Ducato di Parma e Piacenza
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| Ducato di Parma e Piacenza | |||||||||
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| Motto: Dirige me Domine! (trad: Guidami o Signore!) |
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| Descrizione generale | |||||||||
| Nome completo: | Ducato di Parma e Piacenza | ||||||||
| Nome ufficiale: | Ducatus Parmae et Placentiae | ||||||||
| Lingue: | latino, italiano | ||||||||
| Capitale: | Parma | ||||||||
| Dipendente da: | Sacro Romano Impero | ||||||||
| Forma politica | |||||||||
| Forma di governo: | monarchia assoluta | ||||||||
| Duca: | elenco | ||||||||
| Nascita: | 1545 con Pier Luigi Farnese | ||||||||
| Causa: | Creazione e concessione del titolo di duca a Pier Luigi Farnese da parte di papa Paolo III | ||||||||
| Fine: | 15 settembre 1859 con Luisa di Borbone (reggente) e Roberto I | ||||||||
| Causa: | Incorporazione del ducato alle province d'Emilia e successiva annessione al Regno di Sardegna (1860) | ||||||||
| Territorio e popolazione | |||||||||
| Bacino geografico: | Emilia occidentale | ||||||||
| Territorio originale: | Parma e Piacenza | ||||||||
| Province: | Parma, Piacenza | ||||||||
| Economia | |||||||||
| Moneta: | Lira parmense, soldo, scudo, sesino, ducato, zecchino | ||||||||
| Commerci con: | Stati italiani | ||||||||
| Religione e Società | |||||||||
| Religioni preminenti: | cattolicesimo | ||||||||
| Religione di stato: | cattolicesimo | ||||||||
| Religioni minoritarie: | ebraismo | ||||||||
| Classi sociali: | aristocrazia, clero, borghesia, popolo | ||||||||
| Evoluzione storica | |||||||||
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Il Ducato di Parma e Piacenza nacque nel 1545 e durò oltre tre secoli, passò dai Farnese ai Borboni nel 1731. Il periodo borbonico durò fino al termine del ducato ma fu intervallato da due periodi di reggenza asburgica e un'annessione all'Impero Francese durata dal 1808 al 1814. Nel 1859 i territori ducali vennero incorporati alle province d'Emilia e successivamente annessi al Regno di Sardegna tramite il referendum del 5 marzo 1860.
[modifica] Storia
[modifica] Il periodo farnesiano; la nascita del Ducato
| Per approfondire, vedi la voce Farnese (famiglia). |
Nel 1545 il papa Paolo III creò il Ducato di Parma e Piacenza per destinarlo a suo figlio Pier Luigi. A quella data Parma era considerata una città di medie dimensioni con 19.592 abitanti censiti, nel contado invece si contavano 97.123 anime e 25.502 nello Stato dei Pallavicino comprensivo della città di Borgo San Donnino (Fidenza)[1].
Pier Luigi Farnese prese possesso dei suoi stati il 23 settembre del 1545, rimase a Parma un solo mese per poi trasferirsi a Piacenza scegliendola quale capitale e sede della corte. Non mostrando alcuna riconoscenza verso il papa, considerando il merito della formazione del ducato tutto suo, cercò di trasformare il vassallaggio in favore dell’imperatore, ma lo stesso Carlo V rifiutò. I primi provvedimenti a cui mise mano furono: l’apertura di numerose scuole in cui si insegnavano la medicina, il diritto e la letteratura latina e greca; la costruzione di nuove vie di comunicazione per favorire il commercio; la riforma del sistema amministrativo prendendo spunto dal modello milanese; la riforma del sistema giudiziario in forma più garantista: i giudici dovevano motivare gli arresti.
Diede forte slancio all’agricoltura abolendo la tassa sul bestiame, riparando strade rurali, ricostruendo o restaurando ponti e migliorando il regime delle acque. Per l’industria ed il commercio migliorò le comunicazioni tra le varie regioni del ducato e sviluppò il servizio postale. Per riassestare il bilancio assoggettò tutti gli abitanti al pagamento delle tasse e soppresse le esenzioni ingiustificate. Per poter raggiungere tale scopo ordinò ai preti di censire tutti i parrocchiani dai 10 ai 70 anni d’età; da ogni parrocchia furono eletti tre rappresentanti, uno ricco, uno di modesta fortuna ed uno povero; costoro avrebbero dovuto censire i beni mobili, immobili ed il bestiame di ogni parrocchiano. Con tale metodo il duca venne a conoscenza delle ricchezze di ogni abitante e fu in grado di ripartire equamente le cariche pubbliche e le tasse. Per garantire la sicurezza dello stato, Pier Luigi creò delle legioni composte da cinque compagnie di 200 fanti ciascuna ed una guardia personale. Pier Luigi sapeva bene che i nobili lo odiavano e che la borghesia ed il popolo non lo avevano molto in simpatia, così, per avere un controllo più saldo della situazione, decise che chiunque avesse una rendita superiore a 200 scudi avrebbe dovuto risiedere in città, pena la perdita dei beni. Tutte queste precauzioni non erano inutili perché Carlo V, che nel frattempo era diventato ostile al papa, non aveva gradito la cessione del ducato a Pier Luigi. A causa di questa rottura, inoltre, erano ricominciate a formarsi le fazioni guelfa con il papa, la Francia, Venezia, Parma e Ferrara e quella ghibellina con l’imperatore, la