Gangrena

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Gangrena
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 040.0, 785.4
ICD-10 (EN) R02
Sinonimi
Cancrena
Cangrena

La gangrena, detta anche cancrena o cangrena, è una complicazione del processo di necrosi caratterizzata dalla decomposizione dei tessuti, che diventano nerastri o verdastri.

La causa più frequente è l'ischemia dovuta a un trombo (coagulo) o a un'embolia, ma può anche essere causata da infezioni, traumi, congelamento o da alterazioni dei vasi sanguigni e dei nervi di varia natura. In ogni caso la causa diretta della gangrena è un insufficiente apporto di sangue a un tessuto, che spesso viene rapidamente invaso da batteri.

Può interessare qualsiasi organo o tessuto, ma colpisce più frequentemente gli arti (specialmente quelli inferiori), le orecchie, il naso, l'appendice, i polmoni e l'intestino, ed è una delle complicazioni più frequenti del diabete mellito.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La parola gangrena deriva dal latino gangraena, che a sua volta deriva dal greco gangraina (γάγγραινα), che significa "putrefazione dei tessuti". Non ha alcun nesso semantico col cancro.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

La gangrena può essere generalmente:

  • Secca, nella quale tra i processi litici (distruttivi) prevale l'evaporazione. La gangrena secca si sviluppa nelle parti periferiche degli arti a causa dell'ischemia e spesso si verifica nei piedi (soprattutto nelle dita) di pazienti anziani, a causa dell'arteriosclerosi. Procede lentamente, fino a quando l'apporto di sangue non è più sufficiente a mantenere in vita il tessuto. La parte colpita appare secca, raggrinzita e di colore nero, come se fosse mummificata. Il colore scuro è dovuto alla liberazione di emoglobina dovuta all'emolisi dei globuli rossi, effettuata dall'acido solfidrico che producono i batteri. Il risultato è la formazione di solfuro di ferro, che rimane nei tessuti. Solitamente, si arriva al distacco totale del tessuto gangrenoso, quando non è rimosso chirurgicamente. Nella gangrena secca, la causa dell'interruzione del flusso sanguigno nella parte colpita non è un'infezione batterica grave, e non si assiste a una putrefazione vera e propria. Pazienti con problemi alla circolazione sanguigna periferica, come per esempio chi soffre di diabete, sono particolarmente a rischio di sviluppare la gangrena secca. I sintomi iniziali della gangrena secca sono un dolore sordo, sensazione di freddo e pallore nelle zone interessate. A volte un intervento tempestivo può ripristinare l'area colpita mediante chirurgia vascolare. Tuttavia, se si verifica la necrosi, il tessuto gangrenoso dev'essere rimosso chirurgicamente come nella gangrena umida.

  • Umida (la più comune), dove prevalgono i processi colliquativi, ossia le cellule morte vengono digerite da parte degli enzimi, con perdita dell’architettura cellulare e trasformazione del tessuto in una massa liquida e viscosa. Si verifica nelle zone umide del corpo, come la bocca, l'intestino, i polmoni, la cervice uterina e la vulva. Le piaghe da decubito che si sviluppano ad esempio nella zona sacrale, sulle natiche e sui talloni sono anch'esse classificabili come gangrena umida, anche se si tratta di zone asciutte. Il tessuto viene infettato ad opera di microrganismi saprogenici (bacterium perfringens, fusiformis, putrificans, ecc.), e comincia a gonfiarsi ed emettere un odore sgradevole. Di solito la gangrena umida si sviluppa rapidamente a causa del blocco del flusso sanguigno sia venoso che arterioso; infatti, la zona colpita viene saturata da sangue stagnante che favorisce il rapido sviluppo dei batteri. Le sostanze tossiche prodotte dai batteri vengono assorbite dai tessuti; questo porta ad una setticemia generale, ed infine alla morte. Le zone colpite dalla gangrena umida appaiono edematose, molli, marce e putrescenti. Il loro colore è scuro, per gli stessi meccanismi di emolisi che avvengono nella gangrena secca.

  • Gassosa, dove a causa di un'infezione batterica i muscoli e tessuti si riempiono di gas ed essudato. Questa gangrena, spesso mortale, è causata da un'infezione di batteri anaerobi, tra cui il Clostridium perfringens. L'infezione si estende molto rapidamente perché il gas prodotto dai batteri si espande e si infiltra nei tessuti sani; per questo motivo, la gangrena gassosa dev'essere trattata come un'emergenza medica. I batteri responsabili della gangrena gassosa (oltre al Clostridium Perfringens, anche Bacteroides e alcuni streptococchi anaerobi) si trovano comunemente nell'ambiente (es. nel suolo); possono penetrare nei muscoli attraverso una ferita aperta non curata e in seguito proliferare nel tessuto necrotico. Producono un'esotossina molto aggressiva che dissocia e distrugge il tessuto circostante, liberando contemporaneamente del gas arricchito in anidride carbonica, il quale si espande diffondendo il processo. Se non trattata tempestivamente, la gangrena gassosa causa necrosi e sepsi, che progrediscono rapidamente in tossiemia e shock settico.

