Iperglicemia

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Iperglicemia
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 790.6
ICD-10 (EN) R73.9

L'iperglicemia è definita un'eccessiva quantità di glucosio nel sangue.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il valore di soglia oltre il quale si può parlare di iperglicemia è di 126-140 milligrammi su decilitro (mg/dl) di sangue a digiuno. Tra 110 e 125 milligrammi vi è una situazione da tenere sotto controllo.[1]

La condizione di iperglicemia è presente in caso di pazienti affetti da diabete mellito, i quali devono sottoporsi a terapie specifiche (variabili a seconda del tipo di diabete, del grado di compenso glicemico e di eventuali altre patologie concomitanti) per mantenere la concentrazione di glucosio circolante a livelli accettabili. Tale situazione, tuttavia, non è necessariamente sinonimo di diabete mellito, il cui valore soglia è 126 milligrammi per decilitro (mg/dl) di sangue a digiuno (o 7 mmol/l) o 200 milligrammi su decilitro dopo due ore (o 11,1 mmol/l) da un carico di glucosio. Per quei valori compresi tra 110 e 125, se a digiuno, o 140 e 200 dopo un carico di glucosio, si parla di alterata tolleranza glucidica (IFG o IGT), situazione, quest'ultima, che in alcuni casi può rinormalizzarsi (ad esempio nei casi di diabete gestazionale).

Raramente disordini della glicemia, come l'iperglicemia, possono essere segni precoci di altre patologie, fra cui i tumori del pancreas.

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Diabete mellito[modifica | modifica wikitesto]

L'iperglicemia cronica che permane anche in condizioni di digiuno, è comunemente causata dal diabete mellito, il cui indicatore caratteristico è infatti proprio la iperglicemia cronica, mentre negli stati prediabetici può esservi iperglicemia intermittente. Episodi acuti di iperglicemia in assenza di una causa evidente possono indicare un diabete in fase di sviluppo o una predisposizione alla malattia.

Nel diabete mellito, l'iperglicemia è causata di solito da livelli bassi di insulina (diabete mellito di tipo 1) e/o dalla resistenza dell'insulina a livello cellulare (diabete mellito di tipo 2), a seconda del tipo e dello stato della malattia. Infatti, questi due fattori impediscono all'organismo di convertire il glucosio in glicogeno (una fonte di energia analoga all'amido e conservata soprattutto nel fegato), il che, a sua volta, rende difficile o impossibile rimuovere il glucosio in eccesso dal sangue.

Con livelli di glucosio normali, il quantitativo di glucosio nel sangue in ogni momento è sufficiente per fornire energia per al massimo 20-30 minuti, quindi i livelli di glucosio devono essere mantenuti costanti da precisi meccanismi regolatori all'interno dell'organismo. Quando questi meccanismi falliscono nel loro compito, in modo che il livello di glucosio si alzi oltre la quantità normale, si ottiene l'iperglicemia.

Farmaci[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni farmaci aumentano il rischio di iperglicemia, come i beta bloccanti, l'epinefrina, diuretici tiazidici, corticosteroidi, niacina, pentamidina, inibitori della proteasi, L-asparaginasi[2] e alcuni agenti neurolettici[3]. La somministrazione di stimolanti come le anfetamine in genere causa iperglicemia subito dopo l'assunzione, mentre somministrazioni ripetute nel tempo portano frequentemente a condizioni caratterizzate da ipoglicemia. Anche alcuni dei più recenti antidepressivi a doppia azione, come olanzapina e duloxetina, possono causare grave iperglicemia.[senza fonte]

Stress critici[modifica | modifica wikitesto]

Un'alta percentuale di pazienti che subiscono uno stress acuto come un ictus o un infarto miocardico acuto possono sviluppare l'iperglicemia, anche in assenza di una diagnosi che riveli la presenza del diabete. Studi effettuati su esseri umani e su animali sembrano indicare come questa malattia non sia benigna e che l'iperglicemia indotta da questi stress sia associata ad un alto tasso di mortalità dopo l'ictus e l'infarto miocardico.[4]

Una quantità di glucosio nel plasma superiore a 120 mg/dl, in assenza di diabete, è un segno clinico di sepsi.

Traumi fisici, interventi chirurgici e molti tipi di forte stress fisico possono temporaneamente aumentare i livelli di glucosio nel sangue.

Stress fisiologico[modifica | modifica wikitesto]

È naturale avere iperglicemia quando si hanno infezioni o infiammazioni. Infatti, in risposta a questi tipi di stress, il corpo rilascia catecolamine, che, tra l'altro, servono ad alzare i livelli di glucosio nel sangue. L'incremento preciso varia a seconda della persona e della risposta infiammatoria. Di conseguenza, ad un paziente che ha iperglicemia per la prima volta non dovrebbe essere fatta una diagnosi di diabete, se contemporaneamente è soggetto ad un'altra malattia. Per ottenere una diagnosi del genere, sono necessari altri test.

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Il trattamento dell'iperglicemia richiede che venga eliminata la causa originaria (ad esempio, se la causa è il diabete, va curato il diabete). Nella maggior parte dei casi, l'iperglicemia acuta può essere trattata tramite somministrazione diretta di insulina. L'iperglicemia grave può essere trattata con la terapia orale ipoglicemica e modificando il proprio stile di vita.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Cima, Roberto Satolli, Diabete: la soglia va a Maometto in partecipasalute, 19 novembre 005. URL consultato il 26 novembre 2013.
  2. ^ Cetin M, Yetgin S, Kara A, et al., Hyperglycemia, ketoacidosis and other complications of L-asparaginase in children with acute lymphoblastic leukemia in J Med, vol. 25, 3-4, 1994, pp. 219–29, 7996065.
  3. ^ Luna B, Feinglos MN, Drug-induced hyperglycemia in JAMA, vol. 286, nº 16, 2001, pp. 1945–8, DOI:10.1001/jama.286.16.1945, 11667913.
  4. ^ Capes SE, Hunt D, Malmberg K, Pathak P, Gerstein HC, Stress hyperglycemia and prognosis of stroke in nondiabetic and diabetic patients: a systematic overview in Stroke, vol. 32, nº 10, 2001, pp. 2426–32, DOI:10.1161/hs1001.096194, 11588337.
  5. ^ Ron Walls MD; John J. Ratey MD; Robert I. Simon MD, Rosen's Emergency Medicine: Expert Consult Premium Edition - Enhanced Online Features and Print (Rosen's Emergency Medicine: Concepts & Clinical Practice (2v.)), St. Louis, Mosby, 2009, ISBN 0-323-05472-2.
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