Spagna, Genova, i Medici e i Gonzaga. Fu proprio Ferrante I Gonzaga, conosciuto come Don Ferrante, governatore di Milano, che, avendo appreso che l’imperatore voleva appropriarsi del ducato di Parma e Piacenza alla morte del papa, decise di colpire i Farnese verso cui covava un odio mortale. Gonzaga iniziò a far spiare Pier Luigi ed a mandare rapporti continui a Madrid ed a Carlo V. Pier Luigi, da parte sua, consapevole che alla morte del padre la bufera si sarebbe abbattuta su di lui, non rimase con le mani in mano; il 4 giugno 1547 fece sposare la figlia Vittoria con il duca di Urbino, Guidobaldo II della Rovere; alla fine dello stesso mese stipulò il contratto di fidanzamento tra il figlio Orazio e la figlia del re di Francia, Enrico II, Diana; e continuò alacremente i lavori di fortificazione del suo ducato. Carlo V, preoccupato per il procedere dei lavori a Parma, si convinse a lasciare mano libera a Don Ferrante per organizzare una congiura contro il duca. Già il marchese Pallavicini di Cortemaggiore, fuoriuscito a Crema, aveva offerto il suo braccio e quello dei suoi amici al Gonzaga, ma questi rifiutò perché costui era sotto la stretta sorveglianza delle spie dei Farnese. Preferì invece affidarsi al suo lontano parente Luigi Gonzaga, signore di Castiglione, e al di lui cognato conte Giovanni Anguissola, che si impegnò a trovare altri congiurati tra la nobiltà parmense. L’Anguissola riuscì a convincere il conte Agostino Landi, il marchese Giovan Luigi Confalonieri e i marchesi Girolamo e Alessandro Pallavicini. "Nel fatal giorno 10 settembre 1547, trovandosi Pierluigi nella vecchia cittadella di Piacenza, furono presi i posti, trattenute le poche guardie tedesche, ed alcune uccise dai congiurati. Il conte Anguissola entrò risoluto nella stanza ov'era il duca, a cui tante pugnalate si calarono sinché diè segno di vita. Aperta la finestra che più riguarda verso la piazza egli, l'Anguissola, ed il Landi mostrarono il cadavere al popolo gridando libertà e Impero, e quindi lo piombarono giù nella fossa. Questa tragedia compiuta, furono introdotti in città i soldati imperiali che stavano in aspetto nelle vicinanze, e il giorno di poi D. Ferrante Gonzaga venne a prenderne possesso per Cesare" [2].
[modifica] Il periodo Farnesiano: il Ducato rischia di finire
Dopo la morte del figlio, il papa riunì il concistoro ed accusò Don Ferrante della sua morte, ridicolizzando le motivazioni che adduceva per l’occupazione di Piacenza. Dopo la morte del duca infatti, Piacenza fu occupata dalle truppe dell'Imperatore Carlo V sotto la guida del Gonzaga che iniziò a marciare su Parma con il pretesto che anche questa città doveva sottomettersi al Ducato di Milano, arrivando ad impossessarsi di tutti i territori ad ovest del fiume Taro dopo una guerra durata cinque anni. Nel frattempo il figlio di Pier Luigi, Ottavio veniva acclamato Duca dagli anziani e dal popolo[3]. In questa situazione di stallo, Ottavio dovette far fronte dapprima al rifiuto di Carlo V di rendere i territori occupati ed in seguito ai rimproveri del nonno papa Paolo III il quale, ormai convinto che il Ducato fosse prossimo alla fine, inviò truppe della Chiesa ad invadere Parma ingiungendo al nipote di tornare a Roma rinunciando al potere. Il bellicoso Ottavio reagì duramente e non accettò di piegarsi alla volontà del Gonzaga, dell'Imperatore e del Papa stesso, rifugiandosi nel castello di Torrechiara, a pochi chilometri dalla città occupata. Con la morte di Paolo III, un altro membro della famiglia Farnese favorevole al mantenimento del Ducato, l'influente cardinale Alessandro, riuscì nell'impresa di far eleggere papa Giulio III che per riconoscenza ordinò alle truppe di liberare Parma, riconoscendone nel 1550, la reggenza a Ottavio. Il Ducato era salvo ma Piacenza e molti territori erano ancora sotto il dominio di Carlo V e di Don Ferrante Gonzaga che non volevano accettare il nuovo status quo a loro sfavore. Per riunire tutti i territori del Ducato, la famiglia Farnese cambiò strategia nel 1551, stringendo un'alleanza con il re di Francia Enrico II il quale si impegnava ad aiutare il duca Ottavio con truppe e finanze. Fu l'inizio di un'altra guerra che durò fino alla primavera del 1552 causando prostrazione e carestie alle popolazioni ma che non produsse alcun risultato per le due parti belligeranti. Nemmeno l'elezione avvenuta nel 1555 di un nuovo papa, Paolo IV, favorevole alla riunificazione del ducato servì allo scopo. Con l'avvento del nuovo sovrano spagnolo, Filippo II figlio di Carlo V, le cose iniziarono a cambiare ed i Farnesi capirono che solamente un'alleanza con la Spagna poteva risolvere la questione territoriale. Il cambio strategico di alleanze si concretizzò il 15 settembre 1556, Ottavio firmò la pace di Gand tornando in possesso di tutti i territori precedentemente perduti, il Ducato era di nuovo riunito e la capitale trasferita definitivamente a Parma, ma nelle clausole il Duca si impegnava a consegnare, quasi come ostaggio, il suo unico figlio Alessandro, alla corte di Spagna.
