi cercarono di sottrarsi in nome delle garanzie previste dal contratto di vendita, muovendo causa a Genova di fronte alla corte imperiale, ma inutilmente.[10]

La questione del Finale tornò alla ribalta europea pochi anni dopo, allo scoppio della guerra di successione austriaca. Per assicurarsi l'unico alleato in tutto il continente europeo, il duca di Savoia, Maria Teresa d'Austria gli promise la proprietà del marchesato di Finale (accordi di Worms), sfruttando il cavillo che la vendita da parte di suo padre Carlo VI non era mai stata ratificata dalla Dieta Imperiale. Il 15 settembre 1746 i piemontesi riuscirono finalmente a prendere possesso di Finale, ma lo perderanno definitivamente il 18 ottobre 1748 con la firma del Trattato di Aquisgrana.[11]

Finale rimase genovese fino al 1795, quando venne occupata dalle truppe francesi e cessò di essere un marchesato nel 1797, quando la repubblica aristocratica di Genova ed ogni altra istituzione medievale furono abolite da Napoleone Bonaparte per dare vita alla Repubblica Ligure.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Silla, p.15
  2. ^ Peano, Finale.., p.30
  3. ^ Botta, p. 18
  4. ^ Botta, p.35
  5. ^ Silla, p.102
  6. ^ Peano, Finale.., p.50
  7. ^ Silla p.150
  8. ^ Calcagno, p.39
  9. ^ Botta, p.80
  10. ^ Calcagno, p.47
  11. ^ Botta, p.121

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Botta (a cura di), Storia di Finale, Savona, Daner, 1997.
  • P. Calcagno, "La puerta a la mar, Viella, Roma 2011.
  • A. Peano Cavasola (a cura di), Finale porto di Fiandra, briglia di Genova, Centro Storico del Finale, Finale Ligure 2007.
  • A. Peano Cavasola, Franco Ripamonti (a cura di), Gli Statuti Trecenteschi di Finale: il Liber Capitulorum e il Tractatus Gabellarum, Centro Storico del Finale, Finale Ligure 2013.
  • G.A. Silla, Storia del Finale, vol. I-II, Savona 1964/65. (riedito su CD-rom dalla Biblioteca Mediateca Finalese).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]