Più specifiche sono le seguenti gangrene:

  • Gangrena embolica, che è il risultato dell'occlusione da parte di un trombo od un embolo di un'arteria principale ove la circolazione collaterale non sia sufficientemente efficace da mantenere l'ossigenazione della zona interessata. Può essere considerato un caso particolare di gangrena secca.

  • Gangrena diabetica, dovuta all'effetto combinato delle disfunzioni dei vasi sanguigni (che causano varici e ulcere) e delle neuropatie (che causano perdita di sensibilità) a carico di individui affetti da diabete mellito. Anch'essa è un caso particolare di gangrena secca.
  • Noma, una gangrena che colpisce le zone del viso, soprattutto bocca e guance.
  • Fascite necrotizzante, rara e gravissima infezione che colpisce le parti più profonde della pelle e i tessuti sottocutanei, e che si espande in modo rapido e aggressivo attraverso la componente molle del tessuto connettivo (fascia).

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Quando gli antibiotici non erano ancora stati scoperti, larve di mosca venivano usate comunemente nel trattamento di ferite o ulcere croniche, per prevenire o arrestare il diffondersi della necrosi, in quanto alcune specie di larve si nutrono solo di carne morta, lasciando intatto il tessuto vivo circostante. Questa pratica è stata soppiantata dall'uso degli antibiotici, dell'acetonitrile e degli enzimi come cura per le ferite. Tuttavia di recente la terapia delle larve ha riacquistato credibilità ed è talvolta usata con notevole efficacia in casi di necrosi tessutale cronica.

Di solito è necessario effettuare un intervento chirurgico che elimini la causa della gangrena. Le parti necrotizzate vanno quasi sempre rimosse e, spesso, risulta necessaria perfino l'amputazione dell'arto affetto. Le infezioni vanno bloccate attraverso una massiccia terapia antibiotica, ma gli antibiotici di per sé non sono solitamente sufficienti a bloccare la gangrena, poiché non arrivano ad agire efficacemente in tessuti colpiti da ischemia. Se non si procede a questi interventi, la gangrena evolve in sepsi, con conseguente shock settico e morte dell'individuo colpito. Infine, bisogna ristabilire un equilibrio metabolico ed elettrolitico nel paziente.

Morti storici per gangrena[modifica | modifica sorgente]

  • Si ritiene che il leggendario faraone Tutankhamon sia morto nel 1323 a.C. per una gangrena fulminante dovuta ad una frattura del femore.
  • Druso Maggiore: condottiero romano e fratello del futuro imperatore Tiberio, morì nel 9 a.C. di ritorno da una campagna militare in Germania, probabilmente per una gangrena causata da una caduta da cavallo che aveva causato la frattura del femore.
  • Marciano, imperatore bizantino, morì nel 457 probabilmente per una gangrena contratta durante un lungo pellegrinaggio religioso.
  • Leonardo Loredan, doge della Repubblica di Venezia, morì nella notte tra il 20 ed il 21 giugno 1521 per una gangrena ad una gamba.
  • Giovanni delle Bande Nere, condottiero italiano del Rinascimento, morì per la gangrena causata da una grave ferita subita nella lotta ai lanzichenecchi, il 30 novembre 1526.
  • Jean-Baptiste Lully, compositore italiano naturalizzato francese, morì il 22 marzo 1687 per una gangrena alla gamba causata da una ferita autoinflitta al proprio piede, mentre col bastone stava battendo il tempo del Te Deum.
  • Re Luigi XIV, il Re Sole francese, morì per gangrena conseguente alla gotta il 1 settembre 1715 a Versailles.
  • Carlo Vidua, archeologo italiano, morì il 25 dicembre 1830 per una gangrena originatasi dalle ustioni riportate mentre osservava da vicino un vulcano dell'isola di Celebes, in Indonesia.
  • Edwin Corning, imprenditore e politico statunitense, morì in sala operatoria il 7 agosto 1934 durante l'amputazione di una gamba, effettuata per arginare la gangrena causata dal diabete.
  • Ignacio Sánchez Mejías, celebre torero spagnolo, morì il 13 agosto 1934, per la gangrena sviluppatasi a seguito di una cornata ricevuta durante una corrida.
  • Goffredo Mameli, patriota e scrittore, morì il 6 luglio 1849 in seguito alla gangrena sopravvenuta in seguito ad una ferita ad una gamba.

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