[modifica] Il periodo farnesiano: il consolidamento del Ducato
Ottavio, si sforzò di rendere prospero il ducato, di accattivarsi la benevolenza del popolo applicando le sagge misure già prese dal padre e di blandire la nobiltà locale usando più moderazione di Pier Luigi, seppe consolidare il ducato promuovendone l’economia e gli scambi finanziari, commerciali e culturali, diede inizio all'espansione territoriale con l'annessione di alcuni feudi. Nel 1573 il numero degli abitanti della nuova capitale era notevolmente aumentato raggiungendo i 26mila. Alessandro, succedendo alla guida del ducato, fu costretto da Filippo II a nominare reggente il figlio diciassettenne Ranuccio (1569-1622), il Re di Spagna infatti non voleva privarsi dell'abile e valoroso generale. Alessandro morì lontano da Parma, il 3 dicembre 1592 per la cancrena provocata da una palla di archibugio durante l'assedio a Can de Bec, un anno prima della scomparsa ordinò la costruzione della fortezza della Cittadella con lo scopo di affermare il potere della famiglia ma anche per fornire lavoro ad una manovalanza di 2.500 persone composta per lo più dalle fasce povere della popolazione cittadina. Ranuccio I, appassionato di arti e musica, rende la corte ducale la prima in Italia nelle arti musicali. La città si arricchisce di monumenti unici quali, la Pilotta e il Teatro Farnese, viene varata una legislazione moderna, che resero Parma un centro d'eccellenza sia nello stile di vita, sia come modello architettonico, elevandola quale capitale culturale allo stesso livello di Londra e Parigi. Il suo governo si macchiò della pubblica esecuzione di oltre 100 cittadini parmensi accusati da aver cospirato contro di lui. Nel 1628, alla morte di Ranuccio I il ducato viene trasmesso al figlio legittimo appena sedicenne Odoardo il quale l'11 ottobre dello stesso anno sposa a Firenze la quindicenne Margherita de' Medici, figlia del granduca di Toscana Cosimo II de' Medici. Furono anni difficili per il ducato, oltre alla terribile peste del 1630 che decimò la popolazione, il nuovo duca manteneva un esercito di 6.000 fanti e per finanziarlo costringeva i suoi sudditi a forti privazioni arrivando ad indebitarsi con banchieri e mercanti. Nonostante le forti spese sostenute, la sua prima campagna fu negativa: Piacenza fu occupata dalle truppe spagnole, le sue truppe furono sbaragliate in territorio parmense da Francesco I d'Este e il duca costretto a firmare un trattato di pace con la Spagna che, una volta sciolta l’alleanza con la Francia avrebbe sgomberato Piacenza.
Alla sua morte, avvenuta a Piacenza l’11 settembre 1646 all'età di 34 anni, il ducato passò al figlio Ranuccio II e per due anni la reggenza fu assicurata dalla moglie Margherita de' Medici e dallo zio cardinale Francesco Maria Farnese, fino al compimento del diciottesimo anno. Nel 1691 il ducato di Parma fu invaso dalle truppe imperiali, e depredato, dai quattromila soldati giunti nel parmense con donne e bambini; non solo il loro mantenimento ricadde sui sudditi, ma stupri soprusi e violenze si succedettero senza tregua. Ranuccio II fece molte opere per migliorare la situazione dei suoi sudditi, ma il contrasto tra la spensierata vita di corte e le casse dell’erario era veramente notevole e per mantenere tutti i personaggi che ruotavano alla corte di Parma, il duca fu costretto a tassare ogni cosa, evitando, però, di toccare le rendite ecclesiastiche. Durante il suo regno Ranuccio II acquistò dipinti e volumi preziosi, trasferì a Parma la maggior parte delle opere appartenenti alle collezioni di famiglia conservate nelle residenze romane e nel 1688 venne inaugurato il nuovo Teatro Ducale. Ranuccio II ebbe un figlio destinato a succederli, Odoardo, che premorì al padre e pertanto non governò mai il ducato. Tre anni prima del decesso, Odoardo aveva sposato Dorotea Sofia di Neuburg, dalla quale aveva avuto due figli: Alessandro, morto a soli otto mesi ed Elisabetta. L'11 dicembre 1694, alla morte improvvisa di Ranuccio II, il ducato passò quindi nelle mani dell'appena sedicenne secondogenito Francesco la cui opera riportò a pieno titolo i Farnese nel centro della grande politica. Francesco eredita un ducato con una situazione finanziaria disastrosa e per cercare di sanarla, tagliò tutte le spese inutili della corte licenziando gran parte della servitù, dei musici, dei buffoni e nani. Abolì inoltre, spettacoli, feste di corte e banchetti. Per ottemperare alle clausole del Trattato di Torino e del Trattato di Vigevano del 1696 il ducato fu costretto al mantenimento delle truppe tedesche acquartierate nelle sue piazzeforti e quando nel 1702 il principe Eugenio di Savoia, al comando delle truppe imperiali, invade il ducato, Francesco è costretto a chiedere aiuto al papa Clemente XI, il quale invia truppe ad occupare Parma e Piacenza. Per il ducato fu comunque un periodo illuminato, oltre a cercare la pace a tutti i costi, Francesco favorì l’annona e distribuì più equamente il carico fiscale. Venne costruita un’opera idraulica per difendere la città di Piacenza dall’erosione del Po, si favorì l’ampliamento dell’Università di Parma e del Collegio dei Nobili, incoraggiando lo studio del diritto pubblico, della storia, delle lingue e della geografia. Artisti, letterati, musicisti e drammaturghi godevano della protezione della Corte. Nel 1712 iniziarono i lavori di ristrutturazione della rocca di Colorno, terminati nel 1730.
[modifica] Il periodo farnesiano: la fine della dinastia
Non essendoci discendenti a Francesco, alla sua morte, il 26 febbraio 1727, il ducato passò al fratello Antonio che, quarantottenne e mondano, si trovò improvvisamente catapultato al centro della scena. Fu un governo di breve durata, quattro anni dopo Antonio muore di malattia. Gli Atti di Governo che il duca fece in tempo a porre in essere favorirono l'incremento delle piantagioni di gelso al fine di potenziare l'industria della seta e l'apicoltura, e contribuirono alla ripresa della Fiera delle Mercanzie di Piacenza. I Farnese governarono il Ducato dal 1545 e fino alla morte di Antonio (1731) ultimo discendente diretto. La magnificenza dei duchi favorì la progettazione e la realizzazione di opere architettoniche che trasformeranno Parma da capitale di un piccolo ducato nato dal nepotismo papale a capitale di respiro italiano.
[modifica] Il primo periodo borbonico
| Per approfondire, vedi la voce Borbone Parma. |
Nel 1731 il duca Antonio Farnese morì senza lasciare discendenti. Il trattato di Londra del 2 agosto 1718 aveva previsto di assicurare a Don Carlo di Borbone (Carlo I), infante di Spagna, la successione del ducato. Carlo infatti era figlio di Elisabetta, la nipote di Antonio Farnese e dal 1714 moglie del re di Spagna, Filippo V di Spagna. La reggenza passò a Dorotea Sofia di Neuburg che ne assunse il potere in nome di Don Carlo. Con Elisabetta Farnese il ducato fu quindi trasmesso direttamente ai Borboni e il 9 ottobre 1732 il nuovo duca Don Carlo di Borbone entrò in Parma. Fu un regno di breve durata, con la conquista del Regno di Napoli nel 1734, Carlo I cedette nel 1736 il Ducato all'imperatore Carlo VI del Sacro Romano Impero, per effetto dei preliminari di pace stipulati durante gli accordi di Vienna, senza prima prima dimenticarsi di spogliare Parma di tutte le raccolte di famiglia conservate nei palazzi per portarle con lui a Napoli.[4]
[modifica] Il primo periodo asburgico
Con Carlo VI del Sacro Romano Impero, il Ducato passa quindi per la prima volta nelle mani degli Asburgo. Alla morte dell'imperatore il ducato venne retto dalla moglie di questi Maria Teresa d'Asburgo, Imperatrice del Sacro Romano Impero (consorte), Regina di Boemia, Croazia e Slovenia, Arciduchessa d'Austria, Duchessa di Parma e Piacenza, Granduchessa di Toscana.
[modifica] Il secondo periodo borbonico
Nel 1748, con la Pace di Aquisgrana, i ducati di Parma e Piacenza, con annessa Guastalla, vengono dati a don Filippo di Borbone, Filippo I, fratello di don Carlo di Borbone, che già governò il ducato dal 26 febbraio 1731 al 1735. Questo periodo borbonico fu caratterizzato da una forte presenza in città di artisti, artigiani e uomini di cultura che rendono Parma una città internazionale e multilingue. Viene soppresso il Tribunale della Inquisizione e molti beni appartenenti al clero sono assegnati a istituti di beneficenza e di istruzione pubblica. La città conta in questi anni il più grande numero di abbonati all' Encyclopédie di Diderot e d'Alembert dopo Parigi e 4.000 abitanti, su una popolazione complessiva di 40.000, sono francesi. L'illuminato ministro borbonico Guillaume du Tillot affida all'architetto Ennemond Alexandre Petitot il compito di intervenire sull'intero tessuto urbano con una volontà rappresentativa che puntava a Parma quale mito di una nuova Atene d'Italia. Nel 1765 alla morte del Duca Filippo I succederà, appena quattordicenne, il secondo (e unico maschio) figlio, Ferdinando I che muterà la politica filofrancese del padre rivolgendosi verso Vienna, dove regnava la suocera e poi i potenti cognati. Il 19 luglio 1769, Filippo si era infatti sposato con Maria Amalia l'ottava figlia di Maria Teresa d'Austria e dell'imperatore Francesco I, che in questo modo mantenevano una componente influente della famiglia asburgica alla corte ducale. Maria Amalia cominciò ad interferire con la politica, inizialmente con l'appoggio ed i consigli della madre, che pensava che la figlia dovesse prendere parte attiva alla politica Parmense, ma solo per aiutare Ferdinando. La Duchessa però seguì le direttive della madre portandole agli estremi, e la Corte di Parma divenne una ridicola esagerazione di quella viennese. Maria Teresa, convinse le corti reali di Francia e Spagna a dare supporto finanziario ed aiuto politico alla corte di Parma ma, criticò l'operato del Du Tillot costringendolo prima agli arresti domiciliari a Colorno (dove risiedeva), e poi alla fuga nel 19 novembre del 1771 verso la Spagna, dove il brillante ministro caduto in disgrazia si ritirò, per poi tornare nella sua cara Francia, dove morì nel 1774. Il ministro Du Tillot fu sostituito dallo spagnolo Jose de Llano nel ruolo di primo ministro del Ducato.
[modifica] Il periodo napoleonico; l'annessione del Ducato alla Francia
| Per approfondire, vedi la voce Dipartimento del Taro. |
Il 21 marzo 1801 con il trattato di Madrid Napoleone Bonaparte fece l'annessione del Ducato di Parma e Piacenza alla Francia e Federico I dovette rinunciare al trono. Il nuovo governo produce riforme importanti sviluppando l'industria, l'agricoltura e il commercio, e viene affidato in un primo momento a Médéric Louis Élie Moreau de Saint-Méry che protegge le scienze, le arti e le lettere. Moreau de Saint-Méry viene in seguito destituito da Napoleone per non aver represso subito, con fermezza, la rivolta della Val di Nure. Il nuovo prefetto Nardon, con decreto del 20 marzo 1806, divide il territorio in tredici mairies (comuni) nominando primo sindaco di Parma Stefano Sanvitale. Nel 1808 gli stati parmensi, ad esclusione del guastallese, diventano il Dipartimento del Taro e parte integrante dello Stato francese. Il 13 febbraio del 1814 il generale Nugent occupa Parma in nome degli austriaci cacciando i Francesi i quali, dopo un'effimera riconquista della città (2-9 marzo 1814), abbandoneranno definitivamente gli ex ducati borbonici.
[modifica] Il secondo periodo asburgico
| Per approfondire, vedi la voce Maria Luisa d'Asburgo-Lorena. |
Le misure stabilite dal Trattato di Fontainebleau dell'11 aprile 1814 e confermate dal Congresso di Vienna, restaurano il ducato come Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, seguito all'abdicazione di Napoleone, affidandolo sotto la protezione dell'Austria cioè a Maria Luigia d'Austria, figlia dell'erede al trono austriaco Francesco II d'Asburgo.
| « I Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla apparterranno in tutta proprietà e sovranità a sua Maestà l'Imperatrice Marie-Louise (Maria Luigia). Questi andranno a suo figlio alla sua discendenza in linea diretta. Il principe, suo figlio, prenderà a paritre da questo momento il titolo di Principe di Parma, Piacenza e Guastalla... » | |
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(Art.5 del Trattato di Fontainebleau dell'11 aprile 1814)
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Contrariamente a quanto stabilito a Fontainbleau, a Vienna la successione del ducato è sospesa a profitto dei Borbone di Lucca, escludendo il figlio di Maria Luigia e Napoleone, il re di Roma. Filippo I d'Asburgo, padre della nuova sovrana, affida momentaneamente le sorti del Ducato ad un nobile irlandese di appena trentanni, Filippo Francesco Magawly Cerati che nel luglio 1814 assunse il pieno potere con il compito di preparare l'amministrazione ducale. Il conte Magawly Cerati governa con saggezza riuscendo a mantenere le conquiste civili ottenute con la precedente amministrazione francese e contribuendo con la sua opera alla realizzazione di quello che più tardi si concretizzò con il Codice Civile promulgato da Maria Luigia. Al contempo riesce a far rientrare a Parma i capolavori trafugati da Napoleone e ad avviare la costruzione del ponte sul Taro. Maria Luigia entrò nella capitale ducale attraversando a piedi il ponte di barche, lungo 363 metri, posto sul Po a Casalmaggiore. Il giorno seguente, il suono delle campane di tutte le chiese di Parma annunciano l’arrivo della sovrana. La nuova duchessa depose il conte irlandese per sostituirlo con il proprio amante, divenuto in seguito il marito morganatico, il conte Adamo Alberto di Neipperg. La sovrana diede impulso alla costruzione di numerose opere, inaugurò i ponti sul fiume Taro e Trebbia, fece costruire il cimitero della Villetta, restaurare l'Università che Napoleone aveva retrocesso al ruolo più modesto di Accademia, inaugurò il Teatro Regio e istituì il Conservatorio. Fin dall'inizio del suo governo dimostrò di essere una sovrana illuminata e sotto la sua reggenza, nel 1820, viene pubblicato il Codice Civile per gli Stati Parmensi di grande importanza per la storia del diritto italiano. Si interessò subito, in modo molto attento, della prevenzione e della lotta alle epidemie, con una serie di regolamenti del 4 marzo 1817 che dovevano servire a contrastare un'epidemia di tifo e assiste di persona al fabbisogno di poveri, indigenti e ammalati. Maria Luigia dedicò anche un particolare interesse alla condizione femminile e nel settembre del 1817 inaugurò l'Istituto di maternità e la Clinica Ostetrica Universitaria. Pensò anche ai malati di mente, che fece trasferire in un ambiente ampio e confortevole, chiamato l'Ospizio dei Pazzerelli, che fu ubicato in un convento cittadino. Nel 1831, a seguito dei moti rivoluzionari di febbraio e marzo, indirizzati più contro il suo primo ministro, l'odiato barone Josef Von Werklein, impostole dal Metternich, la duchessa è costretta ad abbandonare la capitale che nel frattempo insediava un governo provvisorio affidandolo al conte Filippo Linati. Il 18 febbraio Maria Luigia decretò che fino a nuova disposizione si sarebbe stabilita, con il governo, a Piacenza. In questa città la sovrana viene accolta calorosamente, ma temendo una rappresaglia dei parmensi, si decise di rinforzare la cinta muraria. Maria Luigia a questo punto chiese rinforzi militari al padre e in agosto le truppe austriache entrarono in Parma e ristabilirono l'ordine con la forza. Questo intervento militare permise alla sovrana di far ritorno nella capitale ribelle e tanto amata ma stavolta, nel governo nuovamente insediato, scomparve la figura del barone Werklein, dismesso dal ruolo di Primo Ministro e cacciato dal Ducato.
| « Spesso tutto questo mi sembra un brutto sogno dovuto alla febbre. Da ieri pomeriggio sono terribilmente sconvolta per via di Parma dove hanno preso parecchi ostaggi, tutti poveri tedeschi che avevo in casa: il mio giardiniere di Colorno, il mio confessore, addirittura anche un vescovo » | |
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(Da uno scritto della Duchessa di Parma - Maria Luigia d'Austria)
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[modifica] La Duchessa più amata
Nell'immaginario piacentino e soprattutto parmense, Maria Luigia gode tutt'ora di un aurea di magnificenza tanto da essere ricordata quale la reggente più amata dal popolo ed il suo governo considerato tra i migliori della storia ducale. A Parma si organizzano regolarmente ogni anno convegni e mostre che raccontano e documentano le opere della sovrana.
[modifica] Il ritorno dei Borboni, gli ultimi duchi
Alla morte di Maria Luigia d'Austria, avvenuta nel 1847, il ducato venne riassegnato alla linea parmense dei Borboni dapprima con Carlo II di Borbone che per risanare le proprie magre finanze e ripianare i debiti contratti da un tenore di vita dispendioso, già nel 1844, prima ancora di divenire duca, aveva firmato un accordo in segreto col Duca di Modena, con il quale si impegnava a cedere al Ducato di Modena il territorio di Guastalla, incorporando però il circondario di Pontremoli e ricavando una forte rendita in denaro. Da quel momento il ducato cambierà nome in Ducato di Parma, Piacenza e Stati annessi. I cittadini ducali, per nulla soddisfatti dello scambio tra la fertile terra di Guastalla e le montagnose zone di Pontremoli arrivarono a storpiare il nome dello stato in "Ducato di Parma, Piacenza e sassi annessi". Il nuovo duca fece pubblicare la convenzione con cui l’Austria si impegnava ad intervenire a favore del trono parmense per sedare ogni tentativo di rivolta liberale. La reazione dei parmigiani sfociò con i i moti del marzo 1848 che costrinsero Carlo II a collaborare addirittura con i Savoia e a cedere il potere alla Suprema Reggenza, un organo composto da notabili locali di ispirazione liberale e che mirava a proclamare la Costituzione. Carlo II è costretto a fuggire da Parma ritirandosi nel castello di Weisstropp in Sassonia e questo allontanamento permette alla città, arringata dalle parole di Vincenzo Gioberti, di proclamare l'annessione al Piemonte il 17 maggio 1848 tramite un plebiscito. Su 39.703 votanti, ci furono 37.250 voti favorevoli e un editto dei Savoia proclamò l'annessione della parte parmense e del guastallese, quella piacentina era già stata annessa con il precedente plebiscito del 10 maggio. Con la sconfitta piemontese di Custoza e l'armistizio di Vienna, venne ripristinato il ducato sotto il dominio degli austriaci e, solamente un anno dopo i moti del 48, la situazione era già tornata sotto controllo, a parte un breve ritorno delle truppe dei Savoia durante la seconda fase della guerra di Indipendenza. La ripresa della guerra tra Austria e Piemonte infatti permise alla città, abbandonata dai militari austriaci, di proclamare per la seconda volta l'annessione del Ducato al Regno di Sardegna, ma la disfatta di Novara obbliga le truppe sabaude ad abbandonare nuovamente la capitale ducale. Il 24 marzo Carlo II abdica a favore del figlio, che assumerà il nome di Carlo III. Dopo una breve governo provvisorio austriaco, retto dal generale D'Aspre e successivamente dal barone Sturmer, il 25 agosto 1849 Carlo III assume ufficialmente la reggenza e nel 1852 il Ducato di Parma emette i suoi primi francobolli raffiguranti il giglio borbonico sormontato dalla corona ducale. Poco amato dalla popolazione a causa delle spese militari eccessive e dai liberali, viene ferito mortalmente cinque anni dopo dal sellaio Alfonso Carra. Il potere passa nella mani del figlio Roberto I di Parma (1854-1859) ma la reggenza viene assicurata dalla madre Maria Luisa di Berry che soffoca nel sangue un'ennesima rivolta popolare.
Le unità di misura in vigure nel ducato erano le seguenti:
- Lunghezze
- Braccio = 12 once x 12 punti = 0,5452 m
- Pertica = 6 braccia
- Braccio di sete = 0,5878 m
- Braccio di tela = 0,6395 m
- Superfici
- Biolca = 72 Tavole = 30,8144 aree = 3081,439 m²
- Tavola = 12 Piedi = 42.80 m²
- Piede = 144 Once = 3.57 m²
- Oncia = 0.29750 m²
- Staio = 12 tavole x 4 pertiche al quadrato
Utilizzata anche oltre i confini dell'Emilia la biolca è un'unità di misura molti differente tra una regione e l'altra in quanto corrisponde alla superficie che un paio di buoi poteva lavorare in un paio di giorni, ossia dai 3000 ai 6000 m².
- Capacità
- Staio = 2 mine = 16 quartaroli = 47,040 litri
- Brenta = 36 pinte x 2 Boccali = 71.672 litri
- Pesi
- Libbra = 12 once x 24 denari =328 g
- Rubbo = 25 libbre
| La lettera di S. A. R. la Duchessa di Parma contro l'invasione piemontese |
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Noi Luisa Maria di Borbone, Reggente, pel Duca Roberto I, gli Stati Parmensi, ecc.
Egli è col più vivo dispiacere che, allontanata dal paese, che Noi reggevamo con vero affetto in nome dell'orfano nostro Figlio, veniamo a sapere i più gravi cangiamenti politici avvenuti contro le disposizioni da Noi lasciate, e contro i diritti e gli interessi del Duca di Parma. Noi dobbiamo dunque, a nostro malgrado, volgere lagnanze verso una parte dei sudditi nostri, e verso un Governo vicino che intese a soppiantarci, e, senza giusti motivi, considerarci come nemici. Per vero Noi dovevamo attenderci a simili avvenimenti. Nell'interno avevamo avuto, nella restaurazione spontanea del 3 di maggio ultimo, un pegno rassicurante dei buoni sentimenti dei nostri sudditi. Quanto all'esterno erano incessanti le dimostrazioni di una cordiale amicizia da parte di tutte le Potenze, comprese le belligeranti, la quale amicizia rispondeva perfettamente alla politica da Noi costantemente seguita. Eppure gli avvenimenti succedutisi nei dominî di nostra famiglia, prima in Pontremoli, poi nella capitale, indi a Piacenza ci presentano lesioni recate ai diritti di nostro figlio, il Duca di Parma Roberto I; e però non possiamo ristarci di protestare pubblicamente e solennemente, come pel presente atto protestiamo: contro gli atti di ribellione coi quali i Municipî di Parma, di Piacenza e di Pontremoli, erigendosi ad interpreti delle popolazioni, hanno preteso di scioglierle dalla sudditanza ducale, ed hanno proclamata l'annessione del paese al Regno sardo; contro il procedere del Governo piemontese prima verso la provincia di Pontremoli, poscia verso altre parti dei Ducati, sia fomentando e appoggiando la rivoluzione, sia occupandole a mano a mano colle sue truppe, sia accogliendone la dedizione, contro ogni diritto, in onta alle stipulazioni dei Trattati europei e dei più speciali col Piemonte, e senza provocazione o causa giusta di guerra. E coerentemente rifiutiamo ogni argomento che voglia farsi valere come ragione, o pretesto di diritto o di fatto per renderci solidali coll'Austria negli atti di ostilità, che questa Potenza ha esercitati verso il Piemonte, partendo dalla fortezza di Piacenza; contro tutti coloro che nel corso delle vicissitudini politiche abbiano recato o recassero per qualunque modo lesione ai diritti di nostro Figlio; diritti che pel presente atto intendiamo di conservare in tutta la loro integrità. Protestiamo poi e dichiariamo di considerare tutti gli atti verificati e che si verificassero contrarî ai diritti dell'amatissimo nostro Figlio nei Ducati di Parma per ogni effetto irriti e come non avvenuti; protestiamo contro le loro conseguenze, e ci riserbiamo di far valere in qualsiasi tempo e in ogni modo che sia di ragione, i diritti tutti sopra enunziati. E queste proteste Noi facciamo davanti a Dio e agli uomini, non solo nell'interesse di nostro Figlio, ma in quello ancora de' sudditi di lui: e intendiamo che siano significate alle Potenze, sulle quali riposa il diritto pubblico europeo. Facciamo poi appello alle stesse Potenze, confidando che nella loro alta giustizia, nell'interesse dei Trattati, dell'inviolabilità dei diritti dei Sovrani e degli Stati, e nella loro magnanimità, vorranno prendere a cuore ed efficacemente sostenere la causa del giovinetto Sovrano di Parma. Dato a San Gallo, in Svizzera, questo giorno 20 di giugno 1859. Luisa |
[modifica] La fine del Ducato
Il 9 giugno 1859, Luisa di Borbone, duchessa reggente, ed il figlio, il Duca Roberto I, furono costretti ad abbandonare il Ducato non senza aver prima esposto il proprio disappunto tramite una lettera di protesta. Il 15 settembre 1859 viene dichiarata decaduta la dinastia borbonica e Parma entra a far parte delle province dell'Emilia, rette da Carlo Farini. Nel 1860 il ducato passò tramite plebiscito al Regno di Sardegna, e la città di Piacenza merita così il titolo di "Primogenita del regno d'Italia". La fine del ducato fu per molti anni la causa di declino demografico effetto della chiusura dello stato e della corte ducale, il cambiamento di sistema provocò la perdita di molte attività economiche causando un conseguente decadimento sociale ed economico.
| « ...il pubblico ricorre col pensiero a quei tempi in cui abbondavano gli uffici e la Corte spendeva, tempi che si ricordano da molti non senza qualche compiacenza, poiché del passato si sogliono ripetere le cose liete piuttosto che le tristi e dolorose...La città di Parma, come altre volte si è osservato, è forse quella fra tutte le italiane, che nel nuovo ordine di cose, per esser spoglia di propri spedienti e di forze locali, ebbe più a soffrire ne’materiali interessi. Il visibile e continuo deperimento rattrista e commuove questa popolazione... » | |
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(Lettera di doglianza indirizzata al Ministero degli Interni scritta nel 1865 dal prefetto di Parma avv.Carlo Verga)
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Attuale pretendente al titolo ducale è dal 1977 Carlo Ugo di Borbone-Parma, Carlo IV di Parma.
[modifica] Bibliografia
- Tullo Bazzi-Umberto Benassi, Storia di Parma (Dalle origini al 1860). Parma, Battei, 1908.
- Ferdinando Bernini, Storia di Parma (Dalle terramare al 1914). Parma, Battei, 1954
- Raimondo Meli Lupi di Soragna, Bibliografia storica e statutaria delle Provincie Parmensi. Parma, Regia Deputazione di Storia Patria per le Prov. Psi, 1886. Scritti riguardanti la storia dei Ducati e in particolare di quello di Parma, fino al 1882.
- Enciclopedia di Parma. Dalle origini ai giorni nostri. Marzio Dall’Acqua. Milano, Franco Maria Ricci, 1998.
- Parma e Piacenza nei secoli : piante e vedute cittadine delle antiche e nuove province parmensi. Felice Da Mareto. Parma, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Rotary Club di Parma, 1975.
- Le antiche famiglie nobili e notabili di Parma e i loro stemmi Palatina Editrice Parma
[modifica] Note
- ^ Censimento disposto da Pier Luigi Farnese nel 1545 e riportato nel libro di Luigi Alfieri Parma la vita e gli amori edizione Battei
- ^ dal Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, di Lorenzo Molossi, Parma, dalla tipografia ducale, 1832-34, pag. 317-8
- ^ Luigi Alfieri Parma la vita e gli amori edizione Battei, paragrafo LV
- ^ Nel 1926 vennnero trasferiti a Parma 138 dipinti farnesiani, come risarcimento delle presunte usurpazioni operate da Carlo di Borbone due secoli prima.
[modifica] Voci correlate
- Duchi di Parma
- Bandiera del ducato di Parma e Piacenza
- Dipartimento del Taro
- Parma
- Piacenza
- Guastalla
- Storia di Piacenza
- Storia di Parma
- Battaglia di Parma
[modifica] Collegamenti esterni
- Foto Palazzo del Giardino sede EFSA
- Bandiere nella Storia del Ducato
- Sito dedicato alla Real Casa di Borbone di Parma
- Sito dei castelli del Ducato di Parma e Piacenza
Stati del Ducato di Savoia Ducato di Savoia | Contea di Nizza | Contea di Asti
Stati del Sacro Romano Impero Principato Vescovile di Trento | Principato Vescovile di Bressanone
Stati indipendenti Marchesato di Finale | Repubblica di Venezia | Repubblica di Ragusa | Principato di Monaco | Principato di Oneglia | Repubblica di Genova | Ducato di Mantova | Ducato di Parma e Piacenza | Mirandola | Signoria di Correggio | Ducato di Ferrara, Modena e Reggio (dal 1598 il Ducato di Ferrara passò allo Stato Pontificio, mentre Modena e Reggio rimasero agli Este come Ducato di Modena e Reggio) | Repubblica di San Marino | Ducato di Urbino | Ducato di Massa e Carrara | Lunigiana | Repubblica di Lucca | Pietrasanta | Ducato di Firenze (Granducato di Toscana dal 1569) | Principato di Piombino | Ducato di Castro | Cospaia (territorio libero fra Granducato di Toscana e Stato Pontificio a causa di un errore in un trattato) | Stato Pontificio
Domini degli Asburgo di Spagna Ducato di Milano | Regno di Napoli (governato da un viceré) | Regno di Sicilia (governato da un viceré) | Regno di Sardegna | Stato dei Presidi
Sacro Romano Impero Ducato di Milano | Ducato di Mantova | Principato vescovile di Trento | Principato vescovile di Bressanone
Repubblica di Genova Repubblica di Genova e Corsica | Marchesato di Finale (acquistato nel 1713, ma formalmente autonomo sino al 1797)
Stati indipendenti Regno di Sicilia (ai Savoia nel 1713-1720) | Regno di Sardegna | Principato di Masserano | Principato di Monaco | Repubblica di Venezia | Repubblica di Ragusa | Ducato di Parma e Piacenza | Ducato di Modena e Reggio | Repubblica di San Marino | Ducato di Massa | Repubblica di Lucca | Granducato di Toscana | Principato di Piombino | Stato dei Presidi | Stato Pontificio | Ducato di Sora | Regno di Napoli (Asburgo d'Austria nel 1713-1734, poi ai Borbone) | Regno di Sicilia, col feudo di Malta (Asburgo d'Austria nel 1720-1734, poi ai Borbone)
Repubblica di Genova Torriglia, Seborga e Noli | Marchesato di Finale
Stati del Sacro Romano Impero Principato Vescovile di Trento | Principato Vescovile di Bressanone
Stati indipendenti Regno di Sardegna | Ducato di Milano | Repubblica di Venezia | Repubblica di Ragusa | Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla | Ducato di Modena e Reggio | Ducato di Massa e Principato di Carrara | Repubblica di Lucca | Granducato di Toscana | Principato di Piombino | Stato dei Presidi | Repubblica di San Marino | Cospaia (territorio libero fra Granducato di Toscana e Stato Pontificio a causa di un errore in un trattato) | Stato Pontificio | Regno di Napoli e Regno di Sicilia
| Stati italiani dopo il Congresso di Vienna (1815) | |
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| Stati dell'Impero Austriaco | Regno Lombardo-Veneto |
| Stati indipendenti | Regno di Sardegna · Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla · Ducato di Modena e Reggio · Ducato di Massa e Carrara · Ducato di Lucca · Granducato di Toscana · Stato Pontificio · Regno delle Due Sicilie |
Stati dell'Impero Austriaco : Regno Lombardo-Veneto
Stati indipendenti Regno di Sardegna | Principato di Monaco | Ducato di Parma e Piacenza | Ducato di Modena e Reggio | Granducato di Toscana | Repubblica di San Marino | Stato Pontificio | Regno delle Due Sicilie

